martedì 27 dicembre 2011

giovedì 22 dicembre 2011

I have a dream

Mangiatoia di Natale

Ma 'ndò cazzo sono annati??

Forse che a starci troppo con il culo attaccato, il cadreghino scottava?

Certo, bisogna capirli: con i tempi che corrono, un lavoro solo non basta e quindi tanti saranno a poggiar deretano su seconda poltrona - e stipendio - che si sono ritagliati a misura: il doppio incarico è toccasana, per nulla incompatibile e non storno d’energie e attenzioni su quel che priorità dovrebbe avere.
Probabilmente di tempo ne hanno se, oltre a sudare le sette camicie di sfiancante mestiere di “Onorevole” in Senato, avanza qualcosa per tenere la fascia di Sindaco di uno dei tanti comunelli d’Italia.
Giusto per arrotondare quei miserabili dieci, quindicimila o più eurini al mese di stipendio.
Insomma: c’è la crisi e anche loro tengono fame e famiglia!

Fatto salvo questi però, che per non andare di magro saranno a fare le belle statuine alla sagra della patata o del cetriolo, i rimanenti, che tirano a campare con il miserabile salario di solitaria “bustarella”, oltre alla normale sosta al caffè o al gabinetto - quello orinale, non orale, di guerra o di consulta - dov’erano imboscati?

Noi, comuni e sacrificabili mortali, ridotti alla canna del gas, eravamo ad aspettarli, per conoscere di che morte si dovrà morire.
Nel giorno del voto di fiducia sulla manovra del salvatore della Patria, del “Mariettomonti”, la seduta è stata sospesa già nelle prime battute, per latitanza e avarizia numerica di maggioranza, necessaria a confermare tagli e taglieggiamenti al popol bue.
Mancanza di numero legale.
Fortuna che, alla ripresa, il richiamo della stalla ha riportato i transumanti alla pastoia.

L’unica certezza è che non erano al ristorante di Palazzo Madama: parte di cuochi e camerieri sono stati messi in cassa integrazione, dopo che i nostri “Panzutos” si sono incazzati;
hanno subito l’onta dell’aumento del companatico: bisteccone di manzo, spigola al forno e carpaccino di filetto, dal prezzo di un paninazzo al McDonald's è passato a costi più allineati con tempi e mercati.
Avendo paura di intaccare la scarsa pecunia stipendiale, i più ne hanno fatto materia d’affronto, con tanto di guanto di sfida e rappresaglia.
Qualcuno passerà, con moglie e figli e grazie ai nostri spilorci dal braccino corto, feste amare: gallette e fiele nel piatto, grazie a questi parassiti;
ma sono solo insetti fastidiosi, moschini, zanzare o formichine che neppure avverti di schiacciare.

Dovevano fare attenzione e portare doveroso rispetto alla razza “eletta”;
keep out...alla larga: chi li tocca muore!
E se qualcuno osasse chiedere perché, di tanto, sarebbero a rispondere con le parole del grande "Albertone" Sordi, ne”Il Marchese del Grillo”.
A chi chiedeva perché, in una retata in bisca, tutti fossero arrestati tranne lui, risposta al fulmicotone:

«Mi dispiace, ma io sò io, e voi nun siete un cazzo!»

Dalle stelle alle stalle: ecco il succo del discorso che, dalle torri d’avorio arriva ai terricoli vermi.

Nel momento in cui noi “sottoclassi”, come quaglie liberate nella stagione di caccia, nella riserva, aspettiamo le schioppettate, ogni categoria all’apice della casta, dai magistrati alla cricca della Regione Sicilia, tenta la “fuitina”, la fuga con il malloppo.
Inteso come uscita anticipata, con annesso pensioncina d’oro, grasso vitalizio da consumare nel fulgore della “giovin età”, differentemente dal resto degli straccioni popolani, che - se ci arriveranno - saranno subito a monetizzare il poco per la bara e un fazzoletto di terra al Camposanto.
Nel mentre, ci si attrezza per rimandare alle calende - speriamo, non vicende - greche ogni tentativo di sfoltire abbondante chioma salariale di tanta aristocratica nobiltà.
Il tempo lo lasceranno, a permettere che siano solo le sardine a restare nella rete, invece che il pesce pregiato.
La massa delle pecore da scorticare darà già lana in abbondanza, senza danneggiare la pellaccia che sta sotto; soprattutto, senza bisogno di intaccare la sensibile squama dei rosei e delicati culetti degli “scaldapoltrona”.
Cane non mangia cane.

Quelli che ora sono al posto del manovratore, ben consci sono di metterci la faccia per pigliare sputi ed insulti, per poi tornare a far funzionare le cose nel mondo della perfezione, dove tutto funziona: dietro le scrivanie, dove le teorie galleggiano senza mai affondare.
Poco male: anche le loro greppie avranno buona fienagione e nessuno di loro conoscerà pascoli di vacche magre.

Di nuovo saranno i dino e burosauri a ripopolare la terra, a confermare che “Tutto cambia affinché nulla cambi”.
Sono come le presine di silicone, per permettere a chi cucina la nostra sbobba di maneggiare roba che scotta senza bruciarsi e lasciare ad altri compito di scodellare il rospo, quello che rimarrà in gola, a strozzo.

Grazie alla “Cura Auschwitz”, dicono, la ripresa seguirà.
I peccati ci saranno rimessi e ne avremo condono...tombale.

Populismo e qualunquismo saranno detti causa i borbottii delle nostre pance vuote, le proteste, le grida di dolore prodotte dal basso ventre e proveranno compassione per l’ignoranza da campagnolo, che produce sgarbata ingratitudine verso chi si è sempre sacrificato per noi e si è fatto un culo grande così.

Poggiato sui soffici cuscini d’avvolgenti scranni, con ciotola sempre piena e raffinato beverone...a donne e Champagne, mica seghe e gazzosa.

Guardo il vicinato e m’imbufalisco sempre più: La Spagna, partita male come noi, ora gongola.
Ha collocato facilmente i suoi titoli, diminuendo drasticamente l’interesse sugli stessi e trovato affidabilità sui mercati semplicemente tagliando le spese, senza massacrare la sua gente, senza applicare sanguisughe per gravosi salassi.

«Yes I cut» dice l’Ispanico Mariano Rajoy, con sale in zucca;

«Yes, I tax» risponde il SuperMario, l'italiota, mettendo sale sul filetto al pepe...verde, come le saccocce degli italiani!

Al Mariano è bastata la scoperta dell’acqua calda e l’aspirina, per la cura.

Marietto, vampitretto nostro, spera in Gesù, per il miracolo su Lazzaro.


Io, secondo me...22.12.2011

martedì 20 dicembre 2011

mareMo(n)ti

Tecnobaluba

Cavaliere di terza classe, dell’ordine di Radonez.

Dei miei ruvidi natali campagnoli mi scappa subito da dire «Checazz’è?»

Oltre a questo, nella mia abissale rustichezza contadinotta, sono a presentare profonda ignoranza, nell’interpretare quella “terza classe” come un che d’incompiuto, come un maturando per la patente, ancora con il foglio rosa e l’obbligo di guida con l’accompagnatore.
Un cavalier precario, con giumenta ma senza patentino di categoria.

Tant’è: la presentazione fa la sua porca figura, come si usa dire nel crudo e scarno vocabolario del volgo.
Vogliamo mettere, come suonerebbe meglio un generoso “Cavalier” Giuseppe, della stirpe dei Fontana, invece che il misero Beppe, il Fontana?

Scopro da subito che il tizio insignito dai tanto pomposo, altisonante e aristocratico titolo è uno dei “tecnosalvatori” del Mariettomonti, apostoli chiamati a far miracoli, al capezzale di una Italia agonica e in fibrillazione e da mettere sotto presa di corrente industriale.

Andrea Riccardi, signorotto del feudo ministeriale per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione.
Cavaliere di Radonez...terza classe.

Come nei film western, ora che anche la cavalleria è arrivata, la cotica sarà salva.
Dello scalpo m’importa meno, giacché la mia “fronte alta” prosegue sino all’altro capo della nuca.

La doccia fredda coglie all’improvviso, come un gavettone: l’Andrea è semplicemente d’altra tribù, quella dei “Baluba”, e il fortino non è salvo.
Anzi, peggio: ci vuol mettere la famiglia sua.

«Basta episodi d’intolleranza nei confronti dei nomadi: si mette a rischio l’integrazione e la tenuta del Paese! Ci vuole più dialogo. Dobbiamo dar loro una casa, per favorire l’integrazione e il superamento della provvisorietà.»

Dobbiamo dar loro una casa.
Ai nomadi.

«Quest chì l'è propi un ciùla...un gran baluba!» sbotterebbe, se ancora vivo, il simpatico Giuan Lüis Brera, “el püssè impurtant giurnal spurtìu italian”...Giovanni Brera, il più importante giornalista sportivo italiano.
Ciùla e baluba...stupidotto e primitivo, che i Baluba erano di una tribù del Congo, perfettamente adattati al loro mondo, ma fuori luogo da noi.
Come il “Cavalier Radonez” di terza classe.

Di grazia, non capisco perché dovrei integrarli, i nomadi.
Se sono “Nomadi”, vuol dire che viaggiano...ora qui, ora là: è nella loro natura.

Piuttosto, mi occuperei dei “Barboni”, quelli che vivono in tutte le stagioni, nelle case di cartone;
o degli anziani, di quelli che non hanno mezzi di sostentamento, o chi la casa non se la può permettere;
o che sono da secoli in lista chilometrica d’attesa di un tetto, in cubicoli popolari o del Comune.
Scavalcati sempre dallo sbarcato del gommone, sfuggito dall’inferno di terra natia per ottenere paradiso da noi.
Senza contare chi, non potendo più pagare il mutuo, il tetto lo perde, per andare ad abitare sotto quello di stelle.

O dagli zingarelli d’Andrea.
Centocinauantamila in Italia;
che in questi anni si sono accontentati dell’incentivo alla buonuscita, in denaro contante, per il “rimpatrio assistito”.
Salvo poi, usciti dalla porta, rientrare dalla finestra.
Inutile dire che, appena s’è sparsa tra loro la notizia degli italiani bamba, c’è stato esodo di massa: tutti in Italia, paese del Bengodi!!
Meglio e più del pellegrinaggio a Santiago de Compostela, visto che da noi, il miracolo è assicurato!

Chi lo spiega all’Andrea che gli zingari frega ‘na beata fava d’andare nelle case.
Se non in quelle degli altri...quando il proprietario non c’è.

E che non campano facendo gli artigiani: un tempo calderai e stagnini, ora nel mercato del rame.
Quello che fregano.

No: io - ma pure loro - non voglio l’integrazione, dove il valore aggiunto lo mettiamo sempre noi, già taglieggiati dai “Discepoli Montiniani”!

Se non se ne vanno dall’Italia è perché starebbero peggio altrove, visto che il masochismo non gli appartiene.
E non trovano altrettanti fessi, che li accolgono con il mazzo di chiavi del nuovo appartamento e, quando non, li pagano, per andarsene fuori dalle palle.

Ragionamenti forse terra-terra i miei, ma è in questa che possono affondare le fondamenta: non nell’aria, dove i castelli non reggono.
Personalmente non mi fa schifo la mia gente, tra cui bisognosi si trovano già in abbondanza, senza cercarne d’importazione.
Che qui sono “a ufo”, a sbafo, sgraffignando e non offrendo nulla in cambio, come invece fanno quegli immigrati che vengono a portare braccia e forza lavoro.
Prima dei “Nomadi”, c’è una schiera infinita di gente con più diritti e bisogni, per avere quanto invece si vorrebbe omaggiare alle “Cavallette di Riccardi”.

Cavaliere di Radonez.
Terza classe.

Tecnobaluba.


Io, secondo me...20.12.2011

CARITASse

lunedì 19 dicembre 2011

Il Mario e la Regiùra

Sarò volgare;
certamente grezzo e “Tajà cunt'ul fulciott”, sgrossato con il falcetto: certamente incazzato nero.

“Se tucc i gran andassen in grané, anca i cujun in bòn de fà la Regiùra”.
Se tutti i chicchi di grano finissero nel granaio, anche i coglioni saprebbero fare la Regiùra.
Ma i nostri, di chicchi, se ne sfuggono, nel conteggio di abili “distrattori di conti”, maneggioni, corrotti, ladri ed evasori, inetti e incapaci amministratori e vario porcellame da operetta.

La “battaglia del grano”, l’Italia l’ha persa, perché ci siamo affidati ai “Super Mario Bross”, ma quelli di casa Nintendo, dei giochini virtuali, che la vita della gente l’hanno vista su banchi del simulatore;
usi alla quadratura del cerchio da dietro una scrivania, maestri di teoria, alla prova del nove, quando alla lingua bisogna far seguire i fatti, a “fa andà i manitt”, muovere le mani, mettere in pratica le seghe mentali, ecco: qui casca l’asino!
Dietro le quinte, a far i “Consigliori”, ora davanti, da comparse ad attori, per continuare l’opera loro: serpenti sibillini, ora sono a schiacciare di persona quei bottoni del comando, che prima erano a suggerire quali essere da pigiare, per una classe asinina di politicanti, totalmente avulsi dalla vita reale, abitatori di torri d’avorio, rimasta ora afona di raglio, mancando il bersaglio che nascondeva il nulla d’idee e progetti.
Solo carne all’ingrasso, a cui basta costanza di foraggio, anche in tempi di vacche magre.

La “Giocosa macchina da guerra”, spalator di merda, rimasta senza nulla da sporcare, ora gira a vuoto, incapace di riprendersi dallo scoprirsi orfana di capri espiatori, su cui scaricare propria ideologia, pure cassata dalla Storia e dal crollo murale che ne nascondeva vergogne e bassa macelleria;
è bruciato il pollaio, intanto che i galli s’azzuffavano.
Giornali che avrebbero dovuto fare informazione seria e giornalismo d’assalto, erano a rubare mestiere a quelli dedicati al pettegolezzo;
giudici falcemartelluti, marchiati a natica, eccoli, servitor cortesi, badilare fango davanti ai ventilatori: merce senza valore penale, ma solo da sputtanamento.
Mignotteria.
Zoccolaggine.
Il “Sistema Escort” ha portato solo soldi a qualche baldracca, ben conscia di sedere sulla sua fortuna dove, chi le ha “affittate”, c’ha messo di suo;
diversamente dai “Sistemi Sesto”, sparsi certamente a stampino sul paese e meccanismo ben oliato, dove la cresta vien fatta su soldi nostri, dell’intero popolo delle formiche operaie.
Se l’Italia s’è trovata in braghe di tela, certo non per le mutandine di qualche sgualdrinella a vendere merce sua al mercato, ma per festaioli di salamelle, dove l’Unità l’hanno vista solo nel cambiare spiccioli in banconote.

Ben consci d’averla fatta grossa, ora hanno messo quel che sperano siano “teste di legno”, a sporcarsi per loro e ricevere gli strali di un popolo attaccato da piattole, dissanguato e allo stremo;
certo nella speranza di tornare poi, con verginità rifatta e magari con l’aureola di salvatori della patria.

C’hanno rubato tutto: reso inutile quanto fatto in passato, taglieggiato sul presente ed ipotecato il futuro, usandoci da tappo intestinale per i giovani, che si troveranno a dover fare guerra tra poveri;
i propri padri ad “okkupare” un posto di lavoro che si spera, come quello dell’ospizio, si liberi per cessate funzioni vitali del soggeto, costretto alla macina sino alla fine dei tempi e la “Pension impossible”.
Come la carota legata alla canna da pesca, davanti al somarello che traina e se la vede dondolare davanti, per mai poterla raggiungere, muovendosi quella con lui.
Dalla culla alla tomba: diretti come il Pendolino o il Frecciarossa, senza fermata alle stazioni intermedie, per fottere il vecchietto e tenersi le palanche.

Quelli che hanno messo, a fare da Killer, sono come i centurioni che spezzavano le gambe agli inchiodati in croce, per farli crepare prima;
Dopo il trattamento che ci faranno, neppure Gesù riuscirà a resuscitare il morto che ne rimarrà.
Per la ripresa e la crescita, si dovrebbe avere ancora sangue, ma sarà svaporato, con il sudore e le lacrime.
E vorrebbero far credere che dopo saremo pronti per la maratona.

Spacciati per antidoto per tutti i mali, come i prodigiosi intrugli dei vecchi tempi, che si volevano capaci di guarire dal callo al cancro, le metastasi hanno attecchito, succhiandoci il midollo dall’osso.
Da sempre a pagare, ancora siamo obbligati a farlo: ancora “oro alla patria” abbiamo a dare.

Alla prova dei fatti, questi “Soloni” gran sacerdoti dell’arte del bauscia, alfine sono a mettere in pratica quel di sempre: affondare nella giugulare e succhiare.
Di tanto, ognuno di noi avrebbe potuto fare: non c’era bisogno di studiare per arrivare a spremere limoni e a bastonare vacche da portare alla mungitura.
A far come loro, basta aumentare il numero degli esattori.
Della pomposa boria, rimane quel che sono: barchette di carta in un mare in tempesta, i comandanti Smith del Titanic.

La vecchia “Regiùra”, che nella famiglia contadina faceva quadrare i conti, avrebbe fatto meglio dell’armata Brancaleone del Marietto Monti.
E certo, non mancandole ingegno, sicuro avrebbe tirato fuori qualche coniglio dal cappello.

Marietto invece ha subito impiantato la “Corte dei miracoli”, il suo governo di banchieri e di tecnocrati, dove il conflitto d’interessi è raro come il raffreddore d’inverno.
Al volpone, gli hanno regalato le chiavi del pollaio, e lui ha chiamato i gatti, per non lasciare neppure frattaglie.
Ora ci ha offerto in multiproprietà ai “compagni di merende” e all’indotto dei banchieri: Goldman Sachs, Commissione Trilaterale, Gruppo Bilderger e Moody’s - di cui è tentacolo - come acutamente ci notare Magdi Cristiano Allam, nel suo amaro ma, purtroppo, nudo e crudo editoriale.
E il buon Cristiano continua nell’elenco, che si farebbe prima a dire dove il Mariettomonti non figura, nel libro paga o in aree d’influenza.

A spizzichi e...Bocconi, la sintesi del Supermario è racchiusa in un proverbio calabrese:

«Esti facili fari u frosciu cù culu ill'autri», è facile fare il frocio con il culo degli altri!

E la cosa - come la casa - brucia.

Io, secondo me...19.12.2011

venerdì 16 dicembre 2011

monopolLi

Zippelle

Peccato non possa, come nei cartoni animati, sfilare la pelle di dosso, semplicemente agendo su una pratica cerniera lampo, detta anche zip.

...ZZZzzzzzippppp...

Tolta la cotica, gli darei una centrifugata in lavatrice, due mollettine a stendere, per l’asciugatura, una stiratina e poi, imbustata e francobollata, la invierei ai “conciatori”, i “tecnici” che ora hanno trovato geniale e nuova soluzione ai mali del paese: la tosata del pecorame.

Sarò felice un domani rivedere il mio rivestimento riciclato, come per quella raccolta differenziata, dove dall’impasto delle bottiglie di plastica si ricava uno sgabello e dalla confezione del latte chissà, magari la carta per le riscossioni di Equitalia.

Dalla mia cotenna, vedi mai che ne esca una sportina per la spesa, un rotolone Regina di carta igienica, un pannolone per incontinenti o, secondo vecchia ma efficace tecnologia tedesca, la tesa di un paralume o sugo per sapone.
Alla “Merkesserling” andrebbe male: non ho denti d’oro e sono pelato come un pomodoro;
niente “oro alla patria” e peli per confezionare stoffe pregiate e richiestissime, magari per rivestire l’area più estesa della “Culona” teutonica, ancora attaccata - come la bava della lumaca - al supremo diritto della razza eletta a guidare il mondo, riportando in vita il vecchio “Deutschland über alles”.
Meglio, finito i soldi e reso pelle, raspare il fondo, quando all’italiano si andrà a filtrare a setaccio, scarpe e valigie - togliendo etichetta con i cognomi e gli indirizzi - bacinelle, protesi, occhiali, spazzole; e infine, nudi alla meta, quando Merkesserling e il fido Kapò-treno Nicolhimmler, ci porteranno finalmente in un’Europa unita, o meglio, “concentrata”, come la materia in un Buco Nero.
Ferrovia gratis, come le docce e lavoro garantito, grazie ad uffici di “collocamento” perché, si sa: "Arbeit macht frei", Il lavoro rende liberi.
La disoccupazione debellata, che un buco lo si trova a tutti.
Finito il ciclo poi, riposo assicurato: eterno.
Nessun aggravio sulla comunità: sulla pensione, ci metteranno...una pietra sopra.
Merkesserling e Nicolhimmler potranno essere fieri di tanto, e continuare a guardarsi nelle palle degli occhi, sorridere e sorridersi ebeti.

Alla stazione Centrale a Milano, Binario 21, i “Tecnici” hanno ripristinato la vecchia rotaia;
Non sarà l’alta velocità, ma “Chi va piano va sano”...oddio, sano forse no, ma “lontano” sicuro.

...TUuuuuù...TUUuuuù...Ciufff...ciuff...

Signori...Ravenbruck, Dachau,Mauthausen, Buchenwald, Natzweiler-Struthof, Flossemburg, Bergen-belsen, Gardelegen... Auschwitz, si cambia!

C’hanno venduto un tanto il chilo, al mercato delle vacche.

Nudi, senza più dignità e pudore, ci hanno dato in mano ad un nano sadico e guerrafondaio e alla sua muscolosa “Dominatrice”, con tanto latex, i tacchi a stiletto e collezione di frustini.
«Picchiami!», implora Nicolhimmler;
«No!», risponde Merkesserling.
Entrambi godono, nel nirvana, nel paradiso sado-maso.

E l’orgasmico gioco ora si arricchisce, perché la camera delle torture continua a riempirsi: irlandesi, greci, italiani...ZZZzzzzzippppp...

A casa nostra, i Napoleon, i maialotti rivoluzionari e divenuti capi del vapore, de “La Fattoria degli animali”, di George Orwell, si sono sputtanati.
Ora, sono a cedere la manovella del tramvai ai “Consigliori”, le “Eminenze Grigie”, a cui chiedevano consulenze;
«Prendete voi il comando: assicurateci solo trogolo pieno, granaglie e ingrasso. Per il vostro appetito, vi lasciamo tutti i capponi del pollaio!»
Il dramma è che gli stessi che hanno “consulenziato”, prendendo già allora palate di palanche, sono ora in prima linea, a governare quanto hanno contribuito alla rovina con il loro canto di cicala in opificio di formiche operaie.
Nelle stanze del potere, masse di buoi ammantati di pannicelli cicciosi, sono ora a lasciare alle volpi la direzione del pollaio.
Basta che gli lascino ossa da spolpare per poi gettarne resti ai cani.

«S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la os!»

Se non hanno pane, che mangino le ossa...maledetti!

Ci tatueranno il numero di conto corrente sul braccio sinistro e, poco sopra, una fascia con il simbolo dell’Euro, marchio di proprietà dei banchieri, signoria che hanno ormai sulla nostra pelle.

...ZZZzzzzzippppp...

Ora è chiaro il disegno di chi ha voluto l’unità europea: è come la raccolta che fanno le leonesse con le gazzelle dove, una volta messe a mucchio, si fa prima e facilmente a sgozzarle.
I banchieri ci hanno spogliato, facendo mettere all’ammasso i nostri beni, prima di mandarci e mandarli in fumo...nel collaudato fornetto Krupp.

Quelli ancora in grado saranno spremuti ancora di più, fino a consumazione;
gli altri, abbandonati, stritolati dalla macina di un sistema che li trasformerà in polveri da concimaia.

Ecco, la mia pelle...ZZZzzzzzippppp.

Io, secondo me...12.12.2011

martedì 6 dicembre 2011

venerdì 2 dicembre 2011

giovedì 1 dicembre 2011

Il piccolo chimico




«Lavati le mani. Pulisciti bene, anche dietro le orecchie; spazzolati i denti...»

Già da piccoli, bassi un soldo di cacio, cominciava la litania, dove la mamma dava direttive di come iniziare al meglio una vita sana.
Cara mamma, che si preoccupava - e ancora oggi, superato il mezzo secolo - del suo “bambino.

«Copriti, metti la canottiera della salute, i mutandoni del nonno, il maglione pesante, i guanti e il cappellino di lana e la sciarpa, che sennò ti prendi tosse, raffreddore e influenza!»

Acc...!

Dicono: fai sport, fai palestra, vai in piscina.
Vai, ti butti e...eccoti un virus gastrointestinale, un norovirus che ti attanaglia le viscere;
tocchi con il dito l’acqua della piscina e arriva lui, il Cryptosporidium, un protozoo che provoca diarrea ed è resistente al cloro;
dopo la cagarella, cerchi sollievo nella vasca d’acqua riscaldata, nell’idromassaggio per rilassare la muscolatura addominale, dopo la violenta evacuazione;
tiè! Beccati il Pseudomonas aeruginosa, un pacioccone di batterio e, di contorno, la follicolite, perdendo gli ultimi peli che ti sono rimasti, pelato come una foresta del Vietnam dopo il passaggio al Napalm!
Entri in doccia, cercando di far scivolare via le schifezze e ti aggrediscono funghi, virus, batteri fecali e stafilococchi, seguiti da infezioni cutanee, con il norovirus che ti ritorna, a rovistare gli intestini.

«Beppe...ma sei un figurino! Come sei magro: fai sport eh? Bravo!ۚ»

‘fanculo: sono uscito solo ora dal bagno: se non mando a cagare l’amico è solo perché non vorrei trovare occupato il posto, alla prossima aggressione di tanti pestiferi abitatori delle tue interiora!

E che cavolo, mica mi arrendo per così poco: io c’ho il fisico, mica sono una signorinetta...coff! coff! E...Ecc...Etciuuuuù! Mannaggia!

Avrò mica preso H5N1, l’aviaria, la vendetta dal pollo che ho mangiato ieri?
Ma no, non siamo così catastrofici: sarà sicuramente il suo parente povero, il ceppo AH3N2, il “Perth-like”, per gli amici.
Uno dei grandi sacerdoti della medicina, rassicura:
« AH3N2 è un virus largamente atteso, che fa parte di quelli inseriti nel vaccino.»
‘azzarola!
Anche nel prendere gli accidenti non mi discosto dal volgo, non mi distinguo, non sono “trendy”, non faccio tendenza.

Mò ce penso io!

«Pronto...ehilà...vorrei parlare con il dottor Ron Fouchier, dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam. Senti, Ron: non è che mi manderesti una broda del tuo ultimo ritrovato, quello che state mescolando nel pentolone del vostro antro?»

Notizia fresca, appena sfornata:
“I ricercatori [...] hanno prodotto una variante estremamente contagiosa del virus dell'influenza aviaria H5N1 in grado di trasmettersi facilmente a milioni di persone, scatenando, così, una pandemia. Bastano cinque modificazioni genetiche per trasformare il virus dell'influenza aviaria [...] un agente patogeno altamente contagioso che potrebbe scatenare una pandemia, in grado di uccidere la metà della popolazione mondiale”.

Mitico...ci mancava proprio!

«[...] elevata capacità di diffusione [...] la variante geneticamente modificata è uno dei virus più pericolosi che siano mai stati prodotti» ammette candidamente il Ron, avanguardista dei Cavalieri dell’Apocalisse.

Meglio del Flit e del DDT.
«Scite dafore cà eja minà 'na 'nzè di flit» uscite fuori che devo dare un pò di flit, avvisavano per tempo, come preallarme, prima di riempire l'abitazione di veleno.
La capacità mutogena di tanti virus è già reale dove, da tempo, antibiotici e bombe simili sono sempre più inefficaci nel combattere avversari così aggressivi e pronti nel trovare strategie, varianti e soluzioni nuove per aggirare le nostre trincee.
C’era giusto bisogno di metterci del nostro, nel cercare di superare la natura e la selezione nel creare condizioni pericolose per la sopravvivenza degli omuncoli.
Quando il gioco si fa duro, i duri entrano in campo: peccato che il dottor ”Jekyll” Ron Fouchier sia sulla strada giusta per creare Mr. Hyde, degradando, degenerando e franando verso il basso e a ritroso dell’albero dell’Homo, che se perde titolo di “Sapiens sapiens” e pure la cotica, sò cazzi!

“Creato il virus che può uccidere la metà della popolazione mondiale”...il suo “papà” lo annuncia e sbandiera ai quattro venti e le riviste scientifiche lo scrivono a caratteri cubitali, tronfi ed orgogliosi di tanto meraviglioso nascituro e creaturina.
Me li immagino, a traguardare in controluce la provetta con la schifezzuola, a gongolare e fare i versetti tipici d’ogni genitori verso il frutto dei loro lombi.
Almeno: metà della popolazione mondiale, perché l’altra avrà poco di stare allegra, visto che uno su due non ce la farà.

“Conta conta contarello
questo gioco è molto bello
molto bello come te
conta uno, due e tre,
a star sotto tocca a te”!

Sotto sì, ma sottoterra!

Mi viene un dubbio: che questa sarebbe proprio la “meglio-peggio” delle ciofeche di distruzione di massa.
Ron, Il piccolo chimico guarda il popol bue con sufficienza e commiserazione.

«Arma chimica...ma va là: aiuta a prepararsi alla pandemia!»

Ma guarda...non ci avevo pensato: quel che gira per il mondo già non basta per lo studio, che è meglio giocare d’anticipo, con il fai-da-te.
E poi...magari si prepara pure un vaccino, che se qualche buco nelle saccocce del laboratorio dovesse permettere al mostriciattolo virulento di scappare, ci si potrebbe pure guadagnare qualche extra e farci pure una bella figura, da salvatore del mondo.

«Malfidenti», replica il Ron « il nostro è un ampio programma, mirato ad una maggiore comprensione dei meccanismi di funzionamento del virus H5N1!»

Già...già... bastano cinque modificazioni genetiche per trasformarlo e magari il perfido c’arriverebbe da solo, ad arrivarci e spandere merda nel mondo.
Trasformare un virus già stronzo di suo in un virus letale e altamente contagioso è una cagata pazzesca, checché se ne dica ed è inutile menare il torrone cercando di magnificare l’aborto come frutto dell’ingegno e della creatività umana.
Influenza aviaria, suina, morbo della mucca pazza...c’hanno tritato i testicoli con allarmi mondiali, quando poi la conta dei danni è risultata assolutamente “naturale”, quasi fisiologica, in rapporto ai grandi numeri delle vere stragi epidemiche, come la tristemente nota “Spagnola”, che ai tempi dei nonni fece più di venti milioni di morti nel mondo.
Sarà stato poi un caso, ma i governi si sono trovati invece con i magazzini pieni di vaccino, pagati a peso d’oro e poi da gettare nel pattume.
Qualcosa, da perfetto appartenente al popol bue, mi rende sospettoso: che tante di queste apocalittiche sparate siano servite ai pochi per ramazzare palanche, alla faccia dei creduloni.
Non è che magari, visto che la natura è così lenta nel mettere in pratica quel che il futurista Marinetti - riferito alla guerra - proponeva come "Sola igiene del mondo", i piccoli chimici vogliono far loro e provvedere, portando spugna, stracci e detersivo per le grandi pulizie.

Ma io sono un povero bischero, una formica operaia, un insetto dello sciame, a far numero e massa, spalle per l’agricoltura e non avente in dote cervello.
A questo ci pensano i vari dottor Jekyll, dove sono loro i veri mostri, invece che il povero Mr. Hyde.

Coff! coff! E...Ecc...Etciuuuuù!

Li mortacci loro!

Io, secondo me...30.11.2011