venerdì 4 maggio 2012
mercoledì 2 maggio 2012
Taglia e scuci
«Cusèèèè?
Vialter sì matt!!»
Giuro,
mi è scappata, l’esclamazione di meraviglia e il dar del matto al cartellino
del prezzo.
Ai
due ragazzi dietro al bancone - figurini e ben figuranti, abitino scuro e
cravattina su immacolata camicia bianca - scappa un sorriso divertito.
«Scusi
signore: ma… lei cosa cerca?»
E
già, la domanda sorge spontanea, quando davanti uno in tenuta da sgambata
festiva: giubbino vissuto, jeans ormai impalliditi dall’uso e abuso, scarpette
da ginnastica logorate dal tanto viaggiare e impolverate dall’ultima e fresca
camminata;
il
tutto a incorniciare una faccia sudata su un viso stupito, con gli occhi a
palla e il labro inferiore ancora pendolante, la bocca spalancata in una “O”
perfetta.
Da
sempre combatto contro uno dei miei limiti e di un ormai radicato abitudinario
bestiario: quel che vesto porto a consumazione, a spirare dopo lunga agonia e
penoso accanimento terapeutico, a cercare comunque medicina su paziente
terminale.
Così
quel giorno, per la cintura.
«Ti prego,
lasciami morire… stacca la fibbia» mi diceva, ormai ridotta a un filo, prossimo
allo spezzarsi.
Impietosito,
rassegnato, l’ho accompagnata, negli spasmi, nella contorsione finale,
nell’ultimo allungo, prima di seppellirla nel cassonetto.
Con
un ultimo sprazzo di magone e nostalgia, ne ho abbandonato ricordo e filiforme salma:
riconoscente del tanto e ben servire, con rimorso per troppo aver preteso dalla
poverella, nel tirarla allo stremo.
Anche
lei, una delle tante vittime di Monti, dei tanti spezzati per il troppo tendere
la corda del Marietto, che la mia sfortunata cintura alfine ha ceduto… in vita.
Grandi
Magazzini… Rinascente di Milano, in fianco al Duomo.
L’entrata
è spettacolare: piano terra, reparto profumi;
passaggio
obbligato, ma “il naufragar m'è dolce in questo mare… ”: tante sirene che
cantano e ammaliano, mentre rincorrono i clienti con le boccettine.
«Prego,
signori e signore… sentano, annusino la fragranza, gli effluvi, l’incanto del
prodotto!»
Avvenenti
e virili amazzoni si contendono la fauna, attanagliano e catturano i polsi e
danno di pompetta, con la stessa generosità di quelli che disinfestano le
piante.
Spruzzz…
spruzzzz… spruzzzz…
I
più, attorno a me, superano quello sbarramento uscendone con aureole di nebula
olezzante;
io,
con il sospetto che la tipa, visto e catalogato il soggetto, mi abbia innaffiato
con il “Raid mosche e scarafaggi”!
Snifff…
sniff… sniffff… se mi beccano quelli dell’Ufficio Igiene non la passo liscia;
anzi, non passo proprio!
Riesco
a guadagnare il famoso “Piano uomo”, quello che “Non deve chiedere mai”, perché
il mondo è ai suoi piedi.
Sbagliato
reparto.
MI
guardo attorno, dopo avere appoggiato con riverenza quella cintura da 180 euro
che, per il mio portafoglio, immagino e vedo come il cappio del patibolo.
«Io
cerco qualcosa che tenga su i pantaloni» rispondo al “gatto e la volpe”, quasi
pentendomi e aspettando che mi passino lo spago con cui di solito si chiude il
pacco destinato ai poveri.
«Sono
nuovo del posto. Mi sapete indicare, se o dove esiste, un reparto, più che “For
man”, per “Poor man”?»
I due sembrano ben addestrati all’emergenza, a
gestire e rispondere all’imprevisto, alle “invasioni di campo”.
«Guardi:
in fondo, nell’angolo, c’è un corridoio di raccordo: oltre, si troverà
nell’ambiente giusto per lei e i suoi bisogni.»
‘azzarola…
la classe non è acqua, anche quando vorrebbero usare il Flit contro gli insetti
fastidiosi!
Instradato
e incasellato nel mio, faccio inventario della graduale trasformazione di
“Location”;
ussignùr,
nulla di traumatico: più che accogliente e a misura, ma cambio di “sbarlusc”, altro
modo e mondo che “sbarluccica”, come detto in dialetto milanese.
Gli “effetti
speciali”, le fantasmagorie, la scena, la pompa e gli orpelli seguono quelle
dei portafogli, dove quelli come me hanno una lampadina di poche candele,
seppure di classe “QB”… quanto basta.
“Al
fine della fera”, al termine del “peripeziare”, me ne esco con due cinture, due
camicie e un pantalone “orlo gratis con tessera Rinascente”.
Male
che vada, le cinture, alla bisogna, me le firmo da me, tanto il tarocco è di
moda.
Per
creanza, ripasso con i miei pacchetti nella “zona sciuri“, a salutare il gatto
e la volpe.
«Vedo
che il signore ha trovato quel che cercava» sorride il gatto.
«Siamo
contenti di averla ben consigliata» gli fa eco la volpe.
Li
guardo e ricambio il sorriso: alla fine capisco che nel loro dire non c’è
ironia.
Sono
due giovani che hanno e sanno aver fortuna di lavorare;
complici,
perché anche loro, tolto l’abito di scena, ci passano, in quel raccordo di
corridoio, che porta “all’altro mondo”, dove le luci “sbarluccicano meno”, dove
respira e vive il quotidiano e la quotidianità.
Quel
mondo sconosciuto ai nostri politici e ai “tecnici fighetti”, racchiusi in
torri d’avorio, lontani dalle “impurità” della vita “normale”, in bolle
asettiche, nutriti dalla teoria del virtuale, dove il reale è gioco da Play
Station, con omini che muoiono, ma riprendono vita al tasto “Start” e il mondo
rinasce con “New game” e, male che finisca, la buonanotte arriva con uno
speranzoso “Ritenta, sarai più fortunato”.
Quaggiù
- dove sono io e i più - chi ha, spera di mantenere;
chi
no, non avrà neppure bisogno della cintura.
Le
mutande stanno su da sole… fino a che le lasciano!
Poi,
si passerà da “Nudi alla meta” al gemellaggio “Uomini e topi”.
Il
vecchio che avanza, i promossi “Tecnici”, prima eminenze grigie, ora esattori,
sono a lavorare in uno scenario frutto del loro, quando suggeritori: prima
comparse, oggi attori.
Sulle
macerie del loro insegnato, sono a dover passare oltre le scrivanie, a fare di
teoria pratica.
A
dimostrare di non essere né “Super” né diversi, nell’applicare le scoperte
dell’acqua calda, quando a ricalcare orme del gestire di chi li precedette:
tagli e tasse!
Quando
si passa al castrato, al “Cresci”, segue solo “taglia”, non “Italia”.
Hanno
aumentato le imposte per meravigliarsi poi che sono diminuiti i consumi e
l’offerta offre ciccia a chi a malapena si può permettere l’osso; imprenditori
si scoprono ad avere più da produrre che chi a rosicare; sette su dieci del
ricavato se lo pappano le termiti e solo tre resta, a tenere in piedi la
baracca.
Un
altro genio sposta il paletto delle pensioni e si “dimentica” degli
"Esodati", quelli che hanno anticipato l’uscita del lavoro, dopo una
trattativa comunque favorevole a tutti, salvo poi trovarsi ora alla fame, che i
termini avanzati li condannano a "Fam Fum e Frec", fame, vita in fumo
e freddo.
Questo,
mentre i nostri all’ingrasso, poco “Onorevoli”, si sono assicurati il periodo
di legislatura giustamente scedenziato, a garantire quel tanto di lucrose prebende.
Niente
e nessuno di questi parassiti ha visto - e vuole - intaccato niente del grasso
pastone.
Gemelli
dei tecnici bocconiani, dopo mesi di cazzeggi mentali, hanno belluinamente e
sfrontatamente fatto atto di resa:
“Non
siamo in grado di far media degli appannaggi di pari europei, per riallineare,
stabilizzare e livellare i compensi dei nostri politicanti a livello della
comunità”.
Più
facile è stato però usare la scure, per affettare lombi del popol bue.
Incapaci,
inetti, ignoranti, mangiapane a tradimento, untuosi lacchè!
Giusto
per far capire il sistema a spanne montiniano: aumentato le accise sulla
benzina, che è schizzata alle stelle, ora sono a raccoglierne… ‘na beata fava!
Con
calcolo fesso, avevano messo a ruolo guadagno lasciando invariato il consumo…
che è diminuito, come c’era da aspettarsi, anche da calcolo della serva.
Morale
della favola: l’indice di entrate è cambiato al medio… vigorosamente in
erezione su pugno chiuso!
Ora
hanno messo a paga altri “Supertecnici”, che dovrebbero esser cesoia per
sprechi.
Monti,
invece di far subito evirazione di sperperi, per calibrare sulle entrate le
tasse, partì dal fondo.
Ma
forse già sapeva - o era intesa sottobanco - il non toccarli, dove
rappresentanza e ingrasso di privilegi e paraculati.
Mille
fecero l’Italia; poco meno basteranno a smontarla!
La
cinghia per impiccarsi… 180 euro?
«Cusèèèè?
Vialter sì matt!!»… siete matti!!!
Pure
per questo ci tocca aspettare: di morire per fame, che anche il suicidio costa
troppo!
Io,
secondo me... 02.05.2012
lunedì 30 aprile 2012
venerdì 27 aprile 2012
domenica 15 aprile 2012
auMONTI
Per un momento ho avuto un rigurgito, un senso di colpa: (s)parlare ancora del Monti, come sparare alle quaglie, quando, all’apertura della caccia, sono offerte a pallini e pallettoni delle doppiette.
Durato poco: l’umana pietà è stata brutalmente sostituita dall’animalesco istinto di veder saltare per aria il variopinto piumaggio del vanitoso pavoncello, preso a schioppettate dal pubblico disprezzo di tanti che, oltre al pelo di tosa ora sono ad essere scarnificati pure di pelle, che si vorrebbe lasciata alla gabella pure quella!
L’esercito dello sputo piombato è numeroso e sempre più si ingrossa: disoccupati, “esodati”, spolpati e tartassati, scippati di pensione, condannati al lavoro eterno - quando c’è - prossimi al licenziamento, al “cambio” del “far fuori il vecchio per il giovane”… e i nonni.
Verso questi hanno messo in pratica una forma di eutanasia politica, di “Soluzione finale”: un modo pulito e legale per svenarli, che ormai sono inutili e costosi, come i lavoratori datati, da trovar modo di liberarsene.
I “Tecnici dello sterminio” si sono inventati lo “Zyclon B”, per portarli alla canna del gas;
l’arma di distruzione di massa, il “Copa el vecio”, l’accoppa il vecchietto perfetto: il dissanguamento tramite tassa sulla seconda casa!
Durante l’esistenza, le “zavorre” si erano fatti - vanto dell’operosità italiana - la casa, o l’avevano ereditata dai genitori.
Bene su cui hanno sempre pagato ogni immaginabile e non balzello.
S’invecchia, si sa: prima o poi, agli sfortunati, che sono i più, arriva momento del collocamento… in ospizio o casa di riposo.
Del bene del nido, che giocoforza hanno dovuto lasciare, ora sono pure a subirne pene e pena: non è più residenza, quindi, seconda casa!!
Come se il nonnino fosse a svernare in lidi più accoglienti, in stagione sfavorevole, li prendono per il portafoglio, oltre per il culo, che già essere in quelle strutture “di parcheggio”, costa un occhio della testa.
Fa nulla: potessero, i nostri grassatori, sarebbero anche a raccogliere le ossa dalle tombe, per rosicchiare pure l’interrato.
Quel che fa roteare i coglioni come pale di elicottero, è la motivazione demenziale portata a difesa dai tecnici della disinfestazione:
«Dobbiamo farlo: il rischio è che un’agevolazione di questo genere spinga i familiari a mettere gli anziani in una casa di riposo, per usufruire di una tassazione più leggera sulla loro casa di abitazione!»
‘fanculo!
Ma sai che valanga di quattrini costa la degenza in quello che non è un mattatoio per anziani?
Salvo casi particolari, ai genitori si vuole un bene dell’anima e si sa quanto costi (anche in palanche, ciula di un tecnico!) in termini affettivi e di umiliazione personale il doverli sradicare dalla loro casa, perché non ci si può permettere di lasciare un lavoro il cui stipendio garantisce la sopravvivenza, il mantenere la propria famiglia, i figli e lo sfortunato genitore stesso.
Pirlotto… tu che vivi in una torre d’avorio, ven giò dalla pianta.
Prova a stare tra i comuni mortali, a vivere al lumicino, grazie a quelli come te, tecnico del menga!!
Anche uno sprovveduto conosce l’effetto valanga: l’innalzamento di ogni punto di imposta, di ogni centesimo sulla benzina;
lo vede quando fa la spesa, quella spesa che deve ridurre perché non ce la fa a star dietro agli aumenti conseguenti, che gravano come ciccia di porco su gambetta di libellula.
Anche un deficiente conosce la regola della domanda e dell’offerta:
“No domanda, no party”, finisce la festa.
Tu, tecnico dei miei stivali, con i “Compagni di merende”, stai compiendo omicidi seriali, stai ammazzando il vitello in pancia alla vacca, come dicevano i vecchi.
Peggio: sei - siete - complici dei “Poteri forti”, quelli che non avete vigliaccamente toccato;
ussignùr… che ingenuo, dimenticavo: ne fate parte o li avete sempre serviti, come sguatteri di bettola.
Cane non mangia cane.
Nessuno dei “culetti d’oro” c’ha lasciato un obolo: all’armiamoci e… patite, solo il popol bue, oltre ad essere cornuto ci rimane mazziato.
I “generali” della Caporetto d’oggi, stragisti dell’economia e del risparmio di tante formichine, non pagano, intanto che le ossa degli sconfitti biancheggiano al sole.
Li abbiamo ingrassati come maiali, convinti che, senza l’incubo della fame, prendessero cibo - o caramelle, come ebbe a dire “La” Fornero - da sconosciuti.
Peggio delle puttane, invece di marchette ne hanno accumulate: tante che neppure s’immagina e sanno di avere, quando addirittura in casa propria si fanno sgraffignare la paghetta da scarsi ma furbi “ragiunatt”, ragionieri di bottega.
Di cui, ovviamente, si fidavano, non sapevano, sono stati raggirati.
Pur di non aver manette ai polsi, ammettono candidamente quello di cui ci si era già accorti: che sono una manica di ignoranti e rincoglioniti!
Salvo rimanere ben avvinghiati all’albero della cuccagna: l’Italia nostra, cui sono stretti come l’edera che, , alla fine, con l’abbraccio ciuccia linfa e poi soffoca.
Qui ormai non si fa più demagogia o populismo: si è incazzati neri e il nervo è scoperto.
Sfacciati e impuniti, lardo senza cervello, tale è l’ingordigia da non aver lasciato neppure “Panem et circenses”, la michetta e il giochino, “sfogatoio” per la rabbia della gente, per abbassare la tensione.
Un turacciolo sullo sfiatatoio della pentola a pressione!
Chissà se nel calendario cinese esiste l’anno della quaglia…
Ultim’ora: alla prossima calamità naturale si farà fronte con… auMONTI della benzina.
«Che te possino…accise!»
Io, secondo me... 15.04.2012
Durato poco: l’umana pietà è stata brutalmente sostituita dall’animalesco istinto di veder saltare per aria il variopinto piumaggio del vanitoso pavoncello, preso a schioppettate dal pubblico disprezzo di tanti che, oltre al pelo di tosa ora sono ad essere scarnificati pure di pelle, che si vorrebbe lasciata alla gabella pure quella!
L’esercito dello sputo piombato è numeroso e sempre più si ingrossa: disoccupati, “esodati”, spolpati e tartassati, scippati di pensione, condannati al lavoro eterno - quando c’è - prossimi al licenziamento, al “cambio” del “far fuori il vecchio per il giovane”… e i nonni.
Verso questi hanno messo in pratica una forma di eutanasia politica, di “Soluzione finale”: un modo pulito e legale per svenarli, che ormai sono inutili e costosi, come i lavoratori datati, da trovar modo di liberarsene.
I “Tecnici dello sterminio” si sono inventati lo “Zyclon B”, per portarli alla canna del gas;
l’arma di distruzione di massa, il “Copa el vecio”, l’accoppa il vecchietto perfetto: il dissanguamento tramite tassa sulla seconda casa!
Durante l’esistenza, le “zavorre” si erano fatti - vanto dell’operosità italiana - la casa, o l’avevano ereditata dai genitori.
Bene su cui hanno sempre pagato ogni immaginabile e non balzello.
S’invecchia, si sa: prima o poi, agli sfortunati, che sono i più, arriva momento del collocamento… in ospizio o casa di riposo.
Del bene del nido, che giocoforza hanno dovuto lasciare, ora sono pure a subirne pene e pena: non è più residenza, quindi, seconda casa!!
Come se il nonnino fosse a svernare in lidi più accoglienti, in stagione sfavorevole, li prendono per il portafoglio, oltre per il culo, che già essere in quelle strutture “di parcheggio”, costa un occhio della testa.
Fa nulla: potessero, i nostri grassatori, sarebbero anche a raccogliere le ossa dalle tombe, per rosicchiare pure l’interrato.
Quel che fa roteare i coglioni come pale di elicottero, è la motivazione demenziale portata a difesa dai tecnici della disinfestazione:
«Dobbiamo farlo: il rischio è che un’agevolazione di questo genere spinga i familiari a mettere gli anziani in una casa di riposo, per usufruire di una tassazione più leggera sulla loro casa di abitazione!»
‘fanculo!
Ma sai che valanga di quattrini costa la degenza in quello che non è un mattatoio per anziani?
Salvo casi particolari, ai genitori si vuole un bene dell’anima e si sa quanto costi (anche in palanche, ciula di un tecnico!) in termini affettivi e di umiliazione personale il doverli sradicare dalla loro casa, perché non ci si può permettere di lasciare un lavoro il cui stipendio garantisce la sopravvivenza, il mantenere la propria famiglia, i figli e lo sfortunato genitore stesso.
Pirlotto… tu che vivi in una torre d’avorio, ven giò dalla pianta.
Prova a stare tra i comuni mortali, a vivere al lumicino, grazie a quelli come te, tecnico del menga!!
Anche uno sprovveduto conosce l’effetto valanga: l’innalzamento di ogni punto di imposta, di ogni centesimo sulla benzina;
lo vede quando fa la spesa, quella spesa che deve ridurre perché non ce la fa a star dietro agli aumenti conseguenti, che gravano come ciccia di porco su gambetta di libellula.
Anche un deficiente conosce la regola della domanda e dell’offerta:
“No domanda, no party”, finisce la festa.
Tu, tecnico dei miei stivali, con i “Compagni di merende”, stai compiendo omicidi seriali, stai ammazzando il vitello in pancia alla vacca, come dicevano i vecchi.
Peggio: sei - siete - complici dei “Poteri forti”, quelli che non avete vigliaccamente toccato;
ussignùr… che ingenuo, dimenticavo: ne fate parte o li avete sempre serviti, come sguatteri di bettola.
Cane non mangia cane.
Nessuno dei “culetti d’oro” c’ha lasciato un obolo: all’armiamoci e… patite, solo il popol bue, oltre ad essere cornuto ci rimane mazziato.
I “generali” della Caporetto d’oggi, stragisti dell’economia e del risparmio di tante formichine, non pagano, intanto che le ossa degli sconfitti biancheggiano al sole.
Li abbiamo ingrassati come maiali, convinti che, senza l’incubo della fame, prendessero cibo - o caramelle, come ebbe a dire “La” Fornero - da sconosciuti.
Peggio delle puttane, invece di marchette ne hanno accumulate: tante che neppure s’immagina e sanno di avere, quando addirittura in casa propria si fanno sgraffignare la paghetta da scarsi ma furbi “ragiunatt”, ragionieri di bottega.
Di cui, ovviamente, si fidavano, non sapevano, sono stati raggirati.
Pur di non aver manette ai polsi, ammettono candidamente quello di cui ci si era già accorti: che sono una manica di ignoranti e rincoglioniti!
Salvo rimanere ben avvinghiati all’albero della cuccagna: l’Italia nostra, cui sono stretti come l’edera che, , alla fine, con l’abbraccio ciuccia linfa e poi soffoca.
Qui ormai non si fa più demagogia o populismo: si è incazzati neri e il nervo è scoperto.
Sfacciati e impuniti, lardo senza cervello, tale è l’ingordigia da non aver lasciato neppure “Panem et circenses”, la michetta e il giochino, “sfogatoio” per la rabbia della gente, per abbassare la tensione.
Un turacciolo sullo sfiatatoio della pentola a pressione!
Chissà se nel calendario cinese esiste l’anno della quaglia…
Ultim’ora: alla prossima calamità naturale si farà fronte con… auMONTI della benzina.
«Che te possino…accise!»
Io, secondo me... 15.04.2012
venerdì 13 aprile 2012
amMONTInamento
Figura di merda.
Rieccola, la logora, abusata e “italiota” pratica dello scaricabarile esportata di la dai confini, a farci ancora riconoscere per il peggio che siamo.
Le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte, tutte orfane di genitori.
L’ennesima prova - se mai ancora dubbi - di una Unione Europea che non c’è, di un’anima senza fissa dimora, di una visione “talpoide”, che non supera l’ombra del campanile;
e quel che è peggio, che a spenderla è stato pure uno che non abbiamo votato, che non ha nessuna delega dell’elettorato per poterlo - poterci - rappresentare: il Mario Monti!
Parto e pargolo imposto da” Monsieur le Président de la République italienne”, Il Napolitano;
“Chef d'État italien et représente l'unité nationale”, messo a decoro dai compagni di merende - capoccione e figurante del gruppone nazionale - che mai pensavano potesse un giorno sconfinare dai limitati confini del “taglianastri”, a sforbiciare paesani striscioni tricolori di caserecce iniziative.
Il nostro, invece, con un’impennata di coda, c’ha fatto ingoiare il rospo, dando a credere che al “Mariolo” bastava volergli bene, magari dargli un bacio, perché si trasformasse nel principe azzurro.
“Monsieur Giorgiò”, come il Giovanni Battista, ha pescato “la matta” dal mazzo, prendendosi pure il merito d’essere stato paragnosta, nel celebre discorso, non della montagna ma del… Monti:
«Io non posso, ma lo farà uno che ha studiato: indegni a slacciare lui neppure il legaccio dei sandali, vi farà le scarpe, battezzando con il legno e infilzo di carota!»
Detto fatto, al capo si sono aggiunti i bastoni: il tutto chiamato, con fare rassicurante, governo “tecnico”.
«Ohibò!» riverberò eco d’italiche sponde «… ‘ndo cazzo spuntano questi!?»
Di punto in bianco i gregari italici si sono scoperti d’aver tirato la volata a una manica di ladroni, a congreghe di gatti e volpi che li hanno depredati di tanti sacrifici e sudati risparmi;
aggiunto al danno, la beffa:
«Gli italiani hanno vissuto sopra delle loro possibilità!»
«Minchia!» imprecò l’un coniuge contro l’altro «porto le corna?»
Nell’aria, odore di tradimenti; che la persona con cui si dividevano “i migliori anni della propria vita” avesse dilapidato, in torbidi amplessi, anche la parte dell’ignaro e “mazziancornuto” dirimpettaio di vita in comune, comunità e comunione di beni.
«Ghe pensi mì» ci penso io, tuonò minaccioso il Marietto, di cattedratica cultura «sangue, sudore e lacrime saranno ricino olio per portafogli pigri: sfornate uova, scucite le palanche, gallinelle mie!»
Da principio si guardò l’ammasso “High Tech”, pieno di lucine, fantasmagorie ed effetti speciali, con soggezione, che ci erano stati presentati con biglietti da visita pieni di svolazzi e altisonanti titolazzi, quasi fantozziani: “Megadirettore, grandufficial, gran farabutt. ladr. matricolat. paracul…”.
Tutto il paese li guardò, come lo sbarco marziano nel film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.
Marietto Monti aveva pure il “Phisique du role”, ovvero fisico per il ruolo: lungo, lungo, magro magro... un acciughino; occhialoni a oblò navale, testone a uovo e falcata a strascico, come le reti da pesca.
Mancavano le antennine, ma il colorito pallido lunare lo metteva in buona luce.
Dietro di lui, una specie di madonnina infilzata spargeva goccioloni lacrimali;
il Messia venuto dalla Bocconi snocciolava, come grani di rosario, le tante palline di lassativo, che sarebbero state distribuite “Urbi et Orbi”, alle moltitudini.
Tassa di qui, tassa di la; aumento di qui, aumento di la; esborsi di qui e saccheggi di saccocce di la.
Insomma, il vecchio sistema della medicina degli avi: applicazione di sanguisughe per salassi!
«… ’azzarola!» rispose il parco buoi «la scorrazzata mariola è una cagata pazzesca!»
Non contento, Mariolino lo spaccino prese a esorcizzare.
«Crescitalia… salvaitalia… aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape'e alice e cape d'aglio!»
Il diavolo, stavolta, come Superman: invulnerabile, quel che gli è scagliato addosso, rimbalza.
Risultato: declassamento e seguente recessione per un popolo di svaligiati, che risponde:
«Bamboloni, non c’abbiamo più ‘a lira!»
Il vecchio anatema, che vorrebbe colpa e capro espiatorio a chi venuto prima, cade miseramente.
Colpo di grazia: si allarga la forbice, lo “Spread”, il differenziale tra il tasso di rendimento di un'obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento;
con il crucco, il nostro fa figura di parente povero, che vien dalla campagna.
Marietto si rassetta il cravattino e sbotta:
«Per gli spread in rialzo non ci sono ragioni specifiche italiane, stiamo pagando di rimbalzo la crisi spagnola!»
E te pareva.
Rajoy di Spagna non glielo manda a dire e, ”di rimbalzo”, lo cazzia.
«Se l’Italia va male, la colpa è della crescita economica che manca.»
E certo: il purgante Monti, come nella barzelletta del Gran Capo.
Gran Capo indiano è stitico.
Lo stregone da un bicchiere di lassativo.
«Grande Capo niente cacca!»
Lo stregone, “L’uomo della medicina”, alza la dose: un secchio.
«Grande cacca… niente capo!!»
Ecco, l’Italia del Monti: nella cacca più completa!
E il “Supermario” si prende pure del vigliacchetto, dall’ispanico.
«Puntare il dito su altre capitali, come ha fatto Monti, è da irresponsabili, perché equivale a suggerire alla speculazione il bersaglio su cui infierire!»
Pare che l’italico Mariotto abbia trovato scappatoia.
«Tutta colpa dei giornalisti: sono stato mal interpretato!»
Male che vada, il capo non sbaglia mai.
Tutta colpa degli italiani, scansafatiche e fannulloni.
Che potrebbero vanificare il tutto, ribellandosi, facendo… amMONTInamento.
Spero tanto nell’uomo della medicina… grande cacca, niente capo!!
Io, secondo me... 13.04.2012
Rieccola, la logora, abusata e “italiota” pratica dello scaricabarile esportata di la dai confini, a farci ancora riconoscere per il peggio che siamo.
Le vittorie hanno tanti padri e le sconfitte, tutte orfane di genitori.
L’ennesima prova - se mai ancora dubbi - di una Unione Europea che non c’è, di un’anima senza fissa dimora, di una visione “talpoide”, che non supera l’ombra del campanile;
e quel che è peggio, che a spenderla è stato pure uno che non abbiamo votato, che non ha nessuna delega dell’elettorato per poterlo - poterci - rappresentare: il Mario Monti!
Parto e pargolo imposto da” Monsieur le Président de la République italienne”, Il Napolitano;
“Chef d'État italien et représente l'unité nationale”, messo a decoro dai compagni di merende - capoccione e figurante del gruppone nazionale - che mai pensavano potesse un giorno sconfinare dai limitati confini del “taglianastri”, a sforbiciare paesani striscioni tricolori di caserecce iniziative.
Il nostro, invece, con un’impennata di coda, c’ha fatto ingoiare il rospo, dando a credere che al “Mariolo” bastava volergli bene, magari dargli un bacio, perché si trasformasse nel principe azzurro.
“Monsieur Giorgiò”, come il Giovanni Battista, ha pescato “la matta” dal mazzo, prendendosi pure il merito d’essere stato paragnosta, nel celebre discorso, non della montagna ma del… Monti:
«Io non posso, ma lo farà uno che ha studiato: indegni a slacciare lui neppure il legaccio dei sandali, vi farà le scarpe, battezzando con il legno e infilzo di carota!»
Detto fatto, al capo si sono aggiunti i bastoni: il tutto chiamato, con fare rassicurante, governo “tecnico”.
«Ohibò!» riverberò eco d’italiche sponde «… ‘ndo cazzo spuntano questi!?»
Di punto in bianco i gregari italici si sono scoperti d’aver tirato la volata a una manica di ladroni, a congreghe di gatti e volpi che li hanno depredati di tanti sacrifici e sudati risparmi;
aggiunto al danno, la beffa:
«Gli italiani hanno vissuto sopra delle loro possibilità!»
«Minchia!» imprecò l’un coniuge contro l’altro «porto le corna?»
Nell’aria, odore di tradimenti; che la persona con cui si dividevano “i migliori anni della propria vita” avesse dilapidato, in torbidi amplessi, anche la parte dell’ignaro e “mazziancornuto” dirimpettaio di vita in comune, comunità e comunione di beni.
«Ghe pensi mì» ci penso io, tuonò minaccioso il Marietto, di cattedratica cultura «sangue, sudore e lacrime saranno ricino olio per portafogli pigri: sfornate uova, scucite le palanche, gallinelle mie!»
Da principio si guardò l’ammasso “High Tech”, pieno di lucine, fantasmagorie ed effetti speciali, con soggezione, che ci erano stati presentati con biglietti da visita pieni di svolazzi e altisonanti titolazzi, quasi fantozziani: “Megadirettore, grandufficial, gran farabutt. ladr. matricolat. paracul…”.
Tutto il paese li guardò, come lo sbarco marziano nel film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.
Marietto Monti aveva pure il “Phisique du role”, ovvero fisico per il ruolo: lungo, lungo, magro magro... un acciughino; occhialoni a oblò navale, testone a uovo e falcata a strascico, come le reti da pesca.
Mancavano le antennine, ma il colorito pallido lunare lo metteva in buona luce.
Dietro di lui, una specie di madonnina infilzata spargeva goccioloni lacrimali;
il Messia venuto dalla Bocconi snocciolava, come grani di rosario, le tante palline di lassativo, che sarebbero state distribuite “Urbi et Orbi”, alle moltitudini.
Tassa di qui, tassa di la; aumento di qui, aumento di la; esborsi di qui e saccheggi di saccocce di la.
Insomma, il vecchio sistema della medicina degli avi: applicazione di sanguisughe per salassi!
«… ’azzarola!» rispose il parco buoi «la scorrazzata mariola è una cagata pazzesca!»
Non contento, Mariolino lo spaccino prese a esorcizzare.
«Crescitalia… salvaitalia… aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape'e alice e cape d'aglio!»
Il diavolo, stavolta, come Superman: invulnerabile, quel che gli è scagliato addosso, rimbalza.
Risultato: declassamento e seguente recessione per un popolo di svaligiati, che risponde:
«Bamboloni, non c’abbiamo più ‘a lira!»
Il vecchio anatema, che vorrebbe colpa e capro espiatorio a chi venuto prima, cade miseramente.
Colpo di grazia: si allarga la forbice, lo “Spread”, il differenziale tra il tasso di rendimento di un'obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento;
con il crucco, il nostro fa figura di parente povero, che vien dalla campagna.
Marietto si rassetta il cravattino e sbotta:
«Per gli spread in rialzo non ci sono ragioni specifiche italiane, stiamo pagando di rimbalzo la crisi spagnola!»
E te pareva.
Rajoy di Spagna non glielo manda a dire e, ”di rimbalzo”, lo cazzia.
«Se l’Italia va male, la colpa è della crescita economica che manca.»
E certo: il purgante Monti, come nella barzelletta del Gran Capo.
Gran Capo indiano è stitico.
Lo stregone da un bicchiere di lassativo.
«Grande Capo niente cacca!»
Lo stregone, “L’uomo della medicina”, alza la dose: un secchio.
«Grande cacca… niente capo!!»
Ecco, l’Italia del Monti: nella cacca più completa!
E il “Supermario” si prende pure del vigliacchetto, dall’ispanico.
«Puntare il dito su altre capitali, come ha fatto Monti, è da irresponsabili, perché equivale a suggerire alla speculazione il bersaglio su cui infierire!»
Pare che l’italico Mariotto abbia trovato scappatoia.
«Tutta colpa dei giornalisti: sono stato mal interpretato!»
Male che vada, il capo non sbaglia mai.
Tutta colpa degli italiani, scansafatiche e fannulloni.
Che potrebbero vanificare il tutto, ribellandosi, facendo… amMONTInamento.
Spero tanto nell’uomo della medicina… grande cacca, niente capo!!
Io, secondo me... 13.04.2012
mercoledì 11 aprile 2012
Scimes, pures e pioeugg
«Damm a trà, balabiott: fam minga girà i ball!»
Quando mi fanno incazzare, parte l’embolo meneghino, quel sacramentare in milanese che fa arrossire anche la “bèla Madunina, tüta dòra e piscinina”, in cima al “Domm de Milan”, al pinnacolo della chiesona milanese.
E mi girano i santissimi!
Non so quanti Ave e Pater mi costerà, di penitenza, tutto questo, ma qualche attenuante la posso pure invocare, davanti al “Signûr säntissim”, al buon Gesù.
Per gioco di sponda, mi sento tirato in ballo, anche se la boccia ha colpito altro pallino.
“A seguito di alcune contestazioni da parte di soggetti che in passato si sono contraddistinti per fanatismo religioso […] ritengo opportuno chiarire definitivamente che Io amo l’Italia è un movimento politico nazionale laico e non è e non sarà mai una setta religiosa”.
Così Magdi Cristiano Allam: un amico, prima di tutto;
che seguo, per quel che, come e posso fare, con la piccola scatola degli arnesi che la natura mi ha dato in dote.
Ancora ai tempi del Cristiano che non era, di “Noi e gli altri”, un francobollo di finestra sul monumentale “Corriere della Sera”, che scrisse il primo articolo sul prestigioso foglio - se non erro - il 3 settembre 2003.
“Un forum di libero e civile confronto sui temi più dibattuti nell’Italia che guarda al mondo plurale e globalizzato: immigrazione, islam, dialogo tra le civiltà, identità nazionale, diritti dell’uomo”.
Per me, fu come “Non è mai troppo tardi”, il “Corso d’istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta”, del mitico, rimpianto e galantuomo maestro Alberto Manzi, che raggiunse il fine di “Insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l'età scolare”.
Era l’inizio: il 15 Novembre del 1960.
Un’età giurassica, per molti, che si chiederanno quale sia la mia vera età e come possibile che non sia scomparso con i dinosauri!
L’Alberto… con rapidi tratti di carboncino, disegnava efficaci schizzi e bozzetti su una lavagna a grandi fogli; Il linguaggio era semplice e piacevole, scorrevole e per nulla pedante.
Incantava.
Come la mamma quando, da piccoli, raccontava le fiabe e le mosche entravano dalla bocca spalancata di noi piccoli.
Ecco: con “Manzi Allam” cominciai a tracciare segni sul foglio, a mettere assieme lettere, parole, frasi, pensierini, fino a riuscire a farmi capire dal resto del mondo.
Formidabili quegli anni.
Gli anni del “Magdi… chiii??”.
Era il lontano 2005, quando entrato in una libreria chiesi se avevano “Kamikaze made in Europe. Riuscirà l'Occidente a sconfiggere i terroristi islamici?”… che già a dirlo tutto si andava in apnea;
«Magdi… chiii??» mi rispose una tizia, con le saracinesche degli occhi completamente alzate e i bulbi che si gonfiavano dalla meraviglia.
Riuscimmo a trovare uno - dicasi uno - libercolo, che mi sa teneva in equilibrio una delle sedie del negozio, con la gamba sghemba.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e Cristiano nostro ha messo in piedi e fatto camminare un sogno: passare dal dire al fare, trasformare tanti bei bla-bla-bla, tante teorie in pratica.
Nonostante quelli come me, pessimisti per natura, preoccupati per un amico che si credeva pericolosamente avviato verso il ciglio di un burrone, un entrare in politica, che tutto corrompe.
E pure mi permisi criticare il simbolo “Forattiano”: quella croce dorata che attraversa la bandiera italiana, che mi dava - ma ancora ora lo credo - troppo “Sabauda” e, d’insieme, da sensazione di tolto dalla naftalina.
Di la dal “Beppepensiero”, che comunque Cristiano ha sempre rispettato-compatito, da tempi non sospetti, mi sono trovato - e oggi ancor di più - a vivere con lui nella sostanza delle cose, in una comunanza di pensiero, di obiettivi e traguardi, che ci avvicinano.
Come tanti che si sono aggiunti e continuamente lo fanno, volendo e credendo possibile trasformare sogni in realtà, anche nello sconforto e smarrimento, in cui ci vorrebbe il devastante putridume e il marcio che galleggia attorno alla quotidianità.
Ecco che gli appestati vorrebbero contagiare il sano.
Eccoli a tentare di spandere la merda in cui sono, a spacciarla per oro, nonostante la puzza!
«Ocio: quella di Magdi è una setta!» intendendola nel significato più sprezzante, quasi fosse una combriccola, un’associazione per delinquere, di fanatici, senza capire che lo specchio riflette ma non è.
Si credono e si vedono in grande e in meglio, solo per la dimensione, dove il cervello ha rapporto con l’intelligenza come la mongolfiera per la quantità d’aria che contiene.
“Scarliga merluss
che l'è minga el to uss
che chi ch'inscì
ghè nient de fa”.
Via, via, scimes e pures, cimici e pulci, che questa non è la vostra porta: qui non c'è niente da fare!
Siete come “cagnòtt” e “càmole”, vermi e tarme… pioeugg, pidocchi sul pelo e la pelle del Prossimo.
Parassiti.
“Grattacuu” e “Impestaa”, fastidiosi e infetti.
“Bambaluga e balista… citrulli e contafrottole; indré da cutüra, ritardati nella crescita, forse perché “Da pìcul, burlà giü dal cadrégùn”, da piccoli, caduti dal seggiolone!
Avete ben da tentare di “paciugà” e “mètt giò la piva”, di preparare intrugli e tenere il broncio, ma restate quel che siete: fàcia da cü da can da càcia!
E questo non lo traduco: basta che vi pettinate specchiandovi nel didietro di un cane da caccia.
Con tutto il mio disprezzo, e con il sincero “parlà foeura di dent”: il dire di voi quel che penso.
Voi, scimes, pures e pioeugg dell’umanità!
Io, secondo me... 11.04.2012
Quando mi fanno incazzare, parte l’embolo meneghino, quel sacramentare in milanese che fa arrossire anche la “bèla Madunina, tüta dòra e piscinina”, in cima al “Domm de Milan”, al pinnacolo della chiesona milanese.
E mi girano i santissimi!
Non so quanti Ave e Pater mi costerà, di penitenza, tutto questo, ma qualche attenuante la posso pure invocare, davanti al “Signûr säntissim”, al buon Gesù.
Per gioco di sponda, mi sento tirato in ballo, anche se la boccia ha colpito altro pallino.
“A seguito di alcune contestazioni da parte di soggetti che in passato si sono contraddistinti per fanatismo religioso […] ritengo opportuno chiarire definitivamente che Io amo l’Italia è un movimento politico nazionale laico e non è e non sarà mai una setta religiosa”.
Così Magdi Cristiano Allam: un amico, prima di tutto;
che seguo, per quel che, come e posso fare, con la piccola scatola degli arnesi che la natura mi ha dato in dote.
Ancora ai tempi del Cristiano che non era, di “Noi e gli altri”, un francobollo di finestra sul monumentale “Corriere della Sera”, che scrisse il primo articolo sul prestigioso foglio - se non erro - il 3 settembre 2003.
“Un forum di libero e civile confronto sui temi più dibattuti nell’Italia che guarda al mondo plurale e globalizzato: immigrazione, islam, dialogo tra le civiltà, identità nazionale, diritti dell’uomo”.
Per me, fu come “Non è mai troppo tardi”, il “Corso d’istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta”, del mitico, rimpianto e galantuomo maestro Alberto Manzi, che raggiunse il fine di “Insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l'età scolare”.
Era l’inizio: il 15 Novembre del 1960.
Un’età giurassica, per molti, che si chiederanno quale sia la mia vera età e come possibile che non sia scomparso con i dinosauri!
L’Alberto… con rapidi tratti di carboncino, disegnava efficaci schizzi e bozzetti su una lavagna a grandi fogli; Il linguaggio era semplice e piacevole, scorrevole e per nulla pedante.
Incantava.
Come la mamma quando, da piccoli, raccontava le fiabe e le mosche entravano dalla bocca spalancata di noi piccoli.
Ecco: con “Manzi Allam” cominciai a tracciare segni sul foglio, a mettere assieme lettere, parole, frasi, pensierini, fino a riuscire a farmi capire dal resto del mondo.
Formidabili quegli anni.
Gli anni del “Magdi… chiii??”.
Era il lontano 2005, quando entrato in una libreria chiesi se avevano “Kamikaze made in Europe. Riuscirà l'Occidente a sconfiggere i terroristi islamici?”… che già a dirlo tutto si andava in apnea;
«Magdi… chiii??» mi rispose una tizia, con le saracinesche degli occhi completamente alzate e i bulbi che si gonfiavano dalla meraviglia.
Riuscimmo a trovare uno - dicasi uno - libercolo, che mi sa teneva in equilibrio una delle sedie del negozio, con la gamba sghemba.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e Cristiano nostro ha messo in piedi e fatto camminare un sogno: passare dal dire al fare, trasformare tanti bei bla-bla-bla, tante teorie in pratica.
Nonostante quelli come me, pessimisti per natura, preoccupati per un amico che si credeva pericolosamente avviato verso il ciglio di un burrone, un entrare in politica, che tutto corrompe.
E pure mi permisi criticare il simbolo “Forattiano”: quella croce dorata che attraversa la bandiera italiana, che mi dava - ma ancora ora lo credo - troppo “Sabauda” e, d’insieme, da sensazione di tolto dalla naftalina.
Di la dal “Beppepensiero”, che comunque Cristiano ha sempre rispettato-compatito, da tempi non sospetti, mi sono trovato - e oggi ancor di più - a vivere con lui nella sostanza delle cose, in una comunanza di pensiero, di obiettivi e traguardi, che ci avvicinano.
Come tanti che si sono aggiunti e continuamente lo fanno, volendo e credendo possibile trasformare sogni in realtà, anche nello sconforto e smarrimento, in cui ci vorrebbe il devastante putridume e il marcio che galleggia attorno alla quotidianità.
Ecco che gli appestati vorrebbero contagiare il sano.
Eccoli a tentare di spandere la merda in cui sono, a spacciarla per oro, nonostante la puzza!
«Ocio: quella di Magdi è una setta!» intendendola nel significato più sprezzante, quasi fosse una combriccola, un’associazione per delinquere, di fanatici, senza capire che lo specchio riflette ma non è.
Si credono e si vedono in grande e in meglio, solo per la dimensione, dove il cervello ha rapporto con l’intelligenza come la mongolfiera per la quantità d’aria che contiene.
“Scarliga merluss
che l'è minga el to uss
che chi ch'inscì
ghè nient de fa”.
Via, via, scimes e pures, cimici e pulci, che questa non è la vostra porta: qui non c'è niente da fare!
Siete come “cagnòtt” e “càmole”, vermi e tarme… pioeugg, pidocchi sul pelo e la pelle del Prossimo.
Parassiti.
“Grattacuu” e “Impestaa”, fastidiosi e infetti.
“Bambaluga e balista… citrulli e contafrottole; indré da cutüra, ritardati nella crescita, forse perché “Da pìcul, burlà giü dal cadrégùn”, da piccoli, caduti dal seggiolone!
Avete ben da tentare di “paciugà” e “mètt giò la piva”, di preparare intrugli e tenere il broncio, ma restate quel che siete: fàcia da cü da can da càcia!
E questo non lo traduco: basta che vi pettinate specchiandovi nel didietro di un cane da caccia.
Con tutto il mio disprezzo, e con il sincero “parlà foeura di dent”: il dire di voi quel che penso.
Voi, scimes, pures e pioeugg dell’umanità!
Io, secondo me... 11.04.2012
martedì 10 aprile 2012
domenica 8 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
Tagli e ritagli
E rieccoci: Il capo non sapeva.
Ancora in me è vivido il ricordo dei vecchi, che ripetevano - più per convincersi che per convincere - lo stesso per Mussolini, a non dover amaramente ammettere di essere stati coglionati: ingenui ed ignoranti, quando non complici.
Il capo non sapeva… altrimenti… e quel minaccioso ”altrimenti” pareva lo spalancarsi delle porte dell’inferno, l’applicare di pene spaventose, di effervescenti purghe intestinali, di corpo e di gruppo.
Mai successo, e mai succederà, perché “Cane non mangia cane”… tra simili non ci si sbrana, attenti che se oggi hai denti per mordere, domani potrebbe non essere e prudenza vuole tacito patto di non aggressione, dove anche tra ladri ci si deve parare il culo a vicenda.
E ritorna l’eterno dubbio: se, quando presi con le mani nel sacco, sia meglio essere ritenuti cretini che furbi, babbioni invece di scafate faine.
Per il villano, il volgo del popol bue, nessuna pietà: la legge non ammette ignoranza.
Non si poteva non sapere!
Per gli “eletti”, indulgenza plenaria.
"Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine patris el Filii et Spiritus Sancti”;
al pari del vecchio saggio meneghino:
“Na lavada, na sugada, la par nanca duperada”… quando voluto per l’adoperata della gemma femminile, a bastar poca acqua e un bel colpo di spugna per rimetterla in sesto, che “la par nanca duperada”, ad Accorgersi d’esser stata mai neppure stropicciata.
Nel mondo della politica, lavare, asciugare, ricucire e ritornare vergini è un tutt’uno.
Assoluzione per mancanza di reato.
Anche di cassa, ma è solo un dettaglio.
“Tira, molla e messeda, al fin della fera càmbia negót": dagli, picchia e mena, finita la festa non cambia niente…’na beata fava!
Non per nulla - e ci si guardi addosso - sempre quelle sono i pidocchi che ci tiriamo ancora dietro, che anche dove relativamente giovani d’età, decrepiti sono per anzianità di mastice sotto le chiappe, tenace adesivo per pelle: di fondello e poltrona.
Non sapevano, gli “albanesi” della Prima Repubblica: quelli spiaggiati con il gommone, dopo aver abbandonato la nativa nave del formaggio, nelle cui stive arano nati, avevano pasteggiato ed erano ingrassati.
Non potevano non sapere… ma fecero faccia meravigliata e contrita, da gnorri e ciula.
La stessa faccia di m….bronzo con cui poi si dissero preparati e pronti a dirigere il vapore Italia;
dove, se non quando e complici di ladri, dovevano essere abbandonati sull’autostrada, per “manifesta ignoranza” e incapace gestione della “Res Pubblica”, della cosa pubblica… i nostri danee, i ghelli, le palanche, i denari!
Le conseguenze siamo a pagarle oggi quando, ancora portati dai “soliti noti” alla bancarotta, siamo a svenarci per quelli;
che si sono defilati prudentemente da sotto le piante che, durante la tempesta attirano i fulmini.
Pensano di poter tornare dopo i bombardamenti, quando gli agnelli di Pasqua e i tacchini di Natale saranno a contare i superstiti.
Con poche granaglie quelli si presenteranno, come i vecchi depravati con le caramelle, per poi aprire l’impermeabile e mostrare le vergogne.
Fanno i giunchi sotto l’uragano: si piegano per non spezzarsi, per poi ridiventare rigidi bastoni, da calare prontamente sui nostri gropponi quando a portare al pascolo e poter mungere di nuovo, in tempo di vacche grasse.
I cornuti oggi sono magri: se ne lavano le mani, dando in gestione la stalla e le bestie ai fittavoli, che devono strizzare le sgonfie mammelle e macellare chi è a secco, quando ottime anche le costine, alla brace.
I sopravvissuti, ritorneranno alla padronanza, una volta passato il pericolo che “La fattoria degli animali” possa mai praticare azioni bellicose vendicative e rivoluzionarie, verso chi ne ha troppo approfittato della pazienza degli “animali da riproduzione”.
I “fittavoli” come gli armigeri dello sceriffo di Nottingham, esattore e lama del re: il braccio armato, che si doveva “sporcare le mani”, levare le castagne dal fuoco e raffreddare le patate bollenti, per lui.
Memorabile la foto ricordo, dei riuniti “Compagni di merende”, la famosa classe “ABC”: Alfano, Bersani e “sor Bretella”, quel Casini con le traversine elastiche belle in vista;
in mezzo a tanti attributi, ritto come una pertica, il Marietto Monti, “Lo Sceriffo”.
Belli, pacioni e piacioni, sorridenti quando non c’è motivo, soddisfatti, come i tedeschi dopo i bombardamenti di Londra.
Cazzo c’era da ridere… boh!
Parevano becchini dopo una pandemia!
Siamo con il paiolo per terra, in recessione;
le agenzie di rating, arcigni notabili del patentino, ci hanno sputtanati, togliendoci punti;
la pensione ce l’hanno sfumata: dello spessore di un capello, linea d’orizzonte lontana ormai anni luce, nello spazio e nel tempo;
“esodati”, vittime della “retroazione”, come i comuni mortali con alcuni balzelli: perverso meccanismo, che permette di far partire la "grattata" dal passato remoto, invece che dal momento in cui deciso l’inganno.
Prossimi alla pensione, eccoli accordarsi con la ditta: ti verso i contributi per quel francobollo che ti manca, e tu te ne vai prima dal posto di lavoro; peccato che il francobollo si è allungato, come la muraglia cinese, facendoli rimanere in mutande, disoccupati e con il rischio di far la fame per mancanza d’introiti.
Si spera trovino una soluzione, altrimenti diverranno… “ex” odati!
Con le tasse alle stelle, reintrodotte fino le vecchie dismesse, e pure elevate all’ennesima potenza, eccoli, i “tecnici”;
cianciano di “Crescitalia” e di “Ripresa”, quando ormai si sente l’odore di decomposto.
Presentati e imposti come toccasana, illuminati e innovatori, sono stati a fare l’esatto del passato, salvo nel numero delle coltellate, che sono di più.
In un paese che vive sul trasporto su gomma, eccoli ad alzare le accise sulla benzina alle stelle, creando un effetto domino di proporzioni inimmaginabili, gioco al massacro economico che è come il lievito per la torta;
non ho più soldi, non domando o compro, se non lo stretto necessario, dice il piccoletto;
non ho domanda, non vendo: riduco e chiudo, dice “el cumenda”, prima di impiccarsi, spararsi o darsi fuoco!
Posto di lavoro come la pentola sul fuoco, con il pollo dentro l’acqua prossima all’ebollizione, mentre i volponi si leccano i baffi, in attesa della cottura.
Di un sol colpo, distrutta “la terra di mezzo”, quella media borghesia che faceva da collante e da cerniera.
Scardinata dai piedi di porco.
Addio risparmio, addio futuro;
insicurezza, paura e panico stanno per colmare l’improvvisa depressione che si è creata;
un gorgoglio di pulsioni ancestrali s’incanalano in feroce vorticare: l’occhio ancora calmo, di un uragano che sta montando tutt’attorno!
I “Crapapelada”, con il “Sor Bretella” sorridono beati: in fra mezzo, in posa eretta, la Maestà loro, il Mariettomonti.
Mi ricordano Luigino e la Maria Antonietta, quella del “S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche”, se non pane, mangino brioches, riferita a un popolo affamato.
Frase infelice, non da dire… se hai la testa sulle spalle!
“La storia del passato / ormai ce l'ha insegnato / che il popolo affamato fa la rivoluzion […] la pancia che borbotta è causa del complotto / è causa della lotta / abbasso il direttor” era l ritornello di una simpatica canzone.
“Panem et circenses”, pane e giochi, raccomandavano di non far mancare al popolo gli antichi romani, che la sapevano lunga del com’era pericoloso il tirar troppo la corda.
Ecco, i devastatori sono oggi a finire la presa per il culo, nel fare faccia stupefatta di chi fregava nella casa loro le palanche, alfine nostre.
Bersani non sapeva che il suo paraculato Penati sgraffignava fondi;
così come il “bambolone” Rutelli, del Lusi amministratore suo, che avrebbe soffiato da sotto il naso milioni e milioni di Euro, mentre lui “Non sapeva”;
lo stesso nella lega, dove i capoccioni nulla sapevano dei Boni e Belsito, che “distraevano” fondi per ingrassare ingranaggi di parte e per il “Capofamiglia”.
Gente che faceva vacanze “a gratis” o si trovava pagato mutui o ristrutturazioni di casa.
«Cazzo, chi è stato… non sapevo!»
Sangue, sudore e lacrime al vil popolaccio: nulla a rinunciare dei privilegi loro.
Quanto può reggere ancora la sopportazione?
quanto ancora chi, alla canna del gas, sceglierà d’essere boia di sè e non risolutore della causa?
La vecchia “Tricoteuse” ha messo nel cestino ferri e maglia, assieme alla brioche, in attesa che sia allestita la ghigliottina.
Il capo non sapeva…
Zac!
Tum… tum… tum…ploff…
«Canestro!»
Il “capo” che non sapeva, dell’Antonietta, ritrovò quello del Luigino;
la sua… dolce metà, nel cestone delle zucche!
“LA STORIA DEL PASSATO / ORMAI CE L'HA INSEGNATO / che il popolo affamato fa la rivoluzion…”.
Sia mai… ma non è detto!
Io, secondo me... 04.04.2012
Ancora in me è vivido il ricordo dei vecchi, che ripetevano - più per convincersi che per convincere - lo stesso per Mussolini, a non dover amaramente ammettere di essere stati coglionati: ingenui ed ignoranti, quando non complici.
Il capo non sapeva… altrimenti… e quel minaccioso ”altrimenti” pareva lo spalancarsi delle porte dell’inferno, l’applicare di pene spaventose, di effervescenti purghe intestinali, di corpo e di gruppo.
Mai successo, e mai succederà, perché “Cane non mangia cane”… tra simili non ci si sbrana, attenti che se oggi hai denti per mordere, domani potrebbe non essere e prudenza vuole tacito patto di non aggressione, dove anche tra ladri ci si deve parare il culo a vicenda.
E ritorna l’eterno dubbio: se, quando presi con le mani nel sacco, sia meglio essere ritenuti cretini che furbi, babbioni invece di scafate faine.
Per il villano, il volgo del popol bue, nessuna pietà: la legge non ammette ignoranza.
Non si poteva non sapere!
Per gli “eletti”, indulgenza plenaria.
"Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine patris el Filii et Spiritus Sancti”;
al pari del vecchio saggio meneghino:
“Na lavada, na sugada, la par nanca duperada”… quando voluto per l’adoperata della gemma femminile, a bastar poca acqua e un bel colpo di spugna per rimetterla in sesto, che “la par nanca duperada”, ad Accorgersi d’esser stata mai neppure stropicciata.
Nel mondo della politica, lavare, asciugare, ricucire e ritornare vergini è un tutt’uno.
Assoluzione per mancanza di reato.
Anche di cassa, ma è solo un dettaglio.
“Tira, molla e messeda, al fin della fera càmbia negót": dagli, picchia e mena, finita la festa non cambia niente…’na beata fava!
Non per nulla - e ci si guardi addosso - sempre quelle sono i pidocchi che ci tiriamo ancora dietro, che anche dove relativamente giovani d’età, decrepiti sono per anzianità di mastice sotto le chiappe, tenace adesivo per pelle: di fondello e poltrona.
Non sapevano, gli “albanesi” della Prima Repubblica: quelli spiaggiati con il gommone, dopo aver abbandonato la nativa nave del formaggio, nelle cui stive arano nati, avevano pasteggiato ed erano ingrassati.
Non potevano non sapere… ma fecero faccia meravigliata e contrita, da gnorri e ciula.
La stessa faccia di m….bronzo con cui poi si dissero preparati e pronti a dirigere il vapore Italia;
dove, se non quando e complici di ladri, dovevano essere abbandonati sull’autostrada, per “manifesta ignoranza” e incapace gestione della “Res Pubblica”, della cosa pubblica… i nostri danee, i ghelli, le palanche, i denari!
Le conseguenze siamo a pagarle oggi quando, ancora portati dai “soliti noti” alla bancarotta, siamo a svenarci per quelli;
che si sono defilati prudentemente da sotto le piante che, durante la tempesta attirano i fulmini.
Pensano di poter tornare dopo i bombardamenti, quando gli agnelli di Pasqua e i tacchini di Natale saranno a contare i superstiti.
Con poche granaglie quelli si presenteranno, come i vecchi depravati con le caramelle, per poi aprire l’impermeabile e mostrare le vergogne.
Fanno i giunchi sotto l’uragano: si piegano per non spezzarsi, per poi ridiventare rigidi bastoni, da calare prontamente sui nostri gropponi quando a portare al pascolo e poter mungere di nuovo, in tempo di vacche grasse.
I cornuti oggi sono magri: se ne lavano le mani, dando in gestione la stalla e le bestie ai fittavoli, che devono strizzare le sgonfie mammelle e macellare chi è a secco, quando ottime anche le costine, alla brace.
I sopravvissuti, ritorneranno alla padronanza, una volta passato il pericolo che “La fattoria degli animali” possa mai praticare azioni bellicose vendicative e rivoluzionarie, verso chi ne ha troppo approfittato della pazienza degli “animali da riproduzione”.
I “fittavoli” come gli armigeri dello sceriffo di Nottingham, esattore e lama del re: il braccio armato, che si doveva “sporcare le mani”, levare le castagne dal fuoco e raffreddare le patate bollenti, per lui.
Memorabile la foto ricordo, dei riuniti “Compagni di merende”, la famosa classe “ABC”: Alfano, Bersani e “sor Bretella”, quel Casini con le traversine elastiche belle in vista;
in mezzo a tanti attributi, ritto come una pertica, il Marietto Monti, “Lo Sceriffo”.
Belli, pacioni e piacioni, sorridenti quando non c’è motivo, soddisfatti, come i tedeschi dopo i bombardamenti di Londra.
Cazzo c’era da ridere… boh!
Parevano becchini dopo una pandemia!
Siamo con il paiolo per terra, in recessione;
le agenzie di rating, arcigni notabili del patentino, ci hanno sputtanati, togliendoci punti;
la pensione ce l’hanno sfumata: dello spessore di un capello, linea d’orizzonte lontana ormai anni luce, nello spazio e nel tempo;
“esodati”, vittime della “retroazione”, come i comuni mortali con alcuni balzelli: perverso meccanismo, che permette di far partire la "grattata" dal passato remoto, invece che dal momento in cui deciso l’inganno.
Prossimi alla pensione, eccoli accordarsi con la ditta: ti verso i contributi per quel francobollo che ti manca, e tu te ne vai prima dal posto di lavoro; peccato che il francobollo si è allungato, come la muraglia cinese, facendoli rimanere in mutande, disoccupati e con il rischio di far la fame per mancanza d’introiti.
Si spera trovino una soluzione, altrimenti diverranno… “ex” odati!
Con le tasse alle stelle, reintrodotte fino le vecchie dismesse, e pure elevate all’ennesima potenza, eccoli, i “tecnici”;
cianciano di “Crescitalia” e di “Ripresa”, quando ormai si sente l’odore di decomposto.
Presentati e imposti come toccasana, illuminati e innovatori, sono stati a fare l’esatto del passato, salvo nel numero delle coltellate, che sono di più.
In un paese che vive sul trasporto su gomma, eccoli ad alzare le accise sulla benzina alle stelle, creando un effetto domino di proporzioni inimmaginabili, gioco al massacro economico che è come il lievito per la torta;
non ho più soldi, non domando o compro, se non lo stretto necessario, dice il piccoletto;
non ho domanda, non vendo: riduco e chiudo, dice “el cumenda”, prima di impiccarsi, spararsi o darsi fuoco!
Posto di lavoro come la pentola sul fuoco, con il pollo dentro l’acqua prossima all’ebollizione, mentre i volponi si leccano i baffi, in attesa della cottura.
Di un sol colpo, distrutta “la terra di mezzo”, quella media borghesia che faceva da collante e da cerniera.
Scardinata dai piedi di porco.
Addio risparmio, addio futuro;
insicurezza, paura e panico stanno per colmare l’improvvisa depressione che si è creata;
un gorgoglio di pulsioni ancestrali s’incanalano in feroce vorticare: l’occhio ancora calmo, di un uragano che sta montando tutt’attorno!
I “Crapapelada”, con il “Sor Bretella” sorridono beati: in fra mezzo, in posa eretta, la Maestà loro, il Mariettomonti.
Mi ricordano Luigino e la Maria Antonietta, quella del “S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche”, se non pane, mangino brioches, riferita a un popolo affamato.
Frase infelice, non da dire… se hai la testa sulle spalle!
“La storia del passato / ormai ce l'ha insegnato / che il popolo affamato fa la rivoluzion […] la pancia che borbotta è causa del complotto / è causa della lotta / abbasso il direttor” era l ritornello di una simpatica canzone.
“Panem et circenses”, pane e giochi, raccomandavano di non far mancare al popolo gli antichi romani, che la sapevano lunga del com’era pericoloso il tirar troppo la corda.
Ecco, i devastatori sono oggi a finire la presa per il culo, nel fare faccia stupefatta di chi fregava nella casa loro le palanche, alfine nostre.
Bersani non sapeva che il suo paraculato Penati sgraffignava fondi;
così come il “bambolone” Rutelli, del Lusi amministratore suo, che avrebbe soffiato da sotto il naso milioni e milioni di Euro, mentre lui “Non sapeva”;
lo stesso nella lega, dove i capoccioni nulla sapevano dei Boni e Belsito, che “distraevano” fondi per ingrassare ingranaggi di parte e per il “Capofamiglia”.
Gente che faceva vacanze “a gratis” o si trovava pagato mutui o ristrutturazioni di casa.
«Cazzo, chi è stato… non sapevo!»
Sangue, sudore e lacrime al vil popolaccio: nulla a rinunciare dei privilegi loro.
Quanto può reggere ancora la sopportazione?
quanto ancora chi, alla canna del gas, sceglierà d’essere boia di sè e non risolutore della causa?
La vecchia “Tricoteuse” ha messo nel cestino ferri e maglia, assieme alla brioche, in attesa che sia allestita la ghigliottina.
Il capo non sapeva…
Zac!
Tum… tum… tum…ploff…
«Canestro!»
Il “capo” che non sapeva, dell’Antonietta, ritrovò quello del Luigino;
la sua… dolce metà, nel cestone delle zucche!
“LA STORIA DEL PASSATO / ORMAI CE L'HA INSEGNATO / che il popolo affamato fa la rivoluzion…”.
Sia mai… ma non è detto!
Io, secondo me... 04.04.2012
martedì 3 aprile 2012
In cauda venenum
Horresco referens. Rabbrividisco a raccontare;
“Mors et fugacem persequitur virum”… la morte raggiunge anche l'uomo che fugge;
Lo diceva Orazio: non il marito della mucca Clarabella, dei tanti personaggi fantastici di Walt Disney.
Quinto e Flacco, noto ai “Latinorum” del suo tempo come Quintus Horatius Flaccus: per noi, acerbi studenti dei miei tempi di banco, l’Orazio.
Non un normale baio-bao, micio-micio, ma un “er mejo”, dei poeti dell'età antica: elegante nello stile e pungente per ironia;
cui sono oggi a chieder perdono, augurandogli proseguo d’eterno e, soprattutto, sereno riposo;
in pace e tranquillità, spoglio da incubi e d’agitazione sepolcrale, nell’aver avuto in me il massacratore della lingua sua, ai tempi di mio scolastico macellare di latina grammatica.
Da par mio, spero vero sia il detto “Mortui non mordent”, i morti non mordono, che altrimenti sarei spolpato dal suo volersi vendicare.
Alfine, sfortunato Maestro caro, a modo mio sono a ricordarti;
da vecchio che, non potendo far retrocedere anni ormai dissolti, vi ritorno volentieri con la memoria, nell’essere “Laudatores tempore acti”: nostalgico del tempo passato.
Magister… avevi ragione: la morte corre sempre più veloce e il vile lo prende prima, perché corre in ginocchio!
Maestro, come te il buon Virgilio raccomandò attenzione, che “Latet anguis in herba”, nell’erba sta nascosta una serpe.
L’erba mia, rimpianti avi, si chiama Eurabia, quel posto che ben rappresenta la frase dell’anonimo:
“In praetoriis leones, in castris lepores”.
Nel palazzo leoni, nell'accampamento lepri.
Dentro le mura contano e impilano monete, digrignando i denti e difendendo quelle, peggio del cane che con la ciotola del mangiare.
Fuori, vigliacchi come non mai, nel non avere tanta difesa e timorosi che quel tesoro gli sia sfilato.
Lasciano alle volpi libertà di assalire altrui pollai, pensando di essere così al riparo e continuare a far frittata, con le uova d’oro dei polli loro;
ormai il sole ha cambiato posto, e l’ombra che allungava il nano ormai non nasconde più il verme che è.
“Il Real Madrid ha scelto di eliminare la piccolissima croce, che dal 1920 appariva sul suo stemma”.
Vabbè, verrebbe da dire: anche l’occhio vuole la sua parte e una riverniciata alla facciata magari svecchia un poco e ci si allinea con i tempi e i suoi nuovi simboli.
Fosse solo questo, passi, ma il motivo è ben più gretto e meschino, coinvolgendo non solo la crosta, ma l’intero motivo di quadro e dell’opera;
“ […] ostacolo alla costruzione di un fantasmagorico impianto turistico miliardario nell'isola di Ras-al-Khaimah degli Emirati Arabi Uniti”.
Peggio di Esaù, non stiamo svendendo la primogenitura, ma il culo per intero!
“[…] alberghi e ristoranti di lusso, piscine e campi sportivi, un piccolo stadio che si affaccia direttamente sul mare, un parco a tema e un museo del Real Madrid”… valgono bene un inchino?
Indocti discant et ament meminisse periti… imparino gli ignoranti e, quelli che sanno, amino di ricordare!
Così nel piccolo così nel grande: errore madornale credere insignificante un refolo di vento, quando è da quel poco e nulla che nasce ogni uragano.
E neppure è prima volta.
Appena dietro l’angolo, dicembre del 2007;
"L’Inter offende i musulmani [...] la maglia bianca con la croce rossa sul davanti, adottata in occasione del centenario della società. […] è un attentato all'Islam […] un avvocato turco, Barsia Kaska, ha chiesto alla Uefa di multare la società […] ricorda il simbolo dei Templari”.
Fosse stata solo la sparata di un pirlotto, passi, ma…
“[…] si sono accodati diversi mezzi d’informazione turchi che hanno accompagnato la foto della maglia con le immagini dei monaci soldati […] maglia razzista […] ricorda giorni sanguinosi”.
E poi, il massimo della “presinculite”:
“[…] una forma esplicita di superiorità razzista di una religione”.
Fatto calcolo del come sono stati trattati i cristiani da loro - sgozzamenti e sparamenti compresi - vien da chiedersi quanto scemi siano per evoluzione e quanto per dote genetica.
E sarebbero sti... "mamelucchi", che si vorrebbe far entrare nella Comunità Europea, con la complicità di una banda di fessi nostrani “de noatri”, che tiene aperto la porta!
Diverrebbero “Imperium in imperio”: uno Stato nello Stato.
Tuto questo però è la frana: il sassolino che la provocò iniziò da allora, in quel fatidico 26 Giugno 2005, quando persino la Croce Rossa, per superare le “differenze religiose”, sostituì lo storico e tradizionale segno con un cristallo rosso.
Il baratto della sostanza per la forma, l’identità per il vestito!
Per non offendere, restiamo offesi, meritevoli del passare da “Homo Sapiens Sapiens” a “Calabraghensis Minus Habens”… calabraghe minorato.
Dalla testa, eccoci arrivati ai titoli di coda;
Ecco il “Memento mori”, il rammentar che qui si appresta a morire Il mio scrivere e, nell’attesa di “Ire ad patres”, di andare dagli antenati, arrivato sono alla fine.
In cauda venenum… nella coda, il veleno.
Io, secondo me... 02.04.2012
“Mors et fugacem persequitur virum”… la morte raggiunge anche l'uomo che fugge;
Lo diceva Orazio: non il marito della mucca Clarabella, dei tanti personaggi fantastici di Walt Disney.
Quinto e Flacco, noto ai “Latinorum” del suo tempo come Quintus Horatius Flaccus: per noi, acerbi studenti dei miei tempi di banco, l’Orazio.
Non un normale baio-bao, micio-micio, ma un “er mejo”, dei poeti dell'età antica: elegante nello stile e pungente per ironia;
cui sono oggi a chieder perdono, augurandogli proseguo d’eterno e, soprattutto, sereno riposo;
in pace e tranquillità, spoglio da incubi e d’agitazione sepolcrale, nell’aver avuto in me il massacratore della lingua sua, ai tempi di mio scolastico macellare di latina grammatica.
Da par mio, spero vero sia il detto “Mortui non mordent”, i morti non mordono, che altrimenti sarei spolpato dal suo volersi vendicare.
Alfine, sfortunato Maestro caro, a modo mio sono a ricordarti;
da vecchio che, non potendo far retrocedere anni ormai dissolti, vi ritorno volentieri con la memoria, nell’essere “Laudatores tempore acti”: nostalgico del tempo passato.
Magister… avevi ragione: la morte corre sempre più veloce e il vile lo prende prima, perché corre in ginocchio!
Maestro, come te il buon Virgilio raccomandò attenzione, che “Latet anguis in herba”, nell’erba sta nascosta una serpe.
L’erba mia, rimpianti avi, si chiama Eurabia, quel posto che ben rappresenta la frase dell’anonimo:
“In praetoriis leones, in castris lepores”.
Nel palazzo leoni, nell'accampamento lepri.
Dentro le mura contano e impilano monete, digrignando i denti e difendendo quelle, peggio del cane che con la ciotola del mangiare.
Fuori, vigliacchi come non mai, nel non avere tanta difesa e timorosi che quel tesoro gli sia sfilato.
Lasciano alle volpi libertà di assalire altrui pollai, pensando di essere così al riparo e continuare a far frittata, con le uova d’oro dei polli loro;
ormai il sole ha cambiato posto, e l’ombra che allungava il nano ormai non nasconde più il verme che è.
“Il Real Madrid ha scelto di eliminare la piccolissima croce, che dal 1920 appariva sul suo stemma”.
Vabbè, verrebbe da dire: anche l’occhio vuole la sua parte e una riverniciata alla facciata magari svecchia un poco e ci si allinea con i tempi e i suoi nuovi simboli.
Fosse solo questo, passi, ma il motivo è ben più gretto e meschino, coinvolgendo non solo la crosta, ma l’intero motivo di quadro e dell’opera;
“ […] ostacolo alla costruzione di un fantasmagorico impianto turistico miliardario nell'isola di Ras-al-Khaimah degli Emirati Arabi Uniti”.
Peggio di Esaù, non stiamo svendendo la primogenitura, ma il culo per intero!
“[…] alberghi e ristoranti di lusso, piscine e campi sportivi, un piccolo stadio che si affaccia direttamente sul mare, un parco a tema e un museo del Real Madrid”… valgono bene un inchino?
Indocti discant et ament meminisse periti… imparino gli ignoranti e, quelli che sanno, amino di ricordare!
Così nel piccolo così nel grande: errore madornale credere insignificante un refolo di vento, quando è da quel poco e nulla che nasce ogni uragano.
E neppure è prima volta.
Appena dietro l’angolo, dicembre del 2007;
"L’Inter offende i musulmani [...] la maglia bianca con la croce rossa sul davanti, adottata in occasione del centenario della società. […] è un attentato all'Islam […] un avvocato turco, Barsia Kaska, ha chiesto alla Uefa di multare la società […] ricorda il simbolo dei Templari”.
Fosse stata solo la sparata di un pirlotto, passi, ma…
“[…] si sono accodati diversi mezzi d’informazione turchi che hanno accompagnato la foto della maglia con le immagini dei monaci soldati […] maglia razzista […] ricorda giorni sanguinosi”.
E poi, il massimo della “presinculite”:
“[…] una forma esplicita di superiorità razzista di una religione”.
Fatto calcolo del come sono stati trattati i cristiani da loro - sgozzamenti e sparamenti compresi - vien da chiedersi quanto scemi siano per evoluzione e quanto per dote genetica.
E sarebbero sti... "mamelucchi", che si vorrebbe far entrare nella Comunità Europea, con la complicità di una banda di fessi nostrani “de noatri”, che tiene aperto la porta!
Diverrebbero “Imperium in imperio”: uno Stato nello Stato.
Tuto questo però è la frana: il sassolino che la provocò iniziò da allora, in quel fatidico 26 Giugno 2005, quando persino la Croce Rossa, per superare le “differenze religiose”, sostituì lo storico e tradizionale segno con un cristallo rosso.
Il baratto della sostanza per la forma, l’identità per il vestito!
Per non offendere, restiamo offesi, meritevoli del passare da “Homo Sapiens Sapiens” a “Calabraghensis Minus Habens”… calabraghe minorato.
Dalla testa, eccoci arrivati ai titoli di coda;
Ecco il “Memento mori”, il rammentar che qui si appresta a morire Il mio scrivere e, nell’attesa di “Ire ad patres”, di andare dagli antenati, arrivato sono alla fine.
In cauda venenum… nella coda, il veleno.
Io, secondo me... 02.04.2012
venerdì 30 marzo 2012
Turchislam
Non c’è due senza tre, dice la memoria storica popolare: pare che la regola della terzina sia anche oggi a confermare ragione.
7 ottobre 1571: una botta di fortuna a Lepanto e, con la vittoria, l'allontanamento del turco in fregola di conquista;
Giusto per sfoggiare un poco di “Latinorum”, che fa sempre scena, vero fu che
"Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit"… non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori".
E quel poco di culatello, che non guasta mai.
E rieccoli.
Vienna 1683:
“Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, casca Vienna, tutti giù per terra!!”.
Come per la serratura di casa, se entra il piede di porco, i briganti sono in e di casa: via la città, poi l’impero e, come per le ciliegie, una cosa avrebbe tirato l’altra e il domino fatto cadere la religione cattolica, e la Civiltà cristiana di tutta l'Europa occidentale.
Al din-don-dan delle campane e senza il campanile, saremmo a rispondere alla chiamata gracchiata dal muezzin, dal minareto!
Anche qui - si voglia la cara madonnina, la solita botta di fondello, Leopoldo I, con l’aiuto di Jan Sobieski, re di Polonia - l'11 settembre se lo cuccarono i... Mamelucchi, bastonati e costretti a smammare.
Il gran visir Kara Mustafa abbassò coda e orecchie, fece i bagagli e se ne andò, insalutato e sgradito ospite.
Ma il lupo ha per natura di perdere il pelo, ma non il vizio.
Cambia solo la strategia, dove alla forza si sostituisce la semina dell’erba gramigna, da mischiare con quella del vicino, da sempre vista come la più verde.
La tecnica del cuculo, che infila il suo uovo infra mezzo a quelli dell’altrui nido e prole;
una volta schiuso quello del “cuculide”, questi ha nel patrimonio genetico già arte di scalzare gli altri vicini e farne frittata, per poi restare solo consumatore di pappa e ciccia.
Così, il “Cuculus canorus” fischia e canta, mentre ingenui e giuggioloni nuovi genitori apparecchiano per lui.
L’Eurislam li ha oggi, tanti Cuculi, unghie incarnite nel suo ditone d’appoggio.
Neppure possiamo più gridare… «Ahia…Kemal» visto che il suo insegnamento è fallito;
Mustafa Kemal Ataturk - nel 1924 – provò a fondare una Turchia laica, scevra da fanatismi, catene e zavorre religiose, tenendo ben distinto quel che era carne di Cesare dallo spirito di un dio inteso nel senso più lato e confinato nel suo;
avrà poi - nell’aldilà - l’ultima parola, ma nel pieno rispetto di una creatura libera di farsi bene o male, grazie al libero arbitrio: moneta da spendere per poi - dopo Cesare - reclamare crediti o piangere debiti, da saldare in Paradiso o all’inferno.
Garante di questa libertà, a fare differenza tra marionette o creature di Allah: l’esercito;
che fece del suo meglio per cacciare quelli che di spirito ne avevano bevuto più distillato dalla damigiana che dal cuore del creatore.
Nel 1960 contro il governo autoritario di Menderes, poi appeso per il collo;
nel 1980 contro Ecevit e Demirel, che stavano trascinando il paese nel baratro di una guerra civile; nel 1997 contro Erbakan, leader del partito islamico, accusato di “deriva islamista”.
In cui allora militava - non c’è due senza tre - Recep Tayyip Erdogan.
«Alegher, alegher, bagai e i tusan: l'è rivaa el padrun de la melunera!»
Nel dialetto meneghino, è il "bauscia", il bullo e prepotente che crede di essere “Er mejo”: il proprietario della baracca dei cocomeri!
All’inizio del mandato, coperto con lana caprina che, una volta nel pollaio, mostrò del suo vero: pelo di lupo.
Facendo tesoro dei finali alla Menderes, Ecevit e Demirel fino al compagno di merende suo, Erbakan, tagliò le unghie ai soli che lo potevano impensierire: i militari;
Con un raid improvviso, pochi anni fa, mise ai ferri quaranta esponenti militari, tra cui quattordici di altissimo rango: in gattabuia, con l’accusa di avere tramato per realizzare un colpo di Stato e scalzare il governo.
Meglio prevenire che curare… giocando d’anticipo, si garantì la “Melunera”, finalmente tutta sua!
Un colpo al cerchio e uno alla botte.
Secchio, straccio e scopa e cominciano le pulizie di fino: quelle per spazzare i cristiani dal paese, già ridotti al lumicino.
Dallo sparamento di don Santoro allo sgozzamento di Monsignor Luigi Padovese e i giubilanti assassini urlanti:
«Ho ammazzato il grande satana!» e «Allah Akbar!»
Ma un po’ ovunque si umilia, si bastona e si ammazza, nell’indifferenza, se non con la tacita approvazione di autorità e stato “Erdogano”.
II mezzi d’informazione non si stancano di mostrare “come il cristianesimo e l’ebraismo cercano di distruggere la religione islamica”, mentre manifesti pubblicitari mostrano i cristiani come serpenti, che indossano croci;
sui libri di scuola si legge che il Vangelo cristiano è stato “falsificato”;
le chiese: o si chiudono d’ufficio o se ne soffoca la voce, “naturalmente”, dagli altoparlanti dei muezzin;
i sacerdoti rischiano del loro, a uscire per strada con l’abito talare o con i segni esteriori della loro fede: nessuno chiude un occhio e più che una pietra, una croce, ci mettono sopra!
A Malatya, nel 2007, tre impiegati di una casa editrice cristiana furono torturati e assassinati.
I cristiani sono in via di estinzione.
Nel 1880 rappresentavano il trenta per cento della popolazione… quattro milioni d’individui.
La mentalità visceralmente anticristiana che ha guidato il genocidio dei cristiani armeni e assiro-caldei all’inizio del XX si ripresenta oggi, concimando il terreno all’idea del diavolo, per poi procedere all’esorcismo;
Per questo i cristiani turchi, ancora presenti sono chiamati “I centomila nemici della nazione”.
Questa è la Turchia che si vorrebbe oggi aver compagna, nell’Unione Europea.
Pazzi e sconsiderati siamo.
Per noi, Amen, e così sia;
per Erdogan e la SUA Turchia… Armen!
Io, secondo me... 30.03.2012
7 ottobre 1571: una botta di fortuna a Lepanto e, con la vittoria, l'allontanamento del turco in fregola di conquista;
Giusto per sfoggiare un poco di “Latinorum”, che fa sempre scena, vero fu che
"Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit"… non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori".
E quel poco di culatello, che non guasta mai.
E rieccoli.
Vienna 1683:
“Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, casca Vienna, tutti giù per terra!!”.
Come per la serratura di casa, se entra il piede di porco, i briganti sono in e di casa: via la città, poi l’impero e, come per le ciliegie, una cosa avrebbe tirato l’altra e il domino fatto cadere la religione cattolica, e la Civiltà cristiana di tutta l'Europa occidentale.
Al din-don-dan delle campane e senza il campanile, saremmo a rispondere alla chiamata gracchiata dal muezzin, dal minareto!
Anche qui - si voglia la cara madonnina, la solita botta di fondello, Leopoldo I, con l’aiuto di Jan Sobieski, re di Polonia - l'11 settembre se lo cuccarono i... Mamelucchi, bastonati e costretti a smammare.
Il gran visir Kara Mustafa abbassò coda e orecchie, fece i bagagli e se ne andò, insalutato e sgradito ospite.
Ma il lupo ha per natura di perdere il pelo, ma non il vizio.
Cambia solo la strategia, dove alla forza si sostituisce la semina dell’erba gramigna, da mischiare con quella del vicino, da sempre vista come la più verde.
La tecnica del cuculo, che infila il suo uovo infra mezzo a quelli dell’altrui nido e prole;
una volta schiuso quello del “cuculide”, questi ha nel patrimonio genetico già arte di scalzare gli altri vicini e farne frittata, per poi restare solo consumatore di pappa e ciccia.
Così, il “Cuculus canorus” fischia e canta, mentre ingenui e giuggioloni nuovi genitori apparecchiano per lui.
L’Eurislam li ha oggi, tanti Cuculi, unghie incarnite nel suo ditone d’appoggio.
Neppure possiamo più gridare… «Ahia…Kemal» visto che il suo insegnamento è fallito;
Mustafa Kemal Ataturk - nel 1924 – provò a fondare una Turchia laica, scevra da fanatismi, catene e zavorre religiose, tenendo ben distinto quel che era carne di Cesare dallo spirito di un dio inteso nel senso più lato e confinato nel suo;
avrà poi - nell’aldilà - l’ultima parola, ma nel pieno rispetto di una creatura libera di farsi bene o male, grazie al libero arbitrio: moneta da spendere per poi - dopo Cesare - reclamare crediti o piangere debiti, da saldare in Paradiso o all’inferno.
Garante di questa libertà, a fare differenza tra marionette o creature di Allah: l’esercito;
che fece del suo meglio per cacciare quelli che di spirito ne avevano bevuto più distillato dalla damigiana che dal cuore del creatore.
Nel 1960 contro il governo autoritario di Menderes, poi appeso per il collo;
nel 1980 contro Ecevit e Demirel, che stavano trascinando il paese nel baratro di una guerra civile; nel 1997 contro Erbakan, leader del partito islamico, accusato di “deriva islamista”.
In cui allora militava - non c’è due senza tre - Recep Tayyip Erdogan.
«Alegher, alegher, bagai e i tusan: l'è rivaa el padrun de la melunera!»
Nel dialetto meneghino, è il "bauscia", il bullo e prepotente che crede di essere “Er mejo”: il proprietario della baracca dei cocomeri!
All’inizio del mandato, coperto con lana caprina che, una volta nel pollaio, mostrò del suo vero: pelo di lupo.
Facendo tesoro dei finali alla Menderes, Ecevit e Demirel fino al compagno di merende suo, Erbakan, tagliò le unghie ai soli che lo potevano impensierire: i militari;
Con un raid improvviso, pochi anni fa, mise ai ferri quaranta esponenti militari, tra cui quattordici di altissimo rango: in gattabuia, con l’accusa di avere tramato per realizzare un colpo di Stato e scalzare il governo.
Meglio prevenire che curare… giocando d’anticipo, si garantì la “Melunera”, finalmente tutta sua!
Un colpo al cerchio e uno alla botte.
Secchio, straccio e scopa e cominciano le pulizie di fino: quelle per spazzare i cristiani dal paese, già ridotti al lumicino.
Dallo sparamento di don Santoro allo sgozzamento di Monsignor Luigi Padovese e i giubilanti assassini urlanti:
«Ho ammazzato il grande satana!» e «Allah Akbar!»
Ma un po’ ovunque si umilia, si bastona e si ammazza, nell’indifferenza, se non con la tacita approvazione di autorità e stato “Erdogano”.
II mezzi d’informazione non si stancano di mostrare “come il cristianesimo e l’ebraismo cercano di distruggere la religione islamica”, mentre manifesti pubblicitari mostrano i cristiani come serpenti, che indossano croci;
sui libri di scuola si legge che il Vangelo cristiano è stato “falsificato”;
le chiese: o si chiudono d’ufficio o se ne soffoca la voce, “naturalmente”, dagli altoparlanti dei muezzin;
i sacerdoti rischiano del loro, a uscire per strada con l’abito talare o con i segni esteriori della loro fede: nessuno chiude un occhio e più che una pietra, una croce, ci mettono sopra!
A Malatya, nel 2007, tre impiegati di una casa editrice cristiana furono torturati e assassinati.
I cristiani sono in via di estinzione.
Nel 1880 rappresentavano il trenta per cento della popolazione… quattro milioni d’individui.
La mentalità visceralmente anticristiana che ha guidato il genocidio dei cristiani armeni e assiro-caldei all’inizio del XX si ripresenta oggi, concimando il terreno all’idea del diavolo, per poi procedere all’esorcismo;
Per questo i cristiani turchi, ancora presenti sono chiamati “I centomila nemici della nazione”.
Questa è la Turchia che si vorrebbe oggi aver compagna, nell’Unione Europea.
Pazzi e sconsiderati siamo.
Per noi, Amen, e così sia;
per Erdogan e la SUA Turchia… Armen!
Io, secondo me... 30.03.2012
Scurbàtt
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti…
Diventar vecchi, con i tempi che corrono, pare già una conquista, giacché oggi puoi trovare con più facilità il fuori di testa che, soltanto perché non hai una sigaretta da offrire, ti spranga.
Al «L'è brutt diventà vegg», che brutto diventare vecchi, che mi ricordano i milanesi più in là di me negli anni, ribatto un bel «Mei vecc che mort» dove l’alternativa cimiteriale;
“Ei fu. Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore. Orba di tanto spiro” sarebbe la manzoniana e sepolcrale iscrizione tombale, sul portone della nostra nuova casa.
Detto questo e dopo una scaramantica toccata sui gemelli, sono ormai ad accettare il prezzo da pagare per mantenere il “vital sospiro”: un poco di rimbambimento, qualche vuoto, di memoria oltre che d’aria, cigolii e scricchiolii di giunture, e i capelli rimasti simili al poetare del “Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie”;
eppoi, col cavolo che “repetita iuvant”, che le cose ripetute aiutano, ma sindrome da “rincoglionil”.
A seguire poi, in genere, è il pensare ad alta voce, quando, parlando da solo, tieni comizio con te stesso;
e salvi la faccia se tieni l’auricolare all’orecchio: i più credono che sia collegato al cellulare, mentre questo magari l’hai pure dimenticato a casa!
A parte dunque queste vampate di “Senilscemenza precox”, scopro ritorni di fiamma, inaspettati ma piacioni: brillano nella memoria scintille di passato, che credevo ormai sepolte sotto cenere.
Tra queste, le poesie che si mandava a memoria, ai tempi del banco di scuola, allora appoggio di pennini e con calamaio incorporato.
Preistoria, appunto.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti…quelli incontrati dalla bella spigolatrice di Sapri, nelle rime di Luigi Mercantini, poesia che narra la sfortunata spedizione di Carlo Pisacane nel Regno delle Due Sicilie.
Sbarcati da un legno, “una barca che andava a vapore e alzava una bandiera tricolore”, quei pochi disperati, armati più di sogni che di schioppi, ardevano d’amor patrio.
«Siam venuti a morir pel nostro lido… O mia sorella, vado a morir per la mia patria bella » disse il Carlo.
Almeno questa la imbroccò giusta: tutto andò puntualmente storto.
Forse il chiamarsi “Pisacane” non aiutò, dove anche oggi si pensa all’animale che t’innaffia la ruota della macchina.
Scambiati per briganti, ebbero addosso sia quelli del luogo che gli armati, che misero fine a ogni velleità patriottica.
“…e tra 'l fumo e gli spari e le scintille, piombaro loro addosso più di mille”.
E tenero fu il rimpianto della donna, a rimembrar quando “io non vedeva più fra mezzo a loro quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro”.
Son quattrocento, son giovani e forti, e sono … Monti.
Mànega de scurbàtt… massa di corvacci, sotto l’ala protettrice!
Monti, lo spigolatore, che taglia e toglie gambo e grano.
Qualche centinaio, di prima nomina e pelo, accompagnati alle decine che bissano, sono a tenerlo in piedi: incuranti della profezia Maya, che vorrebbe la fine del mondo al 21 dicembre 2012, loro mirano al fatidico 2013;
non la fine, ma l’inizio della pensioncina: lo scatto e la maturazione di quel ben di Dio, garantito dal giusto tempo di scaldata del cadreghino, che permetterà la schiusa dell’ovetto d’oro così covato.
Frega un cazzo del Marietto Monti: deve solo stare quel tanto in piedi da puntellare la seduta fino a quel momento.
Il riferimento, l’eroe cui somigliare, per la schiera rimane il Walter Veltroni;
quattro legislature, un ventennio - et voilà! - novemila eurini puliti al mese: lucrosa rendita di un cinquantatreenne (al tempo della maturazione d’obolo)!!
Le trombe del paradiso per lui e i gemellati… le trombate del giudizio per i comuni mortali, che si sono visti allungare i già tanti quarant’anni canonici.
I soldi per questi, uniti all’orgasmo del potere per i vecchi dinosauri, maestri di sopravvivenza, anche alla caduta del meteorite, è buon mastice per l’incollata del Monti.
Io aiuto te, tu aiuti me: una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso… Il bidet dell’onorevole.
Sarà la mia una forma senile, una “defecatio mentis” dovuta all’indurimento della cotica e allo spuntare del pelo sullo stomaco, dove le cicatrici ricordano che sospettare è peccato, ma quasi sempre - come ricordava il veterano Giulio Andreotti - ci s’indovina!
Incontrassi Monti & C. non avrei mai, in risposta al loro apparire, che “Siamo venuti a morir pel nostro lido… O mio fratello, andiamo a morir per la mia patria bella”.
Col c….avolo!!
Scurbàtt, corvacci sono, a volteggiare per cercare altra carcassa da spolpare.
Come e con i Penati, i Boni o i Lusi, cercano tutti la cassa, sì, ma dei piccioli, non quella da morto!
Io, secondo me... 29.03.2012
Diventar vecchi, con i tempi che corrono, pare già una conquista, giacché oggi puoi trovare con più facilità il fuori di testa che, soltanto perché non hai una sigaretta da offrire, ti spranga.
Al «L'è brutt diventà vegg», che brutto diventare vecchi, che mi ricordano i milanesi più in là di me negli anni, ribatto un bel «Mei vecc che mort» dove l’alternativa cimiteriale;
“Ei fu. Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore. Orba di tanto spiro” sarebbe la manzoniana e sepolcrale iscrizione tombale, sul portone della nostra nuova casa.
Detto questo e dopo una scaramantica toccata sui gemelli, sono ormai ad accettare il prezzo da pagare per mantenere il “vital sospiro”: un poco di rimbambimento, qualche vuoto, di memoria oltre che d’aria, cigolii e scricchiolii di giunture, e i capelli rimasti simili al poetare del “Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie”;
eppoi, col cavolo che “repetita iuvant”, che le cose ripetute aiutano, ma sindrome da “rincoglionil”.
A seguire poi, in genere, è il pensare ad alta voce, quando, parlando da solo, tieni comizio con te stesso;
e salvi la faccia se tieni l’auricolare all’orecchio: i più credono che sia collegato al cellulare, mentre questo magari l’hai pure dimenticato a casa!
A parte dunque queste vampate di “Senilscemenza precox”, scopro ritorni di fiamma, inaspettati ma piacioni: brillano nella memoria scintille di passato, che credevo ormai sepolte sotto cenere.
Tra queste, le poesie che si mandava a memoria, ai tempi del banco di scuola, allora appoggio di pennini e con calamaio incorporato.
Preistoria, appunto.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti…quelli incontrati dalla bella spigolatrice di Sapri, nelle rime di Luigi Mercantini, poesia che narra la sfortunata spedizione di Carlo Pisacane nel Regno delle Due Sicilie.
Sbarcati da un legno, “una barca che andava a vapore e alzava una bandiera tricolore”, quei pochi disperati, armati più di sogni che di schioppi, ardevano d’amor patrio.
«Siam venuti a morir pel nostro lido… O mia sorella, vado a morir per la mia patria bella » disse il Carlo.
Almeno questa la imbroccò giusta: tutto andò puntualmente storto.
Forse il chiamarsi “Pisacane” non aiutò, dove anche oggi si pensa all’animale che t’innaffia la ruota della macchina.
Scambiati per briganti, ebbero addosso sia quelli del luogo che gli armati, che misero fine a ogni velleità patriottica.
“…e tra 'l fumo e gli spari e le scintille, piombaro loro addosso più di mille”.
E tenero fu il rimpianto della donna, a rimembrar quando “io non vedeva più fra mezzo a loro quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro”.
Son quattrocento, son giovani e forti, e sono … Monti.
Mànega de scurbàtt… massa di corvacci, sotto l’ala protettrice!
Monti, lo spigolatore, che taglia e toglie gambo e grano.
Qualche centinaio, di prima nomina e pelo, accompagnati alle decine che bissano, sono a tenerlo in piedi: incuranti della profezia Maya, che vorrebbe la fine del mondo al 21 dicembre 2012, loro mirano al fatidico 2013;
non la fine, ma l’inizio della pensioncina: lo scatto e la maturazione di quel ben di Dio, garantito dal giusto tempo di scaldata del cadreghino, che permetterà la schiusa dell’ovetto d’oro così covato.
Frega un cazzo del Marietto Monti: deve solo stare quel tanto in piedi da puntellare la seduta fino a quel momento.
Il riferimento, l’eroe cui somigliare, per la schiera rimane il Walter Veltroni;
quattro legislature, un ventennio - et voilà! - novemila eurini puliti al mese: lucrosa rendita di un cinquantatreenne (al tempo della maturazione d’obolo)!!
Le trombe del paradiso per lui e i gemellati… le trombate del giudizio per i comuni mortali, che si sono visti allungare i già tanti quarant’anni canonici.
I soldi per questi, uniti all’orgasmo del potere per i vecchi dinosauri, maestri di sopravvivenza, anche alla caduta del meteorite, è buon mastice per l’incollata del Monti.
Io aiuto te, tu aiuti me: una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso… Il bidet dell’onorevole.
Sarà la mia una forma senile, una “defecatio mentis” dovuta all’indurimento della cotica e allo spuntare del pelo sullo stomaco, dove le cicatrici ricordano che sospettare è peccato, ma quasi sempre - come ricordava il veterano Giulio Andreotti - ci s’indovina!
Incontrassi Monti & C. non avrei mai, in risposta al loro apparire, che “Siamo venuti a morir pel nostro lido… O mio fratello, andiamo a morir per la mia patria bella”.
Col c….avolo!!
Scurbàtt, corvacci sono, a volteggiare per cercare altra carcassa da spolpare.
Come e con i Penati, i Boni o i Lusi, cercano tutti la cassa, sì, ma dei piccioli, non quella da morto!
Io, secondo me... 29.03.2012
martedì 27 marzo 2012
Ganassa
«Fa no el ganassa» dicono all’ombra della madonnina, a Milano: non fare lo sbruffone!
Si muovono come i bulli del quartierino; talvolta il bauscia è uno, altrimenti, in branco.
Sgomitano, spingono, urtano, si fanno largo con prepotenza, con la sicumera del James Bond con licenza di uccidere.
A qualcuno ci scappa pure la goccia, come al coccodrillo, quando mangiato e gli stimola la lacrimazione.
Perlopiù, picchiano i pugni: «O mangi sta minestra o salti la finestra» ripetono.
Per ora, c’hanno il culo parato: una cambiale da esigere, firmata in bianco, su cui mettere il prezzo del mercanteggio.
Solo, devono stare attenti alla presentazione: a saldare il conto devono essere i soliti noti che, presi uno per volta, sono piccole cifre ma corpose, quando i soldini sono messi uno sopra l’altro.
I “Compagni di merende” sono stati accorti nel non invadere il portafoglio di chi, una volta dismessa opera di sciacallaggio, li potrà ricollocare, riconoscendo opera emerita quella di tanto zelanti riscossori di gabella. Altrui.
A tanti devoti servitori, il “ben servito”;
a noi, il “benservito”, dove la differenza è nel godimento: gli uni per la prestazione, gli altri per l’averci preso da dietro, quando con la faccia al muro.
Come in tempo di guerra, ci siamo trovati ad avere le pulci, a doverci grattare, nel non esserci accorti d’aver dormito tra due guanciali, sì, ma pieni di voraci piattole.
Una volta c’era il “Flit”, quell’aggeggio che pareva una pompa da bicicletta, con un piccolo serbatoio davanti, da dove usciva la nuvola di disinfestante.
Passavi nella nebbia e - oplà! - i pidocchi erano stecchiti!
E certo: i “tecnici” del flit oggi, invece, devono essere della protezione animali: hanno “parcheggiato” le zecche per poterci tosare, nell’attesa che si formi nuovo pelo e quelle possano tornare, a colonizzare.
Proprio bello: un collaudato sistema a staffetta dove gli uni provvedono alle necessità degli altri, in un reciproco passarsi la pelle da conciare.
La pelle dei pirla;
quello che la mattina esce alle prime luci, per rientrare sul far della sera, con la “schiscetta”, il barattolone di metallo dove si è portato il pranzo al lavoro, per “far presto”, per non perdere tempo che, si sa, è denaro.
«Bambole» c’hanno detto «non c’è più una lira!», ora euro.
«Minchia!» c’è scappato di dire «mica lo avevo io il portafoglio!»
Come se il timoniere c’avesse dato del coglione perché siamo andati a sbattere, a “Schettinare” sugli scogli.
Ecco, l’esempio è calzante: come Schettino, comandante della Costa Concordia, il barcone che era una piccola città galleggiante, andato a sbattere perché quello voleva fare il “Ganassa”, appunto.
Il primo a mettersi in salvo, per poi guardare il guscio capottato mentre su quello ancora c’era chi non si raccapezzava di cosa era successo e una parte ci lasciava le penne.
“Crapa pelada e i sò fradei”, con quello che si fa fotografare sbracato, con le bretelline rosse, fa il “bava”, il “bauscia”, quasi a far credere di essere la soluzione e non causa del naufragio.
La “Classe Schettino” che ci prende per il culo;
noi, quelli ai legni, eravamo sottocoperta, a remare come dannati al ritmo del tamburo, che quelli stavano battendo.
E dietro di questi, i “consigliori”, le eminenze grigie, che aiutavano gli asini a modulare il raglio.
Ora, dopo aver dato il piattino di lenticchie ai vecchi padroni, per tenerli buoni, sono a “ganassare”.
«Siamo indispensabili: senza di noi non valete una beata fava! Non capite un cazzo: pensare non è compito vostro: Noi Tarzan, voi Cita!»
Solo che la banana non ce l’hanno data da mangiare.
Sono provvisori, e lo sanno.
Gli hanno dato però il bastone, e se la godono un mondo, a usarlo sul groppone nostro.
E la carota la usano ma, come per la banana, ce la infilano, dove non batte il sole!
Con le vacche non è necessario infilare i guanti.
Usciti dall’ombra, sanno di doverci poi tornare, ma vogliono godere al massimo della luce dei riflettori, prima che si sposti altrove.
Quando i soldi non mancano, il passo successivo, l’orgasmo prossimo è la ricerca del potere.
La compagnia del “chiagne e fotte”, come a Napoli chiamano quelli che, privilegiati, si lamentano.
Monti, “La” Fornero & C, non hanno inventato nulla di nuovo e copiato quello di chi sono stati a succedere: lo stesso che avrebbe fatto scoppiare il finimondo, se presentato dal “Silvioberlusca”, ora lo si ingoia o incassa per intero.
Le “forze armate” dei Centri Sociali sono silenziate, quando altrimenti - sguinzagliati - avrebbero messo a ferro e fuoco il paese!
“Monsieur le Président” firma senza guardare, lo stesso che allora stracciava, assieme alle vesti.
Ai “Poteri forti”, neppure una scalfittura, a dimostrare giusta sottomissione all’assunto di essere “Forti con i deboli e deboli con i forti”.
I conti tornano.
I tonti, restano.
Con i lembi della nostra pelle sono a rappezzare e tappare i buchi del loro passato di amministratori incapaci, dove ora a noi portare grasso per i fori della barca.
Mazziati e cornuti, dicono di noi che abbiamo vissuto “al di sopra delle nostre possibilità”.
E ci fanno vedere il fondo di quel portafoglio, che gli avevamo dato in custodia.
Vuoto.
«Se il paese non è pronto me ne vado, non tiro a campare!» minaccia il ganassa.
“Ghe pensi mi”, ci penso io… dov’è la spina?!
Io, secondo me... 27.03.2012
Si muovono come i bulli del quartierino; talvolta il bauscia è uno, altrimenti, in branco.
Sgomitano, spingono, urtano, si fanno largo con prepotenza, con la sicumera del James Bond con licenza di uccidere.
A qualcuno ci scappa pure la goccia, come al coccodrillo, quando mangiato e gli stimola la lacrimazione.
Perlopiù, picchiano i pugni: «O mangi sta minestra o salti la finestra» ripetono.
Per ora, c’hanno il culo parato: una cambiale da esigere, firmata in bianco, su cui mettere il prezzo del mercanteggio.
Solo, devono stare attenti alla presentazione: a saldare il conto devono essere i soliti noti che, presi uno per volta, sono piccole cifre ma corpose, quando i soldini sono messi uno sopra l’altro.
I “Compagni di merende” sono stati accorti nel non invadere il portafoglio di chi, una volta dismessa opera di sciacallaggio, li potrà ricollocare, riconoscendo opera emerita quella di tanto zelanti riscossori di gabella. Altrui.
A tanti devoti servitori, il “ben servito”;
a noi, il “benservito”, dove la differenza è nel godimento: gli uni per la prestazione, gli altri per l’averci preso da dietro, quando con la faccia al muro.
Come in tempo di guerra, ci siamo trovati ad avere le pulci, a doverci grattare, nel non esserci accorti d’aver dormito tra due guanciali, sì, ma pieni di voraci piattole.
Una volta c’era il “Flit”, quell’aggeggio che pareva una pompa da bicicletta, con un piccolo serbatoio davanti, da dove usciva la nuvola di disinfestante.
Passavi nella nebbia e - oplà! - i pidocchi erano stecchiti!
E certo: i “tecnici” del flit oggi, invece, devono essere della protezione animali: hanno “parcheggiato” le zecche per poterci tosare, nell’attesa che si formi nuovo pelo e quelle possano tornare, a colonizzare.
Proprio bello: un collaudato sistema a staffetta dove gli uni provvedono alle necessità degli altri, in un reciproco passarsi la pelle da conciare.
La pelle dei pirla;
quello che la mattina esce alle prime luci, per rientrare sul far della sera, con la “schiscetta”, il barattolone di metallo dove si è portato il pranzo al lavoro, per “far presto”, per non perdere tempo che, si sa, è denaro.
«Bambole» c’hanno detto «non c’è più una lira!», ora euro.
«Minchia!» c’è scappato di dire «mica lo avevo io il portafoglio!»
Come se il timoniere c’avesse dato del coglione perché siamo andati a sbattere, a “Schettinare” sugli scogli.
Ecco, l’esempio è calzante: come Schettino, comandante della Costa Concordia, il barcone che era una piccola città galleggiante, andato a sbattere perché quello voleva fare il “Ganassa”, appunto.
Il primo a mettersi in salvo, per poi guardare il guscio capottato mentre su quello ancora c’era chi non si raccapezzava di cosa era successo e una parte ci lasciava le penne.
“Crapa pelada e i sò fradei”, con quello che si fa fotografare sbracato, con le bretelline rosse, fa il “bava”, il “bauscia”, quasi a far credere di essere la soluzione e non causa del naufragio.
La “Classe Schettino” che ci prende per il culo;
noi, quelli ai legni, eravamo sottocoperta, a remare come dannati al ritmo del tamburo, che quelli stavano battendo.
E dietro di questi, i “consigliori”, le eminenze grigie, che aiutavano gli asini a modulare il raglio.
Ora, dopo aver dato il piattino di lenticchie ai vecchi padroni, per tenerli buoni, sono a “ganassare”.
«Siamo indispensabili: senza di noi non valete una beata fava! Non capite un cazzo: pensare non è compito vostro: Noi Tarzan, voi Cita!»
Solo che la banana non ce l’hanno data da mangiare.
Sono provvisori, e lo sanno.
Gli hanno dato però il bastone, e se la godono un mondo, a usarlo sul groppone nostro.
E la carota la usano ma, come per la banana, ce la infilano, dove non batte il sole!
Con le vacche non è necessario infilare i guanti.
Usciti dall’ombra, sanno di doverci poi tornare, ma vogliono godere al massimo della luce dei riflettori, prima che si sposti altrove.
Quando i soldi non mancano, il passo successivo, l’orgasmo prossimo è la ricerca del potere.
La compagnia del “chiagne e fotte”, come a Napoli chiamano quelli che, privilegiati, si lamentano.
Monti, “La” Fornero & C, non hanno inventato nulla di nuovo e copiato quello di chi sono stati a succedere: lo stesso che avrebbe fatto scoppiare il finimondo, se presentato dal “Silvioberlusca”, ora lo si ingoia o incassa per intero.
Le “forze armate” dei Centri Sociali sono silenziate, quando altrimenti - sguinzagliati - avrebbero messo a ferro e fuoco il paese!
“Monsieur le Président” firma senza guardare, lo stesso che allora stracciava, assieme alle vesti.
Ai “Poteri forti”, neppure una scalfittura, a dimostrare giusta sottomissione all’assunto di essere “Forti con i deboli e deboli con i forti”.
I conti tornano.
I tonti, restano.
Con i lembi della nostra pelle sono a rappezzare e tappare i buchi del loro passato di amministratori incapaci, dove ora a noi portare grasso per i fori della barca.
Mazziati e cornuti, dicono di noi che abbiamo vissuto “al di sopra delle nostre possibilità”.
E ci fanno vedere il fondo di quel portafoglio, che gli avevamo dato in custodia.
Vuoto.
«Se il paese non è pronto me ne vado, non tiro a campare!» minaccia il ganassa.
“Ghe pensi mi”, ci penso io… dov’è la spina?!
Io, secondo me... 27.03.2012
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