mercoledì 25 luglio 2012

martedì 10 luglio 2012

Pisellino

«Bambini, il maestro si toglierà il pisellino!»

 «Ooh!»


“Quando i bambini fanno ‘oh’

 che meraviglia, che meraviglia”!
 

«Bambini, Fabio diventerà Greta!»
 

«Ooh!»
 

“Quando i bambini fanno ‘oh’ c'è un topolino.

Mentre i bambini fanno ‘oh’ c'è un cagnolino.

Se c'è una cosa che ora so

ma che mai più io rivedrò…”
 

No, non ce la faccio… è più forte di me… mi scappa…


«… il pisellino, il pisellino!»
 

Aaaah… che liberazione… proprio non mi riusciva di tenerla. La notizia.
 

Coteto, quartiere di periferia di Livorno: terza classe della scuola materna.

I bambini sono alti un soldo di cacio; piccoli, come la monetina che una volta permetteva di comprare solo una particola di formaggio, trasparente come carta velina.

Fabio, il maestro, dopo una vita tribolata, dove non gli è riuscito prima di fare il gran passo, ha deciso di darci un taglio e avviare la metamorfosi.
 

«Cambio sesso! Dopo una vita vissuta come una crisalide, in un’identità non mia, ho deciso. Mi farò operare a Pisa. Ho iniziato a prendere ormoni e farò un intervento per impiantare protesi al seno. Non voglio più continuare a vivere nel bozzolo sbagliato.»

Dal farfallone Fabio alla farfalla Greta.


“Tutti i bambini fanno ‘oh’

dammi la mano

perché mi lasci solo,

sai che da soli non si può,

senza qualcuno,

nessuno può diventare un uomo”.
 

Beh… uomo… ora non più: finalmente Fabio Franchini, 46 anni, laureato Isef e per tre volte campione di pattinaggio, ce l’ha fatta a liberare la sua parte femminile.

La natura è crudele: a volte genera e degenera, con aberrazioni di tal genere, dove un povero essere si trova condannato a dimorare in vesti non sue.

Sono felice per Fabio… Greta: è un diritto - anche un dovere! - correggere gli errori della natura, che non è perfetta, infallibile e certamente perfettibile.


Benvenuta Greta.
 

“… i bambini non hanno peli

né sulla pancia né sulla lingua”.
 

Naturalezza e innocenza, è la loro forza: spesso mi capita di ricordare che il bambino che fui è ancora in me, ma non so più riscoprirlo e parlarci.

Circuiti mentali complessi - talvolta tortuosi, calcarei e contorti - fanno scattare automatismi e riflessi condizionati: reagiscono restituendo pensieri già amalgamati, impastati e pronti all’uso.

Come reagenti chimici, Nitro e Fosforo mentali si fondono al fulmicotone: notizie di questo tipo, fatte deflagrare in un asilo, portano subito ad accendere polveri.

L’istinto mi ha fatto cercare acciarino e pietra focaia, per la miccia.
 

«Eh» mi sono detto «ah» ho ripetuto «boom» mi sono risposto: Fabio ha fatto scoppiare la bomba all’asilo, in mezzo a esserini semplici e ancora da plasmare.

Una cosa così sofferta e umana forse non era ancora da venire: come se a chi ancora debba imparare a leggere e scrivere arrivassi a parlare di fare, del Bosone di Higgs, la “Particella di Dio”, una tesi di laurea.
 

Sono fermo al mio tempo, quando si giocava al “dottore”, si esplorava l’interno del pantaloncino corto e sotto la sottanina dell’amichetta, domandandosi se ero io ad avere un problema o lei a non averlo.

Le prime esplorazioni quando si era acerbi e di poche primavere: lo scoprire, con curiosa e candida naturalezza le prime timide scoperte della diversità, che è la ricchezza del mondo.
 
«Ooh!»

“… finché i cretini fanno ‘eh’

finché i cretini fanno ‘ah’

finché i cretini fanno ‘boom’

[…]

ma se i bambini fanno "oh"

[…]

invece i grandi fanno "no".
 
Ebbene, li ho passati tutti, gli “eh”, le “ah”, il “boom” e il “no” di primo botto.
 
Vicino a sessanta inverni, mi sono accorto di avere un cranio con materia grigia che è come la casa, dove per tanto non ho cambiato aria e la fuga di gas ha riempito quel chiuso;
e la notizia ha acceso la luce!
 
“Boooom”.
 
«Quello è scemo!» ho esclamato di primo acchito «tutto quel che vuole, ma non in un asilo.»
 
“Così ogni cosa è nuova

è una sorpresa

e proprio quando piove

i bambini fanno ‘oh’

che meraviglia, che meraviglia!

[…]

ma che scemo vedi però, però

che mi vergogno un po’

perché non so più fare ‘oh’

non so più andare sull'altalena

di un fil di lana non so più fare una collana”.
 
Ebbene, la sfida è questa: la capacità di ritrovare il bambino, che non fu, ma è sempre raggomitolato nel profondo di noi.

Parlare con lui; scoprire come spiegare al bambino che è negli altri e ai bambini degli altri.

È compito dei grandi: insegnare e spiegare.

Il difficile non è il dipanare la matassa dei massimi sistemi, del rispondere al “chi sono, da dove vengo, dove vado?”, ma ai molti “perché” dei nostri bimbi.

Di come e perché Fabio DEVE diventare Greta!
 
“… e ognuno è perfetto

uguale è il colore

evviva i pazzi che hanno capito cos'è l'amore”.
 
Nel piccolo seme, che scompare quasi nella piega della mano, sta la quercia, che un giorno ci sovrasterà e farà ombra.

Quel seme sarà piccolo, ma non così fragile: capace di stare fermo per tanto, anche in un terreno arido ma pronto a crescere velocemente, con le prime gocce d’acqua.
 
A noi dosare, senza annegare per il troppo o inaridire con il poco.
 
“Fabio-Greta” aveva correttamente preavvisato i genitori che, riconoscendone dramma e animo, hanno capito cosa, come e quel che andava fatto.
 
In una società che nasconde la testa sotto la sabbia, non sa più gestire il dolore e la morte, le diversità e il continuo trasformarsi delle cose e anche la crudeltà e la crudezza del vivere, qualcuno ha saputo accettare la sfida ed esercitare il ruolo del genitore.
 
“Quando i genitori fanno ‘oh’

 che meraviglia, che meraviglia”.
  

Io, secondo me... 10.07.2012

Binlettura

lunedì 9 luglio 2012

domenica 8 luglio 2012

Cecco Coniglio

 

“Cecco” Coniglio è uscito dalla tana e vorrebbe la carota.



Lungi dall’essere un simpatico personaggio da fiaba, il nostro è un pezzo da novanta… come la fifa che, come si dice, quello fa, misurando del vigliacco la febbre.



Presto gli sarà dedicato un monolite a ricordo: si chiamerà “Punta Cecco”.



Oddio, come monumento è un poco misero, un sassetto vicino alla… Costa.

Insomma, uno scoglio, solo soletto tra le onde, in prossimità dell’isola del Giglio, nell’arcipelago toscano.

Il piccoletto stava lì da centinaia di migliaia, se non milioni di anni.

Chissà, magari ha visto pure i dinosauri.

Eppure, neppure aveva un nome suo: troppo insignificante per avere un’identità, fino a che “Cecco Coniglio” l’ha preso in pieno.



Il capitano Edward Smith, comandante del Titanic, è stato surclassato dal barcarolo di casa nostra;

Tutti sono capaci di centrare un ghiacciolo grande come una montagna, ma un un foruncolo in mezzo alle acque… altra cosa: ci vuole consumata perizia, professionalità, capacità e mestiere!



E che nessuno osi togliere al nostro Francesco, “Cecco” Schettino, tanta maestria, usando l’arma dell’invidia e dire che è stato solo un colpo di culo… casomai di fiancata.



Smith ha colpito un elefante con il cannone: Cecco, a confronto, una mosca in volo con un pallino di carta, sparato da una cerbottana.



Giù il cappello: onore al merito!



E poi, Smith… un dilettante: si prodigò nelle operazioni di salvataggio, assegnando i vari compiti a ciascun ufficiale e consegnando ai marconisti il messaggio di soccorso;

Poi, quando le scialuppe erano state tutte ammainate e ormai non c'era altro da fare, passò al "si salvi chi può", liberando l'equipaggio dal suo lavoro e affondò con la nave.

Il suo corpo non fu mai ritrovato.



Un pivello: ci fosse stato Cecco, gli avrebbe dato una dritta.



«Scenda dalla nave, cazzo!»



Smith, poverino, aveva un’attenuante: era sfigato, senza santi e madonne in paradiso.



Cecco, si: grazie a una mano divina sulla testa, ha fatto una manovra “solenne” evitando, grazie ad un “encomiabile” fiuto, che avvenisse una “ecatombe”.

In verità, in verità vi dico... parola di Cecco.



Ecco che Smith avrebbe dovuto tenere, sul ponte di comando, quello che gli automobilisti degli anni ’60 sulla macchina: il rosario e la placca calamitata, con fotografia di moglie e figli e la raccomandazione “non correre: ricordati di noi”.

Schettino, da buon napoletano, in plancia non c’era, ma aveva sicuramente appeso il classico cornetto portafortuna che, pensava, era meglio del pilota automatico.

Occupato a dare la migliore immagine, che ci si aspetta dal comandante di una nave che si rispetti, stava dandola ad intendere a una bella biondona, e l’ha sbattuta. La nave.

Solo allora aveva capito di comandare una banda di cretini.



«Ma dove mi avete fatto sbattere? Cosa mi avete fatto combinare?»



Magnanimo, non infierì sull’equipaggio di "Minus Habens", trogloditi scarsamente dotati d'intelligenza.



«Vabbuò… bisogna essere lucidi, agire, mantenere la calma e non perdere tempo a cercare i colpevoli.



Solo allora si ricordò di aver lasciato aperte le porte stagne, per fare aria e corrente, arieggiare la nave e cambiare l’aria viziata.



Glu… glu… glu… troppo tardi.



La stoffa del marinaio venne… a galla e, facendogli prendere le decisioni giuste.

L’istinto di sopravvivenza gli aveva dato la… dritta giusta: sterzare verso terra, dove sbarcò per primo, salvando il prezioso PC portatile.

All’asciutto, con i piedi ben saldi, si rammaricò della mediocrità del suo equipaggio, non all’altezza di uno scafato uomo di mare come lui.

E dire che, facendo tesoro di quando era mozzo nella flotta borbonica, aveva lasciato ordini chiari e precisi, “a prova di scemo”.



«All’ordine facite ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta: tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso: chi nun tiene nient’ a ffà, s’aremeni a ‘ccà e a ‘llà”»



Proprio scalognato, il Cecco Coniglio.



E pure la Costa Crociere, società proprietaria della nave colata a picco: ha preso uno scoglione!





Io, secondo me... 08.07.2012

giovedì 5 luglio 2012

Gladiatonti

 
Il contrassegno per i disabili non lo devono tenere sul cruscotto, ma appiccicato al culo, dove hanno la faccia, i “moderni gladiatori”!



Poveretti, ne hanno diritto: deficienti lo sono, mancandogli il cervello.

Quel bruscolino, la noce che portano, infatti, è completamente dedicata alla gestione dei piedi e alle funzioni fisiologiche;

Tanto - anzi, poco - a bastare per quel che devono fare: correre in mutande e rotolare una palla dentro una rete. Possibilmente avversaria.



Ecco, diamoglielo, il contrassegno, da mostrare sempre, invece della carta d’identità, giacché la funzione è medesima: a qualificare l’individuo.



I calciatori del Bologna erano a dover rispondere di un fatto schifoso: belli, giovani, fighettoni, coccolati, lecca e paraculati, tenuti nella bambagia e anche più pagati probabilmente del Presidente americano Obama, entravano nel centro storico con il contrassegno per gli invalidi.

Pare usassero un permesso, poi associato alle targhe delle loro “macchinine”, assegnato a una donna disabile, che da anni lavora per loro.



Ora, chiariamo una cosa: non ci vuole essere un geniaccio, per mettere in pratica una furbata del genere; È alla portata anche di un analfabeta o dell’ultimo dei tontoloni che, visto come funziona una cosa, è in grado - lo fanno anche le scimmie- di imitare gli stessi della specie sua, usi a questi espedienti.

In genere, sono poveracci, che tentano di sbarcare il lunario e lo fanno per sopravvivenza: malizie da portinaia.

I “moderni gladiatori”, non hanno bisogno di questo: cosa cazzo gli manca, che ormai c’hanno pure l’erba voglio, quella che si diceva non nascesse neppure nel giardino del re!



Quelli che il procuratore aggiunto bolognino, Valter Giovannini, chiama con termine maschio “moderni gladiatori” e assolve, quasi - tolgo il quasi - con ammirazione, la professoressa Vera Slepoj, psicologa e psicoterapeuta (già nel ’92, se non ricordo male) li catalogava così: "I calciatori, specialmente i più famosi, sembrano vivere in un mondo inconsapevole e comunque infantile e sono mantenuti al livello dei polli di allevamento".

Non assoluzione, per ogni bischerata facessero: semplicemente, amara constatazione di un quoziente mentale statisticamente a livello di galline ovaiole



Polli di allevamentoappunto: i veri gladiatori, infatti, erano uomini e non stupidi bambocci capricciosi.

Oltretutto, difficilmente la scampavano, per andare in giro a fare i pavoni!



«La domanda sorge spontanea» era il tormentone del bravo giornalista Antonio Lubrano, quando era attanagliato da un sospettoso dubbio: vuoi vedere che il “Valterino”, sotto sotto, c’ha la maglietta della squadra e ha la golosa voglia - purtroppo comune a tanti della razza - di volere il colore al posto del bianco e nero; Uscire dal grigiore di muffe aule di tribunale per apparire in televisione e sul giornale?

Insomma: una botta di vita.



E già, perché il suo giudizio fa a botte con la regola de “La legge è uguale per tutti”, del “Dura lex sed lex” dura da digerire, ma è la legge.

Senza contare il “Lex ignorantia negat”: la legge non ammette ignoranza!



Ma dove c’è… che si dia giusto contrassegno, per manifesta deficienza.

Che non è un insulto, ma semplicemente la definizione di una mancanza.

“Valterino” non ha emesso una sentenza, alla fine, ma una diagnosi medica, nel chiedere l’archiviazione del reato dei bolognotti.



«Nel nostro paese i “moderni gladiatori” vivono in una sorte di bolla immateriale che, salvo rare eccezioni, li mantiene avulsi dal quotidiano, al limite dell’incapacità di badare agli affari correnti di natura burocratica, che affaticano invece ogni persona che non pratica, ad alti livelli, l’arte pedatoria!»



Bene: se sono così, non diciamo cazzate e meniamo il torrone, con la solita manfrina che sia sempre colpa della società, che ormai c’ha le spalle grosse.



Diamo, ai moderni “Gladiatonti”, l’accompagnamento e la badante.



E al Valter, quattro calci… amichevolmente, da tirare sul campo di calcetto!





Io, secondo me... 05.07.2012