venerdì 25 settembre 2015

American idiot
American idiot in preogress…

“La democrazia è soltanto il treno
su cui noi saliamo
per giungere alla nostra meta.
Le moschee sono le nostre caserme,
i minareti le nostre baionette,
le cupole i nostri elmetti
e i fedeli i nostri soldati”.
Era il 1998, primavera “araba” e il nostro amico - in un discorso, tenuto a una conferenza nella città di Siirt, in Anatolia - recitò i versi di una poesia islamica.
Nel gennaio dello stesso anno la Corte Costituzionale turca mise fuori legge il "Partito del benessere" - in “turchese”, Refah Partisi - cui apparteneva il tipo.
Motivo: il partito nutriva simpatie per la jihad mondiale e perseguiva l'introduzione della sharia.
Allora il losco figuro fu condannato a dieci mesi di prigione per istigazione all'odio religioso.
Uscito dalla gattabuia, diventò “moderato”, fondò un suo partito, arrivando alla carica di Primo Ministro.
Oggi ce l’ha quasi fatta, a fottere e demolire uno status quo, che già ai tempi era a voler minare, “viaggiando sul comodo treno della democrazia” per poi farlo deragliare.
Alla sua meta Erdogan evidentemente ci vuole ancora arrivare. Ma per gradi, come si addice agli autentici moderati. E viaggiando sul comodo treno della democrazia.
E bravo il nostro Recep Tayyp Erdogan.
Con lana di pecora ha coperto il pelo di lupo, presentandosi al mondo travestito da “moderato”, camaleontico adattamento che piace a un occidente, dove dal Corano s’illude possa uscire una colomba.
Jihadista della prima ora e simulatore geniale, musulmano fanatico fino al midollo, voleva e vuole trasformare la Turchia in uno stato islamico autoritario;
in barba all’illuminato Kemal Ataturk che, nel 1923, aveva creato una Repubblica Turca laica, determinato a combattere proprio l’oscurantismo proprio dell’estremismo musulmano.
Dalle cronache del tempo:
“Nel 2008 scoppiò lo scandalo Ergenekon, una presunta organizzazione segreta che raggruppava alti ufficiali dell’esercito, giornalisti e uomini d’affari, il cui scopo sarebbe stato l’estromissione dell’AKP (Adalet ve kalkinma partisi, Partito di giustizia e sviluppo) dalla vita politica del Paese, in quanto partito islamista. Dalle risultanze processuali emerse traccia della cosiddetta ‘operazione Sledgehammer’, un piano articolato per un colpo di Stato militare che risaliva al 2003, un anno dopo la vittoria di Erdoğan alle urne”.
Vero o falso, l’amico prese la palla al balzo.
“Erdogan ha gettato in carcere migliaia di cittadini sulla base di false accuse e con processi sommari. Tutti in prigione: giornalisti, accademici e politici non conformisti sono stati sbrigativamente arrestati; i giornali dissenzienti sono stati chiusi”.
Chiaramente l'obiettivo è quello di emergere come leader popolare di un fronte musulmano sunnita neo-ottomano.
Chiaramente… ma non per l’American idiot.
Erdogan ha trovato un degno “compagno di merende: il Presidente “iuessei” Barack “Hussein” Obama;
per lo scemo del villaggio, Erdogan è “un partner e un amico eccezionale, su un’ampia gamma di questioni”.
Erdogan gli lancia lo zuccherino:
«[…] con Barack come Presidente abbiamo migliorato lo stato delle nostre relazioni, passando da una partnership strategica a una molto più profonda, sulla quale anch’egli ha riposto molta importanza.»
Preoccupante: il “black idiot” in politica estera si è sempre dimostrato un “minus habens”, sia per visione che per azione.
Da quando è entrato alla Casa Bianca non ha sbagliato un solo colpo, per favorire l’ascesa dell’islamismo.
Per rovesciare Gheddafi - un dittatore, certo, ma da anni filo-occidentale - il babbeo si lasciò menare per il naso dal nano francese - il Nicolas Paul Stéphane Sarközy de Nagy-Bocsa -  scatenando una guerra sciagurata, nella quale Londra e Parigi miravano a sottrarre a Roma concessioni petrolifere.
Grazie a ‘stì coglioni, ora i militanti dell’Esercito Islamico sono anche in Libia, dove controllano la città di Sirte e gli spazi limitrofi e hanno avamposti nel Sinai e nell'Africa nera, grazie ai movimenti affratellati di Ansar Beit al-Maqdis e di Boko Haram!
Peggio: è caduto quel blocco che esisteva e impediva a migranti-clandestini-profughi di invadere l’Italia, che ora sciamano a migliaia.
La tanto mitizzata “primavera araba”, che spacciava per “spontaneo” il movimento dal basso, di popoli in sommossa che volevano scacciare e schiacciare dittature, funzionò in parte.
Leggiamo:
“Nel 2011, quattro capi di Stato furono costretti alle dimissioni o alla fuga: in Tunisia Zine El-Abidine Ben Ali (14 gennaio 2011), in Egitto Hosni Mubarak (11 febbraio 2011), in Libia Muhammar Gheddafi che, dopo una lunga fuga da Tripoli a Sirte, fu catturato e ucciso dai ribelli il 20 ottobre 2011 e in Yemen Ali Abdullah Saleh (27 febbraio 2012)”.
Peccato che il vuoto di potere poi favorisse entrate di marmaglia peggiore.
Solo in Egitto un provvidenziale colpo di stato ha reso inoffensivo il veleno dei Fratelli Musulmani & servitor cortese, Mohamed Morsi.
Il mascalzone, culo e camicia con i “Fratelli” suoi, tentò il colpaccio: l'auto-attribuzione, mediante decreto, di ampi poteri nel campo del potere giudiziario;
per rendere non impugnabili i decreti presidenziali e mettere al riparo il lavoro dell'Assemblea Costituente, incaricata di redigere una nuova Costituzione, diceva lui.
Fortunatamente fece i conti senza l’oste e, Il 3 luglio 2013, l’allora comandante in capo delle Forze armate egiziane, gen. Abd al-Fattah al-Sisi, rimosse la piaga virulenta.
Dove non si ebbe fortuna pari, la rimozione di quei “tappi” che chiudevano le chiaviche, ha favorito oggi l’ascesa degli scarafaggi neri dell’ISIS o pari marmaglia a loro associata.
Solo un cretino avrebbe perseverato nell’errore di rimozione tappi… ma Obama è un concentrato di fesseria e attorno a sé deve proprio avere il meglio della dabbenaggine, in fatto di consiglieri.
Ora vorrebbe “stappare” il presidente siriano Bashar al-Assad.
Risultato: non Abū Bakr al-Baghdādī ha creato la premiata macelleria ISIS, ma Obama è stato il coglione che ha sgravato il mostro, scoperchiando il vaso di Pandora chela mitologia Greca voleva fosse il contenitore di tutti i mali, che si riversano nel mondo dopo l’apertura.
E diamogli le armi ai “ribelli”, chiosava il “colored” iuessei.
Come sputare controvento: ora ce li ritroviamo contro, armi e bagagli!
Ma l’American idiot continua a far danni, per la gioia del turco, che non gli par vero aver trovato un deficiente simile.
Obama fomentare il caos più assoluto in Medio Oriente, convinto che Al-Qaeda, Stato islamico e jihadisti assortiti sono molto più pericolosi del regime laico attualmente al potere in Siria.
Ennesima cazzata: centinaia di migliaia - poi conteremo a milioni - di fuggiaschi al massacro da parte dei simpatici “ribelli” dell’Isis, stanno sfondando i confini d’Europa per entrarci in casa.
Erdogan gongola.
Dai giornali:
“[…] è stato annunciato un accordo con la Turchia, che consentirà di fatto all’esercito del presidente Recep Tayyip Erdogan di conquistare un pezzo di Siria settentrionale, al confine con la Turchia. L’obiettivo ufficiale è quello di liberare la zona dai tagliagole islamisti, ma è improbabile che Ankara si accontenti di questo”.
Una volta che la cozza si attacca, lo scoglio non lo lascia più.
Bravo stupidotto di un Barack “Hussein” Obama: la pezza è peggiore del buco.
Hai proprio aiutato chi per anni ha fatto transitare i guerriglieri jihadisti attraverso le sue frontiere, ospitato e favorito la loro rete logistica, lasciato passare loro armi e curato i feriti negli ospedali di tutto il paese e fatto da sponda agli sgherri di Jabhat al Nusra, all’assalto della città curda siriana di Kobane.

Nonostante questo, nessuno è più pericoloso dell’American idiot!



Io,  secondo me... 25.09.2015

mercoledì 16 settembre 2015

Scodinzolotto

Un abile giocatore di scacchi deve essere proiettato nel futuro: vedere lo sviluppo del gioco e le possibili combinazioni a venire, considerando e anticipando anche quelle che farà o potrebbe fare il suo avversario.
La Dorothea, nata Kasner e maritata Merkel, in questo è stata maestra, fiutando l’aria che tirava e la direzione del vento.
Giocando in difesa, perché non farlo, definendo confini e limiti del campo di battaglia dove far confluire i pezzi migliori per poi mangiarli, masticarli e digerirli?
Ce l’avevano insegnato i nostri vecchi: facere de necessitate virtùtem… fare di necessità virtù.
La vecchia Europa è accerchiata, le sue mura scricchiolano, sotto la spinta delle masse che ci vogliono entrare, con le buone, ma ancor di più con le cattive.
Da fenditure e crepe stanno entrando tutti e niente può fermarli: se non si possono contenere, vediamo di scremare.
Come al mercato: chi prima arriva, prende il meglio.
La crucca vuole i siriani, le classi medie, professionisti e persone formate, pronte da inserire e oliare i possenti ingranaggi della macchina tecnica e industriale del “Viertes Reich”, il Quarto Reich.
All’Italia i badilanti e picconatori alla Adam Mada Kabobo (il ghanese che l’11 maggio 2013, a Milano, ha impugnato un piccone e ha ucciso tre persone) o macellai come Kamara Mamadou (ivoriano, “ospite” del centro di accoglienza di Mineo, che ha sgozzato un anziano a Palagonia, in provincia di Catania e scaraventato dal balcone sua moglie)!
Fino a che i colpi erano bassi, ma colpivano l’Italia, chissenefrega!
Lì c’era e c’è “Scodinzolotto”, il cagnetto da salotto della teutonica e tettonica ”Anghelina”, ubbidiente, che abbaia ma non morde.
«Komm!» e prontamente il Matteuccio nostro corre.
«Voran!» o «Zurück!» e l’italiota va avanti e indietro.
«Sietz!» parcheggia: culo per terra e aspetta altri ordini.
No, l’Italia da operetta non impensierisce il “Panzer”, ma la Repubblica Ceca, l’Ungheria, l’Austria, la Serbia, altri buchi del colino Europa, sì.
L’Inghilterra, la Spagna e poi la Francia… son cazzi amari: quelle mica pigolano, ma sanno mostrare i denti e potrebbero rompere quel bel giocattolo, quella magnifica tettarella, che il Quarto Reich sta prosciugando, ma da cui attinge forza.
Divide et impera… dividi e comanda.
Che usi i carri armati o le leve dell’economia e della finanza, la Germania continua ad avere i migliori combattenti, formati per ogni tipo di guerra. Sono gli Spartani d’Europa.
Dalle torri Dorothea, la regina, muove le sue pedine, avanza i fanti e i cavalli: impera e divide, scombina e scardina le difese altrui.
Ormai è sotto gli occhi di tutti: dove ci sono decisioni da prendere, confronti, bastonate e ordini da impartire, non è l’Europa con i suoi rappresentanti a fare da padrone, ma lei;
sia pure seguita da qualche cagnolino, come l’”Hollande de France”, altro “scodinzolotto”, con un “pedigree” più blasonato, ma sempre “animale” da compagnia, tappezzeria, zerbinotto.
Ci ha in pugno tutti quanti: “interpreta” le leggi per gli amici, le applica per gli altri, come amava dire lo statista Giovanni Giolitti.
Radunate vacche e polli, ora non li vuole lasciare: uova e latte gli fanno comodo.
La Grecia voleva uscire dal recinto ma Dorothea ha fatto vedere il pentolone, dove l’acqua bolliva a fuoco lento.
Messaggio ricevuto: la Grecia ha capito che non sarebbe stata ospite della tavola, ma la portata.
All’inizio della crisi greca sarebbe bastato dare 140 miliardi a quel paese per evitare il contagio, che da Atene stava impoverendo tutta Europa.
«Nein, nein, nein!» gracchiò la Merkel.
Le banche tedesche erano esposte verso la Grecia per 400 miliardi che, se avesse imboccato un regolare risanamento, i crediti tedeschi si sarebbero allungati nel tempo.
Per salvare le sue banche, “Kruccaland” fece ricadere e pagare i propri errori a tutti gli “associati” europei.
Perché tutto torni a posto e si possa crescere, fuori dall’Unione Europa dovrebbe andare proprio la Germania, il parassita!
Ma Dorothea è furba: come il cane da pastore, fa rientrare nei ranghi chi devia, mordendo garretti e terga dei più riottosi, gettando merda e letame su chi poteva farle ombra.
Peggio: ecco tramare nell’ombra e cospirare, ingerendo e danneggiando l’altrui sovranità ed economia.
Il Berlusconi gli stava proprio sulle ovaie, alla “Kulona”: irriverente, indisciplinato, ribelle.
E non scodinzolava.
Urgeva dare esempio e, per l’occasione agì in due modi: sul portafoglio e con la complicità di un n- ano.
Basso un metro e una sega, che titolo e nome erano più lunghi di lui: Nicolas Paul Stéphane Sarközy de Nagy-Bocsa!
Vertice del G20 di Cannes, novembre del 2011… una domanda rivolta loro, in merito all’affidabilità di Silvio Berlusconi.
«Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?»
Il n-ano ride per primo, la “Kulona”, a traino, ma quello che fa incazzare è che la Crucca aveva innescato le anomalie italiane.
Da cronache non tanto lontane:
“All’origine dell’impennata dello spread ci fu Deutsche Bank, che nel luglio 2011 vendette una quantità ingente di Btp […] la vendita da parte della principale banca tedesca di titoli del debito pubblico greco, per 500 milioni di euro e di titoli di Stato italiani per sette miliardi, ha generato panico sui mercati e aperto la strada alla crisi”.
Nel caso vi fossero altri dubbi:
“[…] il 20 ottobre 2011 Deutsche Bank presenta un lungo lavoro al Governo tedesco e alla Troika (Fmi, Bce e Ue), intitolato ‘Guadagni, concorrenza e crescita’, nel quale chiede esplicitamente che siano privatizzati i sistemi welfare e i beni pubblici di Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda. Prima mettono nel mirino i Paesi da invadere, li mettono in crisi aumentando artificialmente gli interessi sul debito pubblico; poi mandano la cura, presentandola come la sola possibilità”.
Questo è la nuova guerra del  “Viertes Reich”, il Quarto Reich!
Recentemente, la prova del complotto, di un’Europa che di unito non ha nulla, se non alleanze effimere, giusto il tempo di fottersi l’un con l’altro.
“[…] volevano che noi dicessimo che non avremmo supportato un prestito del Fondo monetario internazionale, o un altro intervento di cui l’Italia aveva bisogno, se Berlusconi fosse rimasto ancora presidente del Consiglio [… ] hanno chiesto agli Stati Uniti un appoggio per rimuovere Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi. Il Financial Times ha pubblicato le trascrizioni complete del libro dell’ex segretario del Tesoro Usa Timothy Geithner, che evidenziano le manovre di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy”.
Se l’America non accettò la combutta, altrettanto non fu in Italia, dove un Presidente della Repubblica con manie di protagonismo e grandezza fu complice attivo, mettendo sul cadreghino un suo tirapiedi: Mario Monti.
Aperta parentesi: Giorgio Napolitano, quello che…
Nel 1956, nei Paesi dell’Europa orientale si ebbero una serie di piccole e grandi rivolte da parte di popoli che chiedevano libertà e democrazia, tra cui l’Ungheria, con una gigantesca manifestazione a Budapest. L’Unione Sovietica reagì inviando i suoi carri armati.
All’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, il tipo si profondeva in elogi… ai carristi: per lui, cannoneggiando e fucilando i rivoltosi, i russi avrebbero “contribuito a rafforzare la pace nel mondo”.
Non abbiamo nulla da imparare da costui.
Chiusa parentesi.
Il n-ano invece è il responsabile della breccia a sud.
Il “tappo”, che teneva chiusa la cloaca, si chiamava Muʿammar Muḥammad Abū Minyar ʿAbd al-Salām al-Qadhdhāfī, semplificato in Mu'ammar Gheddafi.
Il n-ano aveva preso soldi da lui, per correre ed essere eletto alla Presidenza, in Francia.
Accoppare Gheddafi, per la mezzasega malefica, credeva gli venisse buono per due motivi;
il primo: cancellare le tracce dei finanziamenti occulti, avuti per la sua scalata;
poi: scalzandolo, pensava di mettere al suo posto un governo fantoccio, che lo avrebbe ringraziato sfilando le chiavi della gestione petrolifera agli italiani per darle a lui!
Fortuna ha voluto - come ora per la Merkel - fosse sempre valido il detto che vuole il diavolo capace di fare le pentole ma non i coperchi.
Com’è andata a finire, è sotto gli occhi di tutti: la Libia smembrata e con tanti “signori della guerra” a menar le mani e centinaia di migliaia di disperati in fuga via Lampedusa-Italy.
C'at vègna un cancher, Nicolas!
L’operazione “Gruviera” (dal nome del formaggio svizzero con tanti buchi), inizia con Aylan Kurdi.
“[…] giaceva senza vita a faccia in giù, tra la schiuma delle onde, nella sua t-shirt rossa e pantaloncini blu scuro, piegati all’altezza della vita”.
La povera creaturina è stata usata per l’opera di “ammorbidimento”.
Mossa da gran maestro di scacchi: aprire una breccia nella fortezza per poi entrare con tutte le forze.
In tutti gli anni, dove poveri cristi e meno, dall’Africa attraversavano verso l’italiota penisola, quanti Aylan Kurdi ci sono stati “senza vita a faccia in giù”, in t-shirt e pantaloncini, riversi a faccia in giù, derubati dalla vita?
Solo ora però “emergono” dall’oblio.
Operazione scientemente orchestrata: il momento giusto, per oscure trame e interessi, di titillare le corde emozionali del pecorame.
Tornando a noi: la trama della Dorothea era talmente fine, che alla fine si è spezzata.
Anche il miglior maestro di scacchi, alla fine trova chi lo batte.
Nel nostro caso, proprio il… caso.
E l’”effetto farfalla”: piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni, nel comportamento a lungo termine di un sistema.
La "Lady Liberty" tedesca prende in contropiede tutti e pare quasi umana, quando strombazza di voler aprire porte di casa a centinaia di migliaia di raminghi.
«Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi…»
Omette però «… i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste a me.»
Lei vuole il meglio, fare “selezionen”: niente rifiuti miserabili, senzatetto e scossi dalle tempeste.
Per questi basta l’Italia!
Ma questa volta qualcosa va storto.
L’Ungheria risponde all’invasione incontrollata con muro e filo spinato;
Repubblica Ceca e Serbia, Austria e compagnia bella cominciano a capire che, se quelli non “scivolano” via subito o qualcuno comincia a mettere il lucchetto, rischiano che diventano stanziali, a casa loro.
L’Angela, di nome ma non di fatto, si ricorda del racconto del chicco di grano e del mercante che, dal Principe si sentì chiedere il conto, per i servigi avuti, rispose:
«[…] un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due chicchi per la seconda, quattro chicchi per la terza e via a raddoppiare, fino all'ultima casella.»
Il Principe, asino di matematica, pensò di averlo fregato.
18.446.744.073.709.551.615
Non è la combinazione della cassaforte, ma il numero totale dei chicchi di grano: due alla sessantaquattro meno uno!
Il Principe ordinò di giustiziare immediatamente l'inventore degli scacchi!
Dorothea, “Doroty”, non potendo fare altrettanto, svicola.
SI accorge di aver sbagliato i conti e di avere evocato l’invasione delle cavallette, terrorizzata davanti alla marea umana che bussa alle sue porte.
Addio all’accordo di libera circolazione, all’interno delle frontiere dello spazio Schengen!
Tutti si vanno adeguando alla decisione tedesca di ripristinare i controlli.
Oltre che da sotto, l’Italia sarà invasa pure da sopra, quando SI formerà una barriera impermeabile: allora, “scivoleranno” da noi!
Niente muri, nessun filo spinato, nessun chiavistello: gli “scalzi”, fighettoni da salotto, tè e biscottini, vigilano che il pollaio rimanga “open space”.
Scodinzolotto?
«Komm!» «Voran!» «Zurück!» e «Sietz!»


Io,  secondo me... 16.09.2015

martedì 8 settembre 2015

S(c)EME

«Bianco, giallo, rosso, nero, e varianti di marrone, dal tenue al più carico…»
Nel catalogo c’è di tutto e l’imbarazzo sta solo nella scelta.
«Bianco, carrozzeria caucasica, tettuccio con spruzzatina di biondo e fanaleria sull’azzurrino!»
Perfetto. Il venditore toglie gli occhiali e si stropiccia gli occhi, palesemente soddisfatto di aver piazzato l’ennesimo bidone;
Din, din, din… dling, dling, dling…
Nella testa risuonano gioiose le campanelle del registratore di cassa e delle monete che ci cascano dentro.
Impaziente, controlla a stento il nervosismo, bramoso - com’era Mefistofele con Faust - di far firmare il contratto.
Bianco, telaio caucasico, cappuccio biondo-grano e fanaleria azzurra…»
Nella fretta si stava dimenticando il codice dell’ordine, per il magazzino.
Ecco… dove sono gli occhiali… vabbè, faccio senza.
Potevano farli più grandi, sti maledetti numeri… trovato.
E scrive, come solo una talpa riesce: un bel “380”, dove il secondo numero mette su pancia, si specchia, cuce la coppia e da “3” diventa “8”.
«Ecco fatto… firmate qui e qui, grazie.»
Subito gli stregoni si mettono all’opera, mescolando nel calderone quel che serve, per il “380”.
«Occhio, malocchio, corno, bicorno, aglio, fravaglio, prezzemolo e finocchio…»
La broda singhiozza, brontola, borbotta, ribolle, gorgoglia e alfine sgrava e scodella lo stufato… nero come l’inchiostro!
«Cazzo!» esclama Jennifer Cramblett.
«Cazzo!» gli fa eco Amanda Zinkon, anche se l’attrezzo predisposto dalla natura non ci è entrato per nulla… nel fatto.
“[…] invece dello sperma del donatore 330, caucasico, è stata consegnata la fialetta del donatore 380, afroamericano. È nata una bimba nera, che oggi ha tre anni, ma ora la coppia lesbica dell’Ohio ha fatto causa alla banca del seme, la Midwest Sperm Bank, alla quale si era rivolta per il concepimento”.
«Occhio, malocchio, corno, bicorno, aglio, fravaglio, prezzemolo e finocchio…»
Dev’essere stato il finocchio a combinare il guaio ma, scoperto l’errore, la banca del seme pose le sue scuse e risarcì in parte la coppia: la metà di quanto aveva speso per l’inseminazione artificiale.
Il nero era il più economico.
“[…] le due donne […] attendevano una bimba bionda con gli occhi azzurri, ma è nata una bambina di razza mista”.

Nel paiolo dei fattucchieri aglio, fravaglio, prezzemolo e finocchio, i colori diversi si sono depositati sulla cotica, lasciando lo scuro.
avessero usato i fogli salva colore: grazie alla loro speciale struttura a nido d’ape, avrebbero catturano il grigio e lo scuro.
“Risultato: bianchi splendenti e colori più brillanti senza incidenti... e lo vedi sul foglio che si colora”!
Sulla confezione si legge: Fogli Salva i Colori… Omino Bianco!
Le due tipe avevano trascorso un anno a scegliere il donatore per poter diventare genitori.
Jennifer Cramblett e Amanda Zinkon vivono in una cittadina, dove la quasi totalità deli abitanti sono bianchi come il latte.
“[…] la coppia teme che la bimba, quando andrà a scuola, sarà l’unica bambina non bianca e che questo possa portare a discriminazioni”.
Jennifer ha detto di amare moltissimo la sua bimba meticcia, che ora ha tre anni, ma la sua famiglia è razzista e non ha pienamente accettato la sua sessualità.
Avere una figlia di razza mista rende ancora più difficile l'integrazione, anche con i familiari.
“Volevo un gatto nero, nero, nero/mi hai dato un gatto bianco/ed io non ci sto più”.
Erano le parole di una bella canzoncina, dello Zecchino D'oro, del ’69.
Cara Jenny, Cara Amy, don't worry be happy… non preoccupatevi, siate felici e cantate con me:
“Volevo un bimbo bianco, bianco, bianco/mi hai dato un bimbo nero/ed io non ci sto più”.
«Amiamo nostra figlia, non faremmo mai cambio con nessuno, ma per noi è diventata una situazione di forte stress, e dolore».
Con 9,37 milioni di km² di superficie e circa 325 milioni di abitanti, gli Stati Uniti sono il quarto paese per superficie e il terzo per popolazione.
Piuttosto che rompere i coglioni, dopo tre anni e cercare di spillare quattrini, non è il caso di cercarsi un angolino, in quei 9,37 MILIONI di spazio;
e su 325 MILIONI di abitanti, ci troverete certo qualcuno cui frega ‘na beata fava del colore di quel balocco, che avete selezionato come fosse una bambola Barbie, “optional” inclusi.

Portate pazienza: alla fine troveranno il sistema di preparare pupazzi liofilizzati.
Come per i dadi da brodo, basterà buttare il beverone nell’acqua e vi troverete l’”estratto di carne” che più vi piace.
Attente però, prima di acquistare, leggete attentamente gli ingredienti: colore degli occhi, dei capelli, della pelle e via andare.
E il colorante: dovrà essere 330, non 380!
Ma dove vi hanno trovate: nel sacchetto delle patatine o nella Banca del, anzi, delle s(c)eme?



Io,  secondo me... 08.09.2015

venerdì 4 settembre 2015

Patapisello


M o F?

Boh!

Alla vigilia dei sessant’anni non dovrei ormai più essere dilaniato da crisi d’identità.
Sedimentato le varie scorie, nel corso del mio spicchio temporale d’esistenza, con qualche crepa d’assestamento, pensavo ormai di essere solido e stabile, su fondamenta(li) e possenti colonne.
Mica vero.
Oltre a quello della barba, anche il rasoio di Ockham ha fatto il suo tempo e comunque l’ha avuto vinta l’UCAS: l’Ufficio Complicazioni Affari Semplici.

“Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”… non moltiplicare gli elementi più del necessario.

“Pluralitas non est ponenda sine necessitate”… Non considerare la pluralità se non è necessario.

Magari ne avrà avuta faccia, ma non era scemo, nel XIV secolo, il filosofo e frate francescano inglese William of Ockham, italianizzato in Guglielmo di Occam.

Ebbene, no: UCAS batte (in… barba a) Ockham e il suo rasoio, 1 a 0.

Se proprio necessario - avrebbe suggerito il buon fraticello - a quel “M” o “F” sarebbe bastato aggiungere “A”… Altro, lasciando il “mutante” nei suoi panni o, meglio… nelle sue mutande.

Troppo facile, in una società sospesa tra Fantozzi - figura di sfigato cronico - e Tafazzi, personaggio interpretato da Giacomo Poretti, componente del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, la cui caratteristica principale è il masochismo;
in calzamaglia nera e sospensorio bianco, saltella colpendosi l'inguine con una bottiglia di plastica, traendone goduria.

Sin da bimbi si era esploratori di terre sconosciute;
acerbi e piccolini, ci si guardava nelle rispettive mutandine e la sentenza era certa:
il pisello era “M”, la patatina, “F”.
Si cresceva e, nessun dubbio, quando si doveva rispondere, vistando la casellina apposita, su moduli e scartoffie varie.
A fugare ogni dubbio, pesavano non poco le parole di un personaggio di peso e autorità, oltretutto… altolocato:

“Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò;
Maschio e Femmina li creò”.

Dio creò l'uomo… Maschio e Femmina li creò: dal singolare al plurale… Uhmmm… qualcosa non quadra.
Era al sesto giorno di massacrante lavoro e la stanchezza avrà giocato un brutto scherzo;
l’assemblaggio non dev’essere stato dei migliori e dal miscuglio ecco nascere il “Patapisello”, progenitore del “Sesso fluido”, un qualcosa in perenne ebollizione e trasformazione, come il magma di un vulcano.

UCAS batte Ockham 1 a 0… no… 23 a 0.
Ventitré: tanti, almeno, sono i generi della specie umana, censiti dall’Australian Human Rights Commission;
gli omosessuali, i bisessuali, i transgender, i trans, i transessuali, gli intersex, gli androgini, gli agender, i crossdresser, i drag king, le drag queen, i genderfluid (quelli che si avvicendano, tra maschio e femmina), i genderqueer (ogni tipo di gender al di fuori di maschio/femmina), gli intergender, i neutrois, i pansessuali, i pan gender (che rigettano un singolo gender), i third gender, i third sex, le sistergirl e i brotherboy.

Mi par di ritornare a memoria al periodo bizantino, quando i teologi erano soliti dibattere tra di loro sul sesso degli angeli;
anche quando i Turchi di Maometto II stavano per espugnare Costantinopoli, nel 1453, e porre fine all'Impero romano d'Oriente e alle loro sciocche diatribe, nel cazzeggio su cose inutili.
Perdendo quel tempo che sarebbe stato meglio utilizzato per cosa più pratica: salvarsi il culo.

UCAS batte Ockham 1 a 0… 23 a 0?
No: 56 a 0!

Quelli come me, tradizionalisti, improvvisamente si scoprono in minoranza: l’”outing” - il rivelare pubblicamente l'omosessualità o diversità - è divenuto una moda.

«Come, vai ancora solo con le donne? Sei out, retrogrado!»

Devo trovare il modo di rientrare nel con-sesso civile, nel gruppo, nel branco.
Meno male che ci ha pensato Facebook, che ha creato cinquantasei tipi di gender, nel tentativo d’ingraziarsi questa nuova fetta di emergenti.

Nel febbraio del 2014 diede la possibilità agli utenti non “M” o “F”, di scegliere cinquantasei diversi modi per autodefinirsi.
Mal gliene incolse: non incluse nel numero l’opzione “non-gendered identity”, che a tutta prima sembra la stessa cosa di “agender”, “non-primary” e “two-spirit”, ma che evidentemente non è così.
Molti scrissero arrabbiati, sentendosi discriminati.

E dove li mettiamo i “Cisgender”, termine che definisce le persone non transessuali?
Il termine non è riconosciuto da tutti e molti “non transessuali” hanno protestato, incazzati.

E il “Format”, il modello o la struttura?
Presenta prima “maschio”/”femmina” e solo dopo l’opzione “personalizza” con tutti i tipi di gender.
Perché prima? Sono forse più importanti degli altri tipi di gender?
Altri incazzati neri, a rognare e far cagnara.

E i pronomi… cazzo, anche qui ci trovi quelli che hanno voglia di far casino.
“[…] sono rudimentali – uno può scegliere di essere chiamato “lei”, “lui”, “loro” – e rimangono fermamente “gender normative”.
Insomma, Facebook non poteva inventarsi pronomi personali nuovi e più inclusivi di quelli vecchi?

Volendo far credere d’essere all’avanguardia, i “signori Facebook” presero impallinate da ogni dove: ovunque girassero le terga, si trovarono impiombati.

Non so come e se hanno ovviato all’inconveniente, se la nutrita lista dei fantasiosi trasformisti poi fosse stata implementata o abbandonata, ma il tentativo di “lecchinaggio” mal gliene incolse.

Della sfera privata, del sesso e carnazza nell’intimo non mi frega una beata fava.
Né esiste qualcosa che mi scandalizzi, che ritenga immorale o peccaminoso: tra esseri adulti e consenzienti, delle loro corsie preferenziali, di quel che fanno me ne impippo.

Paletti ne metto pure io, dentro però quelli che sono confini a difesa della famiglia che può generare, senza ricorrere a brodaglie chimiche, provette o uteri in affitto, per creare una parvenza di normalità in quello che sarà comunque sempre condannato a rimanere sterile.

Binomio e binari che, per loro stessa natura, destinati a viaggiare paralleli, ma mai a convergere o fondersi.
La famiglia generante di qua, il rimanente, di là.
Ognuno si porterà appresso valori diversi, come diverse le regole e le leggi, ad amministrare diritti e doveri mai equiparabili, miscelabili come l’acqua con l’olio.

Progetti demenziali, alla François Hollande, in Francia, in procinto di abolire dal diritto di famiglia i ruoli di madre e padre, sostituiti dai termini più neutri di “genitore 1” e “genitore 2” è roba da gabinetto, sì, ma non di Governo!
La parola “matrimonio” e “famiglia” deve rimanere indissolubilmente e senza ambiguità legato a quel che era, è e sarà sempre: l’unica realtà per natura capace di generare figliolanza.
Il rimanente si chiami come vuole, con doveri e diritti, ma in proprio brodo di coltura e cottura.
Alle cinquantasei tipologie, se ne inventino e aggiungano altre, se si vuole, magari pure con codazzo: s.p.a., s.a.p.a., s.r.l. a s.n.c. o s.a.s.

Usare le parole mamma e papà non è una forma di discriminazione.
Marito e moglie non si riducono al termine “sposi”  e “Padre e madre” non sostituiti dal termine “genitori” o indicati come “genitore 1” e “genitore 2”, “mamma 1” e “mamma 2”, “papà 1” e “papà 2”, come vorrebbero le lobby gay.

E non vale la regola secondo cui “invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”.
A essere discriminati, nel voler usare i termini di sempre, risalente alla notte dei secoli, non sono gay e lesbiche, ma quelli cui costoro vorrebbero imporsi e imporre.
Da che mondo è mondo, il metodo “naturale” prevede un solo ingresso e un’uscita, per fecondare e sgravare un ventre.
Ancora l’evoluzione non ha dato pensare di avere aperto altre nuove vie.
Per favore, almeno su questo, non prendiamoci per il c… fondelli.

E chi volesse tacciare di omofobia, veda di andare aff…… farsi benedire!

Diversi comunque siamo, almeno nel modo in cui usiamo le “attrezzature”.
E nel fare figli, che ancora non nascono sotto i cavoli o sono portati dalla cicogna… e neppure dalle altre 56 o più categorie.
Non siamo noi a separare ma la natura e chi l’affronta ci va contro.

Semplice, lineare, come un filo di rasoio. Di Ockham.



Io,  secondo me... 04.09.2015

giovedì 30 luglio 2015


C’è posta per te

Molti dei guai di oggi li dobbiamo a lui, che pure li avrà fatti in… buona fede, ma tant’è!
Tutta colpa di quella che si rivelò poi un’insana abitudine, comune al suo pari, il Michele.

Se non ci va per primo nella caverna, ci entra per far due parole con chi l’ha preceduto.

Ha proprio una predilezione per gli stambugi, le grottarelle e tutti quei monolocali scavati nella roccia.
Vero è che sono buoni posti per riprendersi dalla fatica, rilassarsi e togliersi le scarpe, che soffocano piedi gonfi dal tanto camminare; un poco di frescura quando c’è la canicola, un riparo dal maltempo, defilati dalla calca, dalla confusione e dalla folla.

Il lavoro è duro: sempre in giro per il mondo, a portar messaggi a questo e quello, tanto che ancora oggi è benvoluto ed eletto a protettore delle comunicazioni (radio, cinema, televisione), dei postini, degli ambasciatori, dei giornalai e dei corrieri.

Come tutti quelli che lavorano da soli, quando trova quello giusto, prende il pallino e non lo molla più: ti fa una capa tanta, parla solo lui e racconta, racconta, racconta; e non c’è verso di interromperlo, che diventa incazzoso e minaccioso, con quello spadone che si porta appresso.

«Scusi sa… c’avrei un incontro dal dentista…»

S’infiamma… passa tutti i colori che neppure il camaleonte possiede in catalogo.
Magia, mistero, apparizioni, sparizioni: spunta dappertutto, come il prezzemolo.
Se ti punta, cancella pure ogni appuntamento in agenda: c’ha l’esclusiva ed è meglio non contraddirlo o interromperlo, grande, grosso e fumino com’è.
Una vera forza… di Dio.

L’inizio, il motivo della sua celebrità, fu brillante, da par suo.
Spulciando le cronache dell’epoca:
“[…] fonti ben informate del Giudaismo affermano che Gabriele avvisò Noè di prendere gli animali prima del grande diluvio; evitò ad Abramo di uccidere Isacco, lottò con Giacobbe e fu voce del cespuglio infiammato. Apparve ad Abramo per annunciargli che, Sara sua moglie, avanti negli anni e ritenuta sterile, gli avrebbe dato un figlio, da cui nascerà un popolo eletto. Sara incredula ride e l'Angelo la renderà muta, fino al momento del parto”.
E già il fare ciò fu impresa titanica, che ancora oggi a nessun uomo riesce formula per imitarlo.

E già, perché “lui” non è un “quaraquaquà” qualunque ma Gabriele, l’angelo, anzi, l’Arcangelo: un graduato, una specie di sergente.

E non finisce qua l’elenco dei meriti.
“[…] rivela a Zaccaria che Giovanni Battista nascerà da Elisabetta e, a Maria, che diverrà la madre di Gesù”.
E qui c’ha avuto il suo bel daffare, nel convincere lo sposo Giuseppe, che il concepimento è avvenuto mediante lo Spirito Santo e che non era il caso di far tanta cagnara e pensare di non sposarla più.
Non so quanti oggi si sarebbero fatti convincere, ma il Beppe dall’ora era una brava persona.

Voci di corridoio circolavano: lo davano come quello che seppellì Mosè o che sarebbe l'angelo non identificato del Libro della Rivelazione, l’Apocalisse di Giovanni che, soffiando nel corno, annuncerà il Giorno del Giudizio.
Tutto ciò però non scalfì la stima per lui e neppure si pensò a un portasfiga ma, un giorno…

«C’è posta per te!»

Maometto aveva trovato quel pertugio sul monte Hira, vicino alla Mecca, ottimo per schiacciare il pisolino quotidiano lontano da disturbatori, ed ecco che uno di quelli arriva pure lì.
«Leggi, in nome del tuo Signore, che ha creato l'uomo da un grumo di sangue! Leggi! Ché il tuo Signore è il Generosissimo, Colui che ha insegnato l’uso del calamo, ha insegnato all'uomo quello che non sapeva.»
Era una tecnica che funzionava sempre: un’interrogazione così creava sempre curiosità;
in risposta, una serie di domande e di perché: un modo per socializzare.
Di solito poi si arrivava ai soliti luoghi comuni: “Non ci sono più le donne di una volta”, “Una volta ci si divertiva con poco”, “Le nevicate di adesso non sono più quelle, ”Non ci sono più le mezze stagioni”, Si stava meglio quando si stava peggio“…
Preso dal panico, l’altro invece fuggì a precipizio dalla caverna, in direzione della propria abitazione;
Peccato, pensò Gabriele: avrebbe volentieri fatto due chiacchiere, ma la dipartita gli lasciava l’alloggio.
L’altro, dallo spavento cominciò ad avere delle visioni. La notte gli compariva in sogno una figura enorme e si avvicinava per afferrarlo. Durante il giorno, mentre camminava per la campagna, sentiva delle voci uscire dai sassi, dai muri e dal ventre degli animali;
voci che gli dicevano: "Salute, o apostolo di Dio".

Una notte, mentre stava dormendo, la figura enorme gli si presentò di nuovo in sogno. Aveva in mano un copriletto di broccato: sopra c'era scritto qualcosa. Gli disse: «Leggi!»
Erano i primi versi del Corano.
Un’esperienza simile l’avevano avuta Ezechiele e Giovanni nell’Apocalisse, ma poi lo scritto lo dovettero ingoiare: lui l'aveva fatto diventare parte del cuore e del corpo… altrimenti gli sarebbe toccato digerire un copriletto di broccato!

l'islam divenne così la religione del loro dio Allah, che si è fatto testo e che si “incarta” nel Corano, dopo essere stato rivelato a Maometto attraverso l'Arcangelo Gabriele.
Per i musulmani quindi il Corano è Allah stesso, è della stessa sostanza di Allah, opera increata al pari di Allah, a cui ci si sottomette e che non si può interpretare perché si metterebbe in discussione Allah stesso.

Questo giusto per dire che non ci potrà mai essere dialettica, interpretazione o compromesso di alcun tipo.

Così era, così è, così sarà, nei secoli dei secoli.
Il cervello all’ammasso e l’anello al naso.

Maometto si risvegliò e rispose: «Eccomi, che debbo fare?».
E Gabriele (nel sogno): «Alzati, avverti gli uomini e chiamali a Dio.»
“Dio gli rivelava tutte le cose, anche il luogo dove si era perduto un cammello nel deserto o dove si era impigliata la sua briglia”.
Fosse bastato, saremmo stati tutti bene: noi a fare i cazzi nostri e loro a cercar cammelli.

Stanchi dei cammelli, cercarono di monetizzare;
il Corano diventa Il sigillo delle rivelazioni: conferma, corregge e completa quelle precedenti.
Fedeli al detto che gli ultimi saranno i primi, eccoli a pretendere che la conta cominci dal fondo.
Il testo rivelato a Medina rafforzerà le differenze tra l'islam, l'ebraismo e il cristianesimo.
Il Corano è il ritorno alla purezza della religione di Abramo, il suo perfezionamento e Maometto, il sigillo della Profezia.
L’islam è l’unico erede di Abramo, accusa di falsificazione delle Scritture i suoi predecessori e si proclama come unica vera religione.

Ed ecco risuonare quanto di peggio per il genere umano: la presunzione, la prepotenza delle armi quando possibile;
bile, rabbia e rancore quando altrimenti, affilando le spade per tempi migliori.

«Allah Akhbar! Allah Akhbar! Ash-hadu an-la ilaha illa Allah, Ash-hadu anna Muhammad-Rasul Allah.» «Allah è, non c'è altro dio all'infuori di Allah e Maometto è il suo Messaggero.»

Già il Corano è un crogiolo di maledizioni verso chi non la dovesse pensare uguale;
senza a ciò aggiungere i famosi Hadit o detti attribuiti a Maometto;
le prime raccolte cosiddette “Sahih” o “solide, autentiche” di hadith sono state scritte oltre 200 anni dopo la morte di Muhammad.
Qualche dubbio sul “passaparola” ci sta, come ben sa chi ha giocato ai tempi al “telefono senza fili”, dove una frase del primo della file arrivava all’ultimo completamente stravolta nel significato e ben diverso dalla propria genesi.

C’è posta per noi.

Destinatari: i miscredenti, gli infedeli, impuri come cani, maiali e scimmie.
Mittente: Allah… il Compassionevole, il Misericordioso.

 “O voi che credete! Non abbiate amici tra gli Ebrei e i Cristiani […] Allah darà una più grande ricompensa a coloro che combatteranno per lui […] I musulmani devono arrestarli, assediarli e preparare imboscate in ogni dove […] circondarli e metterli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta […] tagliate loro le mani e la punta delle loro dita […] se un musulmano non si unisce alla guerra, Allah lo ucciderà […] I musulmani devono far guerra agli infedeli che vivono intorno a loro […] brutali con gli infedeli […] un musulmano può uccidere ogni persona che desidera se è per giusta causa […] chiunque combatta contro Allah o rinunci all’Islam per abbracciare un’altra religione, deve essere messo a morte o crocifisso o mani e piedi siano amputati da parti opposte […] chiunque abiuri la sua religione islamica, uccidetelo”.

Alla faccia del compassionevole e del misericordioso: non oso pensare cosa sarebbe altrimenti.

O forse si, andando avanti a leggere.

"Abbiamo preparato la Fiamma per i miscredenti, per coloro che non credono in Allah e nel Suo Inviato […] colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! […] non obbedire ai miscredenti; lotta invece con essi vigorosamente […] uccideteli ovunque li incontriate […] combattili fino a quando non ci sia più tumulto o oppressione, e prevalga la giustizia e la fede in Allah ovunque e […] ai miscredenti saranno tagliate vesti di fuoco e sulle loro teste verrà versata acqua bollente, che fonderà le loro viscere e la loro pelle. Subiranno mazze di ferro, e ogni volta che vorranno uscirne per la disperazione vi saranno ricacciati […] il loro rifugio sarà l’Inferno, qual triste rifugio! […] e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati […] in verità è gente che nulla comprende”.

Una domanda sorge spontanea: esisterà mai un “Islam moderato”?

Facendo orgogliosamente parte della “gente che non comprende”, mi rivolgo al mio, di Dio e prego:

«PADRE nostro che sei nei cieli…»

Dall’altra parte, lascio a “quelli che comprendono”, fare lo stesso:

«PADRONE mio che sei nei cieli…»

E se becco Gabriele, giuro che lo tiro giù con una schioppettata!!


Io,  secondo me... 30.07.2015

mercoledì 22 luglio 2015


Don Formentonto

Mi par di vedere e pure sentire, il portavoce dei transumanti, ordinare:
«Col cazzo a Cagliari… si va a Reggio!»

Certo non da dire a un tedesco, al francese o all'inglese, a spagnolo, greco o a turco, ma al comandante italiano, sì.
 Dai l’indirizzo: lo programmi come il navigatore che si usa in automobile.

Nel paese degli “scodinzolotti”, puoi lanciare il bastoncino, che vanno a raccoglierlo.

«Vogliamo andare in Calabria, non in Sardegna. Sterza capitano!»

ARROGANZA.

La nave ha virato di bordo e si è diretta a Reggio Calabria.
Dico: una nave, mica un tandem, un taxi o il pulmino della Caritas o dei bambini dell’asilo!

Verrebbe da pensare all’imperativo di un Ammiraglio o un dirottatore.

«Manco p'ò cazz!» direbbero a Napoli.

«L'è rivaa el padrun de la melunera» avrebbero detto i nostri nonni, a Milano: il padrone del campo dei cocomeri, per indicare un prepotente.

Leggo:
“[…] 550 immigrati, imbarcati a bordo della nave Bourbon Argos, di Medici Senza Frontiere, hanno inscenato una rivolta […] scoprendo di essere diretti alla volta di Cagliari […] ma ha dovuto invertire la rotta, dopo le proteste dei passeggeri”.

Sempre dal buon dialetto milanese... Padrun cumanda, caval el trota: padrone comanda, cavallo trotta.
Peccato che neppure abbiamo del cavallo, ma più dell’asino!

L’ennesima figura di merda e un rafforzativo, per chi ormai vede nell’iali(di)ota paese quello del Bengodi, dove il masochismo è alla ricerca del sadico.

Se questa è gente che fugge da guerre, persecuzioni, miseria o altro, fanno presto a cambiare pelle e da pecore diventare leoni.
E non sono casi isolati.

“[…] quella struttura, a San Rossore di Pisa, è troppo isolata dalla città e non c’è neppure linea wi-fi. In quell’altra, un hotel a Campiglia Marittima (Livorno), vivono già anche donne sposate e per la religione islamica non si può convivere con loro, inoltre la cucina è in comune e le camere sono un po’ strette”.

Inammissibile questo peggioramento della logistica rispetto alla precedente sistemazione, in Sicilia: non uno spazio dove cucinare autonomamente e il dover alloggiare in camerette d’albergo e non in spazi più ampi, com’erano abituati nel precedente soggiorno.
E senza wi-fi.
Anche qui, calate le braghe, eccoli  accontentati e sistemati in mini appartamenti, solitamente utilizzati per le vacanze.

ARROGANZA.

Questa è la parola che più si adatta a personaggi che tutto hanno, ma non del disperato.

«E io pago!» diceva un comico come Totò, ma ora la frase non fa più ridere, perché oltre al danno c’è restituita la beffa, dalla marmaglia.
E non è questione di razzismo: sono fatti, ben documentati e provati, freschi di questi ultimi mesi.

ARROGANZA.

Spostiamoci nel tempo del mese “marzaiolo”;
Il copione non cambia e continua la ricerca dell’”erba voglio”, quella che si diceva non crescesse neppure nel giardino del re.
Ma in Italia, sì.
“[…] circa 300 immigrati, ospiti del Cara (il centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, hanno inscenato una manifestazione bloccando la statale ionica 106”.

«VOGLIAMO il wifi libero nella struttura, più denaro, in luogo dei pocket money e le lasagne fanno schifo!»

Nel mese di aprile, altro posto stessa storia.

“[…] Borgetto, rivolta nel centro di prima accoglienza […] trasferiti in un hotel tre stelle, rifiutano l'alloggio. Protagonisti alcuni nigeriani richiedenti asilo politico, trasferiti da Geraci Siculo a Corleone […] nonostante la sistemazione fosse più che buona (ex hotel Belvedere di tre stelle, panoramico, immerso nel verde e a soli 600 metri dal paese) […] si sono rifiutati di scendere dal pullman perché ritenevano la sistemazione troppo isolata e hanno PRETESO di essere trasportati a Palermo".
Mentre lo Stato (noi) risparmia per ogni cosa che riguarda la sanità, l'istruzione e la sicurezza in particolare, per i migranti non c’è crisi che tenga e, peggio: l'hanno sempre vinta.

ARROGANZA.

Peschiamo sempre nel torbido.
“[…] quarantasette migranti - giovani e in ottima salute - provenienti da Napoli, giunti in pullman davanti all'albergo Janas di Sadali, un piccolissimo paese della provincia di Nuoro, cui erano destinati, hanno organizzato la rivolta: per tutta la notte hanno bivaccato davanti all'albergo, rifiutandosi di entrare dentro. Non ne vogliono proprio sapere di stare in un paese con meno di mille abitanti, lontanissimo e mal collegato dai grandi centri dell'Isola […] non si stancano di ripetere che VOGLIONO andare in una grande città della penisola o almeno a Cagliari dove ci possiamo muovere agevolmente […] qualcuno ha minacciato di tagliarsi le vene se non fosse stato portato via”.

Ma da dove cazzo sono arrivati questi?
Forse che sono partiti dal paesello con pestilenza, carestia, guerra e persecuzioni per avere il wi-fi, la paghetta e sputare sulle lasagne nel piatto?

Probabilmente, se andiamo a cercare, tanta gente di casa nostra sta peggio, dai pensionati con la minima agli anziani, dai disoccupati a quelli che, in fila per ricevere una casa, si vedono continuamente scavalcati per “motivi umanitari” e tanti vanno a raccattare avanzi dopo che i mercati rionali chiudono e lasciano la roba invenduta e mezza marcia.
Senza contare quelli che dormono in macchina - se ancora non è stata pignorata - perché lavoro e casa sono ricordi di tempi migliori, prima della caduta - loro sì - in disgrazia.

Mazziati e cornuti, quando pure un Alfano qualunque arriva a grattarsi la pelata, con una domanda esistenziale.
«Come mai questi stranieri sono giunti a Sadali contro la loro volontà? L'accoglienza non può essere fatta con questo PRESSAPPOCHISMO!»

Una «Sta minchia!» in risposta ci scappa.

Forse che la sua politica “spannivendola” non puzza di pressapochismo?
L’invasione delle cavallette ce la dobbiamo smazzare noi, che l’”unione” europea si defila, chiudendo frontiere, mettendo paletti, muri e filo spinato: quelli che da noi sono profughi, improvvisamente diventano “clandestini”, da respingere!

I centri di raccolta collassano, gli sbarcati s’incazzano, per il pessimo servizio di alberghi, menù e mancetta e danno di matto.
Urge soluzione: idee poche ma confuse.
L’ideona arriva allora a qualcuno che ha “sniffato” roba tagliata.
Carichiamo, arriviamo all’improvviso e lasciamo il “pacco” in palazzine, residence e comuni, che si trovano da un momento all’altro a maneggiare la patata bollente.
Ti svegli la mattina e ti trovi i nuovi vicini di porta, di casa o di quartiere.
La cosa brucia, quando neppure ti hanno preparato al colpo con una prima spalmata di vaselina.
Affanculo vanno le tue attività, il turismo, dove è d’uso, il valore dei tuoi beni e i servizi che, già carenti nella quotidianità, vanno a puttane nell’emergenza.

E la frase dell’Angelino ha sapore dello sfottò… l'accoglienza non può essere fatta con questo pressappochismo;
ma è come al tempo dell’olio di ricino, quando la purga te lo facevano ingoiare di forza.

Questa non è demagogia, e neppure populismo.
Questi sono FATTI e non c’è pressapochismo nell’esporli… casomai, sintesi, che gli episodi si sprecano.

La ciliegina sulla torta ce la mettono poi quelli alla “franchino” Formenton, il “Don”, parroco di Sant'Angelo in Mercole a Spoleto.
Il Gianfranco appiccica un bel cartello sulla porta della chiesetta sua:

“In questa chiesa è vietato l'ingresso ai razzisti. Tornate a casa vostra”.

La tonaca ha voluto così replicare ai cittadini di Quinto di Treviso, che si erano opposti all'insediamento di un centinaio di clandestini nelle villette adiacenti alle loro.

La nera sottana ha pure lanciato l’anatema della sfiga, in tipico carattere inquisitorio dei bei tempi dei focherelli e dei roghi.

“Ero straniero e non mi avete accolto... lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno".

E già… il fuoco… che nostalgia è, caro Gianfranchino… ti ci vedrei ben ai piedi della pira, con il fiammifero in mano.

Caro “carbonella”, ricorda che quella dove stai è la casa di Dio e tua: ce l'hai in "comodato d'uso".
Se tu, con arroganza, pretendi di far entrare o lasciar fuori qualcuno, vuoi che io no, per casa mia?
Chiami razzista gente esasperata, cui è stato imposto con la forza non di “accogliere”, ma di “raccogliere” quel che tutta Europa rifiuta, ma ci si può guadagnare.

Mafia Capitale ha insegnato che “con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”.

Che dici, li arrostiamo un pochettino oppure hanno la tua benedizione?
Alla fine, sempre accoglienza è stata.

“In questa casa è vietato l'ingresso a preti Formentonti. Tornate a casa vostra”.

Frank, mi presti due chiodini, che lo devo appendere sulla porta di CASA MIA?


Io,  secondo me... 22.07.2015

venerdì 10 luglio 2015


    

Braghetta Facebook

L’avrà fatta di corsa o a piedi?

Acc… gli occhiali… me l'è brüt diventa vecc, dicevano i nostri nonni, nel dialetto milanese.
Beh, dai, consoliamoci: se è brutto diventare vecchi, peggio è il contrario.
Inforco gli occhiali… ecco… adesso lo vedo.

Certo, la scalinata non è quella del Philadelphia Museum of Art, con i suoi settantadue gradini;
 e neppure il tipo in cima è Robert, il “Rocky” del film omonimo;
visto il personaggio, neppure avrà avuto come sottofondo la mitica colonna sonora di “Gonna Fly Now”:
non c’ha il “physique du rôle”, il fisico per sostenere la parte dell’eroe, tonico e muscoloso, com’era Balboa, il pugile interpretato da “Sly”, Sylvester “Gardenzio” Stallone.
Che in cima, esultava con le braccia alzate, non con i pantaloni alle caviglie.

Ora togliamo l’imponenza al tutto: Siamo in Italia, a Brescia;
un uomo, in pieno giorno e in pieno centro, si fa il bidet nella fontana di piazza della Vittoria.
Ecco che fa bella (si fa per dire) mostra di sé in cima ai pochi gradini del complesso.
Mi pare addirittura di sentire il rumore del “birillo” e delle “maracas”, mentre se li sbatacchia come campanacci di vacca.
Neppure disdegna una bella grattugiata nel solco del vaporoso deretano e magari dà pure sfogo a una liberatoria “bombardino di culo”.

Se Atene piange, Sparta non ride: Roma risponde!

«Voi suonerete le vostre trombe e noi le nostre campane» risponde invidiosa, seconda a nessuno!

E via allo spettacolino di emuli, che urinano, defecano e si fanno il bidè per strada o in fontane pubbliche.
Stazione Termini: in uno scatto che ci sputtana e sta facendo il giro del web, un uomo defeca in un angolo, proprio vicino l'ingresso della stazione.
Senza contare di chi ha fatto i propri “bisognini” alla luce del sole, in piena piazza dell'Esquilino, di fronte a Santa Maria Maggiore.
Pantaloni abbassati, il colorato filamento si snoda fumante, accolto dalla piazza e ammirato da passanti e turisti.
Un altro scatto, che si aggiunge a quello di qualche giorno fa in cui due persone “scopavano” come ricci tra i rifiuti e non erano “operatori ecologici”. Spazzini, per comprendersi.

Immagini comunque che rimbalzano in rete e sui vari mezzi d’informazione, per “Urbi et Orbi” e purtroppo i secondi non sono degli ipovedenti, ma all'Urbe e all'Orbe, cioè "Alla città e al mondo".

Fischio, prima ammonizione, seconda… cartellino rosso: espulso!

Non per il cagone, purtroppo, ma a Magdi Cristiano Allam, finito nelle maglie “braghettone” di Facebook.
Almeno la consolazione: poteva finire nelle mutande!

“Cari amici, per l’ennesima volta Facebook mi ha bloccato […] una foto non rispetta gli standard della comunità di Facebook in relazione alle immagini di nudo […] una persona fotografata a Roma mentre defeca su un marciapiede […] sospensione per due giorni e diciannove ore”.

Al nudo di Magdi (non quello personale), c’hanno messo le braghe, come fecero per quelli "scandalosi" del Giudizio Universale nella Cappella Sistina, del grande “Mike”: Michelangelo Buonarroti.
Il poverino fu sfigato doppio: era già morto all’epoca dei fatti, nel 1564, un anno dopo la fine del Concilio di Trento.
Fu un collaboratore e amico di Michelangelo, Daniele da Volterra, a coprire la nudità delle figure con le famose "braghe", cosicché da allora è stato soprannominato il Braghettone.
La maggior parte delle braghe è dipinta a tempera sopra l'affresco originale, che quindi si è conservato di sotto alle ridipinture ma…nel caso di Santa Caterina d'Alessandria e di San Biagio, il Braghettone ha distrutto l'affresco di Michelangelo e ha rifatto le figure.
Basta guardare i santi dipinti da Michelangelo e quelli rifatti da Daniele da Volterra: Santa Caterina era completamente nuda e San Biagio era accovacciato alle sue spalle, in una posizione molto indecente.
Oggi, diremmo una tipica posizione a luci rosse, da “doggy-style-porn videos”.
Alla Santa è stato fatto un bel vestitino verde, salvando la testa, le braccia e la ruota dei martiri originali.
San Biagio non è più piegato sulla Santa e guarda, molto devotamente, verso il Cristo giudice.

Se il buon Daniele da Volterra non fosse intervenuto, magari neppure l’opera del sommo “Mike” avrebbe visto luce, nel modo di “Braghetta Facebook”.

Braghetta ha la regola:
“[…] Facebook limita la diffusione d’immagini di nudo perché alcune parti della nostra comunità globale sono particolarmente sensibili a questo tipo di contenuti, soprattutto per via della loro età e del loro background culturale. […] le nostre policy a volte possono portare alla rimozione di contenuti [… ] continuiamo a lavorare per trovare un equilibrio tra il desiderio di espressione e le necessità di una comunità così grande e diversa”.

Gioie.

Beh, qualche sberla l’hanno presa.
La prima da tribunale francese, dopo che un utente si era visto rimuovere l’immagine del celebre quadro “L’origine del mondo” di Gustave Courbet (una “ariosa” vagina) dove dallo slargo delle gambe di donna si vede che il buco nero non è il “Big Bang”, il gran botto da cui si dice sia nato l’intero universo.

L’altro ceffone: la protesta di un gruppo di mamme, dopo la censura d’immagini di allattamento.

A furia di metter braghette…

Jamie Mc Cartney, classe 1971, ha fatto dell’organo genitale femminile la sua fortuna artistica.
 “[…] summa di questo lavoro […] una parete, a Berlino nel 2008: un fregio lungo nove metri con 400 calchi vaginali diviso in dieci pannelli; vulve di ogni età”.
Un bel lavoro, per “Braghetta Facebook”: che facciamo, oscuriamo o ordiniamo 400 mutande per poterla vedere pubblicata?

“[…] Ammessi saranno anche i nudi artistici, dalle sculture ai quadri, o le foto delle madri che allattano”.

Gli schiaffi hanno avuto effetto.

Il povero Magdi non è stato una mosca bianca.
Ogni mezzo d’informazione ha denunciato e mostrato gli “attributi”, con relativi prodotti urino-fecali all’imbratto.
Quelli “particolarmente sensibili a questo tipo di contenuti, soprattutto per via della loro età e del loro background culturale” devono ritirare la testa da sotto la sabbia, guardare e non aspettare sempre che siano altri a fare il “lavoro sporco”, e rifiutarsi di vedere la realtà, seppure cruda… o cotta, visto che ogni tanto è fumante.
Non sono costoro il nostro metro di misura: pesci nella boccia, relegati in confini mentali ristretti e visione deformata del mondo.

No, il motivo della censura di “Braghetta Facebook” è un altro e richiama il saggio, quando afferma che è prudente essere “forte coi deboli e debole coi forti”.

Scaviamo un poco più a fondo e… scopriamo il velo.
In un commento a parte, Facebook riconosce la complessità di dover operare in Stati e culture diverse, dicendo di SCENDERE DI FATTO A COMPROMESSI CON LE LEGISLAZIONI LOCALI.
“[…]  Alcuni sostengono che dovremmo ignorare le richieste dei governi di rimuovere alcuni contenuti che ritengono illegali anche se non violano i nostri standard […]  anche se ciò significa far bloccare l’intera piattaforma, ma la scelta corretta è in primis quella di restare in un Paese, come senso di responsabilità verso gli altri utenti che si affidano alla piattaforma”, spiega il comunicato.
Prima gli affari, il business, i buoni rapporti e derivati: i danè, le palanche, i piccioli, l'argent, money;
il rispetto per chi ha i muscoli, è più grosso di te o possibile e futuro riconoscente del “Do ut des”,  dell’io do affinché tu dia.
Chi ora governa baracca e burattini sarà debitore verso “Braghetta Facebook”, che toglie di mezzo fastidiosi moscerini, disturbatori del manovratore;
a maggior ragione se megalomane e occupato a credere e far credere di essere una via di mezzo tra l’Arthur Herbert Fonzarelli, il "Fonzie", il simpatico bulletto della serie americana Happy Days e MacGyver, la persona più utile della terra, capace di disinnescare una bomba usando degli stuzzicadenti e chiudere un buco nella diga con una cccola del naso!

Vediamo di salvare Magdi Cristiano Allam dall’esilio.
Si potrebbe, attraverso un fotomontaggio, sostituire i “cago-piscioni” con Il David di Michelangelo, che ha un bel culo tonico e un pisello da sogno!
No… forse non funzionerebbe.
Anche per lui vollero le braghe;
era i 2013: una copia fu donata alla cittadina di Okuizumo, in Giappone.
«Se la vogliamo tenere, almeno copriamogli le parti intime: provoca imbarazzo. Mettiamogli le mutande!»
Credo che il buon David ci sia rimasto male… di sasso, dicono.

Caro Magdi, l’hai fatta grossa.
Nella centrale di “Braghetta Facebook” è scattato il DEFense readiness CONdition, la condizione di prontezza difensiva.

Da defcon 1 a DefEcon 5!
  

Io,  secondo me... 10.07.2015