Capisco che quel che andrò a scrivere è puro cazzeggio, delirio di una notte di mezza estate, bazzecole, quisquilie e pinzillacchere, tanto che vorrei mettere la classica scritta "Scemo chi legge" ma, comincia per me l'età in cui sempre più spesso mi sorprendo a parlare da solo, ad alta voce.
Onore a chi riuscirà a seguire i miei voli pindarici, sostenuti da oppiacee correnti ascensionali.
Scartabilia...Scartabilia non esiste, è un luogo di fantasia, tanto per dare un nome al posto che voglio descrivere: somiglia al cimitero degli elefanti, dove i grandi pachidermi, carichi di lune, finiscono i propri giorni;
oppure a Ragnarok, l'Apocalisse del mito nordico dove pure gli dei sono destinati a morire.
Ecco il macero, la mirabilia della carta stampata: Sic transit gloria mundi, così passa la gloria di questo mondo.
Il giornale esce dalla sua rotativa, depone le notizie e muore finendo, prima dell'imbrunire, nella pattumiera o ad incartare scarpe o pesce, dal calzolaio o in pescheria;
è un amico che mi spiace veder finire, ma è razione quotidiana, ovetto di giornata, da consumarsi fresco.
Diversa è l'agonica o prematura fine di un libro, al macello delle carte.
Scartabilia è il ventre che fagocita le tante uova di salmone, sfornate a milioni per permettere, almeno a poche, di sopravvivere e adempiere alla funzione della continuazione della specie.
Quanto ci soffro, maledizione!
Io, che sento stiletti infilati nel costato, quando vedo angoli di pagina piegati ad orecchio, tante per ogni intervallo in cui hanno fatto da segnalibro;
oppure coste strappate, da chi manipola il sacro e prezioso volume estraendolo dal gruppo usando l'indice, come al macello si sposta la carne con l'uncino: tirando, strattonando e strappando quella fragile costola;
senza contare chi lo spalanca nel mezzo, disarticolando fino alla massima apertura, a mostrare la cucitura ormai smagliata;
e le sottolineature a penna, gli scarabocchi indelebili, sfregi e cicatrici malevole, che schifano per la propria grossolanità.
Quel ricettacolo di pagine per me è amico, che m'accompagna nel mio cammino di vita e come tale merita rispetto, cura, amore, attenzioni.
Ognuno ha un profumo proprio, una personalità, un che da dare, un'anima.
Al ricevere o dare quel prezioso compagno, nell'offrirlo come nel ritirarlo, è bello leggerne i segni di chi lo ha avuto prima, vederlo invecchiare come e con noi, segnare e annotare con una matita dal tratto leggero; così le note, impalpabili ma visibili, come il fumo e la nebbia.
Ancor di più: al contenuto segue la voce del compagno, e le storie diventano due...o tre, quattro: ecco che, attraverso quella carta, io posso decifrare anche il mio prossimo, chi c'è passato, tra quei fogli.
Il libro, come una spugna, che s'impregna degli umori di chi l'ha usato.
Ecco chi ha notule secche e sintetiche, nervose, asciutte e magre, ma toniche, essenziali;
altrove, lettere rotonde e ben definite, segno di un ordinato modo di riporre e disporre della propria vita: un darsi disciplina e ritmo;
ecco il tocco della sartina, che cuce assieme concetti, sottolineando con un leggero filo di matita, e un numero a fare imbastitura, a legare richiamo in punti più avanti, quasi ad indicare scorciatoie per percorsi più veloci;
ecco il fiorellino secco ma ancor colorito, in genere cuore di donna, tenerezza di segnalibro;
o anche un piccolo e rigido biglietto del tram, talvolta un santino, uno scontrino, o un intermezzo dedicato a quella funzione.
Penso allo scrittore, quando riceve l'avviso del lutto, la lettera intestata della casa editrice:
"Oggetto: macero parziale di...", seguito dal numero di copie, titolo e autore "nell'ambito della revisione periodica del magazzino, abbiamo rilevato una giacenza eccessiva del titolo in oggetto";
a tanto, segue bolla di condanna a morte: "Vi informiamo pertanto della decisione di eliminare una parte delle rimanenze. Cordiali saluti...".
In gergo, le chiamano "Copie guastate dalla movimentazione", un modo elegante per anticipare l'epurazione che seguirà, quando, al "guastate" si sostituirà "avanzate".
Per lo più, sono sbagli di valutazione: atti di fede mai seguiti da processioni d'acquirenti e quindi, al "Visto si stampi" si sostituisce il "Visto si maceri";
la legge dell'evoluzione in questo caso è la sopravvivenza e la continuità del "Magazzino", l'organismo che non deve soffrire e soccombere a quel mostro onnivoro, che si chiama "Costi".
La formichina deve sparire, se ciò serve a mantenere l'equilibrio dell'intera comunità cui fa parte.
Ed allora, quando resa non significa rendita, ma restituzione d'invenduto, ecco il rogo: Scartabilia.
Come salme di un olocausto, ben impilati ed allineati, i nostri amici di carta aspettano d'essere cancellati;
l'abbiamo fatto anche per intere genti, anch'essi fogli da macero: cosa sarà mai a confronto, un misero pugno di pagine?
Eppure fa male, veder scomparire così la nostra valigia dei sogni, il tappeto volante dei nostri viaggi fantastici, l'aver camminato a fianco di Annibale, Alessandro Magno, Cesare, Napoleone, Aristotele, Socrate, essere entrati nelle loro case, negli accampamenti, nelle battaglie, nelle scuole.
- «Vi prego, risparmiateli. Donateli, vendeteli ad un tot al chilo, alle bancarelle, alle piccole catene dell'usato.»
L'occhio truce dell'editore mi guarda sprezzante, infastidito, come si fa per un moscerino noioso e facile da schiacciare sotto il pollice.
- «Beppe, sei un ignorante in materia: movimentare un tale commercio ha costi, che non portano benefici o rendite tali da giustificare queste scelte; morto un libro, se ne fa un altro. Il prestigio, signor Fontana, vale pure la lacca con cui si tira a lucido un catalogo con tanti titoli, a dar smalto e prestigio alla bottega! Alla fine, ancora fanno effetto speciale braccialetti, specchietti e collanine e lei, se lo lasci dire, è ormai un dinosauro del mercato.»
Qualcuno mi sa indicare la direzione per il cimitero degli elefanti?
Io, secondo me...27.08.2009
giovedì 27 agosto 2009
domenica 23 agosto 2009
sGASati
Dai, su, non meniamo il can per l'aia e piantiamola di fare come il nobile decaduto, che tiene etichetta e facciata, ma c'ha le pezze sul culo e mangia pane e cipolla;
Ci tiene per le palle, e se stringe ci fa ululare alla luna, il Gheddafi.
Siamo ridotti alla canna del gas e pure a quella della benza, senza contare che una miriade di nostre aziende si troverebbero con il popò per terra, se il colonnello dovesse ritirare commesse, appalti, concessioni e contratti.
Con la grande madre Russia, che d'inverno ci manda miscela e metano a intermittenza perché litiga con il suo vicino, che gli fa frega parte del prezioso nettare che vi transita, noi abbiamo bisogno di avere un altro rubinetto a cui attingere, in tempi di vacche magre;
e non dimentichiamo che, nel 1976, il tipo e la sua Grande Jamahiriya Araba di Libia Popolare e Socialista, con la provvidenziale iniezione di petrodollari salvò la nostra Fiat dal diventare una fabbrica di biciclette, altro che automobili e carrozzeria varia!
Una per tutte, la frase del sciur Agnelli, il Gianni, l'avvocato, come ci riporta il bravo Claudio Borghi, de “Il Giornale”:
- «Un'azienda non fa politica: si preoccupa del suo sviluppo; il nostro dovere è di prendere il denaro dove c'è!»
E, giusto per non andare tanto lontanoe rimanere ai giorni nostri, non si disprezzi le tante palanche del nostro beduino, che hanno fornito sangue fresco a ad una svenata Unicredit, una delle nostre banche più grandi, che con i suoi avventati cazzeggi finanziari ha rischiato di mandare a carte quarantotto gli accantonamenti di tanti nostrani risparmiatori.
Certo che non l'ha fatto per la nostra bella faccia: come si usa dire per il cane, anche lui non mena la coda per nulla, ma noi abbiamo un disperato bisogno che ci riporti almeno qualche osso che, anche così, di rogne da grattare ce ne restano comunque.
Certo che non ci smena, ma non sono i nostri soldi a cui mira, che è come se il barbone volesse dare spicci al ricco, ma molto di più e di più prezioso: la dignità.
Siamo la sua passatoia, lo zerbino su cui fare la marcia trionfale.
Oggi gli stiamo costruendo una autostrada, e pure gli abbiamo scucito qualche sacchettino di ori, per ripagare il suo paese dei danni di guerra, quella coloniale, alla ricerca di quello spazio vitale tanto cercato e caro al Mussolini, il duce Benito.
Inezie, quisquilie, pinzillacchere: con i lucrosi ordini, gli sconti sugli idrocarburi e i lavori dati alle nostre imprese, quel che ci costerà sarà abbondantemente coperto, azzerato e superato da ciò che riscuoteremo.
Quello era solo la gogna, l'esposizione al pubblico delle nostre vergogne, il segno di sottomissione, il riconoscere l'autorità del maschio dominante, l'aver marcato il territorio di modo che tutti potessero vedere l'abbassar d'orecchi e la cosa in mezzo alle gambe.
Così come la questione delle carrette del mare, della tratta dei disperati che fuggono da tutte le miserie dell'Africa e che il nostro cammelliere usa come arma di ricatto, usando il bastone e la carota:
- «Anche per questi c'ho il rubinetto dalla parte del manico: ballate alla musica del mio organetto o vi trovate le spiagge peggio di quelle durante lo sbarco in Normandia!»
Come l'asino alla macina, giù la testa e "tiremm innanz", andiamo avanti, o meglio, come amava ripetere lo scafato Andreotti, "L'importante è tirare a campare".
Alla prima occasione presenteremo le nostre "Vibrate proteste" o "Dure rimostranze" ma, dall'altra parte, basterà lasciare filtrare qualche barcone in più che, prontamente, ci zittiremo.
Ma dai, non siamo ridicoli: l'Eurabia è da un pezzo che se la fa addosso, rinnega le proprie origini e non difende la propria identità, il ricordo, il sangue, l'insegnamento , le esperienze e il rispetto dei propri padri.
Meglio un uovo oggi che la gallina domani, ed eccoci a mangiare il vitello in pancia alla vacca, come dicevano i nostri avi, ad indicare che il preferire il "poco, maledetto e subito", non darà neppure il tempo alle cose di dare i giusti frutti, secondo le stagioni.
Non allestiamo più i Presepi, così come cerchiamo di scalzare o accantonare i Crocefissi, si zittiscono le campane e si cambiano le leggi per non urtare la "suscettibilità" degli altri che, non dimentichiamolo, sono ospiti in casa nostra.
La classica arte dei compromessi e dei bizantinismi, che potevano funzionare quando giocavamo tra noi, ma ormai superati da gente che se ne sbatte di provocare, intasando strade per la preghiera o, peggio, spudoratamente e prepotentemente "okkupare" la piazza dove sorge il Duomo meneghino, espressione della nostra cristianità, scalzando dal selciato i cittadini e le poche forze dell'ordine presenti.
Ed eccoci a redarguire un povero cristo alla biglietteria del museo di Cà Rezzonico, a Venezia: ligio alle regole, non ha voluto far passare una deficiente intabarrata nel burqa che, impipandosene delle norme di chi la ospita, voleva ad ogni costo imporre del suo e passare lo stesso;
fino alla sceneggiata del burkini, la variante del burqa, quel tendone con la grata sulla faccia, che ora vorrebbero vedere indossato alle loro donne quando e qualora volessero andare sulle spiagge o in piscina.
Che cazzo credete: di paragonare quello straccio al solare a protezione totale?
Provocazioni ad arte, malizie da portinaia per dare impressione che noi siamo cattivoni, razzisti, xenofobi, a ribaltare la frittata e addivenire al classico piagnisteo: lacrima e maschera subito abbandonati quando sono a poter applicare la forza del numero e del branco.
Ormai coscienti di avere a che fare con giganti dai piedi d'argilla, al "chiediamo" hanno sostituito il "vogliamo";
ed eccoci a rimuovere i segni del nostro, a gestire mense secondo il loro e rivoluzionare le regole della sicurezza e salute, nella società e sul lavoro, per uniformarci al ramadan, alla sharia e a dover cambiare arredamento di casa perché a quelli non piace questo o quello.
E non menate il torrone nel classico "Non sono tutti così: quelli cattivi sono una minoranza".
Motivo di più per togliere la gramigna da subito, prima che diventi più numerosa dell'erba del campo.
Il mondo dell'estremismo arabo vive di sceneggiate, di "percepito" più che dell'evidente: i "segni" sono importanti, l'apparenza più della sostanza.
Anche il topolino, se si sente forte, può spaventare l'elefante, se questi si bagna nelle proprie paure.
Piantare una tenda a Parigi o a Roma come il farsi attendere da altri, non deve far credere che si ha a che fare con un tipo vanitoso o bizzarro, una macchietta o un simil-ridolini: quel che per noi pare comico o irrilevante per il popol bue è debolezza e ci vedono come la gallina spennacchiata, quella che, nel pollaio, è reietta e beccata da tutti.
E di quella, e della figura del pollo, tutta l'Eurabia oggi ne porta i sintomi e conseguenze.
Ebbene, basta...gheddafinirla, una volta per tutte!
Io, secondo me...23.08.2009
Ci tiene per le palle, e se stringe ci fa ululare alla luna, il Gheddafi.
Siamo ridotti alla canna del gas e pure a quella della benza, senza contare che una miriade di nostre aziende si troverebbero con il popò per terra, se il colonnello dovesse ritirare commesse, appalti, concessioni e contratti.
Con la grande madre Russia, che d'inverno ci manda miscela e metano a intermittenza perché litiga con il suo vicino, che gli fa frega parte del prezioso nettare che vi transita, noi abbiamo bisogno di avere un altro rubinetto a cui attingere, in tempi di vacche magre;
e non dimentichiamo che, nel 1976, il tipo e la sua Grande Jamahiriya Araba di Libia Popolare e Socialista, con la provvidenziale iniezione di petrodollari salvò la nostra Fiat dal diventare una fabbrica di biciclette, altro che automobili e carrozzeria varia!
Una per tutte, la frase del sciur Agnelli, il Gianni, l'avvocato, come ci riporta il bravo Claudio Borghi, de “Il Giornale”:
- «Un'azienda non fa politica: si preoccupa del suo sviluppo; il nostro dovere è di prendere il denaro dove c'è!»
E, giusto per non andare tanto lontanoe rimanere ai giorni nostri, non si disprezzi le tante palanche del nostro beduino, che hanno fornito sangue fresco a ad una svenata Unicredit, una delle nostre banche più grandi, che con i suoi avventati cazzeggi finanziari ha rischiato di mandare a carte quarantotto gli accantonamenti di tanti nostrani risparmiatori.
Certo che non l'ha fatto per la nostra bella faccia: come si usa dire per il cane, anche lui non mena la coda per nulla, ma noi abbiamo un disperato bisogno che ci riporti almeno qualche osso che, anche così, di rogne da grattare ce ne restano comunque.
Certo che non ci smena, ma non sono i nostri soldi a cui mira, che è come se il barbone volesse dare spicci al ricco, ma molto di più e di più prezioso: la dignità.
Siamo la sua passatoia, lo zerbino su cui fare la marcia trionfale.
Oggi gli stiamo costruendo una autostrada, e pure gli abbiamo scucito qualche sacchettino di ori, per ripagare il suo paese dei danni di guerra, quella coloniale, alla ricerca di quello spazio vitale tanto cercato e caro al Mussolini, il duce Benito.
Inezie, quisquilie, pinzillacchere: con i lucrosi ordini, gli sconti sugli idrocarburi e i lavori dati alle nostre imprese, quel che ci costerà sarà abbondantemente coperto, azzerato e superato da ciò che riscuoteremo.
Quello era solo la gogna, l'esposizione al pubblico delle nostre vergogne, il segno di sottomissione, il riconoscere l'autorità del maschio dominante, l'aver marcato il territorio di modo che tutti potessero vedere l'abbassar d'orecchi e la cosa in mezzo alle gambe.
Così come la questione delle carrette del mare, della tratta dei disperati che fuggono da tutte le miserie dell'Africa e che il nostro cammelliere usa come arma di ricatto, usando il bastone e la carota:
- «Anche per questi c'ho il rubinetto dalla parte del manico: ballate alla musica del mio organetto o vi trovate le spiagge peggio di quelle durante lo sbarco in Normandia!»
Come l'asino alla macina, giù la testa e "tiremm innanz", andiamo avanti, o meglio, come amava ripetere lo scafato Andreotti, "L'importante è tirare a campare".
Alla prima occasione presenteremo le nostre "Vibrate proteste" o "Dure rimostranze" ma, dall'altra parte, basterà lasciare filtrare qualche barcone in più che, prontamente, ci zittiremo.
Ma dai, non siamo ridicoli: l'Eurabia è da un pezzo che se la fa addosso, rinnega le proprie origini e non difende la propria identità, il ricordo, il sangue, l'insegnamento , le esperienze e il rispetto dei propri padri.
Meglio un uovo oggi che la gallina domani, ed eccoci a mangiare il vitello in pancia alla vacca, come dicevano i nostri avi, ad indicare che il preferire il "poco, maledetto e subito", non darà neppure il tempo alle cose di dare i giusti frutti, secondo le stagioni.
Non allestiamo più i Presepi, così come cerchiamo di scalzare o accantonare i Crocefissi, si zittiscono le campane e si cambiano le leggi per non urtare la "suscettibilità" degli altri che, non dimentichiamolo, sono ospiti in casa nostra.
La classica arte dei compromessi e dei bizantinismi, che potevano funzionare quando giocavamo tra noi, ma ormai superati da gente che se ne sbatte di provocare, intasando strade per la preghiera o, peggio, spudoratamente e prepotentemente "okkupare" la piazza dove sorge il Duomo meneghino, espressione della nostra cristianità, scalzando dal selciato i cittadini e le poche forze dell'ordine presenti.
Ed eccoci a redarguire un povero cristo alla biglietteria del museo di Cà Rezzonico, a Venezia: ligio alle regole, non ha voluto far passare una deficiente intabarrata nel burqa che, impipandosene delle norme di chi la ospita, voleva ad ogni costo imporre del suo e passare lo stesso;
fino alla sceneggiata del burkini, la variante del burqa, quel tendone con la grata sulla faccia, che ora vorrebbero vedere indossato alle loro donne quando e qualora volessero andare sulle spiagge o in piscina.
Che cazzo credete: di paragonare quello straccio al solare a protezione totale?
Provocazioni ad arte, malizie da portinaia per dare impressione che noi siamo cattivoni, razzisti, xenofobi, a ribaltare la frittata e addivenire al classico piagnisteo: lacrima e maschera subito abbandonati quando sono a poter applicare la forza del numero e del branco.
Ormai coscienti di avere a che fare con giganti dai piedi d'argilla, al "chiediamo" hanno sostituito il "vogliamo";
ed eccoci a rimuovere i segni del nostro, a gestire mense secondo il loro e rivoluzionare le regole della sicurezza e salute, nella società e sul lavoro, per uniformarci al ramadan, alla sharia e a dover cambiare arredamento di casa perché a quelli non piace questo o quello.
E non menate il torrone nel classico "Non sono tutti così: quelli cattivi sono una minoranza".
Motivo di più per togliere la gramigna da subito, prima che diventi più numerosa dell'erba del campo.
Il mondo dell'estremismo arabo vive di sceneggiate, di "percepito" più che dell'evidente: i "segni" sono importanti, l'apparenza più della sostanza.
Anche il topolino, se si sente forte, può spaventare l'elefante, se questi si bagna nelle proprie paure.
Piantare una tenda a Parigi o a Roma come il farsi attendere da altri, non deve far credere che si ha a che fare con un tipo vanitoso o bizzarro, una macchietta o un simil-ridolini: quel che per noi pare comico o irrilevante per il popol bue è debolezza e ci vedono come la gallina spennacchiata, quella che, nel pollaio, è reietta e beccata da tutti.
E di quella, e della figura del pollo, tutta l'Eurabia oggi ne porta i sintomi e conseguenze.
Ebbene, basta...gheddafinirla, una volta per tutte!
Io, secondo me...23.08.2009
venerdì 7 agosto 2009
giovedì 6 agosto 2009
Cima di rapa
Ho dovuto correre al bagno, che me la stavo facendo proprio addosso;
"è l'età", dirà qualcuno "la vescica non tiene più come una volta e il pannolone per l'anziano è dietro l'angolo e l'incontinenza va a braccetto con la demenza senile".
Calma e gesso: ancora le tubature reggono, anche se si avvicinerà il tempo in cui dovrò declamare la vecchia pubblicità del cacio, che canticchiava "Se c'è la goccia è Gim!", indimenticabile e mitico richiamo alla cremosità di quel formaggio, che aveva e dava in quella lacrima la propria garanzia di freschezza.
No, la spremuta mi veniva dal troppo sbellicar di risa, così come il mal di stomaco per i ridanciani singhiozzi, e le lacrime agli occhi per l'estremo umorismo della situazione.
Colpa della Patty, che non è mia moglie, ma neppure la morosa di scorta o l'amante tradizionale;
la Patty è la Patrizia. D'Addario.
La "escort", quella di Berlusconi; non la macchina di fordiana memoria, ma la bipede femmina, quello che una volta si diceva "signorina dai facili costumi" e chissà perché, visto che il suo lavoro lo svolge esclusivamente con il vestitino con cui l'ha fatto mamma: la pelle, il pelo sullo stomaco e poco sotto, e basta.
Per chi ancora - anima candida - non capisce, Patty è della categoria delle "accompagnatrici": le paghi e ti portano in camera da letto, ma non per fare le pulizie, che la parola "scopare" intende sì l'uso di un manico, ma non di ramazza.
Beh, insomma: paghi, e invece di andare a "seghe e gazzosa", viaggi a "donne e champagne".
Il mio amico napoletano, a questo punto, sbotterebbe con un bel "Allora è 'na baldracca!"
E no, Nicolino: qui si sente che ti manca l'informazione e lo studio, che hai voluto troppo presto lasciare la scuola;
se la donna ti cornifica, è una sgualdrina, se ti "lavora" per pochi spicci è una troia, per un centone è una puttana, protagonista di un'orgia, per un filmino a luci rosse, è attrice, se la da al regista o al produttore è artista, e a salire, fino a fagocitare il tuo stipendio di mesi o dell'intero anno, caro Nicolino mio, vuol dire che rotta ad ogni trattativa, abile a venire a Patty...scusate, volevo dire: a patti;
a quelle altezze c'è la santificazione del prodotto e del mestiere, tanto che la categoria può...aspirare persino ad ottenere riconoscimenti altisonanti, tipo "cavalla" del lavoro.
In genere hanno una visione ristretta: più che a trecentosessanta, a novanta gradi, ma tanto basta per dire che la cosa non ha preso una brutta...piega.
Proprio il caso di dire "cazzi loro!", non fosse che poi arriva sempre quella che si monta.
La testa.
Patrizia docet.
- «Ho avuto in passato altre esperienze con uomini d'affari che chiedevano di lavorare con i politici, di destra come di sinistra».
Dov'è la novità: forse che le manovre e i cambi di mano le hanno fatto venire l'infiammazione al polso per sindrome del tunnel carpale?
Vabbè: si sa che in tempo di crisi bisogna andare di bocca buona ed ingoiare quel che si trova nel piatto.
La nostra eroina poi, la Patrizia, nel caso specifico lamenta anche promesse da marinaio:
- «Dopo essere stata» è il caso di dirlo«introdotta al premier da Giampaolo Tarantini, sono stata» oh, ritorno alle origini «degradata: da candidata alle elezioni europee a quelle regionali, dopo la decisione della moglie del premier, Veronica Lario, di chiedere il divorzio».
Ussignur com'è caduta in basso, poverina: degradata sul campo...rella.
- «C'è malcostume; il sistema è così: tutta l'Italia funziona così. Sono l'unica che ha detto la verità. Se altri dicono la verità forse c'è speranza che il sistema possa cambiare; se nessuno parla, chi cambierà il sistema?»
E già, che malcostume adamitico: meglio coprirsi, magari con una foglia di...fica.
Ecco che ancora un bue da del cornuto all'asino.
Anzi, no: è l'asina che la da al bue.
Mi rivolgo al caro Giuàn, amico meneghino di vecchia data:
- «Hai sentito la D'Addario, la barese con la cima di rapa, che ci da lezioni d'etichetta e galateo. Che gli rispondiamo?»
Giuàn mi guarda, incazzato nero:
- «Vada via el cù, Patrissia!»
- «Giuàn, ti ho detto di rispondere, di controbattere, di argomentare, non di farle un complimento!»
Io, secondo me...06.08.2009
"è l'età", dirà qualcuno "la vescica non tiene più come una volta e il pannolone per l'anziano è dietro l'angolo e l'incontinenza va a braccetto con la demenza senile".
Calma e gesso: ancora le tubature reggono, anche se si avvicinerà il tempo in cui dovrò declamare la vecchia pubblicità del cacio, che canticchiava "Se c'è la goccia è Gim!", indimenticabile e mitico richiamo alla cremosità di quel formaggio, che aveva e dava in quella lacrima la propria garanzia di freschezza.
No, la spremuta mi veniva dal troppo sbellicar di risa, così come il mal di stomaco per i ridanciani singhiozzi, e le lacrime agli occhi per l'estremo umorismo della situazione.
Colpa della Patty, che non è mia moglie, ma neppure la morosa di scorta o l'amante tradizionale;
la Patty è la Patrizia. D'Addario.
La "escort", quella di Berlusconi; non la macchina di fordiana memoria, ma la bipede femmina, quello che una volta si diceva "signorina dai facili costumi" e chissà perché, visto che il suo lavoro lo svolge esclusivamente con il vestitino con cui l'ha fatto mamma: la pelle, il pelo sullo stomaco e poco sotto, e basta.
Per chi ancora - anima candida - non capisce, Patty è della categoria delle "accompagnatrici": le paghi e ti portano in camera da letto, ma non per fare le pulizie, che la parola "scopare" intende sì l'uso di un manico, ma non di ramazza.
Beh, insomma: paghi, e invece di andare a "seghe e gazzosa", viaggi a "donne e champagne".
Il mio amico napoletano, a questo punto, sbotterebbe con un bel "Allora è 'na baldracca!"
E no, Nicolino: qui si sente che ti manca l'informazione e lo studio, che hai voluto troppo presto lasciare la scuola;
se la donna ti cornifica, è una sgualdrina, se ti "lavora" per pochi spicci è una troia, per un centone è una puttana, protagonista di un'orgia, per un filmino a luci rosse, è attrice, se la da al regista o al produttore è artista, e a salire, fino a fagocitare il tuo stipendio di mesi o dell'intero anno, caro Nicolino mio, vuol dire che rotta ad ogni trattativa, abile a venire a Patty...scusate, volevo dire: a patti;
a quelle altezze c'è la santificazione del prodotto e del mestiere, tanto che la categoria può...aspirare persino ad ottenere riconoscimenti altisonanti, tipo "cavalla" del lavoro.
In genere hanno una visione ristretta: più che a trecentosessanta, a novanta gradi, ma tanto basta per dire che la cosa non ha preso una brutta...piega.
Proprio il caso di dire "cazzi loro!", non fosse che poi arriva sempre quella che si monta.
La testa.
Patrizia docet.
- «Ho avuto in passato altre esperienze con uomini d'affari che chiedevano di lavorare con i politici, di destra come di sinistra».
Dov'è la novità: forse che le manovre e i cambi di mano le hanno fatto venire l'infiammazione al polso per sindrome del tunnel carpale?
Vabbè: si sa che in tempo di crisi bisogna andare di bocca buona ed ingoiare quel che si trova nel piatto.
La nostra eroina poi, la Patrizia, nel caso specifico lamenta anche promesse da marinaio:
- «Dopo essere stata» è il caso di dirlo«introdotta al premier da Giampaolo Tarantini, sono stata» oh, ritorno alle origini «degradata: da candidata alle elezioni europee a quelle regionali, dopo la decisione della moglie del premier, Veronica Lario, di chiedere il divorzio».
Ussignur com'è caduta in basso, poverina: degradata sul campo...rella.
- «C'è malcostume; il sistema è così: tutta l'Italia funziona così. Sono l'unica che ha detto la verità. Se altri dicono la verità forse c'è speranza che il sistema possa cambiare; se nessuno parla, chi cambierà il sistema?»
E già, che malcostume adamitico: meglio coprirsi, magari con una foglia di...fica.
Ecco che ancora un bue da del cornuto all'asino.
Anzi, no: è l'asina che la da al bue.
Mi rivolgo al caro Giuàn, amico meneghino di vecchia data:
- «Hai sentito la D'Addario, la barese con la cima di rapa, che ci da lezioni d'etichetta e galateo. Che gli rispondiamo?»
Giuàn mi guarda, incazzato nero:
- «Vada via el cù, Patrissia!»
- «Giuàn, ti ho detto di rispondere, di controbattere, di argomentare, non di farle un complimento!»
Io, secondo me...06.08.2009
mercoledì 5 agosto 2009
martedì 4 agosto 2009
venerdì 31 luglio 2009
giovedì 30 luglio 2009
mercoledì 29 luglio 2009
martedì 28 luglio 2009
Tett and the city
I "Carletti" sì che ci sapevano fare, e ben sono a farmi prestare l'arte loro nel presentare quanto di mio è ben più misero, a confronto di quelli.
"Ste regazzette co' tutto defòra,
zinne, chiappe, bellicoli e panzette [...]
Quanno ch'uno de loro s'innamora / Sceje tra tutte quante 'ste sciacquette / Sempre quella che cià un ber par de tette / Nun cià importanza che sii bionna o mora".
Certo che se ne intendeva, er sor Carlo Alberto Salustri, altrimenti conosciuto come Trilussa, romano de Roma, che già ai tempi suoi era più quel che stava "defòra" che nel contenitore suo, già nello straripar di tette, chiappe e pancette.
Giusto a saper quanto, dal villano al signore, piace sta merce, ecco far rimbalzo un altro dialettal poeta: Porta, Carlo pure lui, che al sedere dedicò pure un Inno.
"Sura Caterinin, tra i bej cossett / Che la gh'ha intorna e che ghe fan onor / Gh'è quell para de ciapp e quij dò tett / Ch'hin degn de guarnì on lett de imperator. / Oh che tett! Oh che ciapp plusquam perfett!"
...tra le tante cose che c'ha attorno ci sono quel paio di chiappette e due tette, degne di decorare il letto di un imperatore.
Straripano i fiumi e pure i torrenti, quando i corsi sono stretti, non si vuole che valga pure per i corsetti e le mutandine?
"Tutti ala mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare...", cantava negli anni settanta la Gabriella Ferri;
Niente di più facile allo sguardo quando ormai, al castigato mutandino, generose procacità preferiscono un misero cordino, poco più largo di una stringa da scarpe.
Oggi più di una venere emerge dalla spuma del mare e il silicone fa galleggiare meglio del salvagente: neppure i dromedari c'hanno gobbe così bene imbottite, che sulla cima viene voglia di piantarci una bandiera!
Promontori e respingenti ormai costellano l'orizzonte visivo, dalle spiagge ai cartelloni pubblicitari fino al televisore, che è l'unico ormai ad essere piatto naturale tanto è vero che, alla fortunata serie televisiva "Sex and the city", dovrebbe seguire "Tett and the city".
Anche la nonna ormai, detta in dialetto meneghino, "la scorlìss i tett", scuote i seni e la senti dire:
- «Pover tett, nèe ! Te sentet com'hin froll?», povere tette, come sono molli;
e pensa di approfittare dal gommista, a far pompare quelle assieme alle gomme dell'auto, che la pensione non basta per il chirurgo plastico.
Come a distillare la grappa, via la testa via la coda rimane solo il cuore: via il frollo e l'eccedenza, rimane il giusto lustrar d'occhi, che ormai le poppe al vento sono normalità e non l'eccezione.
Beh...quasi.
"Madonna di Campiglio, 28 luglio 2009: Una mamma che stava allattando la propria figlia è stata invitata a nascondersi".
Pensavo che solo i talebani arrivassero a tanto, a voler snaturare qualcosa di così tenero, a svilire l'atto più normale della maternità: l'allattare, il nutrire la propria creatura.
- «Qualche cliente si è lamentato» - ha spiegato il direttore dell'albergo «e dunque è pregata di allattare fuori dalla sala ristorante».
La mamma della piccola Bianca ha tenuto a precisare:
- «Ero solita allattare in camera, prima di scendere al ristorante [...] è capitato che la bimba si mettesse a piangere: l'ho presa in braccio e, con discrezione, l'ho allattata per pochi minuti al seno; si è addormentata, l'ho rimessa nella carrozzina.»
Dov'è lo scandalo, la sconvenienza o il fastidio;
dove sta la sgradevolezza nel vedere un capezzolo, che offre il pasto alla necessità di un cucciolo d'uomo?
- «Ci sono state proteste, noi dobbiamo ascoltare le ragioni di tutti i clienti. In fondo, abbiamo semplicemente chiesto alla signora Rossini di spostarsi con la piccola in una saletta, a lato del ristorante», rispondono.
Alla prossima vedremo le mamme allattare con indosso il Burqa, perché beghine e baciapile ancora vivono tra noi, a caccia del malefizio, svezzate dalla lettura de "Il martello delle streghe", il "Malleus Maleficarum", trattato di stregoneria tanto amato dai principi del rogo, gli inquisitori del 1500.
Sicuramente questi ipocriti figuri viaggiano con le taniche di benzina in macchina: non per riempire il serbatoio, ma da gettare sulla catasta di legna, dove bruciare impudiche mamme dai seni scoperti!
Io, secondo me...28.07.2009
"Ste regazzette co' tutto defòra,
zinne, chiappe, bellicoli e panzette [...]
Quanno ch'uno de loro s'innamora / Sceje tra tutte quante 'ste sciacquette / Sempre quella che cià un ber par de tette / Nun cià importanza che sii bionna o mora".
Certo che se ne intendeva, er sor Carlo Alberto Salustri, altrimenti conosciuto come Trilussa, romano de Roma, che già ai tempi suoi era più quel che stava "defòra" che nel contenitore suo, già nello straripar di tette, chiappe e pancette.
Giusto a saper quanto, dal villano al signore, piace sta merce, ecco far rimbalzo un altro dialettal poeta: Porta, Carlo pure lui, che al sedere dedicò pure un Inno.
"Sura Caterinin, tra i bej cossett / Che la gh'ha intorna e che ghe fan onor / Gh'è quell para de ciapp e quij dò tett / Ch'hin degn de guarnì on lett de imperator. / Oh che tett! Oh che ciapp plusquam perfett!"
...tra le tante cose che c'ha attorno ci sono quel paio di chiappette e due tette, degne di decorare il letto di un imperatore.
Straripano i fiumi e pure i torrenti, quando i corsi sono stretti, non si vuole che valga pure per i corsetti e le mutandine?
"Tutti ala mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare...", cantava negli anni settanta la Gabriella Ferri;
Niente di più facile allo sguardo quando ormai, al castigato mutandino, generose procacità preferiscono un misero cordino, poco più largo di una stringa da scarpe.
Oggi più di una venere emerge dalla spuma del mare e il silicone fa galleggiare meglio del salvagente: neppure i dromedari c'hanno gobbe così bene imbottite, che sulla cima viene voglia di piantarci una bandiera!
Promontori e respingenti ormai costellano l'orizzonte visivo, dalle spiagge ai cartelloni pubblicitari fino al televisore, che è l'unico ormai ad essere piatto naturale tanto è vero che, alla fortunata serie televisiva "Sex and the city", dovrebbe seguire "Tett and the city".
Anche la nonna ormai, detta in dialetto meneghino, "la scorlìss i tett", scuote i seni e la senti dire:
- «Pover tett, nèe ! Te sentet com'hin froll?», povere tette, come sono molli;
e pensa di approfittare dal gommista, a far pompare quelle assieme alle gomme dell'auto, che la pensione non basta per il chirurgo plastico.
Come a distillare la grappa, via la testa via la coda rimane solo il cuore: via il frollo e l'eccedenza, rimane il giusto lustrar d'occhi, che ormai le poppe al vento sono normalità e non l'eccezione.
Beh...quasi.
"Madonna di Campiglio, 28 luglio 2009: Una mamma che stava allattando la propria figlia è stata invitata a nascondersi".
Pensavo che solo i talebani arrivassero a tanto, a voler snaturare qualcosa di così tenero, a svilire l'atto più normale della maternità: l'allattare, il nutrire la propria creatura.
- «Qualche cliente si è lamentato» - ha spiegato il direttore dell'albergo «e dunque è pregata di allattare fuori dalla sala ristorante».
La mamma della piccola Bianca ha tenuto a precisare:
- «Ero solita allattare in camera, prima di scendere al ristorante [...] è capitato che la bimba si mettesse a piangere: l'ho presa in braccio e, con discrezione, l'ho allattata per pochi minuti al seno; si è addormentata, l'ho rimessa nella carrozzina.»
Dov'è lo scandalo, la sconvenienza o il fastidio;
dove sta la sgradevolezza nel vedere un capezzolo, che offre il pasto alla necessità di un cucciolo d'uomo?
- «Ci sono state proteste, noi dobbiamo ascoltare le ragioni di tutti i clienti. In fondo, abbiamo semplicemente chiesto alla signora Rossini di spostarsi con la piccola in una saletta, a lato del ristorante», rispondono.
Alla prossima vedremo le mamme allattare con indosso il Burqa, perché beghine e baciapile ancora vivono tra noi, a caccia del malefizio, svezzate dalla lettura de "Il martello delle streghe", il "Malleus Maleficarum", trattato di stregoneria tanto amato dai principi del rogo, gli inquisitori del 1500.
Sicuramente questi ipocriti figuri viaggiano con le taniche di benzina in macchina: non per riempire il serbatoio, ma da gettare sulla catasta di legna, dove bruciare impudiche mamme dai seni scoperti!
Io, secondo me...28.07.2009
venerdì 24 luglio 2009
SCOOPata
La pollastra non è più di primo pelo e il mestiere di darla via, si sa, è usurante.
Dagli oggi, dagli domani, prima o dopo finisce l'olio e ogni pistone che vuole scorrere nella camicia, si grippa.
Hai voglia poi di botulino e silicone, a spianare rughe d'asfalto e rassodare i gonfiabili: per quanto t'impegni, il tempo avrà la meglio e la pelle ti si raccoglierà a fisarmonica, ammucchiandosi in grinze, pieghe e montagnole, come un sipario lasciato cadere;
è l'età, bellezza!
Quando arriva quel momento, l'elefante si ritira nel suo cimitero, la nave nel bacino e l'automobile alla rottamazione, ma le prostitute no: quelle danno fuoco alle polveri, sparano le ultime cartucce e deflagrano, in un fottio di fuochi d'artificio.
Poi, acqua cheta: cercano di che campare, sempre di non fare un cazzo, s'intende, ma a vivere di rendita.
Come hanno fatto nella nel periodo dell'oro, sempre dei coglioni cercano, e mi si perdoni l'essere volgare, ma non sto parlando di crocerossine o di dame di san Vincenzo.
O vanno alla cerca del giovane figlio di papà, pieno di grana e stanco di carne fresca, in vena di fare il mozzo su un naviglio storico, oppure il nonnetto ancora arrapato, in perenne fregola seppur con la canna spuntata: poco importa, che quel che vale lo porta nei pantaloni, bene imbottito, ma si chiama portafoglio.
Meglio ancora del bamboccio quindi è la mummia, ancor più da mungere se minacciabile di sputtanamento, vuoi perché tiene famiglia, è sposato o, stanco di una vita o immagine da santarellino, vuole spendere l'ultima pastiglia di Viagra, togliendosi tutte quelle morbosità che un'esistenza puritana gli ha impedito di esplorare, preferendo ora l'esistenza puttana.
La signorina dispensatrice di grazie, che la vulgata popolare collega al grosso topo di fogna, che frequenta nottetempo i marciapiedi - da qui, "Zoccola" - allora cerca prima l'approccio morbido, il lisciare in direzione del pelo, la tecnica della leccaculaggine, insomma:
- «Amore, ma sei un trapano, uno stallone infaticabile; basta, smetti che non ce la faccio più, mi hai spompata. Non ce la fo a starti dietro...davanti o sotto. Però...ho visto un braccialettino di diamanti che è uno schianto. Non potresti metterci una buona parola per quella particina per me, con i tuoi amici nel mondo dello spettacolo o della moda? Dai, amore, su...solo a pensarci mi è passato il mal di testa...dai, passerotto...su con la vita!»
Finche...dura, va avanti così, la cosa;
ma appena tira aria che la salma la sta scaricando o non ce la fa più, la caravella, sgamata da tanti abbordaggi, cambia vento.
Annusato che è arrivato il tempo di chiudere...bottega, eccola a cercare qualcosa di più morbido per appoggiare l'incallito culetto: il ricatto.
Facendo suo l'antico e dotto detto "Do ut des", io do affinché tu dia, lo trasforma in un bel "Te l'ho data, ora mi dai".
C'ha ragione: la signora non ha forse offerto i migliori...ani della sua vita?
E poi, bisogna capire: una volta si sarebbe messa in proprio, avrebbe aperto un bel bordello di cui sarebbe divenuta tenutaria e, da puttana d'alto bordo, sarebbe diventata imprenditrice, altrimenti chiamata "Maitresse", e avrebbe messo su bottega, anzi, casa...di tolleranza;
e le marchette, per il buon servizio, le avrebbe ritirate e non più consegnate.
Ma non si può più, perché l'ipocrisia strisciante ha sposato la tecnica dello struzzo, che ignoranza vuole e dice che è uso nascondere la testa sotto la sabbia, cosa che, nell'uomo, denuncia il nascondere lo sguardo per non voler vedere le vergogne attorno.
Il tutto accade dovunque e fuori controllo, ma non importa: occhio non vede, cuore non duole.
Non tollerando la casa, seppur chiusa, la società costringe la nostra meretrice - dal latino meretricium, da merere, ovvero guadagnare - a correre ai ripari, altrimenti rischia per la prima volta di non trovarsi nulla in mano, e quindi passa dalla tattica alla strategia, che non gli frega più meritare la battaglia, ma vuole vittoria di guerra e poter drizzare altra asta, che è bandiera di vittoria;
e qui, andiamo sul sodo, tocchiamo con mano quel che riassume quanto sinora esposto, che il tempo cambia le forme, ma non la sostanza.
Quel che una volta doveva accadere e morire nell'ombra, ora avviene alla luce del sole. Anzi: dei riflettori.
Quel che un tempo legava un mondo sommerso con un filo che vedeva "La maman et la putain", la matrona, veterana e ormai svezzata, con la novizia, oggi vede la mignotta - da "Mater ignota", madre ignota, la cui mancanza ascriveva la facilità del cadere così in basso - cambiar veste e diventare "Escort".
- «Ohibò! Chi è costei?»
Tranquilli: è sempre quella dei secoli passati, e sempre a fare il mestiere più vecchio del mondo, ma si sa: un abito diverso spesso riesce a far facciata, bella copertina per un libro altrimenti da poco...di buono.
Il cieco e l'orbo diventano ipovedenti, lo spazzino si trasforma in operatore ecologico, il matto, gli storpi, gli sciancati, i guerci, nella categoria generica dei diversamente abili e...Escort.
Le Escort sono prostitute camuffate da "accompagnatrici", in realtà alla fine offrono gli stessi servizi: solo, in una cornice più raffinata e artefatta; da lì si spiega il costo, spesso sproporzionato, delle prestazioni.
Sono sempre delle belle donne - continuamente aggiornate...dal chirurgo plastico - e con una certa classe.
Come a dire: la differenza tra la nouvelle cuisine e la paninoteca, il "Donne e champagne" contro "Seghe e gazzosa".
Per il teatrino Berlusconi- D'Addario, più che accompagnatrice la Patrizia dovrebbe qualificarsi come badante, ma resta invariato il sistema dell'incastro, ovvero: come ti frego il nonneto, che al posto di una bell'automobile Ford, modello Escort, si è preso quella di derivazione terminologica anglosassone, con cui quelli d'oltremanica chiamano l'immarcescibile porcella, anche se abituata a leccare caviale al posto di Nutella.
Dimmi dove lavori e ti dirò chi sei;
sei una pornodiva? Allora sei attrice;
sei una mediocre ma disponibile gnocca, nel mondo dello spettacolo? Artista, certamente.
Casalinga, studentessa, operaia, bonona dell'Est? Troia, di sicuro.
Te la fai con il popolo bue, il burino sporco d'olio di macchina o con il puzzo di pesce, piuttosto che di formaggio o di cavoli lessi?
Maiala da bassofondo.
Sempre la prugna stai a dare, ma vuoi mettere incartata in lenzuola di seta, piuttosto che straccetto stampato in Cina?
Te la sciacqui con acqua di colonia o dopobarba? 'Na chiavica!
Te la profumi con Chanel numero 5? Una Venere.
Se poi fai come la Patrizia D'Addario, che tra le gambe ci mette pure un piccolo registratore, allora sei al massimo.
Fosse stato un telefonino cellulare, messo su vibrazione, si sarebbe pensato ad una forma di autoerotismo, ma questo, no.
Non era un gadget, un piccolo regalino, un ricordino, un souvenir da mutanda, ma un nuovo assorbente, di suoni, di rumori, di parole dette e sussurrate: la tipa se l'era infilato per poter far fesso il povero e incauto bacucco.
La Silfide aveva premeditato e pianificato tutto, visto che pure aveva fotografato e filmato il luogo che aveva predestinato a suo giaciglio, a vendere a peso d'oro quella fortuna che si portava appresso, sotto l'ombelico.
Ora la beata dorme su due guanciali e viaggia con il vento...in poppe, tutti la vogliono, tutti la cercano, fotografata come mamma l'ha fatta, per i pruriginosi bisogni manettari del volgo.
Silvio, mio caro, diciamocela tutta: so fatti tuoi, ma tu si stato 'nu poco scemo, che quelle carrozzate non s'accontentano di Nutella e gazzosa.
Quelle camminano come sulle uova, c'hanno la puzza al naso e sono ben co(n)sce che "Tira più un pelo di fica che un carro di buoi", come insegna la saggezza; popolare forse, ma sempre "Vox populi, vox Dei", voce di popolo, voce di Dio.
Tu ti sarai forse pure goduto una bella scopata, ma quella s'è fatta di meglio: la SCOOPata;
e ti ha proprio preso davanti e dietro: per le palle e per il culo!
La prossima volta che ti fai una Escort, vedi di scegliere meglio la carrozzeria:
Con quattro ruote e non su e tra due gambe, che altrimenti sei tu a subire gli abbordaggi e il fuoco delle bombarde.
E te lo dice uno che non ti vede come il fumo negli occhi, né ti fa la morale, che non c'ho gli attributi.
Per la morale, s'intende.
Con affetto: Beppe, il Fontana.
Io, secondo me...24.07.2009
Dagli oggi, dagli domani, prima o dopo finisce l'olio e ogni pistone che vuole scorrere nella camicia, si grippa.
Hai voglia poi di botulino e silicone, a spianare rughe d'asfalto e rassodare i gonfiabili: per quanto t'impegni, il tempo avrà la meglio e la pelle ti si raccoglierà a fisarmonica, ammucchiandosi in grinze, pieghe e montagnole, come un sipario lasciato cadere;
è l'età, bellezza!
Quando arriva quel momento, l'elefante si ritira nel suo cimitero, la nave nel bacino e l'automobile alla rottamazione, ma le prostitute no: quelle danno fuoco alle polveri, sparano le ultime cartucce e deflagrano, in un fottio di fuochi d'artificio.
Poi, acqua cheta: cercano di che campare, sempre di non fare un cazzo, s'intende, ma a vivere di rendita.
Come hanno fatto nella nel periodo dell'oro, sempre dei coglioni cercano, e mi si perdoni l'essere volgare, ma non sto parlando di crocerossine o di dame di san Vincenzo.
O vanno alla cerca del giovane figlio di papà, pieno di grana e stanco di carne fresca, in vena di fare il mozzo su un naviglio storico, oppure il nonnetto ancora arrapato, in perenne fregola seppur con la canna spuntata: poco importa, che quel che vale lo porta nei pantaloni, bene imbottito, ma si chiama portafoglio.
Meglio ancora del bamboccio quindi è la mummia, ancor più da mungere se minacciabile di sputtanamento, vuoi perché tiene famiglia, è sposato o, stanco di una vita o immagine da santarellino, vuole spendere l'ultima pastiglia di Viagra, togliendosi tutte quelle morbosità che un'esistenza puritana gli ha impedito di esplorare, preferendo ora l'esistenza puttana.
La signorina dispensatrice di grazie, che la vulgata popolare collega al grosso topo di fogna, che frequenta nottetempo i marciapiedi - da qui, "Zoccola" - allora cerca prima l'approccio morbido, il lisciare in direzione del pelo, la tecnica della leccaculaggine, insomma:
- «Amore, ma sei un trapano, uno stallone infaticabile; basta, smetti che non ce la faccio più, mi hai spompata. Non ce la fo a starti dietro...davanti o sotto. Però...ho visto un braccialettino di diamanti che è uno schianto. Non potresti metterci una buona parola per quella particina per me, con i tuoi amici nel mondo dello spettacolo o della moda? Dai, amore, su...solo a pensarci mi è passato il mal di testa...dai, passerotto...su con la vita!»
Finche...dura, va avanti così, la cosa;
ma appena tira aria che la salma la sta scaricando o non ce la fa più, la caravella, sgamata da tanti abbordaggi, cambia vento.
Annusato che è arrivato il tempo di chiudere...bottega, eccola a cercare qualcosa di più morbido per appoggiare l'incallito culetto: il ricatto.
Facendo suo l'antico e dotto detto "Do ut des", io do affinché tu dia, lo trasforma in un bel "Te l'ho data, ora mi dai".
C'ha ragione: la signora non ha forse offerto i migliori...ani della sua vita?
E poi, bisogna capire: una volta si sarebbe messa in proprio, avrebbe aperto un bel bordello di cui sarebbe divenuta tenutaria e, da puttana d'alto bordo, sarebbe diventata imprenditrice, altrimenti chiamata "Maitresse", e avrebbe messo su bottega, anzi, casa...di tolleranza;
e le marchette, per il buon servizio, le avrebbe ritirate e non più consegnate.
Ma non si può più, perché l'ipocrisia strisciante ha sposato la tecnica dello struzzo, che ignoranza vuole e dice che è uso nascondere la testa sotto la sabbia, cosa che, nell'uomo, denuncia il nascondere lo sguardo per non voler vedere le vergogne attorno.
Il tutto accade dovunque e fuori controllo, ma non importa: occhio non vede, cuore non duole.
Non tollerando la casa, seppur chiusa, la società costringe la nostra meretrice - dal latino meretricium, da merere, ovvero guadagnare - a correre ai ripari, altrimenti rischia per la prima volta di non trovarsi nulla in mano, e quindi passa dalla tattica alla strategia, che non gli frega più meritare la battaglia, ma vuole vittoria di guerra e poter drizzare altra asta, che è bandiera di vittoria;
e qui, andiamo sul sodo, tocchiamo con mano quel che riassume quanto sinora esposto, che il tempo cambia le forme, ma non la sostanza.
Quel che una volta doveva accadere e morire nell'ombra, ora avviene alla luce del sole. Anzi: dei riflettori.
Quel che un tempo legava un mondo sommerso con un filo che vedeva "La maman et la putain", la matrona, veterana e ormai svezzata, con la novizia, oggi vede la mignotta - da "Mater ignota", madre ignota, la cui mancanza ascriveva la facilità del cadere così in basso - cambiar veste e diventare "Escort".
- «Ohibò! Chi è costei?»
Tranquilli: è sempre quella dei secoli passati, e sempre a fare il mestiere più vecchio del mondo, ma si sa: un abito diverso spesso riesce a far facciata, bella copertina per un libro altrimenti da poco...di buono.
Il cieco e l'orbo diventano ipovedenti, lo spazzino si trasforma in operatore ecologico, il matto, gli storpi, gli sciancati, i guerci, nella categoria generica dei diversamente abili e...Escort.
Le Escort sono prostitute camuffate da "accompagnatrici", in realtà alla fine offrono gli stessi servizi: solo, in una cornice più raffinata e artefatta; da lì si spiega il costo, spesso sproporzionato, delle prestazioni.
Sono sempre delle belle donne - continuamente aggiornate...dal chirurgo plastico - e con una certa classe.
Come a dire: la differenza tra la nouvelle cuisine e la paninoteca, il "Donne e champagne" contro "Seghe e gazzosa".
Per il teatrino Berlusconi- D'Addario, più che accompagnatrice la Patrizia dovrebbe qualificarsi come badante, ma resta invariato il sistema dell'incastro, ovvero: come ti frego il nonneto, che al posto di una bell'automobile Ford, modello Escort, si è preso quella di derivazione terminologica anglosassone, con cui quelli d'oltremanica chiamano l'immarcescibile porcella, anche se abituata a leccare caviale al posto di Nutella.
Dimmi dove lavori e ti dirò chi sei;
sei una pornodiva? Allora sei attrice;
sei una mediocre ma disponibile gnocca, nel mondo dello spettacolo? Artista, certamente.
Casalinga, studentessa, operaia, bonona dell'Est? Troia, di sicuro.
Te la fai con il popolo bue, il burino sporco d'olio di macchina o con il puzzo di pesce, piuttosto che di formaggio o di cavoli lessi?
Maiala da bassofondo.
Sempre la prugna stai a dare, ma vuoi mettere incartata in lenzuola di seta, piuttosto che straccetto stampato in Cina?
Te la sciacqui con acqua di colonia o dopobarba? 'Na chiavica!
Te la profumi con Chanel numero 5? Una Venere.
Se poi fai come la Patrizia D'Addario, che tra le gambe ci mette pure un piccolo registratore, allora sei al massimo.
Fosse stato un telefonino cellulare, messo su vibrazione, si sarebbe pensato ad una forma di autoerotismo, ma questo, no.
Non era un gadget, un piccolo regalino, un ricordino, un souvenir da mutanda, ma un nuovo assorbente, di suoni, di rumori, di parole dette e sussurrate: la tipa se l'era infilato per poter far fesso il povero e incauto bacucco.
La Silfide aveva premeditato e pianificato tutto, visto che pure aveva fotografato e filmato il luogo che aveva predestinato a suo giaciglio, a vendere a peso d'oro quella fortuna che si portava appresso, sotto l'ombelico.
Ora la beata dorme su due guanciali e viaggia con il vento...in poppe, tutti la vogliono, tutti la cercano, fotografata come mamma l'ha fatta, per i pruriginosi bisogni manettari del volgo.
Silvio, mio caro, diciamocela tutta: so fatti tuoi, ma tu si stato 'nu poco scemo, che quelle carrozzate non s'accontentano di Nutella e gazzosa.
Quelle camminano come sulle uova, c'hanno la puzza al naso e sono ben co(n)sce che "Tira più un pelo di fica che un carro di buoi", come insegna la saggezza; popolare forse, ma sempre "Vox populi, vox Dei", voce di popolo, voce di Dio.
Tu ti sarai forse pure goduto una bella scopata, ma quella s'è fatta di meglio: la SCOOPata;
e ti ha proprio preso davanti e dietro: per le palle e per il culo!
La prossima volta che ti fai una Escort, vedi di scegliere meglio la carrozzeria:
Con quattro ruote e non su e tra due gambe, che altrimenti sei tu a subire gli abbordaggi e il fuoco delle bombarde.
E te lo dice uno che non ti vede come il fumo negli occhi, né ti fa la morale, che non c'ho gli attributi.
Per la morale, s'intende.
Con affetto: Beppe, il Fontana.
Io, secondo me...24.07.2009
giovedì 23 luglio 2009
mercoledì 22 luglio 2009
venerdì 10 luglio 2009
épandeur de merde
Con la bella stagione tanti campi vanno concimati perché - piaccia o no - dal fiore al frutto, tanto in natura nasce dalla merda, supremo ed economico riciclo del mondo;
da qui, l'uso di "spanditori": una volta carri di letame da dove, poveracci con il forcone, lanciavano il letame, prezioso unguento per della terra altrimenti sterile o avara.
Oggi il tutto è automatizzato, e lo "spargino", lo spruzzino è frutto di moti oleodinamici e nebulizzatori computerizzati, che studiano scientemente la miglior "performance", la giusta "location", frutto di una perfetta "governance" e di una lungimirante visione della "mission".
Insomma: anche a spandere liquame ci vuole una bella testa!
Certo che, andando a zonzo, non fa certo piacere sentire quel penetrante puzzo ma, se si pensa che è per il nostro bene, ben arrivata cacca!
Segno d'abbondanza e ricchezza è lo sguazzarci dentro: meglio se è Campobasso, che quel fumante Montenero risalta meglio ed ognuno si può riepir Bisaccia!
E benedetti sono quelli che pensano a noi, donando e privandosi pure della loro.
Benedetta sia anche la sacra terra molisana, la cui fertilità ha fatto sbocciare il miglior rappresentante di "épandeur de merde" che io abbia mai conosciuto: Tonino, il bell'Antonio Di Pietro.
Ecco l'innesto, l'ibrido tra il fustigatore di costumi e il cacciatore di streghe, il lubrificante naturale per ogni attrito sociale, la divina pianta del ricino, acciarino e stoppino per ogni rogo d'eretici, giudice e giuria d'ogni cosa, calice della verità e detentore del divino volere, con licenza decidere quel che è giusto e quel che no.
Ecco l'eletto, l'illuminato, la candela nel buio, la lampadina in un mondo di tenebra, anche se ancora c'è chi non s'è accorto che qualche filamento di quella sinapsi s'è fulminato.
- «Voi non gabide un gazzo, ma lasgiade fare a me, che c'azzecco. Altrimenti vi sfasgio!» che, tradotto in dolce stil novo significa che noi si è limitati nel comprendonio ma, siccome c'è lui che sa, tanto basta, e non dobbiamo insistere, altrimenti - ma per il nostro bene - ci tira un cazziatone.
Molti - spero - che mi leggono, a questo punto saranno meravigliati nello scoprire che so le lingue, sono poliglotta, ma mi sento, per onestà, di dire che no, non è farina del mio sacco: i geroglifici del dipietrese li decifro utilizzando la mia stele di Rosetta, il traduttore di Google!
C'ho dato in pasto la vulgata Pietrina e quello è partito, gorgogliando come una lavatrice, che prima carica l'acqua, la mescola e ci aggiunge sbiancanti, smacchianti e vari reagenti, per poi torcere, torchiare, spremere e centrifugare gli straccetti e infine, con un rutto liberatorio di scarico, segnala l'avvenuta digestione, aprendo la bocca da cui pende tanto di quanto mi pareva da principio oscuro, brutto e sporco.
Ecco il bucato, belle che pulito: basta stendere.
Beh, non è proprio così: il nostro Tonino c'ha la scorza del montanaro, la ruvidezza del campagnolo, l'arrampicata del trattore, il battistrada del cingolato, il motore di un Caterpillar, la dolcezza della carta vetrata, la carezza della lima da mazzo e la sensibilità di una grattugia.
Verso il prossimo c'ha l'istinto del toro quando in giro ci sono le vacche, ovvero l'arte del montone, che cavalca con prepotenza perché la natura l'ha predisposto così, che è volere della creazione e del Creatore.
Questione d'attrezzeria e di dote, che lui c'ha esuberanza di materiale da ferramenta, ed è già tanto che talvolta, in un barlume di tenerezza, ci avverte e prepara, con una domanda:
- «Ti ha detto niente la mamma?»
E zac! Prima che ti dai una pettinata, ti entra con un bel fallo...fallo da rigore, s'intende.
Come per il Bastian contrario, ce ne ha per tutti, che di buono c'è solo il suo, come pensa ogni buon Narciso con l'ego in perenne erezione.
Le tavole della legge gli sono state date da Dio, ma sicuramente sotto dettatura del Pietro, facendo tesoro di toninconsigli e dipietrinsuggerimenti.
Si sente come Mosè e gode nel pronosticare piaghe a tutti dopo aver volutamente aperto il vaso di Pandora per punire con mille tribolazioni chi non lo riconosce come inviato da Dio, tutti a mostrare terga, intenti ad adorare il vitello d'oro.
Non gli passa neppure per l'anticamera del cervello che noi non lo si capisce: Mosè almeno, cosciente di non avere la favella facile, si appoggiò a quella fluente di Aronne;
Tonio invece si sente re, come l'orbo in un mondo di ciechi, ossia tutti quelli che parlano l'italiano!
Lui spende e spande il suo verbo...ma lascia senza madre il pronome, il soggetto, l'articolo e il congiuntivo, ogni sostantivo, sorvola l'avverbio, la preposizione, spesso anche il moto a luogo ( si dimentica dove deve andare ) e finanche il predicato verbale, ad indicar che cosa sta facendo il soggetto dei suoi fulmini.
Non contento di violentare la lingua madre, ora s'infila pure in altro letto: quello d'Albione, con la bella inglesina.
Ussignur, bisogna ammettere: ha pagato per poterlo fare, con la complicità del marito di lei, che ha lasciato la sua bella ad altro stallone.
In groppa vuole starci lui, ed è normale cerchi di disarcionare il...Cavaliere.
- «In Idaglia non c'è demograzia ma diddadura e gorruzione: tutti fasgisdi! La sdamba è di regime. Berlusgoni è il Duge!»
Non contento di aver sputato come il Lama, l'animale andino famoso per citare spesso, il nostro épandeur de merde va in trasferta, a portare la sua saliva in giro per il mondo, comperando pagine di giornali stranieri per dar ingannevole impressione e sostenere imbroglio che, da meschino, è costretto ad elemosinare carta di rotolo altrui per pulirsi, che la sua è finita.
Come per quel di casa sua, anche l'uso dell'altrui lingua è in forma "maccheronica", insipida per mancanza di sale, che è quello indispensabile per la zucca, ma non dei tortelli fatti con la stessa.
Le urne - e alcune sono ancora calde - hanno sempre confermato il volere del popolo di mantenere delega a chi tira oggi la carretta, ma quel che un tempo aveva nel suo simbolo - quanta veggenza! - l'asinello, ora vorrebbe dar ad intendere che son proprio le sue orecchie lunghe ad aver sentito il vero messaggio degli dei, da far accettare più con il bastone che con la carota;
magari reso più penetrante, usando l'olio di ricino.
Non il messaggio, ma il nerbo.
Ogni muro, ogni foglio, ogni pertugio ed angolo della penisola risuonano dei ragli di un'opposizione che mai è stata ridotta in stalla e ha sempre pascolato scegliendo i propri pascoli.
Invettive, insulti, insinuazioni, sputtanamenti sono talmente inflazionati che proprio c'è prova che nessuno porta bavagli, ma l'épandeur de merde, si sa, ha codificato il programma già dal concepimento.
Uomini di tutto il mondo, io vi supplico: date al Tonino la carta di cui ha bisogno, che si deve pulire l'orifizio labiale, dopo tanto trabocco!
Un consiglio, Tony: vedi di passare anche da Teheran o da Pechino d parlare di "diddadura", ma non disdegnare pure un rinfresco di lingua nostra, che pure i tanti migranti che hanno fatto dei corsi ormai la sanno meglio di te.
E vedi d'annà a... 'naltro paese: e stacci!
Io, secondo me...10.07.2009
da qui, l'uso di "spanditori": una volta carri di letame da dove, poveracci con il forcone, lanciavano il letame, prezioso unguento per della terra altrimenti sterile o avara.
Oggi il tutto è automatizzato, e lo "spargino", lo spruzzino è frutto di moti oleodinamici e nebulizzatori computerizzati, che studiano scientemente la miglior "performance", la giusta "location", frutto di una perfetta "governance" e di una lungimirante visione della "mission".
Insomma: anche a spandere liquame ci vuole una bella testa!
Certo che, andando a zonzo, non fa certo piacere sentire quel penetrante puzzo ma, se si pensa che è per il nostro bene, ben arrivata cacca!
Segno d'abbondanza e ricchezza è lo sguazzarci dentro: meglio se è Campobasso, che quel fumante Montenero risalta meglio ed ognuno si può riepir Bisaccia!
E benedetti sono quelli che pensano a noi, donando e privandosi pure della loro.
Benedetta sia anche la sacra terra molisana, la cui fertilità ha fatto sbocciare il miglior rappresentante di "épandeur de merde" che io abbia mai conosciuto: Tonino, il bell'Antonio Di Pietro.
Ecco l'innesto, l'ibrido tra il fustigatore di costumi e il cacciatore di streghe, il lubrificante naturale per ogni attrito sociale, la divina pianta del ricino, acciarino e stoppino per ogni rogo d'eretici, giudice e giuria d'ogni cosa, calice della verità e detentore del divino volere, con licenza decidere quel che è giusto e quel che no.
Ecco l'eletto, l'illuminato, la candela nel buio, la lampadina in un mondo di tenebra, anche se ancora c'è chi non s'è accorto che qualche filamento di quella sinapsi s'è fulminato.
- «Voi non gabide un gazzo, ma lasgiade fare a me, che c'azzecco. Altrimenti vi sfasgio!» che, tradotto in dolce stil novo significa che noi si è limitati nel comprendonio ma, siccome c'è lui che sa, tanto basta, e non dobbiamo insistere, altrimenti - ma per il nostro bene - ci tira un cazziatone.
Molti - spero - che mi leggono, a questo punto saranno meravigliati nello scoprire che so le lingue, sono poliglotta, ma mi sento, per onestà, di dire che no, non è farina del mio sacco: i geroglifici del dipietrese li decifro utilizzando la mia stele di Rosetta, il traduttore di Google!
C'ho dato in pasto la vulgata Pietrina e quello è partito, gorgogliando come una lavatrice, che prima carica l'acqua, la mescola e ci aggiunge sbiancanti, smacchianti e vari reagenti, per poi torcere, torchiare, spremere e centrifugare gli straccetti e infine, con un rutto liberatorio di scarico, segnala l'avvenuta digestione, aprendo la bocca da cui pende tanto di quanto mi pareva da principio oscuro, brutto e sporco.
Ecco il bucato, belle che pulito: basta stendere.
Beh, non è proprio così: il nostro Tonino c'ha la scorza del montanaro, la ruvidezza del campagnolo, l'arrampicata del trattore, il battistrada del cingolato, il motore di un Caterpillar, la dolcezza della carta vetrata, la carezza della lima da mazzo e la sensibilità di una grattugia.
Verso il prossimo c'ha l'istinto del toro quando in giro ci sono le vacche, ovvero l'arte del montone, che cavalca con prepotenza perché la natura l'ha predisposto così, che è volere della creazione e del Creatore.
Questione d'attrezzeria e di dote, che lui c'ha esuberanza di materiale da ferramenta, ed è già tanto che talvolta, in un barlume di tenerezza, ci avverte e prepara, con una domanda:
- «Ti ha detto niente la mamma?»
E zac! Prima che ti dai una pettinata, ti entra con un bel fallo...fallo da rigore, s'intende.
Come per il Bastian contrario, ce ne ha per tutti, che di buono c'è solo il suo, come pensa ogni buon Narciso con l'ego in perenne erezione.
Le tavole della legge gli sono state date da Dio, ma sicuramente sotto dettatura del Pietro, facendo tesoro di toninconsigli e dipietrinsuggerimenti.
Si sente come Mosè e gode nel pronosticare piaghe a tutti dopo aver volutamente aperto il vaso di Pandora per punire con mille tribolazioni chi non lo riconosce come inviato da Dio, tutti a mostrare terga, intenti ad adorare il vitello d'oro.
Non gli passa neppure per l'anticamera del cervello che noi non lo si capisce: Mosè almeno, cosciente di non avere la favella facile, si appoggiò a quella fluente di Aronne;
Tonio invece si sente re, come l'orbo in un mondo di ciechi, ossia tutti quelli che parlano l'italiano!
Lui spende e spande il suo verbo...ma lascia senza madre il pronome, il soggetto, l'articolo e il congiuntivo, ogni sostantivo, sorvola l'avverbio, la preposizione, spesso anche il moto a luogo ( si dimentica dove deve andare ) e finanche il predicato verbale, ad indicar che cosa sta facendo il soggetto dei suoi fulmini.
Non contento di violentare la lingua madre, ora s'infila pure in altro letto: quello d'Albione, con la bella inglesina.
Ussignur, bisogna ammettere: ha pagato per poterlo fare, con la complicità del marito di lei, che ha lasciato la sua bella ad altro stallone.
In groppa vuole starci lui, ed è normale cerchi di disarcionare il...Cavaliere.
- «In Idaglia non c'è demograzia ma diddadura e gorruzione: tutti fasgisdi! La sdamba è di regime. Berlusgoni è il Duge!»
Non contento di aver sputato come il Lama, l'animale andino famoso per citare spesso, il nostro épandeur de merde va in trasferta, a portare la sua saliva in giro per il mondo, comperando pagine di giornali stranieri per dar ingannevole impressione e sostenere imbroglio che, da meschino, è costretto ad elemosinare carta di rotolo altrui per pulirsi, che la sua è finita.
Come per quel di casa sua, anche l'uso dell'altrui lingua è in forma "maccheronica", insipida per mancanza di sale, che è quello indispensabile per la zucca, ma non dei tortelli fatti con la stessa.
Le urne - e alcune sono ancora calde - hanno sempre confermato il volere del popolo di mantenere delega a chi tira oggi la carretta, ma quel che un tempo aveva nel suo simbolo - quanta veggenza! - l'asinello, ora vorrebbe dar ad intendere che son proprio le sue orecchie lunghe ad aver sentito il vero messaggio degli dei, da far accettare più con il bastone che con la carota;
magari reso più penetrante, usando l'olio di ricino.
Non il messaggio, ma il nerbo.
Ogni muro, ogni foglio, ogni pertugio ed angolo della penisola risuonano dei ragli di un'opposizione che mai è stata ridotta in stalla e ha sempre pascolato scegliendo i propri pascoli.
Invettive, insulti, insinuazioni, sputtanamenti sono talmente inflazionati che proprio c'è prova che nessuno porta bavagli, ma l'épandeur de merde, si sa, ha codificato il programma già dal concepimento.
Uomini di tutto il mondo, io vi supplico: date al Tonino la carta di cui ha bisogno, che si deve pulire l'orifizio labiale, dopo tanto trabocco!
Un consiglio, Tony: vedi di passare anche da Teheran o da Pechino d parlare di "diddadura", ma non disdegnare pure un rinfresco di lingua nostra, che pure i tanti migranti che hanno fatto dei corsi ormai la sanno meglio di te.
E vedi d'annà a... 'naltro paese: e stacci!
Io, secondo me...10.07.2009
giovedì 9 luglio 2009
Guardian...contrario
Me lo chiedo spesso: per fare il giornalista occorre il porto d'armi?
Tanti "Signori grandi firme" maneggiano la penna inchiostrandola nella propria bile, nel fiele del proprio abbrutimento professionale, usando il mezzo d'informazione da aspersorio, per benedire con soda caustica il prossimo.
Una bella parte sono amanuensi, estensori sotto dettatura, polli in batteria che si passano la velina uno con l'altro, così come il turibolo pieno d'incenso, con cui amano affumicarsi a manetta, in moto rettilineo alternato;
così come nell'indossare il serto d'alloro, spesso a contornare cotanto fumo, ma in totale assenza d'arrosto.
Altra fetta sono i Lanzichenecchi, usi ad usare gli spadoni e a tagliar all'ingrosso, come il macellaio di vecchia memoria: «Ecco fatto...un tanto il chilo: che faccio, lascio?»
Pennaioli da miglior offerente;
come si dice in milanese: "Un cicinin taglia giò cul falciott", sgrossati con il falcetto.
Mi viene a mente quegli allevamenti di galline, affiancate, a sfornar ova, dove il becchime è dato e serve solo per ingrassare, non la carne ma il prezioso passaggio del pregiato cocco, non di mamma ma con tuorlo e albume.
Eccoli, li vedo...i pennuti di Repubblica, di El Pais, di El Mundo, del Daily Telegrafh, del Times piuttosto che del Guardian: tanta fanteria contro un solo...Cavaliere.
Il battitore sul tamburo a gridare a quelli ai remi, a dare il tempo come a controllare le contrazioni per lo spurgo.
- «Forza, spingete: mi dovete far uovo di giornata; voglio tette, culi e No(e)mi importanti, su cui spander liquame. Su, su, datemi il frutto dei vostri lo(m)bi; meningi spremute, a dar di zanne contro chi ci aizza il padrone!»
Pazienza.
Si capisce: fan gioco di scuderia, a secondo di dove hanno attacco per l'anello al naso.
Come l'inchiostro loro, sono neri nell'animo e nell'anima: i Black Bloc dell'occhiello, i maestri del catenaccio, i "colpobassisti" della Testata, i magliari del Frontespizio, i cesellatori della circolare e dell'ellittica, i mestatori corpo e della pancia tipografica, i professionisti del som(m)ario.
Non giustifico ma comprendo, che di carta devono campare, e non dell'obolo di san Pietro che, se non d'informazione gridata, non rifilano e guadagnano del loro, al mercato.
- «Venghino, signori, venghino. Non ve la dò per tre e neppure per due e neanche per uno: Qui non si vende: si regala!»
Imbonitori, mercanti in fiera, presentatori da baraccone, intrallazzatori da circo Barnum, quello famoso per presentare le mostruosità della natura.
Come ogni foresta, nella sua maestosità nasconde il sottobosco, rovi e ramaglia secca, che ci si deve abbassare per arrivare all'altezza e vederne gli scarti.
Ogni maestà ha la sua "Corte dei miracoli", i suoi nani e le ballerine, tanti disperati alla catena, il Fido cane che s'accontenta dell'osso del «Primum vivere», altrimenti detto "Tiriamo a campare".
Tra il mediocre e l'artista, il vegetale e il genio, c'è sempre un "terra di nessuno", un limbo d'anime perse, dannati da Purgatorio, attenti a non scivolare all'Inferno.
Anime, anime perse, anime morte, alla Gogol.
Per pochi che arrivano a toccare la vetta, i sentieri sono lastricati d'ossa, e tanti s'accontentano dei piani bassi, a scartar cartoccio di pane e formaggio e un gotto...di rosso.
Normale grigiore, tra il bianco e il nero.
Beh, m'accontento di sputar controvento, che anche io, nel mio piccolo, non vivo di colore assoluto.
Ma una cosa mi fa incazzare come una bestia: i Savonarola, i talebani del crocefisso, gli untorelli sempre a gridare «Crucifige!»
Di Crociata ce n'è stata più di una, e di Mariano basta la devozione alla Madonna, che c'ho gli zebedei pieni di chi gira ancora con il bastone e l'ampolla con la purga, ululando alla luna condanna:
- «[...] disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile, che invera la parola lussuria [...] esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista [...] libertà intesa come sfrenatezza e sregolatezza».
Di tanta "penitenziaggine" sarebbe, anzi...sharia ora di spulciarsi!
Il tempo delle Marie Goretti è un altro, e don Sciortini e Mariani non hanno a dover dire che «No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all'inferno», in special modo quando sono loro stessi a far da cassa di risonanza e offrire altre pale per i ventilatori, quelli usati da spanditori per quel che è cattiva s(c)emenza.
Una cosa mi agghiaccia, del Mariano, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ed è altra sua bolla:
- «Non si deve pensare che non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti d'affari privati, soprattutto quando sono implicati minori».
Indubbio che neppure il dito riesce a nascondere per chi era la stoccata e la verginella insidiata.
Ma forse sono io diffidente e sospettoso, e il nostro "monsignIORe" si riferiva all'ombrosa pedofilia da sagrestia, ad indicare che il diavolo si dimena non solo sotto le gonne, ma anche nelle pieghe della tonaca.
Se così è, faccio ammenda e chiedo perdono per tanta mia ignoranza.
Chiudo baracca seguendo quell'invito che tanto hanno fatto agli italiani, di lasciar stare e andare al mare.
Vado.
Al mare.
Prima che qualcuno mi mandi altrove, magari al diavolo o affanculo.
Io, secondo me...09.07.2009
Tanti "Signori grandi firme" maneggiano la penna inchiostrandola nella propria bile, nel fiele del proprio abbrutimento professionale, usando il mezzo d'informazione da aspersorio, per benedire con soda caustica il prossimo.
Una bella parte sono amanuensi, estensori sotto dettatura, polli in batteria che si passano la velina uno con l'altro, così come il turibolo pieno d'incenso, con cui amano affumicarsi a manetta, in moto rettilineo alternato;
così come nell'indossare il serto d'alloro, spesso a contornare cotanto fumo, ma in totale assenza d'arrosto.
Altra fetta sono i Lanzichenecchi, usi ad usare gli spadoni e a tagliar all'ingrosso, come il macellaio di vecchia memoria: «Ecco fatto...un tanto il chilo: che faccio, lascio?»
Pennaioli da miglior offerente;
come si dice in milanese: "Un cicinin taglia giò cul falciott", sgrossati con il falcetto.
Mi viene a mente quegli allevamenti di galline, affiancate, a sfornar ova, dove il becchime è dato e serve solo per ingrassare, non la carne ma il prezioso passaggio del pregiato cocco, non di mamma ma con tuorlo e albume.
Eccoli, li vedo...i pennuti di Repubblica, di El Pais, di El Mundo, del Daily Telegrafh, del Times piuttosto che del Guardian: tanta fanteria contro un solo...Cavaliere.
Il battitore sul tamburo a gridare a quelli ai remi, a dare il tempo come a controllare le contrazioni per lo spurgo.
- «Forza, spingete: mi dovete far uovo di giornata; voglio tette, culi e No(e)mi importanti, su cui spander liquame. Su, su, datemi il frutto dei vostri lo(m)bi; meningi spremute, a dar di zanne contro chi ci aizza il padrone!»
Pazienza.
Si capisce: fan gioco di scuderia, a secondo di dove hanno attacco per l'anello al naso.
Come l'inchiostro loro, sono neri nell'animo e nell'anima: i Black Bloc dell'occhiello, i maestri del catenaccio, i "colpobassisti" della Testata, i magliari del Frontespizio, i cesellatori della circolare e dell'ellittica, i mestatori corpo e della pancia tipografica, i professionisti del som(m)ario.
Non giustifico ma comprendo, che di carta devono campare, e non dell'obolo di san Pietro che, se non d'informazione gridata, non rifilano e guadagnano del loro, al mercato.
- «Venghino, signori, venghino. Non ve la dò per tre e neppure per due e neanche per uno: Qui non si vende: si regala!»
Imbonitori, mercanti in fiera, presentatori da baraccone, intrallazzatori da circo Barnum, quello famoso per presentare le mostruosità della natura.
Come ogni foresta, nella sua maestosità nasconde il sottobosco, rovi e ramaglia secca, che ci si deve abbassare per arrivare all'altezza e vederne gli scarti.
Ogni maestà ha la sua "Corte dei miracoli", i suoi nani e le ballerine, tanti disperati alla catena, il Fido cane che s'accontenta dell'osso del «Primum vivere», altrimenti detto "Tiriamo a campare".
Tra il mediocre e l'artista, il vegetale e il genio, c'è sempre un "terra di nessuno", un limbo d'anime perse, dannati da Purgatorio, attenti a non scivolare all'Inferno.
Anime, anime perse, anime morte, alla Gogol.
Per pochi che arrivano a toccare la vetta, i sentieri sono lastricati d'ossa, e tanti s'accontentano dei piani bassi, a scartar cartoccio di pane e formaggio e un gotto...di rosso.
Normale grigiore, tra il bianco e il nero.
Beh, m'accontento di sputar controvento, che anche io, nel mio piccolo, non vivo di colore assoluto.
Ma una cosa mi fa incazzare come una bestia: i Savonarola, i talebani del crocefisso, gli untorelli sempre a gridare «Crucifige!»
Di Crociata ce n'è stata più di una, e di Mariano basta la devozione alla Madonna, che c'ho gli zebedei pieni di chi gira ancora con il bastone e l'ampolla con la purga, ululando alla luna condanna:
- «[...] disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile, che invera la parola lussuria [...] esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista [...] libertà intesa come sfrenatezza e sregolatezza».
Di tanta "penitenziaggine" sarebbe, anzi...sharia ora di spulciarsi!
Il tempo delle Marie Goretti è un altro, e don Sciortini e Mariani non hanno a dover dire che «No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all'inferno», in special modo quando sono loro stessi a far da cassa di risonanza e offrire altre pale per i ventilatori, quelli usati da spanditori per quel che è cattiva s(c)emenza.
Una cosa mi agghiaccia, del Mariano, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ed è altra sua bolla:
- «Non si deve pensare che non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti d'affari privati, soprattutto quando sono implicati minori».
Indubbio che neppure il dito riesce a nascondere per chi era la stoccata e la verginella insidiata.
Ma forse sono io diffidente e sospettoso, e il nostro "monsignIORe" si riferiva all'ombrosa pedofilia da sagrestia, ad indicare che il diavolo si dimena non solo sotto le gonne, ma anche nelle pieghe della tonaca.
Se così è, faccio ammenda e chiedo perdono per tanta mia ignoranza.
Chiudo baracca seguendo quell'invito che tanto hanno fatto agli italiani, di lasciar stare e andare al mare.
Vado.
Al mare.
Prima che qualcuno mi mandi altrove, magari al diavolo o affanculo.
Io, secondo me...09.07.2009
mercoledì 8 luglio 2009
martedì 7 luglio 2009
giovedì 2 luglio 2009
martedì 30 giugno 2009
(o)nanismo da iranano
Se non una caricatura, poco ci manca, nel presentarsi e nel vestire.
Sembra una via di mezzo tra l'impermeabile del tenente Colombo e la coperta di Linus, quel suo indossato.
Così sgualcito, così vetusto, polveroso, che sembra di sentir la naftalina che lo ha pennellato, a voler salvare dalle tarme della storia quel liso straccetto, ormai di fili e trame sfilacciato, a far da sacchettino per tenere assieme quella polpetta che lo porta in giro.
Ecco in nano, l'Ahmadinejad, nell'immancabile uniforme civile sciita: abito grigio, simbolo di spenta vitalità, camicia bianca e assente cravatta, barba sempre di qualche giorno, accuratamente, volutamente trascurata, da bel tenebroso, su occhi bulbosi da rospetto, in stile "baciami, e diventerò un bel principe azzurro".
Anzi, meglio: forse in fondo si crede l'unghia incarnita del dodicesimo imam scomparso, che già, quando appena sindaco, voleva chiudere al traffico una delle arterie principali di Teheran dove secondo lui il Mahdi sarebbe passato.
E già, perché lui ci crede alla favoletta dell'ultimo Highlander, l'immortale, personaggio del film omonimo, famoso per durare nelle centinaia d'anni a venire, se solo nessuno pensava a mozzagli la testa, unico modo per terminare la corsa nei secoli dell'arzillo e indistruttibile vecchietto.
Le ultime notizie lo davano scomparso misteriosamente a Samarra, nel nono secolo, e da allora atteso dagli sciiti come una sorta di Messia.
Il nostro piccolo Mahmoud sono quasi convinto che addirittura si crede lui, il reincarnato, il predestinato, l'eletto;
il piccolo Narciso si guarda allo specchio e trova in tanto vagheggiare la zeppa da aggiungere per dare spessore all'essere tappo, godendo di tanto (o)nanismo.
L'evocare l'imminente venuta del salvatore, a cui spesso si sovrappone, entrando nella parte, è come la devozione di Linus per la divinità del Grande Cocomero, una sorta di Babbo Natale, a cui si rivolge avvolto nel grigiore e negli straccetti che indossa come abiti sacerdotali, sentiti come la coperta del personaggio della striscia a fumetti Peanuts, di Charles M. Schultz, da lui chiamata "coperta di sicurezza", mai abbandonata e biglietto da visita, come l'immancabile succhiare il pollice.
Con il piccolo Ahmadinejad, Linus van Pelt porta somiglianza: ha una predisposizione sfrenata all'uso della fantasia, come testimonia l'invenzione o l'utilizzo immaginario di vari animali feroci, di cui si sente minacciato, e il creare castelli di sabbia incredibilmente elaborati e campati in aria, destinati a breve a crollare.
Mahmoud parla in nome di Dio, prediligendo gli avvertimenti apocalittici ed inviti alla conversione.
E qui diventa Snoopy, il bracchetto razza beagle e, pronunciato nel maccheronico "bigol", non per nulla ha assonanza con bigolo, che non è un complimento ma, per lui, un complemento e completamento.
Come il nostro "iranano", anche Snoopy cominciò la sua vita nelle strisce come un cane ordinario, ma col passare del tempo si trasformò nel personaggio più dinamico delle strisce, fino a diventare uno dei più famosi personaggi di fumetti nel mondo.
Snoopy sogna di fare lo scrittore, ma a nessuno è interessato a pubblicarlo;
il suo immutabile incipit, "Era una notte buia e tempestosa...", è proverbiale.
Più che bracco il nostro brocco invece, di suo, mandò solo due lettere: una all'allora Presidente George "dabliù" Bush e l'altra a Benedetto XVI, scimmiottando quella che l'ayatollah Khomeini aveva scritta a Gorbachev il primo gennaio 1989.
- «Insisto vivamente affinché nell'abbattere i muri delle fantasie marxiste tu non incappi nella prigione dell'Occidente e del Grande Satana. Ti richiamo a studiare seriamente e a condurre delle ricerche sull'Islam.Ti annuncio pubblicamente che la Repubblica islamica dell'Iran, essendo la base maggiore e più importante del mondo islamico, è in grado di aiutare facilmente a riempire il vuoto ideologico del tuo sistema»;
con fare da maestro, l'Ayatollah Ruhollah mandava in castigo, dietro la lavagna, l'asino di turno.
- «Penitenziaggine! Convertititi, miscredente. Aspetta e spera, che già l'ora s'avvicina! Quando staremo vicino a te, noi ti daremo un'altra legge e un altro re!»; questo, in pratica, il succo del discorso invece, del Mahmoud.
Cambia un poco la forma, ma la solfa è sempre quella:
- «Ascoltami, dammi retta: io so. Io Tarzan, tu Cita. Non ti preoccupare, che in qualche modo ti salverò dalla dannazione, a costo di scucirti l'anima dal corpo!»
Il Papa, in particolare, è trattato come l'Amministratore Delegato di una Multinazionale, dove tutto è subordinato alla Allah S.p.A. and Company. Poco più che un amanuense, un segretario scribacchino ed archivista, il perfetto Fantozzi occidentale.
Era solo il 2005 quando, rapito dall'estasi dello smarrito imam, l'Ahmadinejad, all'assemblea generale dell'Onu farneticò:
- «O Dio onnipotente, io ti prego perché tu affretti la venuta del tuo ultimo depositario, colui che ci hai promesso, quell'uomo perfetto e puro, che colmerà il mondo di pace e giustizia.»
Dietro le quinte, confidò:
- « Mentre dicevo questo, sono stato avvolto da una luce, e l'intero auditorio ne è stato rapito.»
Colombo-Linus-Snoopy continua ad essere caricatura, ma nulla a far ridere, che più che in fumetto vorrebbe gli altri in fumo.
Manie persecutorie da nanismo, anzi: (o)nanismo da "iranano".
Io, secondo me...30.06.2009
Sembra una via di mezzo tra l'impermeabile del tenente Colombo e la coperta di Linus, quel suo indossato.
Così sgualcito, così vetusto, polveroso, che sembra di sentir la naftalina che lo ha pennellato, a voler salvare dalle tarme della storia quel liso straccetto, ormai di fili e trame sfilacciato, a far da sacchettino per tenere assieme quella polpetta che lo porta in giro.
Ecco in nano, l'Ahmadinejad, nell'immancabile uniforme civile sciita: abito grigio, simbolo di spenta vitalità, camicia bianca e assente cravatta, barba sempre di qualche giorno, accuratamente, volutamente trascurata, da bel tenebroso, su occhi bulbosi da rospetto, in stile "baciami, e diventerò un bel principe azzurro".
Anzi, meglio: forse in fondo si crede l'unghia incarnita del dodicesimo imam scomparso, che già, quando appena sindaco, voleva chiudere al traffico una delle arterie principali di Teheran dove secondo lui il Mahdi sarebbe passato.
E già, perché lui ci crede alla favoletta dell'ultimo Highlander, l'immortale, personaggio del film omonimo, famoso per durare nelle centinaia d'anni a venire, se solo nessuno pensava a mozzagli la testa, unico modo per terminare la corsa nei secoli dell'arzillo e indistruttibile vecchietto.
Le ultime notizie lo davano scomparso misteriosamente a Samarra, nel nono secolo, e da allora atteso dagli sciiti come una sorta di Messia.
Il nostro piccolo Mahmoud sono quasi convinto che addirittura si crede lui, il reincarnato, il predestinato, l'eletto;
il piccolo Narciso si guarda allo specchio e trova in tanto vagheggiare la zeppa da aggiungere per dare spessore all'essere tappo, godendo di tanto (o)nanismo.
L'evocare l'imminente venuta del salvatore, a cui spesso si sovrappone, entrando nella parte, è come la devozione di Linus per la divinità del Grande Cocomero, una sorta di Babbo Natale, a cui si rivolge avvolto nel grigiore e negli straccetti che indossa come abiti sacerdotali, sentiti come la coperta del personaggio della striscia a fumetti Peanuts, di Charles M. Schultz, da lui chiamata "coperta di sicurezza", mai abbandonata e biglietto da visita, come l'immancabile succhiare il pollice.
Con il piccolo Ahmadinejad, Linus van Pelt porta somiglianza: ha una predisposizione sfrenata all'uso della fantasia, come testimonia l'invenzione o l'utilizzo immaginario di vari animali feroci, di cui si sente minacciato, e il creare castelli di sabbia incredibilmente elaborati e campati in aria, destinati a breve a crollare.
Mahmoud parla in nome di Dio, prediligendo gli avvertimenti apocalittici ed inviti alla conversione.
E qui diventa Snoopy, il bracchetto razza beagle e, pronunciato nel maccheronico "bigol", non per nulla ha assonanza con bigolo, che non è un complimento ma, per lui, un complemento e completamento.
Come il nostro "iranano", anche Snoopy cominciò la sua vita nelle strisce come un cane ordinario, ma col passare del tempo si trasformò nel personaggio più dinamico delle strisce, fino a diventare uno dei più famosi personaggi di fumetti nel mondo.
Snoopy sogna di fare lo scrittore, ma a nessuno è interessato a pubblicarlo;
il suo immutabile incipit, "Era una notte buia e tempestosa...", è proverbiale.
Più che bracco il nostro brocco invece, di suo, mandò solo due lettere: una all'allora Presidente George "dabliù" Bush e l'altra a Benedetto XVI, scimmiottando quella che l'ayatollah Khomeini aveva scritta a Gorbachev il primo gennaio 1989.
- «Insisto vivamente affinché nell'abbattere i muri delle fantasie marxiste tu non incappi nella prigione dell'Occidente e del Grande Satana. Ti richiamo a studiare seriamente e a condurre delle ricerche sull'Islam.Ti annuncio pubblicamente che la Repubblica islamica dell'Iran, essendo la base maggiore e più importante del mondo islamico, è in grado di aiutare facilmente a riempire il vuoto ideologico del tuo sistema»;
con fare da maestro, l'Ayatollah Ruhollah mandava in castigo, dietro la lavagna, l'asino di turno.
- «Penitenziaggine! Convertititi, miscredente. Aspetta e spera, che già l'ora s'avvicina! Quando staremo vicino a te, noi ti daremo un'altra legge e un altro re!»; questo, in pratica, il succo del discorso invece, del Mahmoud.
Cambia un poco la forma, ma la solfa è sempre quella:
- «Ascoltami, dammi retta: io so. Io Tarzan, tu Cita. Non ti preoccupare, che in qualche modo ti salverò dalla dannazione, a costo di scucirti l'anima dal corpo!»
Il Papa, in particolare, è trattato come l'Amministratore Delegato di una Multinazionale, dove tutto è subordinato alla Allah S.p.A. and Company. Poco più che un amanuense, un segretario scribacchino ed archivista, il perfetto Fantozzi occidentale.
Era solo il 2005 quando, rapito dall'estasi dello smarrito imam, l'Ahmadinejad, all'assemblea generale dell'Onu farneticò:
- «O Dio onnipotente, io ti prego perché tu affretti la venuta del tuo ultimo depositario, colui che ci hai promesso, quell'uomo perfetto e puro, che colmerà il mondo di pace e giustizia.»
Dietro le quinte, confidò:
- « Mentre dicevo questo, sono stato avvolto da una luce, e l'intero auditorio ne è stato rapito.»
Colombo-Linus-Snoopy continua ad essere caricatura, ma nulla a far ridere, che più che in fumetto vorrebbe gli altri in fumo.
Manie persecutorie da nanismo, anzi: (o)nanismo da "iranano".
Io, secondo me...30.06.2009
giovedì 25 giugno 2009
mercoledì 24 giugno 2009
martedì 23 giugno 2009
lunedì 22 giugno 2009
venerdì 19 giugno 2009
Tett e Ciapett
Lo stanno marcando stretto, il Berlusca, quasi fosse una delle vestali, le antiche sacerdotesse romane che dovevano custodire il tempio e il sacro lumicino, la fiamma che dentro bruciava di continuo;
quelle curavano il fuoco e altri la loro verginità, quasi che la mancanza di questa agiva da spegni candela, usato una volta nelle chiese per soffocare la fiammella dei ceri.
Non c'erano ancora i paparazzi e i teleobiettivi, che catturano pure il pelo superfluo, ma il "guardone" si chiamava Pontifex Maximus e, per tutti e trenta anni di servizio delle fanciulle, badava che quelle tenessero ben stretta la fonte dell'innocenza e non prendessero il servizio...sotto gamba.
Chi sgarrava, era portata nel "Campus Sceleratus", in una fossa, dotata di un giaciglio, di una lanterna e di poco cibo. Chiusa la fossa, se ne pareggiava il terreno per far sparire ogni traccia delle colpevoli.
Così, se ne cancellava ricordo mettendoci - è il caso di dirlo - una pietra sopra.
Oggi, il "Custode delle pudende" è un reporter sardo, Antonello Zappadu, che ha passato l'ultima era geologica volteggiando in circolo o appollaiato sui rami, cercando scarti e frattaglie, tipica alimentazione della specie sua.
Me lo immagino in piena canicola, sudato come una bestia, disteso in agguato e fumante, con tante mosche attorno che cercano un posto dove atterrare, su quella e tremula gelatina che fotografa a raffica e fissa le immagini di "Tett e Ciapett".
Ecco la prova: Berlusca ha perso la virtù e la Vestale della Repubblica deve essere punita e murata viva.
In un mondo dove l'emancipazione femminile fa sfilare - quanto ben di Dio: grazie, Signore! - tante belle figliole, poppe al vento e patatina coperta da una stringa da scarpe, ci si vuole far scandalizzare perché, in una proprietà privata, circolano donnine ignude.
Te le vedo sui cartelloni pubblicitari, in televisione a tutte le ore, sulle spiagge e in ogni dove, coperte da minigonne che sono come l'ascensore fermo all'ultimo piano.
Talmente c'è abbondanza che rischio l'eiaculazione precoce ormai solo quando ne vedo di vestite.
Però un brivido l'ho avuto, quando ho visto il pisellone di Topolanek, che non è il fratello maggiore di Topolino, dei fumetti di Walt Disney, ma il Mirek Topolanek, che è stato un pezzo da novanta della Repubblica Ceca.
Sempre nella tenuta a Villa Certosa, residenza sarda del premier Silvio Berlusconi, il tipo era su una terrazza, completamente nudo e con il biscione, l'iguana srotolato per tutta la lunghezza, pigro e gonfio come quei serpentoni che digeriscono laboriosamente la preda appena ingoiata.
Ciumbia: roba da far fibrillare la virilità e venir voglia di rischiare la cecità, come ci dicevano da piccoli, se si cede al piacere del gioco di mano!
Nel parco girano delle ninfe con le tettine al vento e i giovin capezzoli inturgiditi e a mirar il sole tesi.
Dalla Repubblica delle Banane siamo a quella della prugnetta, la patatina peccaminosa, la farfallina vellutata che, si dice, sia la ricchezza su cui siede ogni bella gnocca.
A dire il vero, il "cecchino" Zappadu, è entrato in scena nel teatrino dopo la sciura Berlusca, quella Veronica Lario che, da tipica moglie incazzata con il marito, per togliersi il sassolino nella scarpa, getta quella assieme al fastidio.
"Il nemico del mio nemico è mio amico", recita il manuale del buon combattente: eccola andare a frignare nell'armeria del giornale Repubblica, che subito usa la “defecatio mentis” per riempire i propri fogli e farne gavettoni mediatici.
La sinistra parte, mazzolata dall'elettorato e costretta all'angolo, con armi ormai spuntate e toghe partigiane usurate dal troppo strisciare e strusciare, improvvisamente si trova tra le mani una nuova arma di distruzione di massa: quella Veronica che, come per l'evangelica protagonista, asciuga il volto del maritino a cui ha posto croce in spalla e ne vuol catturare su pellicola la smorfia dolorosa.
"Il volto è bagnato dal sudore, è rigato dal sangue, è coperto di sputi insolenti. Chi avrà il coraggio di avvicinarsi? Una donna! Una donna esce allo scoperto e asciuga il viso".
Con il paginone di Repubblica, la mogliettina vendicativa stampa l'immagine sofferente del Silvio.
- «Ecco il maialone, che si circonda di veline porcaiole, il vecchio satiro che adesca e insidia le vergini bambine!»
L'illibata sotto imboscata si chiama Noemi e rischia da verginale a divenire vaginale strumento per le insane bramosie sessuali di un diabolico vecchietto, che la vorrebbe trastullo per il proprio gineceo.
Tra le righe d'inchiostro, il giornaletto infila quelle intinte nel veleno, lasciando intendere focosi soddisfacimenti e contorsionismi sessuali, con complicità e benedizione addirittura dei genitori della candida e ingenua fanciullina.
Come per il fuochista dei vecchi treni, la Veronica ha spalato merda nelle caldaie del vapore, e la locomotiva ormai sbuffa, fischia e rumoreggia gagliarda, spandendo dal fumaiolo quanto metabolizzato nella fornace.
Nel sottobosco dei giornalisti da raccolta differenziata si schiuma il meglio dei ricercatori da discarica, dei mestatori da cassonetto e miscelatori di pattume, abili a cucinare con resti, bucce e rifiuti, schifati pure da mosche, topi e scarafaggi.
Ecco uscire dal mucchio il Gino Flaminio, moroso scaricato della Noemi, operaio e quindi ottimo per far credere scartato per il più blasonato e ricco partito, simbolo di una lotta di classe che ha sempre la peggio contro il cattivo capitalista.
Peccato che la fedina penale del Flaminio vanta una rapina a suo carico;
no, non va bene: è un altro compagno...un compagno che ha sbagliato.
Come una meteora, il Ginetto brilla e si spegne, dopo aver fatto del suo nulla da dire mercanzia da svendere a giornaletti da poche lire: informazione povera per poveracci di aree intellettualmente depresse.
Non c'è nulla da fare: per allontanare gli Zappadu e gli scribacchini in voli pindarici, alla ricerca di carogne, si deve fare come il contadino nel campo, dopo una semina: mettere degli spaventapasseri, quei semplici ed efficienti strumenti atti a tenere alla larga le passere.
Caro Silvio, ascoltami: da ora in poi, in casa tua, invita solo le Rosy Bindi, le Annunziate, le Margherita Hack, e vedi che fai subito pace con tua moglie e con l'incontinenza ormonale, che subito il tutto si ammoscia.
L'ultima grana arriva con una imprenditrice: a dire il vero, è una professionista del...del...come si dice, del c... ah! del cavolo, ma terra terra, che vola basso, che tira. A campare.
La Patrizia D'Addario è una esperta in scosse, come il buon Baffin D'Alema, mago della sfera di cristallo, aveva preannunciato sarebbe successo al presente governo.
Lei e altre ragazze a pagamento, avrebbero frequentato feste e si sarebbero trattenute per la notte nelle residenze del presidente del Consiglio Berlusconi a Roma e in Sardegna.
Come massaggia la Patrizia non c'è nessuno, e la musica che sa suonare con il piffero è celestiale, quando la carne ondeggia, freme, vibra e palpita e tremula, all'apice della "Eiaculatio praecox".
Un popolo volgare, rozzo e zotico simil fauna l'etichetta come "Zoccole", e non perché usano portare calzature di un certo tipo.
Ma il popolo è bue, si sa.
Se non fosse perché già adoperato userei, per quella e le sue emule, il termine di "Altrimenti abili".
Se si può dare una mano al prossimo, perché non godere di tanto talento.
Come per gli Zappadu e i Gino Flaminio, anche le Patrizie sono a reagire, come i cani di Pavlov, ad un unico riflesso condizionato: i soldi, i danee, i ghelli, l'argent, i baiocchi, la pecunia, i piccioli.
Tett e Ciapett son come Bacco, tabacco e Venere, che riducono l'uomo in cenere;
come i Ciapett tanto bramate da un altro Silvio, il Sircana, ai tempi portavoce di Prodi, "pizzicato" mentre seguiva quelle di un transessuale brasiliano - Sandra - lungo le strade buie del quartiere Parioli, che di notte si popolano d'auto d'ogni cilindrata, guidata da persone in cerca d'emozioni forti.
E non scordiamo Tett e Ciapett nel letto dell'albergo Flora, a Roma, del caro Mele, il Cosimo, padre di famiglia con moglie e tre figli: lo "scaldino" si chiamava Francesca Zenobi, che si era sentita male mentre sollazzava il dolce augello dell'esponente dell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro, in un'ammucchiata festaiola a base di cocaina, alcol, sesso e carnazza.
La mia povera maestra delle elementari usava dire:
- «Non si possono sommare mele e pere!»
E no, cara maestra mia: le pere della Francesca ben si schiacciavano su Mele.
Anche la matematica è diventata un'opinione.
Ah, è proprio vero quel principio fisico, che dice:
"Tira di più un pelo di f...che un carro di buoi! "
Più che quello nell'uovo, siamo oggi a cercare questo, di filato, tanto da aver fatto venire prurigine anche alla vecchia Europa che cavalcando...l'onda, sfoglia l'Italia come per il paginone centrale di Playboy, alla ricerca delle grazie esposte della Playmate - in vista, più che visita, ginecologica - del mese.
In tutto questo, in storie di corna, cornetti e bulbose protuberanze, siamo a sentire il bue che da del cornuto all'asino.
Ma ne usciremo, ne saremo presto fuori;
magari per poco...per un pelo!
Io, secondo me...19.06.2009
quelle curavano il fuoco e altri la loro verginità, quasi che la mancanza di questa agiva da spegni candela, usato una volta nelle chiese per soffocare la fiammella dei ceri.
Non c'erano ancora i paparazzi e i teleobiettivi, che catturano pure il pelo superfluo, ma il "guardone" si chiamava Pontifex Maximus e, per tutti e trenta anni di servizio delle fanciulle, badava che quelle tenessero ben stretta la fonte dell'innocenza e non prendessero il servizio...sotto gamba.
Chi sgarrava, era portata nel "Campus Sceleratus", in una fossa, dotata di un giaciglio, di una lanterna e di poco cibo. Chiusa la fossa, se ne pareggiava il terreno per far sparire ogni traccia delle colpevoli.
Così, se ne cancellava ricordo mettendoci - è il caso di dirlo - una pietra sopra.
Oggi, il "Custode delle pudende" è un reporter sardo, Antonello Zappadu, che ha passato l'ultima era geologica volteggiando in circolo o appollaiato sui rami, cercando scarti e frattaglie, tipica alimentazione della specie sua.
Me lo immagino in piena canicola, sudato come una bestia, disteso in agguato e fumante, con tante mosche attorno che cercano un posto dove atterrare, su quella e tremula gelatina che fotografa a raffica e fissa le immagini di "Tett e Ciapett".
Ecco la prova: Berlusca ha perso la virtù e la Vestale della Repubblica deve essere punita e murata viva.
In un mondo dove l'emancipazione femminile fa sfilare - quanto ben di Dio: grazie, Signore! - tante belle figliole, poppe al vento e patatina coperta da una stringa da scarpe, ci si vuole far scandalizzare perché, in una proprietà privata, circolano donnine ignude.
Te le vedo sui cartelloni pubblicitari, in televisione a tutte le ore, sulle spiagge e in ogni dove, coperte da minigonne che sono come l'ascensore fermo all'ultimo piano.
Talmente c'è abbondanza che rischio l'eiaculazione precoce ormai solo quando ne vedo di vestite.
Però un brivido l'ho avuto, quando ho visto il pisellone di Topolanek, che non è il fratello maggiore di Topolino, dei fumetti di Walt Disney, ma il Mirek Topolanek, che è stato un pezzo da novanta della Repubblica Ceca.
Sempre nella tenuta a Villa Certosa, residenza sarda del premier Silvio Berlusconi, il tipo era su una terrazza, completamente nudo e con il biscione, l'iguana srotolato per tutta la lunghezza, pigro e gonfio come quei serpentoni che digeriscono laboriosamente la preda appena ingoiata.
Ciumbia: roba da far fibrillare la virilità e venir voglia di rischiare la cecità, come ci dicevano da piccoli, se si cede al piacere del gioco di mano!
Nel parco girano delle ninfe con le tettine al vento e i giovin capezzoli inturgiditi e a mirar il sole tesi.
Dalla Repubblica delle Banane siamo a quella della prugnetta, la patatina peccaminosa, la farfallina vellutata che, si dice, sia la ricchezza su cui siede ogni bella gnocca.
A dire il vero, il "cecchino" Zappadu, è entrato in scena nel teatrino dopo la sciura Berlusca, quella Veronica Lario che, da tipica moglie incazzata con il marito, per togliersi il sassolino nella scarpa, getta quella assieme al fastidio.
"Il nemico del mio nemico è mio amico", recita il manuale del buon combattente: eccola andare a frignare nell'armeria del giornale Repubblica, che subito usa la “defecatio mentis” per riempire i propri fogli e farne gavettoni mediatici.
La sinistra parte, mazzolata dall'elettorato e costretta all'angolo, con armi ormai spuntate e toghe partigiane usurate dal troppo strisciare e strusciare, improvvisamente si trova tra le mani una nuova arma di distruzione di massa: quella Veronica che, come per l'evangelica protagonista, asciuga il volto del maritino a cui ha posto croce in spalla e ne vuol catturare su pellicola la smorfia dolorosa.
"Il volto è bagnato dal sudore, è rigato dal sangue, è coperto di sputi insolenti. Chi avrà il coraggio di avvicinarsi? Una donna! Una donna esce allo scoperto e asciuga il viso".
Con il paginone di Repubblica, la mogliettina vendicativa stampa l'immagine sofferente del Silvio.
- «Ecco il maialone, che si circonda di veline porcaiole, il vecchio satiro che adesca e insidia le vergini bambine!»
L'illibata sotto imboscata si chiama Noemi e rischia da verginale a divenire vaginale strumento per le insane bramosie sessuali di un diabolico vecchietto, che la vorrebbe trastullo per il proprio gineceo.
Tra le righe d'inchiostro, il giornaletto infila quelle intinte nel veleno, lasciando intendere focosi soddisfacimenti e contorsionismi sessuali, con complicità e benedizione addirittura dei genitori della candida e ingenua fanciullina.
Come per il fuochista dei vecchi treni, la Veronica ha spalato merda nelle caldaie del vapore, e la locomotiva ormai sbuffa, fischia e rumoreggia gagliarda, spandendo dal fumaiolo quanto metabolizzato nella fornace.
Nel sottobosco dei giornalisti da raccolta differenziata si schiuma il meglio dei ricercatori da discarica, dei mestatori da cassonetto e miscelatori di pattume, abili a cucinare con resti, bucce e rifiuti, schifati pure da mosche, topi e scarafaggi.
Ecco uscire dal mucchio il Gino Flaminio, moroso scaricato della Noemi, operaio e quindi ottimo per far credere scartato per il più blasonato e ricco partito, simbolo di una lotta di classe che ha sempre la peggio contro il cattivo capitalista.
Peccato che la fedina penale del Flaminio vanta una rapina a suo carico;
no, non va bene: è un altro compagno...un compagno che ha sbagliato.
Come una meteora, il Ginetto brilla e si spegne, dopo aver fatto del suo nulla da dire mercanzia da svendere a giornaletti da poche lire: informazione povera per poveracci di aree intellettualmente depresse.
Non c'è nulla da fare: per allontanare gli Zappadu e gli scribacchini in voli pindarici, alla ricerca di carogne, si deve fare come il contadino nel campo, dopo una semina: mettere degli spaventapasseri, quei semplici ed efficienti strumenti atti a tenere alla larga le passere.
Caro Silvio, ascoltami: da ora in poi, in casa tua, invita solo le Rosy Bindi, le Annunziate, le Margherita Hack, e vedi che fai subito pace con tua moglie e con l'incontinenza ormonale, che subito il tutto si ammoscia.
L'ultima grana arriva con una imprenditrice: a dire il vero, è una professionista del...del...come si dice, del c... ah! del cavolo, ma terra terra, che vola basso, che tira. A campare.
La Patrizia D'Addario è una esperta in scosse, come il buon Baffin D'Alema, mago della sfera di cristallo, aveva preannunciato sarebbe successo al presente governo.
Lei e altre ragazze a pagamento, avrebbero frequentato feste e si sarebbero trattenute per la notte nelle residenze del presidente del Consiglio Berlusconi a Roma e in Sardegna.
Come massaggia la Patrizia non c'è nessuno, e la musica che sa suonare con il piffero è celestiale, quando la carne ondeggia, freme, vibra e palpita e tremula, all'apice della "Eiaculatio praecox".
Un popolo volgare, rozzo e zotico simil fauna l'etichetta come "Zoccole", e non perché usano portare calzature di un certo tipo.
Ma il popolo è bue, si sa.
Se non fosse perché già adoperato userei, per quella e le sue emule, il termine di "Altrimenti abili".
Se si può dare una mano al prossimo, perché non godere di tanto talento.
Come per gli Zappadu e i Gino Flaminio, anche le Patrizie sono a reagire, come i cani di Pavlov, ad un unico riflesso condizionato: i soldi, i danee, i ghelli, l'argent, i baiocchi, la pecunia, i piccioli.
Tett e Ciapett son come Bacco, tabacco e Venere, che riducono l'uomo in cenere;
come i Ciapett tanto bramate da un altro Silvio, il Sircana, ai tempi portavoce di Prodi, "pizzicato" mentre seguiva quelle di un transessuale brasiliano - Sandra - lungo le strade buie del quartiere Parioli, che di notte si popolano d'auto d'ogni cilindrata, guidata da persone in cerca d'emozioni forti.
E non scordiamo Tett e Ciapett nel letto dell'albergo Flora, a Roma, del caro Mele, il Cosimo, padre di famiglia con moglie e tre figli: lo "scaldino" si chiamava Francesca Zenobi, che si era sentita male mentre sollazzava il dolce augello dell'esponente dell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro, in un'ammucchiata festaiola a base di cocaina, alcol, sesso e carnazza.
La mia povera maestra delle elementari usava dire:
- «Non si possono sommare mele e pere!»
E no, cara maestra mia: le pere della Francesca ben si schiacciavano su Mele.
Anche la matematica è diventata un'opinione.
Ah, è proprio vero quel principio fisico, che dice:
"Tira di più un pelo di f...che un carro di buoi! "
Più che quello nell'uovo, siamo oggi a cercare questo, di filato, tanto da aver fatto venire prurigine anche alla vecchia Europa che cavalcando...l'onda, sfoglia l'Italia come per il paginone centrale di Playboy, alla ricerca delle grazie esposte della Playmate - in vista, più che visita, ginecologica - del mese.
In tutto questo, in storie di corna, cornetti e bulbose protuberanze, siamo a sentire il bue che da del cornuto all'asino.
Ma ne usciremo, ne saremo presto fuori;
magari per poco...per un pelo!
Io, secondo me...19.06.2009
lunedì 15 giugno 2009
Ovulazionislam
- «Maometto è il profeta non solo dei musulmani ma di tutte le genti»;
'azzarola, che rivelazione!
Cumpà, non t'allargare.
Che si voglia o no, il Muammar però in qualcosa c'azzecca...nel senso che ci attacca il suo luminoforo al pelo, come un francobollo sulla busta: così "timbrati", marchiati come i cornuti al pascolo, eccoci destinati a poppe lattifere, ad essere, più che eletti, i "munti" di Allah.
Senti, beduino della Jamahirya: tieniti il tuo profeta, che io faccio con il mio, ad accompagnarci ognuno col proprio simile, e non pretendere che l'ultimo arrivato sia maestro a chi prima di lui;
e se lo pensi, statte accuorto guagliò: rumina nei confini del tuo praticello, che mai fu più vero il detto nostro, del "Moglie, buoi...e profeti dei paesi tuoi"!
Da parte mia, applico la regola della prevenzione, che raccomanda: "Se lo conosci, lo eviti", che preferisco un annunciatore di vita che un corteggiatore della morte.
- «[...] se Gesù fosse stato vivo ai tempi di Maometto lo avrebbe seguito».
Meglio il navigatore satellitare o l'antica bussola, che con quelli almeno non ci si perde.
Più facile che se Maometto fosse stato ai tempi di Gesù, avrebbe fatto comunella con Barabba, e a pagare trenta denari per appiccare qualcun altro in croce, al posto suo.
Gesù donò misericordia e un posto in Paradiso, nell'estremo respiro, anche all'ultimo dei ladroni, lasciando ad ognuno, per libero arbitrio, di giocarsi l'animaccia sua;
Maometto e i suoi sono a dirmi invece che non si fanno sconti, che altrimenti l'anima te la scuciono dalla pelle, scorticata con il coltellaccio da cucina.
Io non appartengo che a me stesso, ai miei cari e alle mie genti, ai miei padri e agli antichi avi, che hanno costruito la mia identità, bella o brutta che sia;
sulla terra che ha succhiato il sangue dei miei antenati e ne ricopre le ossa, io reclamo possesso;
che entrino pure in casa mia, espongano merce e vendano del loro, ma mai a voler apparecchiare e presentare propri rospi da ingoio.
Ritornino a quel deserto mentale sabbioso e sterile, che li partorì, se s'avvicinano al prossimo con l'istinto del predone.
Rispetto a costoro, sono più felice riconoscere come fratello il mio cane, che l'impurità non è certo del fedele e fidato batuffolo peloso.
E non si offendano, più di quanto lo fanno a me, quando disprezzano il mio Maestro, quale fosse di categoria inferiore.
- «I cosiddetti Vecchio e Nuovo Testamento sono stati falsificati, furono scritti centinaia d'anni dopo Gesù [...] se vogliamo vivere nel villaggio globale dobbiamo cercare la vera Bibbia perché quella attuale è falsa».
Bene: il mungitore di cammelli sale in cattedra e sputa nella ciotola del mio mangiare;
normale è che io risponda mordendo.
Lasciami indovinare, Muammar: non è che l'hanno già trovata, la vera Bibbia, e si chiama corano?
Immagino che sarà così antico da essere stato scolpito scheggiando la pietra, e avrà le pagine nel formato delle lapidi, da mettere in testa a chi osa contraddire una panzana così colossale, visto che Maometto c'aveva ancora le dita sporche d'inchiostro fresco quando scrisse del suo, rivoltando una frittata che già c'era.
Le uova le aveva fregate dalla dispensa d'altri, oltre alle vite e agli ori loro, grazie alle scorrerie.
D'altronde, chi t'arriva in casa e ti ruba ori e argenti, poi si agghinda con quelli, facendosi bello come la cicala, dopo aver saccheggiato i magazzini delle più laboriose e previdenti formiche.
E poi, sulla cima della montagnola delle tante ruberie, ecco a buttare la spada del vincitore, e dire:
- «Sono l'ultimo e il sigillo».
E già, mica usa lo stampino di ceralacca per il bollo: ci viene meglio con il sangue raggrumato!
- «Abbiamo 50 milioni di musulmani in Europa e la trasformeranno in un continente musulmano in pochi decenni», continua Gheddafi e «Allah sta mobilitando la nazione musulmana della Turchia collegandola all'Unione Europea».
Come il ragno che, dopo averti avvolto e paralizzato nella ragnatela, inietta un veleno che avvia il processo di digestione, riducendo le interiora in pappa e poltiglia, e poi ne succhia il succo, come si fa con la cannuccia.
Ecco, secondo il Gheddafi, l'islam è in piena ovulazione e il suo maschio in fase e-rettile:
l'evoluzionismo, in casa dei Muammar, non tira, ma il "Celodurismo" si.
Anche il parassitismo è in natura: a noi impedire che siano a vivere dei e con i nostri di frutti.
Ovulazionislam in progress...
Io, secondo me...15.06.2009
'azzarola, che rivelazione!
Cumpà, non t'allargare.
Che si voglia o no, il Muammar però in qualcosa c'azzecca...nel senso che ci attacca il suo luminoforo al pelo, come un francobollo sulla busta: così "timbrati", marchiati come i cornuti al pascolo, eccoci destinati a poppe lattifere, ad essere, più che eletti, i "munti" di Allah.
Senti, beduino della Jamahirya: tieniti il tuo profeta, che io faccio con il mio, ad accompagnarci ognuno col proprio simile, e non pretendere che l'ultimo arrivato sia maestro a chi prima di lui;
e se lo pensi, statte accuorto guagliò: rumina nei confini del tuo praticello, che mai fu più vero il detto nostro, del "Moglie, buoi...e profeti dei paesi tuoi"!
Da parte mia, applico la regola della prevenzione, che raccomanda: "Se lo conosci, lo eviti", che preferisco un annunciatore di vita che un corteggiatore della morte.
- «[...] se Gesù fosse stato vivo ai tempi di Maometto lo avrebbe seguito».
Meglio il navigatore satellitare o l'antica bussola, che con quelli almeno non ci si perde.
Più facile che se Maometto fosse stato ai tempi di Gesù, avrebbe fatto comunella con Barabba, e a pagare trenta denari per appiccare qualcun altro in croce, al posto suo.
Gesù donò misericordia e un posto in Paradiso, nell'estremo respiro, anche all'ultimo dei ladroni, lasciando ad ognuno, per libero arbitrio, di giocarsi l'animaccia sua;
Maometto e i suoi sono a dirmi invece che non si fanno sconti, che altrimenti l'anima te la scuciono dalla pelle, scorticata con il coltellaccio da cucina.
Io non appartengo che a me stesso, ai miei cari e alle mie genti, ai miei padri e agli antichi avi, che hanno costruito la mia identità, bella o brutta che sia;
sulla terra che ha succhiato il sangue dei miei antenati e ne ricopre le ossa, io reclamo possesso;
che entrino pure in casa mia, espongano merce e vendano del loro, ma mai a voler apparecchiare e presentare propri rospi da ingoio.
Ritornino a quel deserto mentale sabbioso e sterile, che li partorì, se s'avvicinano al prossimo con l'istinto del predone.
Rispetto a costoro, sono più felice riconoscere come fratello il mio cane, che l'impurità non è certo del fedele e fidato batuffolo peloso.
E non si offendano, più di quanto lo fanno a me, quando disprezzano il mio Maestro, quale fosse di categoria inferiore.
- «I cosiddetti Vecchio e Nuovo Testamento sono stati falsificati, furono scritti centinaia d'anni dopo Gesù [...] se vogliamo vivere nel villaggio globale dobbiamo cercare la vera Bibbia perché quella attuale è falsa».
Bene: il mungitore di cammelli sale in cattedra e sputa nella ciotola del mio mangiare;
normale è che io risponda mordendo.
Lasciami indovinare, Muammar: non è che l'hanno già trovata, la vera Bibbia, e si chiama corano?
Immagino che sarà così antico da essere stato scolpito scheggiando la pietra, e avrà le pagine nel formato delle lapidi, da mettere in testa a chi osa contraddire una panzana così colossale, visto che Maometto c'aveva ancora le dita sporche d'inchiostro fresco quando scrisse del suo, rivoltando una frittata che già c'era.
Le uova le aveva fregate dalla dispensa d'altri, oltre alle vite e agli ori loro, grazie alle scorrerie.
D'altronde, chi t'arriva in casa e ti ruba ori e argenti, poi si agghinda con quelli, facendosi bello come la cicala, dopo aver saccheggiato i magazzini delle più laboriose e previdenti formiche.
E poi, sulla cima della montagnola delle tante ruberie, ecco a buttare la spada del vincitore, e dire:
- «Sono l'ultimo e il sigillo».
E già, mica usa lo stampino di ceralacca per il bollo: ci viene meglio con il sangue raggrumato!
- «Abbiamo 50 milioni di musulmani in Europa e la trasformeranno in un continente musulmano in pochi decenni», continua Gheddafi e «Allah sta mobilitando la nazione musulmana della Turchia collegandola all'Unione Europea».
Come il ragno che, dopo averti avvolto e paralizzato nella ragnatela, inietta un veleno che avvia il processo di digestione, riducendo le interiora in pappa e poltiglia, e poi ne succhia il succo, come si fa con la cannuccia.
Ecco, secondo il Gheddafi, l'islam è in piena ovulazione e il suo maschio in fase e-rettile:
l'evoluzionismo, in casa dei Muammar, non tira, ma il "Celodurismo" si.
Anche il parassitismo è in natura: a noi impedire che siano a vivere dei e con i nostri di frutti.
Ovulazionislam in progress...
Io, secondo me...15.06.2009
venerdì 12 giugno 2009
mercoledì 10 giugno 2009
Tendopol(l)i
"L'ospite è come il pesce: dopo tre giorni puzza", recita un proverbio, ad indicare che, se l'ospitalità dura più del previsto, può incominciare ad infastidire.
Il nostro pesce...scusate, ospite, arriva già scongelato, che già il tanfo attanaglia la gola;
Il leader libico Muammar Gheddafi viene a trovarci, e ce lo dobbiamo sorbire per almeno quattro giorni.
Si trascina dietro le tante tossine, assorbite negli anni in cui è sguazzato in uno stagno, che ha intorbidato con le proprie deiezioni, più che azioni.
Megalomane quanto basta, ha avuto una fase discendente quando le smargiassate furono ridimensionate dalle bombe americane, ma ora riprende la camminata da bauscia, grazie alla forte presa sui testicoli di un occidente che boccheggia, per mancanza più di petrolio che d'ossigeno, per colpa di un metabolismo dipendente da liquido e metano piuttosto che d'aria fresca.
Grazie a questo, da noi il beduino si impone e ai suoi si propone: eccomi, sono il padrone del vapore, quel che tiene il manico sia del coltello che del pisello!
Come per il Messia, sono i segni ad annunciarne venuta: le figure sono più semplici dello scritto, il visto che il sentito, il simbolo che la sostanza, l'istinto che la ragione, il percepito che il reale.
Non importa quello che è, ma quanto si crede sia.
Il maschio alfa, il dominante, passa sopra servi e schiavi che, distesi, lo spulciano e usano, muti, la lingua per leccare; e mostrano pudende, a presentare resa, rassegnazione e sottomissione.
L'Italia non s'è desta, ma chinata, nell'accettare riparazione, con 5 miliardi di dollari, per gli oltre 30 anni di colonialismo, cominciato nel lontano 1911;
intendiamoci: per Muammar sono spiccioli, resto da lasciare in elemosina al cencioso di turno.
A lui interessa la riverenza e il capo chino, di chi si umilia e accetta d'essere menato a guinzaglio per una ciotola d'abbeverata e una crosta di pane...inzuppato nel petrolio, certo, ma sempre pancotto è: se non zuppa, è pan bagnato.
Dobbiamo sorridere ed incassare, costretti in ginocchio, a far novanta per fifa e gradi, dove oltre a denti e cinghia siamo a stringere anche altro, e fortuna che l'oro nero è olio lubrificante!
Il Gheddafi marcherà il terreno, come quei cani rognosi che invasero Piazza Duomo a Milano, chini a riempire lo spazio mostrando il viso alla Mecca e il culo alla nostra chiesa, ostentando rispetto, facce e sorriso diverso per il dio loro e il nostro, modulando suoni da labbra diverse: alloggerà nella sua tenda "beduina", preparata a Villa Doria Pamphili, in quel di Roma.
I petroldollari piovono in società italiane come UniCredit ed Eni;
la Libia fornisce un quarto del greggio importato dall'Italia e collabora con Roma contro l'immigrazione clandestina.
Guai allo sgarro: si chiuderebbero i rubinetti dell'uno e si aprirebbero le cateratte dell'altra!
Siamo al ri(s)catto di un credito o del debito, in conseguenza della risposta: come per i cani di Pavlov e i riflessi condizionati, a rispondere immediatamente con lo zuccherino o la scossa in base alla scelta, giusta o meno.
L'eterna regola del premio e della punizione, a governare la legge, a seconda e che asseconda il più forte.
- «Ormai ci unisce una ritrovata amicizia e soprattutto una gran comunanza d'interessi. Vogliamo portare in Europa molte buone ragioni della Libia, che oggi torna sulla scena internazionale come un partner riconosciuto», siamo a mentire, per un piatto di lenticchie, per un pugno di barili e di dollari.
Sicuramente saranno passati anche a rimuovere i cartelli: "Vietato calpestare le aiuole: i trasgressori saranno severamente puniti";
chissà quante multe, a chi ci ha portato i cani a sporcare.
Forse la cacca di cammello è meglio.
E il bischero è pure recidivo, come riporto a prova e ricordo, in uno scritto del settimo giorno di Gennaio del 2008.
Tutti, bauscia e megalomani, usano anticipare l'arrivo della propria magnificenza annunciando e mandando segnali: vuoi armate, vuoi trombette, trombe e tromboni - ambascerie e leccaculi di professione - o esplicite richieste che, accolte, marcano il territorio e delimitano i confini del proprio ascendente.
Da Lisbona a Parigi, il "Beduinbauscia" ha voluto la tenda, che altrimenti la Spagna di Josè Zapatero o la Francia di Sarkozy si sarebbe attaccata al tram, piuttosto che al rubinetto dei petrodollari.
Gesù entrò in città su un asinello: la gente lo osannava, sventolando frasche di palma;
il beduino è arrivato e, al posto di turibolo ed incenso, annunciato da vapori di petrolio nebulizzato, fumo profumato che dà lo "sballo", meglio che le foglie di coca.
La tenda è messaggio forte per menti deboli, pronte a vedere maturazione dei tempi, guida della Sharia per il Jihad: tempo d'imbottigliare, che la...mezzaluna è quella giusta!
La tenda non è la nostra, nostalgia di momenti giovanili, che si girovagava avendo quella per tetto e coperta;
questa è richiamo di malinconici e nostalgici tempi, quando il piantare quella indicava che, sotto di lei e i piedi, anche la terra era di possesso.
Magdi Allam, sempre attento e conoscitore di queste realtà, ben disegna il pericolo di dare percezione di sottomissione a certi personaggi che, come il lupo, tendono sì a perdere il pelo, ma non il vizio: i denti restano a posto, pronti a mordere, qualora l'occasione offrisse all'uomo la possibilità di tornare ladro.
Nell'articolo "I petrodollari non valgono l'anima", il caro Magdi implora di non arrivare a barattare quella per soldi, ma ormai abbiamo venduto pure le radici per un pugno di lenticchie...o di dollari.
No, non c'è da preoccuparsi: Gheddafi non bivaccherà davanti a san Pietro, che noi c'hanno già preso per il naso, e pure infilato l'anello.
Nessuno ci tiene a visitare la casa del servo, men che meno quel beduino che, al massimo, da noi ci manda il figlio, a dare due calci al pallone nel cortile di casa...dopo avere comprato sia il campo che le comparse.
Tranquillo, Magdi, tranquillo: quello non ci visiterà, con le decine di femminee gnocche, personale "guardia" del corpo e trastullo, a dimostrazione che non è necessario farsi esplodere per averle dall'altra parte...anche se vergini!
Per ora s'accontenta d'essere l'ennesimo serpente, ad indicare la rossa mela...e le fontane, dove abbeverare i cavalli.
'azzarola, mi sbagliavo: il Muammar se n'è impipato, e ha montato la sua tendopol(l)i anche qui;
è proprio vero quel che diceva il mio parroco: «Non c'è più religione!»
Quella dei beduini non so, ma la nostra sicuramente!
Io, secondo me...10.06.2009
Il nostro pesce...scusate, ospite, arriva già scongelato, che già il tanfo attanaglia la gola;
Il leader libico Muammar Gheddafi viene a trovarci, e ce lo dobbiamo sorbire per almeno quattro giorni.
Si trascina dietro le tante tossine, assorbite negli anni in cui è sguazzato in uno stagno, che ha intorbidato con le proprie deiezioni, più che azioni.
Megalomane quanto basta, ha avuto una fase discendente quando le smargiassate furono ridimensionate dalle bombe americane, ma ora riprende la camminata da bauscia, grazie alla forte presa sui testicoli di un occidente che boccheggia, per mancanza più di petrolio che d'ossigeno, per colpa di un metabolismo dipendente da liquido e metano piuttosto che d'aria fresca.
Grazie a questo, da noi il beduino si impone e ai suoi si propone: eccomi, sono il padrone del vapore, quel che tiene il manico sia del coltello che del pisello!
Come per il Messia, sono i segni ad annunciarne venuta: le figure sono più semplici dello scritto, il visto che il sentito, il simbolo che la sostanza, l'istinto che la ragione, il percepito che il reale.
Non importa quello che è, ma quanto si crede sia.
Il maschio alfa, il dominante, passa sopra servi e schiavi che, distesi, lo spulciano e usano, muti, la lingua per leccare; e mostrano pudende, a presentare resa, rassegnazione e sottomissione.
L'Italia non s'è desta, ma chinata, nell'accettare riparazione, con 5 miliardi di dollari, per gli oltre 30 anni di colonialismo, cominciato nel lontano 1911;
intendiamoci: per Muammar sono spiccioli, resto da lasciare in elemosina al cencioso di turno.
A lui interessa la riverenza e il capo chino, di chi si umilia e accetta d'essere menato a guinzaglio per una ciotola d'abbeverata e una crosta di pane...inzuppato nel petrolio, certo, ma sempre pancotto è: se non zuppa, è pan bagnato.
Dobbiamo sorridere ed incassare, costretti in ginocchio, a far novanta per fifa e gradi, dove oltre a denti e cinghia siamo a stringere anche altro, e fortuna che l'oro nero è olio lubrificante!
Il Gheddafi marcherà il terreno, come quei cani rognosi che invasero Piazza Duomo a Milano, chini a riempire lo spazio mostrando il viso alla Mecca e il culo alla nostra chiesa, ostentando rispetto, facce e sorriso diverso per il dio loro e il nostro, modulando suoni da labbra diverse: alloggerà nella sua tenda "beduina", preparata a Villa Doria Pamphili, in quel di Roma.
I petroldollari piovono in società italiane come UniCredit ed Eni;
la Libia fornisce un quarto del greggio importato dall'Italia e collabora con Roma contro l'immigrazione clandestina.
Guai allo sgarro: si chiuderebbero i rubinetti dell'uno e si aprirebbero le cateratte dell'altra!
Siamo al ri(s)catto di un credito o del debito, in conseguenza della risposta: come per i cani di Pavlov e i riflessi condizionati, a rispondere immediatamente con lo zuccherino o la scossa in base alla scelta, giusta o meno.
L'eterna regola del premio e della punizione, a governare la legge, a seconda e che asseconda il più forte.
- «Ormai ci unisce una ritrovata amicizia e soprattutto una gran comunanza d'interessi. Vogliamo portare in Europa molte buone ragioni della Libia, che oggi torna sulla scena internazionale come un partner riconosciuto», siamo a mentire, per un piatto di lenticchie, per un pugno di barili e di dollari.
Sicuramente saranno passati anche a rimuovere i cartelli: "Vietato calpestare le aiuole: i trasgressori saranno severamente puniti";
chissà quante multe, a chi ci ha portato i cani a sporcare.
Forse la cacca di cammello è meglio.
E il bischero è pure recidivo, come riporto a prova e ricordo, in uno scritto del settimo giorno di Gennaio del 2008.
Tutti, bauscia e megalomani, usano anticipare l'arrivo della propria magnificenza annunciando e mandando segnali: vuoi armate, vuoi trombette, trombe e tromboni - ambascerie e leccaculi di professione - o esplicite richieste che, accolte, marcano il territorio e delimitano i confini del proprio ascendente.
Da Lisbona a Parigi, il "Beduinbauscia" ha voluto la tenda, che altrimenti la Spagna di Josè Zapatero o la Francia di Sarkozy si sarebbe attaccata al tram, piuttosto che al rubinetto dei petrodollari.
Gesù entrò in città su un asinello: la gente lo osannava, sventolando frasche di palma;
il beduino è arrivato e, al posto di turibolo ed incenso, annunciato da vapori di petrolio nebulizzato, fumo profumato che dà lo "sballo", meglio che le foglie di coca.
La tenda è messaggio forte per menti deboli, pronte a vedere maturazione dei tempi, guida della Sharia per il Jihad: tempo d'imbottigliare, che la...mezzaluna è quella giusta!
La tenda non è la nostra, nostalgia di momenti giovanili, che si girovagava avendo quella per tetto e coperta;
questa è richiamo di malinconici e nostalgici tempi, quando il piantare quella indicava che, sotto di lei e i piedi, anche la terra era di possesso.
Magdi Allam, sempre attento e conoscitore di queste realtà, ben disegna il pericolo di dare percezione di sottomissione a certi personaggi che, come il lupo, tendono sì a perdere il pelo, ma non il vizio: i denti restano a posto, pronti a mordere, qualora l'occasione offrisse all'uomo la possibilità di tornare ladro.
Nell'articolo "I petrodollari non valgono l'anima", il caro Magdi implora di non arrivare a barattare quella per soldi, ma ormai abbiamo venduto pure le radici per un pugno di lenticchie...o di dollari.
No, non c'è da preoccuparsi: Gheddafi non bivaccherà davanti a san Pietro, che noi c'hanno già preso per il naso, e pure infilato l'anello.
Nessuno ci tiene a visitare la casa del servo, men che meno quel beduino che, al massimo, da noi ci manda il figlio, a dare due calci al pallone nel cortile di casa...dopo avere comprato sia il campo che le comparse.
Tranquillo, Magdi, tranquillo: quello non ci visiterà, con le decine di femminee gnocche, personale "guardia" del corpo e trastullo, a dimostrazione che non è necessario farsi esplodere per averle dall'altra parte...anche se vergini!
Per ora s'accontenta d'essere l'ennesimo serpente, ad indicare la rossa mela...e le fontane, dove abbeverare i cavalli.
'azzarola, mi sbagliavo: il Muammar se n'è impipato, e ha montato la sua tendopol(l)i anche qui;
è proprio vero quel che diceva il mio parroco: «Non c'è più religione!»
Quella dei beduini non so, ma la nostra sicuramente!
Io, secondo me...10.06.2009
martedì 9 giugno 2009
In memoria di Ilan
venerdì 5 giugno 2009
dal Verme
"Giovedì 4 Giugno, ore 20.45: troviamoci dal Verme...".
Certo, per i malfidenti questo messaggio potrebbe apparire sibillino: chi è "il Verme"?
Sicuramente è l'appellativo di un poco di buono, viscido e abituato a lavorare, più che sott'acqua, sotto terra, nel mondo sommerso della malavita.
Bella compagnia frequenta il Fontana, avrà pensato la comare, abituata a spiare il mondo da dietro la cortina, non di ferro ma delle tende.
"...in S. Giovanni sul muro..."
La "gola profonda", la perfetta spiona, tipica d'ogni condominio che si rispetti, gongolerà al pensiero d'aver scoperto un altro altarino, l'ennesimo scheletro nell'armadio del prossimo suo, ovviamente sempre dedito alle pruderie e alle faccende più morbose.
- «Lo dicevo io, che quella faccia da santino del Beppe se la fa con gente equivoca: pure frequenta quei maledetti che scarabocchiano su sacre pareti, ragazzini impertinenti e impenitenti che conciano le facciate e i muri con schifezze, con macchie e ghirigori.
Inutile spiegare che Giovanni è un santo, e mai lo è diventato per aver disegnato sui muri.
- «E guarda te», e qui la nostra portinaia regola al massimo gli ingrandimenti del telescopio «che sul foglietto anonimo c'ha pure la fotografia del suo complice e compagno di merende; faccia da bravo ragazzo, abbronzato, allampanato e tirato a lucido come un figurino, occhialini seriosi e sorridente, come un arcangelo: Lucifero che si nasconde l'anima nera dietro la luce!»
Puntando il potente microfono direzionale, la guardona con le orecchie a scodella, custode delle virtù e della verginità, catturerà i suoni del perfido inquilino, in conversazione con un vicino, sicuramente anche lui tra i sospetti e in odor di zolfo.
- «...Magdi Cristiano Allam, arabo, d'origine egiziana...ha studiato dai Salesiani...prima musulmano...»
Mi par di vederla, la "velata delle tendine", quando batte spazientita su quel capriccioso ricevitore, ordinato per corrispondenza, garantito come l'ultimo ritrovato, protesi per prolungare il senso dell'udito ed entrare meglio negli altrui affari.
- «Ecco! lo sapevo che quell'ipocrita di un Fontana non la contava giusta: oltre che i mafiosi, i teppistelli imbrattatori, anche con i terroristi se la fa; e quell'Allam deve essere uno dei peggiori, che appartiene alla cellula dei Salesiani, sicuramente di Bin Laden!»
Beh, come si dice, nessuno è profeta in patria e, comari, portinaie, gole profonde e spioni permettendo, mi concedo il piacere di incontrare un vecchio amico e altri che gravitano attorno, pianeti e pianetini nell'orbita solare di un uomo di tale spessore e fatta; e il teatro Dal Verme vale bene una messa...a punto dei propri convincimenti ed impegni sul campo, a favore della ricerca: dell'anima, certo, di quella sperduta nelle nebbie della nostra cultura e storia patria e di una Europa smarrita in pari foschie.
- «Ragazzi: una bella bionda mi ha abbracciato, contenta di avermi incontrato!»
- «Che donna coraggiosa!», ribatte uno;
- «C'ha proprio il gusto dell'orrido!», risponde l'acido;
- «Aveva sicuramente lasciato gli occhiali nella borsetta!», ironizza il perfido;
- «Manco se tieni il cuscino sulla faccia lo farebbe, se non per calcarlo meglio!», infierisce l'ennesimo.
Ammetto che, quando l'ho vista precipitarmi incontro, pure io sono rimasto perplesso: sicuramente, sarà come nei film di Fantozzi, dove il poveretto, ben lungi dall'aver ricevuto grazia d'aspetto, si vede la sirena arrivare a fronte e subito scansarlo all'ultimo, per abbracciare, alle sue spalle, il belloccio di turno, rimanendo scornato, a tirar su il moccio al naso, la lacrimuccia d'umiliazione e i pantaloni ascellari.
E no: Valentina Colombo non mi ha schivato, confermando una normale abitudine della famiglia Allam-Colombo, nel far sentire - accogliere - ognuno di noi come uno di famiglia, talvolta quasi unico e, conoscendoli da tempo, ancora più fa piacere perché senti, percepisci che non mi - ci - vedono solo con gli occhi della mente, ma con quelli del cuore, che arriva ancora più lontano.
In questa famiglia ci senti la felicità, la gioia, la completezza, l'amore, la ricchezza di sentimenti, il valore aggiunto dai loro figli, a cui poi, in un filmato, hanno manifestato dediche appassionate e toccanti.
Martino, che ho avuto il piacere finalmente di conoscere in carne ed ossa;
il piccolo Davide, che ho visto poco avanti a me, teneramente pronunciare una delle due più belle parole - oltre a "mamma" - in direzione del palco, all'entrata di Cristiano: «papà!»
Ghighè, piccolo aeroplanino magico, ultimo arrivato, sigillo e grazia di due cuori che si sono dichiarati e trovati perché "era scritto nelle stelle", che assieme li vogliono, "da qui all'eternità".
Sofia e Alessandro, che non conosco di persona ma che saluto;
Nel mio piccolo, anche io faccio il mio bagno di folla: tanti amici, tanti visi, tante persone eccezionali che ho avuto modo di conoscere, attirati, catturati, mossi dal magnetismo di Cristiano.
Ecco il caro Andrea Sartori, i suoi genitori, la dolce Alessandra Boga;
un signore per eccellenza, nei modi, nei fatti, nelle opere, nei rapporti umani: Elio Fumi;
e Mauro...Mauro Farbene, dalla sensibilità e bontà smisurata;
intravedo, subito riassorbito dalla calca, Giuseppe Samir Eid, che da sempre segue Cristiano come un angelo custode;
Elena Rizzi, la nostra candidata per il Nord Est: sempre sentita al telefono, finalmente la piacevole vista e conoscenza dal vivo; deliziosa e, come per la nostra Sara Occhipinti, candidata circoscrizione Centro, da ammirare, sia per bellezza che intelligenza, e scusate se è poco!
E tanti altri avrei da aggiungere e difetta più la memoria dei nomi che lo spazio per ricordarli, ma nel cuore non ne manca nessuno, che di ognuno l'immagine vi è scolpita.
Ecco che, alla spicciolata, entrano poi loro, i componenti dell'arma dei carabinieri, ben amata, oltre che benemerita: un corpo di fedeli e generosi, che è un piacere vederli proteggere Cristiano, ma pure averli attorno, per ogni dove, a vegliare pure noi!
Entra Magdi Cristiano Allam.
Un grande, per tutti, non solo per come si presenta, ma per ciò che rappresenta:
un uomo preceduto, affiancato e seguito solo da un grande amore per il prossimo.
Prima di salire sul palco, ti passa, uno ad uno, tutta la prima fila;
penso che qualcuno, senza farsi notare, alla fine della linea, gli abbia tolto alcune pile dall'alloggiamento, altrimenti avrebbe continuato a passare da uno all'altro.
Kippà a scodellina, in testa, viso lungo e affilato, allungato da una lunga barba che, come i capelli, è resa importante dal colore sale-pepe, che suggerisce pacatezza, saggezza, disposizione e rispetto: così il rabbino, rappresentante della comunità ebraica; intenso e vibrante l'abbraccio tra lui e Magdi Cristiano Allam.
Questo uno dei punti che più mi ha emozionato: qualcosa nel mio profondo mi ha, da sempre, fatto sentire vicino ad Israele, alla sua gente, parte di loro; non è solo la testa con loro, ma tanto del mio cuore me li fa sentire cari.
Lunga vita, Israel!
Cosa è successo poi? Cosa ha detto Cristiano?
Io lo so: io c'ero!
Non è mio compito o volere fare informazione o cronaca: ci penseranno giornali e televisione;
io ho solo voluto dare testimonianza, emozioni, sensazioni, tentare di trasmettere quell'entusiasmo e quelle motivazioni che mi hanno fatto sentire gruppo, appartenenza, risvegliato anima e corpo, voglia di essere.
Protagonista. Anche io.
Io l'ho sentito: io c'ero!
Io, secondo me...05.06.2009
Certo, per i malfidenti questo messaggio potrebbe apparire sibillino: chi è "il Verme"?
Sicuramente è l'appellativo di un poco di buono, viscido e abituato a lavorare, più che sott'acqua, sotto terra, nel mondo sommerso della malavita.
Bella compagnia frequenta il Fontana, avrà pensato la comare, abituata a spiare il mondo da dietro la cortina, non di ferro ma delle tende.
"...in S. Giovanni sul muro..."
La "gola profonda", la perfetta spiona, tipica d'ogni condominio che si rispetti, gongolerà al pensiero d'aver scoperto un altro altarino, l'ennesimo scheletro nell'armadio del prossimo suo, ovviamente sempre dedito alle pruderie e alle faccende più morbose.
- «Lo dicevo io, che quella faccia da santino del Beppe se la fa con gente equivoca: pure frequenta quei maledetti che scarabocchiano su sacre pareti, ragazzini impertinenti e impenitenti che conciano le facciate e i muri con schifezze, con macchie e ghirigori.
Inutile spiegare che Giovanni è un santo, e mai lo è diventato per aver disegnato sui muri.
- «E guarda te», e qui la nostra portinaia regola al massimo gli ingrandimenti del telescopio «che sul foglietto anonimo c'ha pure la fotografia del suo complice e compagno di merende; faccia da bravo ragazzo, abbronzato, allampanato e tirato a lucido come un figurino, occhialini seriosi e sorridente, come un arcangelo: Lucifero che si nasconde l'anima nera dietro la luce!»
Puntando il potente microfono direzionale, la guardona con le orecchie a scodella, custode delle virtù e della verginità, catturerà i suoni del perfido inquilino, in conversazione con un vicino, sicuramente anche lui tra i sospetti e in odor di zolfo.
- «...Magdi Cristiano Allam, arabo, d'origine egiziana...ha studiato dai Salesiani...prima musulmano...»
Mi par di vederla, la "velata delle tendine", quando batte spazientita su quel capriccioso ricevitore, ordinato per corrispondenza, garantito come l'ultimo ritrovato, protesi per prolungare il senso dell'udito ed entrare meglio negli altrui affari.
- «Ecco! lo sapevo che quell'ipocrita di un Fontana non la contava giusta: oltre che i mafiosi, i teppistelli imbrattatori, anche con i terroristi se la fa; e quell'Allam deve essere uno dei peggiori, che appartiene alla cellula dei Salesiani, sicuramente di Bin Laden!»
Beh, come si dice, nessuno è profeta in patria e, comari, portinaie, gole profonde e spioni permettendo, mi concedo il piacere di incontrare un vecchio amico e altri che gravitano attorno, pianeti e pianetini nell'orbita solare di un uomo di tale spessore e fatta; e il teatro Dal Verme vale bene una messa...a punto dei propri convincimenti ed impegni sul campo, a favore della ricerca: dell'anima, certo, di quella sperduta nelle nebbie della nostra cultura e storia patria e di una Europa smarrita in pari foschie.
- «Ragazzi: una bella bionda mi ha abbracciato, contenta di avermi incontrato!»
- «Che donna coraggiosa!», ribatte uno;
- «C'ha proprio il gusto dell'orrido!», risponde l'acido;
- «Aveva sicuramente lasciato gli occhiali nella borsetta!», ironizza il perfido;
- «Manco se tieni il cuscino sulla faccia lo farebbe, se non per calcarlo meglio!», infierisce l'ennesimo.
Ammetto che, quando l'ho vista precipitarmi incontro, pure io sono rimasto perplesso: sicuramente, sarà come nei film di Fantozzi, dove il poveretto, ben lungi dall'aver ricevuto grazia d'aspetto, si vede la sirena arrivare a fronte e subito scansarlo all'ultimo, per abbracciare, alle sue spalle, il belloccio di turno, rimanendo scornato, a tirar su il moccio al naso, la lacrimuccia d'umiliazione e i pantaloni ascellari.
E no: Valentina Colombo non mi ha schivato, confermando una normale abitudine della famiglia Allam-Colombo, nel far sentire - accogliere - ognuno di noi come uno di famiglia, talvolta quasi unico e, conoscendoli da tempo, ancora più fa piacere perché senti, percepisci che non mi - ci - vedono solo con gli occhi della mente, ma con quelli del cuore, che arriva ancora più lontano.
In questa famiglia ci senti la felicità, la gioia, la completezza, l'amore, la ricchezza di sentimenti, il valore aggiunto dai loro figli, a cui poi, in un filmato, hanno manifestato dediche appassionate e toccanti.
Martino, che ho avuto il piacere finalmente di conoscere in carne ed ossa;
il piccolo Davide, che ho visto poco avanti a me, teneramente pronunciare una delle due più belle parole - oltre a "mamma" - in direzione del palco, all'entrata di Cristiano: «papà!»
Ghighè, piccolo aeroplanino magico, ultimo arrivato, sigillo e grazia di due cuori che si sono dichiarati e trovati perché "era scritto nelle stelle", che assieme li vogliono, "da qui all'eternità".
Sofia e Alessandro, che non conosco di persona ma che saluto;
Nel mio piccolo, anche io faccio il mio bagno di folla: tanti amici, tanti visi, tante persone eccezionali che ho avuto modo di conoscere, attirati, catturati, mossi dal magnetismo di Cristiano.
Ecco il caro Andrea Sartori, i suoi genitori, la dolce Alessandra Boga;
un signore per eccellenza, nei modi, nei fatti, nelle opere, nei rapporti umani: Elio Fumi;
e Mauro...Mauro Farbene, dalla sensibilità e bontà smisurata;
intravedo, subito riassorbito dalla calca, Giuseppe Samir Eid, che da sempre segue Cristiano come un angelo custode;
Elena Rizzi, la nostra candidata per il Nord Est: sempre sentita al telefono, finalmente la piacevole vista e conoscenza dal vivo; deliziosa e, come per la nostra Sara Occhipinti, candidata circoscrizione Centro, da ammirare, sia per bellezza che intelligenza, e scusate se è poco!
E tanti altri avrei da aggiungere e difetta più la memoria dei nomi che lo spazio per ricordarli, ma nel cuore non ne manca nessuno, che di ognuno l'immagine vi è scolpita.
Ecco che, alla spicciolata, entrano poi loro, i componenti dell'arma dei carabinieri, ben amata, oltre che benemerita: un corpo di fedeli e generosi, che è un piacere vederli proteggere Cristiano, ma pure averli attorno, per ogni dove, a vegliare pure noi!
Entra Magdi Cristiano Allam.
Un grande, per tutti, non solo per come si presenta, ma per ciò che rappresenta:
un uomo preceduto, affiancato e seguito solo da un grande amore per il prossimo.
Prima di salire sul palco, ti passa, uno ad uno, tutta la prima fila;
penso che qualcuno, senza farsi notare, alla fine della linea, gli abbia tolto alcune pile dall'alloggiamento, altrimenti avrebbe continuato a passare da uno all'altro.
Kippà a scodellina, in testa, viso lungo e affilato, allungato da una lunga barba che, come i capelli, è resa importante dal colore sale-pepe, che suggerisce pacatezza, saggezza, disposizione e rispetto: così il rabbino, rappresentante della comunità ebraica; intenso e vibrante l'abbraccio tra lui e Magdi Cristiano Allam.
Questo uno dei punti che più mi ha emozionato: qualcosa nel mio profondo mi ha, da sempre, fatto sentire vicino ad Israele, alla sua gente, parte di loro; non è solo la testa con loro, ma tanto del mio cuore me li fa sentire cari.
Lunga vita, Israel!
Cosa è successo poi? Cosa ha detto Cristiano?
Io lo so: io c'ero!
Non è mio compito o volere fare informazione o cronaca: ci penseranno giornali e televisione;
io ho solo voluto dare testimonianza, emozioni, sensazioni, tentare di trasmettere quell'entusiasmo e quelle motivazioni che mi hanno fatto sentire gruppo, appartenenza, risvegliato anima e corpo, voglia di essere.
Protagonista. Anche io.
Io l'ho sentito: io c'ero!
Io, secondo me...05.06.2009
giovedì 4 giugno 2009
mercoledì 3 giugno 2009
martedì 2 giugno 2009
Don Beppe
In nome del Padre, del Figlio e...
Quante volte lo abbiamo fatto il segno, quello della croce: quanto i nostri padri e nonni, e così andando all'indietro con la memoria;
già, la memoria, le nostre radici, la Storia di chi ci ha preceduto in un lungo cammino: una staffetta, dove il testimone è passato da chi stava per cadere a chi avrebbe continuato per lui.
Dietro quel segno c'era - c'è - un messaggio che in sé è universale, perché predica la pace, l'uguaglianza tra gli umani, l'amore per il prossimo, la denuncia della propria fragilità ma anche che è in noi la possibilità e la responsabilità di correggere le nostre azioni, gli immancabili errori, per poi comunque risponderne.
La Speranza, perdio!
Ci è stato dato il dono più grande: comunque hai disgrazia e disgrazie nel nascere, una livella alla fine restituirà pari altezza ad ognuno, e non solo nel fisico di nani e storpi.
Fino all'estremo respiro, per quanto male ed errori fatti, la parabola dei lavoranti della vigna ci dice che, anche all'ultimo momento, il signore potrà concedere pure ai ritardatari pari mercede;
il perdono nel pentimento.
Mai prima di allora una figura così era stata; mai il messaggio di un Dio misericordioso, piuttosto che minaccioso, invadente, talvolta crudele, quando non ingiusto, al fianco di questo contro quello, che pareva un mercenario al soldo di una fazione, come oggi quello dei Bin Laden.
Il messaggio di Gesù - che lo si pensi uomo o Dio, ad ognuno scoprirlo - lascia sbigottiti, in un epoca, l'ennesima, di un trascorso in cui violenza, sopraffazione, crudeltà e carneficine parevano far parte della normalità, come le stagioni.
"Ama il prossimo tuo come te stesso...offri l'altra guancia...se non ami anche il tuo nemico, che merito hai?"
Da allora, più nulla fu come prima.
Tu - io - uomo hai nelle mani il destino ultimo: i talenti ti sono stati rivelati e dati e il farli fruttare o avvizzire è nell'uso che ne farai.
Non un essere supremo e superiore ora giocherà con te, come facevano i vetusti dei;
se gioco ci sarà, è nel vender questa primogenitura, riconosciuta a quell'essere chiamato uomo, per un piatto di lenticchie, un tiro di dadi.
Da quel momento, maledire Dio sarà solo l'alibi per chi ha sotterrato i suoi talenti perché, prima di questi, avrà seppellito sé stesso.
Potrai barare, se vorrai, ma all'ultima partita sarà la morte a vincere il banco, e alla fine rimarrà una moneta: quello per Caronte, il traghettatore;
e il tuo cuore sarà pesato e, per contrappeso, una piuma, come raccontavano gli antichi egizi.
Mai disprezzare chi ci precedette, perché anche loro prediletti da Dio, quando l'anima è pura.
Il mio Maestro non mi parla di morte, di conquista, di vittorie, di terre o maestà.
Non di questa terra sarà il mio lavoro, anche se a Cesare dovrò dare del suo.
Non è a dirmi che sono meglio o peggio di questo o quello, perché ognuno ha da dare qualcosa che l'altro non ha.
Forse che in una famiglia, se tuo fratello sta male, non lo aiuti; e lui domani, quando le parti inverse?
Il mio Maestro morì con noi, uomo tra gli uomini: non mandò altri a farlo per lui.
E nessuno può vantarsi di essergli succeduto, a fare da sigillo, dopo avere rimaneggiato quanto già c'era e averlo riscritto, cucendone vesti su proprie forme, a misura di bocca sua!
Un buon albero si vede da ciò che offre e quel che puzza di cadavere può pure fiorire, ma mai costringermi a dire che ha frutti migliori.
Gesù morì in croce, e quel segno non è maledetto, e ce lo fece capire quando portò con sé uno dei ladroni, che entrò nella vigna del Signore ottenendo comunque uguale premio, che Dio per lui, figliol prodigo e quasi perso, preparò il banchetto migliore.
In nome del Padre, del Figlio e...
Nessuna paura, a farmi il segno di quella croce: lassù nacque il nostro riscatto, altro che le settantadue vergini e la speranza di una scopata in un bordello di lusso!
Ora me lo vogliono cancellare, questo simbolo.
Offende la "sensibilità" di Tizio, Caio e Sempronio, mi dicono.
Cazzo! E la mia, quelli così delicati di stomaco, non la contano?
Cosa è per loro: un anatema, una macumba, un rito vudù
Ignoranti!
Prima di parlarne, se si offendono, ne capiscano il significato, la portata, il messaggio.
Ah, già, dimenticavo: chi si agita davanti a tal segno serve un dio da tanto al chilo, che più carne macelli e meglio gode.
Ci guardano e pensano io Tarzan, tu Cita.
Ognuno preghi come meglio crede, con i segni esteriori che più gli aggradano.
Solo, non occupando marciapiedi o piazze dove il presentare "cul in aria", al cospetto del tempio d'altri, mostrando segni e prepotenza del beduino, l'animo del predone rapace, il cervello grippato dalla sabbia del deserto e il manuale del piccolo conquistatore!
E liberiamoci dei nostri Esaù, i Prospero Bonzani, sacerdoti-imam, che svendono la croce e la vogliono in soffitta, per non offendere la sensibilità di animi così delicati;
o degli arrabbiati con Dio e il mondo, tipo Raffaele Cortesi, sindaco che arriva a vietare pure ai morti di avere sulla testa il segno della propria fede, solo perché da radici giudaico-cristiane e non leniniste-staliniste, come le sue!
Non è colpa nostra se, al cimitero e sulla tomba, si preferisce, incrociati, i legni del Salvatore e non la falce e martello!
In nome del Padre, del Figlio e...
Mettiamoci una...croce sopra e finiamola qui, e in special modo te, Prospero, che quello dove c'hai bronzi e batacchi si chiama campanile, non minareto.
Ma guarda un po se mi tocca ricordare il mestiere e far la predica a quelli usciti dal seminario...volevo dire: seminato.
Manco fossi Don Beppe!
In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Io, secondo me...02.06.2009
Quante volte lo abbiamo fatto il segno, quello della croce: quanto i nostri padri e nonni, e così andando all'indietro con la memoria;
già, la memoria, le nostre radici, la Storia di chi ci ha preceduto in un lungo cammino: una staffetta, dove il testimone è passato da chi stava per cadere a chi avrebbe continuato per lui.
Dietro quel segno c'era - c'è - un messaggio che in sé è universale, perché predica la pace, l'uguaglianza tra gli umani, l'amore per il prossimo, la denuncia della propria fragilità ma anche che è in noi la possibilità e la responsabilità di correggere le nostre azioni, gli immancabili errori, per poi comunque risponderne.
La Speranza, perdio!
Ci è stato dato il dono più grande: comunque hai disgrazia e disgrazie nel nascere, una livella alla fine restituirà pari altezza ad ognuno, e non solo nel fisico di nani e storpi.
Fino all'estremo respiro, per quanto male ed errori fatti, la parabola dei lavoranti della vigna ci dice che, anche all'ultimo momento, il signore potrà concedere pure ai ritardatari pari mercede;
il perdono nel pentimento.
Mai prima di allora una figura così era stata; mai il messaggio di un Dio misericordioso, piuttosto che minaccioso, invadente, talvolta crudele, quando non ingiusto, al fianco di questo contro quello, che pareva un mercenario al soldo di una fazione, come oggi quello dei Bin Laden.
Il messaggio di Gesù - che lo si pensi uomo o Dio, ad ognuno scoprirlo - lascia sbigottiti, in un epoca, l'ennesima, di un trascorso in cui violenza, sopraffazione, crudeltà e carneficine parevano far parte della normalità, come le stagioni.
"Ama il prossimo tuo come te stesso...offri l'altra guancia...se non ami anche il tuo nemico, che merito hai?"
Da allora, più nulla fu come prima.
Tu - io - uomo hai nelle mani il destino ultimo: i talenti ti sono stati rivelati e dati e il farli fruttare o avvizzire è nell'uso che ne farai.
Non un essere supremo e superiore ora giocherà con te, come facevano i vetusti dei;
se gioco ci sarà, è nel vender questa primogenitura, riconosciuta a quell'essere chiamato uomo, per un piatto di lenticchie, un tiro di dadi.
Da quel momento, maledire Dio sarà solo l'alibi per chi ha sotterrato i suoi talenti perché, prima di questi, avrà seppellito sé stesso.
Potrai barare, se vorrai, ma all'ultima partita sarà la morte a vincere il banco, e alla fine rimarrà una moneta: quello per Caronte, il traghettatore;
e il tuo cuore sarà pesato e, per contrappeso, una piuma, come raccontavano gli antichi egizi.
Mai disprezzare chi ci precedette, perché anche loro prediletti da Dio, quando l'anima è pura.
Il mio Maestro non mi parla di morte, di conquista, di vittorie, di terre o maestà.
Non di questa terra sarà il mio lavoro, anche se a Cesare dovrò dare del suo.
Non è a dirmi che sono meglio o peggio di questo o quello, perché ognuno ha da dare qualcosa che l'altro non ha.
Forse che in una famiglia, se tuo fratello sta male, non lo aiuti; e lui domani, quando le parti inverse?
Il mio Maestro morì con noi, uomo tra gli uomini: non mandò altri a farlo per lui.
E nessuno può vantarsi di essergli succeduto, a fare da sigillo, dopo avere rimaneggiato quanto già c'era e averlo riscritto, cucendone vesti su proprie forme, a misura di bocca sua!
Un buon albero si vede da ciò che offre e quel che puzza di cadavere può pure fiorire, ma mai costringermi a dire che ha frutti migliori.
Gesù morì in croce, e quel segno non è maledetto, e ce lo fece capire quando portò con sé uno dei ladroni, che entrò nella vigna del Signore ottenendo comunque uguale premio, che Dio per lui, figliol prodigo e quasi perso, preparò il banchetto migliore.
In nome del Padre, del Figlio e...
Nessuna paura, a farmi il segno di quella croce: lassù nacque il nostro riscatto, altro che le settantadue vergini e la speranza di una scopata in un bordello di lusso!
Ora me lo vogliono cancellare, questo simbolo.
Offende la "sensibilità" di Tizio, Caio e Sempronio, mi dicono.
Cazzo! E la mia, quelli così delicati di stomaco, non la contano?
Cosa è per loro: un anatema, una macumba, un rito vudù
Ignoranti!
Prima di parlarne, se si offendono, ne capiscano il significato, la portata, il messaggio.
Ah, già, dimenticavo: chi si agita davanti a tal segno serve un dio da tanto al chilo, che più carne macelli e meglio gode.
Ci guardano e pensano io Tarzan, tu Cita.
Ognuno preghi come meglio crede, con i segni esteriori che più gli aggradano.
Solo, non occupando marciapiedi o piazze dove il presentare "cul in aria", al cospetto del tempio d'altri, mostrando segni e prepotenza del beduino, l'animo del predone rapace, il cervello grippato dalla sabbia del deserto e il manuale del piccolo conquistatore!
E liberiamoci dei nostri Esaù, i Prospero Bonzani, sacerdoti-imam, che svendono la croce e la vogliono in soffitta, per non offendere la sensibilità di animi così delicati;
o degli arrabbiati con Dio e il mondo, tipo Raffaele Cortesi, sindaco che arriva a vietare pure ai morti di avere sulla testa il segno della propria fede, solo perché da radici giudaico-cristiane e non leniniste-staliniste, come le sue!
Non è colpa nostra se, al cimitero e sulla tomba, si preferisce, incrociati, i legni del Salvatore e non la falce e martello!
In nome del Padre, del Figlio e...
Mettiamoci una...croce sopra e finiamola qui, e in special modo te, Prospero, che quello dove c'hai bronzi e batacchi si chiama campanile, non minareto.
Ma guarda un po se mi tocca ricordare il mestiere e far la predica a quelli usciti dal seminario...volevo dire: seminato.
Manco fossi Don Beppe!
In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Io, secondo me...02.06.2009
lunedì 1 giugno 2009
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