martedì 21 aprile 2009

La porca figura

Come si usa dire, lui la sua porca figura l'ha fatta, c'è riuscito a farsi bello agli occhi di quelli che contano: possibili candidati ad essere compagni di merende, appena c'avrà tra le mani la bombarda.
Le sue centrifughe stanno lavorando a tutto spiano e presto gli riuscirà di sfornare il primo bombolo nucleare.
Ci tiene: è protesi e simbolo fallico, che gli permetterà di non sentirsi più come l'ottavo nano.
Avrà finalmente modo di assumere quella postura eretta, che ha permesso all'uomo di evolvere: un'erezione, finalmente!
Bella l'entrata: da bauscia, stile Arthur "Fonzie" Fonzarelli, il bulletto della vecchia serie televisiva "Happy Days", che si presentava con il giubbotto di pelle, il pettine nella tasca posteriore, i jeans, gli stivaletti a punta e il ciuffo malandrino.
Beh, il pelo c'è l'ha, specialmente sullo stomaco, il Mahmoud Ahmadinejad, lo spaccone di Teheran.
La fodera in pelle è la cotica, quella che si porta dietro dalla nascita e, più che una forchetta per i capelli si dovrebbe portare appresso trebbia e rastrello, mentre degli stivaletti non c'ha bisogno, perché è a noi che farà le scarpe.
Durban 2 e la continuazione e brutta copia della prima, che serve solo da cassa di risonanza per sputare contro Israele.
La conferenza Onu sul razzismo comincia proprio con uno dei peggiori, il Mahmoud, che considera l'ebreo come un insetto, buono solo per essere infilzato con lo spillone.
Ti entra in aula con un sogghigno malizioso, pregustando e ben sapendo chi e cosa andrà a provocare.
Vestitino in tinta con la personalità: grigio e già visto in altre occasioni, ma tanto caro ad ognun che vuole supplire all'invisibilità "centimetrica" con l'effetto "asino che vola": vai sempre contromano, che ti devono notare per forza.
Camiciola sbottonata al collo, quel tanto che basta a dare aria dinamica, non ingessata, ma quel tanto scomposta e selvaggia, a passare messaggio di maschia vitalità e suggerire il passare del frullatore nel ventre molle di un budino.
Appena sul palco, s'è sentito come quando gli mettono il tacco con lo spessore sotto i piedi: un gigante.
Nano-nano comincia a sparar cazzate: a togliere l'audio, tutti riuscirebbero a doppiarlo, che tanto la minestra è sempre quella, e riscaldata;
porco qui, porco la, poveri palestinesi e questo e quello, colpa di Israele e colpa dell'America, e il Satana di qui, e le sue corna di la, e questo e quello, la mamma ha fatto gli gnocchi e se non è zuppa e pan bagnato.
E gli riesce pure di nascondere sei milioni di ebreucci - sterminati nei campi di concentramento nazisti - sotto il tappeto, come il ruffo che non si vuole, ma che non sta bene bello in vista.
I paesi più svegli, conoscendo già il corto...metraggio e finale di sceneggiata, si erano ben guardati dal mandare propria manovalanza, a far belle statuine e tappezzeria;
degli improvvidi, il piccolo lanuto s'è beato veder alzata di terga e migrare rosei culetti all'uscita di sala che, se pari figura di palta è stata la fuga, così la riapparizione: al conteggio finale, son tornati a poggiar chiappa 22 paesi su 27, a firmare carta, del valore di quella straccia, contro il razzismo, in quel di Ginevra.
Una passata di cipria su pallore di cadavere.
Ci si è limitati, alla fin della fiera, a presentare forzuta protesta, sdegnata disapprovazione, energico disdegno, robusta cagnara...e docile ritorno alla stalla.
Mai ci fu più umiliante, avvilente e vergognosa vigliaccheria pari questa.
Inutile arrampicarsi sui muri e spalmarsi di grasso d'anguilla, che nessun bizantinismo, nessun rifar di facciata può nascondere l'impotenza di quanti sono con una mano davanti e l'altra dietro, a salvare tutto tranne che la faccia.
Una pioggia di fiori accoglie in patria il ritorno di Ahmadinejad, che neppure al Messia ci hanno speso tanto.
Ci si è giocati - e perso - d'un sol colpo fiducia, rispetto, stima, amor proprio e affidabilità.
Tutti i peggiori, da ora in poi, si sono accorti d'aver a che fare con un gigante dai piedi d'argilla ed essi sono come Dio: a sputarci sopra, non per plasmare l'uomo, ma a lubrificare baionetta d'assalto all'armata Brancaleone.

Si, quella mezza sega di Mahmoud l'ha fatta, la sua bella e porca figura.
Noi, solo una, la peggiore: quella sporca.


Io, secondo me...21.04.2009

domenica 19 aprile 2009

Avvoltoi

La fotografia che sto guardando è una delle tante, ma cara al Vauro, caricatura più delle sue stesse vignette e giustamente allontanato a calci in culo dalla trasmissione Annozero, dove questo spennacchiotto sbatacchiava le alucce e girava in tondo sulla vittima di turno, all'ombra di quelle più maestose di Capo Avvoltoio: il Santoro.
Data l'età, lei è nonna e madre e sta piangendo su delle "cubature", i nuovi spazi abitativi e valore aggiunto su cui i due pennuti in odor di carogna amano volteggiare, in attesa di infilare becco e pasteggiare in tanta grazia mediatica;
è tipico di loro provenienza, natura, credo, dottrina, specialità e dogma intendersi di morti.
China e piangente, sotto di lei due bare: una più grande, di mogano scuro; l'altra sopra, piccola, bianchissima, corta, immacolata e poggiata su quattro gambette, quella di un bambino...figlio e mamma abbracciati ancora, nella vita così nella morte.
La pagina dopo, mi attanaglia il cuore altrettanto: visto dal cielo, dove Dio è messo, anche noi, poveri mortali, siamo a vedere le quattro strisce rosse, dove allineate quasi trecento casse, ognuna con il suo bravo occupante disteso, nell'eterno riposo;
a fronteggiare questo spicchio di umanità ormai spenta, uno sciame, un formicaio brulicante di sopravvissuti: parenti conoscenti, mariti a guardare dove giace la moglie, madri a guardare dove sta il figlioletto, anziani a cercare il posto dove giace la compagna o il compagno, che li ha accompagnanti nel tempo della vita.
C'è già di che piangere e tanto basta, senza avere tra i piedi avvoltoi, che sgambettano alla cerca di qualcosa da spolpare, addestrati a cercare e rimestare nel marcio, che è l'unica fonte di cibo che conoscano.
Non gli frega nulla del "chi è", ma di quello "che c'è" rinchiuso dentro una bara o schiacciato sotto la trave: la loro pappa è quella, e sti "Papponi" ci campano, per aumentare gli ascolti del becero spettacolo che sono usi rappresentare.
La notizia è sempre quella di chi getta la vecchietta sotto l'auto, non di quello che l'aiuta ad attraversare la strada;
e quando non c'è, si cerca e, se non si trova, si inventa pure, che tutto fa brodo per vendere e vendersi: in fin dei conti, pure i becchini speculano e guadagnano sui morti, no?

«Quelli non fanno un cazzo!»

Vuoi mica non trovare un vigile del fuoco o un volontario che si siede un attimo, per subito individuare e intervistare un terremotato, frastornato e arrabbiato con il mondo per aver perso tutto, che si presta ad essere saccheggiato di uno sfogo "Urbi et orbi", da lanciare poi come anatema sull'intera categoria?
E in mezzo a tanto bailamme, un altro che si lamenta che nessuno ancora gli ha dato una bottiglia d'acqua per dissetarsi?
Tra miliardi di mosche, se ne troverà pure una bianca, no?
Ma la topica, prima o poi, coglie al varco l'incauto inventore mediatico di cazzate.

«Maledetti! E all'ultracentenaria, che avete fatto: eccola la, abbandonata a se, a mille metri di quota, senza casa e senza amore. Criminali, senza cuore, beccaioli, feccia!»

Al tritacarne di Michelino Santoro e relativi attributi, una vocina di rimando, di uno di quelli "che non fanno un cazzo":

«Ehm...scusi, signore...lei, sì, lei che sbraita, rosso come un gambero: è la vecchina che non si vuole schiodare; noi abbiamo dovuto bivaccare a pochi metri da lei e mettere in piedi, alla buona, un presidio sanitario, con tanto di medico per assisterla».

Figuraccia di merda.
«Ah» avrà pensato un meditabondo Mike Santorello: «ai bei tempi delle purghe, questi controrivoluzionari li caricavamo a bastonate sui carri bestiame e via, in Siberia, in un bel Gulag, a far capire chi comanda!»

L'Italia, longilinea, con un testone sopra, il piedone d'abbasso, in Sicilia, e lo sperone in Puglia, c'ha la spina dorsale ballerina: lungo quella dorsale si scaricano i brividi.
Nessuno è in grado di capire quando arrivano e neppure, ragionevole sospetto, dove e cosa andranno a colpire: inevitabile che, a botta avvenuta, tutti saranno bravi, tutti sapranno.
Sapranno, non sapevano. Dopo.

Li chiamano "vizi occulti", ma non hanno nulla a che fare con pruriti e perversioni sessuali: sono pecche nascoste, sì, ma con il marcio sotto.
«Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!»

No, proprio tutti no: tanti sono rimasti in piedi; di edifici, intendo.
Prova che il terremoto non era dei peggiori, stavolta: poteva tranquillamente essere assorbito e digerito, se non fossero scesi in campo altri avvoltoi.
Leggo da una rivista:
"Bruno Canale, classe 1950, di Onna, Aquila. La casa costruita da lui è in piedi, senza un graffio, una crepa, una minima fessura".
Tabula rasa invece, per il rimanente: uno dei paesi più pelati della mia testa.
Lungi dall'essere Gesù, eccolo ad insegnare nel tempio, ai sapienti, a dettare la ricetta del ben fatto.

«Scavi le fondamenta e stendi uno strato di brecciolino, un cuscino di sassolini che drena l'acqua e fa da ammortizzatore. Sopra ci metti il "madrone", una piatta di cemento ben spesso, armato di tondini di ferro da 16, zigrinati, per meglio aggrappare il pastone; per i pilastri, quattro quintali di cemento a metro cubo, non meno. Ognuno dei piloni poi, con dentro otto ferri da 16, agganciati a regola d'arte. I muri perimetrali: al primo piano con blocchetti di cemento da 40, a salire, da 30, per non caricare troppo il peso sulla struttura portante. Per lo stesso motivo, il tetto con intelaiatura in legno».

Mi compiaccio con lei, signor Bruno, non maestro del bla-bla-bla e del dire, ma del fare.
Neppure Vissani o il più titolato dei cuochi potrebbe mai eguagliare la ricetta, perché la sua contiene un ingrediente essenziale: il buon senso.
Spendo non il più, ma non meno dell'indispensabile, a salvare capra e cavoli...il portafoglio e il prossimo.
La frittata è fatta ed esistono priorità, precedenze.
Prima fra tutte, la ricostruzione, e poi sarà la caccia al ladro, che tanto quelli non andranno lontano.

Lo dice anche la Bibbia:
"C'è un tempo per ogni cosa: uno per vivere e uno per morire, uno per ridere e uno per piangere...".

Passeremo anche dal tempo del tondino a quello del Tontino.

A Santoro, Vauro e Travaglio si aggiunge l'altro pennuto: Tontino Di Pietro, padre-padrone dell'Italia Dei Veleni, rissaiolo d'osteria e truce barbaro della grammatica italiana.

- «A morde duddi! Gui gi vuole l'olio di rigino, il manganello. Duddi in galera e, ber brimo Berlusconi, ghe su di lui gi ho faddo la groge e mi sda andipadigo!»

Praticamente questo sfasciacarrozze è venuto alle mani con tutti, come ben sanno quelli che c'hanno avuto la malasorte di prenderlo a rimorchio, che si sono trovati con la mano azzannata pure quando gli davano la pappa.
Questo mestatore ha bisogno di alzare polveroni e fango, scavare tra le immondizie e cercare rifiuti: è nelle acque torbide che meglio riesce a pasteggiare, avvantaggiandosi di un migliore adattamento, favorita evoluzione della specie che l'ha sgravato.
Ha fatto carriera con i metodi degli inquisitori della Linguadoca, contro i Catari:
- «Ammazziamoli tutti: ci penserà Dio poi a dividere i suoi dagli altri!»
Beh, magari lui è un passo sotto costoro, che almeno avevano un credo e una cultura di base, anche se deviati.

«In galera: gi benseranno i giudigi a gondannarli duddi, e gli innogendi usicranno, brima o boi».

Tontino è l'elefante nel negozio di cristalleria, a cui preme muoversi con comodo più che preservare quel che c'è di bello, che non sa, non conosce il valore alle perle.
Uomo di cagnara, assume pari il governare vacche al pascolo come l'accompagnare gente alla stalla.
Forcaiolo per natura, sarebbe ad annodare nodi scorsoi in tempo di peste!

Santoro, Vauro, Travaglio, Tontino...quanti erano i cavalieri dell'Apocalisse?

Avvoltoi.

Io, secondo me...19.04.2009

Bim bum bam

E bim, e bum e bam!

'Na faccia come una bistecca passata al pestacarne: una bella borsa sotto un occhio, color vinaccia e tonda come il culo del fiaschetto;
i due fanali ai lati del naso sono gonfi come un dente con l'ascesso, lo zigomo fracassato, mentre bende, garza e cotone sono a tenere assieme la zucca, su cui hanno bastonato senza pietà.
Spesso si sente minacciare in giro, durante un alterco: «Io ti spacco la faccia!»
Ecco: qui l'hanno fatto, e il muso ce l'ha messo Remigio...Remigio Radolli, di Cinisello, nella cintura del milanese, di professione gioielliere;
e quella era l'ennesima rapina, la classica violenza, inflazionata e noiosa, ma puntuale e brutale, come le tasse e la morte.
Questa volta però, siamo all'eccezione, allo strappo della regola, ad applicare detto che "Non sempre le ciambelle riescono con il buco", anzi, no: il buco c'è riuscito, ma nella carcassa di "Albània", che stavolta il piombo se l'è preso il rapinatore.
Remigio non ha difeso il territorio, la proprietà, il pane e il companatico, ori e allori, ma la pelle che, come sappiamo, è come la mamma: di quella e di questa ce n'è una sola!

- «Remigio, ma sei scemo?! La difesa deve essere rapportata all'offesa, mai eccedere. Quanti colpi c'hai sparato al povero "Albània"...sette, otto? Quasi l'hai accoppato!»

Mi par di vedere lo sbigottimento e la meraviglia del Remy:

- «Ma...ma...mi ha menato, era armato, aveva una pistola!»

Scontata la risposta del signor "Filosofia spicciola", quello che pontifica e sentenzia sulla pelle altrui:

- «Era finta. E poi, mica puoi ammazzare a destra e manca soltanto perché qualcuno ti ha dato qualche bottarella qua e la!»

E già: stavolta la pistola era finta, ma il calcio di quella sarebbe bastato a spaccare una testa, come fa lo schiaccianoci con il guscio.

- «Scusi, signor rapinatore: sa che lei è fuorilegge? Sulla punta dell'arma manca il tappino rosso, e io come faccio a sapere che è un giocattolo? Lo dico per il suo bene, che così è libero di bastonarmi, secondo copione».

Povero sfigato di "Albània", che non ha fatto in tempo a mostrare le terga; a nemico che se la squaglia non puoi impallinare le chiappe: all'aggressore che fugge, ponti d'oro, all'aggredito, ponticello con denti finti.

E bim, e bum e bam!

Tabaccai, orefici, baristi e polli da spenna in genere, hanno regole ferree: buscarle e soffrire in silenzio e, quando va male, morire con dignità, senza fare tante storie e cagnara.
Caro Remigio, guarda e impara da quelli che sono trapassati a miglior vita: accoppati, ma senza metterla giù dura;
o come marito, moglie e figlio, nel loro cascinale di Leini, paesotto a un ...tiro di schioppo da Torino: botte da orbi e pargolo all'ospedale, con emorragia al cervello e scatola cranica sfondata, ma con composta frattura e dignità.
E vuoi mettere,Enrico, Enrichetto Vescovi, nella centralissima Asiago, che eroicamente ha cercato di difendersi, ma evitando danni agli "Albània" di turno, incassando legnate equamente divise, in perfetta comunione di beni: metà a lui, il resto alla moglie.
Capito, Remigio: li devi sfiancare, prendere per sfinimento che, quando stanchi di maciullarti, gli cascano le braccia.
Come a noi.

E bim, e bum e bam, secondo legge, si, ma quella del menga e dei compagni...di merende!

Io, secondo me...19.04.2009'

giovedì 16 aprile 2009

BURQuerelA

- «Pssst...psssst...ehi, se c'è qualcuno in ascolto, risponda. Parlo a bassa voce perché ho letto su l'Occidentale, quotidiano on-line, che ci sono in giro quelli dell'UCOII, l'Unione Contro Occidentali Infedeli Infami, che ha sguinzagliato ronde per retate su altrimenti pensanti: ti trovano e poi i loro Killavvocati caricano a querela lo schioppo e te lo infilano...il Burqa sulla lingua».
Sono nello scantinato, con il solo lume di una candela, che ho preso in Chiesa, rinunciando ad accenderla al Santo per poter vedere i tasti e battere queste poche righe, utilizzando la vecchia macchina per scrivere sperando che il rumore sui bottoni sia confuso con i passetti dei topi, che qui mi fanno compagnia.
Divido con loro parte del mio formaggio, con l'accordo che mi fanno da guardiani e m'avvisano di sconosciuti e pericoli in arrivo.
Cerco di andare a capo il meno possibile perché il trillo del campanellino può farmi scoprire.
Tic,tac...tic tac...ta-ta-ta-ta...Drin driin...scrunck.
Se mai un domani qualcuno leggesse queste mie, si ricordi che ho difeso il diritto d'opinione, e abbia pietà nel raccogliere le mie ossa: lasciatele ai miei amici ratti, anche loro così disprezzati, come scimmie e porci.
Dio mi protegga e assista.
Il mio, ovviamente: il loro c'ha del fumino, nel senso dell'incazzo e dello sbuffo, che esce dopo ogni bombarola messa tra la gente, per lui e nel suo nome, ovviamente.
Scribble...scribble...scribble.
Sento grattare, come un pennino sulla carta.
Guardingo, tengo alzato il mio moccolo, ed esploro cautamente uno dei rami dell'oscuro budello.
Avanzo dopo aver messo il tappo con lo stoppino sulla bottiglia di grappa: dovessi incocciare i beceri, accenderei e sacrificherei il prezioso liquido, usando l'infiammato per abbrustolire le loro ignobili carcasse.
A togliere loro ogni difesa, ho scaricato tutti gli estintori e otturato gli idranti.
Se è il caso, piuttosto mi sacrificherò, gridando «Muoia Beppone con tutti i Talebanistei», che ormai di quelli ce ne ho piene le palle, anzi, c'ho...d'UCOIIoni grossi cosi!
Pronto al rogo, svolto d'improvviso l'angolo;
- «Ma ma...Magdi Cristiano Allam, che ci fai qui? E il Carlo, il Panella...anche te? E Valentina Colombo...Souad Sbai! La redazione di Libero. E là, nell'ombra più scura, il ciclostile de La Stampa, il Tazebao del Corriere della Sera, penna e inchiostro di Tempi e l'Opinione, l'Occidentale, la Padania...tutti qui, nelle tenebre».
Allibito quanto me, Cristiano abbassa la punta del pennino, minacciosamente rivolta a me, mi riconosce e m'abbraccia: da principio credevo che, nella giacca di misure più larghe, ci stessero in due o più, poi m'accorgo che c'hanno tutti una faccia da funerale, smagriti che paiono grissini in un sacchetto.
- «E voi, che ci fate qua?»
Ancora è Cristiano, che anticipa la triste combricola:
- «C'hanno tutti querelati, siamo segnati ormai e condannati, destinati all'estinzione per aver osato trattare male il mondo islamico con i nostri articoli!»
Allora capisco: «Ah, già, la famosa fatwa, la bolla d'ignominia, l'avviso di garanzia: la BURQuerelA!»
Sono commosso e una lacrima cerca d'uscire dall'angolo dell'occhio: su un tavolino vedo un Presepe...e là, su un altarino di sassi, il Crocefisso...e ancora, la bandiera della Crocerossa, i biscotti e le vignette danesi, le campane, che danno fastidio ai beduini, il discorso di Ratisbona, trascritto su pergamena, i santini, un salamino, una bottiglietta di liquore...aria, aria di casa mia.
- «E tu, Beppe, che ci fai qui?»
Mostro a quel gruppo di spettri un foglietto ingiallito e sgualcito, pieno di sigilli e timbri:
"Nell'articolo, il cui contenuto è integralmente diffamatorio, vengono propalate notizie false e giudizi denigratori nei confronti della mia assistita".
- «Con questa formula, ego te...dissolvo, c'è scritto alla fine».
Pian piano vedo quella schiera di miseri tirar fuori di tasca pari carta, e mostrare stessa maledizione.
Come Leonida e i suoi trecento morituri, alle Termopili, anche noi abbiamo lasciamo un messaggio ai posteri, inciso sui muri dello scantinato:

"O viandante, annuncia agli Italiani che qui noi morimmo per aver obbedito alle loro leggi".


Io, secondo me...16.04.2009

venerdì 10 aprile 2009

Restallah !

Me la sentivo; una vocina suggeriva:
- «Statte accuorto cumpà...fatt e' cazz tuoj», fatti gli affari tuoi e non t'impicciare, che magari poi, come dice un comico: ti agiti, sudi, ti viene il mal di gola...e poi muori !»

Si so, lo so: che se fossi stato uno dei sette nani mi sarebbe toccata la parte di Brontolo, che ce l'ho sempre con qualcuno e qualcosa e anche nella mia Milano non è la prima volta che il malcapitato che m'incoccia ha poi a maledire:

- «Ma se ho fai de mal per vega tra i pè un gras de rost simil», cosa ho fatto di male per avere tra i piedi un grasso d'arrosto simile, scarto che cola;

ma, come la portinaia, c'ho proboscide abbondante per ficcare naso nei fatti del belpaese; nello specifico, nel condominio Italia.
Quando non in casa di Barbara, passo da Stefania, a prendere la quotidiana razione d'aceto e bile:
tanto per intenderci, la "casa" è in via http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/ e, per quel ragionare d'oggi, http://unpoliticallycorrect.ilcannocchiale.it/
Da una o dall'altra, so di trovare sempre acido per gargarismi, sciacquo di notizie, dall'estratto in pappa di cervelli bacati, catturati dal buco nero nell'estremo universo di "Bin Maomettallah", nella galassia forumbeduina.

- «Oh Allah, uccidili e falli vagabondare».

Volendo continuare a farmi del male, continuo a seguire l'informazione:
"[...] questo uno dei tanti commenti apparsi in diversi forum jihadisti in lingua araba su Internet, dopo il sisma che ha messo in ginocchio l'Abruzzo".
La contabilità dei becchini cammellati "attraverso i numerosi siti d'informazione arabi, seguono il dramma della popolazione abruzzese colpita dal sisma, aggiornando velocemente il bilancio delle vittime", alla ricerca d'orgasmi multipli nel godere degli accidenti del prossimo.

- «Oh Allah, rendi stabili presso di loro il terremoto e le disgrazie [...] maledici l'Europa, Israele e gli Stati Uniti, fai salire queste cifre, distruggi i nostri nemici e aiuta i musulmani».

Guardo negli occhi la mia cagnolina, e vedo intelligenza e comprensione che nessuno di queste bestie bipedi potrà mai aspirare di raggiungere: mai nell'intera loro inutile esistenza, se non dopo la scomparsa, da concime.
Per questi guarderei pure Dio, fisso negli occhi, sfidandolo se ne ha coraggio, a ripetere che ci ha fatto TUTTI a sua immagine e somiglianza !

"Qui giacciono i resti di chi possedette bellezza senza vanità, forza senza insolenza, coraggio senza ferocia e tutte le virtù dell'uomo senza i suoi vizi".
Il degno epitaffio è sulla tomba di un essere che dimostrò amore: il cane terranova Boatswain del poeta George Byron, presso l'Abbazia di Newatead.
Cani, e persino porci e scimmie, valgono di più d'ogni "Homo Maoallah Binladensis", che si compiace della e di procurare morte; miseri contabili tombali.

E giusto per capire e far capire chi disprezzo, continuo nel raccattare budino intestinale.

"[...] sono andato a mangiare qualcosa [...] e mi sono seduto al tavolo che scelgo di solito. Dinanzi a me una coppia [...] dall'aria strana e istintivamente antipatica: erano lesbiche. Irritato dal fatto che due probabili candidate al fuoco, salvo possibile conversione, fossero anche solo per caso vicino a me, con una scusa chiesi alla cameriera di cambiare posto [...] in modo che non potessi vederle ne sentirle".

- « Ma và da via i ciapp, balabiott d'un balabiott: va a ca tua, e...restallah !»


Io, secondo me...10.04.2009

lunedì 6 aprile 2009

Il silenzio degli incoscienti

Si vantano pure, metabolismo di scarto del genere umano, le camole di Hamas:

- «Sta in una buca profonda, e non gli facciamo neppure vedere la luce del sole!»

Gilad Shalit, dal lontano 25 Giugno 2006, è così imprigionato, torturato e umiliato, da una massa di trogloditi, che più non ce n'è.
Sono ormai alla stregua d'animali, addestrati al cannibalismo "Urbi et Orbi", ovvero alla città e al mondo, avendo fagocitato i fratelli di Al Fatah e macellando ogni carne appresso, cani orami al guinzaglio d'altri interessi, da cui ricevono osso e rosicchiano polpa: con Hezbollah, fanno gemelli, tra cui spunta la testa dei bombardoni iraniani.
Se questi gli attributi, immaginiamoli alla catena dei "mètre a penser" di Teheran, da cui ricevono abbondanza di ferraglia da guerra.

- «E manco gli facciamo vedere i genitori o lasciamo che lo visitino quelli della croce rossa o di qualsivoglia organizzazione umanitaria: questa è casa nostra, e comandiamo noi e se non siete d'accordo, guardate l'uccellino dalla canna e sorridete».

Bauscia.
Bulli da quattro soldi, che quando si trovano a dover venire alle mani con quelli spallati si nascondono dietro a donne e bambini o in buche più profonde di quelle dove lasciano a macerare e marcire il povero e sfortunato Gilad Shalit.

Straccioni e zotici, che quando gli hanno lasciato un pezzo di terra subito c'hanno spianato la semina per far posto alle polveri dei missili, martellando per anni un paese, Sderot, dove non c'era da colpire che civili inermi e impossibilitati a difendersi, per poi frignare come poppanti quando c'è stata la reazione di chi, con "campanelle" piene, non ce l'ha fatta più ad offrire l'altra guancia, che pure Gesù Cristo c'avrebbe fatto partire un colpo, una volta che una gota e poi l'altra, a furia di prendere schiaffoni, si gonfiava a palla.
Ignoranti bipedi su vibratili ciglia ameboidi!

Ma, oltre ad essere "Sburòn", sboroni, come indicano i romagnoli per i burini, zotici ed esibizionisti, prendono pure per i fondelli;
Di pochi mesi fa, le immagini crude; leggo:
"[...] in Italia non sono state mandate in onda da nessuno dei canali nazionali: ad aprire il corteo, una gabbia dove, all'interno, era stato sistemato un manichino con la divisa dell'esercito israeliano; al posto del viso, un primo piano del volto di Gilad Shalit".
Bestie!
I loro detenuti in Israele ricevono visite mediche, hanno avvocati, televisione nelle celle, libertà di pregare e muoversi all'interno della struttura, e questi buoi sono ad irridere ogni forma d'umana pietà, usandola come carta igienica!
E invocare Guantanamo, per dar a costoro una parvenza di comune disumanità e alibi, è come pareggiare la sberla con un colpo di maglio.
La croce rossa dovrebbe chiamarsi gambero rosso, che di passi per Gilad non ne ha fatti alcuno, così il menefreghismo di Amnesty International a riguardo è diventato proverbiale, come le varie organizzazioni che si dicono "umanitarie" ma, di fatto, "Forti con i deboli e deboli con i forti";
cosa volete: Israele non ti spara o ti mette la bomba sotto le chiappe, mentre Hamas, Hezbollah o Al Qaeda si, e questi sono anime belle, nate dai lombi e con i cromosomi di Don Abbondio.
"Mille e non più mille" ammonivano, nei secoli bui, i nostri avi, tremanti nell'essere a cavallo del termine secondo cui, per interpretazione evangelica, si diceva l'avvento dell'Apocalisse, della fine del mondo.
Io non voglio questo, ma vorrei vedere libero Gilad, e che il "Mille e non più mille" sia monito di un Occidente meno pavido e masochista, a porre un termine alla sudditanza con i quattro pirla di Hamas.

Ma da noi silenzio...il silenzio degli incoscienti;
Persino un verme, a paragone della nostra "intellighenzia", ha sfumatura di spina dorsale!

Io, secondo me...06.04.2009

mercoledì 1 aprile 2009

Talebanalismo

Forse è perché lavoro in banca che la parola "liquidi" mi suona rassicurante e, per associazione d'idee, mi vede ben predisposto verso questi.
La voce mi trova pronto, obbediente al messaggio subliminale e addomesticato a reagire al riflesso condizionato, come i cani di Ivan Pavlov che sbavavano al suono di un campanello, e gli veniva l'acquolina in bocca perché quel tintinnare precedeva l'elargizione della bistecchina.
Sarà la partita doppia o la stesura del bilancio, dove i "liquidi" sono esenziali e, come l'erba del giardino del vicino, si sperano e vedono sempre e più di colore verde, contrapposto al rosso del fallimento;
o forse, e più semplicemente, perché ancora non ho raggiunto lo stadio del massimo cretino, la cima dell'involuzione della dottrina del "Talebanalismo".
Ogni bilancio nell'economia del mondo, per costoro, si chiude immancabilmente nello "sprofondo rosso".
Sono la scala dell'evoluzione, ma percorsa dalla cima al fondo, il ritorno a passo sostenuto allo stadio di ameba.

- «Quei liquidi portati dagli americani rendono sterili; anzi, portano pure al contagio: ti becchi anche l'Aids».

Nella valle dello Swat, nel nord del Pakistan, questo ritornello risuona e centrifuga i cervelli, come una lavatrice con le lenzuola.
C'hanno paura che i bimbi nascano a stelle e strisce, variegati tra il bianco, il blu e il rosso.
Al bando, il vaccino antipolio, che "[...] è strumento degli sporchi imperialisti...rende infecondi" e non permette di portare la popolazione musulmana a raggiungere quei milioni di baionette, che serviranno ad infilzare le chiappe degli infedeli.
Questa fesseria non è relegata a quel buco fetido e covo di serpi;
fosse così, ci si adatterebbe, ma di contagio, più che della polio, è da temere quello dell'ignoranza e del fanatismo, perché altre teste vuote sono ad aggiungere questo detersivo, per lavaggio di "capi" delicati.
Come i loro corpi cavernosi, questi cavernicoli del sapere sono a far eco, usando le orecchie come passaggio per correnti d'aria.

Come sempre poi, c'è la gara a chi riesce di più a gabbare il santo, a fabbricare la fettuccia elastica per rendere meno rigida la pancera che il buon Allah e il suo profeta avevano confezionato, in tempi dove l'unica scienza e conoscenza era quella dei tarocchi, degli oroscopi e del sistema spannometrico.

- «Cura il tuo corpo, oltre che lo spirito», è la sintesi del buon Dio.

E già: la fa bella lui, che ai suoi tempi, come si dice da noi, in Brianza: "A chi tuca taca", a chi toccava, toccava;
di virus e immunizzazioni niente si sapeva e la sopravvivenza era legata alla "legge del salmone": monta e semina che, tra tante uova, qualcuno se ne schiudeva e la continuità era garantita.
A dimostrare che tutto il mondo è paese, al grido di "Passata la festa, gabbato lu santo", ogni fanatico trova sempre modo di imbrogliare pure la divinità, quando non vuole che siano i comandamenti a modellarlo, ma lui quelli.
Siamo al mercato della fatwa.
Allah è il Corano, si è "incartato", è diventato carta e, come un pacco, così confezionato te lo tieni;
la Sunna - ovvero gli hadit, detti e fatti del profeta Maometto - è valore aggiunto;
la Shari'a, come Tex Willer, afferma: "Io sono la legge" !
Peccato che il "pacco" non riesce a contenere tutto quanto di nuovo sopravviene ma, non potendolo aprire, attorno si mettono tanti altri pacchettini, come i regali sotto l'albero di Natale, fino a che ci vuole qualcuno che poi riesca a mettere ordine nel mucchio, e qui...casca l'asino, che ognuno raglia a modo suo.

- «Vaccinare i bambini è peccato; è contro la religione prendere medicinali per prevenire una malattia che deve ancora manifestarsi», dice Muslim Khan, in nome del "governo" talebano dell'infelice valle di Swat.
Lui e i suoi fanno i bauscia, da quando hanno avuto tacitamente in cambio quello spicchio di terra dal governo agonizzante d'Islamabad, dove fare i propri...porci comodi, a patto di non rompere più i gemelli con altri attentati terroristici.
Ecco che condannano a morte migliaia di bambini, dopo aver scacciato le varie organizzazioni umanitarie, gli operatori sanitari, chiuso le scuole femminili, allontanato le maestre, imposto il divieto totale al genere femminile di lavorare, uscire al sole senza il tendone addosso - il Burqa - uscire da sole e perfino avere una carta d'identità;
in fin dei conti cosa conta la carta, senza identità?
Dalla macchinetta del distributore automatico, ecco uscire la loro fatwa.
Altri, con altri spiccioli, ecco selezionarne un altro: in Afghanistan il presidente Hamid Karzai si presta a testimone per la campagna nazionale contro la poliomelite: si alla vita;
Altri "illuminati", altri sapienti o saccenti hanno detto che no, non è peccato preservare la vita.

Mutande elastiche, indossate per fasciare ogni tipo di forma e calzare su ogni modello.

Al basso, si agitano solo dei protozoi, in una pozza marcescente: i talebani, con il loro talebanalismo.
Dio ci scampi da tanta putredine: una cancrena che, dove attecchisce, fa marcire e decomporre ogni frutto.


Io, secondo me...01.04.2009

giovedì 26 marzo 2009

Obamenei

- «Volemose bene, semo boni», invita il Barak, porgendo il ramoscello d'ulivo.

La risposta arriva in punta di dita: il terzo, a partire dal pollice;
tradotto, dall'ottimismo degli allocchi: attenzione e interesse "medio" sull'apertura di Obama.
Abbronzato al naturale, mandolino e labbra a ciuccio, sotto il balcone della nuova fiamma il grillo salta e canta, sperando: incanto, convinco, cavalco l'onda e nascerà un bel Obamenei, dal seme Obama col Khamenei.

- «Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce o passato», insiste "Black iuessei".

Ma l'altra sponda non si concede e non gliela da;
dal trespolo, occhialoni scuri, barbetta bianca e turbantone nero a pentolino, gli risponde la cornacchia:
- «L'Iran non può dimenticare l'atteggiamento ostile e aggressivo che gli Stati Uniti hanno avuto in passato. L'amministrazione americana deve riconoscere i suoi errori e porvi riparo: è questo il modo di mettere da parte le divergenze».

Capo cosparso di cenere e camminata sui ceci anzi, meglio, sui chiodi.
Ma non basta, che l'ingenuo moretto a stelle e strisce c'ha speranza di trarne godimento solo ad essere masochista alla presenza di un sadico.
- «Parli di cambiamento, ma nessun cambio è visibile nella pratica. Hai sbloccato le mie palanche, all'estero? E le sanzioni, le hai cancellate? Hai smesso di sputtanare me e i compagni di merende? Soprattutto: quando la smetti di sollazzarti con la sionista, dietro l'angolo?»

Il nocciolo della questione sta tutto qui: Israele, quel sassolino che, se tolto dalla scarpa, permetterebbe di correre verso il sol dell'avvenire, a papparsi indisturbati l'intero scacchiere mediorientale.
Un Iran bellicoso e armato fino ai denti quanto basta, non avrebbe davanti nessun altro antagonista da impensierirlo e rullerebbe l'intera penisola arabica con lo schiacciasassi.
Quel maledetto staterello ebraico, grande come una caccola di mosca, è l'unico ad impensierire: forte, motivato, maledettamente democratico (forma e sostanza in odore d'eresia, per ogni tirannide, politica o religiosa che si voglia), minuscolo ma con una santabarbara di tutto rispetto...ma quando pareggiato con la bombetta atomica, allora sì, conteranno i numeri delle cozze, e le teste faranno differenza, che parlare di milioni di morti per Teheran sono spiccioli, che può permettersi di perdere, in vista comunque della vittoria. Avanzerebbe loro tanti ventri di donna da riempire, mentre dell'ebreo resterebbe la cenere;
è la regola del salmone: abbondanza di uova, abbondanza di semina e la legge dei grandi numeri garantisce che qualcuno se ne salva sempre, e tanto basta.
E poi, la legge di Allah è quella del formicaio, dove i singoli non valgono un soldo.
Khamenei non poteva credere alle proprie orecchie, quando avvertito che una colomba con il ramoscello nel becco stava bussando alla porta di casa: neppure ha lasciato che, ad aprire, andasse il maggiordomo, l'ottavo nano, Ahmadinejad, il Mahmud;

- «Ghe pensi mi», ci penso io, avrà detto, scostando il fido lecchino.

Forse un poco scornacchiato, spennacchiato e spernacchiato ma non vinto, il caro "Obamba", per il momento resta in attesa, meditando se è il caso di scrivere una letterina, al nonnino, Khamenei;
magari sotto Natale, che così prende due piccioni, assieme a quella per "Babbeo Natale".
Intanto che lo sprovveduto nostro offre guancia e prende schiaffi, si temporeggia e si gira il mestolo per stemperare la broda che riempirà la prima testata nucleare.
Dopo, non resterà che aspettarsi la mossa dell'ombrello, al grido di:
- «Teh, babbioni; ve l'abbiamo fatta!»

E le cornacchie di Teheran reciteranno la famosa filastrocca milanese, che fotografa bene la situazione:

"Grand, gross e ciula: mej piscinin ma gandula" ovvero, grande grosso e stupido: meglio piccolo ma sveglio.


Io, secondo me...26.03.2009

giovedì 19 marzo 2009

La vispa Teresa

La tipa di cui andrò a parlare mi riporta ad una vecchia, spensierata e simpatica filastrocca: quella della Teresa;

"La vispa Teresa avea tra l'erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta.
E tutta giuliva stringendola viva gridava a distesa:
«L'ho presa! L'ho presa!»
A lei supplicando l'afflitta gridò:
«Vivendo volando che male ti fo? Tu sì mi fai male stringendomi l'ale. Deh, lasciami! Anch'io son figlia di Dio!»
Confusa, pentita, Teresa arrossì: dischiuse le dita e quella fuggì".

Altri tempi, ricchi di gaiezza, tranquillità, allegria e serenità;
oggi,alla farfalletta, di certo staccherebbero come minimo - ad essere generosi - le ali, e certo fregherebbe a pochi se è figlia di Dio, che neppure a Lui e al suo rappresentante in terra sono più risparmiati frizzi e lazzi.
E pure le Terese nostrane c'hanno altro da fare che correre tra l'erbetta, che siamo in tempi di vacche magre e aggiunta di fori nella cinghia, per meglio tirarla sul poco grasso che ormai più non cola.
E già, ma qui non parliamo di pezzenti, ma della svanita che, beata lei, può ancora permettersi un sano cazzeggio, mentale e materiale.

Siamo a cavallo dell'otto di Marzo, festa della donna.

- «Uuuuh, che noia a Milano, la sera: ma dove sono tutti? Neppure una gentil farfalletta...e mò, come fò io, giuliva, a tirare mattina? Qui pensano solo a lavorare e poco a divertirsi».

Povera e sfortunata Whitney, per gli amici Paris, pargola di Kathy Richards - all'anagrafe Kathleen Elizabeth Avanzino - prodotto dei lombi di papà Richard, pietra portante, nipote ereditiera di Conrad, fondatore della catena di hotel di lusso Hilton.
Papi e zione sono stati come il riporto sotto il tacco del nanetto, il partire a pochi metri dal traguardo quando, per i più, l'avvio è all'estremo orizzonte degli eventi.
Ahi! Peste colga gli sfigati: zavorrati e affrancati dal duro campare e scampare, dal nascere tra gente onesta e dignitosa, ma dall'avvio lento, dovendo barcamenarsi tra i noiosi problemi dell'aggiustare pranzo con cena, tenuta dello stipendio fino al prossimo, per non avere buchi di bilancio nel mezzo, a lesinare, rimandare o cancellare spese in tempi migliori - magari mai - che per questi la noia è un lusso.
Per molti la vita è da stella a stella: sveglia alla mattina, quando ancora buio, e ritorno lo stesso, che il sole lo vedono dalle finestre del lavoro. Se ce l'hanno.
I milanesi dormono, la notte: la mattina successiva è identica alla precedente e il tempo è prezioso, sia per fare che per riposare, che per il primo abbisogna il secondo, e non c'è molto tempo per le follie e le sfarfallate perché, spesso, quando c'è il pane non ci sono i denti, e quando questi, manca l'altro.
Mala tempora currunt...corrono brutti tempi, almeno per i comuni mortali.

- «A me piace stare sveglia fino alle sette del mattino», squittisce candidamente la Teresina Paris.

Noi, formichine operaie, ci si accontenterebbe di un allungamento dell'orario dei negozi, per poter trovare pane e companatico dopo l'uscita dal lavoro: della discoteca ci frega una mazza, che già saltelliamo assai, al suono dell'organetto del principale.
Brava, Whitney Paris, vedi Hilton, goditela: ma la commessa o l'operaia, la segretaria o quella delle pulizie c'hanno altro per la testa che, come fare per ammazzare il tempo, non è un'incognita.

- «Ma anche io lavoro: faccio la stilista!» certamente mi risponderebbe l'oca giuliva.

Ho capito: gli abiti per gli altri li disegna, mica ci si mette dentro.
Hai ragione, Teresina mia, continua a svolazzare così, senza pensieri, tra uno sniffo e l'altro di polverina...dei fiori;
e perdona noi, che non sappiamo soddisfarti come meriti, piccola Paris.

La vispa Teresa avea tra l'erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta...


Io, secondo me...19.03.2009

lunedì 16 marzo 2009

Er mejo

Stavolta vo a cantare e vantare le gesta di ben tre finalisti del premio "Er mejo Fico der Bigonzo", come da antica tradizione romanesca dove, a fine stagione, alla raccolta del frutto, i contadini ponevano i dolci fichi settembrini in capienti contenitori, i "bigonzi" appunto.
Ora, pure io voglio nominare un campione tra i campioni - Er mejo - tra concorrenti che si battono per essere il più "fico".
Ma il mio canestro non sarà per metterceli a far fare loro porca figura, in bella mostra, ma per esaltarne le qualità di bigonzo...due in uno: essere assieme bigolo e pure stronzo !
Comincio dal più piccolo, il nano Brontolo per eccellenza: sua pelosa bassezza, l'Ahmadinejad, il Mahmoud.
Incazzoso e irascibile, saltella come un grillo per farsi vedere dal resto del mondo e, come quei fastidiosi cagnolini formato tascabile, abbaia in lungo e in largo per non farsi calpestare da un mondo che sovrasta e potrebbe schiacciarli, come una scarpa con la merda.
Frigna continuamente, inveisce, urla, minaccia, fa lo sborone, il bauscia, e il bulletto vorrebbe pure una bombarda atomica, per far più fracasso e avere un rialzo da mettere sotto il tacco delle scarpe.
Sin qui, non si discosta molto da tanti che, finito di giocare con i soldatini di plastica o piombo, all'occasione lo fanno con quelli veri.
Non è il solo ad aver avuto bloccato lo sviluppo del cervelletto, abbondando con il resto, come ad avere costruito un grattacielo per ospitare la pulce.
Ma, oltre al Risiko, il nostro metro e una spanna continua a credere alle favole, che certo la notte s'addormenta ancora con il bambolotto e il pollice in bocca.
Di sicuro gli apparirà in sogno il vecchiardo e cadaverico nonnetto, quel Komeini, il Ruhollah Mustafa Mosavi, suo Ayatollah-orsetto, che gli raccontò tante fiabe - non dico quando era piccolo, perché parrebbe ieri - come quella dell'imam nascosto, il Mahdi, il dodicesimo imam sciita scomparso in tenera età.
Capita.
Sarà stato rapito dagli zingari;
o si sarà perso, che ai tempi non esisteva il navigatore satellitare e neppure si applicava il microchip.
Ma il Mahmoud non la beve, e si autoproclama suo braccio esecutivo ( un poco rachitico, visto le dimensioni del tappetto ):
- «Dobbiamo risolvere in fretta i problemi del paese...farci carico della responsabilità di risolvere i problemi del mondo».
Ciumbia.
Non gli basta pensare ai cazzi suoi.
No: come tanti sbiellati, lo vuole per il bene del mondo, disposto a risolvere i mali estremi con estremi rimedi e ribadire che il fine giustifica i mezzi.
Pure se costretto a passare sulle ossa dell'umanità intera, utilizzando l'eterno alibi che "La morte di un uomo è una tragedia, un milione di morti è statistica".
In linea con l'insegnamento dell'avvoltoio Mustafa Mosavi, che cancellò una generazione buttando i bambini a sminare il terreno, durante la guerra con l'Iraq di Saddam Husseiun.
Li trasformò in carne da cannone.
Importò cinquecentomila chiavette da Taiwan. Prima di ogni missione suicida, a ogni bambino era consegnata una di quelle: sarebbe servita a spalancargli le porte del paradiso...'na figata pazzesca !
Avvolti in coperte, per non disperdere le membra dopo la deflagrazione, correvano a farsi squartare, e tanti si ridussero a carne trita per diventare hamburger di Allah.
- «L'Imam Nascosto è la mia guida; è lui che guida l'operato del mio governo», strepita il rospetto, figlio di tanto becchino.
Abul Qassem Muhammad - da oltre mille anni invisibile, come lo Stealth - ora starebbe per tornare.
Quel gran figlio di m...ullah di Ahmadinejad c'ha costruito nella capitale un grande viale e a Jamkaran una moschea blu, a lui dedicata.
Sempre che il poveretto trovi l'uno e l'altra, e non si perda ancora una volta, per altri mille anni.
Subito dietro l'angolo, si fa vivo - si fa per dire - un altro svitato: Osama Bin Laden;
è di queste ultime ore la minestra riscaldata, l'ennesima farneticazione di una altro che vuole vincere il premio di "Er mejo Fico der Bigonzo":
- «Completeremo la vittoria nelle terra dei due fiumi, l'Iraq, poi via, in Giordania, infine a raggiungere Al Aqsa, il cuore della città santa.
E via a definire olocausto la mazzolata ai pirlotti di Hamas, a Gaza e a definire alleanza crociato-sionista la comunella dei moderati corrotti: Egitto e Arabia Saudita.
L'ennesimo spostato mentale, onorato "bigologonzo", che richiama la guerra, d'accordo che sia la "suprema igiene del mondo", come dicevano i futuristi di Marinetti.
Lui, ovviamente, sarà la lavandaia.
Ma attorno a questo gruppo di ridolini, uno in particolare spicca, che assieme agli altri due pare il parente povero, il campagnolo tra alta nobiltà e tanto lignaggio: Ughetto nostro, il Chavez.
Mentre gli altri due giocano con i soldatini e inseguono farfalle e chimere, questi si da ai fumetti.
Ancora dilettante, garzone di bottega, è alla ricerca della costruzione della personalità, personaggio in cerca d'autore.
Non avendo lo spessore degli altri, s'accontenta di quello del cartone, seppure animato.
"Basta con i supereroi: Batman e l'uomo Ragno sono simboli dell'imperialismo; i bambini venezuelani devono giocare con icone positive, ispirate alla storia nazionale".
Siamo alla cicoria invece che al caffè, alla margarina al posto del burro, all'autarchia e alla guerra del grano.
Come dire: facciamo tutto da soli;
insomma: una sega, mentale e non solo.
Hugo, poveretto, fatica ad inserirsi tra gli eroi di carta, che non c'ha il "le phisique du role", ovvero il fisico adatto al ruolo: non è, credibile per la parte che vorrebbe rappresentare.
La linea "Heroes de Venezuela" invero rischia di dover annoverare, prima o poi, Sua Rotondità: vari Chavez in miniatura sono già da anni venduti tranquillamente nelle bancarelle del commercio popolare di Caracas.
Alcuni fantocci addirittura parlano e cantano.
Se fossero venduti a peso, farebbero la ricchezza dei venditori, ma chi vorrebbe mai tenere sul comodino la caricatura di Ollio, se non i pochi leccaculo che gli stanno aggrappati, come piattole ?
In parte sembra di rivedere la storia di Mussolini, che in tanto l'Hugo assomiglia, per iniziative ridicole, ma a quest'ultimo gli riesce pure di diventare la caricatura della caricatura, che le sue grottesche comiche fanno ancora più ridere.
Mahmoud, Osam e Hugo: a chi il premio "Er mejo Fico der Bigonzo" ?

Ai...Poster l'ardua sentenza.


Io, secondo me...16.03.2009

mercoledì 4 marzo 2009

Numero 93

Caro Cristiano, ovvero Magdi Allam: per il neonato pupo, "Protagonisti ecc. ecc.", già tra i Casini, c'avrei un'idea.
Mò te spiego.

Figurine Liebig.
Figurine Panini.
Tessere telefoniche.
Figurine dei Pokemon.
Padre Jorge.
Numero 93.

Tu dirai:
- «Eccolo lì: a furia di sparar cazzate, il Beppe l'è fuso, che sta dando i numeri, e non solo il 93 !»

Beh, ammetto che troppo registrato non lo sono mai stato, e le correnti d'aria che mi passano da un orecchio all'altro scombinano i miei pensieri, come finestre aperte lasciano che il vento che vi s'infila mette in disordine fogli abbandonati, come fossero coriandoli.
Eppure, stavolta no: c'ho una logica che, come per l'orologio fermo, almeno in alcuni momenti segna giusto.

Siamo a metà e un qualcosa, del 1800, e che ti combina il tedesco Justus von Liebig: trova un sistema per conservare la carne, creandone un estratto delle dimensioni di un dado.
Sistema rivoluzionario, ma come farlo...digerire alle massaie che, si sa, far perdere abitudini radicate per il nuovo è sempre impresa titanica;
semplice: basta ricorrere all'animaccia del commercio, ossia la pubblicità.

- «'azzarola: non c'hanno ancora inventato radio e televisione e i giornali non si vendono come noccioline; e mò, che famo ? Ideona: le figurine !»
Boucicaut, l'allora proprietario dei grandi magazzini parigini "Au bon Marché" c'ha una folgorazione, sulla via di Damasco: i bambini.
No, non era un pedofilo, ma pensava: mi metto alla cassa e, il giovedì regalo ai piccoletti, accompagnati dalla mamma, una figurina; come il cane con l'osso, faranno salti mortali per averne ancora e torneranno.
Geniale: aveva inventato la "fideizzazione", che ai nostri tempi è arrivata al massimo della dipendenza, con la sniffata, ma questa è altra storia.
Inutile dire che la cosa prese piede, tanto da far regredire all'infanzia pure i genitori, che compulsivamente fecero della raccolta figurine un gioco da grandi, con scambi e quotazioni.
Neppure la peste riuscì ad avere pari efficacia, effetto e diffusione.
Da noi, la "malattia" arrivò all'apice nel 1935 con le figurine Perugina, la più rara delle quali fu la famosissima raffigurante “il feroce Saladino”, che tanti di noi ne avranno memoria dal racconto dei nonni.

Per farla breve: sono cambiati i tempi, le forme e gli stili, passando dalle figurine dei calciatori, della Panini, ai mostriciattoli giapponesi, i Pokemon;
collezionisti fanatici sono a confermare la regola della "compulsione", voce della psichiatria che indica il bisogno irrazionale di ripetere determinate azioni, in maniera ossessiva, frenetica, sincopata e incontrollabile.
La vittoria dell'istinto, dell'appagamento di un piacere, la goduria ad ogni costo, con la soppressione del razionale.

Ora, c'è una cosa che taglia come il bisturi, incide e lascia il segno, più d'ogni parola: la satira ovvero, per la vista, la vignetta, il fumetto, la caricatura.
Un immaginifico creativo già sarebbe in grado di racchiudere tutte le mie parola in uno schizzo, magari velenoso e corrosivo, trasmettendo un messaggio in chiaro, oltre il miscuglio delle lingue di Babele.
Ma il massimo si raccoglie con l'umorismo, il far ridere, dicendo, e senza offendere, come per le barzellette sui carabinieri ( e mi perdonino quelli della scorta di Magdi ).
Si dice che uccide più la penna che la spada.
Alla lunga, è vero: ma pure il disegno può essere caustico, demolitore e matita e gomma non sono da meno.

Ben lo aveva chiaro padre Jorge.
- «E chicazz'è», diranno i più.

Ne "Il nome della rosa", di Umberto Eco, rappresenta il vecchio assolutismo, un "talebano" d'Occidente, contro il nuovo, l'illuminato Guglielmo da Baskerville, curioso di conoscere e non disdegno di apprendere pure e meglio da testi seppur pagani, ma di sapore e sapere antico.
Il tutto si svolge all'interno di una Abbazia, la cui biblioteca è disponibile, in toto, solo per pochi e selezionati eletti, che tanto odor d'eresia deve essere maneggiato da chi ne ha - o crede di avere - antidoti e anticorpi contro messaggi deviati e devianti.
Padre Jorge si trova a dover salvare l'anima di chi sgarra, credendo giusto scampare quella, anche se la priva del corpo, uccidendo.
Ma "quel" libro, il suo contenuto tossico, non è per tutti, ancor meno per cani e porci.
II tomo, della poetica di Aristotele, giustifica e apprezza la risata;
Jorge disprezza il riso e gli esseri umani che ridono perché ci si beffa della divinità, allontanandosi dalla verità.
Non hanno più paura, non temono, quindi non rispettano: male, da estirpare !

Come dargli torto: ognuno può risollevarsi dalla più cocente delle disfatte, perdere battaglie e guerre, ma mai dal ridicolo, che chi vi cade è cancellato, svergognato, deriso e confinato nell'inutile.
Si vuol mettere allora la potenza dell'immagine, tracciata da un pennino intinto nel fiele ?

Non so se Cristiano mi leggerà; e se si, se arriverà a questo punto del mio dire senza che un coccolone di sonno lo accolga.
Ma io, numero 93, tessera di una infinitesima parte dei Protagonisti, per l'Europa Cristiana, sono ottimista, e continuo, anche a costo di fare lo scemo del villaggio, uso a parlar da solo.

Alla posa della prima pietra, il primo banchetto meneghino dei volonterosi "raccoglitori di firme" di Cristiano, in Piazza Cordusio, a Milano, complice pure l'arrivo inaugurale del prode Magdi, ci fu un bel sommovimento di spettatori o semplici curiosi, e pure la televisione;
ma nulla a confronto ad alcune vie laterali, brulicanti di fauna affetta da dipendenza.
- «Di Coca ? Di Eroina ? Di Crack ? Di Extasy ?» si dirà.
No.
Di schede telefoniche: un formicaio alla ricerca di tante briciole !
Laboriosi raccoglitori, alla ricerca della rarità, di un tassello mancante.
Nessuno a chiedersi "Chi sono, da dove vengo, dove vado", ma "Troverà la maledetta tessera che manca alla collezione" ?

Caro Cristiano - o tu, errante, che m'hai accompagnato sin qui - concludo, arrivati al bivio dove ognun andrà per propria strada e destino.
Banchetti elettorali: cari distributori, i vostri volantini saranno nel cestino più vicino, visibile pur da lontano, per il mucchio appallottolato e traboccante, che ne forma montagnola.
I più, nel raggio del vostro sguardo, fingeranno di guardare, gettandolo poi prontamente, appena al sicuro dall'occhio severo;
altri, lo faranno senza riguardo, incuranti della vostra sensibilità, menefreghisti ed indifferenti, per conformazione genetica.
E se oltre, o con, il manifestino, si distribuisse una specie di bigliettino cartonato, come quelli da visita, con simbolo, presentazione e vignetta ?
Ormai si stampano in casa, in genere con marchio, logo e riferimenti personali.
Avanti o popolo, alla riscossa: i bravi nel tratteggio e nella satira, disegneranno del proprio.
I migliori, coerenti nel messaggio e agli scopi dei "Protagonisti per l'Europa Cristiana" godranno privilegio d'aver dato una goccia al mare, di vedersi riprodotti e cercati dalla gente a cui richiesta firma o voto.
Saranno pure "Carte povere", non patinate e raffinate, come da partiti opulenti e ricchi, ma generose e "risparmiose", di un movimento giovane, che si propone con idee e non portafoglio;
e se si dimostra coraggio, di ridere anche del proprio, si dimostrerà acutezza e larghezza d'idee, a non diventare padre Jorge, ma tanti Guglielmo da Baskerville.

Ma forse non interessa: alla fine non sono che un numero: il 93;
però, quel che volevo dire l'ho detto e, come avrebbe affermato anche Liebig: il dado...è tratto !


Io, secondo me...04.03.2009

lunedì 2 marzo 2009

Cavalleria l'è morta

Magdi Cristiano Allam: l'aquila, che vola alta e vede lontano.
In pochi mesi ha costruito un nido, c'ha infilato la prole ed ora la difende, nell'attesa che abbiano forza nelle ali per spiccare il volo.
E me lo si lasci dire, che nulla chiedo e ho da ricevere in cambio, libero di affermare del mio, come sempre ho fatto.

Nel '39 la cavalleria polacca caricò 16 volte, contro le armate d'invasione tedesche;
cavaliere e cavallo ci lasciarono le corna ovvero, furono macellati.
Fu scritta una pagina di gloria, si mandò al massacro carne contro acciaio, ben sapendo che non si sarebbe arrivati a nulla, se non ad essere tritati.
Dalla polvere da sparo in poi, niente e nulla era più lo stesso, tanto meno "le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese".
Ne valse forse la pena poi, con onore, certo, ma perder sempre, al grido di «Manca la fortuna, non il valore» ?
Eppure, Don Chisciotte insegnò che, l'attaccare lancia in resta, dei mulini a vento, immaginandoli giganti, era un prendersi in giro, una scenetta tragicomica il cui unico finale sarebbe stato quello di passare alla Storia, questo sì, ma da babbei, seppur con il cuore gonfio di coraggio.
Cavalleria l'è morta: da tanto era nell'aria, il sapore e l'odore di stantio, di muffo, tra umidore di cantina e polvere di solaio, per quell'arme e armatura che ormai avevano finito il loro tempo.
Così è per la palandrana e lo spadone del crociato: nel mare magnum del divenire, nel crogiolo dove si forgia e la freccia del tempo, tutto insegna l'inevitabile cambiare e di non poter, immobile, fermare il mutare eterno e inesorabile delle cose.
Saggio è chi riconosce lo sfavore di questo, per cambiare campo e situazione, onde combattere per i propri ideali e principi in una posizione più difendibile;
è l'esempio di tutti i grandi generali, cambiare le cose in corsa: inventare una nuova tattica ed avere pronta altra strategia, che la battaglia non accetta regole fisse, ma camaleontiche.
Forse che quando senti di stare per inciampare, non si allunga il passo, alla ricerca di un nuovo equilibrio ?
Cristiano ha dimostrato, in tutti questi anni, d'essere tutto questo: da Don Chisciotte al crociato sacerdote-guerriero, sino al cavaliere polacco, almeno nel candore di vesti e animo, nella purezza della lotta;
ma non un ingenuo e scriteriato agitatore, un capobanda, padre-padrone di un'armata Brancaleone.
Ha e sente la responsabilità dei suoi uomini, come questi devono, verso di lui.
Quello che fa e testimonia, come noi dal basso, riverbera verso tutto e, nell'era dell'immagine, l'una cosa è specchio dell'altra.
A noi - Italia e italiani - essere degni di chi si è offerto, con i suoi cari, di mettersi a rischio e in discussione, di combattere lotte che avremmo dovuto anticipare come da indigeni, in terra natia.
Ora: nessuno mette in gioco la pelle, sua e dei suoi, per il potere o i soldi, che nulla di questo vale un vivere innaturale, blindati e condizionati in ogni fare della giornata, obbligati e costretti in schemi ingessati e rigidi, per la cancellazione, la scomparsa propria e di chi si ama.
Il costo è così alto che si fa solo se motivati, decisi, forti nella fede e nella certezza del giusto delle proprie azioni.
L'uomo è a chieder - in chi lo segue - almeno di farsi carico di un pari credo e sacrificio, se non a costo della vita, almeno con un costo nell'impegno.
C'è chi è partito con Ronzinante, l'alabarda e lo scudo;
chi un poco sotto, come Sancho Panza, sopra il suo asino come un patriarca, colle bisacce in groppa e la boraccia all'arcione, e con un gran desiderio di averci un ritorno, dal suo servigio;
altri con la lancia, da spuntare contro i carri armati e, alfine, magari forgiati assieme alla spada del sacerdote-guerriero, scevro a compromessi, al grido di:
«No pasarán, On Ne Passe Pas, They shall not pass...non passeranno !»
Passeranno, eccome, ma sopra destinati a presentare petto e offrire guancia: a gonfiare l'uno e farsi gonfiar l'altra.
Se non si è visti non ci si deve lamentare se poi calpestati, senza lasciare traccia se non anonima impronta di un passaggio di mandria.
Magdi Cristiano Allam ha creato dal nulla dei Protagonisti, con chiari principi, che tali restano, ben scolpiti.
Ragazzi, più o meno "stagionati", hanno saputo fare, oltre che dire: onore a loro che, tra questo e quello non c'hanno messo il mare, ma del proprio tempo, impegno e sentimento.
A costoro il riconoscimento, mio in particolar modo, che non ho saputo esser utile quanto loro:
la mia ammirazione, e non ne elenco, seppur parziale nome, perché son troppi, e farne solo alcuni sarebbe ad ombra d'altri.
Magdi Cristiano Allam, all'ennesimo bivio, ha dovuto - generale in battaglia - decidere lestamente una nuova mossa, davanti ad un plastico e repentino cambiamento: all'attacco dei mulini o ad indossare cappotto di stagione ?
Morire di freddo nell'attesa della primavera, solo perché si nasce nudi ?
Don Bosco credeva nella Provvidenza.
Forse che Casini e compagnia non ne sia parte, consciamente o inconsciamente ?
L'ho visto in fotografia: Cristiano ne cerca sguardo, lui quello della macchina fotografica.
Non mi è piaciuto, ma forse è solo riflesso condizionato.
Forse - sicuramente - ha fatto i suoi calcoli, e non sono quelli di Don Chisciotte, ma del Sancho Panza: scarpe grosse e cervello fino.
- «Permette ? Balliamo assieme ma, sia chiaro: guido io !»
Ebbene, sia.
Dalla piazza di paese al Parlamento Europeo: Cenerentola è arrivata al principe.
Forse al castello non è più facile dimostrare quanto si ha di bello, che a stare fuori delle osterie ?
Una volta principessa, al prossimo ballo potrebbe essere Casini ad essere guidato !
E chi non accetta, passi la mano, che non si è costretti ad accettar la puntata.
A costoro, io non critico: non ho saputo fare meglio, ma riconoscere si deve, ai migliori.
Caro Cristiano, io forse sono talpa ma tu, aquila, segui Virgilio;
"Non ragioniam di loro, ma guarda e passa".

E che la forza sia con voi.


Io, secondo me...02.03.2009

giovedì 26 febbraio 2009

Schiumarola

Prendo la paletta bucherellata, schiumo, prelevo, sgocciolo ed assaggio la notizia;
perfetto: cotta al punto giusto, pronta da mettere nel piatto ed essere consumata bella calda.
Una volta si usava, prima di dar di forchetta, recitare la preghierina, a ringraziare il buon Dio di avere, anche per il nuovo giorno, di avere un qualcosa da mettere sotto i denti.
Oggi questo rito preparatorio non si usa più, che si rischia d'essere accusati d'essere asserviti alla Chiesa ed etichettati come "Baciapile".
Beh, per salvare baracca e burattini, vedrò di arrivare ad un compromesso: canterò l'inno nazionale, quello di Mameli.

"Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta [...] Noi fummo da secoli calpesti, derisi [...] Dov'è la Vittoria ? Le porga la chioma, che...SCHIAVA DI ROMENI Iddio la creò".

Beh, sta Vittoria io non la conosco, ma dei romeni c'abbiamo le saccocce piene;
come di bulgari, tunisini, bingo-bongo stile Binladen, Rom e simile bestiario.
E non mi si risponda con la scoperta dell'acqua calda: «Non tutti sono criminali e quel che fanno questi lo combinano pure i nostri».
Vero, e l'un per l'altro pari sono, che sto parlando di delinquenti, e paese che vai tanti ne trovi;
sono a cercare riparo da costoro, che quelli onesti e laboriosi - e sono i più, ne convengo - surclassano per numero, opere e missioni, la feccia.
Non solo per noi, ma anche verso questi ultimi sono a reclamare pugno di ferro: verso i loro connazionali, disonesti, ladri ed assassini che li svergognano e pure sui nostri indigeni, "Made in Italy" e pari gaglioffi e criminali.
Le ribalderie di un ribaldo casalingo mi danno fastidio perché sputtana il paese, ma ancora di più gli altri, che fanno lo stesso, ma da ospiti, a cui si è teso la mano e ancora meno aspetti o accetti la pugnalata alla schiena.
MI scoccia assai essere ritenuto, con i miei conterranei, al pari dello scemo del villaggio:
- «Andiamo, tutti in Italia, che ci puoi fare di tutto e di più e, differentemente da casa nostra, trovi sempre il modo di fare i cazzi tuoi: il massimo risultato con il minimo sforzo, pena e castigo che, se anche ti cuccano con le mani nel sacco ne esci comunque ragionevolmente bene; dove si trovano altri fessacchiotti così ?»
Prendiamo un esempio.
Nel battibecco tra il nostro governo e quello romeno, alle nostre rimostranze sulle loro frontiere permeabili, ci rispondono che siamo come il miele per le api: lenti nelle estradizioni e nei processi, è normale ritrovarsi con una bella fetta di ricercati loro entro i nostri confini, che da noi hanno trovato il paese del Bengodi.
Vero è che un ricercato non dovrebbe neppure scavalcare la staccionata di casa sua, ma chi glielo fa fare a quelli di sobbarcarsi l'onere di prendere e mantenere quello, quando ci siamo noi a dar succulento pascolo da brucare, che in questo caso è vero: l'erba del vicino è la più verde.
Se mai avessimo dei dubbi, ecco cosa dice Eugen Terteleac, presidente dell'associazione dei romeni in Italia:
"L'Italia è una calamita per i delinquenti romeni. In Romania le pene sono molto più severe e i tempi dei processi ben più brevi. A un criminale romeno conviene delinquere in Italia".
L'ennesima prova di quel che siamo o come ci vedono: cornuti e mazziati !
- «Facciamo le ronde: cittadini professionalmente preparati, magari pensionati o usciti dall'arma di carabinieri, polizia o finanza; nessun intervento muscolare: solo presidiare, vigilare e segnalare».
Più dissuasivi che operativi, quindi; non è lo stesso che è chiesto ad ogni cittadino, ossia d'essere attento e collaborativo ?
Neanche a parlarne: l'arte del buonismo spicciolo, dei bambacioni, insorge e grida al quasi colpo di stato, alle camicie nere, se non brune.
Paese di baluba.
Persino il caro vecchio Eugen Terteleac di prima auspica e dichiara con candore di essere completamente a favore delle famigerate guardie, pattuglie o drappelli, altrimenti dette ronde; anzi chiede che esse siano aperte anche ai cittadini romeni residenti in Italia.
E certo: chiodo scaccia chiodo; chi meglio del connazionale conosce il compatriota ?
Continuiamo a farci e volerci male.

"Italia condannata per mancato rispetto diritti umani [...] lo Stato italiano è stato condannato dalla Corte europea dei Diritti dell'Uomo a risarcire il tunisino Ben Khemais con 15.000 euro tra danni e spese morali".
Il Ben è stato pizzicato da noi e condannato a cinque anni per associazione per delinquere, ed espiò l'intera condanna.
Non essendo una mammoletta e pure scemo, eccolo a disattendere il vecchio adagio:
"Errare humanum est, perseverare autem diabolicum", commettere errori è umano, ma perseverare è diabolico;
Khemais era stato però anche condannato a dieci anni in contumacia da un tribunale militare tunisino, per terrorismo, e a quello è stato poi tradotto, una volta pagato da noi.
Il 3 giugno del 2008 è messo su un aereo a Milano e spedito in Tunisia, in esecuzione di un decreto d'espulsione causato dalla sua PERICOLOSITÀ per lo Stato perché legato a gruppi d'estremisti islamici vicini al terrorismo.
- «Ma siete matti: crudeli, inumani, bischeri. Multa ed esecrazione !»
Inutile pensare e credere logico che attenzione e cautela avrebbe dovuto averla il Khemais, capace di intendere e volere, nel non scassare la minchia, a destra e manca.
Sempre pronti, i piccioni, a tutelare i boia, invece che le vittime...vecchio vizio di casa e dell'intera Eurabia.

Guai però se uno di noi esce dalle righe.
Nella trasmissione "Porta a Porta" il ministro Ronchi dice che «chi stupra una quindicenne è una bestia».
Se è per questo, oltre al fatto in esame, violenze ne sono uscite, anche su minori di quella verde età.
Bestie è dire poco, anche se, in tutto il regno animale, al di sotto dell'Homo Sapiens Sapiens, nessun animale arriva a tanta aberrazione.
- «Non c'è bisogno di scomodare la categoria della bestia: viva la rieducazione», tuona la Bindi, non quella dei gelati, ma la Maria Rosaria, la Rosy, per gli amici.
- «Pan pos pan fresch: ti ten quel a mi dam quest», pane raffermo e pane fresco, tu tieni quello e a me dammi questo.
La consorteria delle Rosy vorrebbe fare cambio, affibbiarci il pane indurito, che tanto basta un morso più deciso per ingoiare ogni rospo.
Ma l'Italia è un paese ormai senza denti, che c'ha bisogno del pancotto, cara la mia Rosaria.
Che quelle come te sono disposte a "rieducare" certi energumeni, me ne compiaccio, ma una bambina o un bambino ha speranze per il futuro, di poter ancora incontrare il principe azzurro o la principessa, e non ridotti alla canna del gas, a raccattare per strada quello che viene: se il pane duro piace a te, prendilo, ma non pretendere che a tutti dia stessa soddisfazione.
Se poi sei come quella che è andata in prigione, a visitare i romeni che hanno fatto violenza di gruppo su una bambina, invece di pensare a quella, accomodati.
Ma per me, bestie sono quelli, e pure chi gli porge la tetta, per allattarli e far sentire loro il calore della mamma.
Ah, dimenticavo: è quella degli imbecilli, e sempre incinta !


Io, secondo me...26.02.2009

mercoledì 25 febbraio 2009

Il Cagotto

- «Se uno il coraggio non ce l'ha non se lo può certo inventare».

Povero don Abbondio, tremebonda gelatina di curato di campagna, che si trova avvisato dagli sgherri del signorotto del posto, il Don Rodrigo, malato di priapismo o satiriasi, che dir si voglia, per la povera ma conturbante verginella Lucia, che vuol essere lui a stropicciarla per primo, tra le lenzuola;
così descrive e racconta il sommo Alessandro Manzoni - il "don Lisander", comm ch'el ciamen i milanes, come lo chiamano i milanesi - ne "I promessi sposi".

- «Questo matrimonio non s'ha da fare !» manda a dire il Rodrigo;
- «il primo colpetto lo voglio dare io, e non quello zoticone del Renzo. Al massimo posso lasciar gli ossicini, dopo aver gustato la carne, a quel tontolone del Tramaglino, che potrà consolarsi con ciò che resta tanto - come dicono a Milano - "na lavada e na sugada la par nanca duperada"; una lavata e torna come nuova !»

Ecco che, il vigliacchetto nostro, scatta sull'attenti, batte i tacchi e untuosamente risponde:

- «Obbedisco !»

Quel budino tenuto assieme dalla tonaca era un vile, che indossò l'abito come si sceglie un lavoro qualunque, bastante a garantire di che campare.

Dalle mie parti si usa dire che un tipo così ha "il cagotto" ovvero, se la fa sotto.
Ora, quando si parla del singolo, nessuno può puntare l'indice verso chicchessia, a meno di aver modo di dimostrare che il coraggio fa parte del bagaglio di cui ci ha dotato madre natura, altrimenti... "non se lo può certo inventare".
Destino vuole che costoro sono quelli del "Meglio tirare a campare che tirare le cuoia", che può lo stesso essere una delle tante strategie messe in atto dall'evoluzione per salvaguardare una specie dall'estinzione.
Difficile che qualcuno si prenda la briga di fermarsi, per schiacciare simili formiche, quando esiste sempre di meglio da fare.
Ecco la logica di chi conosce il finale, ma cerca di allontanare il momento in cui sarà divorato dal coccodrillo, fino a che può lasciare il posto ad altri, in modo che lo siano per lui.

Diverso il ragionamento quando si parla della società, di un rapporto di forze ed equilibri tra popoli e civiltà, quando il rispetto o il disprezzo si misura e calza come l'abito: su tutto il corpo.
Il Beppe Fontana può essere un ammasso di tremarella, ma l'Italia, l'Europa, no !
Io rappresento l'eccezione, ma il paese, la regola.
Io sono sacrificabile: il mio mondo di relazioni, affetti, di cultura, l'eredità dei miei padri, che tanto è costato, no.
Assolutamente, anzi, assolutisticamente NO !!
Ma, dei panni di don Abbondio, si veste oggi, come la madre Eurabia, pure l'italiota sponda.

"Giochi a Pescara" una specie di Olimpiade formato mediterraneo "anche l'Italia esclude Israele; Jeux méditerranéens: per ragioni politiche e per la minaccia del boicottaggio dei Paesi musulmani, Israele non può partecipare a questa manifestazione sportiva".
Ragioni politiche...minaccia del boicottaggio...parliamoci chiaro: se noi abbiamo bisogno dei paesi arabi, pure quelli di noi, che altrimenti con il petrolio ci possono fare i gargarismi o usarlo per l'igiene intima !
Abbiamo paura delle bombe, e quelli - i dinosauri di Allah dalle menti beduine - lo sanno.

- «Avanti, addosso all'Occidente, che c'ha il cagotto !»

Dice bene l'ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir:
- «Persino nello sport gli estremisti del mondo arabo rifiutano la coesistenza e la collaborazione, anche a costo di escludere i loro fratelli palestinesi».
Neppure a pensare di trovare quel poco che avvicina, privilegiando il tanto che allontana.
Mi ripeto: al mondo arabo Binladensis non frega un cazzo dei palestinesi: ogni pretesto è buono per portare avanti i loro sogni di gloria, l'istinto predatorio e rapace di ladroni del deserto che trovano meglio sgraffignare ad altri che faticare del proprio.
Ecco chi sono i veri razzisti, gli xenofobi, che offendono la nostra sensibilità, rompicoglioni e pomposi palloni gonfiati, che vogliono un mondo a loro immagine e somiglianza, di poter suonare l'organetto mentre noi si balla al ritmo di quella musica.

Il comitato organizzatore di Pescara 2009 glissa:
- «Avevamo pensato ad una partita amichevole tra Israele e palestinesi, ma la proposta è stata accolta nel gelo e accantonata».
Cretinetti !
Sarebbe stata la prova del nove, la conferma o lo sputtanamento, il definire chi sta con chi e tracciare i profili degli amici e la sagoma dei nemici, da usare nel poligono di tiro.

- «Ormai è dato per scontato che Israele non ci può essere e nessuno parer lo considera un torto [...] un atto vergognoso e inaccettabile di discriminazione, che oltretutto dura da anni nell'acquiescenza generale».
Aveva ragione don Abbondio che "se uno il coraggio non ce l'ha non se lo può certo inventare".

Noi, scimmie, ad imitare altri bingo-bongo, di cui leggo:
"Un attore come Di Caprio si fidanza con una 'puttanella ebrea', cioè Bar Rafaeli (così definita sul blog della tv Al Arabya, riferito dal Corriere): lo si boicotta ! Chi va a letto con un'israeliana non merita i sogni delle adolescenti egiziane";
figuriamoci poi l'idea di un Di Caprio convertito all'ebraismo: apriti cielo che, come per il Cristianesimo, è concepito come surrogato, sottoprodotto, religione da e per subumani, cani, scimmie e porci !
e ancora, a dimostrare la pesca nel torbido, andando al fondo delle cose...anzi, del cagotto:
"Una tennista israeliana conquista il diritto di giocare al torneo di Dubai: non le si dà il visto".

Bombe e stragi dappertutto, carnai, budella e frattaglie d'innocenti tappezzano il mondo intero, che tanto il dio di Bin Laden è padrone e non padre e il servo, lo schiavo, differentemente da un figlio, è polpetta di macellazione;
e la polpetta, si sa, si fa appunto con gli avanzi.

E poi, non è forse tipico del nostro mondo decadente l'avere ed essere ventre molle...da cagotto ?!


Io, secondo me...25.02.2009

lunedì 23 febbraio 2009

AMORte

"Amor, ch'a nullo amato amar perdona..."
- «e l'odor repełente de morti asà a marsir par tera», io aggiungo;

che schifo, qualcuno dirà: passare dal profumo della vita al puzzo, quel fetore repellente che è della fossa, quando poi lasciati a marcire nella terra.

"...la bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende"...

Quante offese, anche noi abbiamo subito, quanto di più caro c'è stato e c'è tolto, quanto rubato subito e quanto strappato, pezzo a pezzo, nella sofferenza e nel dolore.
E il sommo poeta all'inferno ci ficca l'amore o il troppo amare, che lui dice lussuria, che per lui sono Paolo e Francesca, peccatori...

"Amor condusse noi ad una morte".

Poveri amanti innamorati, "peccatori carnali che la ragion sommettono al talento", puniti in terra come in cielo, dove menati da "la bufera infernal che mai non resta", sono ad espiare in eterno per essere lei stata data in pegno a quello: "il marito era sozzissimo et era sciancato".
Tanto sudicio che l'unica lavata che si è dato è stata per l'onta: nettare la vergogna di una che rifiutò di essere scambiata, anche se per Lanciotto fu come baratto di vacca.
Fa nulla: un contratto è un contratto, anche davanti alle porte del Paradiso e la passione, bassa e bestiale, accomuna tutti, come fu per Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena, Achille, Paride e Tristano;
"Onde apostali e trovatoli uniti insieme, confisse l'uno insieme con l'altro con uno stocco, sì che amendue insieme morirono":
giustizia è fatta, di tutta l'erba un fascio e all'Inferno !!
E così - in quel lontano 1275 - prese due olive con uno stuzzicadenti, il Giovanni Malatesta, signore di Rimini, detto Gianciotto perché "ciotto" ovvero sciancato: come dire... 'na chiavica !
- «Beh», si potrebbe ribattere «prova te a trovare tua moglie a letto con un altro !»
Vero.
Ma non ci sono solo questi sfigati al mondo e l'anima a Mefistofele si è tentati di barattarla, che di Faust non ce n'è uno solo;
e lo scambio spesso non è voluto per odio, vendetta, ambizione, potere, ma per il tanto amore...quello nobile, "che move il sole l'altre stelle";
e io, per questo, sono a dire: «Mefistofele...dove firmo ?!»


"Vuole un figlio dal marito in coma: prelevato lo sperma per un'inseminazione artificiale".

Dante non c'è più, ma risponde il Vaticano:
- «Gravissimo !»

Mi vien naturale, a pelle, rispondere:
- «Ma che sta a ddì ?»

Di gravissimo c'è solo un tragico fatto: lui, 35 anni, per un tumore fulminante al cervello entra in coma. Speranze di salvezza: zero.
Lei risponde e mi ricorda un'altra donna, che in una trasmissione televisiva pronunciò, per il suo uomo, una delle frasi più belle:

- «Da qui all'eternità: sempre con te !»

Ebbene, il suo compagno sta per morire;
"...la bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende".
L'amore, allo stato più alto, sfida la morte:
"Voglio avere un figlio da lui: diventare genitori era il nostro sogno".
Da quando, potendo, non si deve rispondere alla morte con un bel dito medio alzato, alla facciazza di quelle quattro ossa, con sopra il teschio ghignate e le orbite vuote ?
- «'fanculo ! Li mortacci tua: xe che me son proprio stufà ...me desmentego che son morto e te brinco pal copin !», sicuramente risponderebbe quel povero corpo che sta per esalare l'ultimo respiro.

Parla la Chiesa:
- «Credo che un figlio debba sempre essere un atto d'amore, non un esperimento di laboratorio» ha affermato Rino Fisichella, pretore della Pontificia Università Lateranense «un figlio non deve arrivare per desiderio recondito di una persona. Facciamo in modo di rispettare anche in quest'aspetto la natura. Pur con molta comprensione per chi vive queste situazioni, non ogni desiderio è legittimo».

"Eminens", se lo lasci dire: una nascita è un atto d'amore e ricordi pure lei, che le vie del Signore sono infinite, e passano anche attraverso una siringa;
nel nostro caso, è un miracolo di Dio che, come Prometeo, ha donato il sapere all'uomo, e mai fu meglio riposto quando, invece che la morte, porta la vita !
Se fossimo solo a seguire passivamente la natura, non avrebbe senso che nostro Signore ci avesse dotato di attitudine al sapere e alla scoperta;
gli sarebbe bastato mettere insieme un elettrodomestico, con un banale interruttore: acceso-spento.
Forse non ogni desiderio è legittimo, ma il bambino nascerà, "Eminens";
come il cacio sui maccheroni: sarà...AMORte sua.

E io, per questo, sono a dire: «Dio mio, Padre Nostro...dove firmo ?!»

"Amor, ch'a nullo amato amar perdona..."


Io, secondo me...23.02.2009

mercoledì 18 febbraio 2009

Maxismo

Dal Marxismo al Maxismo il passo è breve, ma è come rifare il percorso dell'evoluzione al contrario dove, dall'uomo, si ritorna alla scimmia;
solo che a Cita non s'accompagna neppure Tarzan ma, al D'Alema, un Bertinotti in perizoma di lana caprina, che hanno, più che il pregio, lo spregio di ballare la consueta musica al solito organetto, senza neppure dover loro ormai lanciare una banana o la nocciolina.
Riflessi condizionati: un segnale, ed eccoli, a perdere saliva e con la bava alla bocca.
Beh, una cosa bisogna riconoscere loro, ed è comunione d'esperienze: dalle macerie di Gaza a quelle dei loro rispettivi partiti, c'abbiamo gli stessi sconnessi e sbrecciati;
Ai nostri, ci hanno pensato gli italiani a cannoneggiarli, con il "Niet" elettorale.
Il Max c'ha risposto da fighetto, con le pezze al culo del conte Max di De Sica, ma l'elevazione al rango per elezione divina:
"Il Pd è senza dubbio il maggior partito nella parte più acculturata del Paese, una forza non certo residuale. È il primo partito tra gli italiani che leggono libri, che leggono i giornali...è vero che il centrosinistra è minoranza, ma è una minoranza che rappresenta la classe dirigente del Paese in tutti i campi".
Pochi ma buoni, a confronto di tanti, ma buoi.
Arlecchineschi straccetti, pezzuole sulle chiappe, panni rivoltati, cuciture e giunte, ma vogliamo mettere i modi raffinati e "l'intellighenzia", seppure di un mendico elettorale.
L'ultimo e unico comunismo che gli rimane è quello dell'orgia di letto, sotto le lenzuola, con i terroristi: che siano di Hamas che Hezbollah, sempre si parla di "figlio prodigo", d’altra specie, ma a seguire teoria e pratica dei loro nonni e padri, che di rosso si fecero colore, dopo aver inzuppato il fazzoletto nelle budella dei popoli.
Eccoli, il Max e Berty, a ruttare di sbobba e sbornia ideologica, comunanza e gemellaggio, nel dividere companatico con naturali compagni di merende e ululare alla luna:
"[...] colonizzazione della Cisgiordania [...] massacri di Gaza [...] delegittimazione dell'interlocutore di pace da parte d'Israele, Arafat, e poi nei confronti dell'occasione straordinaria del governo di unità nazionale palestinese [...] con la costruzione del Muro".
E già...il muro: mica è bello, come quello che il loro papi, "Pappone" Stalin, fece alzare a Berlino;
quello si, che fu una...erezione superba !
E sti ebrei poi, che non seguono le regole, che sono come i gioiellieri e gli orefici: sono quelli che devono morire, nelle rapine, e guai a ribaltare i ruoli, che altrimenti come cazzo si fa ad applicare il buonismo da quattro rubli, quello che fa tanta scena e ti eleva a Homo Sapiens Sapiens, a sentirti "Il Migliore", opposto ai cattivi, ai buzzurri, alle bestie che se castrati, non potrebbero risaltare per tanta negatività, a dire io Robinson, tu venerdi...io Tarzan, tu Cita.
Ed ecco la babbiona di turno, che va in carcere a visitare quelli che hanno stuprato la ragazza, piuttosto che se nel piatto della minestra di un assassino c'è una...Mosca.
Ed io, se non pago il pizzo, il canone della televisione, o mi dimentico della multa, mi trovo senza macchina e pignorata la casa, mentre quello che, ubriaco e drogato, falcia una un'intera fila di persone, in processione o alla fermata dell'autobus, ottiene gli arresti domiciliari, perché a lui la casa gli rimane !
Però, io Robinson, tu venerdi...io Tarzan, tu Cita.
L'importante è che si faccia filosofia sulla pelle d'altri, che la donna violentata non sia di casa, che il negoziante ucciso non sia un parente, che tanta merda non entri nelle torri d'avorio.
Non si tocchi la barchetta, non si sporchino le scarpe di vacchetta o il maglioncino di soffice lana, ai vari Max e Berty: fatto salvo questo, che il resto del mondo impari ad offrire l'altra guancia.
Max e Berty, come due amanti, eccoli ad elaborare il Kamasutra: il Maxismo proprio contro il barbaro e cagnesco accoppiamento d'altri.
Il branco degli "Obamba" non osanna più Obama: scettici sull'ipotesi che il Barack possa produrre cambiamenti radicali, che il bell'abbronzato sappia anche fare oltre che sfilare.
Pessimisti sul "due stati per due popoli";
per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese...meglio il Mein Kampf, lo Statuto di Hamas !
Ed ecco sotto le coperte s'infila pure l'ex primo rappresentante della delegazione palestinese in Italia, Ali Rashid che, dopo aver sbirciato gli attributi della coppietta, sbotta:
- «Una sinistra debole nel proprio paese non può aiutare gli altri».
Nel paese di Papalla finalmente spunta una testa.
Max paventa il rischio che la questione palestinese "diventi meno importante in un'agenda statunitense nella quale sono subentrate altre priorità".
Ma guarda te se Obama deve dimenticarsi di vitale importanza, solo perché l'America rischia un’altra crisi del '29.
E già: dall'alto delle torri d'avorio tutto ciò che si muove sotto paiono formiche, cose così piccole...così lontane;
la crisi economica mondiale, dall'Asia all'America, la polveriera Afghanistan come il traballante Pakistan, senza contare la bombarderia iraniana... "il rischio che la questione palestinese diventi meno importante nell'agenda statunitense".
Basterebbe che Hamas la smettesse di rompere i coglioni e tutto - magicamente - diverrebbe un ricordo, il risveglio da un incubo.
Ma no...quel manesco di Israele, le sue "reazioni sproporzionate".
Quando non c'aveva i muscoli c'erano i forni;
rimasti i forni e la voglia di riaccenderli, ecco che c'ha i muscoli...che ingiustizia !
- «[...] che l'Europa faccia la sua parte e non continui ad appoggiare solo Tel Aviv» dice Max:
- «Le macerie di Gaza sono ancora fumanti [...] crimini di guerra commessi da Israele» ribatte Berty.
- «[...] portare davanti alla giustizia gli ebrei, responsabili dei massacri» bercia Ali Rashid.

Dal Marxismo al Maxismo: io Robinson, voi venerdi...io Tarzan, voi Cita !


Io, secondo me...18.02.2009

mercoledì 11 febbraio 2009

Yes...Week-end !

- «Yes...Week-end !»

L'inglese non è il mio forte, ne convengo, perché Barack Obama, oggi Presidente degli "iuessei" diceva:

- «Yes, we can», possiamo vincere !

L'americanismo maccheronico del Beppe confonde "ies, uìchen" con "ies, uicchend":
questo penserà sicuramente uno dei quattro gatti che mi legge, incappando e restando invischiato, per sua sfortuna, nel mio inchiostrato.
No, non è uno svarione: il nostro non è il paese di Obama, ma di O'bamba.
Anzi, DEGLI O'bamba !

- «Andate al mare !», invitò Bettino, il Craxi, agli elettori socialisti, in occasione del referendum del 1991 sul sistema elettorale: allora, per tornaconto politico, aveva bisogno che i cittadini disertassero le urne, e la frase rimase famosa;
pensiero breve, ma efficace.
Poi arrivarono i Beppe Grillo, che accorciò ancora di più e arrivò alla perfezione della sintesi:
- «'fanculo !»

Io mi accontento del surrogato, la cicoria al posto del caffè;
perché questo siamo, a confronto del mondo politico evoluto - certo più del nostro - che ci sta attorno e considerati come cacca sotto la suola delle scarpe.
- «Yes, Week-end...»
Una massa di politicanti da gerontocomio ci sta facendo fare l'ennesima figura dei coglioni.
Eccoli, litigiosi, inconcludenti, rissaioli e faziosi, sputatori nel proprio piatto, pronti al "Muoia Sansone con tutti i Filistei" piuttosto che cercare di onorare la frase, ormai al sapore di "Prendiperilculismo", inflazionata su bocche blasfeme:
"Per il bene del popolo".
Invece, per il bene del cadreghino, la lotta dei galli per il dominio del pollaio, anche quando le faine stanno facendo i buchi nella rete.
L'ultima sceneggiata, per la povera Eluana Englaro, ha visto la penosa zuffa - quasi si arrivava alle mani - giocandosi il tempo che richiedeva decisioni nuove e rapide: la differenza tra la vita e la morte, con la vittoria della seconda e della resa dell'anima a Dio per una povera donna in coma da 17 anni.
Non entro nella logica se era giusto continuare a farla vivere, piuttosto che staccare il filo che la teneva in questo mondo.
Rispetto le idee - sofferte - sia di chi la pensa - in buona fede - in un modo, come nell'altro.
Ma la chiassata degli "Onorevoli" era ad usare Eluana come grimaldello, per scardinare gli uni la porta degli altri, non per la pietà d'essere da questa parte piuttosto che dall'altra, rispettosamente vicino alla sofferenza di chi, in un letto, ha aspettato invano un pronunciamento, ancora una volta impossibile da simili cafoni da osteria.
No, non è gente da "Yes, we can" ma, appunto, da " Yes...Week-end", il massimo a cui possono sperare d'arrivare.

Gli italiani le hanno provate tutte, per far capire a questa massa di zotici, cosa si vuole da loro.
Si arrivò ad un testa a testa, una situazione d'equilibrio salomonico: metà italiani a destra, metà a sinistra.
Messaggio implicito e invito al buon senso: onoriamo la metà che ci ha votato, rispettiamo l'altra, in uno stato che non è né di luce né d'ombra, non alba ma neppure tramonto.
"Per un pugno di voti", detentori di una maggioranza da resto di giornale, una parte occupò ogni potere al governo, ed esercitò potestà di padre-padrone.
Il secondo pugno, non fu più di voti, ma tra le corna.
Morale: italiani manica d'imbecilli.
"Il Pd è senza dubbio il maggior partito nella parte più acculturata del Paese, una forza non certo residuale. È il primo partito tra gli italiani che leggono libri, che leggono i giornali...è vero che il centrosinistra è minoranza, ma è una minoranza che rappresenta la classe dirigente del Paese in tutti i campi".
D'Alema docet, come a pappagallo i suoi Kompagni di merende.
Più che da Vate, parole in odore da Water, o...Walter Closed.
Incazzati neri - anzi, rossi - perdenti, ma mai per colpa loro.

Pomposi palloni gonfiati, presuntuosi e illusi detentori di purezza ("sboroni", bauscia, a vantare verità assolutistiche più che assolute), unti del Signore contro untori: pericolosi ragionamenti dittatoriali, anima del "Se solo potessi...", preludio alle purghe.
Con tale premessa, ovvio e naturale l'essere solo in grado di scimmiottare gli Stati Uniti dove, sì, la corsa elettorale è stata al calor bianco, ma ora messa da parte...per il bene del popolo !
- «Yes, we can», possiamo vincere !

Ma mi facciano il piacere: tutti al mare.

- «Yes...Week-end»...anzi: "ies, uicchend".

Roba da caricature; deformazioni... O'bamba !


Io, secondo me...11.02.2009

martedì 3 febbraio 2009

Stracci, straccetti e straccioni

In tante barzellette, il matto è, per definizione e descritto, con il colino o un pentolino calato sul cranio;
quello che ho visto io, invece, ha la variante della "schiscetta" - come la chiamano a Milano - quel glorioso recipiente tubolare, il triste panierino con gli spaghetti freddi o il panino alla frittata destinati al pranzo del manovale o dell'operaio fuori casa.
Contenitore di roba riscaldata...la solita minestra, come la broda scodellata dallo sceicco Yousuf Al-Qaradhawi, ai microfoni della televisione di Al-Jazeera nel Qatar, emirato del Medio Oriente.
Decisamente, quel copricapo a tuba infilato sulla cozza somigliava ad un pezzo di grondaia ingolfata da un fagotto, con occhialini e barbetta bianca, ad intasare il canale di scolo, estremità del famoso "mocio lavapavimenti", il celebre spazzolone a liste spugnose e assorbenti, poste in coda al manico;
lo strapazzi per terra, ci raccogli la schifezza, lo metti nel secchio con il suo strizzatoio, lo risciacqui della schifezza che ha raccolto e butti l'acqua sporca nello sciacquone del cesso.
Al-Qaradhawi meriterebbe stesso trattamento: anche lui raccoglie e, una volta torchiato, rilascia pari liquame.

Il "succo" del discorso:
- «Allah ha mandato Hitler per punire gli ebrei».

Visto che il primo "sgrassatore" non ha completato il lavoro, vorrebbe essere lui e i pari suoi a fare pulizia:

La spremitura:
- «...ad Allah piacendo, la prossima volta sarà per mano dei credenti».

Povero Allah: non c'è una cosa che gli riesce bene da solo, senza scomodare sicari prezzolati, e pure è parificato ad un tenutario di bordello, che deve fornire decine di gnocche, e pure vergini, per sollazzare l'augello di tanti martiri che, sì, trapassano con gioia, ma solo con garanzia di poter cambiare condizione e, da "Seghe e gazzosa", promuovere a "Donne e champagne".

Hitler quindi, santo, e subito, se non altro per l'impegno !

Gente di stessa pasta: entrambi a cercare di imporre una razza di presunti eletti;
alla fine, una massa di deficienti dediti a farsi largo nella vita menando gomitate sui denti del prossimo.
Pattume simile c'è sempre stato, e sempre ci sarà, che la legge dei grandi numeri ci dice che, nel mucchio, qualcosa o qualcuno venuto male c'è sempre.
Quel che fa senso è che non c'è nessuno che si levi una scarpa - magari uno scarpone chiodato - lo miri e lo centri - come per la forma ai baracconi del Luna Park - lasciando un'impronta di civiltà su quella cervice ripiena di corpi cavernosi.
Ah, già, dimentico sempre: quella è gente che ti fa ingoiare i rospi, facendoli inghiottire direttamente dalla gola scucita con il coltellaccio, senza passare dalla bocca.

Visto che i coglioni viaggiano a coppie, manca solo il cretino dall'altra parte della barricata, a dire:
- «Dio ha mandato Israele per punire i palestinesi; a Lui piacendo, la prossima volta sarà per mano dei credenti».

E qui siamo come i bambini, quando si rinfacciano che il papà dell'uno e migliore di quello dell'altro, e poi a menarsi di santa ragione; e chi se ne frega del babbo se è d'accordo.
La divinità ridotta ad un burattino nelle mani di un ventriloquo, a muovere le labbra su una base già registrata.
Un guitto, costretto a recitare con il "gobbo", che nello spettacolo identifica quelle scritte che passano davanti agli occhi e si devono ripetere senza variazioni sul tema.

Il vile silenzio dell'Eurabia, davanti a tanta stronzaggine è agghiacciante.
Tutti sono a commiserare i poveretti di Gaza, i rapitori e torturatori di soldati, quelli che da anni mandano in testa al vicino missili su missili, che si nascondono dietro donne e bambini, che hanno fallito opportunità per dar prova di saper fare per la propria gente, il trasformare tutti in sacchi di sabbia per trincea e scudi per la propria cotica, programmando i bambini per crescere assassini pari loro e pure massacrandosi tra fratelli, quando in disaccordo: tanto è l'istinto di uccidere che pure il cannibalismo in famiglia è divenuto pratica quotidiana.
Senza contare lo scrivere, nero su bianco, la volontà di cancellare fisicamente un altro, un intero popolo, che l'essere portati al genocidio l'hanno pure inciso nei cromosomi.
Per questi attaccabrighe, accozzaglia di terroristi e nulla più, si mobilita gente che si sente fatta ad immagine e somiglianza.
Come il primo ministro turco, al forum di Davos, che improvvisa una sceneggiata ad uso e consumo degli stimatori, non si sa se in odore di leccaculaggine, per assimilazione o entrambe le cose.
Il dibattito a cui partecipava Recep Tayyp Erdogan, assieme al presidente israeliano Shimon Peres, al segretario dell'Onu Ban Ki-moon e a quello della Lega Araba Amr Moussa, era per trovare una via per il processo di pace.
Una bella piazzata, una chiassata con rimproveri ed escandescenze verso Peres, per il cazziatone che Israele ha fatto ai "teneroni" di Hamas.
Semplice e lineare, la replica al turco:
- «Non so di quale Hamas lei parli [...] Gaza era aperta e l'economia iniziava a fiorire, prima che Hamas prendesse il potere e iniziasse a condurre attentati, costati migliaia di morti. Israele ha chiuso i valichi perché da lì passano autobus carichi d'esplosivo. Cosa farebbe se Istanbul fosse colpita ogni notte da dieci o cento missili ?»
Parole sante, ma la logica non può scavalcare l'opportunismo di chi mira ai voti e a tenere le chiappe sul cadreghino del potere, che al Recep interessa l'elettorato dell'Akp, il partito neo-islamista, a picco nei sondaggi, alla vigilia delle elezioni amministrative e ora entusiasta della svolta filo Hamas.
Tipico caso di prostituzione politica. Puttana d'alto bordo, ma sempre quella è.

Altro caso quando gli attacchi arrivano da chi l'essere padre-padrone l'ha nel sangue.
- «Hanno dissacrato la sinagoga di Mariperez, gettato in terra i rotoli della Torà, lasciato scritte insultanti ed erano armati».
Gioco di sponda in Venezuela, nella Caracas di Hugo Chávez.
Prove, ad apparecchiare per una nuova Notte dei cristalli, la Reichskristallnacht di nazista memoria.
L'onda lunga è partita fra il 2004 e il 2005, quando Chávez mandò per la prima volta la polizia a bussare alle case degli ebrei per "censire le presenze", sapere in quanti abitavano in quali case.
E poi, gli insulti lanciati da Chávez nella notte del Natale 2006 nei confronti di alcune "minoranze" discendenti da coloro "che hanno crocefisso Gesù";
ancora: la diffusione del libello antisemita zarista "Protocolli dei savi anziani di Sion", enorme bufala, pura invenzione di una cospirazione degli ebrei per conquistare le leve del potere nel mondo;
le scritte "Judios perros", ebrei cani sulle mura di centri ebraici e le minacce di morte ai rabbini seguono a ruota.
Tutto quanto è la preparazione alla centrifuga: il lavaggio del cervello per poi arrivare a disfarsi dell'acqua sporca.
Lo facesse lo stato di Israele con i suoi nemici, suonerebbero tutte le trombe del giudizio, su tutti i mezzi d'informazioni e in peti e flatulenze dell'Intellighenzia, i cosiddetti intellettuali, quelli che sanno, che hanno studiato, che fanno cultura, con i calli sul culo più che sulle mani.
Qui, siamo invece alla presenza di compagni, anzi, Kompagni di merende, che applicano la regola del "Cane non mangia cane".

Buonanotte, Eurabia, e pensa a dormire a pancia in su, che non sai chi ti entrerà nel letto, e non solo in quello !

Le elezioni in Iraq hanno registrato il successo della politica americana in quel paese.
Imponenti misure di sicurezza, ma nessuno stavolta è arrivato a far saltare in aria gli innocenti, perché quel paese e la sua gente sono riusciti a scacciare dal pelo i parassiti di Al Qaeda.
I morti non lo sono stati invano.
La fine delle piattole, da Saddam Hussein ai suoi sottopancia, alla fine paga e con gli ineressi.
Gli iracheni sono tornati, come quattro anni fa, a "toccare con dito" cosa sono libere elezioni, tuffandolo nel
barattolo, che lo tinge di viola e ne prova l'aver già espresso voto.
Ma la democrazia non fa notizia ed è così bella da criticare, che per quello che è, non ti fa nulla e si può sputare nel piatto dove si mangia senza che ti taglino la lingua.

Buonanotte, Eurabia: hai imparato bene la lezione di Don Abbondio.

Io, secondo me...03.02.2009