mercoledì 26 settembre 2007

CA(ta)STA funebre

Si era nel mese di Marzo quando al primo ministro, in piedi dietro uno scranno trasparente, cento semplici cittadini concentrarono una mitragliata di domande, su temi d’economia , disoccupazione e terrorismo;
da consumato animale politico il nostro eroe non ebbe difficoltà a scivolare tra questi ostacoli, favorito dal grasso d’anguilla, che fa parte del patrimonio genetico della categoria..
...quasi senza difficoltà;
un perfido della centuria ha gettato la classica buccia di banana:
«Presidente, ma lei lo sa quanto costa un caffè al bar ?».

Panico.
Terrore.
Sudori freddi e brividi a ghiacciolo.

Una risposta buttata alla disperata...lo sputtanamento mediatico assoluto, una figuraccia pazzesca;
una bacchettata canzonatoria: «No ! Quello era il prezzo all’epoca di nonno Pachi».
Nonno Pachi era il soprannome popolare del dittatore Franco:
si era in quel di Spagna, la trasmissione si chiamava "Tengo una pregunta para usted" - Ho una domanda per lei - e il povero inforcato fu Zapatero, che diede dimostrazione di quanto, quelli come lui, vivessero in una torre d’avorio.

Qualche differenza con i nostri ?
Nulla, se non in peggio, che almeno da loro l’economia gira.

Da noi:

presentano interpellanza parlamentare perché manca il gelatino al baretto del transatlantico;
sniffano come un aspirapolvere;
a domande di normale cultura generale rispondono come amebe;
prendono la crocerossa - per evitare il traffico ed arrivare nello studio di una trasmissione televisiva - e se ne vantano;
si fanno pescare nella suite di un lussuoso albergo romano, in compagnia di mignotte, in cerca di soldi e cocaina ( arrivando a giustificare la debolezza e chiedere l’avvicinamento della famiglia, che altrimenti non sarebbe successo );
scroccano un passaggio su un aereo di servizio per andare a vedere una partita all’altro capo della penisola;
mostrano tesserino da parlamentare stile "Lei non sa chi sono io !";
guadagnano una fortuna al mese, spendono e spandono, mangiano e si divertono, risparmiano sugli affitti, acquisti di case;
si arrogano diritti di fare e disfare, sprecare ed apparire, a promettere cose che non manterranno mai
...e..e...e...Vaffa.....!

Vedovo, 75 anni, una magra pensione da ex artigiano come unico reddito e difficoltà economiche.

Disperato.
Umiliato.
Affamato.

Ruba un pacco di pasta e un pezzo di formaggio dagli scaffali del piccolo negozio di generi alimentari sottocasa, a Cagliari.
Scoperto, con le lacrime agli occhi: «Non ce la faccio ad arrivare alla fine del mese».
Potrebbe capitare a tanti di noi, con i chiari di luna che ci sono.
La torre d’avorio continua a luccicare, irraggiungibile, come una carota appesa al filo, davanti al naso dell’asino, che tira la carretta.

Della serie: «Il popolo non ha pane...che mangi brioche !»

Soluzione...rivoluzionaria !

Io, secondo me...26.09.2007

martedì 25 settembre 2007

Chavezbollah

«En el Nombre de Allah, El Compasivo, El Misericordioso».

Li hanno presi e, volenti o nolenti, li stanno trasformando in..Chavezbollah !
Una volta gli indios Wàyuu, se cercavi di fotografarli, con la tua pelle ci facevano la stuoietta per la capannuccia: ritenevano che gli si stesse rubando l’anima;
ora, se quella non ce la vogliono lasciare veramente, devono fare buon viso a cattivo gioco, abbozzare e posare, come quegli animali impagliati da salotto, per la gloria dell’uccellatore.

«En el Nombre de Allah, El Compasivo, El Misericordioso»..
..che prima di Colombo c’erano gli Atzechi, una civiltà..islamica.
E che ci vuole: con la punta del coltello, intinto nel sangue, ognuno riscrive la Storia come meglio crede !

«Gli indios Wàyuu si sono convertiti All’Islam», afferma entusiasta Chavezbollah !

"Hezbollah Venezuela. Linea internacional anti sionista, anti imperialista [..] teocracia islamica mundial [..] contra el vicio, immoralidad y corrupción".

Fa da rafforzativo l’immagine della divinità, Hugo, detto Chavez e, appena discosta, quella del gemellato, Khomeini.
Come per le ragazze Pon Pon, che introducono con i loro balletti ed esibizioni urlanti le partite di football e di basket delle squadre scolastiche americane, qui le splendide cheerleader sono ragazze indios, con lo chador !
La bausciata continua: davanti alla scritta Islam Hezbollah e Kalashnikov, appaiono i classici guerriglieri mascherati e con il cinturone di bombarde;
un serpente avviluppa una croce stilizzata, e c'è pure il sonoro: Bum !
Gli indios Wàyuu - numerosa etnia nomade tra Colombia e Venezuela - sono ridotti a comparse di Cinecittà, colonizzati e portati al pascolo dagli sciiti iraniani e libanesi, galvanizzati, sovvenzionati e sobillati dalle proprie case madri e con la benedizione del "Conducător" Hugo..Hugo Chavezbollah !

Un altro gruppo, di "Teologia Islamico-cristiana della liberazione", raccoglie ibridi e devianze;
dai preti-guerriglieri ai terroristi marxisti allo sbando, saldando assieme estremismo ed estremisti di Bibbia-Corano-Capitale, continua l’amplesso del nuovo volto del ComuNazIslam.

Hezbollah International è riuscita a concentrare tutto questo, espandendo le proprie metastasi anche in Bolivia, dove un altro dittatore - Evo Morales - sta instaurando una Repubblica Comunista, penetrando anche in Chapas, dove regna il subcomandante Marcos.

Chavez vanta anche un "amigo y distinguido compatriota" in quell’Ilich Ramirez Sanchez, detto "Carlos lo Sciacallo", il più famoso terrorista comunista del mondo, in carcere a Parigi, con all’attivo un centinaio d’omicidi:
è proprio vero che i simili, seppur opposti, si attraggono.
Il Carletto - guarda caso - s’è fatto islamico, appoggia queste alleanze e ritiene che persino Al Qaeda avrebbe di che guadagnare dalle sue esperienze bombarole e schioppettare !

Droga, armi e "bombardinideologia" non sono mai andati così d’amore e d’accordo.

E, da abili prestigiatori, intanto che l’Occidente frolla - a perdere del selvatico e diventare animale da fattoria e d’allevamento - continuano ad ungere vaselina, che il lubrificare la penetrazione rende l’intrusione meno percepita.

Presto arriveranno dei regalini, che ogni genitore manda ai figli lontano dal nido: papà Ahmadinejad farà giungere qualcosa ai suoi bimbi, e sarà dura poi dire che quelle rampe sono per i petardi di fine anno !

«En el Nombre de Allah, El Compasivo, El Misericordioso».

Wa alaikum salam.

Io, secondo me...25.09.2007

Omini verdi

No, i miei omini verdi non sono dei marziani anche se i nostri, visto il mondo che vivono, sono più "fuori" di quelli.

Premetto che parlo dei soliti noti, perché sono buona parte di questi che, allo stato attuale, stanno smarronado gli zebedei al resto del mondo, ma il ragionamento comprende l’abitudine di chi, secondo i tempi e le opportunità, ha e usa il coltello dalla parte del manico.

Ora è il tempo degli…omini verdi, che sventolano in tal campo, tra mezzaluna e sciaboletta, con messaggio pubblicitario, tra anatema e minaccia, ad uso e consumo di un prossimo da aggiogare.

L’atto di presunzione, la convinzione di possedere l’esclusiva, la "Golden share" - o Golden..sharia, che attribuisce al possessore maggiori diritti rispetto agli altri, indipendentemente dai numeri - la spocchia di agire per delega divina e i diritti che conseguono, danno a credere al detentore d’essere un vice-dio, padrone della vita e della morte.

L’imam Alì, nipote del profeta Maometto e quarto califfo:
«Il Corano è uno scritto, compreso tra due copertine, che non parla. Solo gli uomini lo fanno parlare».

Se ne deduce che Dio s’è risparmiato, lavorando all’essenziale: il contenitore;
lo spalare contenuto si dice sia stato lasciato al garzone di bottega, a formare strati, per gusto e varietà, di verità assolute: halal (permesso) e haram (vietato).

Un invito a nozze, per il primo che fosse riuscito a piantare la bandierina e, come esploratori su terre vergini, affermare: «Io, Pinco Pallino, prendo possesso di tutto in nome di Tizio, Caio o Sempronio».

Allah "abbozzò" il Corano, libro per eccellenza che - non contenendo la soluzione di tutti i problemi pratici - il profeta Maometto pensò di completare con la Sunna, che ne raccoglie tradizione, parole e vita, a divenir misura di tutte le cose.

Schema e impronta mentale si riassume in quella dell’emiro Amr ibn al-As e del califfo Omar;
nel 641, dopo la conquista d’Alessandria d’Egitto, alla richiesta di risparmiare le migliaia di libri della Biblioteca, il primo chiese chiarimenti al secondo che, con sicumera, sentenziò:
«Se contengono menzogne vanno distrutti; se contengono verità esse sono già scritte nel Corano e dunque vanno distrutti».
Indovinate come andò a finire.

Khomeini: «Il Corano non è stato fatto per pregare ma per organizzare la società, e i dirigenti religiosi [..] per governare. L’Islam e il governo islamico sono fenomeni divini, garantiscono la salvezza del mondo».
Ecco la linea di demarcazione: di qua le volpi, di là le galline !

A Ratisbona il Papa riportò un dialogo, che vide contrapposti ( 1391, ad Ankara ) l’imperatore Bizantino Manuele II Paleologo e il sultano turco Bayazet, con seguito d’esercito ben maggiore di quel che dispone il primo.

Manuele esordisce: «La ragione è il fondamento filosofico di tutte le cose».
L’altro lo guarda stranito e ribatte: «Allah non dipende dai suoi atti [..] può cambiare ogni minuto le leggi che regolano il mondo, così che ogni conoscenza razionale è incerta e provvisoria»: argomentare in base alla ragione significa semplicemente citare fatti empirici.
«La prova della superiorità dell’Islam sul Cristianesimo è che le armate del Profeta stanno vincendo ovunque».
È conseguente che dio, per chi la pensa come lui, è solo un generale, che legifera a secondo che si trovi la spada più o meno affilata dell’avversario, ad essere debole con i forti e forte con i deboli !

Manuele, come Benedetto XVI, è convinto che la vita, i diritti umani e la possibilità di convivere fra religioni diverse sono garantiti solo da una fiducia nella ragione, strumento per arrivare alla verità.

Ma, per chi si ritiene padrone del pollaio, queste sono solo regole che valgono per i polli !

Io, secondo me...25.09.2007

lunedì 24 settembre 2007

conDonne a morte

La mia cagnolina, quando fiuta qualcosa d’interessante, sembra la gigantesca fresa che serve per scavare le gallerie: freneticamente zappa e alterna le zampette, in un raschiare che solleva terra e polvere, nel tentativo di portare a nudo quanto l’olfatto gli ha fatto percepire.
Lo stesso è stato per me, a rovesciare cassetti, rivoltarne il contenuto, dispiegare i tanti ritagli, appunti, memorie e abbozzi, ammucchiati per il poi, che della volatilità della memoria - mia e di questa società, che parla al vento e scrive sull’acqua - se ne ha prova nel quotidiano, inteso come periodo temporale e mezzo d’informazione.
Eccola qua, la strisciolina benedetta, che ero certo d’averla gelosamente riposta, sicuro che il tipo sarebbe tornato alla recidiva, a ricadere nell’essere...sottile, dottore di tanto spessore !
I capelli bianchi, a dimostrare che il passare del tempo non sempre porta valore aggiunto, e neppure gli occhialini sulla punta del naso sono a garantire vista lunga, come il pensiero, che ha formato crosta per sedimentazione calcarea d’idee;

«PICCHIARE le donne: uso siculo-pakistano».

Voleva fare il fighetto, un bauscia del pluralismo culturale, nel convegno "Islam e integrazione", dare un colpo al cerchio e uno..alle botte, che tanto, le donne le hanno prese da sempre e da tutti, e quindi: tutti colpevoli, nessun colpevole !
Qualcuno deve averlo avvertito, che i SiculTalebani erano corsi ad imbracciare la lupara a sale: «No alla violenza !», che il nostro rischiava d’essere impallinato in testa e non nel di dietro, visto la stessa somigliante rosea rotondità di gote e glutei !
Nessun pericolo: la colubrina a sale brucia sulle chiappe, e in testa, al massimo, ne aggiunge di quel che manca.

Pochi giorni fa, a Genova, una marocchina di vent’anni scappa dal marito, che la teneva segregata dalla bellezza di tre anni: 1095 giorni, per "preservarla dall’Occidente", che noi, per quelli come lui, c’abbiamo come minimo la scabbia !

A ruota, segue l’ultima di cronaca: a Savona, una marocchina, incinta di quattro mesi, "graffia" con un coltello il marito - che l’aveva picchiata perché aveva osato andare al mercato, e senza il velo - per difendere se stessa e il bambino che portava in grembo.
Il pirlottone ha avuto solo un cerottino, che è più il danno che ho io quando mi rado, mentre la donna rischia l’aborto !

Firenze: conferenza Nazionale sull’Immigrazione…
...ed ecco, che il "sottil dottore" se ne esce con il tempismo della "bradiletargia", la pennichella del bradipo:
«..il VELO è anche espressione d’identità [..] il divieto a coprirsi la testa e la faccia: un’IMPOSIZIONE dell’IDEOLOGIA IMPERIALISTA OCCIDENTALE» !

Cara donna...cHINA la testa, che prosegue la legittimazione per la tua…conDonna a morte !!

Risposta e reazione del nostro "Mez liter e 'na spanna":
«[..] NOIA e FASTIDIO nell’assistere a continui ATTACCHI SCOMPOSTI, sui temi islamici della sharia».

«Amor, che a NULLO…AMATO lui PERDONA»;
non sa quel dice e neppure che fa: conDonna a morte !

Io, secondo me...24.09.2007

venerdì 21 settembre 2007

Celiando e...Burlando

Di nome e di fatto: si sta...Burlando di noi !

"[..] Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria [..] ha imboccato contromano, senza rendersene conto, una strada a senso unico [..] avvedutosi dell’errore si è fermato, chiedendo scusa al primo degli automobilisti che aveva incontrato, dopodiché è arrivata la polizia [..] alla richiesta della patente si è accorto d’averla lasciata a casa, assieme alla carta d’identità; ma non - che combinazione ! - il tesserino da ex parlamentare (scaduto) [..] senza ricevere alcun verbale è stato lasciato libero di andare via".
Ma non è finita qui: " [..] arrivato allo stadio per la partita Genoa-Livorno, Burlando ha informato il questore della sua disavventura chiedendo che gli fosse applicata la sanzione prevista" !
Che bello: dicendo così e non avendo avuto subitanea soddisfazione, scarica sulle spalle del questore il peso della vergogna; l'ennesima vigliaccata, fatta e sputata !

Sotto l’attacco reattivo di un’Italia, incazzata e nera per le tante vessazioni, angherie e arroganza, il tapino cerca di minimizzare, facendo cadere il tutto in burla, anzi, in Burlando: «[..] non ero in autostrada, non ho incrociato decine d’automobilisti ma solamente uno, non ho esibito il documento parlamentare per avere un trattamento di favore».
Avrà tempo per preparare e concordare una difesa meno arruffata e fessa, che sa molto di presa per i fondelli, ma vedremo ormai sempre la cucitura sull’abito strappato !

Provate voi a fare lo stesso e vedrete quanto un pària sia distante dalla Casta degli intoccabili !
Il questore di Genova: «Normale procedura»...
«[..] abbiamo seguito la normale procedura, quella che riserviamo a qualsiasi cittadino», spiegano dalla Polstrada.
«Ma Vaffa….» !!
Se non fosse stata scoperta, la sanzione sarebbe andata a consumazione e consunzione, nei secoli dei secoli, in un anonimo e dimenticato cassetto, sino al momento in cui i posteri, aprendolo, avrebbero trovato solo la limatura dei secoli…polvere sei e polvere ritornerai: anche la carta ha un suo dio e ne segue le leggi !

«[..] Riceverò quindi il verbale a casa. Non vedo che altro avrei potuto fare».
E già: il re è nudo: è consigliabile abbozzare, incassare e cercare di svicolar d’anguilla.

Poverino però: aveva chiesto scusa all’automobilista, che se quel rompicoglioni non c’era, poteva farsela tutta in contromano, senza tutto sto casino !
A me, a noi, manco se ci si mette proni davanti ai vigili - adorandoli come divinità e lavando i piedi, come la Maddalena - si godrebbe di tanta grazia !

E c’abbiamo gli zebedei pieni di sta gente;
...che vuole il gelatino al baretto del transatlantico, sniffa come un aspirapolvere, a domande di normale cultura generale risponde come un’ameba, prende la crocerossa - per evitare l’intasamento del traffico e arrivare nello studio di una trasmissione televisiva, dove sciorinano figura da cretino, vantandosi della cazzata - scroccano un passaggio su un aereo di servizio per andare a vedere una partita all’altro capo della penisola...e..e...e...Vaffa.....!

Gente del genere ci amministra, comanda, governa, rappresenta, dentro e fuori i patrii confini e, quando gli si fa sotto, pure ritornano all’età del bronzo, con la faccia: «[..] anche tra i cittadini tanti difetti [..] la società non è meglio [..] gli italiani non sono meglio della classe politica che li rappresenta» !

Ma andate a 'fanculo !!

Ecco, l’ho detto.

Io,secondo me...21.09.2007

Il porcellino e la mela

Per me sarebbe stato come vedere l’accompagnatore del ministro Calderoli, in quel di Bologna, menato a fare i propri bisogni sul terreno, dove si voleva sorgesse una ciclopica moschea, con l’ingenua convinzione che ne avrebbe impedito la costruzione, e bastasse il rivolo paglierino del porco animale a rendere impuro e dissacrare quello spazio, così non più adatto a battervi la fronte per invocare ed evocare il nome di Allah e del suo profeta.
Sciocchezze.
Fatto la legge, trovato l’inganno: una canna e una bella spruzzata d’acqua è la sana purga per rigettare ogni rospo ingoiato, in barba a qualsivoglia (in)disposizione.

Il "maiale-day" si voleva fosse replicato a New York, dove un Bush-Calderoli, avrebbe dovuto soddisfare i bisogni di Mahmoud Ahmadinejad: il nanerottolo avrebbe voluto visitare Ground Zero, dove sorgeva il World Trade Center, obiettivo degli attentati di al Qaeda.
M’immagino come sarebbe stata la scena: Mahmoud che, badando maliziosamente di stare più rialzato da George, apre la patta, estrae il pisello e zampilla beota, a consegnare alla storia e ai suoi bischeri l’immagine.
Un effetto come quello della celebre fotografia, con alcuni uomini intenti ad issare la bandiera americana sulla vetta del monte Suribachi, dopo la vittoria a Iwo Jima ( Isola dello zolfo, in giapponese).
L’immagine di un trionfo, arrivato dopo anni di batoste, iniziate da una primitiva aggressione.

Il tappo di pelo iraniano, nella grande mela per i lavori dell'Assemblea Generale dell'Onu ci ha provato;
come diciamo noi, di Milano: "Se la và... la g'ha i gamb !", ovvero "Se và ha le gambe"...se riesce, si azzecca.
Costui è esponente di un mondo - parziale ma agguerrito - che vive tanto d’immagine e di simboli, macerato da rancori atavici, avvelenato dalla nostalgia della passata "grandeur";
che, ai libri, alla saggezza e intelligenza dei padri, predilige, trasuda e spurga odio, alimentato dalla vergogna e dalle umiliazioni di recenti e passate batoste, che ne hanno ridimensionato i sogni di gloria: un mondo piccolo, ma agguerrito, dotato di una notevole polveriera.

Ahmadinejad è un sublimato di tutto ciò, e la passeggiata a Ground Zero sarebbe stata uno sputo sui corpi e la memoria delle vittime dell'11 Settembre, visto che il regime iraniano rimane il maggiore sostenitore del terrorismo nel mondo !
Minaccia l'America e prepara i forni per Israele, dà riparo ed asilo agli scarafaggi di al Qaeda, rifornisce d’armi gli insorti iracheni e continua a girare il mestolo nel calderone del brodo atomico, che forse è per quello che gli spuntano tanti peli !
Porge la tetta ad allattare la Siria, intenta a sterminare gli avversari politici in Libano e aprire la strada alle bande armate di Hezbollah, ormai padrone di fare il cattivo tempo alla bisogna, pronti a saltare alla gola ad Israele;
Hamas s’è impadronita della striscia di Gaza, a cancellare ogni possibilità di pace, che non si vuole perché toglierebbe l’innesco alla bomba, che il megalomane ed arrogante Mahmoud vuole esplosa.
Questi è convinto ormai di essere un ibrido tra un nuovo Saladino e il Mahdi, il dodicesimo imam scomparso nel 874 (secondo la tradizione sciita), che tornerà "[..] quando il mondo sarà in preda alla corruzione, per riportare giustizia e sconfiggere i nemici", a rimettere l’Islam della spada sul trono che gli compete.
A suo tempo Ahmadinejad disse di avere stretto un patto con il Mahdi nel mausoleo di al-Askariya, nella città oggi irachena di Samara: a furia di bere grappa, è arrivato ad identificarsi e poi credersi lui.

Iran, Siria, Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza...
Deadlock, l’abbraccio mortale: Israele prima...e poi ?

Mala tempora currant...
e l’Occidente, papalina, vestaglietta, orsacchiotto e pollice in bocca, spegne la luce e dorme.

Buonanotte !

E l’ultimo chiuda la porta, per quel che può servire ormai !

Io, secondo me...21.09.2007

giovedì 20 settembre 2007

Figl'è 'ntrocchia

Caro Magdi, è meglio che mi metta in castigo, dietro la lavagna, con il cappello a cono e le orecchie d’asino, che ragione avrebbe nel dire: «O Beppe, tu si' nu poco fessacchiotto».

Abbozzo, prendo, incasso, sottoscrivo e mi lecco la ferita, che un amico serve anche a questo, che è meglio ti indichi quando hai la patta aperta, ad imparare a darsi un occhio prima di esporre delle vergogne.

«[..] la poesia della falsa bambina [..] credimi, è una bufala [..] così sai che non e niente vero !».

Grazie anche a te, Santy, che così mi tiro su la cerniera e provvedo a nascondere le pendenze che ho con il resto degli amici di questo Forum, che almeno m’auguro e mi consolo d’aver fatto ridere, piuttosto che dare di lacrima.
...
« Hai mai guardato [..] ascoltato [..] seguito [..] osservato ?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve».
...
Beh, la poesia qualcuno l’ha pure scritta, e non è niente male, che potrebbe benissimo essere sgorgata dall’anima di una sofferente.
...
«..Non danzare così veloce.
Il tempo è breve [..] non durerà».
...
Non è detto che il maledetto che l'ha usata per altri fini non l'abbia veramente trovata come testamento, un lascito di chi aveva pochi anni, giorni o addirittura le ore contate.
...
«[..] Quando dici [..] quando la giornata è finita [..] hai mai detto a tuo figlio [..] mai perso [..] una buona amicizia
[..] perché tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao" ?».
...
Ha 26 anni e una malattia genetica - la Sma, atrofia muscolare spinale - che la costringe su una carrozzina.
Laureata, una mente brillante e una determinazione granitica nel volere, fare e disfare, vivere con frenesia gli anni che la sua malattia le permetteranno di contare, continuamente in giro per il mondo, quasi a voler compensare quel camminare che non gli è permesso;
il sogno di diventare giornalista, la presentazione del suo primo libro;
l’impegno ad essere una delle docenti e anche responsabile del mio corso, a cercare di stipare, pure in cozze refrattarie come la mia, quelle nozioni che dovrebbero accendere almeno scintille dell’arte della "Scrittura creativa": questa è Elisa.
Quando mi ha dato leggere la poesia, era entusiasta: sicuramente si riconosceva in parte delle sofferenze spacciate alla bambina, malata terminale di cancro.

«[..] la poesia della falsa bambina [..] credimi, è una bufala [..] così sai che non e niente vero !».
Si, Santy, grazie: me l’hanno detto altri.

D’essere stato ingenuo non mi preoccupa più di tanto: nonostante i capelli stiano passando al grigio, anticamera di una spelacchiata criniera bianca, ancora mi rimane una traccia di fiducia nel prossimo, che non lo credevo così crudele da giocare con il dolore: una divinità da rispettare, per onnipotenza e presenza.

Ma non perdono la delusione ad Elisa e, a quelli che ti prendono il cuore, te l’accarezzano e poi lo stritolano, posso solo dire: «Site gran figl'e 'ntrocchia », che se io tengo la bufala, vi lascio le corna !

...e anche per voi «..il tempo è breve [..] la musica non durerà».
...
Per Elisa.

Io, secondo me...20.09.2007

mercoledì 19 settembre 2007

Menti e dementi

Se non fosse perché, come per i pesci, il pasturare alla fine qualche boccalone abbocca, quei quattro gatti sarebbero patetici;
A Varese hanno ramazzato un gruppetto di pirletti, che giocavano ai soldatini: quelli di una guerra che neppure hanno vissuto ne visto, ma malinconica carruba per simili asini !
Da piccoli, probabilmente, erano come noi: alcuni a fare gli indiani, gli altri le giacche azzurre, i "lunghi coltelli", com’erano chiamati i soldati - i "nostri" - nei fumettoni muscolari di Tex Willer e non nelle storie di Rin Tin Tin.
La differenza è stata che i più di noi sono cresciuti, superando il normale periodo dei War games, e quelli no.
Vagano ancora nelle praterie, a gridare «Tizzone d’inferno !» o «Oste della malora: porta una bistecca e una montagna di patatine, innaffiati da litri di birra !», a scimmiottare virilità e sognare d’essere l’eroe che, come Dio, detta proprie leggi.
Anzi, peggio;
hanno voluto il salto di qualità, cambiando modello e campione, a far sembrare il Tex come un brocco, a confronto:
vogliamo mettere un tipino e tappino malefico come Hitler ?!
Certo, era meno prestante, tanto da essere magistralmente preso per i fondelli da un comico come Chaplin, che lo ha sbeffeggiato, ridicolizzato e caricaturato nel famoso film "Il grande dittatore".
Era un tantino isterico, collerico senza ritegno, alto una spanna e un cazzo, ma gli riuscì di rimbambire milioni di tedeschi e a far smettere di ridere altrettante persone, che subirono per anni il megalomane stragismo di simile tappo !
Ma chi allora lo seguì era a macerare in quel brodo di cottura, coltura e cultura, prendendone malefico sapore, cucinati nella pentolaccia delle streghe.
Non i nostri cretinetti, che di quel mondo possono solo essersene fatti una copia rubata alle atmosfere della Play Station, con ambienti e personaggi virtuali, talmente fasulli da imitare da uscirne sgorbi.
"[..] materiale di propaganda: volantini, quadri con Adolf Hitler, bandiere naziste, manifesti del periodo hitleriano, un pugnale e capi d’abbigliamento con simboli nazisti"…appunto: come i tanti gingilli che si raccattano, promossi, premiati e spinti innanzi nelle tante classi dei giochi elettronici, ad usare tanta raccolta per superare futuri ostacoli.
I nostri cretinetti si erano accontentati di festeggiare il compleanno di Aldof Hitler, volendo richiamare i fantasmi di quei tempi, luoghi e persone, ma erano a gravitare «[..] in un circuito potenzialmente eversivo, sia italiano che europeo».
Come a dire: burle umane, sì, ma scaglie di pelle di un corpo più massiccio e pericoloso.
...
"L’hanno seguito, circondato, legato con filo di ferro, picchiato con calci, pugni e schiaffi. Poi è stato denudato, lapidato e liberato, per farsi dare dei soldi".
Era il classico branco, una Baby gang: quattro minorenni e minorati annoiati, che fortunatamente si sono fermati, paghi solo d’avere ammazzato…il tempo.
Per ora, ma sì sa: piccoli criminali crescono.
Il caso specifico è accaduto in una campagna, fuori del centro abitato di San Vito dei Normanni, ma è parte di una realtà che pervade gran parte del mondo Occidentale, dove violenze di tal fatta sono ormai all’ordine del giorno e minori hanno sparato o accoltellato a morte altri.
All’apparenza il racconto che v’ho fatto prima sembra slegato da quest’ultimo, ma così non è;
questa è la manovalanza che serve e segue quei loschi predicatori, pronti a fornire a questa teppa "Panem et Circenses", la biada ideologica, il collante per tenere assieme tanta mandria di bestie, da lanciare poi a corna basse contro ogni ostacolo si frappone loro.
...
Menti e dementi, per l’appunto.

Si trova sempre qualcuno disposto a diventare un futuro fuochista, a far secco o mettere in forno l’ebreuccio o il cristianuccio di turno !

E non dite che faccio sempre...di tutta l’erba un fascio...

Io, secondo me...19.09.2007

Figli d'arte

«Ehi lei, si fermi: sulle strisce !!».
Rintronato come una campana stordita dal suo stesso batacchio, riesco solo a rispondere con un beota «Eh ?».
Manco c’avesse un megafono al posto della lingua, il vigile mi cazzia.
Braghettoni ascellari sulla generosa pancettina, camicia a fiorellini, scarpettine da ginnastica, sguardo lesso, finestra di un cervello con il cartellino e la scritta "Chiuso per ferie": questo ero, quel giorno.
«Le strisce, le strisce ! Quelle cose bianche e nere che stanno distanti dai suoi piedi ! Si attraversa sulle strisce !!».
Sbiadito nella testa più che nei movimenti, metto a fuoco la dura realtà: le strisce pedonali, in effetti, sono una trentina di centimetri più in là.
Io, milanese importato per ferie in quel borgo Trentino, ho capito che lì le regole le fanno rispettare, eccome !
Come gli antichi romani - sconfitti, al passaggio sotto le forche caudine - che i Sanniti allora umiliarono, facendoli passare sotto il giogo, disarmati, vestiti della sola tunica: così mi sono sentito.
Come si dice a Napoli, proprio 'na figura 'e merd !
Nei giorni a seguire, mi sono rifatto: anche io ero tra gli spettatori, nell'attesa di vedere il nuovo "straniero" che sarebbe stato svergognato in pubblico.
Ma anche a capire che, se chi deve guidare conosce mestiere e dovere, è più facile avere sudditi virtuosi che, come si dice, L’ESEMPIO VIEN DALL’ALTO !
Quel paesino era, in piccolo, un meccanismo frattale, che descriveva, nell’unità, l’intero.
Nessuno gettava carta per terra, nessuno svuotava il portacenere o sbatteva i tappetini dell’auto contro i muri, e si capiva - anche con meraviglia - che di molte cattive abitudini si poteva tranquillamente fare a meno !
...
«[..] anche tra i cittadini tanti difetti [..] la società non è meglio».
Avverto il rumore ruggente del sangue che pompa prepotente nelle coronarie, del corpo che si ritira, si gonfia ed esplode, come onda di Tsunami;
«Ma, porca put....( Bip ! ): l’hai costruita tu e i tuoi simili questa società che, se devi sputare sentenze, prendi lo specchio !».
«Gli italiani non sono meglio della classe politica che li rappresenta».
Mio suocero ha lavorato quarant’anni in camera oscura, e mio padre s’è spaccato il cuore a cinquantasette anni, prima in campagna e poi sui cantieri; i miei nonni hanno spillato sangue per ingrassare la terra e i tanti figli sono dovuti stare per anni sparpagliati dalla Francia alla Svizzera, per guadagnarsi la michetta !
«Gli italiani non sono meglio...».
Se non mi scoppia la giugulare ora, mai più: avanzi di ciurmaglia della prima Repubblica - la Ladrona - che, se non rubavano, governavano il…Transatlantico dei pirati, ora sono a offendere me e i miei padri ?!
L’Italia è grande, come il cuore di tanta gente, generosa e ONESTA: non mischiamo diavolo e acqua santa, perdio !
E quei pochi che sono eccezione e non regola, sono FIGLI D’ARTE, che il mestiere l’hanno imparato da chi ha quarant’anni di pratica nel galleggiare a turacciolo, cambiare scarpe e casacca e ficcare mani in saccoccia al prossimo !
E chi ha taciuto, facendo da palo, non può ora fare Ponzio Pilato e avere...mani pulite !
Certi figuri, più che a "Porta a Porta", devono essere messi alla porta, che c’hanno avuto in mano le chiavi di casa da secoli, e non devono lamentarsi se alcuni dei loro figli vengono male, che avrebbero dovuto mettersi il preservativo, prima di infilarsi nel letto con la madre di tutti gli imbecilli !
«Gli italiani non sono meglio»...vieni a dirmelo, che ti gonfio come una mortadella !
Per mio padre; per mio suocero, i miei nonni e zii, e i tanti nostri cari, a cui questi facciaditolla non sono degni di leccare neppure i piedi !
Se dobbiamo dare migliaia di Euro al mese a simili figuri, sicuramente un’accorta massaia saprebbe fare meglio, che di peggio non si riuscirebbe, nemmeno ad impegnarci !
E lasciatemi prendere un Valium, che mi và su la pressione nel vedere quelli che mi salgono in groppa, saltando...
...come un GRULLO !

Io, secondo me...19.09.2007

martedì 18 settembre 2007

L'affido al vento

Questa poesia è stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro.

L’affido a tutti, perché siate come il vento, ad accompagnare queste ultime parole a raggiungere gli angeli.

Hai mai guardato i bambini in un girotondo?!

O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?

O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?

O osservato il sole allo svanire della notte?


Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Percorri ogni giorno in volo?

Quando dici "Come stai ?", ascolti la risposta ?

Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa?


Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Hai mai detto a tuo figlio, "lo faremo domani?"

senza notare nella fretta, il suo dispiacere?

Mai perso il contatto, con una buona amicizia

che poi è finita perché tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"?


Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno,


come un regalo mai aperto...gettato via.


La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica.



Cari amici, ve la offro come mi è stata donata e con tutta l’emozione che mi rende lucidi gli occhi.

È la richiesta si una ragazzina speciale che presto lascerà questo mondo a causa del cancro.

A questa ragazzina rimangono pochi mesi di vita e, come ultimo desiderio, ha voluto mandare una lettera per dire a tutti di vivere la propria vita pienamente, al momento che lei non potrà farlo.

Forse era destino che arrivasse anche a "Noi e gli altri", dove si cerca di coltivare e crescere la pianticella della sacralità della vita.

Con commozione, vi saluto, amici miei: Giuseppe Fontana.

'O scarrafone

Magro come un manico di scopa e smunto, dopo che s’è tinto pure la barba, sempre di più assomiglia a «[..] n'inzetto ca' se trova dint'a ttutte 'e ccase vecchie, è niro e lucide, fuje comm 'a nu dannato e và giranno 'e notte dint'a cucina», un insetto, che si trova nelle case vecchie, nero e lucido, che fugge come un dannato e va girando di notte dentro la cucina;
il nostro non gira per casa, ma in qualche grotta: nero come la sua anima, lucido come una salma che vive nelle e per le tenebre e...fuje comm 'a nu dannato.
e, come dicono a Napoli, «'O scarrafone è bell’ a gente soja»...
...o no ?
Non so se rimarrà un fuoco di paglia - effimero, come molte specie di farfalle, che vivono una vita di un solo giorno o poche settimane - o se sta per incominciare un cammino a ritroso, a rimettere le pedine in ordine ed uscire da un gioco che vedrà vinti pure i vincitori, che saranno tali solo per aver vissuto un respiro di più.
Assaporo le parole come ambrosia: « Fratello Osama [..] quanto sangue [..] e quanti innocenti, vecchi e bambini devono venir uccisi ?».
Chi lo chiede è un predicatore saudita, sheik Salman al Awda, che all’inizio dell’avventura stragista fu per Osama come la mutanda per il culo, tanto che arrivò a giustificare i kamikazzi e inneggiare alla guerra santa !
Ora, come una primadonna, appare come una verginella sugli schermi della tv libanese Lbc e scrive una lettera aperta, dove rinnega la fregola passata e ammonisce 'O scarrafone: «Usi l’Islam come mezzo e lo anteponi ai fini !»;
e dice cose che erano, sono e saranno nostre: «Sei così assetato di potere da camminare sopra le centinaia di migliaia di musulmani», tanto da augurare al buon Osama, di «[..] incontrare Allah, con quel carico di responsabilità sulla schiena».
Scontate alcune reazioni: Salman al Awda è un rinnegato, venduto agli americani e al regime saudita, a non voler riconoscere che, come il sole, anche la …mezzaluna dell’avvenire, con il terrore di massa e le sue tattiche sanguinarie, ha solo danneggiato l’Islam, a trasformare una gloriosa cultura in un immenso cimitero, d’idee, cose e persone !
Per altri, il "Mea e tua culpa" di Al Awda giunge in ritardo, che è come voler mettere una bicicletta su binari per fermare il sopraggiungere di un treno in corsa.
Leggo di lui: "[..] Al Awda era considerato mèntore dello stesso Osama e finì in carcere nel 1994 per i loro sermoni estremisti. Lanciò una fatwa giustificando gli attacchi suicidi continuando ad inneggiare alla guerra santa"...
...fino a che il suo stesso figlio decise di andare ad immolarsi: allora, il signor "Armiamoci e partite", informò il governo saudita chiedendo di bloccarlo e riportarlo a casa !
Ora, ravveduto o rinsavito, sputacchia controvento, rimangiandosi quanto e tanto di quello che è andato sin qui predicando e insegnando.
Il tutto, in concomitanza con l’apparizione del terzo video di Al Qaida collegato all’anniversario dell’11 settembre: 26 minuti di taglia e incolla di vecchi messaggi di Osama e del suo attributo, Ayman al Zawahiri, mentre la voce anonima di un commentatore fuori campo incita a «Portare il terrorismo islamico nei Paesi occidentali in modo che diventi parte della vita come i disastri naturali [..] e dare inizio ad un equilibrio del terrore».
Aria fritta...
...come la gente che lasciano per le strade !
Fusse che fusse la volta buona di spiaccicare 'O scarafone sutt'e sole ?


Io, secondo me...18.09.2007

lunedì 17 settembre 2007

Colossorum

«Signori e Signore, ecco alla vostra destra $%%$£"$&% che incrocerà i guantoni con il sinistro &&%$££&, nell’incontro valevole per il titolo nazionale d’integralista dell’anno !».
$%%$£"$&% è nero, tutto un..fascio di muscoli, litigioso, con la coroncina di stelle, pantaloncini a strisce e tatuaggio della stellina di Davide sul pisello;
&&%$££& invece è rosso, di un bel color aragosta, frutto dai benefici raggi del sol dell’avvenire..Arabiato quanto basta, palestinato..ops, scusate, volevo dire palestrato per la bisogna.
«Siore e siori, perché preoccuparsi di Bin Laden, dei fondamentalisti, dei terroristi bombaroli, di chi vuol farla da padrone in casa d’altri e chi li coccola, che Noi, degli altri ci frega nulla: c’abbiamo dei campioni in casa nostra che sono meglio, che il Noi contro gli altri da maggior adrenalina e si sa che gli "Allamiani" sono i più sanguigni, scalmanati e sanguinari !»
Gnick..gnick..gnick..
Scorrono le grate e, nel Colossorum ( Colosseo-Forum Magdaliano ), entrano le belve, che fanno vibrare le narici in cerca del cristianuccio da sbranare, euforiche macchine da guerra, create per predare e rese ebbre da tante abbeverate nel sangue !
Guarda quello, poi: tozzo, leggermente soprappeso, spelacchiato in fronte - segno di tante battaglie e sopravvissuto…per un capello - canini in bella vista, con la bauscia alla bocca e il nasone appiattito a terra, che aspira e annusa la pista per arrivare al pasto quotidiano;
è il più ignorante, arido di nozioni storiche-sociologiche-politico-religiose: vive di biada e carrube, un pasto intellettivo povero, fatto di motivazioni parziali e faziose, volte solo a fare propaganda, demagogia, populismo, qualunquismo.
Difficile dargli contro, che è proprio una bestia, del tipo: «Come fai a non capire di avere torto, visto che io ho sicuramente ragione?».
È un muro, granitico e compatto, un eterno ruggire al prossimo le proprie verità, un ginnico esercizio di forza bruta a cui piega persino la Storia, che appallottola, stropiccia, distende e ripiega, svillaneggia, sputtaneggia, violenta e sodomizza secondo un istinto brado-primitivo e tardo-selvaggio, tipico della specie BeppeSolone.
Ma ecco che un Dio misericordioso plasma dalla polvere un vendicatore, che gli innocenti non "Sono traditI", e la spada dell’eroe incide come un bisturi: « Pentitevi, purgatevi, fate un bell’esame di coscienza! Chiudete il Colossorum per qualche mese, e ci si ripresenti solo dopo aver passato un po’ di tempo a studiare la storia ( delle religioni in particolare ), che molti dei presenti ne hanno bisogno !».
Ecco che, come nella Fattoria degli animali di George Orwell, è sorto il novello Napoleon, a decretare cosa e come fare, a dettare la nuova verità, con la sicumera che «[..] nessuno cerchi di convincermi con citazioni storiche, statistiche, numeri», che è pari a dire: «Tu dici la tua, io la mia, ma l’importante è che ho ragione io !».
«[..] la complessità [..] è [..] più grande d’ogni nostro tentativo di ridurla a poche righe».
Bene.
A sto punto tanto vale che ognuno chiuda la bancarella e raccolga i suoi prodotti, che neppure al mercato ( che il gridare è solo per farsi sentire e non per insultare ) è più possibile offrire la propria merce, che se è bella o brutta lo deve decidere chi ha libertà di comperare o no;
ti piace? Compra !
ti fa schifo ? Tira dritto, che troverai - nella diversità - quel che fa per te, a seguire urla e grida che più ti aggradano.
Ma, come per il Papa, morto un Solone, n’appare subito un altro, che arriva a dire che non si è «[..] meno responsabile di un kamikaze che si fa esplodere su un autobus», tanto da chiedersi: «Ma..quanti morti fanno le parole ?».
Il disprezzo è nel finale: «[..] mi piacerebbe [..] una maggiore attenzione alle questioni che ho sollevato», sottolineato dal un non saluto: «[..] UN SALUTO particolarmente sofferto».
Beh, il mio non lo sarà: a TUTTI, un saluto..particolarmente offerto !

Io, secondo me…17.09.2007

venerdì 14 settembre 2007

piezz'e core

«I figghj' so' piezz 'e core».
...
Del primo passaggio non c’è dato sapere: con il secondo, sono impaccati e venduti, come una bistecchina di carne, per mille Euro.
Florin e Catalin - nove e dieci anni - fratellini rumeni, furono "affidati" dai genitori a due presunti parenti - zio e fratellastro - imprenditori della sgraffignata, che portarono i due apprendisti a Milano, avviandoli all’attività del furto e dell’accattonaggio, sfruttandone destrezza, impunità e capacità di scucire i portafogli, nello stimolare prelievo e donazione di palanche per tenero atto di pietosa elemosina o, semplicemente, fregandoli.
Presi con le mani, più che nel sacco, nelle saccocce, una legge inadeguata ha voluto che fossero riconsegnati ai due adulti e ad una zia, con cui vivevano in uno dei tanti campi, che crescono come funghi.
Nella semplicità della mia mente avrei applicato la legge della scarpa: calci in culo e via, a rimandare fuori dai patrii confini simili avanzi di galera, che lo schiavizzare è abominevole, ma farlo con dei bambini è assolutamente mostruoso e inumano !
Il peggio è stato che, siccome i due bambini erano ormai bruciati per quella piazza, furono rifilati, per una manciata di Euro, a due fetusi: il romeno Elvis Miron e ad un moldavo, quest'ultimo ancora uccel di bosco.
Per i due piccoli era il proseguimento dell’abitare simile bolgia di uno stesso inferno.
Quante fetenzìe ancora avremmo da scoprire, e quante tranquillamente sono rimorchio e retaggio di simili pieghe e piaghe sociali, che tranquillamente ci portiamo in casa, accettando supinamente realtà che percorrono la penisola, in lungo e in largo, senza praticamente controlli sulla struttura sociale, più nella sostanza che per forma ?
È facile per la carovana portarsi appresso umanità in catene, comprata al mercato di schiavi, trascinata appresso come salmerie e bestiame, tanto...
...
«so' piezz 'e merd !».
...
Ce li prendiamo e li subiamo in blocco, come un container scaricato sulla porta di casa, di cui firmiamo ricevuta senza dar a sapere del contenuto.
Certamente queste carovane sono solo uno delle tante forme che possono nascondere, trasportare e diffondere nefandezze del genere, ma hanno buon gioco nella stalla di un popolo bue, dall’occhio fesso e lesso !
Siamo accerchiati da lavavetri, questuanti, deformi, monchi, invalidi e mutilati, che non sai se lo erano già dall’inizio piuttosto che lo sono diventati, pian piano, a furia di botte, quando non realizzano l’incasso minimo preteso dai loro sfruttatori !
Come per questi, anche per i bambini c’è una compravendita, non meno frenetica e vitale di quella per i calciatori, le vacche e i maiali, la frutta o il pesce, nei rispettivi mercati.
E arrivano a frotte, che ormai l’italidiota sponda è riconosciuta come il paese del bengodi: se batti i piedi e fai la voce grossa, ti offrono strutture, scuse e anche soldi, per convincerti ad andartene;
e neanche tanto lontano: basta che ti sposti poco più in là, nel terreno del vicino, che poi saranno cazzi suoi !
È un passaparola, un tam-tam, un lasciare scia olfattiva per strada che, come per le formiche, aiuta a guidare la marcia di chi segue, ad arrivare e trovare, facilmente e a buon mercato, pane e companatico, che se anche ti scacciano, è facile rientrare da uno dei tanti buchi di un colino !
La cosa peggiore è che usano i nostri stupidi sensi di colpa come grimaldello, il piede di porco con cui scardinare perfino leggi scritte e sancite, valide ormai solo per gli indigeni, ma derogabili e malleabili per questi furbacchioni !
Il massimo del disprezzo e dell’umiliazione per noi è quando ci negano il voler salvare la faccia, nell’applicare almeno una parvenza d’ordine: ci prendono per il culo, urlando al razzismo, dimenticando che da dove provengono – se se ne sono andati – non hanno ottenuto di meglio, che altrimenti sarebbe da pirla migrare altrove !
...
ma noi siamo solo...piezz 'e merd !

Io, secondo me…14.09.2007

giovedì 13 settembre 2007

MA SO CHI STA peggio di me

Dante, a confronto di Yahiya e del suo Inferno, è uno che ha descritto delle persone a bagno nelle acque calde delle terme !
Un locale centro Islamico ha avuto la buon’idea di mandare materiale didattico ad un’aspirante in cerca d’affiliazione e, tra questo, il libro "What Islam Is All About", di Yahiya Emrick.
Come per l’Apocalisse di Giovanni, pure Emrick deve averlo scritto sotto l’effetto di una laboriosa, lunga, sofferta digestione, tipica dei pitoni quando s’abbuffano di quanto più abbondante e grosso di loro.
Con la rotondità del pallone, messo in rotazione da potenti rutti e dalla miscela gassosa espulsa, Yahiya Emrick piroetta come una trottola, con conseguente caleidoscopio d’allucinazioni.
E, da tanto, ecco prendere forma una personale trascrizione di questa centrifugazione cerebrale.
Secondo questo libro, dal Corano si deduce quanto gli esseri umani stiano sulle palle alla divinità che, secondo merito, non ne salverebbe nessuno.
Anzi, peggio: Yahiya rivela un rapporto sadomaso, con dio-Islamagatto che gioca con l’uomo-Infedeltopo.
O schiavi o massacrati: distrutti e sofferenti nell’agonia eterna !
Come diceva Fantozzi, il principe dei calpestati: «Com’è umano lei !».
Saremo a bruciare nel fuoco più acceso dove la carne avvamperà, per poi riformarsi e continuare a friggere.
Saremo ad indossare stivali ripieni di fuoco al punto da far bollire il cervello.
Saremo a pregare 400 volte al giorno per evitare la stanza chiamata Al-Ghayy, pregna d’ogni tortura.
Saremo tuffati nel pozzo della disperazione dove, da calderoni pieni di pus bollente e veleno dovremo bere, e poi in un lago, a sentire il fuoco scendere lungo gola e nel corpo: il Profeta ha detto che se una sola goccia della feccia dell'inferno cadesse sul mondo questo ne sarebbe completamente inquinato.
Saremo con il corpo stirato, allungato e rotto, poi rimesso assieme per ricominciare.
Saremo ad ingoiare frutti che sono teste di demoni piene di spine, che si conficcano nella gola.
Saremo continuamente punti da creature che assomigliano a serpenti e scorpioni.
Saremo spennellati con fuoco e ci muoveremo con un giogo intorno al collo.
Saremo a vagare tra tenebre, lamenti e grida di dolore e non vi sarà altro odore che decomposizione, putredine ribollente e pus misto a sangue.
Saremo costretti a bere in fontane di fuoco, ad indossare vestiti di zolfo e avremo la lingua strappata.
Saremo costretti a divorare carne marcia.
E le donne ( a cui già in terra gli Yahiya di turno anticipano gli inferi ), solite vestirsi per attrarre gli occhi degli uomini, saranno deformate;
e chi non si alzò per recitare le preghiere della mattina, avrà la testa schiacciata da grandi massi;
e chi era uso chiacchierare e civettare avrà le labbra tagliate con rasoi affilati mentre chi ha accettato interessi sui prestiti avrà il ventre pieno di serpenti e...e...e basta !
Basta.
Yahiya Emrick e i tanti cloni sono un insulto a qualunque Dio, che è rappresentato da simili scimuniti come un sommo imbecille, incapace, impotente, rimbambito e vigliacco !
Incapace, per non essere riuscito a creare dal nulla un essere già perfetto;
imbecille e rimbambito, per non avercela fatta neppure dopo.
Impotente perché, inetto e pasticcione, sceglierebbe di delegare sicari per il lavoro sporco;
vigliacco, per non avere il coraggio d’ammettere un errore che gli compete per intero !
No.
Dio non è un tirannuccio da quattro soldi, stracolmo di fulmini e saette e povero di comprendonio !
E quando saremo al suo cospetto, vedremo chi tra me e gli Yahiya Emrick farà da carbonella !
Non pretendo d’avere dalla mia l’intera verità… MA SO CHI STA peggio di me...
...e Yahiya Emrick SA DI CO..sa sto parlando !


Io, secondo me…13.09.2007

martedì 11 settembre 2007

Qassamalemax, Katiuscialemax e Kompagni

La prima segnalazione dei micidiali Katiuscialemax giunse quando vedemmo un eminente esponente di Hezbollah a braccetto con uno di questi;
un gemello, di pari potenza e portata, è in mano ad Hamas: si chiama Qassamalemax.
Il brivido e la paura che percorre il mondo è che, a questi due, s’aggiunga il temibile Talebanfassin.
Qassamalemax e Katiuscialemax sono guidati sul bersaglio da uno speciale "baffino", che hanno sotto il naso: prima gli si fa annusare qualcosa che è appartenuto ad un ebreo e poi si lasciano - anzi, si lanciano - andare.
I Qassamalemax sono i più stupidotti: alcuni sono ripiombati in testa a chi li aveva spediti, il resto cade sempre su Sderot, una sfigatissima cittadina Israeliana che ormai se li prende per consolidata abitudine, tanto che, se un giorno dovesse mancare il missile quotidiano, subito ci sarebbe Unità nel rendere Manifesto quanto sia innaturale l’attimo di Liberazione, che è nell’ordine del creato l’ebreo abbrustolito.
Il sistema olfattivo dei Qassamalemax è stato tarato vicino alle graticole dove s’arrostivano costine e salamelle: l’odore dell’ebreo al gratin ha la stessa puzza del grasso capitalista che colava in quelle fabbriche, dove la doratura si faceva prendere in teutonici forni marca Krupp.
Come per l’uomo e la scimmia, l’anello mancante che univa il nero e il rosso erano i campi, dove erano raccolti, anzi...concentrati gli articoli;
cambiava solo il modo, la ricetta per accoppare e accorpare gli ingredienti: le cicale preferivano subito la cottura a fiamma viva; gli altri, le formiche, li chiudevano nei celebri freezer marca Siberia, proponendosi di sbrinare e scongelarli al calore del...sol dell’avvenire.
Non per nulla la scocca dei Qassamalemax e Katiuscialemax è tagliata a falce e sagomata a martello !
I Talebanfassin sono più raffinati: assai semplici, ridotti...all’osso, assomigliano più alla bomba al neutrone, quella che uccide le persone e risparmia mezzi e cose;
non è esplosiva, ma nebulizzante: spande nell’aria Rincoglionil e Rimbambil, una miscela gassosa, un vapore penetrante, che ti fa andare incontro al nemico come il tordo alla doppietta, in tempo di caccia.
Ma tutto questo è nulla a confronto dell’ultima generazione di bombarde: il Prodiraz che, tra l’altro, ha il vantaggio d’essere mimetico, praticamente butterato da una serie di macchiette che, secondo il terreno su cui vola, prende forme e colori, a non permettere mai di sapere dove cazzo - ops, scusate - volevo dire, dove e cosa...razzo andrà a colpire !
Si mormora che sia una fantasia: c’è chi dice sia una bufala, chi una mortadella, ma persone bene informate affermano:
«Prodiraz esiste !», anche se, ammettono, è ancora in una fase sperimentale, infantile e bisogna "Aiutarlo ad evolversi".
Quest’ultimo è il bombardone più devastante, mutazione del Talebanfassin ma, differentemente, usa Rincoglionil e Rimbambil non come arma di distruzioni di massa, ma da propellente !
Colpisce rilasciando un pericoloso vapore, che intacca e sega i nervi fino all’esaurimento, infilandosi subdolamente nelle scarpe...sempre in due !
Giova sapere che nessuno di questi cilindri è dotato di testata intelligente.
Consola che, anche a prendere l’uno o l’altro e sforzarsi di "Aiutarli ad evolversi", non si riuscirà mai ad infonderne ingegno, che dell’evoluzione sono un vicolo cieco !


Io, secondo me…11.09.2007

domenica 9 settembre 2007

Squilli, voci, suoni e suonati

Driiiinnnn...driinnn...drinnn...
«Pronto...sono Beppe, chi parla ?».
«Sono Mahmoud Ahmadinejad, un asso in calcoli e statistiche...c’ho la laurea...Università di Teheran: ingegneria e pianificazione. C’ho fatto di conto; tu non mi puoi attaccare, non mi fai niente...ciccia bù...ciccia bù !».
Alzo gli occhi al cielo, rassegnato.
«Fijo mio, tu sì 'nu poco scemo e pure scurnacchiato: hai sbagliato numero !».
Sento l’ebollizione del tipo, all’altro capo della cornetta: «Senti, Bush, tu non mi puoi bombardare, che io c’ho fatto i calcoli e non sbaglio perché sono...».
Lo precedo: «...un asso in calcoli e statistiche, con laurea dell’Università di Teheran in ingegneria e pianificazione...lo so, lo so; ma si sempre 'nu scemo, fetente e scurnacchiato, che ha sbagliato numero !».
Sbatto giù con violenza il telefono e interrompo la spiacevole conversazione.
Driiiinnnn...driinnn...drinnn...
«Pronto...sono Beppe, chi parla ?».
«Sono Bin Laden. Convertiti, infedele, che nell’Islam non ci sono tasse mentre tu gemi, sotto il peso di debiti, imposte assurde e mutui immobiliari; ma non...perdere la testa, che se fai la tessera paghi solo la zakat, la decima sulla ricchezza infruttifera…una miseria. Altrimenti fatti socio sostenitore: al massimo paghi l’imposta fondiaria, la Kharaj, e il testatico, la Jaliya: sempre meglio delle tasse di Prodi, Padoa Schioppa e Visco !».
Devo dire la verità, che per un attimo sono stato tentato: «Senti, Osama: se ci penso e decido d’ascoltarti, dove vado per l’iscrizione ?».
Sento delle forti interferenze, sibili acuti, frastuono e scoppi.
«...qui, nel mio ufficio: una bella e spaziosa grotta nel Waziristan, con vista panoramica tra Afghanistan e Pakistan !».
Odo, prima indistinte e poi più vicine a lui e al microfono, urla e grida disperate: «Via, via, via !! Ocio che ci stanno bombardando…scappa !!».
Bum ! Bum ! Bam ! ZZZZzzzzzzzzzzz...
«Ussignur: è caduta la linea !».
Driiiinnnn...driinnn...drinnn...
«Ciao, sono Hugo...Hugo Chavez !».
O mamma mia.
«Senti, Beppe: ho deciso una lista di nomi, e quelli devono essere, e il tuo è uno di quelli da cancellare. Che ne dici se, d’ora in poi, ti chiamassi...che so...Hugo, ad esempio».
Scaravento il telefono sulla forcella, non dopo avergli riempito l’anagrafe di bestemmie.
Driiiinnnn..driinnn...drinnn...
Meno male: è il campanello della porta;
apro e mi trovo davanti una ressa tremenda, con tanti tipi che sgomitano e si sospingono, ognuno a voler essere il primo ad avere la mia attenzione.
La spunta il postino ( gioca in casa ), e m’allunga una raccomandata: è una dichiarazione di guerra da parte di Mahmoud Ahmadinejad...sul biglietto da visita che l’accompagna, una scritta: "Asso in calcoli e statistiche, con laurea dell’Università di Teheran in ingegneria e pianificazione".
Non faccio in tempo a riprendermi che si fa avanti un altro: «Buongiorno signor Hugo: ecco la sua nuova carta d'identità, il passaporto, la patente e la tessera sanitaria…firmi qui, qui e qua. Grazie e arrivederla...signor Hugo».
Sono frastornato: mi sento come se mi fossi operato a Casablanca ed ora vedessi spuntate le tette !
Il resto del gruppone fa muro, sfarfallando davanti agli occhi una miriade di tessere; Fbi, Cia, Kgb, Polizia Municipale, Forestale, Finanza, Gestapo, Ceka, Licenza di pesca e caccia, santino di San Gennaro, Polizia e Carabinieri, Marines e teste di cuoio, Digos, Sismi, Sisde, Sisal e Totip...smetto di guardare, che mi va assieme la vista.
Timidamente chiedo: «Che volete ?».
Sono tutti uguali: occhiali scuri, capelli rasati, abiti color notte, microfonino all’orecchio, naso schiacciato, bicipiti e pettorali che, a confronto, King Kong pare rachitico.
Puntando il dito, grosso come una salsiccia e con voce baritonale, urlano in coro: «Lei risulta socio e complice di Bin Laden !».
Mi sento perduto, poi ho un’ispirazione: «Mi avete scambiato con il vecchio inquilino: io mi chiamo...Hugo !».


Io, secondo me…9.9.2007

venerdì 7 settembre 2007

Essere o non essere...

«C’ho la faccia o lo sono davvero ? Essere o non essere: questo è il problema !».
Guardo allo specchio la dotazione di serie che un Dio sparagnino mi ha dato e cerco di leggere tra le …rughe di una fronte, da tempo ormai orfana di peli, con il terrore che si veda la scritta: “Scemo”.
E sì, perché mi sa che, come per il peccato originale, c’ho lo stampino del marchio di fabbrica.
«Ti prego...dammi cinque euro altrimenti mi ammazzo ! Sono disperato: ho fame e non so più come tirare avanti…non ce la faccio più !».
«Quello che farete al più piccolo di voi, lo fate a me !»; sullo schermo della memoria m’appare a lettere di fuoco l’ammonimento di Gesù, che si dice sia buono, ma quella frase m’inquieta, che mi pare gravida di nefaste conseguenze.
«Porca miseria ! Ma, con tutti quelli che circolano per strada, proprio a me doveva capitare il tipo che mi fa giocare l’entrata in Paradiso ? Cribbio: che, mi hai trovato con il lanternino ? Ogni volta che arrivo in città sono come la calamita per il ferro ma invece delle donne, attiro l’esercito degli sfigati !».
Esiste un repellente per cani e gatti, mosche e zanzare ma, contro di questi, nulla !
Prima d’arrivare a parcheggiare la macchina, sono assalito ad ogni incrocio, che mi vogliono pulire il vetro a tutti i…costi, che se già ci vedevo - a furia di spalmare con quelle spugne ormai lerce e logore, imbevute in secchi d’acqua, che ormai è più da fossa biologica - ora devo farmi guidare dal fiuto del mio cane !
Mi sento come se lasciassi dietro una scia di feromoni, quelle sostanze che, recepite a distanze pazzesche, eccitano la libido del maschio, nel mio caso, di lavavetri e assimilati; solo che il mio è l’ormone dello scemo !
Ce l’ho scritto in fronte, non c’è dubbio: è un richiamo indelebile.
«Ti prego...dammi cinque euro...sono disperato, non ce la faccio più !».
Cavoli, se gli dai 20 centesimi ti guardano come un pezzente ( al di sotto ti menano ! );
50 centesimi non li vuole neppure il santo in Chiesa, per la candelina e con un Euro cominci la scalata sociale nella considerazione dei questuanti, che altrimenti manca poco che ti diano loro qualcosa, impietositi e contenti nell’esserti davanti, nella classifica dei barbonacci !
«...dammi cinque euro...sono disperato, non ce la faccio più !».
«Cinque Euro ? Col cazzo te li dò ! E non parlarmi di ammazzarti, che se va avanti così mi trovo in braghe di tela già di mio, e un pensierino lo potrei fare nel fregarti l’idea !».
E cosa dovrebbe dire il pensionato, che è ormai arrivato alla frutta, sì, ma a doverne mangiare la buccia !
E non dico che siamo arrivati alla canna del gas, che con quello che costa rischiamo che ce lo tagliano: neppure con quello si riuscirà più a suicidarsi !
E che dire dei laureati senza lavoro, che della disoccupazione ne hanno fatto una specializzazione - che se non stanno attenti la elencano pure nel curriculum - e per i loro genitori, ormai anziani, che trovano impossibile toglierseli di torno, peggio che se fossero incrostazioni di calcare ?
Ed ecco che ti trovi lo sveglione di turno, che prima vuole applicare leggi e regolamenti per levare dalle strade queste pecche da lassismo e poi - sotto le urla del «Dagli all’untore !» dei Kompagni di merende - ne propone l’assunzione in piena regola impipandosene che nel lontano Maggio 2006 le direttive dell’Unione Europea, all’apertura delle frontiere per Romania, Polonia e paesi baltici, fissava regole di libera circolazione solo per chi poteva dimostrare d’avere un contratto di lavoro, ad impedire che assieme alle pecore arrivassero pure i lupi !
Disoccupati nostrani: da domani armatevi di spugna, secchio e straccetto, e tutti in strada che, se va bene, avete trovato la scorciatoia per il posto fisso.
«Quello che farete al più piccolo di voi, lo fate a me !».
Caro il mio Salvatore Jesus, se a chiedere quei cinque Euro eri tu, sotto mentite spoglie, ecco che mi sono giocato il Paradiso.
«C’ho la faccia o lo sono davvero ? Essere o non essere: questo è il problema !».
Lasciatevelo dire…da uno scemo !

Io, secondo me…7.09.2007

lunedì 3 settembre 2007

DecapitAllahto

«Ehilà ! Ti vedo un pochino a pezzi; giornata difficile eh ? T’impegni, ti fai un mazzo così per il prossimo, dai una mano ed ecco che ti prendono tutto il braccio...roba da perderci la testa !».
Un tocco di qua, un tocchetto di là...«Ohe, allora è proprio vero che c’avevi la capacità di...di...ah, ecco: bilocazione, lo stare in più posti insieme ! Come dici ? Una mazza ?».
Beh, io e lui non ci siamo mai tanto usmati, che a dir la verità non mi era per nulla simpatico:
faceva soggezione, quasi paura, con quello sguardo severo, torvo e indagatore, che ti scavava come la paletta nel gelato, perennemente incazzoso, che scrutava come il mio professore, quando mi fissava negli occhi e sembrava avesse trovato in me la farfalla mancante da infilzare nella bacheca;
ma mai pensavo che un Santo usasse un linguaggio così triviale.
«Eh ? La mazza di legno ? Oddio, no: t’hanno menato !».
Mi siedo e ascolto il racconto della disavventura del Pio uomo.
Ogni elefante che entra in cristalleria, tanto per pararsi il culo dai pallettoni, da che mondo è mondo, irrompe in scena con il classico prologo:
«Sono guidato dalla mano del Signore; è lui ad indicarmi cosa devo fare»...
e patabim e patabum...giù, botte da orbi !
La testina da una parte, la manine dall’altra, che già erano martoriate da sé, per i buchini delle stigmate.
Il Peter Frimpong - un baldo giovanottone, musulmano del Ghana, immigrato clandestino - usa la clava tipica della sua specie, la Homo gnurant gnurant e, in casa d’altri, comincia a rompere i...gioielli di famiglia, smadonnando come uno scaricatore di porto !
E sì, ci stavano proprio sulle palle quelle figurine di Padre Pio, in quel di Afragola, paesino infestato da infedeli, dediti a portare fiori, a lasciare suppliche, giaculatorie, a concionare e razzolare davanti a quel cadaverino con le mani bucate !
«Sono stato guidato dalla mano del Signore»...
si, m’immagino il tipo che, nell’alto dei cieli, punta il ditone contro il povero fraticello - già sfigato e martoriato di suo - e urla: dai, picchia duro, Pingpong, che quel coso va...decapitAllahto !
« Peter Pingpong dei miei zebedei, ma perché non torni al paesello, incurvi la schiena con le palme delle mani che strusciano terra, ti prendi una banana e risali sulla pianta ?».
Oddio, sarebbe meglio ripartissi da batterio, a risalire a protozoo, ameba e...che con maggior rincorsa magari avresti più possibilità di risalire la china, che se proprio va male, da verme saresti utile per pescare !
Tempo addietro, un compagno di pianta, aveva già dato del suo, cercando di murare una Madonnina, che se ne stava da un’eternità - cheta, cheta e discreta - nella sua nicchia.
Mal gli ne incolse, che l’Agnese e l’Angela - due leonesse dai capelli grigi - l’hanno ridotto a più miti consigli.
«Ehi, Pingpong, sai che anche a me il Signore m’ha detto di segarti la pianta ? Tranquillo, continua a sbucciar banane, ma stai attento...alla buccia !».
Zig...zag...zig...zag…zig...zag...
« Agnese, tira la sega dalla tua parte, che io la richiamo dalla mia; e tu, Angela, prepara il bastone, che appena Frimpong ruzzola a terra giochiamo alla lippa !».

Io,secondo me…3.9.2007

venerdì 31 agosto 2007

Una famiglia

Davanti a tutta quella lunga fila di teste, sgranate come semi di rosario, era la famiglia;
o meglio: quel che rimaneva.
Chi a cingersi le spalle, altri ad abbracciarsi forte: il piangere sulla spalla l’un dell’altro, un ritorno a quell’infanzia, dove si cercava la rassicurante consolazione d’amorevoli braccia, ora abbandonate, inerti, senza più volontà.
Via via, scorrendo quella corona pregante e cantilenante - un allungato serpentone che talvolta si stringeva, altre s’allungava nel lungo tragitto, quasi fosse un elastico - s’arrivava a veder la coda dove, con insofferenza e nervosismo, teneva dietro anche l’impazienza d’automobili, costrette a passo d’uomo.
Seguendo a ritroso la lunga fiumana d’umane fragilità, il dolore e l’angoscia andavano scemando, man mano che il richiamo e la voce del sangue diluiva, per poi sciogliersi come neve al sole.
Nel mezzo agli amici, poi conoscenti, vicini e dirimpettai, giù giù, ad arrivare a chiudere, nella rappresentazione della curiosità e nell’ipocrita e indifferente presenza di chi era felice d’essere al seguito e, del funesto avvenuto, solo comparse !
In quella bara nera, come nero era il carro, i becchini, l’impresario delle pompe funebri e persino i cavalli, era lei: una delle tante meravigliose mamme di questo mondo, che aveva imbeccato e cresciuto quei figli, ora ingrigiti, e amato i nipotini, che n’erano satelliti.
Tutta la sua famiglia: la sua fierezza, il suo orgoglio, dopo che il suo amato morì, precedendola in un viaggio che ora è suo;
“Il vecchio”, come con rispetto e soggezione lo chiamavano i maturati figli, lei l’aveva sempre e affettuosamente appellato con “papà”, a fargli capire quanto lo amava, protetta e sicura tra le sue braccia.
Alla “màmi”, come tutti la riconoscevano, più di ruolo che per nome, il marito - il suo “papà” - era d’allora mancato in modo lacerante, come se ad una pianta fosse stata strappata la crosta, tanto quasi da cedere alla pietosa rassegnazione, che portava ad abbandonarsi, alla ricerca dell’infinito sonno, l’unico a stordire la sofferenza, a rendere la strappata pelle.
Solo gli occhi dei figli, ancora implumi ed indifesi, imploranti e gonfi di pianto, la levarono da quel torpore: i loro bambini, i testimoni nella staffetta della vita, la famiglia !
E da lì originò forza e provvidenza, tenacia e ostinazione, caparbietà, sudore e sacrificio, notti e giorni di pianti soffocati, tempi di patimenti ed umiliazioni nascoste, come le tante ferite diventate cicatrici: un fagotto pesante su provate e stanche spalle, sulla piegata schiena.
Quasi all’arrivo, in vista del piccolo cimitero - in quella pace accantonata ma mai dimenticata, dove stava il letto del suo amato - punto d’arrivo per lei, iniziava l’abbandono dai vivi che, tra un lamento e asciugar di lacrime, dovevano pensare alla nuova parte, studiare recita e copione: pensare al dopo.
A chi la terra ? E chi avrà la casa, i soldi, ricordi, i ninnoli e i resti ?
Ognuno a cercare d’accomodarsi al meglio, aver di tornaconto, a passare poi di mano i ruoli, in quell’immenso teatro che è la vita, dove la rappresentazione deve andare avanti, cambiando solo d’attori, ma stessa locandina, per uno spettacolo - lui sì - immortale: la famiglia !
[…]
Nella vecchia dimora, ancora fissati con delle puntine scolorite, un poco accartocciati o lì lì per cadere, alcuni disegni di mano infantile, così come per la scrittura che inizia con una tremula, gigantesca, incerta e sofferta grafia: “Cara nonna…”.
Fuori, appeso, defilato, quasi se chi l’ha messo provasse vergogna, un cartello: “In vendita”.
Altri racconti andranno a mormorare, quelle vecchie mura…altri saranno ad incidere voci e storie di famiglia.

L'ampolla delle anime

Per chi avesse la ventura d’arrivare a Milano e percorrere Corso Europa, fino al punto in cui si congiunge a Via Larga, subito l’attenzione andrebbe alla frastagliata cresta delle guglie del Duomo, la cui maestà già s’indovina oltre le mura che ancora si frappongono, interrotte dallo spiazzo dove sonnecchia la famosa fontana da cui la piazzetta prende nome.
Distratti ed ammaliati pochi colgono, al lato opposto, la striscia di verde di un giardinetto, piccolo, ma abbastanza a fare di luce ombra, oltre che alle genti, anche ad un vecchio dormiente;
infatti, defilato, leggermente di sbieco, riposa un antico ossario, ben più anziano di quella chiesa che la devozione umana le diede poi come compagna: San Bernardino alle ossa o dei morti.
Un tempo antico questa zona, fuori le mura, era conosciuta come il verziere, per la presenza di orti, o brolo, dal celtico, ad indicare una parte recintata vicino ad un palazzo.
In questo luogo la necessità fece sorgere un ospedale - del Brolo, appunto - che, come legge voleva, doveva avere accanto un proprio cimitero, così come i fratelli minori a lui attorno.
Quando destino volle che, anche per le mura, fosse giunto il momento della scomparsa, ci s’interrogò su cosa fare dei resti di tante sfortunate anime, e da qui la pietà porto alla loro raccolta e riunione.
La famosa livella, che almeno nella morte funziona, chiese che, nell’estremo all’appello, fossero tutti chiamati;
una scritta accanto ad un cranio, a dar voce ed ammonire: “Io ero come tu sei, tu sarai come io sono !”.
La vocazione di questo luogo nel manifestare ritrosia a farsi trovare, la si coglie varcando i portoncini d’ingresso: eccoci imprigionati in uno spazio di diverse taglie troppo piccolo.
Chi entra da sinistra si ritrova una parete, dove è appeso un severo ed imponente quadro della crocifissione, che a vederlo viene da immaginare un Gesù inchiodato di notte: secoli di candela hanno dipinto a carboncino, con il nerofumo.
Santa Teresa e Sant’Antonio da Padova vigilano, inflessibili ed ammonitori, ai lati di un’ampia apertura a volta, una breccia che porta in ben altro ambiente, a riversare luce e spazio e dilatare confini: da lì s’entra nella chiesa vera e propria, ma non è la nostra mèta.
La fortuna invece arride a chi sceglie d’entrare dalla porticina a destra;
il sorriso tenero e dolce della madonnina lo accoglie: le braccia aperte ed abbassate sembrano indicare due pertugi, a lei di lato.
L’uno ci porta nello spazio angusto dove sta Giancarlo, il custode, la memoria storica dai capelli bianchi.
Un personaggio, una miniera d’informazioni…ma è ancora presto perché entri in scena: lasciamolo tra le sue carte, in un’avida e infinita ricerca.
A fianco, avaro di luce, un breve corridoio, ricoperto alle pareti di cuori trafitti: non sono graffiti d’innamorati, ma devozioni alla Vergine Maria.
D’improvviso, una lama di luce: siamo tra loro !
La sorpresa coglie impreparati: l’accesso non è nel mezzo, ma a lato della cappelletta, e ci si deve girare di lato, appena entrati.
E allora, è come se qualcuno o qualcosa t’avesse risucchiato l’aria dai polmoni: ti accerchiano, ti scrutano, t’osservano dall’alto e dal basso, di qua e di là, come uccellini che accorrono quando butti il pane !
Tibie, femori e stinchi, frammenti, teschi e mandibole sdentate, ma - Signore Iddio ! - furono bimbi !
Tante piccole testine, tante orbite vuote, attorno alla porta, agli angoli, a disegnare una croce sulle pareti;
e lassù, sul cornicione, che t’osservano curiosi, come fanno i passerotti sul filo.
Lunghe file di lumini, nei loro bicchieri rossi, riverberano la fiamma; tremolii di luce ed ombra, come tante dita che indicano ed invitano gli angeli, dipinti sul soffitto: “Guardate quaggiù: c’è rimasta ancora anima di bambino da traghettare in Paradiso !”.
Ci fu un tempo in cui, frammisti, c’erano resti d’adulti: ai piedi del vecchio altare erano affastellati, annodati e confusi, pronti a tornare polvere.
Sopra al mucchio, un corpo quasi intero, cui la morte fece grazia d’esser quasi mummificato: braccia tese e scheletrite, la testa rovesciata all’indietro, nella rigidità dell’ultimo spasmo.
Di questi non rimane più nulla: forse si sono persi nei tanti rifacimenti o, coperti da un sudario di ragnatele, giacciono abbandonati in qualche scantinato.
Oppure no: gli angeli li hanno tutti portati in cielo !E per noi, sarà il buon Giancarlo, come Virgilio per Dante, a portarci fuori dalla selva oscura...nel mezzo del cammin di nostra vita" !

Storia di..casa

Ad onor del vero bisogna ammettere che, da sempre, ha quell’intrigante e inquietante fascino di mistero, tanto da trasmettere un’agitazione - una piccola scossa - solo ad appoggiare lo sguardo, a sfiorarla, sia pure nel veloce passar oltre.
Intorno, la vita scorre frenetica - il palpito di questi tempi - che, al suo confronto, è il rivivere la favola della corsa tra la lepre e la tartaruga;
I fotogrammi scorrono veloci, come nelle vecchie pellicole dei film comici del cinema muto: i bambini fanno danzare le dita sui tasti dell’ultimo giochino, che disegna i personaggi sullo schermo digitale, mentre c’è chi scarica merci davanti al negozio e il fattorino parte sgommando, a far le consegne con il furgoncino del pane, e tante serrande s’alzano stridendo, ad incominciare un’altra laboriosa giornata, nel mentre le massaie escono come formiche operaie, alla ricerca di che preparare tra il pranzo e la cena.
Lei no.
Sembra sospesa nel tempo, in una bolla, che un folletto birichino ha soffiato fuori da un'altra dimensione: visibile, isolata da un’impalpabile membrana, sottile ma invalicabile.
Un poco, diciamocelo pure, è fuori moda, così stridente con le vicine;
loro: più colorate, più curate, meno scialbe, con una personalità prepotente, una pelle giovane, frutto di un’esistenza di poche primavere.
Lei no: graffiata dal sole, con quel vento che, con l’accarezzarla, l’ha sfiorita, così come l’acqua, il freddo, la neve e il ghiaccio, per arrivare a quel secco che, con l’arsura, ne ha inaridito il bel viso, facendolo screpolare anzitempo.
Non è una vecchia zitella, bella sì in gioventù, ma ormai avvizzita: è una casa !
Ci viveva una vecchietta, che il passar degli anni la incontrava sempre più curva, con una ruga in più, una piega che si contava, come gli anelli di una pianta, un poco più lenta e sempre più assente, quasi che il corpo, correndo, fosse andato più veloce del pensiero, rimasto indietro.
Nella bella stagione sferruzzava e, man mano, si vedeva prender forma una manica, il collo, un’altra manica…invero, non era veloce, ma forse era la vecchia Penelope, che tesseva e disfaceva, nell’attesa di qualcuno che se n’andò troppo presto.
Sedeva sul più alto dei tre gradini, che in alcune parti erano sbrecciati - come se un animaletto avesse tentato di sgranocchiarli - con la schiena appoggiata alla stinta e scrostata porticina d’ingresso.
Questa, con le due finestre ai lati, disegnava la linea di un mesto sorriso, mentre le altre due sopra, con le antine sempre chiuse, erano occhi di uno che pisolava, con quel naso sbarazzino, tratteggiato dalla lunga finestra che dava sul balconcino stretto, a formare le tonde narici, tanto che pareva sentire russare.
Il faccione tondo tradiva ancora il vigore di quei muri fatti ammassando pietre l’una sull’altra, grandi nello spessore, ampie quando distese.
Qualcuno pensò di cercare d’abbellire e ricoprire con il belletto quelle forme ma, come se l’attempata casa n’avesse avuto a male e si fosse dato uno scrollo, ecco che, in più punti, la vernice s'alza, si stacca e si gonfia, sfarina e scompare, riportando alla coriacea pellaccia.
Nella fantasia dei bambini d’allora, quando la signora sola era nella mezza età, sembrava loro fosse la strega, che entrava in un mondo abitato da orchi e uomini neri;
ora, adulti, con non poca malinconia e un principio di lacrima subito richiamata, passano mormorando una preghiera per quella che fu invece una fata buona, ormai volata via, nel regno della magia.
Tanti sbirciano dalla finestrella sul lato in ombra, l’unica che permette di vedere oltre il vetro che, scoperto da quell’anta marcia come il rugginoso cardine, ha ceduto, lasciando ampio spiraglio.
Filtrato da quella lente, incrostata dal velo di polvere, ecco s’intravede la vecchia stufa, con il piano di cerchi concentrici che si spostavano a far posto alle forme più o meno generose delle pentole, che sopra si facevano sedere;
e la caldaietta a lato, per sfruttare il calore ed avere sempre acqua bollente per cucinare o farsi una tisana.
Accanto, il lavello, di quel granito grigio e grossolano, ma ampio e funzionale: sul piano, una scodellina rovesciata, con una sbeccatura che sembra un neo messo per vezzo, alcune posate senza stile, fronzoli e orpelli, giusto per fare il loro dovere e basta.
Un vecchio grembiule appeso: scuro, con tanti fiori dipinti nelle sfumature del grigio.
Un asciugamano, una saponetta che sembra un mattone, con la base incollata, appiccicata come una vongola allo scoglio;
nel mezzo della cucina, un piccolo tavolo - che a star in quattro bisogna essere magri - con un piano di marmo d’infima categoria o qualcosa che gli assomiglia.
Il piccolo cassettino centrale a far da nido alle posate e, a far da compagnia, la scanalatura, ad ospitare il mattarello per tirare la pasta.
Appoggiata ad una delle pareti, una màdia, un cassone rettangolare, dove conservare farina, lievito e altri generi alimentari.
Ancora: un piccolo armadio e una credenza, a contenere piatti e bicchieri, bianchi i primi, trasparenti e neutri i secondi.
Il mondo vecchio di una vecchia signora, dove lei aveva imprigionato i giorni e i ricordi dell’intera sua vita.
In un piccolo angolo discreto, alcune fotografie ingiallite e quasi cancellate, ma non per gli occhi di chi ha memoria.
Appesi con delle puntine scolorite, un poco accartocciati o lì lì per cadere, alcuni disegni di mano infantile, così come per la scrittura che inizia con una tremula, gigantesca, incerta e sofferta grafia: “Cara nonna…”.
Basta, non si può andare oltre a rubare nell’intimo, a scavare nell’anima, e subito lo sguardo se n’esce, come improvvisamente risucchiato via, a ritornar per strada.
Fuori, fissato, defilato, quasi se chi l’ha messo provasse vergogna, un cartello: “In vendita”.
E già: il teatro della vita cambia attori, a raccontar un'altra storia, a rappresentare un mondo diverso.
Quegli antichi muri, sotto la nuova pelle, hanno ancora tanto da raccontare, ma solo per chi avrà orecchie da elfo, gli occhiali dell’immaginazione, la bacchetta delle fate e l’animo del bambino che sa, lui solo, che il mondo delle fiabe esiste. è là che s’incontrerà ancora la nonnina, a sferruzzare per fare un’altra maglia.

Piccoli universi

Sarà un capriccio del caso, l’inestricabile disegno del destino o banale necessità, a far sì che s’abbandoni una strada per l’altra;
Il rapido scarto, a preferire quel vialetto - unico varco nella cancellata che abbraccia le alte fronde - sembra una nave che cerca la sicurezza del porto, ad abbandonare la burrasca di fuori.
Ecco lasciar alle spalle il serpente d’asfalto, fumante di calore, che affida all’aria storia di suoni - talvolta acuti, altrimenti grevi - stridore di gomme e mugugnare di motori, imprecazioni, voci ed urla, brusii, insulti e malauguri, bestemmie al buon Dio e ai Santi in cielo, furberie, malizie, infrazioni e l’intero e collerico repertorio nell’abitare una scatola mobile.
Tutto s’allontana, si smorza, si spegne, rallenta e riparte, con diverso tempo, in altro spazio;
Dapprima la nuova via ci porta in un ampio spiazzo, dove il sole - disegnando con la luce e cancellando con le ombre - dona la pace e cheta l’ansia del cuore, nel vedere l’anziano che getta il pane agli amici con le ali che, riconoscenti, donano la frescura del battere d’ali, a rubarsi l’un l’altro mollica e briciole;
poco innanzi ecco chi divora parole di giornale e altri, a consumare un frugale pasto, sbocconcellato avidamente nella breve pausa di lavoro.
D’attorno - spesso a sconfinare tra erba e calpestar di fiori - si rincorrono altri cinguettanti passerotti: bimbi ancora spensierati, intenti a contendersi l’immancabile palla, mentre i caduti piangono rumorosamente, a richiamar soccorso di mamma.
Nel sollevar polvere, ecco aggiungersi alla gioiosa brigata l’abbaiare e l’inseguire di un giovane cane, felice d’aver trovato altri cuccioli con cui giocare, mentre poco discosto un altro peloso personaggio ringhia il disappunto d’essere disturbato da tanti piccoli, molesti ed irriverenti monelli.
Come le dita di una stessa mano, ecco che quel sentiero riprende, distendendo le affusolate dita, chi da una parte, chi dall’altra, per poi - richiamando i fili della ragnatela - tornare a chiudere le porte di quegli universi paralleli.
Il tempo d’esplorarli tutti, il narrare dei suoi cammini, ci vuole preparati ad un finale non sempre lieto.
Ecco che, da una parte, sembra condurre al nulla, un nido di bambagia erbosa, che pare un segreto convegno tra frondosi cespugli e secolari ceppi, rugosi e colmi di stagioni, un ripensare malinconico alla verde età.
Diverso è l’altra traccia, dove l’oscurità di una selva è pietoso velo, a nascondere dei tossici, fermi in un quel vicolo chiuso, accerchiati da siringhe, cartine, puzzo di vecchi e recenti bisogni;
preservativi di prostitute, che occupano lo stesso spazio in altro tempo : larve, che mai diverranno Effimere, ma lo stesso condannate a breve stagione, bruciando all’istante giorni e respiri.
Talvolta si rinuncia da subito all’ingresso che quelle diramazioni graffiano in quel mondo vegetale: si avverte una fine sgradevole, come a trovarsi improvvisamente al cospetto di un’entità ignota ma scontrosa, acida e rocciosa, emergente da un letto di rovi e spine.
Quasi inevitabile invece, sul percorso che porta alla fontanella, incocciare con il barbone, attorniato da quel poco di suo in involti, pacchi, un carrellino, stracci e cenci, untume d’avanzi, mozziconi e cicche di sigaretta, raccolti gelosamente in una piccola scatoletta di latta.
Per lui è come un lavatoio: l’avaro filo d’acqua basta per pulirsi; chissà cosa, chissà come.
Come per i drogati, che si credono per un istante in Paradiso, per tutti quegli sfortunati la fine di quel passaggio porta al bàratro: l’ultima spiaggia, ad arenare disgraziate carcasse, mentre per noi è solo un proseguire di passi.
Defilato a questi e a noi, con discrezione, in altro luogo - raccontato dalla nostra strada - dorme l’immigrato - o un gruppo - con sistemato accanto la modesta mercanzia.Questo ed altro racconta la strada - così come parlano muri e pietre, case e città - a chi sa e vuole ascoltare, chi sempre ricerca nuovi percorsi, a trovare nuove anime: le tante vite che questa avvicina.

missiLon impossible

Sarà un dire vecchio come Matusalemme, ma rende l’idea: «Il lupo perde il pelo ma non il vizio !», che la particella di sodio, nelle scatole craniche di HAMAS, è veramente l’ultima della razza estinta della ragione !
«Un missile QASSAM palestinese si è abbattuto su un’abitazione a SDEROT [..] solo nell’ULTIMO MESE sono stati circa 300 i MISSILI e le granate di mortaio TIRATE dalla striscia di Gaza, da cui Israele aveva rimosso tutti i suoi civili e militari sin dall’agosto 2005» !
È l’ennesima provocazione e conferma di una UNILATERALE dichiarazione di GUERRA, fortemente CERCATA e VOLUTA da quei figli di p..alestinesi concepiti da Ismail Haniyeh assieme alla coniglia, madre degli imbecilli, famosa per l’enorme prole che riesce a garantire e sgravare per ogni frullino che gli si appoggia sulla pancia !
Nel secolo in cui stiamo per infondere una INTELLIGENZA artificiale persino in un automa, siamo impotenti a fare altrettanto nella pignatta che quelli portano sul collo: uno spazio ove regna il VUOTO PNEUMATICO !
Come per i Talebani, anche questi sarebbero a vietare gli aquiloni, in un’epoca in cui la volontà di Dio ha concesso all’uomo di usare il dono del sapere volare lui stesso, nello spazio e in mondi fuori della madre terra: la presunzione del microbo d’essere l’unica forma perfetta, a volere riavvolgere il nastro del futuro e rimanere padrone di un passato che lo vedeva competere solo con le amebe !
La specializzazione a vivere solo nel brodo di coltura della belligeranza li vede accomunati solo con Hezbollah, di cui sono lo specchio brutale;
se costoro riuscissero ad ottenere soddisfazione ad ottenere l’area attorno al Monte Dov - detta delle Fattorie Sheba'a - al di là del villaggio di Majdal Shams, alle pendici del Monte Hermon, farebbero come a Gaza: una spianata per missili, ottima per scatarrare su Israele.
Da notare che era un fazzoletto che apparteneva alla Siria - perso contro Israele dopo l’AGGRESSIONE e la guerra dei sei giorni, nel Giugno 1967 - e, al massimo, dovrebbe essere reclamato dal governo libanese, non da un GRUPPO TERRORISTICO, che a riprova della virulenza delle proprie intenzioni si è avvalso della passiva COMPLICITÀ di HezbollONU per RIARMARSI e schierare 20.000 nuovi MISSILI, dopo la guerra combattuta nell’estate del 2006 che avrebbe voluto il loro DISARMO, DISATTESO dall’impotenza di CHI avrebbe dovuto farsene GARANTE !
In un contesto in cui è CHIARO chi spara e chi risponde, il DISEGNO e chi sta dietro, chi ha voglia di menare le mani sentendosi ormai vincitore e provoca per arrivare al conflitto, ecco che noi mettiamo in campo salami e mortadelle.
Forze di Difesa israeliane, nell’atto di proteggere i cittadini israeliani dalla missileria, aprivano il fuoco in direzione di alcuni lancia-Qassam per apprendere poi che diversi palestinesi che li manovravano erano giovanissimi adolescenti: un cinico copione, che vuole costoro - volenti o nolenti - ad essere usati come sacchetti di sabbia.
È da poco la notizia dello scoppio di due bambini ( ne parlai in "Somareide", ricordate ? ): non si conosce se per un errore di lancio o di ferri del mestiere lasciati incustoditi dai terroristi.
Poco male;
Hamas come Hezbollah usa mettere bambini o civili accanto alle proprie bombarde ( o viceversa ) che, come si diceva degli indiani d’America, gli unici buoni sono quelli morti !
E poi trovano sempre qualcuno pronto a dare la colpa al macchinista che ha travolto il bambino messo da quelli sui binari, al passaggio del direttissimo !
La cervice di questi personaggi è come l’unghia incarnita, profondamente radicata ai tempi delle razzie di cammelli e alle scorribande nel deserto: il mondo è solo una geografia in scala maggiore di questo stampino.
La pace con costoro ?
...missiLon impossibile !!

Io, secondo me…31.08.2007

giovedì 30 agosto 2007

Lavavetri e altro

Dall’orbita periferica si entra a Milano da Viale Forlanini, lasciando alle spalle l’Idroscalo, specchio d’acqua voluto dal regime fascista per far da galleggiante agli idrovolanti;
oggi, dopo l’addio a quei sogni di gloria, siamo ad ospitare solo bagnanti del fine settimana, che non possono permettersi di meglio e s’accontentano del surrogato, come l’acqua di cicoria al posto del caffè, nei tempi grami.
Proseguendo nella traiettoria d’avvicinamento alle mura, ecco sfiorare l’aeroporto di Linate, una volta mèta di famigliole che portavano i bimbi ad ammirare quei ronzanti calabroni svolazzanti, che s’alzavano o s’adagiavano sulle piste: ora non più, declassato a scalo secondario e distratta curiosità di passaggi frettolosi.
La veloce carrellata porta alla fine di quel lungo rettilineo, a rallentare ed arrivare, quasi solo sulla spinta, a ridosso del ponte della ferrovia.
L’infausto calcolo delle probabilità, sempre al servizio della sfortuna, quasi mai permette di affrontare con agilità e superare d’effetto la somma dei nodi di semafori, che disciplinano l’intricata matassa di vie, altrimenti difficoltose da superare senza rischi, tanto s’avviluppano e s’intralciano l’una con l’altra.
Quello stare a cavallo, a ridosso, quasi a volersi scavalcare, parafango contro parafango, viene ad interrompersi, aprendo larghi varchi, pronti ad essere subito riempiti al via libera.
è solo l’inizio di una lotta di scaltrezza e malizia, condite con un pizzico d’azzardo, a cercare d’evitare l’immancabile presidio dei mendicanti e lavavetri che, furbescamente, sfruttano quello ed altri colli di bottiglia, ad assediare le automobili ed esasperare la pazienza del contenuto acciocché scuci, rassegnato e sconfitto, l’agognato obolo.
Questo è il primo di tanti filtri che si frappongono e s’impongono al voler prendere uso della città.
Dalla percezione s’arriva alla certezza del dover affrontare quello che promette d’essere solo il capo di un lungo filo, a seguire un tortuoso percorso di guerra;
messa a riposo l’auto, ormai d’intralcio entro i bastioni, si è rincorsi e circondati dalle seconde linee: i nonni !
Si dice siano pensionati dei paesi dell’Est, rastrellati e arruolatati a frotte, caricati, scarrozzati e scodellati all’interno di un ben definito confine, che disegna la precisa fascia d’attività, data in concessione dal caporalato della questua.
Guai a sovrapporsi, oltrepassare la zona cuscinetto, l’esigua striscia di terra di nessuno: ad ognuno un lavoro e questo la sua gente !
è una lotta sotterranea e invisibile, legge dei vasi comunicanti sconosciuta ai più: disciplina per chi domanda più che lascito all’offerente.
Come per i cinesi della centrale Via Paolo Sarpi, anch’essi hanno un’autonomia di fatto che, sempre più, porta a giustificare e pretendere concessioni di diritto !
Neanche a pensare di poter passar oltre e cercare d’uscirne incolumi - salvando nervi e monetine - volendo andar per rotaia: eccoti il suonatore di violino, piffero o fisarmonica - spesso a sfilare in sequenza - pronti a straziare i timpani oltre che a violentare la musica: non vogliono l’invito a proseguire, ma la ricompensa per cessare la tortura !
E quelli che sembra prolifichino sulle carrozze, quasi queste fossero incubatrici ?
“Sono bimbo di famiglia numerosa…papà non ha lavoro, mamma è ammalata…nonna è in agonia e nonno è da seppellire…”, e via, che sembra abbia da stampare l’intero stato di famiglia !
S’arriva nel centro della metropoli - più o meno provati - per subito inciampare sullo zingarello con il cucciolo di cane - da gettare appena cresce - che ha capito quanto gli occhi del peloso novellino sono d’ammorbidente per il pietroso cuore e il grasso portafoglio di quanti sono riusciti - duri e puri - a superare le altre falangi, usando la baionetta del cinismo e dell’indifferenza.
Nel mentre, mamma e sorelline svolazzano e fan danzare scialli e sottane, coperte per quel gioco di prestigio dove sparisce il polposo portafoglio, per poi riapparire altrove con il ripieno da bolla di sapone !
Finalmente un attimo di respiro, facile ostacolo da evitare e scavalcare: il branco, la somma del Punkabbestia e i suoi tanti cani, che fanno da materasso, coperta, famiglia, fratellanza, tribù e tante altre cose, come il coltellino multiuso dell’esercito svizzero.
Ma questo era solo un ostacolo passivo, una specie di boa da doppiare;
sotto le guglie del Duomo t’acchiappa quel sorriso smagliante, abbacinante nel contrasto con la pelle scura, il luccicore simpatico del fantasioso e intraprendente negretto, che propone dei libercoli striminziti, d’una semplicità infantile, che parlano di un mondo a noi alieno e lontano: uno dei tanti cavalli da battaglia dei “Vu cumprà”.
Questi in genere fermano vicino a chiese o case editrici d’oggetti e generi religiosi.
Appena s’imbocca il colonnato di Via Vittorio Emanuele - dalla Rinascente fino a Piazza San Babila - ecco a dover serpeggiare tra ambulanti e venditori d’imitazioni, dalle borse agli orologi mentre, frammisti, siamo a dover scansare la cinesina che vende il fularino o il suo compagno che fa trottare, tra i piedi dei passanti, simpatici e inutili pupazzetti danzanti oppure propone il tatuaggio in caratteri cinesi e lo stesso per il nome, scritto su cartoncino.
A punteggiare questo eterogeneo mercato, ecco i ritrattisti, bravi, ma non tanto da eguagliare i rimpianti “Madonnari”, maestri del gessetto nel raffigurare l’arte sacra, sulla volatile tela del selciato, sostituiti dai graffittari, che alla terra hanno preferito i muri e al gessetto la bomboletta di vernice.
In via d’estinzione ma inevitabile, ecco incontrare la cassettina povera con accendini e portachiavi, prima d’imboccare Corso di Porta Venezia e sfilare per Corso Buenos Aires: qui è il regno di venditori d’ombrelli - quando piove - occhiali da sole, cappellini e guanti di lana di stagione o incensini, statuine orientaleggianti, talvolta radioline o svegliette.
Per chi si fosse lasciato alle spalle la passerella del lusso di Via Montenapoleone e Via della Spiga, sarà come percorrere la Via della sfiga, l’abbacinate povertà di un mondo che non vive ma sopravvive d’espedienti.
Parallelo a Corso Buenos Aires, se ci s’inoltra, ecco un mercatino povero che, se non fosse per il veder tanti poveri pensionati a loro mischiati, sembrerebbe d'essere in un subùrbio arabo: tanti sono gli immigrati che s’accostano ai banchetti, a comprare pane e companatico, la stessa michetta che, venduta nell’isolato a fianco, è esposta in vetrina sotto il riflettore, con presentazione e prezzo pari agli ori nella bacheca del gioielliere.
Tante case e casermoni nelle viette più spoglie e defilate, sono stipate, riempite fino all’eccesso, da famiglie d’immigrati, a trasformare in modo speculare la geografia del sociale, che attorno tende a riflettersi.
I dialetti sono dei più svariati tranne quello milanese, quasi assente o imbastardito da chi lo ricorda poco, cancellando così, pian piano, regole e grammatica.
Oltre Piazzale Loreto, per chi volesse proseguire, ci si troverebbe a ripercorrere a ritroso quanto fin qui vissuto, trovando in aggiunta macellerie islamiche e Döner Kebab, per lo più turchi, ma arte di cucina che appartiene anche ad Egitto, Marocco, Tunisia, Libano e Siria.
Monumenti e Storia, ricordi e malinconie, palazzi, giardini, personaggi: tanti e tanto ancora ci sarebbe a dire degli ori di famiglia della metropoli meneghina.
Oggi, anche questa è - sarà - Milano: uno spaccato, tanti stampini che andranno a timbrare, senza annullare, una città che, se non nuova, ne uscirà diversa !

Io, secondo me...30.08.2007

Copa el porseo !

«Dopo aver cavà el pelo, senza farghe tanto male se smisia e se masena la carne, condise de pevaro, aio e sale»...
dopo aver tolto il pelo, si mischia e si macina la carne e si condisce...».
Scusate, ma intanto che leggevo l’articolo mia moglie era a fare lo stesso, su un libro dove era descritta l’arte di fare i salami, dopo aver «Copà el porseo..» ovvero, accoppato il maiale !
«[..] e quando nei butei i xe sta insacai con spago o gavetta i xe sta ligai ai travi de na caneva bisogna tacarli al fresco e al sicuro se va a stajonarli»...e dopo aver insaccato la pasta del salame e legato con spago il budello, si deve legare e appendere la sacca al fresco, lasciandola a stagionare.
«Geert Wilders [..] paragonato il Corano al Mein Kampf di Adolf Hitler e chiede al Parlamento di proibirlo perché dannoso, che istiga alla violenza, di chiudere le moschee radicali con i suoi imam e fermare l’immigrazione di simili persone».
Ciumbia: tosto il deputato olandese !
Immediata la reazione: «[..] alcuni siti internet radicali hanno lanciato una vera e propria campagna a favore della sua eliminazione.
Copa el porseo: «Dopo aver cavà el pelo...se smisia e se masena la carne»...
«Sapresti farlo ?».
Alzo lo sguardo dal foglio e guardo interrogativo mia moglie: «Fare cosa ?».
«Copar el porseo !».
Scuoto la testa e riabbasso lo sguardo, sconsolato: «Cara, accontentati di preparare le conserve».
Proseguo di qualche riga;
«Però...forse si può fare».
La cara consorte ormai mi conosce bene e sa che un così rapido cambiamento di rotta nasconde il trucco;
m’arriva quatta, quatta dietro le spalle e sbircia, seguendo l’ indice, che scorre alcune righe:
«[..] un premio di ben 92 vergini, la promessa del paradiso eterno e l’eterna riconoscenza di Allah per chi è disposto a decapitarlo».
La dolce metà ormai conosce bene le mie depravazioni e sa che niente mi frega, nè del paradiso e neppure della nota riconoscente di Allah;
«..92 vergini...porco !».
Ecco, lo sapevo che si sarebbe arrabbiata.
«Vecchio satiro, che ti ho donato i migliori anni della mia vita !».
Lo spirito di sopravvivenza ha fatto si che io e la mia cara cagnolina tenessimo le orecchie abbassate, ognuno la propria coda tra le gambe e uno studiato sguardo, assieme mesto e supplice.
Mi nascondo tra le paginone del giornale, come fosse un rifugio al passare dell’uragano.
Siamo nella tollerante Olanda, che detiene il primato per il numero di nazionalità presenti sul territorio e di cittadini con doppia cittadinanza;
ebbene, questa Olanda - generosa nei confronti degli immigrati, a cui ha aperto porte e offerto un tetto in case pulite e dignitose, concedendo sussidi da far invidia - non ce la fa più !
Tutto questo non è bastato a ritornare riconoscenza, ma ha creato un percepito di fragilità, di debolezza, di quelli cui è facile rubare i cammelli !
Il regista Theo van Gogh fu il primo ad attirare l’attenzione sul pericolo dell’ArianIslam e dei suoi terroristi.
Descrisse il "lato oscuro" di questi appestatori nel film Submission.
Segnò la sua condanna a morte: tre anni fa l’hanno ammazzato come un cane, per strada, lasciando un biglietto sul suo corpo, conficcato nella schiena con un coltello.
Anche la sceneggiatrice del film, la somala Ayaan Hirsi Ali, che lotta per i diritti delle donne islamiche e ha definito Maometto un "Perverso tiranno", si trova nella lista dei condannati a morte per blasfemia;
nel mentre, la televisione manda in onda una ripresa, girata in segreto nella moschea di Amsterdam: l’imam sbraitava contro «[..] i figli di satana della Democrazia», che le donne dovevano essere bastonate e gli omosessuali buttati giù dai tetti.
Ehsan Jami, un ragazzo iraniano, aveva fondato un comitato di ex musulmani: «Il Corano non è credibile. È anacronistico».
È stato assalito e picchiato a sangue.
«Copa el porseo..» !

Io, secondo me…30.08.2007