martedì 17 gennaio 2012

lunedì 16 gennaio 2012

giovedì 12 gennaio 2012

Caccia al Leopard

Frettolosamente scorro le pagine del giornale, con il biscotto in bocca, una zampa dentro la manica del cappotto e l’altra che cerca la valigetta, effetto di riflessi condizionati, che precedono l’uscita di casa per ufficio;

“Servono a difenderci da minacce attuali o potenziali”...

...accidenti, vuoi vedere che si sono decisi ad aumentare le forze dell’ordine sul territorio, a tutela della nostra pellaccia?
E vai!

Continuando la frettolosa lettura, ingoiando quasi per intera la galletta, l’occhio cattura una sigla: F-35.

“...‘azzarola! Sarà la squadra F-35”, mi viene d’istinto pensare: avranno formato un gruppo alla Rambo;
nerboruti e muscolosi molossoidi in divisa, da scatenare contro i malintenzionati.

“[...] 131 esemplari per una spesa complessiva di 15 miliardi di dollari...”.

Un poco carucci in questi tempi di vacche magre, e pure usando valuta estera.
Ma sicurezza e tranquillità non hanno prezzo: preservano la cotica dall’aggressione di tanta crudele e dilagante delinquenza, che ammazza e sparacchia senza misericordia;
magari solo per rubare l’arido portafoglio dell’ottuagenaria pensionata di turno.

Guarda guarda...c’è pure una scheda tecnica...

“[...] multiruolo di nuova generazione, adatto all’attacco aria-suolo [...] monoposto, a singolo propulsore, con ala trapezoidale”.

Qualcosa non mi torna.

Uhm...un Carabiniere o un Poliziotto “Multiruolo”...forse che, quando libero da altro, prepara il rancio, ramazza e lava le macchine d’ordinanza?
“Di nuova generazione”...beh!
Se è “Multiutilizzo”, certamente è qualcosa di nuovo, un salto evoluzionistico, per ampliamento e alternanza di ruoli;
“Adatto all’attacco aria-suolo...monoposto... a singolo propulsore”...ci accontentiamo: nessun “Optional”, ma già quel che è di serie, basta e avanza.

MI lascia un poco stordito quel “con ala trapezoidale”, ma sarà certamente una modifica della divisa, che ne garantisce stabilità, agilità ed efficienza, come gli alettoni sulle macchine da corsa.

“[...] una delle varianti permette il decollo breve e l’atterraggio verticale”;

Ciumbia!
Eccoli disporre di diavolerie tecnologiche bestiali, che permettono di essere una via di mezzo tra Robocop e Iron Men!

“[...] lunghi 15 metri e mezzo, con apertura alare di quasi 11 metri possono raggiungere la velocità supersonica di oltre duemila chilometri l’ora”!

Capisco di aver preso un abbaglio mostruoso: nemmeno Terminator, Il cyborg, killer cibernetico inviato dal futuro, aveva tanto, per dote e dotazione!

Aerei...aerei da battaglia, null’altro che costosissimi giocattoli da guerra, questo è.
Con le toppe al culo e un piede nella fossa, siamo a dilapidare le ultime sacche di sangue per giocare ai soldatini.
All’iperbolica cifra, per dotarsi di tanta prolunga fallica, si aggiungano poi i salati costi della manutenzione, da farsi obbligatoriamente all’estero, perché gli Stati Uniti non vogliono condividere i segreti tecnologici con dei buzzurri di periferia come noi.

Milioni di lavoratori e pensionati - su cui è calata la scure e delle tagliole di un governo esoso, ottuso, miope e dal comportamento talmente prevedibile da essere banale, nel suo applicare salassi di vecchia farmacopea - sono a doversi baloccare con costosissimi aereoplanini.

Una volta ci fu chi, davanti alla fame del popolo, che chiedeva pane, s’arrischiò a prenderlo per i fondelli, con un bel «Dategli le brioches!»
Salvo poi beccarsi i tagli ghigliottineschi, differentemente dal “Popol bue” d’oggi.

Come minchia si fa ad avere faccia di me...tolla, tanto da difendere una simile scelta - quando metà paese piange e l’altro gli passa il fazzoletto, zuppo di lacrime - e cercare di dar d’intendere che è un affarone, non so.
L’unica spiegazione sta nel solito voler pensare male, che saggezza ed esperienza di lungo corso insegna comunque non essere mai abbastanza, che la realtà supera sempre ogni fantasia: la cresta!
Qualcuno c’ha avuto una scodellata di pastone nel trogolo, e non vuol rinunciare a tanta sbobba per accoppiarsi ai buoi, sempre più magri, a far pariglia tirocinante di carretta.

A Milano si dice "dùra guèra, che mì resìsti”, ovvero, continua la guerra che io tengo duro, augurio d’ogni armaiolo...fin che c’è guerra c’è speranza, per i fabbricanti di bombarde.

“[...] Servono a difenderci da minacce attuali o potenziali [...] l'acquisto serve a mostrare credibilità, anche nell'ottica delle missioni internazionali [...] esistono ancora minacce che devono essere affrontate con un’adeguata capacità militare”.

Che cavolo sono ste “minacce attuali o potenziali”?
Forse la Francia, per l’invasione dei formaggi, dal Roquefort al Camembert, dal Beaufort al Brocciu, dal Brie al Picodon?
O dalla Svizzera, per cioccolato ed orologi?
Forse la Germania, per patate e crauti?

Balle!

Noi siamo colonia di collocamento, fonte di pastura e grasso che cola, per venditori di chiavica bellica.
Da soli, con tutta sta ferraglia, faremmo paura quanto la zanzara all’elefante.
Su tutti i fronti bellici, dove siamo, facciamo le belle statuine, le comparse, che le castagne dal fuoco le cavano quelli che c’hanno l’armeria, non il ripostiglio dei petardi!

La prova di tanto speculare sulla pelle d’altri: la Grecia.

Ormai economicamente agonizzante, prossima a ricevere l’Olio Santo per l’Estrema Unzione, si trova costretta, a comprare dalla Germania, pedine da Risiko: 170 panzer Leopard e 223 cannoni semoventi corazzati tipo “M”...M di “Mazziati”, che cornuti sono già, avendo dovuto scucire palanche per rendere ancora più gonfio portafoglio e culone della Merkel!

Bella coerenza, bello proprio lo spirito di corpo, quella che pomposamente si vorrebbe fosse “Unione” Europea, visto come si cazzia un paese lasciato a sè, quando attaccato dagli speculatori, salvo poi usarlo per collocare Caccia e Leopardini, ingolfando così propria pancia per poi voler fare morale e pontificare a sfortunati, reietti e paria; tranne quando ancora hanno qualche spicciolo da spillare.
Pro domo propria.
‘fanculo questa Europa;
‘fanculo le Iene Ridens: i Sarkozy e le Merkel.
‘fanculo pure gli F-35, per “Difenderci da minacce attuali o potenziali”;

l’unica minaccia arriva dai pannicelli lardosi, di chi è a succhiar sangue e linfa, a quanti già abbondantemente avevano dato;
dove i passeggeri del vagone Italia non possono essere chiamati a pagare ancora il biglietto e ammaccature, che maldestri conduttori hanno provocato, nel far deragliare la locomotiva.

E, se di caccia c’è bisogno, basta l’archibugio caricato a sale, per impallinare e far bruciare le chiappe di tanti “Onorevoli” parassiti!

Io, secondo me...12.01.2012

lunedì 9 gennaio 2012

Biancorossoverde

Bianco, rosso e verde...a 215 anni dalla nascita, il tricolore ha cambiato faccia;

una mielosa leggenda voleva che, la triade tintoria, figurasse, alla nascita: il verde dei nostri prati, il bianco delle nevi perenni;
il rosso, il sangue di soldati e patrioti, morti in tante battaglie, per poter issare quel vessillo sull’indipendenza e l’unione di un popolo, sino allora sotto il tallone austriaco, occupante di turno.

Tolto lo zucchero a velo, più che una torta ci si trovò in mano un giro di frittata: presa come base d’impasto la coccarda della rivoluzione parigina, si scambiò solo l’azzurro con il verde, giusto per non fare un banale copia-incolla;
L’importante era mantenere il simbolo, lo scopo e il traguardo: mirare ad avere Giustizia, Uguaglianza, Fratellanza, sola garanzia di Dignità, Democrazia e Prosperità.

Il quel lontano 1794, due anime limpide e belle, copia delle tante che allora esistevano - Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni - presero come distintivo il nastro della rivoluzione dei cugini, galletti d’oltralpe, per esaltare quanto ormai oggi si è perso per strada: Radici, Identità, Appartenenza, Fratellanza, Sacrificio, un Ideale.

I vagiti della neonata Italia riverberarono, dalla piana, dalle valli e dai monti.

Dopo 215 anni, la spianata e quella che c’è passata sopra, come uno schiacciasassi, e la valle è la depressione, creatrice di turbolenze ed ingoio dei nostri sudati risparmi.

Dai Monti...solo frane;

gli italiani vanno in bianco, sono al verde e con il conto in rosso.

Quelli a cui avevamo dato - incautamente - soffici poltrone e lucrose prebende, per amministrarci con oculatezza, hanno mostrato la corda, l’usura del tempo e la paralisi evoluzionistica, perdendo del tutto il contatto con i comuni mortali, fuori della realtà, ingessati e incollati al vecchio come l’intonaco sul muro.

Come a spurgare le fogne, ti ritrovi il rigurgito della tanta merda che hanno sparso;
come cicale, hanno saccheggiato la dispensa delle formiche operaie, avendo pure coraggio a venirci poi a dire «Bambole, non c'è più una lira», piccati, quasi fossimo noi i dissipatori.

Le piattole attaccano: al “Vox populi, vox dei”, ribattono con disprezzo: è solo “Populismo”, ipocrita e lecchina forma per dare contentino, assecondare e metetre silenziatore alle lagne d’ignorante, zotico, primitivo, brontolante e borbottante pentola di fagioli di “Popol Bue”;
e sorella sua, la “Demagogia”: frattaglia e mangime per alimentare sentimenti irrazionali, odio nei confronti del politico, da utilizzare come "capro espiatorio".

Praticamente, dopo essere stati messi a pastura ed ingrasso, pensando di farne sani e appagati gestori di portafoglio, ora sono a sentirsi vittime del fatto che sia rimasto nulla;
noi: ingrati, irriconoscenti, colpevoli di non comprendere i loro sacrifici ma, anzi, di volerli immolare sull’altare della crisi: il manovratore non si capacita del come, dopo aver deragliato, i passeggeri siano a lanciare invettive.

A loro, che hanno speso senza lesinare, “I migliori anni della vita”, per un popolo che ora li vorrebbe sulla graticola, per averlo reso in mutande.

Come per i tombini delle fosse biologiche quando, intasati e rimosso il tappo, rigurgitano i liquami, ecco apparire...il succo del discorso: i “Sistemi” Sesto, ”, i “Lascia e raddoppia”, i “Cazzo, non lo sapevo”.
Ecco il metodo con cui finanziare i partiti, per poter foraggiare la fame di posti da assegnare ai tanti “Compagni di merende”, sempre più golosi: compare qualcosa con soldi pubblici, pagando più del valore, salvo poi farsi dare sottobanco, dalla fortunata e complice controparte, una sugosa porzione del polpettone;
ecco pagare più del prezzo di mercato, strutture pubbliche - siano esse asili, scuole, ospedali, caserme, piscine, palestre e via andare - lasciando poi inutilizzato il tutto, quando ormai la famosa “Cresta” è stata fatta.
Ancora meglio: una volta che - abbandonati a intemperie, saccheggi e vandalismi - iniziano a dare segni di degrado, magari si riesce ancora a “pompare” altra linfa nel sistema, per il loro “risanamento”.
Una navigata, collaudata ma pericolosa “Catena di sant’Antonio”, le cui maglie ora stanno cedendo.

Lasciamo al ridicolo il terzo “Cazzo, non lo sapevo”: quel che si trova pagato la casa con vista sul Colosseo o le vacanze pagate, a 1500 Euri la notte, e ci rimane male, ma così di un male, quasi ad essere lui a scandalizzarsi, per questa “intrusione”, e non noi semplici mortaccioni di bassa estrazione.

Senza contare le mazzette, le bustarelle, che mai sono a passare di moda.
Ovvio che, chi le deve elargire, poi si rifarà sui costi, rovesciandoli - come la spazzatura gettata dalla finestra - sulla testa dei soliti noti: ingrato popol bue, intriso di demagogia e populismo.

Tanto sconquasso, l’uragano, la “Tempesta perfetta”, si è poi più avvitata, prendendo vigore e slancio ed abbattendosi sul fragile castello di carte su cui si teneva l’economia globale e globalizzata, dove è bastato abbatterne una per veder cadere il castello.

Era il 2006, quando dal paese di Mr. “Yes, I can”, arrivò - attraverso la cartolarizzazione dei crediti junk, spazzatura, le società americane fecero da “Untorelli” - polverizzato e spalmando sul resto del mondo
la nuova “Peste Nera”, che ammorbò ed avvelenò le borse e le economie di tutto il mondo: i “Mutui subprime”, concessi alle persone meno abbienti e con elevato rischio di mancato rimborso delle rate;
improvvisamente si ebbe modo di capire quanto le banche hanno fatto “pipì fuori dal vasino”, rivelandosi gonfie di carta straccia, con il classico gioco del cerino dove, una volta consumatosi, sono rimasti scottati: l’aver comprato debiti, poi non più esigibile, le fece, chi fallire, altre sull’orlo del tracollo e tante a traballare e, le più fortunate, con ferite ancora aperte.

Giusto per mettere in piazza anche le mutande sporche di chi gioca e ha giocato al maestro: traditi da giudizi entusiastici, emessi dalle agenzie di rating, che garantirono ottimo un paniere che conteneva anche bond garantiti da quella “munnezza”, dove si gettò a capofitto anche chi non doveva: gestori di fondi pensione e fondi obbligazionari in cerca del “Vincere facile”, invece della sicurezza di bot, btp o pronti contro termine.

Su tanto, giocato con tecniche - come dicevo - a mezzo tra catene di sant’Antonio e passaggi di cerini, ecco innestata l’incapace, ottusa, fragile e cieca gestione di quella che doveva diventare la Comune Casa Europea, dove due galli sognano di occupare l’intero pollaio, incuranti di cercare di salvarsi assieme collaborando e diluendo costi e benefici, dove non c’è matrimonio e amore, “fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”, ma nel “Pro domo mia”, a favore della mia casa.

Tutto quanto messo assieme, giocando di sponda ed abbattendosi, come la boccia sui birilli, ha scompaginato tanti maestose costruzioni, edificate sulla sabbia, giganti appoggiati su piedi d’argilla.

Noi, eccoci allora inadatti al gioco: mazziati e cornuti, da un nanerottolo francese, che ha scatenato una guerra di scippo, su territori dove avevamo quasi il totale controllo d’estrazione di gas e petrolio.
La crucca teutonica che, come la - nel suo caso - “Brutta addormentata nel bosco”, pisola per un paio d’anni, lasciando sfilacciare la catenella Grecia, dissanguata dall’attacco di speculazione, dai morsi dei predatori, allontanandola dalla forza del branco per cercare poi di riammetterla, quando la giugulare già spurgava sangue.

Oggi siamo a dover fare i “Compiti a casa”, sotto la verga di un nanerottolo malefico e di un Bradipo: la “Kulona” “mangiakartofen”.


Abbiamo i “Professori”, ci dicono; con loro andrà meglio, tutto si aggiusterà, quasi fossero novelli Messia, con poteri taumaturgici ed esperti miracolanti.

Nessuno sembra riconoscerli e riconoscerne attributi, quando eran sempre questi a far da “Consigliori” agli “Scaldapoltrone”, che li avevano come eminenze grigie, sulla spalla, come avvoltoi, ad insegnare aria fritta e come scoprire l’acqua calda.
Quelli aprivano bocca, ma in playback: muovevano le labbra in sincrono con una base, parlata in sottofondo dai “Professor Monti” di turno.

Ora, “Il re è nudo”: i “Sibillatores” sono ad esporsi, scoprendone banali doti e capacità e solito teatrino, a dimostrare quanto è diverso e funzioni la realtà dalla fantasia, il concreto dalla teoria - dispensata a Urbi et Orbi -da dietro una scrivania ma fessa, quando in prova strada.

Invece che procedere con saggezza e buon senso, partendo dai tagli e dando il buon esempio nel rigore sui propri, partono dal fondo: tassare qualsivoglia cosa, innescando il conseguente aumento di merci, prodotti, servizi, condotti ed indotti, distruggendo economia di famiglie e di classi, che erano ossatura, fondamenta e tessuto di un sociale, ora compromesso da tanti esperti del disfare, più che del fare.

Piuttosto di calibrare e calmierare le entrate sul prodotto e risparmio da tagli, lasciando l’organismo ad avere qualche energia di ripresa, subito ne hanno succhiato sangue.
Ora promettono una fatidica “Fase due”, che dovrebbe permettere al moribondo di battersi sul quadrato con un peso massimo, al massimo delle forze.

Sceneggiata classica: sguinzagliare i mastini nei luoghi di villeggiatura, a cercare evasori, basandosi sul fatto che ivi stavano facendo vita godereccia, sfoggiando macchinoni costosi come appartamenti.
Sempre, da quando mondo e mondo, simili giochetti ne hanno fatti: ai tempi del governo Prodi, avevano mandato i controllori nei porticcioli, a far censimento di barche da nababbo.
A parte che solo una misera parte dei cresi dell’italiota penisola era in quei posti, è come voler catturare sciami di zanzare con il retino per farfalle o svuotare il mare con il colino della pasta.

Il Monti-show si abbevera di tanto, come quando si disse pronto a rinunciare allo stipendio, sapendo che non lo poteva fare, perché così è disposto da rigide regole, per salvaguardare la casta da pericolosi precedenti;
Il Marietto deve prendere le palanche, salvo poi farne ciò che vuole.
Ma lui ben si è guardato, dal dire eventualmente a che opera benefica farne regalo.
Intanto, come da copione, anche la sua dolce metà recita, facendosi fotografare al mercatino rionale, in artificiale ed estatica posa, di chi guarda ottimista al futuro, tenendo tra pollice e indice un sano prodotto della terra; giusto il tempo per la messinscena del “Vedete, anche io sono comune mortale, come voi”.

Poveraccia.

Viva l’Italia, viva il tricolore!

E gli italiani...in bianco, al verde e con il conto in rosso.


Io, secondo me...09.01.2012

giovedì 5 gennaio 2012

E QUI TAgLIA

Ufo de Padulis

L'uccello Padulo, scientificamente Padulus Padulus, è come la materia oscura nell’universo: non si vede ma c’è, misurabile indirettamente per gli effetti che comporta.

Nell’immaginario del volgo, si dice abbia volo basso e radente, da essere quasi invisibile al rilevamento, come gli Stealth americani: insidioso al pari dei missili terra-terra, sembra abbia abitudine di colpire a tradimento e non vale stare chini per evitarlo;
anzi, peggio: sembra sia questa la posizione peggiore e l’effetto più dirompente.

Sull’italiota penisola ne abbiamo provato flusso migratorio più folto e da noi stormi interi si sono materializzati e sono a svernare.
Statisticamente, ogni italiano ne ha provato bruciante esperienza, come ad essersi trovati sotto sciami di piccioni in volo acrobatico mentre svuotavano i serbatoi.

Neppure il grande Alfred Hitchcock, nel film “The birds”, gli uccelli - dove immaginava centinaia, migliaia di corvi aggregarsi per attaccare la razza umana - o Don Siegel ne “L'invasione degli Ultracorpi”, mortiferi alieni replicanti, potevano mai concepire il peggio del Padulus Padulus.

Un esemplare ovaiolo della razza, da incrociare con specie autoctone, per rafforzare la razza - si è poi scoperto - è stato importato, dalla Francia e dalla Germania, da un certo Mario Monti;
ingozzato con Bocconi generosi, il Padulo ha sgravato felicemente - peggio che nell’invasione delle cavallette o delle formiche legionarie - gli ” Ufo de Padulis”.

“Ufo”, non perché Unidentified o Unknown Flying Object,oggetto volante non identificato;
l’abitudine sarebbe stata poi quella di vivere alle spalle degli altri, “a ufo”, come si diceva ai tempi delle costruzioni delle Cattedrali, dove sui materiali non si pagava tassa, perché “Ad Usum Fabricae”.

I Paduli non conoscono l’accezione “Do ut des”, io do affinché tu dia: sono dei buchi neri che, come i cannibali dell’Universo, ingoiano senza mai rigurgitare;
La capacità di creare ricchezza sociale ed essere valore aggiunto, è pari a quello delle piattole.
Prolificando come e più di conigli, “scarrafoni e ratti, hanno infestato intere...Camere.

Niente è paragonabile, nell’intera storia del paese, a tanti razziatori: Attila con i suoi Unni, la Peste Nera e Georg von Frundsberg con i Lanzichenecchi assieme, non sono riusciti a devastare quanto i Paduli.

D’improvviso, ignari di quanto fossero state rosicate e intaccate le fondamenta, milioni ‘italiani si sono visti costretti a puntellare la casa, pentiti dopo troppa obbedienza china a tanti parassiti di bassa lega, altezza e volo.
Ora, il Padulo non è intelligente per natura: ama covare scaldando la poltrona.
Per le decisioni, fa da risonanza: dietro, ci sono le vere eminenze grigie, i “Tecnici” quelli che “Sanno”, “Professoroni” e “Professorini”.

Per ammissione, uno di questi è a dire: “Quelli non sono certo tuttologi, ma ascoltano; e quando non sanno, c’è chi li aiuta e risolve le grane”.

Tanto hanno ascoltato, e quelli a suggerire, che oggi siamo con il culo per terra...dopo il passaggio dei Paduli e mortacci loro.

Ora che Ufo de Padulis si sente come la quaglia, lasciata libera in riserva, all’apertura della stagione di caccia, da impallinatore rischia d’essere impallinato;
ecco allora l’idea geniale: a bersaglio, ci mettiamo i “Consigliori”.
Operino loro, basta che non facessero mai mancare grana e granaglie, nella loro mangiatoia, come sempre abituati.
Ora, dopo il passaggio dei Paduli, siamo a dover prendere lezioni da quelli che, dopo aver provocato il crollo, parlano di ricostruzione.
Nell’immediato e in pieno inverno, eccoli a presentare logoro repertorio: tosare le pecore, sperando che, nude, riescano a superare la stagione e il pelo ricresca, per il prossimo raccolto.

Di togliersi, togliere e spennare Paduli & C., nemmeno a parlarne: abituati a far di conto nelle tasche d’altri, sono a gettare spugna, dichiarare incapacità e resa nel calcolare pastura e razione loro, a misura dei simili, di altre voliere, meno voraci e più produttivi.

Loro, come per i fili dell’alta tensione, sono pericolosi da toccare.

Speriamo in un cortocircuito e che...chi di Padulo ferisce...
...

«Mamma mia, che Incubo!»

Sobbalzando improvvisamente sul letto, madido di sudore, ansimo per l’agitazione e il terrore;

«Calma, caro: è stato solo un brutto sogno» mi tranquillizza, preoccupa, una premurosa mogliettina.

Mi alzo, lavo i denti, faccio la barba, prendo la borsa, le chiavi della macchina e vado per mettere le scarpe.

«Caro, ci sono quelle nuove, con la stringa!»

Fossi matto.


Io, secondo me...05.01.2012

mercoledì 4 gennaio 2012

martedì 3 gennaio 2012

Mario MoRti

Rivoluzione del cactus

Come per gli armadi, siamo al cambio d’abiti di stagione, anche per quella che fu la “rivoluzione araba” o “dei gelsomini”.
Scartato qualche capo un poco vecchio e tarlato, ecco, a far bella mostra di sè, quelli che erano appena dietro, nella fila.
Ovvio che lo stile non cambia, perché la pelle di chi li indossa è sempre quella, come del lupo, che perde il pelo ma non il vizio.
Solo degli emeriti babbei potevano credere nella baggianata illusoria di un mondo migliore, convertito all’idea di democrazia all’Occidentale, in realtà callificate e calcificate dove l’influenza della religione - più che della ragione - di Stato è unghia incarnita, viscosa e collosa bava di cozza sullo scoglio.
Il nostro concetto, di “Libera Chiesa in libero Stato”, non è esportabile, dove lo zoccolo duro concepisce solo un suddito stato - volutamente scritto con la “s” minuscola - immerso come una spugna in leggi, “più Allah che di qua”, nel senso della deriva che porta ad una divinità concepita più “padrona” che “Padre”, più di servitù che di servizio.
La massa serve ed è servita solo come da mandria: da aizzare, alla bisogna, contro ostacoli che, di volta in volta, si dovessero frapporre tra il delegato, l’illuminato e l’inviato del dio di turno e le sue mire.

“Tutto cambia, affinché nulla cambi”, sostiene l’esperienza di un affermato bizantinismo all’occidentale.

Ecco, solo qui c’è un contatto e si può dire che “Ogni mondo è paese”.

Sarà brutto ma, anche quando il boia indossa l’abito della festa, sempre di taglio e non di taglia si parla.
Da piazza Tahrir in Egitto, a Maidan Al Shajara, la piazza dell’Albero nel cuore di Bengasi, i mazziati e cornuti ritornano a prendere bastonate dai nuovi “padroni della melunera”, quelli che li hanno coglionati per scalzare i vecchi padroni del vapore.

Il pirlotto che s’è ribellato a Gheddafi e c’ha rimesso due gambe, prima incensato come “Eroe che ha dato metà di sè per la rivoluzione”, ora è a frignare che è “Senza un soldo, senza sussidio e neppure un grazie”.
Tanta grazia alle sue ed altre gambe però: il glorioso Consiglio Nazionale di Transizione si è affrancato, anche se la sua connotazione ora traspare...come una finestra infangata, come dice un altro rivoluzionario trombato, che sognava una cicciosa divisione del bottino, come ai bei tempi dei ladroni del deserto.
Gratta gratta, quando quelli che si sono fatti una pera saranno liberi dallo sballo, realizzeranno quanto del nuovo puzza di vecchio, ma sarà tardi: passata la festa, gabbato lo santo!
Nella “fattoria degli animali”, sempre resteranno pecore, al servizio dei maiali che, dopo aver scacciato il fattore, sono a rifargli il verso.

«Questo segna la fine di un lungo e doloroso capitolo per i libici. Ora hanno l'opportunità di determinare il loro destino in una nuova e democratica Libia. Uno dei dittatori più longevi non c'è più [...] Il coraggioso popolo libico ha combattuto per il suo futuro e ha sconfitto il regime e ora ha una grande responsabilità per costruire una Libia aperta, tollerante e democratica» disse la più orba talpa politica della Storia, Obama il bamba del “Yes we can”, convinto che bastano gli slogan a plasmare la realtà.

Una “ciofeca” peggiore di questa l’America non poteva eleggere, tanto è incompetente in politica estera, da essere ignorato da ogni terrorista e guerrafondaio che si rispetti, per nulla intimorito dagli isterismi di quello che reputano unl “Femminiello”, nell’arena del mondo, dove si affrontano nerboruti lottatori.
Svegliatosi di soprassalto, ai primi clamori e clangori della “rivolta gelsomina”, ha subito sputtanato la figura dell’Occidente, presentandosi come opportunista voltagabbana, trascinato dagli avvenimenti come la foglia caduta in un torrente, rinnegando quelli con cui, sino al giorno prima, era culo e camicia.
Peggio ancora: è stato menato con l’anello al naso, come la vacca al pascolo, dal “Nanerottolo Franzoso”, interessato a far scoppiare il casino in Libia solo per fottere il cugino italiota, compagno in quella che dovrebbe essere il massimo segno di fratellanza in un’ipocrita “Unione Europea”, nata senz’anima ed identità, ma solo per affermare supremazie “Cruccogalliche”.
L’”aiuto umanitario” agli straccioni della rivoluzione libica è stato “modesto”: le missioni sono state complessivamente oltre 26.200, delle quali più di 9.600 d’attacco.
Se facevano una guerra, allora, che cazzo sganciavano: la bomba atomica?

Oggi, dovunque si spinga lo sguardo, dall’Egitto alla Tunisia, alla Libia, si profilano i veri padroni delle stalle: dai Fratelli Musulmani ai più assatanati nel volere il ritorno alle antiche leggi degli avi, fermi a secoli fa, alla faccia di un’apertura ai grulli occidentali che, troppo attenti alle torri d’estrazione petrolifere, mai altrettanto all’innalzamento dei minareti - i manār, i "fari", da dove gli incitamenti dei muezzin - e alla “scarnificazione” delle altre religioni dall’ossatura del verbo incartato nel Corano, parola di Allah e del suo Profeta.

Rivoluzione del cactus!!

Io, secondo me...03.01.2012

lunedì 2 gennaio 2012

Salomè tedesca e salame Napolitano

Fumo negli occhi

“Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto si da al popolo l'illusione di essere sovrano: l'aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna”.

Tema: Sangue, sudore e lacrime.
Periodo temporale: vigilia di Natale 2011.
Protagonista: la sciura Elsa.
La tipa, al mercatino ortofrutticolo rionale, in posa per i fotografi, sembra guardare l’apparizione della Madonna, mentre tiene, tra pollice e indice un fruttino, tra lo schifato e la paura di schiacciarlo e macchiarsi il vestitino bello;
quanto di più artefatto, falso e in posa non esiste, nel ritratto della “Sciura” Elsa mentre si fa immortalare in quell’atto insipido e insulso, da comune mortale.

Pazienza, è questione di attimi, il tempo di qualche scatto ad uso del popolino: finita la sceneggiata, i cesti di Natale arriveranno a bizzeffe alla “moglie del capo”, da tutti i “lecchini” e fornitori del circondario, a permettere dispensa e botte piena, senza bisogno di sporcarsi più le mani e mischiarsi al volgo.

Come per i Faraoni, messa la prima pietra, saranno gli altri a sgobbare, per innalzare le piramidi.
Titolone sui giornali: “Sceglie con cura la frutta, alla vigilia di Natale”.
Tanti saranno invece, quando il mercato sbaraccherà, a “ravanare”, a raccattare gli avanzi e gli scarti di frutta e verdura, che persino i mercanti disdegnano di raccogliere sia pure da dare a polli, conigli o maiali.

La “Sciura" intanto è servita per l’edulcorata “scena educativa”, al popolo brontolone e ingrato verso chi si fa un culo così per lui, per averne ritorno solo ingratitudine d’ignoranti.
Miopi insetti, che strisciando non possono vedere il fulgido mondo che li aspetta, se solo ubbidissero e seguissero le aquile che sopra volano.

Il “teatrino” del mercato è servito, a dar impressione che anche i grandi soffrono e piangono per i mali del mondo, mettendo in scena la trama e il copione del “vecchio Benny”.

Con la possente mascella quadrata, che aggressivamente “scarrellava” all’infuori quando voleva dar senso di forza, unito alla virile pelata da pretoriano, aveva capito subito quanto valore poteva avere l’immagine, sia pure proiezione di miraggio, a far credere d’essere invincibile, grande e grosso, solo al gonfiarsi d’aria il petto.

Il Benito era proprio un artista, un genio nell’usare l’arte di fare lo “sborone”, nella forma gergale che identificava l’esibizionista, fico e gradasso;
insomma: il “bauscia”, il bullo, spaccone e smargiasso.
Chi non ha mai visto il classico filmato del Mussolini, al balcone di Piazza Venezia, a Roma:
Impettito, inamidato, ritto come l’asta di una bandiera, che guarda dal sopra in giù le formiche sotto di lui, facendo perno sul collo taurino, ruotandolo ostentatamente, con studiata lentezza;
il classico “mentone” spostato in avanti, come il rostro delle antiche navi romane delle guerre puniche, a dare impressione di voler speronare ogni cosa gli si dovesse parare d'ostacolo.
Oggi si ride, come al vedere un aereo nostro a confronto di quelli di compensato, con le ali di tela, ma allora il Benny fu caposcuola, l’apripista del metodo per impastare e modellare la mente delle masse.
Subito a ruota lo imitò il nanerottolo tedesco, non meno di lui maestro di sceneggiata.
Benito sembrava un piccolo dio in miniatura: onnisciente, onnipresente e onnipotente
Eccolo ai comandi di tutti i mezzi a motore: autista, motociclista, aviatore;
ma anche muratore, contadino, camicia-nera, maestro, artista, burocrate, poliziotto, giornalista, dottore honoris causa, enciclopedico professore, presidente, operaio, spadaccino, cavallerizzo, sciatore e tantissimo altro.
Memorabile a torso villoso e nudo, mietere e trebbiare, per la “battaglia del grano”, campagna lanciata durante il regime, per promuovere l'autosufficienza produttiva di frumento dell'Italia.
Cosa gli riuscisse tanto e bene, di tutto questo, dubbio c’era, ma tant’è: importante era la “percezione” che il popolo bue doveva avere del proprio capo-branco, che doveva rassicurare, tranquillizzare, rasserenare gli animi nell’incombenza della lotta e degli scontri.
Se il duce è così, è esempio, si vorrà mica che gli altri siano da meno, no?
Tra il comico e ridicolo fu l’iniziativa di Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista: se faceva sport il duce, lo dovevano fare anche i gerarchi.
Bello la scena di smilzi e panciuti, macilenti e attempati sottopancia, usi - come i nostri d’oggi - a poggiar chiappe su morbidi cuscini, alla Camera e al Senato, prenotati per prove di salto radente dal trampolino, nuoto ed equitazione, superati siepi, carri armati, cavalli isolati e in pariglia, salto nel caratteristico circolo formato dai moschetti con le baionette inastate e salto nel cerchio di fuoco.
Bella fregatura il motto ducesco del “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi”.
Il tirarsi indietro prometteva male, se non per chi aveva tempra di martire, nell’opporre l’ultimo «Me ne frego!» confortati dal fatto che meglio era “vivere un giorno da leone, che cent'anni da pecora”.

“Egli insegna così agli Italiani a non essere mai secondi, a raggiungere quella perfezione fisica e morale che Egli possiede. Il raggiungimento di questa meta dovrà essere ora, per ogni buon fascista, somma aspirazione, per il proprio bene personale e per quello collettivo della Nazione”.

L'individuo non esiste, se non in quanto é nello Stato e subordinato alle necessità dello Stato. Man mano che la civiltà assume forme sempre più complesse, la libertà dell'individuo sempre più si restringe.

A precedere il “Teatrino Elsa Antonioli”, ci fu quello del di lei marito: il Marietto.
Monti, per la casata e il blasone.

«Io allo stipendio di presidente del Consiglio e ministro dell’Economia rinuncio!»

All’annuncio, mi sono cadute le braghe al bagno: dove si trova uno che rinunzia a decina di migliaia di Euro, di questi tempi, dove gli “Onorevoli” hanno fatto falange, chiusi a riccio nel difendere stipendio da Creso?
Per un momento, ho avuto ammirazione, ricordando un ritratto che, la propaganda di regime pennellò sul ritratto del Benny:

“Egli insegna così agli Italiani a non essere mai secondi, a raggiungere quella perfezione fisica e morale che Egli possiede. Il raggiungimento di questa meta dovrà essere ora somma aspirazione, per il proprio bene personale e per quello collettivo della Nazione”.

Davanti a tanto, e alla moglie sua, accomunati ai comuni infelici terreni, mi venne da vergognare del mio eterno borbottio da pentola di fagioli, verso questi poveri cristi, come noi condannati alla disgrazia del tirare cinghia.

Possibile che gli altri della cricca abbiano lasciato la possibilità a qualcuno di darsi una zappata così sui piedi?
Poi gratto la crosta e vengo a sapere:
non si può rinunciare allo stipendio, che spetta alle cariche degli “Onorevoli”.
Si è “costretti” ad incassare lo stesso.
Poi, ognuno ne farà quel che vuole.
Già...ma il Marietto non disse che li avrebbe dati via: solo che “rinunciava”.
Giocoforza poi “piegarsi” alle barbare leggi, che lo costringono ad ingoiare tanto grasso rospo.

Caro Benny, tu sì, che facesti scuola!

L'individuo non esiste, se non in quanto é nello Stato e subordinato alle necessità dello Stato[...] la libertà sempre più si restringe [...] il popolo delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna”.


Cambia solo una cosa, dal Benito ai Monti: prima olio di ricino...oggi, vaselina!

Io, secondo me...02.01.2012

martedì 27 dicembre 2011

giovedì 22 dicembre 2011

I have a dream

Mangiatoia di Natale

Ma 'ndò cazzo sono annati??

Forse che a starci troppo con il culo attaccato, il cadreghino scottava?

Certo, bisogna capirli: con i tempi che corrono, un lavoro solo non basta e quindi tanti saranno a poggiar deretano su seconda poltrona - e stipendio - che si sono ritagliati a misura: il doppio incarico è toccasana, per nulla incompatibile e non storno d’energie e attenzioni su quel che priorità dovrebbe avere.
Probabilmente di tempo ne hanno se, oltre a sudare le sette camicie di sfiancante mestiere di “Onorevole” in Senato, avanza qualcosa per tenere la fascia di Sindaco di uno dei tanti comunelli d’Italia.
Giusto per arrotondare quei miserabili dieci, quindicimila o più eurini al mese di stipendio.
Insomma: c’è la crisi e anche loro tengono fame e famiglia!

Fatto salvo questi però, che per non andare di magro saranno a fare le belle statuine alla sagra della patata o del cetriolo, i rimanenti, che tirano a campare con il miserabile salario di solitaria “bustarella”, oltre alla normale sosta al caffè o al gabinetto - quello orinale, non orale, di guerra o di consulta - dov’erano imboscati?

Noi, comuni e sacrificabili mortali, ridotti alla canna del gas, eravamo ad aspettarli, per conoscere di che morte si dovrà morire.
Nel giorno del voto di fiducia sulla manovra del salvatore della Patria, del “Mariettomonti”, la seduta è stata sospesa già nelle prime battute, per latitanza e avarizia numerica di maggioranza, necessaria a confermare tagli e taglieggiamenti al popol bue.
Mancanza di numero legale.
Fortuna che, alla ripresa, il richiamo della stalla ha riportato i transumanti alla pastoia.

L’unica certezza è che non erano al ristorante di Palazzo Madama: parte di cuochi e camerieri sono stati messi in cassa integrazione, dopo che i nostri “Panzutos” si sono incazzati;
hanno subito l’onta dell’aumento del companatico: bisteccone di manzo, spigola al forno e carpaccino di filetto, dal prezzo di un paninazzo al McDonald's è passato a costi più allineati con tempi e mercati.
Avendo paura di intaccare la scarsa pecunia stipendiale, i più ne hanno fatto materia d’affronto, con tanto di guanto di sfida e rappresaglia.
Qualcuno passerà, con moglie e figli e grazie ai nostri spilorci dal braccino corto, feste amare: gallette e fiele nel piatto, grazie a questi parassiti;
ma sono solo insetti fastidiosi, moschini, zanzare o formichine che neppure avverti di schiacciare.

Dovevano fare attenzione e portare doveroso rispetto alla razza “eletta”;
keep out...alla larga: chi li tocca muore!
E se qualcuno osasse chiedere perché, di tanto, sarebbero a rispondere con le parole del grande "Albertone" Sordi, ne”Il Marchese del Grillo”.
A chi chiedeva perché, in una retata in bisca, tutti fossero arrestati tranne lui, risposta al fulmicotone:

«Mi dispiace, ma io sò io, e voi nun siete un cazzo!»

Dalle stelle alle stalle: ecco il succo del discorso che, dalle torri d’avorio arriva ai terricoli vermi.

Nel momento in cui noi “sottoclassi”, come quaglie liberate nella stagione di caccia, nella riserva, aspettiamo le schioppettate, ogni categoria all’apice della casta, dai magistrati alla cricca della Regione Sicilia, tenta la “fuitina”, la fuga con il malloppo.
Inteso come uscita anticipata, con annesso pensioncina d’oro, grasso vitalizio da consumare nel fulgore della “giovin età”, differentemente dal resto degli straccioni popolani, che - se ci arriveranno - saranno subito a monetizzare il poco per la bara e un fazzoletto di terra al Camposanto.
Nel mentre, ci si attrezza per rimandare alle calende - speriamo, non vicende - greche ogni tentativo di sfoltire abbondante chioma salariale di tanta aristocratica nobiltà.
Il tempo lo lasceranno, a permettere che siano solo le sardine a restare nella rete, invece che il pesce pregiato.
La massa delle pecore da scorticare darà già lana in abbondanza, senza danneggiare la pellaccia che sta sotto; soprattutto, senza bisogno di intaccare la sensibile squama dei rosei e delicati culetti degli “scaldapoltrona”.
Cane non mangia cane.

Quelli che ora sono al posto del manovratore, ben consci sono di metterci la faccia per pigliare sputi ed insulti, per poi tornare a far funzionare le cose nel mondo della perfezione, dove tutto funziona: dietro le scrivanie, dove le teorie galleggiano senza mai affondare.
Poco male: anche le loro greppie avranno buona fienagione e nessuno di loro conoscerà pascoli di vacche magre.

Di nuovo saranno i dino e burosauri a ripopolare la terra, a confermare che “Tutto cambia affinché nulla cambi”.
Sono come le presine di silicone, per permettere a chi cucina la nostra sbobba di maneggiare roba che scotta senza bruciarsi e lasciare ad altri compito di scodellare il rospo, quello che rimarrà in gola, a strozzo.

Grazie alla “Cura Auschwitz”, dicono, la ripresa seguirà.
I peccati ci saranno rimessi e ne avremo condono...tombale.

Populismo e qualunquismo saranno detti causa i borbottii delle nostre pance vuote, le proteste, le grida di dolore prodotte dal basso ventre e proveranno compassione per l’ignoranza da campagnolo, che produce sgarbata ingratitudine verso chi si è sempre sacrificato per noi e si è fatto un culo grande così.

Poggiato sui soffici cuscini d’avvolgenti scranni, con ciotola sempre piena e raffinato beverone...a donne e Champagne, mica seghe e gazzosa.

Guardo il vicinato e m’imbufalisco sempre più: La Spagna, partita male come noi, ora gongola.
Ha collocato facilmente i suoi titoli, diminuendo drasticamente l’interesse sugli stessi e trovato affidabilità sui mercati semplicemente tagliando le spese, senza massacrare la sua gente, senza applicare sanguisughe per gravosi salassi.

«Yes I cut» dice l’Ispanico Mariano Rajoy, con sale in zucca;

«Yes, I tax» risponde il SuperMario, l'italiota, mettendo sale sul filetto al pepe...verde, come le saccocce degli italiani!

Al Mariano è bastata la scoperta dell’acqua calda e l’aspirina, per la cura.

Marietto, vampitretto nostro, spera in Gesù, per il miracolo su Lazzaro.


Io, secondo me...22.12.2011

martedì 20 dicembre 2011

mareMo(n)ti

Tecnobaluba

Cavaliere di terza classe, dell’ordine di Radonez.

Dei miei ruvidi natali campagnoli mi scappa subito da dire «Checazz’è?»

Oltre a questo, nella mia abissale rustichezza contadinotta, sono a presentare profonda ignoranza, nell’interpretare quella “terza classe” come un che d’incompiuto, come un maturando per la patente, ancora con il foglio rosa e l’obbligo di guida con l’accompagnatore.
Un cavalier precario, con giumenta ma senza patentino di categoria.

Tant’è: la presentazione fa la sua porca figura, come si usa dire nel crudo e scarno vocabolario del volgo.
Vogliamo mettere, come suonerebbe meglio un generoso “Cavalier” Giuseppe, della stirpe dei Fontana, invece che il misero Beppe, il Fontana?

Scopro da subito che il tizio insignito dai tanto pomposo, altisonante e aristocratico titolo è uno dei “tecnosalvatori” del Mariettomonti, apostoli chiamati a far miracoli, al capezzale di una Italia agonica e in fibrillazione e da mettere sotto presa di corrente industriale.

Andrea Riccardi, signorotto del feudo ministeriale per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione.
Cavaliere di Radonez...terza classe.

Come nei film western, ora che anche la cavalleria è arrivata, la cotica sarà salva.
Dello scalpo m’importa meno, giacché la mia “fronte alta” prosegue sino all’altro capo della nuca.

La doccia fredda coglie all’improvviso, come un gavettone: l’Andrea è semplicemente d’altra tribù, quella dei “Baluba”, e il fortino non è salvo.
Anzi, peggio: ci vuol mettere la famiglia sua.

«Basta episodi d’intolleranza nei confronti dei nomadi: si mette a rischio l’integrazione e la tenuta del Paese! Ci vuole più dialogo. Dobbiamo dar loro una casa, per favorire l’integrazione e il superamento della provvisorietà.»

Dobbiamo dar loro una casa.
Ai nomadi.

«Quest chì l'è propi un ciùla...un gran baluba!» sbotterebbe, se ancora vivo, il simpatico Giuan Lüis Brera, “el püssè impurtant giurnal spurtìu italian”...Giovanni Brera, il più importante giornalista sportivo italiano.
Ciùla e baluba...stupidotto e primitivo, che i Baluba erano di una tribù del Congo, perfettamente adattati al loro mondo, ma fuori luogo da noi.
Come il “Cavalier Radonez” di terza classe.

Di grazia, non capisco perché dovrei integrarli, i nomadi.
Se sono “Nomadi”, vuol dire che viaggiano...ora qui, ora là: è nella loro natura.

Piuttosto, mi occuperei dei “Barboni”, quelli che vivono in tutte le stagioni, nelle case di cartone;
o degli anziani, di quelli che non hanno mezzi di sostentamento, o chi la casa non se la può permettere;
o che sono da secoli in lista chilometrica d’attesa di un tetto, in cubicoli popolari o del Comune.
Scavalcati sempre dallo sbarcato del gommone, sfuggito dall’inferno di terra natia per ottenere paradiso da noi.
Senza contare chi, non potendo più pagare il mutuo, il tetto lo perde, per andare ad abitare sotto quello di stelle.

O dagli zingarelli d’Andrea.
Centocinauantamila in Italia;
che in questi anni si sono accontentati dell’incentivo alla buonuscita, in denaro contante, per il “rimpatrio assistito”.
Salvo poi, usciti dalla porta, rientrare dalla finestra.
Inutile dire che, appena s’è sparsa tra loro la notizia degli italiani bamba, c’è stato esodo di massa: tutti in Italia, paese del Bengodi!!
Meglio e più del pellegrinaggio a Santiago de Compostela, visto che da noi, il miracolo è assicurato!

Chi lo spiega all’Andrea che gli zingari frega ‘na beata fava d’andare nelle case.
Se non in quelle degli altri...quando il proprietario non c’è.

E che non campano facendo gli artigiani: un tempo calderai e stagnini, ora nel mercato del rame.
Quello che fregano.

No: io - ma pure loro - non voglio l’integrazione, dove il valore aggiunto lo mettiamo sempre noi, già taglieggiati dai “Discepoli Montiniani”!

Se non se ne vanno dall’Italia è perché starebbero peggio altrove, visto che il masochismo non gli appartiene.
E non trovano altrettanti fessi, che li accolgono con il mazzo di chiavi del nuovo appartamento e, quando non, li pagano, per andarsene fuori dalle palle.

Ragionamenti forse terra-terra i miei, ma è in questa che possono affondare le fondamenta: non nell’aria, dove i castelli non reggono.
Personalmente non mi fa schifo la mia gente, tra cui bisognosi si trovano già in abbondanza, senza cercarne d’importazione.
Che qui sono “a ufo”, a sbafo, sgraffignando e non offrendo nulla in cambio, come invece fanno quegli immigrati che vengono a portare braccia e forza lavoro.
Prima dei “Nomadi”, c’è una schiera infinita di gente con più diritti e bisogni, per avere quanto invece si vorrebbe omaggiare alle “Cavallette di Riccardi”.

Cavaliere di Radonez.
Terza classe.

Tecnobaluba.


Io, secondo me...20.12.2011

CARITASse

lunedì 19 dicembre 2011

Il Mario e la Regiùra

Sarò volgare;
certamente grezzo e “Tajà cunt'ul fulciott”, sgrossato con il falcetto: certamente incazzato nero.

“Se tucc i gran andassen in grané, anca i cujun in bòn de fà la Regiùra”.
Se tutti i chicchi di grano finissero nel granaio, anche i coglioni saprebbero fare la Regiùra.
Ma i nostri, di chicchi, se ne sfuggono, nel conteggio di abili “distrattori di conti”, maneggioni, corrotti, ladri ed evasori, inetti e incapaci amministratori e vario porcellame da operetta.

La “battaglia del grano”, l’Italia l’ha persa, perché ci siamo affidati ai “Super Mario Bross”, ma quelli di casa Nintendo, dei giochini virtuali, che la vita della gente l’hanno vista su banchi del simulatore;
usi alla quadratura del cerchio da dietro una scrivania, maestri di teoria, alla prova del nove, quando alla lingua bisogna far seguire i fatti, a “fa andà i manitt”, muovere le mani, mettere in pratica le seghe mentali, ecco: qui casca l’asino!
Dietro le quinte, a far i “Consigliori”, ora davanti, da comparse ad attori, per continuare l’opera loro: serpenti sibillini, ora sono a schiacciare di persona quei bottoni del comando, che prima erano a suggerire quali essere da pigiare, per una classe asinina di politicanti, totalmente avulsi dalla vita reale, abitatori di torri d’avorio, rimasta ora afona di raglio, mancando il bersaglio che nascondeva il nulla d’idee e progetti.
Solo carne all’ingrasso, a cui basta costanza di foraggio, anche in tempi di vacche magre.

La “Giocosa macchina da guerra”, spalator di merda, rimasta senza nulla da sporcare, ora gira a vuoto, incapace di riprendersi dallo scoprirsi orfana di capri espiatori, su cui scaricare propria ideologia, pure cassata dalla Storia e dal crollo murale che ne nascondeva vergogne e bassa macelleria;
è bruciato il pollaio, intanto che i galli s’azzuffavano.
Giornali che avrebbero dovuto fare informazione seria e giornalismo d’assalto, erano a rubare mestiere a quelli dedicati al pettegolezzo;
giudici falcemartelluti, marchiati a natica, eccoli, servitor cortesi, badilare fango davanti ai ventilatori: merce senza valore penale, ma solo da sputtanamento.
Mignotteria.
Zoccolaggine.
Il “Sistema Escort” ha portato solo soldi a qualche baldracca, ben conscia di sedere sulla sua fortuna dove, chi le ha “affittate”, c’ha messo di suo;
diversamente dai “Sistemi Sesto”, sparsi certamente a stampino sul paese e meccanismo ben oliato, dove la cresta vien fatta su soldi nostri, dell’intero popolo delle formiche operaie.
Se l’Italia s’è trovata in braghe di tela, certo non per le mutandine di qualche sgualdrinella a vendere merce sua al mercato, ma per festaioli di salamelle, dove l’Unità l’hanno vista solo nel cambiare spiccioli in banconote.

Ben consci d’averla fatta grossa, ora hanno messo quel che sperano siano “teste di legno”, a sporcarsi per loro e ricevere gli strali di un popolo attaccato da piattole, dissanguato e allo stremo;
certo nella speranza di tornare poi, con verginità rifatta e magari con l’aureola di salvatori della patria.

C’hanno rubato tutto: reso inutile quanto fatto in passato, taglieggiato sul presente ed ipotecato il futuro, usandoci da tappo intestinale per i giovani, che si troveranno a dover fare guerra tra poveri;
i propri padri ad “okkupare” un posto di lavoro che si spera, come quello dell’ospizio, si liberi per cessate funzioni vitali del soggeto, costretto alla macina sino alla fine dei tempi e la “Pension impossible”.
Come la carota legata alla canna da pesca, davanti al somarello che traina e se la vede dondolare davanti, per mai poterla raggiungere, muovendosi quella con lui.
Dalla culla alla tomba: diretti come il Pendolino o il Frecciarossa, senza fermata alle stazioni intermedie, per fottere il vecchietto e tenersi le palanche.

Quelli che hanno messo, a fare da Killer, sono come i centurioni che spezzavano le gambe agli inchiodati in croce, per farli crepare prima;
Dopo il trattamento che ci faranno, neppure Gesù riuscirà a resuscitare il morto che ne rimarrà.
Per la ripresa e la crescita, si dovrebbe avere ancora sangue, ma sarà svaporato, con il sudore e le lacrime.
E vorrebbero far credere che dopo saremo pronti per la maratona.

Spacciati per antidoto per tutti i mali, come i prodigiosi intrugli dei vecchi tempi, che si volevano capaci di guarire dal callo al cancro, le metastasi hanno attecchito, succhiandoci il midollo dall’osso.
Da sempre a pagare, ancora siamo obbligati a farlo: ancora “oro alla patria” abbiamo a dare.

Alla prova dei fatti, questi “Soloni” gran sacerdoti dell’arte del bauscia, alfine sono a mettere in pratica quel di sempre: affondare nella giugulare e succhiare.
Di tanto, ognuno di noi avrebbe potuto fare: non c’era bisogno di studiare per arrivare a spremere limoni e a bastonare vacche da portare alla mungitura.
A far come loro, basta aumentare il numero degli esattori.
Della pomposa boria, rimane quel che sono: barchette di carta in un mare in tempesta, i comandanti Smith del Titanic.

La vecchia “Regiùra”, che nella famiglia contadina faceva quadrare i conti, avrebbe fatto meglio dell’armata Brancaleone del Marietto Monti.
E certo, non mancandole ingegno, sicuro avrebbe tirato fuori qualche coniglio dal cappello.

Marietto invece ha subito impiantato la “Corte dei miracoli”, il suo governo di banchieri e di tecnocrati, dove il conflitto d’interessi è raro come il raffreddore d’inverno.
Al volpone, gli hanno regalato le chiavi del pollaio, e lui ha chiamato i gatti, per non lasciare neppure frattaglie.
Ora ci ha offerto in multiproprietà ai “compagni di merende” e all’indotto dei banchieri: Goldman Sachs, Commissione Trilaterale, Gruppo Bilderger e Moody’s - di cui è tentacolo - come acutamente ci notare Magdi Cristiano Allam, nel suo amaro ma, purtroppo, nudo e crudo editoriale.
E il buon Cristiano continua nell’elenco, che si farebbe prima a dire dove il Mariettomonti non figura, nel libro paga o in aree d’influenza.

A spizzichi e...Bocconi, la sintesi del Supermario è racchiusa in un proverbio calabrese:

«Esti facili fari u frosciu cù culu ill'autri», è facile fare il frocio con il culo degli altri!

E la cosa - come la casa - brucia.

Io, secondo me...19.12.2011

venerdì 16 dicembre 2011

monopolLi

Zippelle

Peccato non possa, come nei cartoni animati, sfilare la pelle di dosso, semplicemente agendo su una pratica cerniera lampo, detta anche zip.

...ZZZzzzzzippppp...

Tolta la cotica, gli darei una centrifugata in lavatrice, due mollettine a stendere, per l’asciugatura, una stiratina e poi, imbustata e francobollata, la invierei ai “conciatori”, i “tecnici” che ora hanno trovato geniale e nuova soluzione ai mali del paese: la tosata del pecorame.

Sarò felice un domani rivedere il mio rivestimento riciclato, come per quella raccolta differenziata, dove dall’impasto delle bottiglie di plastica si ricava uno sgabello e dalla confezione del latte chissà, magari la carta per le riscossioni di Equitalia.

Dalla mia cotenna, vedi mai che ne esca una sportina per la spesa, un rotolone Regina di carta igienica, un pannolone per incontinenti o, secondo vecchia ma efficace tecnologia tedesca, la tesa di un paralume o sugo per sapone.
Alla “Merkesserling” andrebbe male: non ho denti d’oro e sono pelato come un pomodoro;
niente “oro alla patria” e peli per confezionare stoffe pregiate e richiestissime, magari per rivestire l’area più estesa della “Culona” teutonica, ancora attaccata - come la bava della lumaca - al supremo diritto della razza eletta a guidare il mondo, riportando in vita il vecchio “Deutschland über alles”.
Meglio, finito i soldi e reso pelle, raspare il fondo, quando all’italiano si andrà a filtrare a setaccio, scarpe e valigie - togliendo etichetta con i cognomi e gli indirizzi - bacinelle, protesi, occhiali, spazzole; e infine, nudi alla meta, quando Merkesserling e il fido Kapò-treno Nicolhimmler, ci porteranno finalmente in un’Europa unita, o meglio, “concentrata”, come la materia in un Buco Nero.
Ferrovia gratis, come le docce e lavoro garantito, grazie ad uffici di “collocamento” perché, si sa: "Arbeit macht frei", Il lavoro rende liberi.
La disoccupazione debellata, che un buco lo si trova a tutti.
Finito il ciclo poi, riposo assicurato: eterno.
Nessun aggravio sulla comunità: sulla pensione, ci metteranno...una pietra sopra.
Merkesserling e Nicolhimmler potranno essere fieri di tanto, e continuare a guardarsi nelle palle degli occhi, sorridere e sorridersi ebeti.

Alla stazione Centrale a Milano, Binario 21, i “Tecnici” hanno ripristinato la vecchia rotaia;
Non sarà l’alta velocità, ma “Chi va piano va sano”...oddio, sano forse no, ma “lontano” sicuro.

...TUuuuuù...TUUuuuù...Ciufff...ciuff...

Signori...Ravenbruck, Dachau,Mauthausen, Buchenwald, Natzweiler-Struthof, Flossemburg, Bergen-belsen, Gardelegen... Auschwitz, si cambia!

C’hanno venduto un tanto il chilo, al mercato delle vacche.

Nudi, senza più dignità e pudore, ci hanno dato in mano ad un nano sadico e guerrafondaio e alla sua muscolosa “Dominatrice”, con tanto latex, i tacchi a stiletto e collezione di frustini.
«Picchiami!», implora Nicolhimmler;
«No!», risponde Merkesserling.
Entrambi godono, nel nirvana, nel paradiso sado-maso.

E l’orgasmico gioco ora si arricchisce, perché la camera delle torture continua a riempirsi: irlandesi, greci, italiani...ZZZzzzzzippppp...

A casa nostra, i Napoleon, i maialotti rivoluzionari e divenuti capi del vapore, de “La Fattoria degli animali”, di George Orwell, si sono sputtanati.
Ora, sono a cedere la manovella del tramvai ai “Consigliori”, le “Eminenze Grigie”, a cui chiedevano consulenze;
«Prendete voi il comando: assicurateci solo trogolo pieno, granaglie e ingrasso. Per il vostro appetito, vi lasciamo tutti i capponi del pollaio!»
Il dramma è che gli stessi che hanno “consulenziato”, prendendo già allora palate di palanche, sono ora in prima linea, a governare quanto hanno contribuito alla rovina con il loro canto di cicala in opificio di formiche operaie.
Nelle stanze del potere, masse di buoi ammantati di pannicelli cicciosi, sono ora a lasciare alle volpi la direzione del pollaio.
Basta che gli lascino ossa da spolpare per poi gettarne resti ai cani.

«S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la os!»

Se non hanno pane, che mangino le ossa...maledetti!

Ci tatueranno il numero di conto corrente sul braccio sinistro e, poco sopra, una fascia con il simbolo dell’Euro, marchio di proprietà dei banchieri, signoria che hanno ormai sulla nostra pelle.

...ZZZzzzzzippppp...

Ora è chiaro il disegno di chi ha voluto l’unità europea: è come la raccolta che fanno le leonesse con le gazzelle dove, una volta messe a mucchio, si fa prima e facilmente a sgozzarle.
I banchieri ci hanno spogliato, facendo mettere all’ammasso i nostri beni, prima di mandarci e mandarli in fumo...nel collaudato fornetto Krupp.

Quelli ancora in grado saranno spremuti ancora di più, fino a consumazione;
gli altri, abbandonati, stritolati dalla macina di un sistema che li trasformerà in polveri da concimaia.

Ecco, la mia pelle...ZZZzzzzzippppp.

Io, secondo me...12.12.2011

martedì 6 dicembre 2011

venerdì 2 dicembre 2011

giovedì 1 dicembre 2011

Il piccolo chimico




«Lavati le mani. Pulisciti bene, anche dietro le orecchie; spazzolati i denti...»

Già da piccoli, bassi un soldo di cacio, cominciava la litania, dove la mamma dava direttive di come iniziare al meglio una vita sana.
Cara mamma, che si preoccupava - e ancora oggi, superato il mezzo secolo - del suo “bambino.

«Copriti, metti la canottiera della salute, i mutandoni del nonno, il maglione pesante, i guanti e il cappellino di lana e la sciarpa, che sennò ti prendi tosse, raffreddore e influenza!»

Acc...!

Dicono: fai sport, fai palestra, vai in piscina.
Vai, ti butti e...eccoti un virus gastrointestinale, un norovirus che ti attanaglia le viscere;
tocchi con il dito l’acqua della piscina e arriva lui, il Cryptosporidium, un protozoo che provoca diarrea ed è resistente al cloro;
dopo la cagarella, cerchi sollievo nella vasca d’acqua riscaldata, nell’idromassaggio per rilassare la muscolatura addominale, dopo la violenta evacuazione;
tiè! Beccati il Pseudomonas aeruginosa, un pacioccone di batterio e, di contorno, la follicolite, perdendo gli ultimi peli che ti sono rimasti, pelato come una foresta del Vietnam dopo il passaggio al Napalm!
Entri in doccia, cercando di far scivolare via le schifezze e ti aggrediscono funghi, virus, batteri fecali e stafilococchi, seguiti da infezioni cutanee, con il norovirus che ti ritorna, a rovistare gli intestini.

«Beppe...ma sei un figurino! Come sei magro: fai sport eh? Bravo!ۚ»

‘fanculo: sono uscito solo ora dal bagno: se non mando a cagare l’amico è solo perché non vorrei trovare occupato il posto, alla prossima aggressione di tanti pestiferi abitatori delle tue interiora!

E che cavolo, mica mi arrendo per così poco: io c’ho il fisico, mica sono una signorinetta...coff! coff! E...Ecc...Etciuuuuù! Mannaggia!

Avrò mica preso H5N1, l’aviaria, la vendetta dal pollo che ho mangiato ieri?
Ma no, non siamo così catastrofici: sarà sicuramente il suo parente povero, il ceppo AH3N2, il “Perth-like”, per gli amici.
Uno dei grandi sacerdoti della medicina, rassicura:
« AH3N2 è un virus largamente atteso, che fa parte di quelli inseriti nel vaccino.»
‘azzarola!
Anche nel prendere gli accidenti non mi discosto dal volgo, non mi distinguo, non sono “trendy”, non faccio tendenza.

Mò ce penso io!

«Pronto...ehilà...vorrei parlare con il dottor Ron Fouchier, dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam. Senti, Ron: non è che mi manderesti una broda del tuo ultimo ritrovato, quello che state mescolando nel pentolone del vostro antro?»

Notizia fresca, appena sfornata:
“I ricercatori [...] hanno prodotto una variante estremamente contagiosa del virus dell'influenza aviaria H5N1 in grado di trasmettersi facilmente a milioni di persone, scatenando, così, una pandemia. Bastano cinque modificazioni genetiche per trasformare il virus dell'influenza aviaria [...] un agente patogeno altamente contagioso che potrebbe scatenare una pandemia, in grado di uccidere la metà della popolazione mondiale”.

Mitico...ci mancava proprio!

«[...] elevata capacità di diffusione [...] la variante geneticamente modificata è uno dei virus più pericolosi che siano mai stati prodotti» ammette candidamente il Ron, avanguardista dei Cavalieri dell’Apocalisse.

Meglio del Flit e del DDT.
«Scite dafore cà eja minà 'na 'nzè di flit» uscite fuori che devo dare un pò di flit, avvisavano per tempo, come preallarme, prima di riempire l'abitazione di veleno.
La capacità mutogena di tanti virus è già reale dove, da tempo, antibiotici e bombe simili sono sempre più inefficaci nel combattere avversari così aggressivi e pronti nel trovare strategie, varianti e soluzioni nuove per aggirare le nostre trincee.
C’era giusto bisogno di metterci del nostro, nel cercare di superare la natura e la selezione nel creare condizioni pericolose per la sopravvivenza degli omuncoli.
Quando il gioco si fa duro, i duri entrano in campo: peccato che il dottor ”Jekyll” Ron Fouchier sia sulla strada giusta per creare Mr. Hyde, degradando, degenerando e franando verso il basso e a ritroso dell’albero dell’Homo, che se perde titolo di “Sapiens sapiens” e pure la cotica, sò cazzi!

“Creato il virus che può uccidere la metà della popolazione mondiale”...il suo “papà” lo annuncia e sbandiera ai quattro venti e le riviste scientifiche lo scrivono a caratteri cubitali, tronfi ed orgogliosi di tanto meraviglioso nascituro e creaturina.
Me li immagino, a traguardare in controluce la provetta con la schifezzuola, a gongolare e fare i versetti tipici d’ogni genitori verso il frutto dei loro lombi.
Almeno: metà della popolazione mondiale, perché l’altra avrà poco di stare allegra, visto che uno su due non ce la farà.

“Conta conta contarello
questo gioco è molto bello
molto bello come te
conta uno, due e tre,
a star sotto tocca a te”!

Sotto sì, ma sottoterra!

Mi viene un dubbio: che questa sarebbe proprio la “meglio-peggio” delle ciofeche di distruzione di massa.
Ron, Il piccolo chimico guarda il popol bue con sufficienza e commiserazione.

«Arma chimica...ma va là: aiuta a prepararsi alla pandemia!»

Ma guarda...non ci avevo pensato: quel che gira per il mondo già non basta per lo studio, che è meglio giocare d’anticipo, con il fai-da-te.
E poi...magari si prepara pure un vaccino, che se qualche buco nelle saccocce del laboratorio dovesse permettere al mostriciattolo virulento di scappare, ci si potrebbe pure guadagnare qualche extra e farci pure una bella figura, da salvatore del mondo.

«Malfidenti», replica il Ron « il nostro è un ampio programma, mirato ad una maggiore comprensione dei meccanismi di funzionamento del virus H5N1!»

Già...già... bastano cinque modificazioni genetiche per trasformarlo e magari il perfido c’arriverebbe da solo, ad arrivarci e spandere merda nel mondo.
Trasformare un virus già stronzo di suo in un virus letale e altamente contagioso è una cagata pazzesca, checché se ne dica ed è inutile menare il torrone cercando di magnificare l’aborto come frutto dell’ingegno e della creatività umana.
Influenza aviaria, suina, morbo della mucca pazza...c’hanno tritato i testicoli con allarmi mondiali, quando poi la conta dei danni è risultata assolutamente “naturale”, quasi fisiologica, in rapporto ai grandi numeri delle vere stragi epidemiche, come la tristemente nota “Spagnola”, che ai tempi dei nonni fece più di venti milioni di morti nel mondo.
Sarà stato poi un caso, ma i governi si sono trovati invece con i magazzini pieni di vaccino, pagati a peso d’oro e poi da gettare nel pattume.
Qualcosa, da perfetto appartenente al popol bue, mi rende sospettoso: che tante di queste apocalittiche sparate siano servite ai pochi per ramazzare palanche, alla faccia dei creduloni.
Non è che magari, visto che la natura è così lenta nel mettere in pratica quel che il futurista Marinetti - riferito alla guerra - proponeva come "Sola igiene del mondo", i piccoli chimici vogliono far loro e provvedere, portando spugna, stracci e detersivo per le grandi pulizie.

Ma io sono un povero bischero, una formica operaia, un insetto dello sciame, a far numero e massa, spalle per l’agricoltura e non avente in dote cervello.
A questo ci pensano i vari dottor Jekyll, dove sono loro i veri mostri, invece che il povero Mr. Hyde.

Coff! coff! E...Ecc...Etciuuuuù!

Li mortacci loro!

Io, secondo me...30.11.2011

venerdì 25 novembre 2011

mercoledì 23 novembre 2011

lunedì 21 novembre 2011

giovedì 17 novembre 2011

mercoledì 16 novembre 2011

Snafu




La ricerca è spasmodica, che la stagione lo richiede;
non per catene da neve, ma mutande di ghisa.

ASAP.

Mario Monti, ne vorrebbe un paio, ben rinforzate, per affrontare quel che lo aspetta, per non fare la fine del predecessore che, per non offrire il fianco al nemico, aveva trascurato quel lato in ombra, che brucia di più quando colpito: il retro.
Ora che la presa è riuscita e il parafulmine Berlusconi è stato rimosso, ma la tempesta non accenna a diminuire, bisogna “precipitevolissimevomente” sostituirlo, a che un altro si prenda le immancabili saette in arrivo, per conto terzi.

ASAP.

Il capro espiatorio non ha mai da mancare: il catalizzatore delle colpe dell’umanità deve essere sempre, come il catino dell’acqua per Pilato.
Se è vero che ognuno ha la sua croce, non è detto che si debba finirci sopra quando, all’occasione, si riesce a scambiare la chiodatura di Gesù con quella di portantino, alla Simone di Cirene.

ASAP... As Soon As Possible, il prima possibile.

Il Mario non è del tutto scemo: vuole, nell’armata Brancaleone, anche dei politici.
Il giorno in cui ci fosse da tirare di conto, quando non basterà offrire alla “culona” e al bauscia di Francia l’immaginetta con il “santino MarioMonti” per garanzia, al lancio di pomodori e uova il nostro eroe - prima bocconiano poi boccaccesco - vorrebbe offrire al tiro anche altre facce, di bronzo e di tolla, su cui spiaccicare tanta abbondanza;
e teste, quando, al grido di «Maestà, il popolo ha fame e manca il pane», ancora ci sarà chi risponderà «Dategli delle brioches!»

SNAFU.

Al Marietto, giusto per convincerlo a levare le castagne dal fuoco, camminando a piedi nudi, sui carboni ardenti, l’hanno unto con balsamo ed unguento lenitivo;
una bella carica di Senatore a vita, e palate di palanche: venticinquemila “eurini” al mese.
Ci scappa già il primo paio di mutandoni rinforzati;
male che andrà, camperà lo stesso - lui - grazie a quell’aggiunta: “a vita”.

SNAFU.

Sangue, sudore, lacrime, pane e merda al popolo bue.
Pagnotte e companatico alla casta, che mai dovrà tirare cinghia, avendo il giro-vita a fisarmonica, onde adeguare contenitore di panza alla crescita.

SNAFU.

“Ogni mattina una gazzella si sveglia: sa che deve correre più in fretta del leone o sarà uccisa;
ogni mattina un leone si sveglia: sa che deve correre più della gazzella, o morire di fame;
non importa se tu sei il leone o la gazzella: corri!”.

Nell’Europa, dove l’aggiunta del termine ”Unita” indica solo l’ammucchiata, la parte del leone la fanno i banchieri:
il resto, sono gazzelle...siamo noi.
Pochi leoni, - e i loro sciacalli: Moody's, Standard & Poor's e Fitch - che il branco delle loro prede, per numero, potrebbe caricarli e calpestarli con facilità.
Ma sono a spostarsi litigando tra loro, troppo presi a mordersi deretano, groppone e collo per accorgersi che i più esterni stanno cadendo e presto saranno loro ad essere esposti.
Bastano pochi e spelacchiati leoni a fare strage - tra i litiganti, godono - che a spingere tra le fauci la polpa sono proprio quelli che la pelle se la dovrebbero salvare, lavorando di concerto e sulla forza del numero.
Cadono Irlanda e Grecia, traballano Spagna e Portogallo, in affanno pure la Francia, mentre i crucchi cantano, avendo - per ora - i garretti ancora buoni: saranno solo gli ultimi a stramazzare, quando soli a correre.
“Grandeur” e “Über Alles”, sono a vantare, anzi, pretendere, titolo di “Boss del quartierino”.
Ognuno, ad ammollare i propri calli.
Tra poco saranno a comandare...guardiani e reggitori di camposanto.

SNAFU.

“Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale.
Vengo anch'io. No, tu no.
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare aiuto, aiuto è scappato il leone,
e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Vengo anch'io. No, tu no.
Vengo anch'io. No, tu no.
Vengo anch'io. No, tu no.
Ma perché? Perché no”!

I leoni puntano l’Italia.
Le sale con i nostri (sic!) rappresentanti sono un caravanserraglio, uno stipo di bestie all’ingrasso, più attente alla greppia e al trogolo pieno che al resto della stalla, dove invece vacche magre.
Ruttano per l’ingordigia, a rasentare l’indigestione, mentre dal basso arriva il gorgoglio di stomaci in sofferenza.
“Culona” e “Bauscia” si sono guardati complici, con quel sorriso cretino, quando chiesto di noi.
La “Razza eletta” non considera il bestiame, che deve solo sfornar loro ovetto di giornata, latte da mungere e lana di stagione.
Non concertano, ma fanno duetto: nella disgrazia, quando le formiche cercano di salvare la comunità, sono a fare i grilli canterini.

“Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore.
Vengo anch'io. No, tu no.
Dove ognuno, sì, e' già pronto a tagliarti una mano
un bel mondo sol con l'odio ma senza l'amore
e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Vengo anch'io. No, tu no.
Vengo anch'io. No, tu no.
Vengo anch'io. No, tu no.
Ma perché? Perché no”!

SNAFU.

Cadono Irlanda e Grecia, traballano Spagna e Portogallo, in affanno pure la Francia.
Le zanne ora sono negli stinchi dell’Italia.
I banchieri hanno voluto l’Europa.
“Unita”, perché fosse più facile raccogliere per la macellazione.
Per i tacchini poi, arriva il “Tanksgiving Day”, il “Giorno del Ringraziamento”.
Nel momento della spolpa e del ciucciare le ossa, il “Banchierleone” ruggisce.
Educato, ringrazia.
Ringrazia i polli che, nell’attesa del piatto, sempre più sono a credersi e fare i galli, nella gabbia.

“Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale.
Vengo anch'io. No, tu no.
Per vedere se la gente poi piange davvero
e capire che per tutti è una cosa normale
e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Vengo anch'io. No, tu no.
Vengo anch'io. No, tu no.
Vengo anch'io. No, tu no.
Ma perché? Perché no”!

SNAFU...Situation Normal, All Fucked Up.

Nulla di nuovo, tutto a puttane!


Io, secondo me...16.11.2011

lunedì 14 novembre 2011

martedì 8 novembre 2011

lunedì 7 novembre 2011

PDi di marzo


Imodium di dire





Vivono di quei momenti.
In quello, ci navigano, come un surfista sulle onde.

Ronzano come quei mosconi cangianti, quelli che fanno contorni elaborati su cumuli tremolanti e fumanti di colore terreo e alito fetido.
Come quelli, cercano con ostinazione quel burroso escremento, contenti solo quando ci si possono infilare a capofitto e poi spanderlo, benedicenti.

Sono i segugi degli alati brusenti, quelli che si piccano di sentire puzza di bruciato quando ancora altri sono lungi dall’afferrarla e ti assediano, nel tentativo di aggiungerti all’allegra brigate;
ti tampinano, ti sfiancano, ti svuotano, ti prosciugano massacrando i maroni o scassando i cabbasisi, come direbbe un rappresentante d’eccellenza della specie: il Camilleri, l’Andrea.

Ripetono all’infinito gli stessi concetti, senza inflessioni, senza varianti, senza creatività o tentando di addolcire tanta crudezza e rozza sgrossatura, a falcetto e martello.
La cultura della goccia, che alfine ti buca persino la roccia più dura.
La razza è dei devastatori, dei demolitori, del provocare macerie, basta che sotto ci restino quelli che hanno demonizzato, indifferenti al fatto che, per ottenere tanto, la conta dei morti sia in terra grassa.
Sono come quei parassiti infestanti, che continuano a moltiplicare e crescere esponenzialmente la tanta carica batterica, sino ad ammazzare il corpo che li ospita e loro con quello.
Gliel’hanno scritto nei cromosomi, è insito, il caricare a testa bassa, al grido di:

«Io a quello lo sfascio!».

La barca c’ha dei buchi e uno c’infila le dita per tapparli, sperando che gli altri gli diano una mano, a galleggiare: ma quelli, nisba!
Giù mazzolate sul groppone, perché gli sta sulle palle e lo vogliono mazzolare, ora che non ha modo di rivolgere loro le unghie, troppo occupato a tenere timone, rotta ed emersione.

Sono talpe, che vedono lo scavo pochi centimetri di là dal loro naso e dalle poche diottrie: inutile credere e sperare siano mai in grado di una visione oltre.

Come un formicaio, un termitaio o un alveare, sono specializzati nel fare una cosa sola: curare le uova, o fare a botte, lo stallone per la regina o buchi nella terra e nel legno.
Tanti, nell’acqua.
Vallo a dire, a quello addetto al trapano, che non sta bene bucare verso il basso, quando sei su una zattera;
o a quello addestrato a menare le mani, che la baracca brucia, mentre fai a cazzotti.
Lasciando stare chi del prossimo se ne fotte, prendendo pure per i fondelli!

Per il bene del paese, ovviamente.

Sono pericolosi, perché sono presuntuosi, prepotenti, invadenti, sgomitano ed offendono.
Parlano di democrazia, quando lo zuccherino è loro;
regime, quando la conta dei voti gli è contro.

Ma qui, rasentano l’assurdo, invocando cambio di regole e gioco, giustificando e approvando come lecito ogni mezzo per sovvertire quanto non li ha appagati per vanità, quando lo specchio delle urne non ha riflesso Narciso.
Sono minoranza, ma di qualità, in confronto al "popollame" bue, con abbondanza di sola quantità.
Sono la crema, figli del Palmiro, conosciuto non per nulla come “Il Migliore”;
i più intelligenti, quelli che leggono libri e giornali, che si addormentano leggendo Kant... Emmanuel, il filosofo, non Eva, la donna di Diabolik.
Mica con il paginone centrale con la gnocca biotta, di Playboy!
La massa che gli ha rotto il giocattolo, la “gioiosa macchina da guerra”, andrebbe “rieducata”;
bastonata e purgata, ma con misura: tante pecore danno comunque buona lana e polli ottime uova.
Non è una scheda che li fa sentire “eletti”, ma l’”unto del Soviet”, di cui si sentono cresimati e figli prediletti.

eredi di una dottrina che nel mondo ha fatto vagonate, milioni e milioni di morti, dove chi c’era sotto doveva tenere coda e orecchie abbassate e lingua a posto, pena la cancellazione fisica;
eccoli a ragliare senza freno, volendo far credere di vivere sotto il tallone di quel che è stato più storia di loro derivato e deriva.

Un Pol Pot, un Mao, uno Stalin, ma pure un Mussolini o un Hitler, avessero latrato come oggi, li avrebbero trasformati in fertilizzante.
Questi invece insultano, offendono, umiliano, “pomponeggiano” e pontificano indisturbati, incancreniti, cisti, radicati nel tessuto che vorrebbero invece far credere li voglia fagocitare.
Non sono abituati a confrontarsi con gli anticorpi, a credere mai esistere un organismo che li può rifiutare, combattere, isolare, contenere.

Ignoranti o falsi, Giuda e bugiardi, mistificatori e illusionisti, sono a predicare persino l’assurdo, facendosi poi credere madonnine infilzate.

«Ai miei tempi, sotto il fascismo, si era molto più liberi d’oggi» tuona il Camilleri.

Certo: se le cose le pensavi senza dirle, da che parti stavi e con che velocità riuscivi a rivoltare la camicia, quando l’aria cambiava.

L’Italia berlusconiana sarebbe “illiberale”, secondo l’Andrea.
Nostalgia di gioventù, Andreino, dove si stava meglio quando si stava peggio?

L’età e il tremolio gliela fatta fare fuori del vasino, ritenendo non solo che il paese sia razzista ma:

«Rispetto alle leggi razziali fasciste molto è addirittura mutato in peggio, nell’atteggiamento degli italiani.»

Una provocazione...un modo di dire?

No: un...Imodium di dire;
per incontinenti: gioventù del Littorio.


Io, secondo me...07.11.2011

venerdì 4 novembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011