giovedì 24 febbraio 2011

Vignette sataniche



Caro Beppe

"Frecce tripolori". Sinceramente non mi sembra di ottimo gusto fare una vignetta scherzando su un massacro di mille morti. Non si può scherzare su tutto. Vedere Gheddafi che in un'atmosfera allucinata e allucinante promette urlando tra le macerie del suo palazzo di schiacciare la rivolta (sembrava Hitler nel bunker di Berlino), e sentire il numero delle vittime arrivato a mille, sentire gli stessi diplomatici libici che parlano di genocidio, mi ha lasciato ben poca voglia di scherzare.
Credo che questo argomento vada trattato con la massima serietà. Si poteva ridere del colonnello quando veniva a fare i suoi show in Italia, prendendo allegramente Berlusconi e tutta l'Italia per il naso. Oggi Gheddafi non mi fa per niente ridere, mi fa solo paura e ribrezzo. Mi fanno persino schifo quelli che pensano al gas e al petrolio, anche se non sono certo contento delle ripercussioni economiche, che però passano in secondo piano davanti ad una tragedia umana di queste proporzioni. Ma si sa, e lo dovevamo sapere anche noi: la farina del diavolo va sempre in crusca.

Autore: Andrea Sartori

martedì 22 febbraio 2011

Di sputandum

Il mondo sta andando a ramengo;
dal nord Africa a tutto il medio Oriente sta bruciando una miccia che, sempre più, si avvicina pericolosamente alla polveriera.
Si capisce chi va, ma non chi viene e, se va male nel cambio, saranno cavoli amari, per tutti.
Sino ad ora si era convissuto con tipetti affatto raccomandabili, spesso veri e propri delinquenti e bulletti di quartiere, padri-padrone che amministravano e correggevano direzione e derive delle masse con nodosi bastoni.
Ma hanno tenuto: per decenni quei tappi naturali hanno frenato fuoriuscite, che non sempre promettevano bene e rendevano briosi, come lo schiumare dello spumante.
Mubarak arrivò dopo l’assassinio di Sadat, in quel 6 ottobre 1981.
Il poveretto, accoppato senza cerimonie, commise un errore fatale: firmò un trattato di pace con Israele, che garantì sì decenni di pace, per l’Egitto ma, in un mondo di idioti, che considerano la vita donata da un Dio buono come e vuoto a perdere, quello fu tradimento.
Per l’Egitto e il resto del mondo, invece, un periodo d’oro, di stabilità.
Mubarak, il “Faraone”, di cappellate ne fece molte, certamente e il suo braccio, come la mano, non ebbe mai ricopertura neppure di guanto di velluto, sul guscio d’acciaio.
Avendo a che fare con “fratelli” e pure “musulmani” che, anche se li lisci per il verso giusto, comunque ti scannano e facendo tesoro della fine del predecessore, certo non aveva visione ottimista, di come potesse attecchire la “democrazia” nel paese.
Giusto...sbagliato: chi lo sa?
Dalla cattedra, la teoria di chi insegna funziona sempre.
Gheddafi.
Brutta bestia.
Arriva da lontano: da un colpo di stato dove, il 26 agosto del 1969, ribalta un re e poggia proprie terga sul di lui scranno.
Pur poi rinunciando ad ogni carica politica, riamane l'unico leader del paese, con l'appellativo di "guida della rivoluzione".
C’ha pure il suo “Mein kampf” personale: un bel “Libro verde”, pubblicato nel 1976, dove espose, in maniera più organica, i suoi principi politici e filosofici, il “Gheddapensiero”;
con quel bel colorito, affatto pallido, riverberato nella bandiera libica, voleva richiamare il bel mantello che avvolgeva Maometto.
Dapprincipio fece le cose in grande: nazionalizzò la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere, chiuse le basi militari statunitensi e britanniche, innalzò il salario minimo, la possibilità per gli operai di partecipare alla gestione della loro azienda;
alcolici nisba, in ottemperanza al precetto islamico, la chiusura dei locali notturni, la restaurazione della Sharia, la legge religiosa che deriva direttamente dal Corano e dalla Sunna.
Per lui, rifiutò inizialmente il lusso, dormendo sempre in una base militare di Tripoli.
L’apoteosi: gli sberloni alla popolazione italiana, che ancora viveva nella ex colonia, culminate col decreto di confisca del 21 luglio 1970, emanato per "restituire al popolo libico le ricchezze dei suoi figli e dei suoi avi usurpate dagli oppressori".
Un prova muscolare che ha sempre attecchito positivamente, nel rancoroso brodo di fondo del pensiero arabo, tanto pronto a fare bauscia quando batte, a pigolio quando bastonato.
Gli italiani furono privati d’ogni cosa, ridotti in braghe di tela e costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del 1970.
Da allora, ogni 7 ottobre in Libia si celebra il “giorno della vendetta”, l’aver preso a pedate nel culo e sbattuto a mare 20.000 coloni italiani.
Seguirono giorni grami, dove il tipo, esaltato e con manie di grandezza, appoggiava ogni terrorismo, arrivando a metterci del suo: una bomba.
Il 21 dicembre del 1988 esplodeva un aereo passeggeri sopra la cittadina scozzese di Lockerbie: perirono tutte le 259 persone a bordo oltre a 11 cittadini del posto.
Quel che non poterono le bombe di Ronald Regan - due anni prima, con il massiccio bombardamento, da cui rimase fortunosamente indenne - lo fecero le sanzioni, un embargo che lo ridimensionò, oltre a lasciarlo in mutande, facendolo tornare a più miti consigli, sino a riportarlo nell’orbita nostra;
certo, uno stronzo era e tale è rimasto, ma ha tenuto assieme un paese altrimenti fatto da miriade di realtà tribali che, se lui sparisse di colpo, sarebbero a girare ognuno per proprio conto;
se non peggio: diventare satelliti del nuovo mondo, destinato a coagulare con l’integralismo più spinto.
Un secondo Afghanistan talebano.
Certo, girandoci attorno non abbiamo di che star tranquilli: i mercanti che ci possono vendere quanto di cui abbiamo bisogno, per lo più, sono briganti, ma hanno possesso del pozzo dell’acqua.
Possiamo fare come la cavalleria polacca, contro i carri armati tedeschi e scrivere una bella pagina di storia;
magari ci daranno pure la targhetta commemorativa ma, da morti, col cavolo che ci riuscirebbe di far passare i nostri principi.
In fin dei conti, pur di non scomparire e far la fine dei primi e genuini cristiani, in pasto ai leoni, pure un
Pio “Ics, I, I”, il dodicesimo, girò la testa dall’altra parte, facendosi comodo nel non vedere gli ebrei dei campi di concentramento entrare nei forni crematori ed uscire in fumo, dai camini.
Occhio non vede, cuore non duole.
Sei milioni, più valore aggiunto, come zingari e testimoni di Geova, morirono rinnegati da Pietro, dove neppure il gallo riuscì a cantare tre volte, perché anch’egli finì arrosto.
Taluni sono a giustificarne azione: il denunciare a Urbi et Orbi io sterminio, avrebbe potuto voler dire il vedere pure il porporato, quando non il Papa stesso, dietro il filo spinato.
Ingenui veramente, quei primi cristiani, che invece si fecero vanto di entrare nella lista del pasto di famelici gattoni.
Ma forse, come nel gioco degli scacchi, da pedine, fecero gioco loro assegnato, quando il re, invece, va difeso.
E poi, diciamocelo...papale papale: sotto sotto, gli ebrei - figli degeneri e deicidi - facevano ancora schifo e una bella disinfestazione ci voleva.
Come oggi, ancora, dove pure c’è chi lo dice e lo scrive apertamente, ma tanti ancora sono a voltare testa, quasi a voler dire che sono solo ragazzate, goliardia “Hamasbollhana” pura, smargiassate da Bar Sport.
Bene, ad esser pio, pure io do il mio pronostico, e scommetto sul finale di partita che si sta giocando e sta infiammando il mondo.

“Ics, I, I”

Ma sul “Beppepensiero” fatelo: non vige la regola che non lo si debba, su quelli di ognuno, secondo il “latinorum” del “De gustibus non disputandum est”, non si può discutere sui gusti personali, in senso lato, sulle opinioni.

Del mio, bastonate pure, ma non si perda il”di” per lasciare solo arma da getto: lo “sputandum”.


Io, secondo me...21.02.2011

frecce triPolori

domenica 20 febbraio 2011

L'amico degli animali


Putin, Gheddafi...con il petrolio e il metano ci tengono per le palle.
Manca pooco che, per aver sottolineato quanto ipocriti siamo, stia per passare come loro estimatore;
allora, tagliamo i ponti: con loro, con l'Iran di Ahmadinejad, con la Cina e con tante dittature e dittatorelli che ci sono compagni di banchetto.
Si abbia il coraggio di tagliare oileodotti e gasdotti che ci affrancano a quelli.
Poi aspettiamo, a vedere come la cavalleria di Don Chisciotte attacca i carri armati.

giovedì 17 febbraio 2011

Con Cita

«Coo-coco-cooooocoooo-cooocorita!»

La Con Cita, la sciura De Gregorio, dal trespolo dell’Unità, ha profetizzato che, nel un futuro appena dietro l’angolo, una generazione di giovani diverrà cieca, per il troppo darsi al peccato del piacere solitario!»

Ci siamo: il Silvio, oltre a dover temere le sue, di manette, pure si deve preoccupare di quelle che fanno i ragazzini, a causa sua.
Tanto per capirci, nel gergo dialetto-popolare, “manetta” indica l’atto privato e manesco con cui, stringendo asta nel pugno, si procede all’avviamento del sistema “biella-manovella”;
e qualcuno non sia a dirmi che, di quanto ho detto sinora, non c’ha capito una sega!

«I ragazzini più piccoli leggono i quotidiani di questi giorni come fossero giornaletti porno. Si assiste a scene in cui, nelle scuole medie, i bambini portano il giornale in bagno e si leggono i verbali come fossero una prima lezione di educazione sessuale!»

Caspita, Con...Cita: neppure Tarzan sulla liana aveva tanta presa.

Ora che la vista mi fa difetto, penso ai tempi della paginona pieghevole, all’interno di Playboy, dove ancora, non avendo afrodisiaco magistratorio, il Viagra della toga, ero ad utilizzare surrogato, in quel misero e patinato interno, dove la bella del mese faceva bella mostra di vellutata patatina a me, la bestia, voglioso e bavoso sporcaccione.
Com’ero - com’eravamo - ancora barbari.
Il paginone dei tempi moderni, inframmezzato tra le carte processuali, ha tirato fuori pure un ...Manifesto a fisarmonica: quello della Ilde Boccassini, “scoperta” in un anfratto, uno sgabuzzino del Palazzo dei parrucconi, a giocare al dottore o, come ufficialmente trascritto “ [...] in atteggiamenti amorosi con un giornalista di Lotta Continua”.
Beh, la lotta c’è stata: e pure continua, visto l’intenso brillamento a luci rosse.
Chissà di quante diottrie sono oggi, le lenti dei suoi occhiali.

Bando alle malinconie e agli anacronismi dei miei tempi.
Oggi i “ragazzini nelle scuole medie” ne sanno - ne fanno - una più di Selen e Rocco Siffredi.
Cara Cita: non sono più quelli dei tempi tuoi: nei bagni della scuola non ci portano la "Ildepornotoga" o la "Silviotrombata".
Ci vanno con la - o le - compagne che, diversamente dalle “stagionate” Ruby o la Iris che la danno a mille al grammo o per carato, si accontentano di una ricarica telefonica o, le più viziate, una borsetta o un giubbetto.
Il prezzo dei tartufi, le prime, quello delle mele le seconde.
Cara Cocorita, i ragazzini le pagine dei giornali che dici, in bagno le portano perché manca la carta igienica;
il resto, diversamente da te che ancora leggi i romanzi rosa di Liala, potrebbe essere materia d’aggiornamento per quelli come noi, che vanno dall’oculista.

Ancora: guarda che quelli come me, che sono “vicini al Premier”, non sono “italiani incapaci di comprendere la realtà e reagire”, o “servi del padrone”, “valvassori” o “utensili”;
semplicemente, ne abbiamo i c...alzoni pieni di gente come te, palloni gonfiati, autoreferenziati, narcisi e petulanti nel voler continuamente cantare la vecchia canzone del “Migliore”.
E neppure degli idioti, come berciato dal quella che fu soprannominata pantera ed ora pantegana di Goro: la Milva.
Senza continuare ad elencare il resto del “bestiario di razza”, con il “pedigree” del fighetto a Denominazione d’Origine Controllata e Garantita che, anche quando bastonato dalle urne, dal voto democratico e maggioritario, continua nel tronfio gonfiare petto tacchinesco:
«[...] siamo minoranza nel Paese, ma maggioranza nella «parte più acculturata, tra gli italiani che leggono libri e giornali.»

Noi, che invece scendiamo dagli alberi per andare all’edicola, ci accontentiamo dello sbircio di quel piacere animale. Che porta poi alla cecità.

Dai, alla fine, io Con Cita stiamo come a nozze: compagni di merende, in questa Repubblica delle banane!


Io, secondo me...16.02.2011

martedì 15 febbraio 2011

WOPR

Ben Ali, Mubarak, Gheddafi, Bouteflika, Ahmadinejad, Putin, il dragone cinese: a guardarsi in giro, pare che la democrazia sia una bestia in estinzione, confinata nella riserva, nel ristretto giardino di casa nostra, da tenere alla catena, come un cane;
certo, messi tutti assieme, fatto l’appello, non c’è da stare allegri e quelli che ho nominato sono come la crosta di una lievitata pagnotta;
non erano e non sono paladini della giustizia o illuminati reggitori di popoli e genti, quelli che rispondono alla conta.
L’un per l’altro sono padri-padroni, che considerano la gente come popolo bue: da bastonare senza pietà quando, menato al pascolo, non segue la retta via.
Ben Ali, Mubarak, Gheddafi erano e sono incrostazioni decennali, per i rispettivi paesi;
ma ci abbiamo pasteggiato assieme;
Putin tiene il rubinetto, la tettarella da cui succhiamo quel gas che scalda i nostri inverni e Gheddafi, oltre a questo, pure il petrolio, oltre a commesse lucrose: il tutto a permetterci di girovagare con le nostre macchinine, a far funzionari centrali, a tenere il culetto al caldo, quando la stagione ghiaccia, e tanto altro.
Possiamo fare a meno dei sigari di Cuba e, avendo altro fornitore, pure del venezuelano Hugo Chavez che, di fatto, fa emanare leggi che paiono il vestito del sarto, quello su misura, che arrotonda spigoli, asseconda curve e rotondità, cancella i difetti.
Forse che a Myanmar, l’ex Birmania, si sta meglio?
Come ai tempi del genocidio in Ruanda, tra Hutu e Tutsi, quando si scontrarono due opposte realtà, a colpi di machete;
si assistette alla macellazione come al cinema: godendosi lo spettacolo mangiando, con Popcorn e Coca-Cola.
E non fu una cosetta da bruscolini: più di 3 milioni di morti!
Ma dal Ruanda non ci arrivava nulla e quindi, non incidendo sulle nostre abitudini, sul nostro stile, sulle usanze, sul “comodoso” tran-tran quotidiano, ci fregava ‘na beata mazza.
Interessano a qualcuno gli Uiguri, etnia turcofona e minoranza islamica che vive nel nord-ovest della Cina, torchiati e presi a calci nel popò dal nuovo padrone dei mercati?
E del Tibet, occupato e colonizzato dai cinesi che ora, con la poderosa ferrovia che arriva sin nel cuore di quel vecchio paese, ci porta carriolate dei suoi, a cancellare con il tempo e il numero, gli sfrattati e veri padroni di casa?
Mica sono i palestinesi, che se non gli mandi palanche e soldoni, ti vengono a mettere le bombe in casa.
Lontani dagli occhi, lontani dal cuore;
Siamo nella realtà del “Do ut des”, io do affinché tu dia.
Senza contropartita, nisba!
Come per le targhette appese dietro la cassa, in bar e ristoranti: “Qui non si fa credito”.
Ben Ali, Mubarak, Gheddafi, oltre a dare stabilità politica all’area loro, rendevano, anche in termini di soldi, che saranno pure lo sterco del diavolo, non il tutto della vita ma, per sicurezza, “Melius abundare quam deficere”, meglio abbondare che scarseggiare.
In ogni dove del mondo islamico si assiste alla caccia e alla cacciata dei Cristiani;
non è un fenomeno circoscritto, ma un’orchestrazione perfettamente diretta.
Tolta la scheggia nell’occhio, cioè Israele, l’islamismo potrà guardare lontano e non più lacrimare.
Riuscendo a coagulare - anche a costo di resa di conti tra fratelli - una massa, su un collante comune e antichi splendori, di fede, ricchezza e potenza, ancora saremo a gridare “Mamma, li turchi!”.
L’Afghanistan è un pantano, il Pakistan traballa, ma ha ricca dote di atomiche;
il Libano ha le metastasi, e Hezbollah ne è il tumore aggressivo e in crescita esponenziale.
Hamas, armata fino ai denti, muscolarmente tiene il suo gregge sotto tiro.
La Turchia è persa, quando ad Erdogan gli è riuscito di decapitare l’antico guardiano: quell’esercito che, da Ataturk in poi, è sempre riuscito a tenere fuori dai giochi quella religione che ora sta riacciuffando il tempo perduto, ed entra a gamba tesa, pesantemente e condiziona la vita di ognuno, nello scorrere quotidiano.
Ben Ali, Mubarak...se il vuoto non sarà presto coperto dal vecchio adagio gattopardesco, del “Tutto cambia affinché nulla cambi", sarà occupato dai Fratelli Musulmani o simili e nessuno fermerà più il crollo del castello di carta.
Yemen ad Al Qaeda, Giordania certo non ad anime belle;
e non si crederà mica che l’Arabia Saudita, con i suoi principi gaudenti e inetti, resti in piedi, sotto i colpi di un giro di purga “Corallahnica”?
Davanti a questo sconvolgimento apocalittico, ad un mondo di gelatina che traballa, sta circolando una bufala, una balla colossale: dietro a tutto ci starebbe il genio di Obama!
Magari è un refuso: qualcuno voleva dire: Osama.
Già, perché se così non fosse, Obama non sarebbe un ciula, ma pure cretino, che ha iniziato a schiacciare i bottoni di “WOPR”, pensando che fosse il Risiko.
Nel film “War Games”, il ragazzino protagonista, David Lightman, riesce fortunosamente a collegarsi al Pentagono, con “WOPR” (War Operation Plan Response: Responso del piano operativo di guerra), una forma di intelligenza artificiale in dotazione all’esercito, programmato per giocare numerosi giochi di guerra, compreso uno denominato “Guerra termonucleare globale”, per rispondere ottimamente a qualsiasi attacco nucleare nemico possibile.
WOPR comincia a fare funzionare la simulazione sullo schermo principale a NORAD, con l’antagonista David, che figura essere l'Unione Sovietica all’attacco, con i suoi missili.
Peccato che WOPR non distingue tra realtà e fantasia, ed inizia veramente a caricare i codi ci di lancio per rispondere all’aggressione, ma i missili sono veri!
L’espediente finale, per far capire alla macchina che il gioco non vale la candela (quella da cui dovrebbe ripartire l’umanità, se la cosa fosse andata a mal fine), fu quella di far intraprendere in contemporanea, a WOPR, il gioco di tic-tac, quello della griglia di nove caselle, che se riesci subito ad occuparne quella centrale, mai sarà possibile fare filotto, ovvero, combinare tre simboli tuoi contro l’avversario, e vincere la combinazione di metterne tre identici in fila o in diagonale.
Nessun vincitore.
WOPR tenta inutilmente tutte le combinazioni, assorbendo sempre più energie da questo, a scapito del lancio di missili.
Arrivato a capire che è inutile, termina con saggezza e, con voce metallica esclama:
«Strano gioco: l'unica mossa vincente è non giocare...David, facciamo una partita a scacchi?»
Grande WOPR!

No, Obama non è dietro il sacrificio di pedine: caduta una, poi due, abbozza, fa la faccia intelligente ma non ha capito ‘na beata fava di quello che sta accadendo sulla scacchiera mondiale, abituato in casa al gioco dell’oca.
Ancora peggio: sta improvvisando, vivendo alla giornata nel tentativo di parare i colpi di tanti attori veri, che lo stanno riempiendo di botte come un sacco da boxe.
Sta ancora tentando di vincere al tic-tac, quando chi è partito ha già messo il pallino al centro.

Ma lui non ha l’intelligenza di WOPR.


Obama non è WOPR, purtroppo.

Ma forse sbaglio: io leggo - lo ammetto - solo la stampa provinciale, non quella in inglese e il surrogato, si sa, non ha il sapore dell’originale.


Io, secondo me...15.02.2011

Cinghei

“El var men de cinghei”;

nel dialetto meneghino: vale meno dei cinque centesimi dei nonni, delle equivalenti misere lirette di una volta;
è misura di qualcosa che non ha valore, anche se, come la piccola monetina da smessa divisa, apriva la lista del soldo dell’Italia nostra, prima dell’Euro.
Come l’infimo centesimino d’oggi, non ci fai nulla: più facciata che sostanza.
Inutile zavorra, da mettere nel salvadanaio, in un cassetto o da dimenticare nei pantaloni che, quando te li togli, ti accorgi di lei perché scappa dalla tasca e rotola negli angoli più malagevoli, spesso per rimanerci, visto la perdita irrisoria.
Per una nullità, nessuno si disturba: non vale la pena di sprecare energie, di metterci più di quanto ritorna.

“Cinghei” Obama è tutto questo: una nullità, ma ci si è accorti tropo tardi per impedire che provochi più danni di quanto siano i vantaggi, bella facciata, ma senza “vuoto a rendere”.
Disgraziatamente, all’opposto dello spicciolo, il bamboccione lo si deve tenere: come andare a nuoto con un’incudine al collo.
Prodigioso maestro nel gonfiare immagine e vendere fumo in patria, gran piazzista nel collocare panacea per tutti i mali, dai calli all’agonia eccolo a tracollare, appena scende dall’albero delle banane dove l’arrampicarsi non è come sui vetri.
Fuori dalla gabbia, dove trova facili noccioline, nessuno ormai gli elemosina, non dico cinque, ma neppure la lira dei nonni.
Gli Ahmadinejad, i Nasrallah, i Bashar al-Assad, gli Osamabinladen, le bande “Hamasbollah” ridono di lui come di un comico, un “ridolini”, un pagliaccio da circo, cui basta la faccia per destare ilarità;
alla “signorina” Obama al massimo concedono una sveltina, una consumazione veloce prima di tornare al lavoro, su cose più importanti. Cose da uomini.
Sullo scacchiere mondiale, all’appoggio di palle di toro, il nostro ci contrappone nocciolini di ciliegia.
Con imprudente atto di fede, con ingenuo ottimismo e inopportuna fretta, dando credito su speranza, si è pagato in anticipo per prestazioni che, alla verifica sul campo, si sono rivelate come l’ossobuco: abbiamo sia l’osso che il buco; ciccia, niente. Punto e basta.
Come ad avere pagato per intero importo qualcosa che esisteva scarabocchiato sulla carta, per un sogno nato e morto sulla pagina.
Premio Nobel per la pace; e non aveva ancora imparato a camminare, figuriamoci il correre.
A vederlo oggi, pare un ubriaco che sbanda e ondeggia, dopo una ciucca clamorosa.

«La democrazia regnerà sicuramente da oggi in poi, in Egitto!»

Dopo quarant’anni l’America, il Barack, si accorge di avere appoggiato un paese che aveva solo un piccolo difetto: una manchevolezza piiiiicccina piiiiicccina, un puntino nero, un vezzoso neo che, invece di deturpare, rendeva ancor meglio la bellezza con le zinne a piramide.
L’insetto stecco si è svegliato in ritardo, come al solito, quando qualcuno dei suoi gli ha fatto capire che, lungi dal galleggiare di sempre, ora doveva cavalcare l’onda, togliere la sedia da sotto il culo e rinnegare quello con cui consumava tarallucci e vino. L’amico di ieri, quell’Hosni Mubarak, rais e padre-padrone del paese delle piramidi, ora che è azzoppato, va lasciato al branco, perché lo divori quando, poco prima e per quarant’anni, era il “fidato” amico dell’America, uno dei privilegiati interlocutori, a cui si stendevano tappeti d’oro e si davano leccate politiche con lingua lubrificata a bava.
O’babbeo inumidisce l’indice, lo alza in alto, sente da dove tira il vento e lascia la vecchia carcassa, ormai pasteggio per avvoltoi e incomincia un altro lecchinaggio, arrivando a paragonare la battaglia dei manifestanti di piazza a quella di Gandhi e Martin Luther King.
Un ipocrita doppiogiochismo, talmente evidente da fare schifo, ributtante, tanto da far ribrezzo anche ai nemici, quelli che possono anche odiarti ma, ancora peggio, quando non ti rispettano, perché chi tradisce una volta lo farà ancora.
Per Giuda: è solo questione di (dis)prezzo!!
Gli “alleati” di quello spicchio di mondo sono avvisati: al bell’abbronzato piace vincere facile, altrimenti abbandona il giocattolo e ne cerca altri.
L’immagine trasmessa è quella di un uomo senza spina dorsale, non per l’aver dovuto giocoforza ingoiare il rospo, ma per come lo ha fatto.
Senza dignità, passando in corsa da una cavalcatura all’altra, lasciando il vecchio ronzino agonizzante.
I vecchi bizantinismi della politica occidentale, i compromessi al soldo d’ogni opportunismo disgustano quel modo di pensare del mondo mediorientale, dove vige una forma più diretta del rapporto, senza sfumature di grigio, tra il bianco e il nero.
Quel che si è visto denuncia solo un grave difetto, dell’occidente decadente in genere: l’inaffidabilità.
Ahmadinejad si sente e si crede investito del compito di guida, per quell’area geografica, più e meglio di Bin Laden e la sua Al Qaeda, costretto a fare il fantasmino il primo e creatura dell'ombra la seconda.
La palla di pelo, il nano iraniano gioca alla luce del sole ed è pieno di missili, più che un istrice di aculei;
e la bomba atomica, se non ce l’ha ancora, manca poco.
Hamas e Hezbollah - lo statuto loro e il dire insegna - senza mezzi termini sono a predicare e minacciare, non la scacciata, ma lo sterminio di ogni ebreo.
E i loro pungiglioni non sono meno di quelli del Mahmoud di Teheran.
Bin Laden, o il suo evocato medianico, sono a dire un giorno sì e l’altro pure, che il nostro è un mondo decadente, un frutto più marcio che maturo, pronto a spiaccicarsi a terra dalla pianta e a lasciare che siano i fiori di Allah suo quelli che un giorno sbocceranno, al posto del putridume di prima.
L’effetto domino, il crollo dei castelli di carta che ha cominciato a manifestarsi, partendo dalla Tunisia spazzando via Ben Alì, ha proseguito con la ritirata di Mubarak;
Come per lo sbadiglio e il raffreddore, è contagioso.
Alla prossima che sgrana, si squagliano le perle del rosario!
L’appetito vien mangiando: ancora di più se non si ha pane e si va all’assalto dei forni.
Una mandria impazzita spazza ogni cosa che incontra.
La prossima?
Algeria, Libia…Yemen, poi Marocco, Giordania.
Se salta la polveriera, l’Arabia Saudita e i suoi ambigui signori andranno a carte quarantotto.
Da una parte, manovalanza disperata, massa che spesso vive miseramente, all’ombra di signorotti ricchi, viziati, capricciosi e corrotti;
ottimo materiale per chi ha motivazione, fede, determinazione, certezze, un dio in cui credere e servire.
Dall’altra, il nulla.
Un’Europa, l’intero sistema occidentale, uniti solo per il portafoglio, con un dio emarginato, spesso irriso, da tenere fuori dalle cose di Cesare;
di lui non si ha più timore, devozione, stima: è allontanato, respinto, tenuto a distanza.
I mercanti vogliono solo stare tranquilli: vendere e comprare per diventare sempre più ricchi.
Le guerre le facciano gli altri e quando, è solo nel tenere quei fastidiosi pezzenti lontani dalle bancarelle, rognosi anche nel raccogliere le briciole.
Chi ha la pancia piena cerca un posto tranquillo per la digestione e la pennichella, dove anche parcheggiare il sonno della ragione.
Cartagine crollò quando i suoi cittadini smisero di essere soldati, alla bisogna;
lo stesso per la grande Roma, morta nel rutto, quando sommersa dagli affamati “barbari”.
I nostri sogni sono finiti: non c’è più nulla in cui credere, per cui combattere o morire.
Polli in batteria: quando finite le uova, si va direttamente in padella.

E nessuno spenderà per noi un centino o una lira.

Neppure…Cinghei!


Io, secondo me...14.02.2011

domenica 13 febbraio 2011

Sabato 12 febbraio 2011 P.zza Fontana Milano - "Friggitoria rossa"



Il popolo delle padelle voleva "friggere il regime";
la "massa oceanica" si è rovesciata nella piazza, con l'immancabile bandiera rossa falcemartellina dei malinconici residuati della rottamazione comunista.
Giusto perchè nessuno abbia a dire che c'è stato il pienone, allego fotografia panoramica, così da poter contare i quattro gatti, che hanno fatto solo pietosa...cagnara.

domenica 6 febbraio 2011

Burros(s)o

«Beppe, per il tuo bene: c'hai il colesterolo alto; evita il burro e preferisci l’olio. Extravergine!»

Guardo il mio dottore: lui rigido, la fronte corrugata, l'indice accusatore vibrante, l'indignazione che lo rende paonazzo; eppoi lo sguardo, l'occhio da pesce lesso, triste, alla "cane bastonato".
L'ho tradito, deluso, assassinando fiducia e aspettative che aveva per me;
io, umiliato, colmo di sensi di colpa, rassegnato, sconfitto: un condannato cui hanno appena comunicato nefasta sentenza, la speranza di una grazia ridotta al lumicino, a non dover mai dire...all'osso.
Lo specchio, crudele, impietoso, rimanda massa informe:
la pancetta che ballonzola, guanciotte ripiene come una quaglia, la pelata che luccica, il fiatone che rumoreggia come una marmitta bucata, le nuove scarpe senza stringa, a evitare faticosi piegamenti, il profilo a fiaschetto;
e il rischio più temuto: sempre da fiasco, ma in battaglia di letto.
A tanto abbattimento segue consolazione, ricordando articolo di datata rivista, ritrovo classico di sala d'attesa di medico.

«Noi eravamo sei, sette ragazze [...] tutti quanti insieme [...] toccarci. Lui [...] in una camera, dove c'è un lettino in cui fai i massaggi [...] ogni cinque minuti noi aprivamo la porta e consumavamo il rapporto sessuale.»

Chi parla è la Nadia Macrì, una delle "Magnifiche sette" che hanno superato il collaudo, la "prova su strada", promosse da "Escort" a carrozzata di classe superiore...di alto bordo, marchetta che ne innalza valore di mercato e tariffario;
il tutto, grazie ad un collaudatore d’eccezione: Silvio, il "Berlusca", un uomo di 74 anni, operato alla prostata per rimuovere un tumore ma, a compensare, con un frullatore al posto del tradizionale "Creapopoli", orbitante più di un trapano da dentista.
Semmai io possa nel confronto apparire, quanto quelle essere, volgare, al calor e colore vermiglio sento virare le guance, quando leggo il riportato di discorrere di tanta fauna.

«Qua io do la f*** e non ho un c****»

A uno che gli chiede prezzo invece, per avere quella e dare questo, trovare fodero per lo spadone, la bella risponde: «Ottocento!»
Al che, quello conta gli spicci e, sollevato, puntualizza:
«Per una notte?!»
Secca la risposta della bella per la bestia, il pezzente che vorrebbe toccare cielo con un dito:
«Noooo...al massimo, per un'oretta!»

Tanti lavoratori quella cifra la vedono in un mese;
lei, l’emancipata, prodotto della sinistra rivoluzione sessuale, imprenditrice di sé, fautrice de "L’utero è mio e lo gestisco io", all'asta la vende per un’ora.
Sfruttate...private della dignità?
Ma non si dicano minchiate!

Leggiamo il bilancio, partita doppia del dare-avere:
"Gennaio 9.580..febbraio 21.000...aprile 7.350".

Questa è una del branco, l'aristocrazia della professione, la casta delle elette, "er mejo" della piazza:
la Iris Berardi non viaggerà sui morbidi sedili della Ferrari, ma su altra comoda pelle, di non meno fortunata seduta.

Per "l’onor perduto", per la dignità di donna, per lo sfruttato d'immagine di femmina, violentata da vecchio satiro e porco, ecco l'urlo di dolore. Il manifesto della razza, figlie di quelle che predicavano la libertà sessuale, a far del proprio corpo i "cazzi propri", oggi voler far piazza e piazzata "perché la gente non ne può più, della mercificazione del corpo femminile!";
e, per una Lucrezia Lante della Rovere che s'incazza come una tigre, risponde una ormai spelacchiata pantera: quella di Goro, la Milva:

«Quelli che votano Berlusconi sono degli idioti: è un mostro e deve andarsene, con tutto il governo...a cominciare da quel porco di Letta!»
Ohibo! Madame la Marchesa: che dolce stil novo: alto e squillo, baritonale "DO" di...peto!
Complimenti alla mamma, che l'ha mandata a tanta raffinata...squola.
Che le è capitato: le è forse saltata la...Mosca al naso?
Senta, seppelliamo la falce di guerra: accetti il mio invito a cena, con musica e ballo finale;
Le preparerò un bel piatto di pasta...che so, farfalle, cannelloni...bigoli, ecco!
Bigoli con un filo d’olio.
Extravergine.
Ma no, crepi il colesterolo: un bel pezzo di burro;
e, per finire, un bel tango.

Ultimo tango ad Arcore!


Io, secondo me...06.02.2011

venerdì 4 febbraio 2011

Cavoli amari

Grand, gross e ciula.

Il “Bacio Perugina” Obama è proprio questo: grande, grosso e buono a nulla.
Come per il cioccolatino, ti aspetti tanto, quando lo scarti, curioso di leggere il bigliettino che lo accompagna e di gustare, con il goloso bitorzolo, la dolcezza del pensierino rosa.
Quasi sempre disinfettato, asettico, buono per tutte le stagioni, con retrogusto amaro, che non ti lascia nulla se non la delusione di un’aspettativa, dove al sapore si voleva seguisse sostanzioso pensiero.
L’antenna, sullo scacchiere mondiale ha dimostrato di essere un perticone oscillante e imbranato, una piccola pedina, che acquisirebbe valore solo se arrivasse, illesa, sull’ultima casella, della promozione;
ma troppi pezzi da novanta lo surclassano: in pratica, è una scartina, un due di picche nel mazzo di briscola.
Al tavolo del diavolo oggi non ci sono rosei e paffutelli chierichetti, a servire messa, dove si muovono e giocano tipi tosti, come il crudo capo indiscusso di Hezbollah, Hassan Nasrallah;
o i vari capetti di Hamas che, l’un per l’altro, sono come i capelli del cranio: più ne tagli e meglio ne crescono;
senza contare Mahmud Ahmadinejad, che umilia nel confronto, pure in tostatura, il bell’abbronzato “iùessei”, e affonda, nel confronto, la pietosa stanga: “Grand, gross e ciula...mej piscinin ma gandula!”, ovvero, grande grosso e stupido, meglio piccolo ma sveglio.
Pure Osama, il Bin Laden, che, seppure fantasmino, surclassa, anche nell’invisibilità, la secca sagoma stecca della “signorina” Barak...O'bamba!
Insomma, a farla breve: il “Nobel campione”, di politica estera ne capisce ( volendolo dire con le parole di Cetto Laqualunque, spassoso personaggio mafio-corrotto, corruttibile e maneggione di recente pellicola comica ) una beata minchia!
Ondeggia, galleggia per il basso peso, sia specifico che fisico, come quelle barchettine di legno che, da piccoli, lasciavamo in balie delle onde di uno stagno, con la piccola tela sullo stecchino, a fare da vela e abbandonata ai capricci del vento.
Attorniato da tanti, che di pelo sullo stomaco ne hanno da vendere, il nostro eroe pare la donnina nella bettola di porto.
Si è avvicinato a gente piena di cicatrici, reduci da risse e rese di conti al coltello, con un virile:
«Volemose bene!»
L’hanno squadrato dall’alto in basso, si sono fatti una grassa risata e sono andati avanti ad affilare i coltellacci sulla ruota della mola.
Ahmadinejad, continuando a mescolare nei pentoloni dell’uranio, come i nonni nel paiolo della polenta;
Nasrallah, a riempire il giardino di casa piantando missili e la first lady, Michelle, broccoli e insalata nell’orto della Casa Bianca;
i miei vecchi, con sottane o calzoni sporchi di terra e succo di erbe e foglie, rattoppati da una parte, lisi, smunti strappati e bucati dall’altra;
Michelle, come una modella: la palettina immacolata in mano, il secchiello verniciato di nuovo, il grembiulino di Armani, il fazzoletto di Valentino e la pettinatura fresca fresca, di parrucchiera.
A vederla mi sono vergognata dei miei nonni, che per fare pari mestiere si sporcavano e lordavano come maiali.
Poi, ho capito: ho acceso un lumino, ho detto una preghierina, e ho ringraziato gli antenati, che morivano con i calli alle mani e la pelle pieghettata e abbrustolita dal tanto sole preso, nel lavoro quotidiano, quello vero e ho “malbenedetto” Michelle, “la bella formina” in deposizione fotografica:

«Ma va da via i ciapp!»

Ecco, questo è il mondo in cui è cresciuto e si muove “O'bamba”: sotto vuoto, finto, fasullo, cinematografato, lucidato a cera, “sbarluscent”, luccicante ma immobile, come le statue nelle piazze, bullesche, fredde e marmoree.
Medesima espressività e naturalezza di quando si va a fare la foto per la carta d’identità.
Di tanta posa plastica, di tanto culturismo di gonfi bicipiti, tricipiti, deltoidi, glutei e polpacci, bronzi di Riace, muscolosi ma con il pistolino a spillo, gli Ahmadinejad, i Nasrallah, i Bashar al-Assad, gli Osamabinladen, se ne fanno una pippa!
Per una Michelle che pianta una patata e imbottisce un Hamburger, ci sono tanti Muhammed che interrano una mina o si riempiono di tritolo.
O'bamba, modello da sfilata in passerella, mal conosce e capisce cuore e mente di quell'islamismo che da brace ritorna fuoco, a voler rivivere il gran sogno dei bei tempi della conquista;
come sacre Vestali, hanno sempre curato la fiamma, ed ora hanno appiccato l’incendio che, partito dalla Tunisia, ora lambisce l’Egitto, ma le sue faville volano lontano, in Algeria, in Giordania, nello Yemen;
quando intaccheranno l’Arabia Saudita, salterà il Pakistan e l’Afghanistan diventerà una trappola mortale per gli infedeli, così come il Libano per quelle truppe rivolte ad Israele, ad ammonire la colomba mentre dietro il culo loro, la missileria prende la mira del fondello;
la Turchia di Erdogan ha già passato il guado, tagliando la testa ad un esercito, da sempre custode della laicità del grande Ataturk e spianando la strada al fanatismo più spinto;
allora scatterà la tenaglia: Iran, Hezbollah del Libano e Siria attaccheranno Israele da ogni parte e tutto il Medio Oriente diventerà il vero Anticristo;
e dovremo combattere la Bestia, che abbiamo lasciato crescere, da infante a carnefice.
Più che l’ultima rivelazione di Fatima, potrà la terza guerra mondiale, la profetizzata da Michel de Notredame, il veggente, altrimenti noto come Nostradamus.
''E in quel tempo e in quelle contrade, la potenza infernale metterà contro la Chiesa di Gesù Cristo la forza degli avversari della Sua legge e sarà il secondo Anticristo, il quale perseguiterà quella Chiesa e il suo vero Vicario”.
E questo, solo per la chiesa. Per gli “Urbi”, de Roma capoccia.
Per gli “Orbi”: qualche decennio di guerra, di morte, di carestia e di fame, ma alla fine gliela si farà, a ributtare gli infami nell’inferno da cui sono venuti.
Non sarà l’estinzione del mondo, quello no; almeno, per i sopravvissuti.

Il cicalino della sveglia suona: mi sveglio d’improvviso, madido di sudore.
Accidenti, che sogno: devo smetterla di mangiare trippa e cotiche, di sera.
Il notiziatio:
“[...] l'Egitto caduto in mano ai Fratelli Musulmani, lo Yemen a frange di Al Qaeda [...] Hezbollah sempre più minacciosa e Ahmadinejad che esulta, perché ora c’ha la bomba atomica”.
Faccio colazione con la rimanenza della trippa e il resto di cotiche e ritorno a dormire;

l’incubo era meglio della realtà.


Io, secondo me...04.02.2011

giovedì 3 febbraio 2011

Red Power

«I giudici, con la complicità della stampa, hanno costruito un mostro giuridico [...] che ci ha cancellato [...] sono entrati [...] cercando conti bancari inesistenti, ricevute di tangenti mai riscosse. Giornali e fotografi sapevano tutto molte ore prima degli arresti: polizia e guardia di finanza sono venute a prenderci, di notte, come dei ladri, casa per casa, e all’ingresso in carcere ci aspettavano i cameraman e le tv. Le immagini di noi in manette sono finite dappertutto, in America come in Australia.»

Si era ai tempi di “Mani Pulite”, la mitica caccia al ladro, edizione riveduta e corretta de “Dagli all’untore!”, di pestifera e manzoniana memoria.
Lo sfogo era quello di Domenico Tenaglia, 61 anni, assessore all’urbanistica, avvocato, democristiano, più conosciuto come “Mimì”;
luogo: il carcere di San Domenico, all’Aquila, in Abruzzo, in quel 29 settembre del 1992, dove fu arrestata per tangenti l’intera giunta regionale abruzzese.
Di quanto, rimase l’assoluzione che, il 7 novembre 1999, la Corte d’Appello di Roma emise per 13 dei 14 imputati arrestati.
“Il fatto non sussiste”;
quattro parole per cancellare tre gradi di giudizio: il primo di condanna, il secondo che condanna ma riduce la pena, il terzo, la Cassazione, che annulla e rinvia.
Sei anni dove i politici di allora andarono “alla ricerca dell’onore perduto”, tra macerie e devastazioni di un’intera vita sociale messa all’indice, massacrata, sputtanata e sbriciolata da una categoria di cacciatori che sparavano nel mucchio, alla “a chi tuca taca”, a chi tocca tocca, quasi fosse un gioco di roulette russa, dove il rischio è parte del gioco.
Ma chi ricevette il colpo di grazia, in quel gioco si trovò senza saperlo, incolpevole, ma assimilato ai “danni collaterali”, soggetti sacrificabili, una perdita abbondantemente compensata dal guadagno.
Molti non ressero alla vergogna e s’impiccarono, quando l’umiliazione fu più forte dello spirito di sopravvivenza.
Di quell’arte assassina, violenta e violentatrice, vero “stupratore della democrazia”, maestro fu Antonio Di Pietro, allora posto sugli altari da un popolo in cerca d’efficace purgante.
L’uomo adatto: ambizioso, goloso di fama e soldi, terra e palazzi, alla ricerca di incanalare una violenza che gli è propria, che gli nasce dentro, che deve sfogare contro tutto e tutti, pronto a vedere l’avversario come un ostacolo, contro cui urlare «Io a quello lo sfascio!»
Il piacere più sadico, nel colpire l’uomo alle luci dell’alba, quando l’irruzione in casa lo trovava ancora in mutande, insonnolito e indifeso, alla presenza della famiglia;
moglie e figli costretti a vedere un essere a loro caro strattonato, incalzato, ammanettato e portato alla gogna, passando tra le forche Caudine di quelli che, svegliati da tanto clamore, si affacciavano sulle scale, a vedere un essere umiliato, che in strada si vedeva atteso da torme di giornalisti e fotografi, già avvisati che nell’arena c’era cibo pronto per le fiere.
I poveretti si trovavano con i polpacci attanagliati dalle bavose mascelle dello spettacolo mediatico, dove la notizia che fa vendere si trova nei bidoni della spazzatura.
I poveracci che vi passavano erano finiti, comunque fossero, sia colpevoli che innocenti:
il sangue attira il pescecane, e poco importa di chi è.
Di tanto colpire nel mucchio, vittime vi furono - e non poche - assolutamente incolpevoli.
Ma i Di Pietro ragionavano - e ragionano - come Arnaud Amaury quando, nel luglio del 1209, la soldataglia della Francia settentrionale, guidata dall’abate di Citeaux, presero le armi per distruggere gli insediamenti degli eretici Càtari.
La città di Béziers fu presa e distrutta, l'intera popolazione uccisa: molti cittadini furono bruciati nella chiesa della Madeleine.
Ai soldati che gli chiedevano come avrebbero capito la differenza tra i Càtari e i buoni cattolici, Arnaud Amaury disse queste famose parole:
«Uccideteli tutti, Dio li riconoscerà!»
Come Di Pietro:
«Incarcerateli tutti, poi si vedrà!»
Come vero che “l’abito non fa il monaco”, quando chi lo veste talvolta ne fa ornamento e paludamento, per travestire propria nativa cattiveria, profondamente radicata nell’animo.
L’animo e l’abito, ecco: quello può diventare armatura cui nascondersi, macchina da guerra poderosa se cade in mano al lupo, che si traveste con pelle di pecora.
Oggi, tutto di me è con una signora che neppure conoscevo, ma ora mi è diventata cara: Anna Maria Greco.
“Fatta spogliare, hanno eseguito una perquisizione corporale. Sotto la sua biancheria cercavano le fonti di una notizia, quella che la cronista ha pubblicato su 'Il Giornale' [...] che interessava Ilda Boccassini, la PM di Milano”.
La Ilda, con lo scheletro nell’armadio: quella della crociata contro il buoncostume, beccata in lontana gioventù “Sorpresa in atteggiamenti imbarazzanti in luogo pubblico con un giornalista”.
Giocava al dottore, dove l’altro la “visitava” passando da sotto la toga.
Peccato di gioventù, se non fosse per la virulenta messa all’indice del vecchio satiro - il Silvio Berlusca - in caccia di carne “virgianale”, visto il bestiario da bordello che lo attorniava: “Venditrici di patatine”.
«Chi è stato a darti la notizia?» vorrebbero sapere quelli che, di carte da offrire allo sputo ne hanno disseminato a bizzeffe, e nulla gli frega di cercare le “talpe”, che le hanno divulgate a Urbi et Orbi, a cani e porci, perchè ne facessero scempio, umiliazione e processo mediatico e piazzaiolo, e a loro smalto e rilievo.
Lecito, ma quando non tocca del loro, quando le opere ridicolizzano quel che da pulpito mena pomposa predica.
Eppoi eccola, la fustigatrice: scoperta ( nel vero senso della parola) a far tromba sulle scale.
Gli intoccabili, solidali tra loro, reagiscono a sacrilegio e sacrilego, che ne ha ridimensionato tanto gonfiore di palloni.
E con i “potenti mezzi a disposizione”, l’intera armeria di cui hanno chiavi, avviare la classica forma d’intimidazione, di muscolare e geometrica potenza, per nulla gioiosa macchina da guerra, tra i cui ingranaggi stritolare il prossimo.
Umiliare, impaurire, far intravedere velatamente e squarciare il velo del futuro, a far intendere ed immaginare scenari di cancelli e lucchetti cigolanti che ti ingabbiano.
No, questi “Red Power”, questo potere carminio dal cuore nero non può essere l’ avvenire: di questo sole non ne abbiamo bisogno.
L’odio non può essere il motore che fa girare le ruote della legge e questa deve macinare giustizia, non ossa.
Anna Maria Greco, quel che le hanno fatto è stupro: di democrazia e di giustizia;
e se dobbiamo votarci all’intercessione dei santi, non lo facciamo con i...Di Pietro.


Io, secondo me...02.02.2011

martedì 1 febbraio 2011

Urne Rosse

Sentiammè

Gigetto, Bersanuccio di Peppo tuo, sentiammè: non fare ancora il bischero!

Togli l’abitino liso, smunto e rappezzato da vecchio burocrate, uniforme da "aparatchik" dell'era sovietica;
con quello, getta alle ortiche tutto l’armamentario e la ferramenta di quella rivoluzione che, per nostra fortuna, mai ebbe a venire, i cui nefasti effetti si rivelarono quando calò la famosa cortina, quella di ferro e la granitica convinzione di chi ebbe fede gelò, dietro le recinzioni dei gulag siberiani.
Pierotto mio, prendi la striglia da cavallo e togli pure la crosta, quella che, come il calcare per la lavatrice, ha foderato e intasato il cervello, quello poi dato all’ammasso, come cauzione da banco dei pegni.
Gigi, sei uno degli ultimi, sopravvissuti di una generazione di dinosauri, che hanno regnato per lungo tempo, ma ormai spazzati via dal meteorite della Storia.
Svegliati, perché un altro scontro con la locomotiva dell’evoluzione ti costerebbe cara.
Butta a mare (fatti portare al largo dall’amico Max, il D’Alema, sulla barchetta a vela) i vecchi manuali di muffa scuola moscovita e vedi di cambiarti, nel profondo: anche e soprattutto l’intimo va cambiato, almeno una volta nella vita.
Pier Gigino, svecchiati, usa anche il botulino, comprati alcune botti di minoxidil, per la crescita dei capelli e fatti spedire dall’Olanda qualche lotto di bulbi...non di fiori, ma piliferi.
Smetti quei puzzolenti mozziconi di sigari che ti cacci in bocca e, se proprio vuoi fare lo sborone, fatti mandare qualche decente cubano da quella salma...scusa, sagoma del Fidel.
E non farti più vedere in maniche di camicia, a salire sui tetti per solidarietà verso operai, che colà stavano bivaccando, per protestare contro licenziamento e perdita del lavoro;
non c’hai il “Phisique du role”, forma e portamento per tentare imitazione di virile animale politico.
Hai la fortuna di provenire da un mondo di bastonati, reduci di sonore sconfitte, frattaglie e maceria d’ideologia bocciata, se non nella teoria, in pratica, quando al virtuale si passò al reale, dal bla-bla-bla all’azione.
Di tanto, fanne tesoro.
Da Lenin e Mao, da Fidel e Kim Il-sung ad oggi, la fortuna è nel divorzio: da vecchia megera comunista a consolante capitalista, a tentare di portare la miseria in alto e non il benessere alla povertà.
Da una Russia che arranca in salita, a riprendere la vetta, ad un’isola ancora isola, ma che aspetta di gettare il vecchio e che torni la speranza, alla Sparta Coreana, caserma a cielo aperto, ad una Cina che sale verso le stelle.
Un popolo, che fu bue, sceglie stalla e fattore.
Non sono tutte rose e fiori, tanto è perfettibile, ma esci dal vicolo cieco da dove ti ostini a fare come quei robottini che, davanti al muro, continuano a sbattere, fino a che le pile si scaricano.
Pier Giggi: fai tesoro: per una volta azzarda perché, ricorda: solo chi osa ha possibilità di vincere.
Straccia e lascia le vesti del “Migliore”, che vorrebbe solo mandrie sue quelle più acculturate, alla “pochi ma buoni”;
e illudersi e tacciare la maggioranza come massa di beoti cretini, urne ed elezioni “democratiche” solo quando portano latte alla loro stalla, mentre diventa “tirannia della maggioranza”, quando è il numero, a far differenza.
Cinematografari, guitti e scribacchini sono spesso ad attaccarsi medaglie a vicenda, in gioco autoreferenziale, quasi forma d’autoerotismo, dove anche l’asino premia propria famiglia;
magari alcuni sono veramente eccellenze, in propria materia, ma pure di presunzione, nel credersi cime, per esserlo solo di rapa, quando sconfinano e disattendono il saggio “Ofelé fà el to mesté”, pasticciere, fai il tuo mestiere, nel detto meneghino.
come quei professoroni, specialisti in una branca dello scibile medico, che se hai la sfortuna di ammalarti di qualcosa tra il loro confine e quello dell’altro, in quella terra di nessuno non sanno che fare e ti salvi solo dal buon vecchio medico di famiglia, negletto e sottovalutato da tanto aristocratici luminari.
Ecco: se al posto di pompare aria nei propri gozzi e gonfiare petti capissero la fortuna di scambiare sapere ed esperienza, magari tanti pazienti scamperebbero dai danni cagionati da tanta superbia.
Piergigetto, ripensaci, te la do io la cura miracolosa: accetta la mano di Silvio, il Berlusca.
Sganciati dalla presa di uno che neppure conosce la lingua sua, da quello che vorrebbe essere stato Bruto per Cesare, solo per potergli fregare l’alloro, il giovine con l’orecchino che vorrebbe far lo stesso con te o il “professorino” che ambirebbe farti le scarpe, stanco delle sue, di pregiata vacchetta.
Il Silvio non è un santo; e neppure un eroe. Neanche navigatore.
Eroe, Santo, Navigatore: nulla.
Ma piace, perché mira al sodo (anche femminile) e non nasconde di avere vizi e virtù in cui tanti si riconoscono.
Non vive in torri d’avorio, come tanti di voi, caro Gigi.
Piero, sentiammè: dimostra di non conoscere solo il “Niet!”.
Gli italiani non sanno più come farvela capire, che vogliono solo che impariate a remare tutti a tempo e di piantarla di pensare all’orticello di casa, girando in tondo.
Mignotte - “escort”, se suona meno volgare - un tanto al chilo, devono essere valutate per quel che sono: venditrici di patatine.
Sono un sollazzo, ricreazione e riposo del guerriero.
Come per la mela, ben vengano, se la cura leva il medico di torno.
“Do ut des”, io (la) do affinché tu dia (la grana).
Un contratto, niente di più.
“Oneste” professioniste, come il calciatore, il pugile, il cantante: ognuno pagato per usare muscoli suoi, siano essi polpacci, braccia o ugole.

Giggi, disciulati!

Sentiammè.


Io, secondo me...31.01.2011

domenica 30 gennaio 2011

giovedì 27 gennaio 2011

Sput(t)anieri

«Avanti la prossima, avanti la prossima. Una alla volta!»

Tempo d’assemblaggio, cinque minuti, moltiplicato per sei o sette: tanto sarebbero state le carrozzerie da montare.
Ce la facesse Marchionne, con la sua Fiat, a mantenere un simile ritmo, la sua catena sfornerebbe tante auto da saturare l’intero mercato, non dico nazionale, ma addirittura mondiale.
Peccato che, a dover reggere tale cadenza e offerta di prestazioni, non fosse una fredda macchina ma un vispo e arzillo ultrasettantenne.
Che però deve avere il cuore e il pisello di uno stallone;
o essere imbottito di Viagra o Cialis, quelle pasticche tanto miracolose da far rizzare...anche un morto.
Una...due...cinque, sei, sette...Silvio, hai tutta la mia ammirazione e invidia!!
Io, con una ventina d’anni meno di te, finirei con le coronarie sgonfie, dopo le prime...non dico quante.
Bene: per la Nadia Macrì, Silvio Berlusconi non sarebbe un uomo normale, ma un trapano a percussione, con un sistema di pompaggio più efficace di quello per estrarre il petrolio!
Nemmeno il vecchietto all’ospizio riuscirebbe a riempire un pannolone in così poco tempo, e questo poi solo per incontinenza, mentre il Silvio produrrebbe più spermatozoi in pochi minuti che le zanzare in una stagione ovaiola.
Interrogata per cinque ore, dai Pubblici Ministeri di Milano Pietro Forno e Antonio Sangermano, l'ex escort Nadia Macrì racconta:

« [...] andiamo in un posto, una specie di privé dove c'è un palo piccolino, con le luci da discoteca. Abbiamo fatto il bagno in piscina, dove ci raggiunse il presidente. Nudo. Noi eravamo sei, sette ragazze. Siamo stati tutti quanti insieme a ridere, a scherzare, a toccarci. Poi lui dopo un po' si è avvicinato ad un'altra camera dove c'è un lettino in cui fai i massaggi [...] ogni cinque minuti noi aprivamo la porta e consumavamo il rapporto sessuale.»

Cinque minuti, una botta e via...avanti l’altra; che fottitor superbo!

«[...] fui pagata cinquemila euro, dal presidente direttamente.»

Mike Tyson lo remuneravano per usare i pugni, Totti i piedi, un tennista per le braccia: ognuno per il muscolo che più mostra virilità nel turgore.
Le Macrì, come le D’Addario, sono come le vecchie cassette a nastro: con un lato "A" e - soprattutto - uno "B", oltre alla lingua, che non sempre usano per chiudere le buste.
Detto questo, ognuno adopera quel che di meglio la natura ha donato e se ci fai cinquemila euro a botta, ben vengano!
Nessuna delle “signorine a noleggio” aveva verginità da custodire, né ingenuità da educanda, ma concorrenziale rapacità nell’offerta di grazie, in un mercato ingolfato di domanda.
“Nà lavàda, nà sùgàda, la par n'anca duperàda”, una lavata, un'asciugata, non sembra neanche usata e, come i panni, si possono indossare nuovamente per altra festa.
Ed oggi, con ago e filo, un buon chirurgo riesce pure a ricostruire ogni virtù deflorata.
La sessualità è cosa privata, quando non esiste violenza né costrizione.
Con il resto, ognuno può portarsi il raccontato al gabinetto - sia esso di grazia o di giustizia - gettandolo nello sciacquone o facendone materia di piacere, come il pieghevole di Palyboy.
Per raccattare tanta pruriginosa paccottiglia, fior di magistratura ha messo in campo tanti mezzi e forze che è come se usassi un missile Cruise per colpire una zanzara;
di tanto, hanno mercificato lavoro d’indagine, che doveva essere materia al vaglio di uomini di legge e non “spu(t)tanieri”, prodotto catarrale di un vecchio tisico sulla pubblica piazza.
Seppure voluminose, quelle centinaia di pagine, hanno consistenza dell’aria in un palloncino.
Hanno scoperto che, in un luogo privato, ci possono scappare una...due...tre...sette scopate.
Libero mercato in libero Stato e, se si devono riaprire case, siano quelle benemerite e chiuse di una volta, dove le uniche cimici sarebbero quelle da grattare via, non dei guardoni, alla “cinque contro uno”.
Dove vige un rapporto di reciproca soddisfazione tra le parti e nessuna violenza, invito a seguire il detto:

«Pensa ai cassi tò!», segui la tua coscienza senza “talebanizzare” la vita d’altri.

Avanti il prossimo.

Io, secondo me...27.01.2011

giovedì 20 gennaio 2011

Patatina bollente

Collodi, da un pezzo di legno ne cavò un capolavoro: Pinocchio, con l’indimenticabile inizio dove il falegname Mastro Ciliegia, trovato un tronchetto che rideva e piangeva come un bambino, lo regalò a Geppetto, che ne scolpì burattino per compagnia;
dal legno, anche il regista Ermanno Olmi trovò ispirazione, per un film bello e struggente:
l'albero degli zoccoli.
Oggi prosegue l’arte dell’intaglio ma, ai burattini, s’accoppiano le zoccole.
La migliore di quelle è come la galleria per il treno: ariosa e aperta per tanto passaggio e gli scambi sono altra cosa, che quelli dei binari.
Alla Maria Teresa Goretti, santificata per essersi fatta accoppare, piuttosto che rinunciare alla virtù, ecco sopravvenire le edizioni, rivedute corrette ed aggiornate, di quelle che, mostrando pollice e indice uniti, erano a consacrare esclusivo possesso, da “L’utero è mio e me lo gestisco io!” per finire con l’annunciazione della “Passera al potere!”;
preferito a “Potere al popolo!” dove, a confronto, il sol dell’avvenire era irraggiungibile rispetto al “Cchiú pilu pè tutti”, quello che pare abbia miglior referenze per sovvertire la legge di Archimede, dove si vuole sia la leva a far forza.
Al "Datemi una leva e vi solleverò il mondo" si oppone il "Tira pusse un pel de vaca che un car de boeu", tira di più un pelo di f**a che un carro di buoi!!
La Storia del mondo - quella con la “s” maiuscola - da sempre ha provato che, al vero che dietro un grande uomo c’è sempre una gran donna, spesso pure era gran gnocca!
Mai sapremo abbastanza, di quanto tanto pelo abbia invero mosso buoi e cavalli, e sopra questi eserciti tirati da quel filo, spesso invisibile ma onnipresente.
Senza di quello, Cleopatra non sarebbe riuscita a far litigare il bell’Antonio con Ottaviano, risparmiandogli una manica di botte e Giuseppina a mandare Napoleone suo a far danni in giro per l’Europa, per potersi far tenere caldo il letto dallo stallone di turno, mentre il poveretto era al fronte.
Mai detto fu più azzeccato, nel dire che la verità sta nel mezzo, quel che, giustificato dal fine, ne ha fatto arte più antica e l’etichetta porta secondo a chi ci è attaccata;
da “accompagnatrice” a “escort”, se sei d’alto bordo;
puttana, battona, zoccola, sguangia, baldracca, bagascia, troia, sgualdrina e via dicendo, se la marchetta è con poveracci.
Comunque sia: il mercato delle vacche, dove il capo migliore se lo aggiudica chi ha più da investire.
Con la differenza che le peggio conciate magari sono costrette, dalla necessità piuttosto che dal pappone, mentre quelle che bazzicano con i danarosi lo fanno perché “L’utero è mio e me lo gestisco io, perché la passera vicina al potere porta grana!”.
Qui non siamo alla disperazione, a darla via per il tozzo di pane;
queste lo fanno per la regola della resa in multiproprietà: “Nà lavàda, nà sùgàda, la par n'anca duperàda”, una lavata, un'asciugata, non sembra neanche usata!
A questi livelli non esistono verginelle e una Maria Goretti non si vede manco in fotografia.
Le bustarelle con i quattrini sono per un tanto al chilo, e quelle ci si buttano sopra con la frase d’abbondanza del salumaio quando incarta il prosciutto:
«Papino, fa tremila euro: che faccio lascio?»
Poi ci sono le varianti sul tema: da un Marrazzo, che predilige il brivido del dare-avere, si passa ad un Sircana, che invece si accontentava di un solo lato della cosa.
Senza contare la prestazione da stallone di razza, che fu dell'allora deputato dell'Udc Cosimo Mele, cinquantenne, pugliese, sposato e con moglie incinta, che si fece trovare a fare mucchio con due prostitute e contorno di droga.
E si parla di briciole, croste di pane: non conosceremo mai l’identità di “chiappe d’oro”, l’Onorevole Eccellenza di cui parlarono alcuni Trans del giro-Marrazzo;
un paio di ammazzati del giro, il messaggio ricevuto ed ecco messa a tacere la faccenda: tante altre chiappe d’oro che ora dormono sonni tranquilli, “Onorevoli” od “Eminenze” che magari ora stanno a pontificare e far prediche contro l’uso chi, a par loro, ha avuto solo la sfiga di approvvigionarsi a stesso mercato, ma di non rientrare nel giro della “specie protetta”.
Interesse vuole che oggi può capitare che spesso sia la vacca a salire in cattedra e fissare prezzo di mercato.
Ma così è, dove la legge e la sentenza è comodo portarla fuori dai palazzi di giustizia, sulla piazza e sotto i riflettori, dove è più facile far risaltare il grigiore e allontanare quell’aria di muffa e di stantio che regna negli anfratti e negli angoli bui di una giustizia gelosa del proprio immacolato, ma generosa nel badilare merda nei ventilarori.
«La magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano»;
Il sito di Julian Assange, Wikileaks, accettata incondizionatamente come la bibbia di questo millennio, vorrebbe scritto, su documenti riservati e secretati, da Ronald Spogli, a suo tempo ambasciatore americano a Roma;
Parlato dell’ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema.
Ecco che, d’improvviso, quanto adorato come sorgente di verità rivelata, ora che si ritorce, subito è rinnegata:
«Accanto ad osservazioni ovvie su fughe di notizie e intercettazioni, è riportato un giudizio abnorme sulla magistratura che non ho mai pronunciato, che non corrisponde al mio pensiero e che evidentemente all’epoca è stato frutto di un fraintendimento tra l’ambasciatore Spogli e me.»
Ma Wikileaks non era Vangelo?
A chi allora il separare grano dal loglio, vero dal falso, il giusto dall’ingiusto?

Una bella gatta da pelare: una...patatina bollente!

Io, secondo me...20.01.2011

lunedì 17 gennaio 2011

sabato 15 gennaio 2011

JEanSUS

Gli sputi, le botte e le nerbate, le spine e i chiodi e fortuna che poi è morto in fretta, altrimenti gli avrebbero spezzato pure le gambe!
Conciato peggio che una bistecca sotto il pestacarne, allora il poveretto avrà pensato d’essere al capolinea: peggio di così...si muore.
Ma ha avuto la cattiva pensata di resuscitare e da lì i guai sono continuati;
se ne fosse stato schiscio schiscio, come si suol dire in Lombardia, ovvero, tranquillo nel suo bel sepolcro, si sarebbe risparmiato il seguito.
Beh, a dir il vero, per un paio di millenni la cosa è durata: chi avesse osato tanto quanto oggi, avrebbe visto la testina rotolare a terra o il culo riscaldato dalle fiamme;
ma i tempi cambiano, ci si evolve, ci si umanizza, si diventa sempre più civili.
Bruciare il corpo per salvare l’anima non è più di moda, almeno, da noi.
Basta stare attenti a non sbagliare bersaglio, magari con qualche vignetta irridente ad altro profeta, e tutto fila liscio come l’olio;
anzi: dimostri d’essere moderno, all’avanguardia, d’ampie vedute, di non puzzare d’incenso e sagrestia.
Ecco allora fare a gara, a riprendere il poveretto, che di croce ne ha portata una ma bella grande e il gioco è fatto.
Lo getti dalla finestra, lo fai diventare verde e lo raffiguri come una rana o lo fai diventare donna, con la schiena rivolta a chi guarda, lo metti nell’urina o gli infili un bel preservativo in testa - et voilà! – il mondo accademico applaude all’artista, al genio, all’intellettuale, all’incompreso, che precorre i tempi e guarda avanti, dove le talpe non arrivano.
Povero Jesus nostro!
Cominciano le danze.
Avendone probabilmente in abbondanza, per il pannolone ed oltre, ecco l’Andres Serrano, fotografo statunitense, che nel 1987 comincia con “Piss Christ”, Cristo di piscio:
la raffigurazione di un piccolo crocefisso di plastica, immerso in un bicchiere di vetro contenente minzione d'autore.
Alla mezza sega - siamo nel 1990 - segue la mezza calzetta.
Martin Kippenberge alla crocetta infilzò una rana e la espose al Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano;
L’anfibio stringe nella mano destra un boccale di birra e nella mano sinistra un uovo.
Vorrebbe rappresentare l’uomo ridotto ad animale, che beve fino all’abbrutimento, che non riesce a liberarsi dalla croce dell’alcool vissuto come piaga;
lo spaccato di una società che appare perfetta, ma che in realtà è ipocrita che, alla fine giornata, si abbrutisce di birra nei bar, si lascia andare alle battutacce sul sesso ed a frasi sconce.
L’uovo rappresenterebbe la perfezione tradita. Sarebbe bastata una frittata;
e il nostro pataccaro vorrebbe convincere ad ingoiare; più che il rospo, la rana.
E poi, il tocco finale: Kippenberger condanna una società che da una parte si dice cristiana e che dall’altra, proprio sotto o davanti al Cristo che dice di venerare, riesce ad esprimere solo il peggio di sé.
C’è riuscito!
A rimorchio della moda, arriva la donna crocifissa, di Maurizio Cattelan: di schiena, all’interno di una cassa di legno, attaccata alla parete esterna di un’ex sinagoga, a circa quattro metri d’altezza dal suolo.
Ad agitare le acque prosegue Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, lanciando dalla finestra il crocifisso della stanza dell'ospedale dove, nel dicembre 2003, era ricoverata la madre.
Forse la vecchia era impressionabile, e lui temeva che gli venisse un accidente.
Visto il preludio, facile immaginare che ogni diga rompe gli argini e qualunque cazzone di passaggio ha mano libera, come gli Unni che, una volta travolto le difese d’ogni presidio, si danno al saccheggio e agli stupri.
Ecco sfilare l’opera “Sacred love”: il cristo coperto da un condom.
Si vorrebbe spacciare per una forma educativa: riflessione sul tema condom e prevenzione dell'Aids;
Beh, l’artista (sic!) poteva infilarci la sua, di testa e, per i simili, mi basta applicare la raccomandazione più calzante: se li conosci, li eviti!
La più vicina a noi, in termini temporali, è il Topolino crocifisso: la statua, esposta in un centro commerciale di Pechino, il Beijing's Luxury Yintai Shopping Mall.
Commento dell’intellettualoide di turno, di quelli che riuscirebbero a vedere l’immensità nel buco fatto in una tela da sacco: “A migliore sintesi della cultura americana”.
Ciumbia, che raffinatezza: si sarebbe dovuto mettere i diritti d’autore, sul legno della croce; sai quanti soldi si sarebbero fatti, affittando lo spazio!
L’ultimissima, fresca di giornata: un gigantesco cartellone di dieci metri per dieci, con un Cristo in croce le cui ultime parole sono state raccolte dall’ennesimo evangelista, il Carlo Chionna, stilista bolognese.
Sotto la croce, avrebbe sentito il delirio dell’agonia:

«Perdona loro perché non sanno quello che indossano.»

Buono è che non ha fatto a tempo ad infilare al buon Gesù un paio di Jeans o di mutandine Cagi.
«Voglio difendere il Made in Italy, dove gli artigiani dell’abbigliamento sarebbero in braghe di tela, nell’indifferenza e nel menefreghismo totale.
Il classico sistema di buttare la vecchina sotto il tram, invece che aiutarla ad attraversare le rotaie, che tutto è buono per emergere dall’omologazione.
Potrei finire qui, che è solo una miseria di raccontato, in rapporto alla gran massa di merda e merdaioli, che si raccolgono attorno al dolore della croce.
Ma voglio andare fino in fondo, in questo letamaio dove tanti scarafaggi razzolano.
Raccogliendo tanta melassa, sono venuto a conoscere che le fogne sono traboccate, dove mercati “on line” offrono “giocattoli sessuali” a forma...vediamo il catalogo:

vibratore Gesù crocifisso;

vibratore Maria vergine...
la Vergine Maria, come ogni donna elegante, sa che c’è una Seconda Venuta. E una terza. E una quarta. Dunque, dai alla Vergine Fortunata quello che vuole! E puoi scommetterci che non sarà una cosa immacolata;

vibratore Gesù bambino:
Quando ti sei svegliata stamattina sapevi che qualcosa mancava nella tua vita. Non era la macchina nuova, il lavoro nuovo o un ragazzo, ma il tappo da [non lo dico, che anche con il mio stomaco trabocco] del Bambin Gesù.

Dell’ultimo pezzo non me ne glorio, ma si deve sapere con chi abbiamo a che fare, dove pure nel bidone delle immondizie c’è chi trova di che sfamarsi.

Sfido questo liquame umano a fare “arte” usando anche materiale tratto dal Corano, estensori ed interpreti.
Sarò felice di vedere le loro teste profondere altrettanto, prima di trovarmele a rotolare tra i piedi!


Io, secondo me...14.01.2011

giovedì 13 gennaio 2011

Estinzione delle masse

FINIamola

Si, un pochino il fiato mi manca: sarà per la puzza che sale e non è certo di violetta.

« L'Italia è sul punto dell’asfissia e ha bisogno di convergenze.»

Quando la faccia è come il...quello che ha tentato il taglio del tubo dell’ossigeno ora vorrebbe farsi credere soccorritore!
Certo la tolla deve abbondare, su tanto grugno.

Convergenze una beata fava!!!

C’hai provato, ad accoppare il vecchio, il Berlusca, credendo che fosse il flebo che lo teneva in vita, ma è andata male:
nessuno si è preso la responsabilità di soffocarlo con il cuscino e fregargli l’eredità, e il figlioletto frettoloso si è trovato trombato.
Eccolo, il Fini, il Gianfranco: il delfino, ora acciughina, da dare in pasto alle foche del circo.

«Il governo è paralizzato, ma sono magnanimo: superiamo lo scontro dei mesi scorsi...per il bene dell'Italia.»

Il bene dell’Italia?
Ambizioso, permaloso, presuntuoso oltre ogni dire, vendicativo quanto mai: a tutto questo ha anteposto l’Italia, pur di affogare nell’acido della sua bile il bersaglio di turno;
peccato per lui che il vissuto del Silvio gli ha formato spessore e callo alla cotica, tanto da far spezzare i canini al Gianfry.
Come un cecchino, veterano di mille agguati, ben si è guardato di abbandonare la postazione favorevole, da dove poter sparare alla selvaggina, da quella di pelo politico a quella di penna, inteso come giornalistica.
Come un calcolo ben incarognito, si è fermato dove l’ostruire faceva più male: sulla poltrona del Presidente della Camera, supremo direttore dei lavori, come un vigile in un incrocio trafficato;
ad un segnale tutto scorreva, altrimenti l’ingorgo era assicurato.
Poi parla di Governo paralizzato, dove le bastonate sulla spina dorsale le ha date lui!
Per fregare la corona ha buttato il paese nel caos più assoluto, legandolo con lacci e laccioli, proprio mentre da tante parti la stretta al collo di un’economia globale mostrava...la corda.
«Serve un patto per l'emergenza», dice ora.
Perché, prima cosa era: la festa della befana?
Già, dimenticavo: ora che è sdentato e deve masticare il pancotto al posto della carne, il volpone vorrebbe che le galline non se lo mangino, assieme al pastone.
«Il paese è fermo e sfiduciato», ancora insiste.
‘azzarola: certo che tu sul freno a mano e alla fiducia ti ci eri buttato, quando pensavi di avere le palle, per fare lo sborone!
«Rivolgo la proposta a tutti, maggioranza e opposizione», prosegue l’ibrido tra Caino e Bruto;
Visto che ormai per tutti è diventato un osso senza ciccia, ora vorrebbe dare a credere d’essere buono a fare altro e non solo da gettare al cane;
e poi, dopo aver cannato le “idi di marzo”, per l’augusto Cesare-Silvio-Berlusca, vorrebbe evitare le sue: quelle di febbraio.
Per il prossimo 2 di quel mese, infatti, è fissata l’udienza per discutere la richiesta d’archiviazione o meno per truffa aggravata, riguardo alla cessione della casa di Montecarlo;
di proprietà dell’allora Alleanza Nazionale, fu svenduta ad una società off-shore per una frazione del suo valore di mercato, rivenduta ad altra con un margine di nulla e dove una prova documentale porta firma come affittuario e proprietario del cognatino suo: il Tulliani, Gianfranco pure lui.
Famiglia questa che si è appiccicata a lui come un francobollo sulla busta, e la saliva che fa da collante si chiama Elisabetta, sua attuale compagna.
Francesca Frau, mammetta della Eli e Gianfrancuccio Tulliani, si cuccò un lucroso contratto in Rai, grazie alle abbondanti schizzate d’olio lubrificante che il Fini spruzzò sugli ingranaggi.
La società At Media (Absolute Television Media, per un percento del 51 della mammina d’oro, fondata soltanto nel 2009, proprio nella stagione aveva ottenuto un bel contratto: per assicurare in appalto esterno - in una trasmissione che in precedenza era stata interamente prodotta dalla Rai - lo spazio «Per capirti», dedicato al contrasto tra genitori e figli, aveva concordato un compenso di 8.120 euro a puntata che, moltiplicati per le 183 puntate previste, arrivava ad un milione e mezzo d’euro
Niente male, per una che di palinsesti e programmi ne capiva ‘na mazza, che mai neppure aveva fatto da garzone nel raccogliere cartacce nell’ambiente.
Con i soldi, quel che porta all’orgasmo è anche il potere, e il nostro, che si ricicla oggi come salvatore della Patria, portò ad eccitazione e godimento.
«Elezioni: rischiosissime», ammonisce il Fini.
D’accordo. Ma per chi?
Non è come di un perdente, che da una foresta si ritrova a predicare nel deserto.
Se i saloni della politica sono assimilati a mercato delle vacche, dove s’intrecciano le urla di chi offre e chi acquista, pure possiamo pensare ai mercenari: fanno a botte per te solo se li paghi.
Forse se il cognatino vende la casa di Montecarlo e la Ferrari, e la mamma acquisita scuce qualcosa di quanto ramazzato in Rai, forse il Gianfranco riuscirà ancora a pagare qualcuno;
magari, se non Conan, almeno Brancaleone.
Se proprio, gli rimane Bocchino.

Per gli italiani, c’è solo una via di salvezza, ovvero, svuotare il pitale al grido di...FINIamola!


Io, secondo me...12.01.2011

martedì 11 gennaio 2011

lunedì 10 gennaio 2011

Star Wars

Regolatività

“Tutto è relativo e dipende dal punto di vista dell’osservatore”.

Il buon Einstein, con la sua teoria della relatività, aveva condensato in poche righe quel che l’intuito popolare sapeva da sempre: la verità della mutanda elastica, dove spesso s’infila la morale d’oggi, a cercare di infilare una sgraziata sostanza in una forma che riesca a contenerla, salvandosi la faccia con un alibi costruito a misura, cioè che Il peccato è negli occhi di chi guarda;
ottimo sistema per sgravare del proprio e rigettare la patata bollente nelle mani dell’altro.
Io sono peccatore solo visto dai tuoi occhiali: cambiando lenti, diverso appare il mondo, e quel che era male diventa bene, il nero bianco e il sotto diventa sopra.

...il peccato è negli occhi di chi guarda... dipende dal punto di vista dell’osservatore.

Gli attori sono tre: un vecchio, il bambino e l’asino;
Le combinazioni si alternano: sull’asino ci sale prima il vecchio, poi il bambino, tutti e poi più nessuno, ma nulla cambia;
la mossa mai pare azzeccata.

«Che egoista, con un bambino così piccolo, con le gambe così corte, lui sta sull’asino e il povero bimbo, deve corrergli appresso.»

L’acido commento arriva alle orecchie del canuto personaggio che, vergognoso, scende e mette in groppa il bimbo.
«Che maleducato quel bambino: lui sta sull’asino, mentre il vecchio che ha le gambe stanche, cammina a piedi.»

Tutti in groppa allora.
«Un asinello così piccolo...gli stanno sopra in due: finiranno per sfiancarlo.»

Il terzetto ora cammina affiancato: l’anziano, il bimbo e il somarello;
“Bene, allora pedalare!”, pensa il nonnetto.
«Quelli devono essere proprio stupidi: hanno un asino a disposizione e vanno a piedi!»

Ebbene: la storiella pare voler dire che non esiste una verità, ma tante che, come universi paralleli, viaggiano appaiate senza mai toccarsi; a seconda dello scambio, uno va da una parte e gli altri secondo le diramazioni.
Tutto vero, tutto valido, tutto permesso, tutto rispettabile, tutto giusto...tutto relativo.
Non è vero.
Esiste un semaforo, un qualcosa che dirige il traffico: si chiama regola.
La signora regola è quella sposata con il signor diritto: dove finisce la tua libertà inizia la mia.
L’individuo è una cosa, la società un’altra.
Da solo, il primo sceglie la rotta, ma in branco, di relativo non c’è nulla;
come le sardine, lo spazio da occupare e la direzione da prendere devono essere ben calcolati, altrimenti sai che bello, veder cozzare capocce e carrozzerie.
Nulla impedisce che, un domani, si possa cambiare, ma sempre il corpaccione deve seguire una linea ben dritta, una rotta coerente con la sopravvivenza: regola e non regolatività.
Se la sardina vuole far parte delle acciughe, deve remare secondo regola di questa, e così pure il contrario.
«Va bene così!», dice il leone;
Come dar torto: sai com’è più facile abbattere un bufalo, isolato dal branco.
Ecco, l’Eurabia è tutto ciò: avanti, in ordine sparso, rinuncia a difendere il suo, pensando che poche sarde date allo squalo bastino a saziarne la fame - sempre sperando che la lisca ce la lascino altri - e a far filosofia spicciola, dando a credere che è cosa buona e giusta il sacrificio di pochi figli per risparmiare la pellaccia degli altri.
Ebbene, c’è un piccolo difetto nel ragionamento: lo squalo non si ferma mai perché, non avendo vescica natatoria, che si riempie d’aria e lo fa galleggiare; se si ferma affonda e muore.
Niente pennichella, e l’appetito non deve mancare mai, come la benzina per muovere la macchina.
Il predatore, quello che oggi si muove nel “Mare nostrum”, si chiama integralismo e non ha relatività, ma certezze: quella che il grande mangia il piccolo e il più forte vince.
Infilare la testa nella sabbia porta ad una china pericolosa e non è meno doloroso l'offerta dell'altra...guancia.

La vita agita i dadi;
«Messieurs, faites vos jeux!»

«Sei!» urla uno;
«No, guarda che è un tre» risponde l’altro;
«Siete ciechi: è un due!»
Senza regole, tutto è relativo e tutto giusto: dipende dal punto di vista dell’osservatore.

La morte raccoglie i dadi.
«Rien ne va plus, les jeux sont faits!»
Nulla è più valido, i giochi sono fatti.

E la luce che si spegne non ha nulla di relativo, e pure l’elastico della mutanda cede.


Io, secondo me...10.01.2011

sabato 8 gennaio 2011

la première stupiDAME

E si: a un certo punto, madre natura deve essersi fatto un esame di coscienza;
non sempre è facile, per una mamma, restare imparziale e distribuire equamente grazie e disgrazie.
Qualcuno dei figli, alla fine, si troverà in difetto e l’altro con grasso che cola, secondo la regola del pollo, che statistica vorrebbe di due uno a testa e, nella realtà, spesso c’è chi li spazzola tutti e chi nisba!
Allora, ecco: uno è na’ chiavica, o’ scarafone, bello solo per mamma sua e l’altro, sfolgorante come il sole;
uno con la pancia che brontola d’indigestione e quell’altro di fame.
C’è cascato pure il Padreterno, con Caino e Abele, figuriamoci la natura, che è un gradino sotto.
Il primo, rotto l’uovo e fatta la frittata, ha urlato: «Nessuno la tocchi!»
L’altra, invece, ha giocato di sottrazione, applicando la legge dell’inversamente proporzionale:
tanto hai da una parte, tanto perdi dall’altra.
Beh, non sempre funziona, ma nel caso sì, della Carla Bruni, ora “sciura” Sarkozy, compagna di Monsieur le President de France!
Il far paio, porta a degli automatismi: stai con il gallo e diventi la première dame del pollaio, anche se per meriti di puro accoppiamento.
Da Cenerentola a principessa, solo per grazie ricevute, mentre una racchia in alto così facilmente sale, se solo ne ha di sue, di palle.
Ma ecco che, dopo la fatina, passa la strega cattiva e smonta: tanto un quoziente sale, l’altro precipitevolissimevolmente scende, e si chiama intelligenza.
L’abbondanza è nel tondo dove, alla testa, si contrappone la coda.
E già perché Carletta ha fatto solo passerella, andando su e giù di modella: ha provato a far l’attrice, ma più del guitto non è andata;
e pari è stato nello strimpello di chitarra cui, nel sovrapporre canto, neppure questo è arrivato a pareggiare quello della suorina, che gorgheggia tra i banchi della chiesetta di campagna.
Pazienza: nell’era dell’immagine, dove basta lo smalto a coprire ogni ruggine, tanto basta.
Appollaiata sulla spalla di un mastino, pure una gallinella può spernacchiare la volpe.
Se vogliamo vedere, è ben questo che ha fatto, la damigella nostra che, passeggiando nelle corti dei re, ebbe pure modo di rinnegare la radice sua, nello spregiare origine in un bel dire:
«Spesso sono molto felice di essere diventata francese!»
Pure io ora sono d’accordo, bella mia: nel bene e nel male, lo sputo nel piatto di casa mi schifa, e non vorrei che si attacchi al mio pane, quando passo la mollica per catturare il vile intingolo.
Ochetta giuliva, starnazza e vorrebbe spiccare volo e grida d’aquila:
«Nicolino mio, ascolta ammè: il Cesarino Battisti fallo scappare via, non darlo agli italioti; come abbiamo fatto con la Marinuccia, la Petrella, quella che rapì Moro, ricordi? Meno male che, con Valeriuccia, sorellina mia, ci è riuscito di tirarla fuori, altrimenti andava in depressione diventava anoressica. Il Battistino poi, è così…così…figo! C’ha il profumino dell’intellettuale e, a strusciarsi contro ti senti pure tu una cima…oh, scusa Nicoletto mio: non intendevo dire che tu sei basso.»
Ah, come staremmo, se in giro non ci fossero le Brune, ad impedirci d’essere inumani con gli assassini che, si sa: sono solo compagni.
Compagni che sbagliano.
Come gli gnocchi, anche gli stessi, al femminile, saltano subito a galla perché sono di un leggero che più non si può.
La legge del tondo, dove la faccia è pari all’altro polo: basta poco per diventare grandi dame;

Anzi, la migliore…la première stupiDAME.


Io, secondo me...08.01.2011

venerdì 7 gennaio 2011

lunedì 3 gennaio 2011

Il ratto della civiltà

Bananarìa

Ci ruberanno prima la libertà, poi lo spazio e, infine, tardi e se solo si alzerà il capo - zac! - pure il melone e la cotica.
Allora, sotto l’ombra delle nostre chiese ci saranno tante cotenne distese, con scritto a sangue le giaculatorie del profeta.
Il loro, ovviamente: l’ultimo, quello che vorrebbero fosse sigillo, suggello e tappo, dopo aver declassato il buon Gesù nostro, che si vedrebbe divenire zerbinotto del Maometto.
Ultimi arrivati, ecco l’ennesima versione degli "Über Alles" tentare di riscrivere la storia, non dal principio, ma da dove fa comodo: come la foglia che vorrebbe il mondo capovolto, per spacciarsi radice.
C’è chi ha edificato la casa e questi, arrivati quando già c’era chi aveva sgobbato, mettere sulla porta il proprio nome, sottolineato con il filo tagliente delle lame.
Mica sono andati in giro a predicare con carta e penna; mica hanno mollato una pecora, ma una bella volpe da pollaio; mica poi ti salutano con il fazzoletto e le lacrime agli occhi, se pensi d’esser capitato tra bingo-bongo e di voler andare via.
No: imboccato il vicolo cieco dell’evoluzione, ti portano ad estinzione, prima che lo faccia madre natura.
Nel mondo dell’uomo che è stato sulla Luna, e poi chissà, a vedere anche le stelle, ecco che c’è chi ti tira giù per le braghe, a far credere di quanto sia bello vivere tra le foglie e mangiando banane.
Vorrebbero infilarci la “bananarìa”, una serie di “addendum”, aderenze e appendici aggiunte man mano, a tappare i buchi di un libro che si vorrebbe inattaccabile;
Dio che si è fatto uomo, incarnandosi con Gesù, Allah che si è fatto testo incartato nel Corano:
la carne contro carta e inchiostro.
Il primo, a dare la speranza ad ogni uomo, fino al più umile e miserabile: l’altro che seleziona, azionando le lame della falciatrice.
All’”Homo Binallahdensis” Gesù, il suo messaggio, fa paura: ha fatto crollare un impero, quello di Roma, senza la spada e, se non passato a scolorina, pure gli riuscirebbe di arrugginire scimitarre e far impallidire mezzelune.
Tanta forza va zittita, con il fragore delle bombe e il rimbalzare di teste mozze.
Se anche l’ultimo si sentisse pari al primo, se pure la donna all’uomo, dove i tromboni avrebbero posto, nell’orchestra?
Neanche a parlarne, se altri volessero essere depositari di verità, che l’unica è custodita solo dai simili dell'imam del centro teologico Al Azhar, al Cairo: lo sceicco Ahmed Al Tayeb.
Una vita ad imparare a memoria una storia letta con il paraocchi.
Papa Benedetto XVI ha definito l’ultima strage, l'attentato della notte di Capodanno ad Alessandria, con più di venti morti: "Un vile gesto di morte che offende Dio e l’umanità intera" che, alla pari di altre, è “Vera e propria strategia di violenze che ha di mira i cristiani”;
il piano ormai è scoperto, sotto gli occhi di tutti: scacciare gli unici che possono far massa e paragone con loro;
per divenire “padrun de la melunera”, come si dice a Milano: unici proprietari della baracca dei cocomeri.
L’ Ahmed Al Tayeb dice: "No ad ingerenze del Vaticano”.
E già, altrimenti come mettere in atto l’opera meritoria di rendere i “cristiani obiettivi legittimi, e i centri della cristianità, organizzazioni e istituzioni, leader religiosi e i loro seguaci, bersagli legittimi dei mujahidin, ovunque si trovino”;
parole degli accoliti di Al Qaeda, che non possono suonare sgradite alle orecchie di Al Tayeb, che ora può tornare a dormire tra due guanciali di...foglie, dopo essere risalito sulla pianta, con la sua bananarìa.


Io, secondo me...03.01.2011

sabato 1 gennaio 2011

Allahssassini

Li cercano, li stanano, li rincorrono e li abbattono, inermi e indifesi, innocenti e meravigliati come quaglie, lasciate libere in una riserva di caccia.
Perché questo è diventato il loro destino, ovunque sia il verbo di allah: il dio minore, beninteso, quello piccolo piccolo, che Bin Laden creò a sua immagine e somiglianza; quello che porta i gradi di generale, la fame di sangue e morte, la schiavitù e la mentalità di un mondo fatto di galline ovaiole e vacche da latte, da far divenire bistecche quando non più produttive.
Questo sarà – sarebbe – il mondo di “Bin Allahden”, qualora gli riuscisse di spuntarla.
Glie l’hanno giurata: “Cristiani obiettivi legittimi. Tutti i centri della cristianità, organizzazioni e istituzioni, leader religiosi e i loro seguaci sono bersagli legittimi dei mujahidin, ovunque si trovino”.
Dalle Filippine al Pakistan, dall’Iraq alla Turchia, dalla Somalia fino all’Egitto, solo un grido:
«Macellate, in nome di allahden!»
«E che ci possiamo fare?», direbbe il don Abbondio di manzoniana memoria.
«Il Papa non ha le armi, l'esercito e gli arsenali atomici, per non dire gli appoggi, di Israele né la possibilità di imporre sanzioni come l'America, le sue uniche armi sono il dialogo e la diplomazia, e solo con quelli può difendere i cristiani. E la sua diplomazia ("martirio della pazienza" ricordate?) sta salvando forse molte vite cristiane».
Caro don Abbondio, hai le tue ragioni: il coraggio non si può dare a chi non ce l’ha, ma ancora meno a chi pensa di risparmiare sul pellame con l’economia della prudenza;
diamo le nostre vergini al Minotauro, affinché non ci ingoi tutti quanti.
Peccato però, che l’appetito vien mangiando e, giacché la preda non mostra unghie, perché non affondare le proprie, nell’intera dispensa?
Come un pugile sul ring: comincia con alcuni colpi di assaggio, poi di assestamento e, quando vede che l’avversario è morbido, affonda i colpi e lo finisce.
Con le quaglie è ancora più facile.
«Ma qualora il Papa condannasse l'Islam, tutti i cristiani verrebbero uccisi dal giorno alla notte. il Papa e i sacerdoti del dialogo cercano di non aumentare quella cifra, già abbastanza terrificante», ribatterebbe l’Abbondio nostro.
Se avessimo a che fare con dei parassiti, si: avuta giusta razione, non infierirebbero, sino ad ammazzare la fonte del loro predare;
ma questi non sono parassiti: sono un cancro.
E non cadiamo nelle frescacce: non si condanna l’Islam, ma l’”Isladen”, che è altra cosa.
Pio “ics, i, i” o dodicesimo, applicò il martirio della pazienza, al “meglio Abbondiare che defungere”:
sei milioni di ebrei scomparvero nei forni crematori, contro quelle poche migliaia che gli riuscì di contrabbandare e che pure alla controparte andava bene, che il compromesso salvava la faccia a quelli e la coscienza al XII, il Pio.
Cero che, il pericolo sarebbe stato il vedere un Papa dietro il filo spinato, ma forse che solo ai più umili erano dovuti, in pasto ai leoni? Pure Pietro nostro, buon apostolo, rinnegò Gesù, ma poi non rifuggì il martirio: quello della pellaccia sua, beninteso, non della pazienza.
Tanto poco fa assai: pian piano il massacro sta diventando a due, tre cifre: a quando i grandi numeri?
La strage di Baghdad del 31 ottobre ha tolto la vita a oltre 50 persone nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso.
Egitto: strage di cristiani, capodanno di sangue ad Alessandria d'Egitto, dove un'autobomba, esplosa davanti a una chiesa, alla fine della messa di mezzanotte, ha fatto ventuno morti e 8 feriti.
Napolitano: “Rispetto per le diversità”.
Messaggio forte, che certamente farà tremare Al Qaeda dalle fondamenta.
Il Papa: “Servono azioni concrete”.
Azioni concrete?
Il dialogo, la diplomazia, "martirio della pazienza”, da sole sembrano non bastare.
Alle vergini abbiamo aggiunto le quaglie, ma ancora il MInotauro ha fame.
Meglio Abbondiare che defungere?
Forse l’altro morirà dal mal di pancia: dal ridere, certo, se non per l’indigestione.
Duemila anni di storia, una Bibbia non certo ultima arrivata: basta fare le trombette di allahden e dei suoi allahssassini!


Io, secondo me...01.01.2011