martedì 10 luglio 2012

Pisellino

«Bambini, il maestro si toglierà il pisellino!»

 «Ooh!»


“Quando i bambini fanno ‘oh’

 che meraviglia, che meraviglia”!
 

«Bambini, Fabio diventerà Greta!»
 

«Ooh!»
 

“Quando i bambini fanno ‘oh’ c'è un topolino.

Mentre i bambini fanno ‘oh’ c'è un cagnolino.

Se c'è una cosa che ora so

ma che mai più io rivedrò…”
 

No, non ce la faccio… è più forte di me… mi scappa…


«… il pisellino, il pisellino!»
 

Aaaah… che liberazione… proprio non mi riusciva di tenerla. La notizia.
 

Coteto, quartiere di periferia di Livorno: terza classe della scuola materna.

I bambini sono alti un soldo di cacio; piccoli, come la monetina che una volta permetteva di comprare solo una particola di formaggio, trasparente come carta velina.

Fabio, il maestro, dopo una vita tribolata, dove non gli è riuscito prima di fare il gran passo, ha deciso di darci un taglio e avviare la metamorfosi.
 

«Cambio sesso! Dopo una vita vissuta come una crisalide, in un’identità non mia, ho deciso. Mi farò operare a Pisa. Ho iniziato a prendere ormoni e farò un intervento per impiantare protesi al seno. Non voglio più continuare a vivere nel bozzolo sbagliato.»

Dal farfallone Fabio alla farfalla Greta.


“Tutti i bambini fanno ‘oh’

dammi la mano

perché mi lasci solo,

sai che da soli non si può,

senza qualcuno,

nessuno può diventare un uomo”.
 

Beh… uomo… ora non più: finalmente Fabio Franchini, 46 anni, laureato Isef e per tre volte campione di pattinaggio, ce l’ha fatta a liberare la sua parte femminile.

La natura è crudele: a volte genera e degenera, con aberrazioni di tal genere, dove un povero essere si trova condannato a dimorare in vesti non sue.

Sono felice per Fabio… Greta: è un diritto - anche un dovere! - correggere gli errori della natura, che non è perfetta, infallibile e certamente perfettibile.


Benvenuta Greta.
 

“… i bambini non hanno peli

né sulla pancia né sulla lingua”.
 

Naturalezza e innocenza, è la loro forza: spesso mi capita di ricordare che il bambino che fui è ancora in me, ma non so più riscoprirlo e parlarci.

Circuiti mentali complessi - talvolta tortuosi, calcarei e contorti - fanno scattare automatismi e riflessi condizionati: reagiscono restituendo pensieri già amalgamati, impastati e pronti all’uso.

Come reagenti chimici, Nitro e Fosforo mentali si fondono al fulmicotone: notizie di questo tipo, fatte deflagrare in un asilo, portano subito ad accendere polveri.

L’istinto mi ha fatto cercare acciarino e pietra focaia, per la miccia.
 

«Eh» mi sono detto «ah» ho ripetuto «boom» mi sono risposto: Fabio ha fatto scoppiare la bomba all’asilo, in mezzo a esserini semplici e ancora da plasmare.

Una cosa così sofferta e umana forse non era ancora da venire: come se a chi ancora debba imparare a leggere e scrivere arrivassi a parlare di fare, del Bosone di Higgs, la “Particella di Dio”, una tesi di laurea.
 

Sono fermo al mio tempo, quando si giocava al “dottore”, si esplorava l’interno del pantaloncino corto e sotto la sottanina dell’amichetta, domandandosi se ero io ad avere un problema o lei a non averlo.

Le prime esplorazioni quando si era acerbi e di poche primavere: lo scoprire, con curiosa e candida naturalezza le prime timide scoperte della diversità, che è la ricchezza del mondo.
 
«Ooh!»

“… finché i cretini fanno ‘eh’

finché i cretini fanno ‘ah’

finché i cretini fanno ‘boom’

[…]

ma se i bambini fanno "oh"

[…]

invece i grandi fanno "no".
 
Ebbene, li ho passati tutti, gli “eh”, le “ah”, il “boom” e il “no” di primo botto.
 
Vicino a sessanta inverni, mi sono accorto di avere un cranio con materia grigia che è come la casa, dove per tanto non ho cambiato aria e la fuga di gas ha riempito quel chiuso;
e la notizia ha acceso la luce!
 
“Boooom”.
 
«Quello è scemo!» ho esclamato di primo acchito «tutto quel che vuole, ma non in un asilo.»
 
“Così ogni cosa è nuova

è una sorpresa

e proprio quando piove

i bambini fanno ‘oh’

che meraviglia, che meraviglia!

[…]

ma che scemo vedi però, però

che mi vergogno un po’

perché non so più fare ‘oh’

non so più andare sull'altalena

di un fil di lana non so più fare una collana”.
 
Ebbene, la sfida è questa: la capacità di ritrovare il bambino, che non fu, ma è sempre raggomitolato nel profondo di noi.

Parlare con lui; scoprire come spiegare al bambino che è negli altri e ai bambini degli altri.

È compito dei grandi: insegnare e spiegare.

Il difficile non è il dipanare la matassa dei massimi sistemi, del rispondere al “chi sono, da dove vengo, dove vado?”, ma ai molti “perché” dei nostri bimbi.

Di come e perché Fabio DEVE diventare Greta!
 
“… e ognuno è perfetto

uguale è il colore

evviva i pazzi che hanno capito cos'è l'amore”.
 
Nel piccolo seme, che scompare quasi nella piega della mano, sta la quercia, che un giorno ci sovrasterà e farà ombra.

Quel seme sarà piccolo, ma non così fragile: capace di stare fermo per tanto, anche in un terreno arido ma pronto a crescere velocemente, con le prime gocce d’acqua.
 
A noi dosare, senza annegare per il troppo o inaridire con il poco.
 
“Fabio-Greta” aveva correttamente preavvisato i genitori che, riconoscendone dramma e animo, hanno capito cosa, come e quel che andava fatto.
 
In una società che nasconde la testa sotto la sabbia, non sa più gestire il dolore e la morte, le diversità e il continuo trasformarsi delle cose e anche la crudeltà e la crudezza del vivere, qualcuno ha saputo accettare la sfida ed esercitare il ruolo del genitore.
 
“Quando i genitori fanno ‘oh’

 che meraviglia, che meraviglia”.
  

Io, secondo me... 10.07.2012

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