lunedì 25 gennaio 2010

Feti da pompa

Una pompa da bicicletta: ce l'ho;
un vasetto...capita a fagiolo: ho appena finito quello della Nutella, barattolone da tre chili;
una cannetta...trovata!
Ora prendo il tappo...ci faccio tre forellini: al primo ci metto il tubo di gomma, e ci applico il gommino della pompa, con la valvola interna rovesciata, che deve aspirare, non soffiare;
all'altro buco, il tubo gommato, con all'estremità la cannula;
l'ultimo foro: il manometro, per misurare la giusta pressione giusta nel vaso, perché la giusta depressione che va a creare risucchi la schifezza di cui sbarazzarsi.
Più semplice di così...si muore.
Beh, il sistema sembra un poco casereccio, ma si spende nulla, rispetto al più costoso aspirapolvere domestico, anche se, con questo, sai quante ciucciate in più ci fanno!
Così pensava e faceva la Bonino, l'Emma, di Radicale stemma, oggi ancora ad aspirare: ieri feti, oggi poltrone, su cui poggiare l'augusto popò, premio e frutto per tanto andar di pompa.
E tanti - migliaia solo lei - di piccoli embrioni, ne ha fatti sparire così: dal produttore al consumatore, dalle tube di mamma al tubo di scarico;
ai fortunati, ai nati, che non hanno trovato sulla loro strada simili figuri, è stato dato grazia di vivere, bene o male, in disgrazia e in povertà o ricchezza e benessere, ma con una possibilità di giocarsi la vita, frutto delle proprie azioni e in virtù del libero arbitrio;
chi c'ha avuto un colpo di culo, può dire, sì, che di mamma ce n'è una sola.
Gli altri, le scartine, invece, che le.."Emmammane" erano troppe!
- «Ma non vorrete mica paragonare la mia alta tecnologia» sbotta la Bonino «con quelle megere, che rovistavano tra le gambe con il ferro da calza!»
Eggià, vogliamo mica mettere, il mostriciattolo che, invece d'essere uncinato, se ne va leggero: un pompino e via!
Quanta misericordia, che pietà, quale compassione, che bonina carità, quanto umano buon cuore, anzi, che onore, morire per mano di Emma, la lavatrice dei panni sporchi, la "levatrice centrifuga".
- «Quante volte, figliola? Quanto, la fetida pompa ha tolto il respiro, ai feti da pompa?»
Tanto c'ha goduto, a ravanare tra le gambe, che la mammana di tutti gli aborti si era pure fatta fotografare, nel lontano 1976, mentre praticava quello che ancora era un'operazione fuorilegge ma, si sa: la storia è piena di gente che faceva di testa propria, sicura d'avere verità rivelata e di convivere con un mucchio di pirla che, per il loro bene, andavano purgati;
via, via, simili aborti, ignoranti, che rallentano il cammino del progresso e degli illuminati.
La morte di un bambino sarà una tragedia, ma se sono tanti, siamo alla pura statistica, a sterilizzare ogni problema di coscienza.
Non si vorrà mica considerare e chiamare un tot di merdose celluline in brodaglia - né carne né pesce - dando patentino d'umana polpetta?
Vogliamo scherzare?
C'è un confine.
di qua, un puro cartoccio di ruffo: pollice verso, licenza di uccidere;
oltre, la grazia, pollice alzato: continui pure a lievitare.
Mi viene da pensare che tutti siamo stati, per un momento, "merdose celluline": fortuna che mamma avevamo, e non "Emmammana";
e che, nei paraggi, non girasse nessuno, pronto a fare lavoro di succhio.

- «Ave, Bonino: morituri te salutant: 'fanculo tè e la tua feti da pompa!»


Io, secondo me...25.01.2010

venerdì 22 gennaio 2010

giovedì 21 gennaio 2010

Magdi Cristiano Allam corre...per la carica di Governatore della Basilicata

Frattaglie

- «Ehi, Eliyahou, portami il bidoncino, che le budella di questo ancora fumano e le possiamo vendere come la pizza: al trancio, un tanto al metro!»
Eliyahou arriva pronto e, con cazzuola da muratore, scava, estraendo le viscere con la stessa voluttà con cui si succhia il midollo dall'osso buco;
- «David, portami la pellicola d'alluminio, che ci devo incartare il fegatino di quest'altro, per fare poi un bel risottino, con il rognoncino di vitello.»
David guarda ammirato il suo superiore, il sergente Yits'aq;
ne sa una più del diavolo, che c'ha ragione: il riso fa...buon sangue!
- «Ariel, vieni qua, brutta bestiaccia! Molla il femore, che già ti sei mangiucchiato una tibia, e sai quanto ci fanno comodi per gli innesti!»
Ariel, peloso bastardo di un cane, raccattato a Gaza durante l'operazione "Piombo Fuso", molla l'osso, abbassa orecchie e coda e si defila, intimorito dal cazziatone appena preso: sa d'avere a che fare con gente che non scherza e conviene andarci con i piedi di...piombo.
- «Yoel, portami la scodella, che a questo c'ho infilato la baionetta per sbaglio e adesso sprizza sangue da tutti i pori!»
Intanto che la tazza è all'abbeverata, Yoel pensa bene poi di chiedere consiglio all'amico italiano, il Beppe Fontana, che gli diceva quanto i suoi vecchi sapevano fare bene con il sangue del maiale, che ci facevano i...i...come diavolo si chiamavano...ah, ecco: i sanguinacci!
Intanto Binyamine, il cuoco del reggimento, passa accanto al calderone, dove Yaacov sta mescolando una poltiglia di carnosa ribollita, fatta con spezzatini d'alluci, dita, bulbi oculari, orecchiette e frattaglie varie;
- «'sto stufato è un poco insipido: aggiungi sale.»
Binyamine rilegge il ricettario di nonna Esther;
"...prezzemolo, sedano, carota, cipolla, trancetti di carne bagnati nel marsala...sale!"; c'ha ragione il cuoco.
- «Quest'altra carne sa di selvatico», urla Yoh'anan.
- «Lasciamola qualche giorno a frollare», risponde il saggio Chmouel.
Amos osserva disperato la distesa, dove quintali di derrate lanciate dagli elicotteri hanno schiacciato quelli che non hanno fatto in tempo a scansarsi.
- «E mò, come li utilizziamo?»
Binyamine, prontamente interviene:
- «Raccogliete tutto e mettete assieme, che poi maciniamo e facciamo polpette, polpettoni e ragù, che la pasta poi ce la facciamo spedire dall'Italia, dal Beppe Fontana!»
Il generale Eleazar guarda gongolando l'intera scena: il terremoto di Haiti è proprio arrivato a fagiolo, che stavano finendo gli spezzoni palestinesi e i pezzi d'organo di ricambio scarseggiavano.
- «Ma guarda tè che stronzate: girano in rete degli articoli falsi e tendenziosi, dove si afferma che noi israeliani si darebbe sostegno alle popolazioni terremotate di Haiti per trafficare in organi umani!»
Yirmiyahou smette per un attimo di incartare due cosine, grosse come olive, e mormora pensieroso:

- «Una cosa che si trova in abbondanza sono proprio i coglioni!»


Io, secondo me...21.01.2010

mercoledì 20 gennaio 2010

martedì 19 gennaio 2010

Agca nisciuno è fesso

- «...ccà nisciuno è fesso!»

Voglio credere e uso dire, all'occorrenza, che c'ho la faccia, ma non sono scemo;
in deroga a quanto, lascio correre il perder fiato quando davanti mi si para uno che, come si dice, è "fuori come un balcone" - nel senso che non ci stai troppo con il cervelletto - a meno che m'accorgo che mi sta prendendo per i fondelli, come il nostro Ali, l'Agca, il "lupo grigio" che il 13 maggio 1981 sparò a Papa Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro.
Dopo 29 anni di galera il bischero è stato rilasciato dalle autorità turche, e subito ha cominciato a fingersi fuori di cozza con dichiarazioni talmente folli, da pazzia galoppante.
Forse che, non più protetto dalle massicce mura del carcere, vuole rassicurare i mandanti dell'attentato che se ne starà buonin buonino, muto come una tomba e che lo lascino campare?
- «Sono pazzariello...che volete...sono la vispa Teresa, tra l'erbetta a rincorrer al volo gentil farfalletta, per poi gridare 'L'ho presa! L'ho presa!'»
Come il nonnino con l'Alzheimer, fa tenerezza: non lo si vorrà mica abbattere come un cane?!
Campare però bisogna, e qualche fessacchiotto bisogna trovare pronto a scucire quel tanto di palanche per legare il pranzo con la cena.
- «Yuhu...c'è nessuno? C'ho tante cose da raccontare, per qualche milioncino di dollari o Euro!»
Ma come: fa il matto e poi cerca rogne e vuole parlare, accettando interviste in cui vuota il sacco?
Tutti gli si fanno attorno, spingono e si urtano pur di farsi largo, di arrivare a toccargli le vesti, ad abbeverarsi del santo verbo;
- «Eccolo, eccolo! Ora s'affaccia...silenzio, che parla: ora ci dice chi gli ha dato incarico di sparar pistolettate al Papa!»
Finalmente appare - ma che c'ha addosso, il maglioncino di Marchionne? - magro come un'acciuga, il viso scavato, i quattro peluchi in testa, che più che lupo pare topo, ma Gigio più che grigio.
- «Ssssss...fate silenzio, che l'infame sta finalmente per svelare tresche e scoprire gli altarini!»
La bocca prende la forma del culetto di gallina, nel mentre sforna l'ovetto di giornata.
- « Io proclamo la fine del mondo. Avverrà in questo secolo!»
E te credo! Appena farai i nomi scoppierà proprio quello: il finimondo!
Tutta l'Italia trema d'impazienza: dopo l'alzata di toga del Montanaro di Bisaccia, il Di Pietro, e la gonna della D'Addario, salterà fuori certamente ancora il nome dell'onnipotente prezzemolo: Silvio, il Berlusca, il mandante di Ali!
Di piombo ora non ci pensa più, ma a sparare continua, anche se cazzate.
- «Io sono il Cristo, incarnato e reincarnato!»
Dalla folla all'ammasso è tutto un cascar di braccia e s'alza un brusio di delusione e disapprovazione, quando la promessa e premessa di rivelazioni - di quel che si voleva gemellato con il pentito di mafia, "Gola Profonda" Spatuzza - fa cilecca, e dalla pistola esce stanghetta e bandierina, con scritto "Bum!";
- «Non sono figlio di Dio, ma il supremo servitore di Dio in eterno!»
All'unisono, dalla massa si leva in coro la risposta di Di Pietro e Grillo, camuffati da "tricoteuse", le magliare che, sotto la ghigliottina, sferruzzavano intanto che le teste recise scivolavano nel paniere.
- «No, tu sei un gran figlio di putt***»
Fortuna volle che il forte mormorare della folla indispettita coprisse il resto della frase.
- «...il Vangelo è pieno d'errori. Io riscriverò il vero Vangelo!»
Paraculo d'un Ali, che cerca d'arruffianarsi il mondo e i fratelli musulmani, compagni di merende del Muhammad Ammara, membro del Centro di ricerche islamiche dell'università di al-Azhar, definita "il Vaticano dell'islam", defecatio mentis di una subcultura che disprezza il prossimo, un parossismo di priapismo religioso che pensa solo d'essere unico a tenere le cose dalla parte del manico;
pure questi ce l'hanno con il Vangelo, dicendolo corrotto e falso, prodotto dalla schiumarola di racconti paragonati più ad orinali che orali.
"Uuuuh, che noia qui al bar, che noia la sera, la sera vedersi qui al bar. Che noia qui al bar [...] Ma per fortuna che c'è il Riccardo, che da solo gioca a biliardo, non è di gran compagnia ma è il più simpatico che ci sia", cantava il rimpianto Giorgio Gaber;
beh, a noi c'è rimasto solo una macchietta, l'Ali, che non gioca al biliardo, ma di palle le sa far girare, eccome;
ci rimane la consolazione di poterlo mandare affanculo, perché...

- «Agca nisciuno è fesso!»

O si?

Io, secondo me...19.01.2010

lunedì 18 gennaio 2010

Divin azione

"Se lavori, ti tirano le pietre. Non fai niente e ti tirano le pietre [...] qualunque cosa fai, ovunque te ne andrai, per sempre pietre in faccia prenderai";
così cantava Antoine, al festival di Sanremo del 1967, e il titolo del motivetto non poteva che essere uno: "Pietre".
Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?
Questi sono e ancora rimangono i massimi quesiti esistenziali dell'uomo ma, a valer nella vita spicciola, il quotidiano pretende tempi più stretti e risoluzioni alla "tiriamo a campare", tipo: è bravo chi indovina o indovina chi è bravo?
Di là del mezzo, che se lo ripari cammina, altrimenti no, la divinazione è arte di culo;
tanto ne deve avere chi c'azzecca, per trovare la giusta via, che spesso il lanciare una monetina è meglio che investigare in sfera di cristallo e rischiare tarocco, più che interrogar tarocchi.
Ancora siamo ad ammantare scienza "spannometrica" indossando paramenti, con tanto di lustrini e alamari, a nascondere umile ignoranza con brillantezza di smalto, a far soggezione gonfiando il petto, per far credere d'essere più grandi del vero.
Per quanto vero che all'ingegno umano tanto si deve, nel riconoscere merito d'averci portato dalla caverna alle stelle, certo anche a dover riconoscere i limiti umani, che "del doman non v'è certezza", neppure negli astri.
Ieri, ad usar l'aruspicina, branca dell'arte divinatoria, a rovistare in viscere, fegato ed intestini di poveri animali, sacrificati per trarne segni, ad anticipare il futuro;
oggi siamo a farlo nei nodi delle memorie elettroniche di potenti elaboratori, che con lumi, scintille e luccichii sono a creare effetti speciali, le nuove vesti sacerdotali che servono a dar credito e credenza alla religione digitale.
Quelli che c'hanno convinto ad uscire con la pelliccia e investire in borsa, il giorno del solleone e prima del crollo, facevano parte di questa verità rivelata, osannati e riverite bocche della verità, ma c'hanno fatto venire i sudori caldi e freddi, anche quando ormai in mutande.
Abbiamo perso soldi, lavoro, sogni, progetti, grazie alla santificazione e ai fumi d'incenso dietro cui si nascondeva l'eterna variabile impazzita, quel piccolo refolo d'aria da cui deriva l'uragano, quell'effetto di battito di farfalla che trasmette e cresce, come il sassolino che scende dal pendio nevoso, per montare poi a neve, fino a giganteggiare e spazzare ogni superba certezza d'invulnerabilità e onnipotenza.
Quando il dubbio non è più il guanciale del saggio, l'incoscienza e l'incosciente regnano sovrani.
Oggi, qualcuno non ha indovinato, quindi non è stato bravo: per tanto errore, siamo a piangere l'orrore della morte di 184 milioni...di euro;
poveretti: si erano impegnati a che non fossero milioni di esseri umani a doverci lasciar le penne, non arrivando ad accettare una scommessa che altrimenti avrebbe reclamato la vincita in cotiche umane e non in moneta.
"Fare o non fare, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender il portafoglio contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, sognare forse...".
Ecco, avessero dormito, l'avrebbero indovinata;
avessero indovinato, avrebbero dormito, scommettendo sul fatto che il virus A/H1N1 sarebbe svaporato come neve al sole - come pare abbia fatto - ma la posta sarebbe stata bilanciata con, sul piatto, le nostre vite!
Ebbene: facile ora recriminare, ma alzi la mano chi avrebbe accettato l'azzardo del risparmio guardando la puntata, che era i nostri figli, mogli, genitori e affetti migliori!
I vecchi cimiteri delle montagne dei miei nonni ancora nascondono tracce di piccoli loculi, a ricordare quanti bambini morirono, assieme a moltitudine d'anime adulte, per colpa della terribile influenza spagnola, "la Grande Influenza", che fra il 1918 e il 1919 uccise circa 50 milioni di persone nel mondo.
All'inizio era tosse, dolori lombari, febbre; poi i polmoni cominciavano a riempirsi di sangue e trapassavi nel giro di poco: la più grave forma di pandemia della storia dell'umanità, che uccise più persone della peste, la sia pur terribile "Morte nera".
Se oggi per noi finisce qui, un poco più poveri, con i magazzini pieni di vaccini inutilizzati ma vivi, sia reso grazia a Dio, alla Provvidenza, al caso o al culo, come ognun crede, ma anche a coloro che si fecero carico di non correre rischio alcuno, nel rispetto del valore della vita umana.
L'arte della divinazione non c'è stata amica e abbiamo toppato di brutto, ma mai fu più bello il perdere scommessa di tal calibro: la cassa da morto non avrebbe portato consolazione a chi avesse perso puntata, presentando l'anima al gioco del diavolo.
Chi oggi alza la voce e sale in cattedra, luminari della filosofia da cazzeggio, con la mente trilla come registratore di cassa solo quando si apre il cassetto per infilare denaro.
Nessuna assicurazione è buon investimento, ma sicuramente ogni...investimento ha bisogno di una buona assicurazione.
"Qualunque cosa fai, capire tu non puoi se è bene o male quello che tu fai [...] qualunque cosa fai, ovunque te ne andrai, per sempre pietre in faccia prenderai".
Ci hanno guadagnato le case farmaceutiche?
Va bene così.
Che siano benedetti i soldi spesi per niente, che quel che poteva essere non è stato;
guardiamo l'alba, il sole che sorge e siamo grati d'aver speso per nulla;
in quanto a divinazione varremo pure un cazzo, ma forse, una "divin azione" ci ha miracolati;
...grazie a Dio, alla Provvidenza, al caso o al culo, come ognun crede.


Io, secondo me...18.01.2010

mercoledì 13 gennaio 2010

martedì 12 gennaio 2010

Or in azione

"Or in azione, m'avvio, a cercar la fonte paglierina dal cui getto scaturì fiamma";

anzi, meglio: m'accingo a legar assieme l'atto del fare con quel del menzionare l'origine della cosa;
un passo in più e s'arriva al nocciolo della questione, che è minzionare orinazione, gesto meno eroico ma viscerale, a far sprizzare fuori cattivi e compressi umori.
E vi spiego quel che diventò guerra solo per mostra di pisello, e come pistola possa uscire non da tasca, ma da coglione; quella e questo hanno faccia di carbone e pur nome: si chiama Ayiva.
Pur vero è che quando scappa, scappa, e nessuna diga, per quanto possente, riesce ad arginare quel che il bacino non ha capienza per raccogliere ma - sant'Iddio! - finanche un cane trova una giusta frasca per salvar faccia e pudende e nasconder vergogne!
Macche: zampillo monta e, al calar di braga, il cannello piscia.
Caso o volontà vuole che, alla finestra del murello di casa, fosse a mirar la piazza volto di giovin donna, che certo non ebbe a gradire quel bel tenebroso mozzicone, e tanto meno il disprezzo con cui la proboscide innaffiava sul suo.
Disgrazia vuole che il marito di lei fosse tra le mura, e il prode Lancillotto, non trovando spada o mazza, e neppur cartuccia a pallettoni, s'accontentasse di tirare al pigro mozzicone una compressa di pallini, riempiendo di pungenti spilletti il moretto salsicciotto.
- «Ahi, che male, fratelli miei: il petto del campione mio si sgonfia, si ritira ed esala respiro!»
Ecco che il telefono senza fili comincia a formare il rosario, perdendo per strada alcuni chicchi ed aggiungendo nocciole al posto dei dispersi, e così, man mano a crescere, da un soffio portare l'uragano.
- «L'hanno ammazzato, l'Ayiva...no, anche un altro...sono morti in due, no, in tre...quattro!»
Ecco che dai pallini si passa alle balle, e tanto a raccontarne che dal sassolino s'arriva alla valanga, che il rotolare al basso degli istinti può solo raccattar per strada di che far massa e scaricarne la furia.
Ayiva e il suo plin-plin ha solo dato goccia per far traboccare il vaso.
Uno...cento...mille: la rabbia monta, accavalla, accatasta, raccoglie assieme spranghe e taniche di benzina, animi infiammati e braccia nervose, a rovesciare macchine, bastonar vetrine e crani, che è facile individuare il bianco e farlo diventare nero.
Or però ecco che s'applica la legge, non quella dell'arma, ma la terza, della fisica la parte dinamica, il terzo principio, che dice:
"Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria", e il bastone e la spranga cambiano campo, ed è il nero a divenir più nero, facile a trovare nel campo bianco.
E tutto per un rigagnolo di piscio, che nessuno avrebbe pensato veder nascer da liquido fiamma.
A nessuno piace veder la propria casa devastata, ma nemmeno all'altro averne cura e lavorarvi per ricever paga da fame da tanto servizio, a dover dimorare in tuguri e topaie e ricevere umiliazioni, insulti ed esser trattati peggio del cane di quelli a cui si offre per poco il tanto proprio sangue, sudore, lacrime e fronte per gli sputi.
Errore fu il rispondere con il randello, per difendere, del prode Ayiva, l'onta del pisello;
attenzione però pure ad ignorare che dignità dell'uomo deve sempre essere rispettata, in chi per noi lavora, non da servo ma da aiutante, a sporcarsi mani e spezzar schiena per salvare le nostre.
Giusto è conoscere e sapere, avere un nome con cui chiamare l'altro, sapendo di lui però che ci è amico e non che in patria era malvivente e non perseguitato, fuggito per non ricevere giusto castigo e ricominciare altrove la carriera di delinquente.
Questo è imperativo, per un'equa società dell'accoglienza, che il garantire sicurezza vuole obbligato l'uso del setaccio, a far sì che solo la buona farina, e non quella del diavolo, sia ad impastare il pane del giusto, che non è come ingoiare rospi per forza, per rassegnazione o per impotenza.
E allora ben venga, che l'Italia non è razzista o xenofoba, anche se tanti cercano di far chiasso usando quello dell'albero che cade piuttosto che far udire il fruscio dell'erba che cresce.
Io onoro, rispetto e m'inchino davanti a chi attraversa in lungo e in largo il mio paese, a raccattar, secondo orto e stagioni, aranci e clementine, mandarini, limoni, mele o patate, talvolta a campare con un tozzo di pane e dormire sotto le stelle pur di mandare qualcosa a casa, per chi laggiù aspetta da loro, come una nidiata la madre, che torna con il cibo.
E sono a disprezzare quanti di bipede forma, ma di quadrupede bestialità, sono a cavalcare l'onda della miseria e della disperazione per propri fini;
così per la malavita organizzata, che li vorrebbe neutri attrezzi da lavoro;
e una sporca "politicanza", che li userebbe da grimaldello, per forzare le cerniere di una democrazia che li ha cacciati;
o fessa raccolta di braccianti, da trasformare in sicari, da dedicare al dio di una religione di morti, becchini alla ricerca d'animi decomposti da esplodere in casa d'altri, a piantare tombe e cimiteri nel mondo.
L'Egitto dei fratelli - quelli musulmani - oggi ne mena vanto e bandiera, pronto a navigare sul piscio di Ayiva per marcare territori fuori del loro, che di quei poveri disgraziati non frega nulla, tanto che ne hanno fatto transfughi, ben lontani dall'avere idea di tornare da tanto "parenti-serpenti".
Disposti a chinare la testa da noi, piuttosto che vedersela rimbalzare in terra natia.
L'Egitto dei miei stivali, che ce l'ha con l'Italia per come ha trattato i musulmani, che gioca a scimmiottare democrazia in vece nostra, dove vige "[...] una campagna d'aggressione e violenze, subita da arabi immigrati e minoranze arabe e musulmane" e necessita di "[...] misure necessarie per la protezione delle minoranze e degli immigrati".
Quelli che vorrebbero appellarsi alla comunità internazionale, a che intervenga sulla questione della «discriminazione religiosa, razziale e l'odio contro gli stranieri "[...] per evitare che questo tipo d'incidenti si ripetano in futuro", fanno di peggio a quelli di nostra fede, che se contiamo i morti che c'hanno fatto, viene da chiedersi se hanno parlato a testa in giù, guardandoci negli occhi e dando fiato ad altra uscita, che non fosse di bocca.
Per quanto dura, nessuno da noi sgomita per prendere il primo aereo che li riporta in patria, che se l'età di Roma è finita, pure quella dei grandi Faraoni sta sotto la sabbia, come la testa di tanti str... struzzi cairoti!

E tutto sto casino, solo per un'orinazione!


Io, secondo me...12.01.2010

lunedì 11 gennaio 2010

Ehia ehia al allah

"L'uomo nasce cristiano, perché quella è la sua religione naturale e che poi diventa altro unicamente per opera di stravolgimento della vera fede, operata dalla famiglia!";
da quanto, si desume che ogni deviazione da questa linea è contro natura e che, chi ha il pedigree giusto, il certificato d'iscrizione al libro genealogico - la Bibbia - può affermare, senz'ombra di dubbio e smentita che, signori si nasce...e io lo nacquetti!
Ogni aberrazione va combattuta, ogni tentativo di insidiare le pecorelle del sacro gregge rintuzzato, anche eliminando fisicamente la cosa e la causa della tentazione, che chi vuol rimanere all'ombra del peccato, sia costretto a figliare solo nel recinto - ed indicato come facente parte - di una specie bastarda;
le azioni, opere e missioni, il pensiero e il fiato, sterilizzati.
Anzi, di bastonate ancora ne arrivino, fosse anche a dover solo pronunciare il nome del vero dio, modulandone verbo con labbra blasfeme!
Ebbene, solo avessi osato iniziare un discorso di tal fatta, non sarei neppure arrivato alla prima sillabazione che già c'avrei addosso, non dico gli altri, ma miei simili, galline e galletti di stesso pollaio, in forma d'incestuoso cannibalismo tra fratelli di nidiata, schifati se scoprissero d'aver per compagno uno che la pensa in tal modo.
Nel bene come nel male, questo è l'illuminato mondo-pensiero di Francois-Marie Arouet, più noto con lo pseudonimo di Voltaire, che riassunse il più alto grado d'umanità, civiltà e pensiero in "Non sono d'accordo con ciò che pensi, ma sono pronto a lottare fino a morire affinché tu possa continuare a pensarlo".
Ma qui traccio una linea - che io chiamo della merda - una demarcazione, una zona di sfumo di grigi, una terra di nessuno, dove lo sconfino è pascolo per gli ignoranti.
"[...] crudele, vendicativo, capriccioso, iniquo, geloso, meschino, spietato megalomane, sanguinario, arrogante, maschilista, genocida, istigatore all'odio razziale, figlicida, misogino, omofobo, ignorante, razzista...": questa è la pastura, foraggio per bovidi portati all'alpeggio e all'abbeverata.
"L'uomo nasce musulmano, che L'Islam è la sua religione 'naturale' e che poi diventa cristiano od ebreo unicamente per l'opera di stravolgimento della vera fede operata dalla famiglia!";
La frase all'inizio non fu mai nostra, ma "sbrodolato" di tal al Buhhari, un hadith, un racconto, una narrazione, parte costitutiva della cosiddetta sunna, la seconda fonte della Legge islamica, la shari'a, dopo lo stesso Corano.
Mica però un semplice bao-bao, micio-micio che, sì, ce l'hanno propinata, ma è tolla venduta per oro, anche se "Sbarlusc", come dicono a Milano: roba che luccica, ma solo specchietti e collanine per allocchi.
Un mondo di bauscia, che già mettono mani avanti, a cercare di marchiare pure quel che non gli appartiene, secondo i geni di famiglia, di predoni e ladri cammellati per nascita e censo, che anche un asino rivestito di seta rimane tal quale.
Il mio cartiglio - affermano - è perfetto, così com'è: un dio incartato in pagine increate.
Certo: e chi li sbandiera è l'unto, il prescelto, "Er mejo fico der bigonzo ", come i contadini magnificavano il frutto migliore, deposto nel contenitore.
Come direbbe ancora Totò: signori si nasce...e io lo nacquetti;
Ed ecco gli spacconi e i bravacci di una sponda che si crede al di fuori di un mondo, da guardare e trattare dall'alto in basso, da marcare come fa la belva in un territorio che ritiene riserva d'esclusiva caccia.
"Non sono d'accordo con ciò che pensi, ma sono pronto a lottare fino a farti morire, affinché tu non possa continuare a pensarlo";
indubbio che anche il dio che si creano, ad immagine e somiglianza, debba soggiacere a tale "Forma mentis", ad essere, l'un per gli altri, "Crudele, vendicativo, capriccioso, iniquo, geloso, meschino, spietato megalomane, sanguinario, arrogante, maschilista, genocida, istigatore all'odio razziale, figlicida, misogino, omofobo, ignorante, razzista...".
Ecco allora il prossimo ridotto ad essere tollerato solo quando servo e tributario, altrimenti morto e sepolto che, se devono rimanere soli vincitori, si divorerebbero prontamente l'un l'altro, come istinto di specie comanda.
Ecco perché ai cristiani gli si spara, si impiccano, si bruciano e si crocifiggono.
A palate, come il milione e mezzo sterminati dal 1984 in Sudan, ed altri in Somalia, in Egitto, in Zimbawe, in Pakistan, in Indonesia, dove falciati come mosche.
L'ultima e la più aberrante forma d'arretratezza mentale come di troglodita e cavernicola muscolarità arriva dall'Islam della Malesia, a voler difendere la più alta forma di cretineria umana, l'ennesimo sacro peto: il nome del dio solo pronunciabile dai soli musulmani!
Parola dell'alto consiglio nazionale delle fatwe - una macchinetta distributrice di decreti religiosi - che, nel maggio 2008, tanto s'impegnò a far uscire l'anima del fagiolo da naturale pertugio.
Ecco oggi, il mondo islamico, a dover decidere, se seguire il dio di Averroè o quello di Bin Laden!
E, se il secondo, allora moriam contenti, con l'antico grido di fascia memoria: ehia ehia alalà!
Forse meglio, con il nuovo Fascislam:

- «Ehia ehia...al allah!»


Io, secondo me...11.01.2010

venerdì 8 gennaio 2010

giovedì 7 gennaio 2010

mercoledì 6 gennaio 2010

Landri d'identità

- «Ai Landri, ai Landri: c'hanno rapito i corrieri che portavano i regali!»

Maledetti, pur di sgraffignare al prossimo fanno man bassa di tutto, non rispettando neppure un luogo sacro come la cattedrale di San Gerlando, in quel di Agrigento.
Scatta la caccia ai manigoldi e ai cofanetti degli ori: i chierichetti armati di ceri e candelabri ispezionano gli anfratti più bui, mente il sagrestano e la perpetua esplorano tabernacolo, confessionale e acquasantiera, casomai quei balordi si fossero sbarazzati dei tre annegandoli nell'acqua benedetta, mentre il prevosto mena il turibolo come Davide la fionda, pronto a scaricarlo sulla testa dei furfanti sacrileghi;
- «Gasparre...Melchiorre, Baldassarre: se ci sentite battete un colpo, che veniamo a liberarvi!»
In un angolino defilato, dal fondo di una capannuccia, sale un pianto dirotto: con tutto quel chiasso hanno svegliato il piccolo Salvatore;
- «Smettetela di gridare e far chiasso, che mi avete spaventato il bambino!», urla mamma Maria, che c'aveva messo un bel pò a farlo addormentare.
- «Banda di mammalucchi: se non la finite vi faccio la riga sui capelli con la pialla!», aggiunge babbo Giuseppe, il falegname.
Un robusto raglio e l'energico muggito del mite bue rincarano la dose, rimbalzando il suono tra le navate.
- «Vi prego signori, per Caritas, smettetela di sbraitare: quei tre non li ho fatti venire io e se leggevate il cartello evitavate di far cagnara per nulla», dice serafico il Valerio Landri, direttore della Caritas di Agrigento.
Gli occhi di tutti si rivolgono a quel piccolo manifestino, l'annunciazione, con il complice timbro del Francesco Montenegro, arcivescovo e padrone di baracca e burattini:
"Attenzione. Si avvisa che quest'anno Gesù Bambino resterà senza regali: i Magi non arriveranno perchè sono stati respinti alla frontiera, insieme agli altri immigrati".
Una vecchietta afferra minacciosa la statuetta del pastorello, mentre un anziano frequentatore del posto fa lo stesso con l'incudine del fabbro e un gruppo di suore inizia ad alzare una pesante panca "Dono della famiglia Mammaliturchi", il seminarista un pesante candelabro e i piccoli servitori di messa, chi un moccolo e l'altro la bottiglia della trielina, dopo essersi accertati che recasse il marchio della fiammella e la scritta "Infiammabile";
Il Valerio arretra davanti alla massa che lo incalza:
- «Volevo solo fare una provocazione, rivolta ai fedeli agrigentini e a tutta la comunità civile sul tema dell'immigrazione.»
Intanto che facevo scattare l'accendino, guardavo il bambinello, nella mangiatoia e pensavo: lui ancora non lo sa, ma finirà in croce, e di Landri ne avrà a fianco ben due, e il suo accusatore e giudice si chiamerà...FrancesCaifa!
Intanto che me ne andavo e mi passavano davanti le autopompe dei pompieri a sirene spiegate, attirate dal falò, mi ripromettevo che, basta: mi lascio dietro tutta questa tristezza;
- «Anno nuovo, vita nuova!»
Dal cassetto tiro fuori il novello calendario, anno domini 2010, almanacco diffuso dal giornale cattolico "La Settimana", periodico della Diocesi di Adria-Rovigo;
Chiodino, martello: bim...bum...bam!
Eccolo lì, bello e appeso, che pare un quadro.
- «Chi ben comincia è a metà dell'opera: il buongiorno si vede dal mattino», dico a me stesso, mentre fischio allegrotto.
Con la coda dell'occhio percepisco che qualcosa non va, e lo zufolare pian piano mi si smorza;
...pochi santi...San Massimiliano, San Francesco, Santo Stefano...
Beh, l'avranno fatto per contenere i costi della carta e dell'inchiostro;
Giovedì Santo, che il Gesù ci mise il Sacramento dell'eucaristia...manco lui c'è.
Se non fossi sicuro d'averci dato fuoco, giurerei che anche qui c'ha messo mano il Valerio Landri.
L'avranno mica spento prima che la fiamma lo portasse a consumazione?!
Comincio a sfogliare freneticamente...il 16 Maggio, non c'è l'ascensione di Nostro Signore...Giugno...Luglio...ascensione del Profeta...
A Luglio, in piena canicola, con le code sulle strade e l'esodo in Egitto e nei luoghi di villeggiatura?
Maometto...il Profeta - "P" maiscola - Maometto?
Forse era uno degli astronauti, ascesi e morti nello spazio, poi fatto santo?
No: è proprio "quel" Maometto...l'islaMaometto!
E che c'azzecca, con il calendario della parrocchia Cristocattolica?
Un atroce sospetto mi prende...occhio, Beppe, ricordati delle coronarie intasate, della pressione alle stelle, delle placche di colesterolo, della tachicardia al fulmicotone, dell'infarto che sta in agguato, nell'età critica!
Agosto...Assunzione di Maria vergine - "v" minuscola...vabbè, sarà un refuso - però c'è l'Immacolata Concezione di Maria...tra il capodanno musulmano e la giornata internazionale dei diritti umani!
Settembre...bel mese: ci sono nato, è quello del mio compleanno;
Quinta giornata per la salvaguardia del creato...Lialat Al qudir, la fine del Ramadan.
Tum! Tum! Tum!
Il polso pulsa come una delle pompe del Titanic, mentre cercava di svuotare la nave dall'acqua che la stava facendo affondare, dopo che aveva sbattuto il muso su una montagna di ghiaccio.
Bum! Bum! Bum!
Il cuore...stavolta le giunture saltano.
Porca vacca, ecco l'ennesima raccolta differenziata, dove si costruisce l'uomo di Frankenstein assemblando frattaglie, dove identità e differenziazione sono invece il sale e il lievito della crescita, patrimonio dell'umanità e non una catena di montaggio che usa formine e stampino.
Adesso capisco cosa significa il saluto dell'arabo importato, il "Salam aleik": salame a lei!
Ecco il motivo per cui, quando ti salutano, sorridono.
Con un salamelecco prendono tanti piccioni, più che con la proverbiale fava, e costa pure meno che un piatto di lenticchie!
E non devono neppure fare la fatica d'imparare la lingua del posto, che i babbei d'Occidente ci mettono del loro, a rendersi ridicoli con un bel corso di arabo, dove si invertono le parti ed è la montagna ad andare da Maometto;
ecco che a Paullo, paesotto alle porte di Milano, ci fanno il corso di "lingua salamelecca", lezioni di arabo classico - quello puro, del Corano - per favorire l'integrazione.
L'integrazione, sì...della costola indigena nel costato dell'ultimo arrivato.
Speriamo che gli abitanti di Paullo, i pangrulli, non abbiano a fare scuola ma, se proprio, impariamo il filippino, utile - come l'ucraino - per dare istruzioni alle badanti, o lingua e pittogrammi cinesi e il parlato dell’India, nostri nuovi datori di lavoro.
E basta con le pagliacciate di tanti tontoloni in tonaca e militanti di un buonismo contorto e fesso, in cerca di un'asola dove affrancare l'anello che portano al naso, che se si vergognano del proprio, vadano a fare gallina e uovo nel pollaio d'altri!


Io, secondo me...07.01.2010

martedì 5 gennaio 2010

Coniglio Internazionale

- «Torre di controllo, qui volo Delta: l'abbiamo preso, con le mani...nelle mutande!»

Ben li aveva nascosto il plastico - l'esplosivo intendo, non la protesi - il manigoldo.
Povero Abdul: più che sfigato, è proprio scoglionato, che per un'anomalia nell'innesco proprio i gemelli di famiglia sono scoppiati, assieme alla salamella.
Spero ora che Farouk Abdulmutallab sia incarcerato assieme a dei bei maschioni, che solo di donna ormai gli sono rimasti attributi e i suoi coinquilini s'accontentano di una, al posto delle settantadue vergini, tanto basta un pertugio a far vedere un poco di luce, anche se non sarà foro d'uscita, ma comunque occasione d'evasione.
Lasciamo al suo destino la dolce Abdullina e parliamo di maschia e muscolare virilità che "Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare".
- «Statte accuorto guagliò: tu e i tuoi compari non la farete franca!»
La pertica, "Uessei Obama", gran gross, ciula e baloss, si erge in tutta la sua filante statura, minacciosa come quella di un'antenna televisiva in balia dei venti.
Certo gli affiliati di Al Qaeda sentiranno i polsi tremare e i brividi lungo la schiena, cercando di non farsela addosso dal terrore dal sentire e vedere, dal vocione baritonale, amplificato da tanta grancassa.
Ben gli sta: da ora in poi si guarderanno bene dal tentare altre sortite, che l'Obama l'hanno proprio fatto incazzare.
M'immagino, il suicida di turno: pallido...morto di paura.
- «Ai terroristi ci spezzeremo le reni in Pakistan, la faccia in Iran e un culo grosso così, dall'Afghanistan allo Yemen!»
Ciumbia!
Che ardore, che passione, che slancio, che maschia baldanza.
- «Ehm...Presidente...a Sana'a abbiamo chiuso l'ambasciata, come hanno fatto Francia e Gran Bretagna.»
Lo spilungone fa ballare l'informazione da un neurone all'altro, poi sbotta:
- «Riapritela, che altrimenti penseranno che siamo dei cacasotto!»
Non si capisce, ma sotto l'abbronzatura s'infiamma.
- «Dobbiamo essere come sotto una campana di vetro: trasparenti, che non si veda che ci si nasconde!»

760 United Nations Plaza, New York, NY 10017, USA...la campana di vetro, anzi, il palazzo, sede centrale delle Nazioni Unite;
una delle istituzioni più inutili, inefficaci, inaffidabili rimaste sulla faccia della terra, crosta d'ingrasso per "mezzemaniche", impiegatucci alla Ugo, ma Fantocci, non Fantozzi, dediti più a manovre e percorsi dove le scartoffie fanno la mina e il burocratese da richiamo, piuttosto che lottatori, per portare e mantenere pace democrazia nel mondo.
Quando il gioco si fa duro...Onullità fugge.
Troppi rischi, a restare in Pakistan, dopo gli ultimi due attentati, che hanno fruttato un centinaio di macellati allo stadio e la sua metà, "bombati" durante una processione religiosa.
No, non va bene: lì si fa sul serio, e le truppe da operetta non sono addestrate per sporcarsi lustrini, mostrine, alamari e luccicanti fibbie e bottoncini d'ottone.
Almeno, "Er mutanda" - Abdul Farouk Abdulmutallab - prima di cercare d'esplodere con l'aereo su cui viaggiava, nelle mutande portava le palle, c'ha avuto coraggio;
i pagliacci alla Ban Ki-Moon, per disgrazia ricevuto, tuttora segretario generale dell'Onu, neppure delle olive secche, come quando, a Bagdad, una bomba di mortaio scoppiò poco distante da dove era in conferenza, con il premier al-Maliki: l'ammasso di gelatina fu l'unico a nascondersi sotto il tavolo.

L'Onu - chi lo abita - non è più un Consiglio, ma un coniglio internazionale!

Barak, 'O Bamba, invece, sta imparando quanto è differente la politica estera da quella sotto il cupolone di casa sua e la guerra di palazzo da quella che si combatte nella savana;
bell'idea chiudere la prigione di Guantanamo e lasciar uscire dei provetti, scafati e collaudati maestri dello stragismo e del terrore, ora ad aprire succursali a destra e manca.
Più che il Nobel per la Pace, dovevano dargli il Mongolino d'oro!

Io, secondo me...05.01.2010

lunedì 4 gennaio 2010

beppEpifania a tutti !!

Pesci in acquario

All'anagrafe del mio comune, quindici anni fa, la mia piccola bestiola l'ho registrata come cane: bassotto, a pelo lungo, di padrone umano a pelo raso
Menzogna: invece è leone!
"Se ne avete uno in casa potreste contagiarvi, con i rispettivi malumori. Ma con Marte a favore, quello riprende vitalità: è il momento giusto per fargli seguire un corso adatto alla sua razza".
Bene: vorrà dire che, con la mia pelosa compagna - il cane, non la moglie - faremo un bel corso di agility, coronarie permettendo.
M'immagino la bassottina, abbracciata al primo ostacolo, con la coda a toccare terra e il naso in cielo, incastrata e incapace di andare avanti come ritornare con i piedi per terra;
ed io sotto il defibrillatore, con un infermiere, ex lottatore di Sumo, che mi pratica la respirazione bocca a bocca.
Continuo a leggere l'oroscopo canino del mio leone:
"[...] è il momento giusto per rinfrescagli le regole della casa".
L'astrologa dei miei stivali, che campa sui creduloni, mi fa proprio cadere le braccia;
che regole gli rinfresco, ad un animaletto quasi novantenne, nel rapporto età, con quella mia?
Mi parrebbe di mettere a stecchetto il mio povero nonno, se ancora ci fosse, a volergli sradicare consolidate abitudini, frutti d'anni di democratiche condivisioni, mediazioni, tavole quadre e rotonde, d'estenuanti trattative, sfociate in un quieto vivere e lasciar vivere.
A te la poltrona e a me il divano, a te la cuccia imbottita e a me il letto, la ciotola in ceramica e a me il piatto in porcellana;
a te la lattina con teneri bocconcini, che i dentini ormai fan fatica a sgranocchiare le crocchette e il secco;
a me la scatoletta della carne in gelatina e l'insalata scondita, quando c'è la moglie, e la placca di cioccolato nascosta in uno dei libri (quale, maledizione, che divento vecchio e perdo la memoria!) e la pastasciuttona, quando sfuggo dalla premurosa vigilanza della dolce metà, attenta che io non diventi un intero;
Cerco di agguantare un biscottino al cioccolato, ma la mia "Regiura" - la "padrona di casa", come nell'antico dialetto padano era detta la consorte - m'assesta una mestolata sulle dita.
"[...] avete in casa uno scorpione?", prosegue l'astrale e lunatica esperta;
soffiando sulle nocche doloranti, almeno qui mi sento di darle ragione.
"Con Saturno, attenti, che tendete ad avere infiammazioni all'inguine, salvo una retrocessione della Vergine".
E già, perché allora sarà quella ad avere problemi.
"[...] Bilancia, Capricorno e Cancro: in soggetti anziani o in razze predisposte, i disturbi alle articolazioni sono in agguato".
E qui c'azzecca: Antonio Di Pietro sotto costellazione conferma la regola, che di problemi ad articoli ed articolazione di parola ce ne ha, compreso ai verbi adduttori, al calloso soggetto cranico e artrosi al predicato verbale;
- «Cat vegna un cancher», esclamò la levatrice, quando le due bulbose palle oculari del neonato Tonino la fissarono e quello esclamò: «Io a te ti sfascio!»
Geronimo, rosso e affusolato, invece è nato sotto il segno dei pesci: ascendente acquario, mi guarda e boccheggia dalla vaschetta;
aspetta la razione di mangime, e quindi è sotto l'influenza della bilancia, il mio segno, che il futuro della sua pappa è nelle mie mani.
"[...] Marte, quando è positivo, indica il momento migliore per far sterilizzare i vostri amici";
beh, non so se resteranno tali, i miei amici, quando avrò messo in pratica il consiglio delle stelle.
"[...] Giove a favore: quando è così, fa aumentare appetito e taglia";
'sta carogna è stato generoso, che mi ha ricoperto di favori...con cicciosi strati!
Mi verrebbe da ridere, se un sospetto non mi facesse attorcigliare le budella:
vuoi vedere che le bolle che scoppiano, con i nostri risparmi, e i teatri di guerra che si aprono e si chiudono, così come tattiche e strategie politiche, sociali ed economiche, accadono nei momenti, sono frutto e nel segno di decisioni prese interrogando l'oroscopo, sul giornale, della cartomante o del maghetto di corte?
In fin dei conti, anche i suicidi di Al Qaeda si fanno esplodere sotto lo zodiaco: quello della vergine...o meglio, delle vergini; ben settantadue, per l'esattezza.
Che volete: quando Marte entra nella Vergine...


Io, secondo me...04.01.2010

domenica 3 gennaio 2010

I nuovi supereroi: da Spider Man agli Spandi Merd

Il Grilletto Di Pietro

- «Gli facciamo grazia della vita: se ne vada, con il suo menestrello e le mignotte di corte; magari alle isole Cayman, dove certamente troverà qualche cavallo o stalliere di fiducia. Finalmente liberi, senza più leggi fatte a misura a maglia larga, per chi vuol scappare dalla rete; finalmente avremo carta stampata e televisioni liberate, finalmente torneremo ad essere un paese normale, degno dell'Europa democratica»
Iran? Cina? Corea del Nord? Ex Birmania? Riserva talebana?
Certo, chi ha fatto queste affermazioni sarà ora steso in una piazza di Teheran, in una buca a pozzetto in Cina o pronto a ricevere un colpo di pistola, allo stadio del popolo zafferano; oppure ad essere sparato, nella terra dove il figlio coreano scemo di altrettanto padre, gioca ai soldatini, come un bambino lasciato solo nella stanza dei bottoni di lancio dei missili.
In Iran muoiono ogni giorno dei giovani, e certamente solo una piccola contabilità del massacro passano carta stampata e televisioni blindate: una spicciolata, a confronto di quelli nascosti, non sotto il tappeto, ma imbucati nella terra, con l'indifferenza e naturalezza con cui s'infila una lettera nella casella della posta;
destinazione: l'altro mondo.
Abbiamo fatto appena in tempo a vedere una ragazzina morire sotto i nostri occhi, in quel di Teheran; e pure una camionetta della polizia passare volutamente sul corpo di un dimostrante a terra, travolto come se fosse stato solo un sacco di patate.
Chi è ora - oggi - il coraggioso, con peso numerico di quattro gatti a seguito, che fa il bauscia, offrendo addirittura clemenza al proprio nemico, basta che se ne vada alle Cayman, così che la di lui tirannia cessi e la libertà sfugga dalla gabbia, dove l'infame l'avrebbe rinchiusa?
No, non è un giovane dell'onda verde, di quelli che sono massacrati in Iran, ma uno sciacallo che urla alla luna, libero di farlo, senza che nessuno gli tiri sia pure una innocente scarpata, per tanto fastidioso latrare.
Questa è l'Italia, fatta da un grande popolo che, nel bene o nel male, vota che vuole e preferisce, legge i giornali che gli pare, segue e meno il Papa e la Chiesa, a seconda di come la pensa e pienamente consapevoli di rispondere alla propria coscienza, avocando a sé il diritto anche di sbagliare, ma con pieno libero arbitrio.
Libero Stato in libera Chiesa, cazzo!
Quando mai è stato più vero: quando si insulta gratuitamente e impunemente ogni autorità, dal Capo dello Stato a quello del Governo e si impedisce addirittura alla massima autorità della cattedra di San Pietro - e non quella di Di Pietro - di parlare in una Università?
Nessun pallone gonfiato deve venire a dire che le votazioni che l'hanno trombato sono merito di una pura numerazione di braccianti della schedina, ma che le teste pensanti stanno solo nella propria riserva di fighetti;
nessuno nemmeno a voler indicare la moltitudine come una massa di cretinetti, incantati da un pifferaio magico, quando per novant'anni la loro progenie di creduloni ha seguito la scintilla, scaturita sfregando due sassi, scambiandola per il sol dell'avvenire!
Men che meno sono a gracchiare e girare in tondo corvacci ed avvoltoi, ad invocare fame, miseria e pestilenze, masochisti dello spasimo e del dolore, a chiedere alla sfiga di farsi vedere, offrendole sacrifici pur che si manifesti, a soddisfare le proprie brame di godimento estremo.
Senza contare quelli che, talmente censurati da far quattrini a palate, vendendo libri e pellicole in cui si sbeffeggia e si insulta chi governa e amministra, in un paese - guarda tè - dove queste contraddizioni umane non dovrebbero neppure esistere, che non ho mai visto dissidenti ingrassare come maiali, in casa dei Rais, che casomai la mela ce l'avrebbero in bocca e la carota nel...lasciamo perdere.
Mai visto gente che parla la propria lingua peggio di uno appena sbarcato da un gommone, andare all'estero e scrivere in lingua straniera, usando un miserabile traduttore trovato nelle patatine, facendo - e facendoci - fare la figura di coglioni, sgrammaticando a destra e manca e denunciando dittature nel proprio paese per poi tornarci e starci così bene, come un verme nella polpa della mela.
Solo i pidocchi hanno altrettanta fortuna, che anche quando l'animale si gratta quelli si uncinano ancora di più.
Come se una zecca si lamentasse del cane che la porta, incazzata perché pure vorrebbe fare il manovratore, oltre che avere vitto e alloggio gratis!
C'ho le balle piene di quelli entrati in politica perché rende meglio ed è meno rischioso che ti mettano una bomba sotto il culo, per una paga da fame, ma che tengono la vecchia toga sotto il cuscino e ogni tanto la indossano, credendo d'avere diritto a mantenere i vecchi privilegi d'essere un gradino sotto Dio, che del giudizio loro rispondono a nessuno, se non a una congrega di propri simili, quando si sa che cane non mangia cane!
Quando sbagliano gli fanno un buffetto sulla guancia e una tiratina d'orecchi e, per punizione, li promuovono e li spostano altrove, come quelli che avevano massacrato Enzo Tortora, innocente incarcerato, svergognato e sputtanato;
e ben tanti, assieme ai colpevoli, si sono trovati dietro le sbarre, che non so quanto il dare e l'avere alla fine abbia chiuso in guadagno, quando l'apertura della gabbia c'era solo se accettavi la catena di sant'Antonio: ti libero se mi fai i nomi di altri;
stesso metodo dell'Inquisizione o delle purghe staliniane, tanto oggi chi mai s'interessa alla vita frantumata degli incolpevoli, che non solo Erode ormai si può fregiare di migliore massacratore d'innocenti e meritarne benemerito titolo e primato.
Poco male poi se, nel delirio d'onnipotenza di chi si sente intoccabile e infallibile, magari per darsi ragione da solo, si "aggiusta" un poco il teorema, concedendo indulgenze, perdono, protezione, nuova identità e palanche al peggior macellaio nelle patrie galere, che piuttosto di marcirvi venderebbe pure la madre sua!
Fa niente: Spatuzza e merda, e si spalmi, che tanto gli italiani la scambieranno per Nutella!
Una quarantina di macellati, un ragazzino strangolato e sciolto nell'acido, bombe e sparamenti non bastano a farne letame, che c'è chi è disposto ad infilarci le mani pur di poterla lanciare contro il nemico, tanto non si sporcano, perché la toga già è nera di suo.
Visto che la vacca non ha dato latte, ora sono a cercare di farla mungere dal suo fattore, che forse conosce le parole giuste per riempirne le tette;
- «Non posso parlare: mi tenete rinchiuso, in solitudine; come faccio a prendere contatto, che questo crudele isolamento, anzi, mi fa star male...pregiudica la salute.»
Poveretto, c'ha ragione il Giuseppe Graviano, mastro becchino e maestro di fossa.
Pensa un po: durante la detenzione era tanto in isolamento che la moglie gli è rimasta incinta;
immacolata concezione, o forse il Berlusca - il vero capo dei capi, secondo la fantascemenza "magistrisinistra" - c'ha applicato il "Jus primae noctis", il diritto a darci il primo colpetto?
Beh, basta guardare: se il bambino c'ha un dente in meno, il labbro spaccato, il naso che cola sangue e il riporto in testa, ebbene si: l'infame Silvio è proprio un diavolo d'uomo!
Allora bisogna chiamare fare lo scongiuro e chiamare l'esorcista:
il Di Pietro, che ormai è arrivato alla miccia, più che al lumicino, accoppiato con Beppe, il Grillo.

Dai, Antonio - che fa: ora pure...Tartaglia? - mira al cuore e tira...il Grilletto!

Io, secondo me...04.01.2010

mercoledì 30 dicembre 2009

Imbelle Epoque

Ci fu un periodo inebriante nel nostro passato, nato alla fine dell'Ottocento ed evaporato una quindicina d'anni dopo, con lo scoppio della prima guerra mondiale: contro di questa, la Bella Epoque si ruppe il grugno, così come andarono in frantumi sogni ed illusioni di una durevole età dell'oro;
fu un intervallo appassionante, effervescente, per storia, cultura ed arte: frizzante, gassato e spumeggiante, come quando si metteva la polverina dell'idrolitina o la frizzina nell'acqua di rubinetto, raccolta in bottiglia;
se non eri pronto a richiudere prontamente il tappo, la dinamica impetuosità ed agitazione delle bollicine di anidride carbonica prodotta, faceva schizzare il liquido alle stelle.
Brutta roba la guerra, che di solito arriva come quei temporali improvvisi, anche se i lontani borbottii avrebbero dovuto farne presagire la venuta.
Ogni conflitto interra morti e semi: gli uni, a far da pastura agli altri, che rimangono dormienti, ma pronti a germinare al cessare del periodo avaro e arido, all'arrivo della prima goccia rivitalizzante.
Il perdente, bastonato, umiliato, impoverito e incarognito, prende tempo per leccarsi le ferite, trovare un caporione e tornare a menar le mani, più incattivito che mai e disposto ad aumentare la posta sul tavolo da gioco.
Gli ebrei, comuni dappertutto, come il prezzemolo, sono i primi a prendersi sulle spalle le colpe di un'avvilente sconfitta e a diventare pane da forno, impastato con il lievito di zingari, matti, storpi e sgraziati, testimoni di Geova, Comunisti, infermi e inferiori, fuori della lista di quella sempiterna razza eletta, che sempre si porta ad alibi per giustificare che, i sacrifici - umani - d'oggi, sono a premiare e scremare il carnaio migliore, di belli e simili a Dei.
Con le ossa ancora più rotte di prima, dalla seconda Guerra "globacquea" si uscì - non tutti: qualche milione in meno - con una fifa boia e buoni propositi, a ripetere «Mai più!»
- «Volemose bene! Parliamone! Siamo tutti nella stessa barca...discutiamone...facciamo comunella!»
L'Europa, fino ad allora la più litigiosa, tignosa, attaccabrighe, invadente e macellaia che mai, con tale verminaio di natali e storia passata a volersi far del male, avvilita e dissanguata, medita tregua;
- «Dobbiamo creare un'assemblea di condominio, amministrare il bene comune con discernimento e minore egoismo, a curare l'orto comune e non solo quello sotto il proprio campanile, e ben venga il vicino, che è ora di finirla di cercare di fregargli il giardino, credendolo più verde; siamo fratelli, cerchiamo di fare grano, come Abele, e mettiamo da parte la clava di Caino!»
Ciumbia!
Che reboanti paroloni, che impeto, che vigore, che umani sentimenti, che cocente passionalità, che calore;
Popoli di tutto il mondo, unitevi!
E qui si rispolverò il Regolamento della Real Marina del Regno delle due Sicilie del 1841, e precisamente il mitico articolo 27:
"All'ordine Facite Ammuina:
tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa e chilli che stann' a poppa vann' a prora:
chilli che stann' a dritta vann' a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann' bascio passann' tutti p'o stesso pertuso:
chi nun tiene nient' a ffà, s' aremeni a 'cca e a 'll à".
Insomma: chiasso e movimento, rumore e mai a stare fermi, sia pure per dare solo impressione di febbrile attività,
se non sostanza, almeno sia salva la forma.
Da quanto, nacquero specchietti e collanine, che d'ori e argenti avevano pallida luce, a riempirsi la bocca solo di pomposa nomea: Organizzazione delle Nazioni Unite, Unione Mondiale delle Chiese, Istituto per gli Affari Internazionali, Banca Mondiale;
Nazioni Unite...Unione Mondiale...Affari Internazionali...insomma: la quintessenza dell'ammucchiata.
Per funzionare, questa catena di sant'Antonio, necessità di una cosa: uniformità;
di costumi, di gusti, d'abitudini, di regole.
Bisogna fresare, appiattire, levigare, portare in piano: 'na livella, che metta in bolla, dei vasi comunicanti dove tutto tenda a sistemarsi a medesima altezza.
E qui casca l'asino.
In una realtà e mentalità come la nostra, dove nel tempo il cuneo tra Stato e Chiesa è sempre più affondato, divaricando le due cose, tanto si è martellato che, praticamente, tra uno e l'altra si è formato l'abisso, e questo nel momento peggiore, ossia quello delle massive migrazioni di genti e popoli d'origine musulmana e di un credo che, viceversa, è incarnito come un'unghia nel ditone del vivere quotidiano e sociale.
Noi, ancora 'mbriachi, sotto i fumi di un insano masochismo, spacciato per emancipazione mentale, siamo a tagliar ponti e strappare carta d'identità, a voler fare i fighetti menando vanto di un'indipendenza dalle radici per la dipendenza ad un principio d'ospitalità, che va ben oltre ai tre giorni del pesce che puzza, arrivando ai miasmi, all'aria fritta, ai fetori e al tanfo.
Dove sacca s'infila vento, maggiore il vuoto e più grande il turbine, più la fossa e peggiore l’uragano.
Eccoci dalla Bella a passar all'imbelle Epoque: quella dei calabraghe, dei cacasotto, dei vili e dei pavidi, dello svendere primogenitura per un piatto di lenticchie, che neppure alla nostra pelle ormai danno più valore, da buttare ai maiali e ai cani, come quella del pollo.
Senza radici, senza identità, vogliosi di far parte del tutto, nudi alla meta, siamo ormai di figli di madre ignota o, forbitamente dal latino, di "matris ignotae";
per me, uso di villano parlar maccheronico, eccoci figli di mignotta!
A casa nostra sempre più siamo aggrediti, da urbi et orbi, davanti, dal e nel dietro, da migrati che pretendono di arredar del proprio e finti buonisti, che concedono frutti della propria impotenza e incapacità a difendere del proprio.
Rinunciamo alla rappresentazione del Presepe, alla manifestazione del Crocefisso che, anzi, diventa pure mira di lanci, martellate e rappresentazioni d'arte d'imbratto, come dal suonar campane, che fino a ieri dava allegria, oggi fastidio e disturbo, mentre assistiamo all'occupazione muscolare di piazze e marciapiedi dagli oranti di una "nuova razza eletta", che il proprio dio e volere porta in punta di coltello o nel candelotto delle polvere da sparo.
Persino i nostri pastori sono diventati pecore, quasi ad ammirare il belare d'altre greggi, quelli sì, fedeli e obbedienti a chi li pascola, allineando mandrie con villosi cagnoni da guardia e nodosi randelli.
Dalla serva Albione è partita la nuova era, la "Imbelle Epoque", dove già esistono tribunali paralleli, sovrapposti e sovrani all'indigena legge, che non deve metter dito tra moglie e marito, quando di musulman sponda;
e tante sono a sorgere piscine pubbliche, dove le "shariafimmine" sono a star in vasca da riserva indiana, tra loro, e ben intabarrate, con quel bel "Burkini", il Burqa da bagno, il Domopack dell'Islam.
Mancherà poco che, per non urtare la "suscettibilità" e la sensibilità dell'Homo Binladensis pure noi saremo costretti a parcheggiare la moglie in una corsia separata o nasconderla nei sacchi con graticola oculare o, al meglio, girar la testa e far finta di non vedere, di dover pensare a fare i cazzi nostri e non impicciarsi, se un figlio dell'unico e vero dio bastona e mena con l'anello al naso la sua metà...non del mondo, ma di valore frazionato.
Forse che anche questa, la Epoque Imbelle, è destinata ad avviarsi a sbatter grugno, come l'altra...a la guerre pour la guerre, mon ami?


Io, secondo me...30.12.2009

martedì 29 dicembre 2009

dramMaicol

Piccola carrellata del vitreo oculo nella scatola delle caviette da laboratorio:

Maicol piange, singhiozza, si dispera, le piccole natiche fremono dalla tensione, i nervetti fibrillano, al solo pensiero che Giorgino se ne esca, lasciandolo solo, randagio e ramingo, abbandonato come un cane sull'autostrada;

- «Maicol senza Giorgio si perderebbe...è una sua questione caratteriale, è tutto amore: lui dona tutto se stesso sia nel bene che nel male», è il commento della Dominique, una delle topine che da quella cassetta era uscita.
Spurga lacrime il Maicol, alla sola prospettiva che gli tolgono il Giorgio suo.
Questo è lo straziante "reality", la trasmissione de "Il Grande Fratello", occidentale sbircio da buco della serratura, nel finto mondo di celluloide, tra personaggi alla Fantozzi.
O Fantocci, come storpiava il padrone suo il nome, dello sfortunato e sfigato ragionier Ugo.

Altro è il reality dove non esiste recita da cani ma una bestia d'attore c'è: quelli con il camicione da notte e lo sciarpone sulla faccia, con in mano i grossi fuciloni, fallici prolungamenti di virilità.
Un altro occhio, questo impietoso, minaccioso, privo d'ogni emozione e d'umana considerazione, scorre un'altra e ben più drammatica scena;

forse anche Philomene Kabouree piange ma non si vede, perché il viso è coperto.
Philomene è una donna, e il Grande Fratello dell'Islam ci tiene a mantenere coperto questa bruttura che, a voler essere generosi, vale la metà di un masculo;
forse colpa del dio loro, che ha dimenticato di attaccare a quella, durante la creazione, il pistolino, supremo scettro e pendolo del comando?
Sergio Cicala e Philomene Kabouree, originaria del Burkina Faso, sono stati rapiti il 18 dicembre, in pieno deserto mauritano; stavano andando a trovare la famiglia e il di lei figlio.
La rischiosa operazione è stata portata coraggiosamente a termine da un gruppo di cammellati, manovalanza al soldo di Al Qaeda, che tanto sfarzo e sforzo ha messo in campo, per raccattare un vecchio e la sua signora.

La scena sfuma, una dissolvenza incrociata e il circo mediatico riporta l'occhio sugli inscatolati di casa nostra.
- «All'inizio ho avuto rapporti d'amicizia con Veronica e Carmen, e anche con Tullio con il quale avevo stretto un legame molto forte: la settimana senza di lui è stata davvero dura.»
Poveraccia, la Dominique: in che inferno l'ha precipitata la perdita dello scoglio su cui avrebbe voluto fare la cozza, incollata a vita al Tullietto suo.
Queste sì, che sono le vere disgrazie della vita.
- «L'essere chiusi dentro una casa ferma... dopo una settimana non ti rendi neanche più conto delle telecamere, ma devi passare 24 ore in un ambiente chiuso...non ci si rende conto di quanto possa essere lunga la giornata. Provare per credere!»
Madonna mia, quanta sofferenza, povera candida verginella!

Philomene e Sergio non so quanto ancora dovranno passare del loro, nell'altra casa ferma, nel tugurio, dove il Grande Fratello è ognuno di quelli che ti stanno attorno, pronto a sgusciarti la cartilagine della gola, a sfilarti la giugulare come un dente dalla gengiva.

- «Pitbull ha un modo di fare irruente, prepotente, anche se in realtà è un tenerone: se ti prende a cuore ti coccola con le piccole cose come le fette biscottate, la cioccolata...»

Nell'altra casa, il "tenerone", al massimo è quello che terrà fermo i piedi mentre il compagno di merende, seduto sulla tua schiena, ti prende la testa e comincia a segare il collo.

- «Maicol è stupendo: un attimo prima lo vedi che ride con quelle sue risate bellissime e un attimo dopo piange a dirotto, in un angolino.»
Gioa.
Philomene, se piange, neppure lo vedi, coperta dal telo.
Sergio...poveretto, che per amore ha accompagnato la sua donna, ora umiliata e costretta a velarsi, che vede il suo mondo andare in frantumi, mentre il cuore freme e fibrilla per la paura di perdere vita e amata sua.

- «Ultima domanda: chi vince il Grande Fratello?»
- «Maicol...il protagonista della Casa.»
Maicol piange, singhiozza, si dispera, le piccole natiche fremono dalla tensione, i nervetti fibrillano...

Bisogna capire la tragedia...perché il dramMaicol è quiiiii!

'fanculo!


Io, secondo me...29.12.2009

lunedì 28 dicembre 2009

Essere o non essere

- «Essere o non essere, questo è il problema...»;
l'ora è giunta, il dado è tratto, tiremm innanz, ad incontrare le idi di Marzo, meglio soli che mal accompagnati, l'unione fa la forza...????
Boh!
Partimmo - diciamocelo - come l'armata Brancaleone, entrando nell'agone politico come i Cristiani al Colosseo;
fortuna volle che l'essere piccolo fosse come avere il potere dell'invisibilità: attenti a non essere calpestati, ma solo per sbaglio, non per volontà di chi, grande e grosso, neppure degnava di uno sguardo la pulce.
Un destino benigno volle che passasse di lì un cavaliere;
non Berlusconi, ma Pierferdy, il Casini, che di crociati s'intendeva, avendo servito sotto quegli antichi scudi.
Partito Per l'Europa Cristiana...al Pierferdinando deve essergli venuto il magone, al malinconico ricordo di quando, anche lui imberbe mela verde, cadde dalla pianta e rotolò nel Tempio, non di Gerusalemme ma nel palazzotto del potere di Roma, da dove poi, fu scacciato, con tutti i suoi;
anche qui, riconobbe nei piccoli esserini qualcosa della sua razza tornandogli alla mente i tempi, questi veri, quando governo italiano poteva contare su nomi di gran fiducia come...Piccoli, Storti, Malfatti e Malvestiti.
Eccoli lì...c'erano tutti, che si arrabattavano a cercare di legare il pranzo con la cena, a raccattare qualche spicciolo per raggiungere la pagnotta di "Quorum", a garantirne esistenza, sussistenza e sopravvivenza.
Facevano tenerezza, i ragazzi del prode condottiero Magdi Cristiano Allam, che era partito, lancia in resta, con l'entusiasmo tipico del novizio, che parte in salita dando dentro di mantici e gonfiaggio di petto, dimenticando che si deve usare il passo da montanaro - lento e costante - per non finire spompati per aver mal gestito il muscolare giovanil vigore.
- «Ohe, Cristiano: vieni sotto il mio blasone, che ti porto con me in Europa! Tienti la roba tua, armi, bagagli, ma con me: in hoc signo vinces!»
In mezzo ai...Casini suoi, al prode Cristiano non par vero di trovare sulla sua strada il buon samaritano dell'evangelica novella, in quell'ingrigito giovin signore, e s'affiancò a lui, con bisaccia e Buttiglione, a conquistar terre d'antico Continente.
All'ombra di cotanto superbo guerriero, anche il nostro ebbe buon lume e s'innalzò, a raggiunger lustro e scranno.
La Provvidenza fu quell'incontro, taluni dissero;
un colpo di culo, pensarono e rispose l'invidia d'altri, l'esercito dei trombati.
Magdi nostro non è da passerella, soprammobile di bell'aspetto, che di lingue e mondi conosce, e sa farsi capire e comprende, senza crivello e tramogge di mezzo, a setacciare e sfarinare traduzione e interpretazione con macchie di sugo proprio.
- «Essere o non essere, questo è il problema...se sia più nobile presentare il frutto mio o il continuare a vendere con la casacca d'altri, se pur d'esercito amico»;
Intanto si cambia di nome e di bandiera, a correggere quanto poteva essere preso a gioco di provetti mistificatori e maldicenti portinaie di palazzo, pronti a passar valori per assolutismi e immagine per filo spinato, marcatore di confini e riserve.
Ecco che, da Partito per l'Europa Cristiana si passa a Io amo l'Italia, invero, a parer mio, cadendo dal parer rigida pancera a pannicello di flanella, dalla corazza alla magliettina di lana della mamma.
- «E qui», come disse Fantozzi, prima di inforcare la bicicletta cui era caduta la sella, «mi gioco tutto!»
Già ai tempi del vecchio stemmino - che pareva un timbro postale - criticai del mio: ora ritorno a fare bastian contrario e l'avvocato del diavolo, ma voglio troppo bene - da tempi non sospetti - a Cristiano, per lisciarlo nel senso del pelo, e mal non me ne voglia, se il pelo mi manca in testa ma non sulla linguaccia, più che lingua.
Il presentare un nome così fiacco e spennacchiato mi pare come il moroso di una volta, che crede ancora buono, oggi, il passarsi la brillantina sui capelli, per fare stragi di cuori.
Banale non per il significato, beninteso, ma perché è abito liso, dall'uso e dall'abuso, più frase che secco richiamo, come il logoro, ormai sfilacciato "Per il bene del paese".
Io amo l'Italia non è invenzione da brevettare, di solo padrone od appartenenza: anche chi briga sotto altri colori e bandiere si sente di dire lo stesso, anche se sentimento realizzato con altri mezzi, scopi, fini ed azioni.
"Per il bene del paese".
E il simbolo poi...
- «Forattini...FORattini...FORATTTINIIIII...ohè, mi senti? Potevi impegnarti di più, eh!?»
Cos'è quel cerotto che attraversa la bandiera?
Pare - diranno - che la croce copre quel che sta sotto, ad indicare una gerarchia, un parassitismo e non una simbiosi!
- «Beppe, guarda che quelli ne sanno più di te: ofelè fa el to meste» mi rimbrotta la mogliettina;
Pasticciere, fai il tuo mestiere!
- «Donna, guarda che è Cristiano che ha sollecitato la nostra opinione, ed io rispondo, papale papale, pane al pane e vino al vino, di quel che penso!»
Per nulla intimorita, la femmina mi guarda, come a chiedersi "Ma questo è ancora in garanzia o lo devo tenere, così com'è?".
- «Ha chiesto se, alle prossime elezioni, ritieni meglio se correre in proprio o tenersi l'ombrello, non di riscrivere l'Enciclopedia Britannica!»
'azzarola, come m'è diventata brusca: forse che sotto quel tappo c'è passato aria e mi è diventata aceto?
- «Beh, sai, io penso che bisogna camminare con i propri piedi, vedere di che cosa si è capaci, coscienti che ci aspettano "Sangue, sudore e lacrime" ma, se "Io amo l'Italia", vedere se si è contraccambiati, prima che ci definiamo suoi morosi, ma lei non lo sa.
Ancora quello sguardo canzonatorio (qualche volta la strozzo!):
- «Non conosciamo mai la nostra altezza fino a che non siamo chiamati ad alzarci. E, se siamo fedeli al nostro compito, arriva al cielo la nostra statura. L'eroismo che allora recitiamo sarebbe quotidiano, se noi stessi non ci incurvassimo di cubiti, per la paura di essere dei re.»
Porca miseria, ha trovato dove ho nascosto la bottiglia di grappa!
- «Emily Dickinson: è poesia, tesoro, ma uno come te ci si gratta la schiena, come l'orso sul tronco d'albero!»
E si, c'è proprio entrata l'aria dal collo, e il tappo non è bastato a chiudergli la bocca!

Così la penso io...io, secondo me.


Io, secondo me...28.12.2009

mercoledì 23 dicembre 2009

presepe mini(ani)malista

U.S.A. e getta

Una piiiiiccola crocettina, una riga in mezzo, a significare un corpo filiforme, una "V", ad indicare le braccine, alla cui estremità i polsi sono saldati con due linee traverse, che paiono i punti di una graffettatrice;
la testina a palloncino, alla cui sommità, una "U" rovesciata, a mo di caschetto, dal tratto più marcato, è lo scalpo.
E gli occhi: due bottoncini in cui sono tracciate delle "X", perché il personaggio, nostro Gesù, è morto.
Più complicato descrivere che osservare, tanto il tratto è leggero, scarno e semplice, tenero e innocente, candido e toccante, emozionante ed emotivamente coinvolgente, quanto solo la raffigurazione di un bambino sa trasmettere.
I bimbi non hanno bisogno d'astruse e complicate simbologie, per descrivere ciò che hanno nell'animo: ancora non sono addestrati a nascondere, a scavare trincee, a dissimulare, a mediare, a mercanteggiare, a cesellare, bulinare e complicare nulla di quanto può essere concepito, capito e passato nel modo più diretto e accessibile.
Gesù è morto sulla croce. Punto.
Ma ora viene il bello, perché entra in campo l'UCAS, l'Ufficio Complicazioni Affari Semplici;
nel caso specifico, la maestra.
Nella testa della tipa si forma un cortocircuito mentale e scatta la scintilla che attiva la sirena d'allarme;
pericolo, pericolo, pericolo!
L'eco riverbera nella cassa cranica che, perfettamente conformata per una perfetta acustica, amplifica e rintrona il penetrante lamento nell'abbondante vuoto della cavernosa cavità.
- «Lo schizzo è un disperato e spontaneo allarme del bambino: in croce non è Gesù, ma l'autore stesso!»
La babbiona corre ai ripari: lo scolaretto - seconda elementare - deve essere allontanato dalla scuola, origine di tanto disturbo e affidato alle cure di uno psicologo!
Ostrega!
La strega ha visto il crocefisso e si è comportata come il diavolo con l'esorcista o il vampiro alla vista della treccia d'aglio.
Che la posseduta sia lei?
A dire il vero, l'accaduto non è roba di casa nostra: è avvenuto in una scuola elementare, nei sobborghi di Boston, a Taunton, nel glorioso paese a stelle e strisce, che i maccheronici pronunciano "Iuessei", scrivono United States of America e sintetizzano con U.S.A.
Altro paese, ma il prototipo dell'invasata è universale,
La maestrina, sicuramente allergica all'incenso, piroetta e pirla sull'aia, starnazzando come un'oca, strappandosi le vesti e cercando di proteggere la fragile creatura, minacciata dalla croce:
- «Prendete me, ma lasciate stare l'infante!»
La sensibilità politicamente corretta della poveretta ha sbattuto contro un paracarro...al crocevia.
Paese che vai, usanze che trovi: l'ignorante figlia di tanta madre, sempre gravida, vanta sorelle in ogni continente, dove mangiapreti e "crocincazzati" abbondano, come la gramigna.
Dove mai può esistere pericolo nella figura e nel predicato di un uomo, che è morto sulla croce perdonando ai propri carnefici, raccomandando d'amare e di "fare al prossimo quel che vorresti fatto a te", non è dato capire, in realtà sociali dove i figli sono abbandonati a se stessi, parcheggiati davanti al televisore e testimoni d'ogni pubblica maleducazione, intolleranza e prepotenza.
Per inciso, lo scolaretto aveva semplicemente messo su carta la memoria di una visita, con i genitori, fatta al tempio della Nostra Signora di La Salette, ad Attleboro, applicando l'invito dell'insegnante a disegnare qualcosa legato alle imminenti festività.
Ora il piccolo alunno è sì spaventato, ma per la minaccia d'essere allontanato dalla classe e dai suoi amici e consegnato nelle mani di un dottore, solo per avere figurato un'esperienza famigliare religiosa!
E tutto per la fobia di una svitata, emotivamente fragile e completamente fuori di cozza, cresciuta e condizionata nel brodo di coltura d'idrofobi, rabbiosi e rifuggenti all'acqua santa.
Facciamo tesoro ed esperienza di tanto, memorizziamo e trattiamo simili personaggi con la raccomandazione a stare alla larga dagli appestati che, se li conosci, li eviti.

Se proprio non se ne può fare a meno...U.S.A. e getta.


Io, secondo me...23.12.2009

martedì 22 dicembre 2009

Il calore dei soldi

- «Sono al verde!»

Questa è una delle fasi e delle frasi che più angosciano e disturbano i sonni di ognuno: il trovarsi improvvisamente a non avere più quel mezzo di sussistenza, la pecunia, dove il solo tenerne permette di fare i bauscia, i bulli granosi, di snobbare e definire "vile" il denaro e che i soldi non sono tutto, nel bel filosofeggiare a pancia piena;
Ma non sempre l'essere al verde è segno di miseria;
anzi: tanti sono ad ingrassare, grazie all'essere sotto quella pittura.
Una delle strategie migliori del parassitismo, per gabbare e vivere alle spalle del prossimo, è proprio quello di creare un problema di carta, e poi farsi santoni e custodi di tanta verità rivelata, e lo smalto erboso è uno dei migliori coprenti, inossidabile e sempre lustro, come gli specchietti e le collanine per selvaggi che, si sa, sono attratti dalle cose luccicanti, ammaliati e sedotti, come le falene, che passano dalla luce direttamente nel fuoco.
Tra i tanti cacciatori di grulli, spaziamo dalle stelle alle stalle, partendo da Al Gore per arrivare al nostro Celentano;
alla ricerca di visibilità il primo: scornato alla corsa per Presidente degli Stati Uniti, si butta sul riciclo e si ritaglia il Santuario della Sfiga che è per natura la madre di tutte le catastrofi;
L'Adriano invece è più casereccio, d'arte e mezzi più povero, costretto allo spettacolino minimalista nella ridotta di confini nazionali dove, al confronto con l'americano, se ne esce come il paesano che va in città.
L'unico denominatore comune è il catastrofismo, la predicazione dell'avvento di disgrazie, pestilenze, miseria e dannazione, dove e quando presenti, il masochista plauso.
Al Gore e i pari sua però applicano la regola del "Fate quel che dico, non quel che faccio", come quel nobile decaduto e in miseria che, lappando e facendo scarpetta nel piatto del poverello, che gli offriva del suo, lo educava sull'etichetta della gozzoviglia con eleganza e nobiltà di modi e comportamento, ammaestrando «Vedi: questo non farlo mai!»
"Armiamoci e partite", alfine, è una dei motti meglio applicati da ipocriti e simulatori, abili a far levare ad altri le patate bollenti e le castagne dal fuoco.
Gore è un raffinato cesellatore, tanto che gli è riuscito di fare palanche a gogò e vincendo pure, nel 2007, il Nobel per la pace, arrivando, con quel patentino, a guidare la Ferrari dei Verdi eco-catastrofisti;
il Celentano invece viaggia in Topolino - su gomma e per lettura - e somiglia più al Tafazzi, personaggio comico, la cui caratteristica è di prendersi energicamente a bottigliate sui genitali, traendo estremo godimento.
Adriano è un verde all'acqua di rose, sbiadito e smunto, tanto è la demenzialità delle sue geremiadi, dimostrando quanto si appoggia a documentazione dozzinale, tipo la...bufala dell'orso, tanto sbandierata dal più scafato Al Gore.
La biologa marina Amanda Byrd, scattò una foto celeberrima, falsa per quel che subdolamente trasmise, ma di forte impatto emozionale: un orso bianco ritto su una minuscola lastra di ghiaccio, con espressione curiosa, ma spacciata per smarrita, ad apparire quasi in precario equilibrio su quella rosicata e risicata zattera di fortuna.
Ci si buttarono a razzo i furboni, non sulla piattaforma, con il candido plantigrado, ma sul goloso boccone, da avvelenare ed offrire al popolo bue: non quel che era, ovvero un animale perfettamente inserito nell'ambiente suo e prolifico per numero, ma uno sparuto rappresentante in via d'estinzione, come il Panda, condannato perché a bestia uomo stava erodendone i supporti dell'esistenza sua.
Quell'orso, d'improvviso, rappresentò il Fantozzi della specie sua.
Inutile dire che nessuno immortalò il seguito, dove il peloso albino poi, tranquillamente s'immerse nelle acque e continuò beatamente a prolificare, cacciare e giocare nel suo, traghettando dall'uno all'altro, sui chilometrici lastroni ghiacciati che gli stavano attorno.
Il vecchio trucco del campo stretto su una sconfinata prateria, a far credere ristrettezze dove invece l'infinito.
Amanda poi ammise che in quella foto, icona del 2004, in Alaska "[...] gli orsi polari non erano in pericolo perché vicinissimi al Continente. Quell'iceberg era per 15 minuti, se vogliamo, la loro sala giochi".
Capito l'antifona?
Al Gore usò quel sistema, costruendo una patacca simile, addirittura con due orsi, a voler rendere più drammatica la sequenza e suggerendo un'emergenza che non esisteva!
Con quello e simili altri specchietti per le allodole, imbrogliò e ancora imbriglia la mente di un sacco di gente, ancora di più se "celentanotti".
Tra il furbo e il fesso s'innestano tanti variegati sottoprodotti, a ciucciare latte dalla tetta di madre altrui;
I Verdi, come i Comunisti alla caduta del fascio, all'improvviso figliano peggio che i ratti e gli scarafaggi, dimostrando una prolificità mostruosa, occupando una nicchia che li foraggia generosamente, giustificando le ecoballe, smascherate recentemente da un gruppo di pirati informatici che, spigolando piratescamente nella posta elettronica di tanti saccenti santoni ecoballisti, ne ha sputtanato le reciproche confidenze, dove si rammaricavano che, per far quadrare i conti taroccati dell'ecocatastrofismo, ammettevano l'un l'altro di come s'industriavano a produrre matematica statistica che, quella sì, non tanto era opinione, ma volutamente frutto d'imbrogli, aggiustamenti e forzature.
E giusto per dimostrare da che pulpito viene la predica, anche io vado a dare i numeri;
Copenaghen, vertice sul clima: presenti 1.200 limousine, 140 jet privati in aeroporto, ben 15.000 delegati, che si sono scofanati 10.000 polli, 150 agnelli, un numero imprecisati d'oche e prelibatezze varie e con solo 5 - dicasi cinque - macchine elettriche;
Fumo e consumo a più non posso.
Mi ricorda i vari vertici sulla fame nel mondo, dove anche simili manifestazioni di spreco ed opulenza sono a farla da padroni;
Fate quel che dico, non quel che faccio.

Ah, che bello, il calore dei soldi che, come per i cessi di Vespasiano, "non olet", non puzzano!


Io, secondo me...22.12.2009

sabato 19 dicembre 2009

la Santa Alleanza

La cattedra Di Pietro

Tre-di-ci-mi-lio-ni-sei-cen-to-ven-ti-nove-mila-quatto-cento-sessanta-quattro;
dicasi Tredicimilioniseicentoventinovemilaquattocentosessantaquattro.
A scriverlo in numeri: 13.629.464 e scusate se è poco!
L'estratto conto di un nababbo...gli abitanti di Tokio...il premio della lotteria?
No: i voti, le teste, le capocce di quelli che, alle elezioni politiche del 2008, hanno liberamente e democraticamente votato preferenza a chi doveva governare il paese per i seguenti anni;
voce di popolo, voce di Dio, una maggioranza che l'ha amplificata nelle urne di un paese dove vige un invidiabile libertà, individuale, di stampa ed opinione, nel pieno rispetto di leggi e della Costituzione.
Bocciata e cancellatala la precedente e fallimentare gestione, un’armata Brancaleone, che si è vista togliere mandati e deleghe, per manifesta incapacità.
Se mai ci fu un periodo ambiguo, certo è stato il governo Prodi che, con metà delle schedine, si era arrogato i pieni poteri e rappresentanze per soffocare e tentare di ridurre a nulla il valore dell'altra metà, contro ogni prudente valutazione e opportunità, che spingeva a trovare finalmente un pari accomodamento, peso e gestione, dettati dall'equilibrio delle forze.
Troppe bocche da sfamare, troppi appetiti e seggiole da distribuire al branco variegato, che aveva pretese e parrocchie diverse e conflittuali da crescere.
La mentalità, il vezzo, la prepotenza del comandare, al posto dell'amministrare.
Verrebbe a dire agli sconfitti che «Questa è la Democrazia, bellezze, e voi non potete far niente, niente!», a meno che...
- «Il Pd è senza dubbio il maggior partito nella parte più acculturata del Paese, una forza non certo residuale. È il primo partito tra gli italiani che leggono libri, che leggono i giornali...è vero che il centrosinistra è minoranza, ma è una minoranza che rappresenta la classe dirigente del Paese in tutti i campi.»
Eccolo lì, il Max D'Alema, che c'ha il primo travaso di bile.
Tredicimilioniseicentoventinovemilaquattocentosessantaquattro, 13.629.464 sono quantità, ma non qualità: pezzenti, anche se lui e i suoi sono come quei nobili decaduti con le pezze al culo, a fare i fighetti alla mensa dei poveri.
Capito l'antifona del bauscia: l'Italia non è una Repubblica fondata sul lavoro, ma su una massa di cretini, una mandria di buoi che, rotto i recinti, ha invaso la piazza.
Ecco il primo brodo di coltura, dove macerare ed estrarre la futura rabbia, il livore, l'odio di chi si sente da sempre...il Migliore, spodestato da un trono che spetta per grazia, derivazione e unzione divina;
- «Non abbiamo niente da guadagnare da un modello di democrazia populista, dove c'è un miliardario che suona il piffero e tutti i poveracci che gli vanno dietro!», aggiunge il Bersani, alla pentolaccia dell'acido.
Tredicimilioniseicentoventinovemilaquattocentosessantaquattro, 13.629.464 che, da ignoranti, diventano pure tontoloni.
No, non va bene, dice il perdente;
- «Con simile maggioranza non ci si sta: non costruzione, ma ostruzione, bastoni tra le ruote su ogni cosa»,
e allora via, con tutto l'armamentario della vecchia scolastica moscovita, che del come costruire non ci capiva un cazzo, ma in quanto a spandere merda e demolire...
Una fortuna inaspettata aiuta i demolitori, dando fuoco alle polveri: si chiama Veronica Lario, moglie vendicativa in un matrimonio ai ferri corti, alla canna del gas, dove cerca di fare tutto il male possibile al coniuge, a sfogare volgari beghe di famiglia.
I panni sporchi non li vuole lavare in casa, ma esporre in piazza, e sceglie per farlo il giornale Repubblica, a cui scrive una lettera aperta contro il Silvio fedifrago, che la tradisce con altre donne, a suo dire.
Storia di corna, insomma.
- «Compagni, contrordine: tornate in redazione, che la merda per il ventilatore già ce l'abbiamo!»
Ecco che il giornale comincia ad incartare il pesce, anche oltre i tre giorni dove, si sa, che se non consumato, puzza.
Per mesi, una testata da quotidiano di un certo impegno ed ingegno, si trasforma in un qualunque inchiostrato di pettegolezzi, del "si mormora", "fonti ben informate dicono", e via a rovistare nei bidoni dell'immondizia.
Alla luce dei baiocchi, ecco che altri scarafaggi escono allo scoperto, portando al banco dei pegni fotografie rubate da una delle residenze private del Berlusconi, e registrazioni vocali e da cellulare di una "Escort" che i 13.629.464
che guardano le figure di Topolino e seguono il piffero, chiamano, chi mignotta, chi zoccola, chi puttana, altri troia: insomma, prostituta.
Notizie da prima pagina: al Silvio piacciono le donne!
Sconvolgente, in tempi dove chi legge libri e giornali, la parte più acculturata, "minoranza che rappresenta la classe dirigente del Paese in tutti i campi", preferisce le Natalì e le Brenda, con il pelo sullo stomaco e il batacchio un poco sotto!
Bel concerto: Berlusconi tromba...il resto, a tirare il cordone dei campanacci!
Dato per scontato che la carne è debole, sia essa di destra o di sinistra, meglio abbandonare campo e camporella,
Ritornano i magistrati, a tenere per le palle la politica, che basta un avviso di garanzia, pure taroccato o fasullo, come un pentito pluriassassino, disposto a vendere la madre, pur di sfuggire all'ergastolo, ed ecco il piede di porco per scardinare programmi, tempi e progetti d'ogni inviso reggitore per volontà di popolo.
Tredicimilioniseicentoventinovemilaquattocentosessantaquattro, 13.629.464 che, da ignoranti, poi tontoloni, diventano impotenti, a vedere portato a temine il proprio volere.
La legge è uguale per tutti...ma spesso un magistrato di Canicattì smonta l'operato di uno di Viggiù, come Penelope,
quando tesseva di giorno e scuciva di notte.
E sulle piazze ci sono quelli dei Centri Sociali, a spaccare tutto, a menare, a...destra e manca.
Repertorio vecchio, datato, logoro muffo: se lo conosci, lo eviti.
C'è un male peggiore, di tutto questo.
La sinistra spesso gioca sporco, ma manovra con ingegno, talvolta con eleganza: una pentola a pressione, ma con una buona valvola di sfiato.
Lo sputtanamento dell'avversario tende a dividerlo dal branco, a renderlo zoppo per poi, lasciato indietro, farlo a pezzi - politicamente, intendo - e tornare alle urne vantando vesti meno imbrattate di macchie e patacche, a figurare d'essere il minore dei mali.
No, per certi versi è un nemico a cui concedo l'onore delle armi, anche se bara con le carte, processuali e non.
Il pericolo per il paese si chiama Antonio Di Pietro, che io chiamo Di Pietro Miccia, a richiamare il Pietro Micca, che diede fuoco alle polveri, ma fu lui a saltare in aria, per fermare il nemico.
In Di Pietro vedi l'odio allo stato puro, gli occhi spiritati, a palla, che sembra gli devono schizzare fuori, le mani artigliate, quasi a volersi fisicamente scagliare contro l'altro, l'invettiva, la volgarità politica, l'insulto, la rabbia pronta ad esplodere.
- «Io a quello lo sfascio...Governo mafioso...ci vuole la mazza, ci vuole» e Berlusconi è «diavolo da fermare, fascista, razzista, antisemita» dandogli titoli e d equivalenza con dittatori, assassini e criminali «Hitler, Saddam, Videla, Nerone» e perfino un «Dracula»;
Di Pietro è diventato una schiumarola, a raccogliere, galvanizzare ed infiammare le frange più estreme ed estremiste di sinistra, incazzate con i loro capi, ritenuti troppo remissivi, timorosi, impauriti, titubanti, rassegnati.
Uno per tutti, esempio, di come la violenza e l'abitudine di menare le mani si trasmette da padre in figlio, si eredita e si perpetua, letto su "Libero", del 17 dicembre:
"Mia nonna che ha 86 anni mi racconta quando cuciva tasche interne sui giubbotti di mio padre e dei suoi fratelli, per nascondere le chiavi inglesi e poi mi apostrofa «Ma voi giovani, che cazzo avete in testa», e io a rispondere «Ci stiamo provando nonna, ci stiamo provando»".
E già: al posto della chiave inglese va bene anche una riproduzione, un blocchetto sassuto del Duomo di Milano, a tentare di spaccare la testa al Silvio di turno.
- «Tu sei Di Pietro, e su questa pietra fonderò la tua chiesa.»
Ecco il Tontino, salire sulla cattedra...Di Pietro.
L'Italia Dei Veleni, c'ha aggiunto gli altari e altarini.
Avanti, Di Pietro Miccia: fuoco alle polveri!
Tredicimilioniseicentoventinovemilaquattocentosessantaquattro, 13.629.464...anche a quelli, li sfascia!


Io, secondo me...19.12.2009

lunedì 14 dicembre 2009

Magister ut

Il prode Belinscuro guardava la distesa sotto di lui: la Piana del Domm mostrava tracce della tribù dei Boi;
infinite volte aveva provato a portarli dalla sua parte, a trattare, a cercare la pace o un accomodamento, una mediazione tra le opposte visioni del mondo.
- «T'amo, pio boi!» disse, avvicinando ognuno dei loro capi, ma invano.
Uno di quelli, anzi, il bellicoso Optiride, minacciò da subito che ci poteva scappare l'azione violenta, il momento di far saltare il banco.
Rosso come un pomodoro, occhi a palla, ad uscire schizzati come l'uovo espulso dal dipietro - ops! - didietro - della gallina, dalle retrovie salta continuamente in lungo e in largo, incitando i suoi, giurando e rivolgendo sguardi torvi al Belinscuro:
- «Io a quello lo sfascio!»
Belinscuro s'arrampicò sulla schiena del suo scudiero, e poi sullo sgabellino, per sedere infine in groppa al fedele destriero.
Dal basso, gli "Urlatores" cominciarono a battere sugli scudi, preludio dell'imminente attacco;
denti digrignati, peli ritti, battevano all'unisono le affilate falci e i poderosi martelli;
a far da sponda, di malavoglia, a far numero e presenza, più che sostanza, stavano i Piddì, guidati da Arsiben, il vecchio guerriero con la rimasta capigliatura ai lati dell'orecchio e la scriminatura nel mezzo, dopo l'ennesima sconfitta che gli è passata come una pialla.
A fianco, compagna di sventura, più bella che intelligente, stava la Birosnidi, dell'estinta tribù degli Insalubri, scomparsi a seguito dell'epidemia che li ha colpiti per non essersi mai pulite le mani.
A rimorchio, il resto dei tanti sopravvissuti a tante batoste, inquadrati nel gruppone dei Galli Scemoni, quelli da mandare avanti per primi, a menar le mani e far la fine del pollo.
Maximus degli Scemoni s'avanza con qualcosa in mano e, siccome Tartaglia, ci mette un poco a dire la sua:
- «A-a-a-anche i-i-io, a-a-a q-q-q-quello l-l-lo s-s-s-s-f-f-f-ascio!»
Optiride disse: Ad un mio segnale, scatenate l'inferno», nel mentre che un bruscolino gli entrò nell'occhio;
Maximus, il tartaglino, capendo Roma per toma, lancia uno strano proietto, squadrato e con la testa frastagliata, a forma di guglia.
Nel frattempo Belinscuro, con il caratteristico sorriso smagliante, i denti che parevano fanali, era andato loro incontro, fiducioso che, seppur massa di Boi, Piddì, Insalubri e Scemoni, tratti d'umana civiltà dovevano comunque avere, e un tentativo...val pure una massa.
Nel mentre che tra i denti di Belinscuro si formò un varco, nell'urto con il bolide tirato addosso, Birosnidi, ricordò quando quel maledetto si era già preso un cavalletto sulla zucca e ora, come allora, imprecò e maledì la fortuna del nanerottolo che, ancora in piedi, pare avere più vite di un gatto.
Optiride subito approfittò per lanciare l'ennesima accusa:
- «Colpa sua: è lui che istiga!»
A lui non la si fa: c'azzecca sempre;
è l'unico che ha visto la dentiera di Belinscuro lanciata verso il prode Maximus, e la di lui pronta risposta, a parare il colpo;
e, rivolto al popolo, quelli al seguito del piccoletto messo a terra, gongolando rincara l'umiliazione:
- «Siete tontoloni: ogni volta che votate vi sbagliate!»
E presa l'erba ne fece un fascio: tutto andava per il verso suo, liscio, liscio come l'olio...di ricino, a prova di quanto sia meglio il bastone della carota!
Optiride, forte di tanto, vede le fila dei suoi Boi ingrassare di numero: nuovi arrivi, vogliosi di menare le mani;
eccolo allora iniziare a fare lista di greggi e armenti:

Optiride, dux;

Boi: mag.ut;
Piddì: mag.ut;
Insalubri: mag.ut;
Scemoni: mag.ut;
...
Mag. ut... a fianco del nome l'abbreviazione , ovvero "maestro come sopra";
ma siamo a Mediolanum dove il "latinorum" diventa maccheronico e, storpiato in "magutt", significa manovale, ovvero maestro di mano, "magutt" dei Boi!

Io, secondo me...14.12.2009