mercoledì 30 dicembre 2009

Imbelle Epoque

Ci fu un periodo inebriante nel nostro passato, nato alla fine dell'Ottocento ed evaporato una quindicina d'anni dopo, con lo scoppio della prima guerra mondiale: contro di questa, la Bella Epoque si ruppe il grugno, così come andarono in frantumi sogni ed illusioni di una durevole età dell'oro;
fu un intervallo appassionante, effervescente, per storia, cultura ed arte: frizzante, gassato e spumeggiante, come quando si metteva la polverina dell'idrolitina o la frizzina nell'acqua di rubinetto, raccolta in bottiglia;
se non eri pronto a richiudere prontamente il tappo, la dinamica impetuosità ed agitazione delle bollicine di anidride carbonica prodotta, faceva schizzare il liquido alle stelle.
Brutta roba la guerra, che di solito arriva come quei temporali improvvisi, anche se i lontani borbottii avrebbero dovuto farne presagire la venuta.
Ogni conflitto interra morti e semi: gli uni, a far da pastura agli altri, che rimangono dormienti, ma pronti a germinare al cessare del periodo avaro e arido, all'arrivo della prima goccia rivitalizzante.
Il perdente, bastonato, umiliato, impoverito e incarognito, prende tempo per leccarsi le ferite, trovare un caporione e tornare a menar le mani, più incattivito che mai e disposto ad aumentare la posta sul tavolo da gioco.
Gli ebrei, comuni dappertutto, come il prezzemolo, sono i primi a prendersi sulle spalle le colpe di un'avvilente sconfitta e a diventare pane da forno, impastato con il lievito di zingari, matti, storpi e sgraziati, testimoni di Geova, Comunisti, infermi e inferiori, fuori della lista di quella sempiterna razza eletta, che sempre si porta ad alibi per giustificare che, i sacrifici - umani - d'oggi, sono a premiare e scremare il carnaio migliore, di belli e simili a Dei.
Con le ossa ancora più rotte di prima, dalla seconda Guerra "globacquea" si uscì - non tutti: qualche milione in meno - con una fifa boia e buoni propositi, a ripetere «Mai più!»
- «Volemose bene! Parliamone! Siamo tutti nella stessa barca...discutiamone...facciamo comunella!»
L'Europa, fino ad allora la più litigiosa, tignosa, attaccabrighe, invadente e macellaia che mai, con tale verminaio di natali e storia passata a volersi far del male, avvilita e dissanguata, medita tregua;
- «Dobbiamo creare un'assemblea di condominio, amministrare il bene comune con discernimento e minore egoismo, a curare l'orto comune e non solo quello sotto il proprio campanile, e ben venga il vicino, che è ora di finirla di cercare di fregargli il giardino, credendolo più verde; siamo fratelli, cerchiamo di fare grano, come Abele, e mettiamo da parte la clava di Caino!»
Ciumbia!
Che reboanti paroloni, che impeto, che vigore, che umani sentimenti, che cocente passionalità, che calore;
Popoli di tutto il mondo, unitevi!
E qui si rispolverò il Regolamento della Real Marina del Regno delle due Sicilie del 1841, e precisamente il mitico articolo 27:
"All'ordine Facite Ammuina:
tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa e chilli che stann' a poppa vann' a prora:
chilli che stann' a dritta vann' a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann' bascio passann' tutti p'o stesso pertuso:
chi nun tiene nient' a ffà, s' aremeni a 'cca e a 'll à".
Insomma: chiasso e movimento, rumore e mai a stare fermi, sia pure per dare solo impressione di febbrile attività,
se non sostanza, almeno sia salva la forma.
Da quanto, nacquero specchietti e collanine, che d'ori e argenti avevano pallida luce, a riempirsi la bocca solo di pomposa nomea: Organizzazione delle Nazioni Unite, Unione Mondiale delle Chiese, Istituto per gli Affari Internazionali, Banca Mondiale;
Nazioni Unite...Unione Mondiale...Affari Internazionali...insomma: la quintessenza dell'ammucchiata.
Per funzionare, questa catena di sant'Antonio, necessità di una cosa: uniformità;
di costumi, di gusti, d'abitudini, di regole.
Bisogna fresare, appiattire, levigare, portare in piano: 'na livella, che metta in bolla, dei vasi comunicanti dove tutto tenda a sistemarsi a medesima altezza.
E qui casca l'asino.
In una realtà e mentalità come la nostra, dove nel tempo il cuneo tra Stato e Chiesa è sempre più affondato, divaricando le due cose, tanto si è martellato che, praticamente, tra uno e l'altra si è formato l'abisso, e questo nel momento peggiore, ossia quello delle massive migrazioni di genti e popoli d'origine musulmana e di un credo che, viceversa, è incarnito come un'unghia nel ditone del vivere quotidiano e sociale.
Noi, ancora 'mbriachi, sotto i fumi di un insano masochismo, spacciato per emancipazione mentale, siamo a tagliar ponti e strappare carta d'identità, a voler fare i fighetti menando vanto di un'indipendenza dalle radici per la dipendenza ad un principio d'ospitalità, che va ben oltre ai tre giorni del pesce che puzza, arrivando ai miasmi, all'aria fritta, ai fetori e al tanfo.
Dove sacca s'infila vento, maggiore il vuoto e più grande il turbine, più la fossa e peggiore l’uragano.
Eccoci dalla Bella a passar all'imbelle Epoque: quella dei calabraghe, dei cacasotto, dei vili e dei pavidi, dello svendere primogenitura per un piatto di lenticchie, che neppure alla nostra pelle ormai danno più valore, da buttare ai maiali e ai cani, come quella del pollo.
Senza radici, senza identità, vogliosi di far parte del tutto, nudi alla meta, siamo ormai di figli di madre ignota o, forbitamente dal latino, di "matris ignotae";
per me, uso di villano parlar maccheronico, eccoci figli di mignotta!
A casa nostra sempre più siamo aggrediti, da urbi et orbi, davanti, dal e nel dietro, da migrati che pretendono di arredar del proprio e finti buonisti, che concedono frutti della propria impotenza e incapacità a difendere del proprio.
Rinunciamo alla rappresentazione del Presepe, alla manifestazione del Crocefisso che, anzi, diventa pure mira di lanci, martellate e rappresentazioni d'arte d'imbratto, come dal suonar campane, che fino a ieri dava allegria, oggi fastidio e disturbo, mentre assistiamo all'occupazione muscolare di piazze e marciapiedi dagli oranti di una "nuova razza eletta", che il proprio dio e volere porta in punta di coltello o nel candelotto delle polvere da sparo.
Persino i nostri pastori sono diventati pecore, quasi ad ammirare il belare d'altre greggi, quelli sì, fedeli e obbedienti a chi li pascola, allineando mandrie con villosi cagnoni da guardia e nodosi randelli.
Dalla serva Albione è partita la nuova era, la "Imbelle Epoque", dove già esistono tribunali paralleli, sovrapposti e sovrani all'indigena legge, che non deve metter dito tra moglie e marito, quando di musulman sponda;
e tante sono a sorgere piscine pubbliche, dove le "shariafimmine" sono a star in vasca da riserva indiana, tra loro, e ben intabarrate, con quel bel "Burkini", il Burqa da bagno, il Domopack dell'Islam.
Mancherà poco che, per non urtare la "suscettibilità" e la sensibilità dell'Homo Binladensis pure noi saremo costretti a parcheggiare la moglie in una corsia separata o nasconderla nei sacchi con graticola oculare o, al meglio, girar la testa e far finta di non vedere, di dover pensare a fare i cazzi nostri e non impicciarsi, se un figlio dell'unico e vero dio bastona e mena con l'anello al naso la sua metà...non del mondo, ma di valore frazionato.
Forse che anche questa, la Epoque Imbelle, è destinata ad avviarsi a sbatter grugno, come l'altra...a la guerre pour la guerre, mon ami?


Io, secondo me...30.12.2009