sabato 12 dicembre 2009

Che brutt diventà vegg

- «L'è un brav fieu, ma l'è un po ciula!»;
tradotto, dal Milanese al dolce stil nuovo, suona così: è un bravo ragazzo, ma un poco sprovveduto.
Questa, l'ultima, diretta all'Adriano, il Celentano, dedito ormai, più che al gorgheggio d'ugola, ai gargarismi del messianesimo, all'annunciazione rivelata, al "In verità, in verità vi dico".
El "Giuan", il Giovanni - che di cognome fa Fumagalli - è parte di quelli che io chiamo "La banda del buco";
beninteso, non sto parlando di un gruppo malavitoso, esperto nel carotaggio nei locali blindati delle banche: sono i "capelli d'argento", non una tribù indiana ma personaggi dal pelo candido, pensionati che ristagnano negli angolini dei piccoli baretti, con gli occhialini sulla punta del naso, a leggere il giornale o a commentare del più e del meno; di come si stava meglio una volta, del rispetto e della religione - che non c'è più - e delle stagioni, che non sono più le stesse.
Nonostante quel loro dialogare, spesso concitato, il mettere a dura prova le coronarie, in un sincopato duellare sulla politica o per il calcio, fanno tenerezza.
Cercano lo sguardo, l'aggancio al loro simile, l'approvazione o meno, pur di scacciare la bestia peggiore: la solitudine.
Hanno tanto da dare, tanto da dire magari, il tutto, un poco datato: un "software" - talvolta anche l'hardware - in cui, l'ultimo aggiornamento risale alle guerre puniche;
Io, con loro, sto facendo pratica, nell'attesa che il tempo mi collochi tra quelle fila, ad essere "Matusa", come si diceva ai miei tempi, in onore del Patriarca biblico Matusalemme, l'annunciatore del Signore Iddio, che ebbe abbuono per tirare a campare quasi di un millennio, come cronache mormoravano;
oggi, che sei detto vecchio dopo i trent'anni, sei "rimba", che sta per rimbambito.
Cominci a parlare da solo e, se non hai l'apparecchio sull'orecchio, neppure riesci a far credere di farlo perché sei al cellulare, con connessione "senza filo";
senza filo io lo sono, ma spesso perché perdo quello del discorso.
Cosa stavo dicendo...i vecchi...il rimba...parlare da soli, ad alta voce, i buchi e i bachi nel cervello...ah, già!
- «Che brutt diventà vegg....ma l'è mei che crepà bagaiott», sentenzia "el Mariett", il Mario:
che brutto invecchiare; ma è peggio morire ragazzotto.
El "Giuan", e gli altri come lui, non sono svaniti perché, in effetti, stanno parlando con...i fantasmi!
- «Ussignur: anca el Giusepp l'è rimbambii, fora de melun!», anche il Giuseppe è rimbambito, uscito di testa, dice el Pierin, il Pierino.
Nossignore.
Gli anziani sono dei sopravvissuti e, quando tanto carichi di lune, hanno visto quelli meno fortunati di loro passare a migliore vita, così come quel mondo che li aveva cresciuti.
Con questa dimensione stanno parlando, quando li si sente bofonchiare da soli: chi sorride, capirà, capiterà lui di vedere il proprio orizzonte avvicinarsi, mentre dietro, il vuoto.
Difficilmente "i grigi" riconoscono e si riconoscono oggi, sentendosi - e lo sono - sopportati, a malapena tollerati, fastidiosi, noiosi, esclusi, in una realtà in cui la saggezza, l'esperienza, frega nulla.
- «l futuro è nei giovani!»;
Vero, ma...il nonnetto, dove lo metto, in quale cassonetto della raccolta differenziata?
Nel realtà del palestrato, del mondo virtuale, della scatola vuota ma ben confezionata, degli urlatori, dei tuttologi, di rintronati "tronisti", scemi ma belli, del "ti spacco la faccia perché sono più grosso", del tanta gente muore, ma basta schiacciare "new game" e ti ritornano in vita, ecco che el Giuan, el Mariett, el Pierin e - prossimamente - el Giusepp, devono rasentare i muri, che altrimenti il mondo che corre gli "rampega", gli si arrampica sulle spalle, per scavalcare.
Dove si va poi...boh!
Tutti corrono, un motivo ci sarà: e nessuno a fermarsi, per comprendere origine di tanta frenesia, di tante falene che ruotano vorticosamente, incantate, attirate dalla luce entro la fiamma.
E allora, la zavorra, eccola, racchiusa nei recinti delle riserve loro assegnate: il bar, la chiesetta, il circolino della canasta e i loculi, più che locali, che i vari Comuni assegnano loro, prima di traslocarli in quelli definitivi, al cimitero.
Allora via, a sparare le ultime cartucce a salve, a parlare tra loro e magari con uno paziente e rassegnato, preso all'amo e non ancora esperto nell'arte dello sgancio, ancora imberbe, ingenuo e implume.
- «L'è un brav fieu, ma l'è un po ciula!»;
Ma cosa ha combinato l'Adriano, per divenire argomento della "banda del buco"?
- «Come, non lo sai? C'ha scritto al giornale, incazzato come una bestia, perché stanno per fottere l'ambiente!»
- «Eh?»
- «Ma si: sporcano, inquinano, vogliono fare le centrali nucleari...sua maestà, la Terra, dilaniata dalle torture, sulla quale ci si affanna a dare l'ultimo colpo di grazia!»
O Madonna: riecco che torna il profeta della penitenziaggine!
- «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno di Dio!», l'ha ripetuto e ammonisce, l'Adriano.
- «La salvezza del mondo potrebbe venire soltanto da un'intesa mondiale dei ricchi [...] ho letta un articolo riguardante la Conferenza sul clima in corso a Copenaghen: si darebbe ai paesi ricchi, e non all'Onu, il controllo della lotta alle emissioni di gas serra.»
Ahi,ahi, ahi!
- «Sancirebbe ai paesi ricchi il diritto di inquinare il doppio dei paesi in via di sviluppo, a non assumersi la responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici [...] giustamente i poveri reclamano pari opportunità all'inquinamento, e quindi ad arricchirsi, come per quelli!»
E qui parte la filippica, peggio del Giovanni dell'Apocalisse, a portare sfiga e menare gramo, che "Il 2009 sia stato l'anno più caldo della storia per l'Africa e l'Asia [...] ondate torride nel Pacifico orientale [...] la peggiore siccità degli ultimi cinquant'anni; precipitazioni inferiori alla media anche in India e in Kenya, crisi alimentare., ondate straordinarie di caldo nelle regioni orientali dell'Oceano Pacifico e scompiglio nel clima mondiale".
Al pari dei Maya, con il loro calendario che si ferma al 2012, lo iettatore s'allinea agli astri, nell'infausta somma del coronino del rosario, nello snocciolare le vie dolorose della nuova via Crucis.
A nulla vale parlare di cicli, di glaciazioni seguite a tempi più caldi, se non bollenti, all'attività o meno delle tempeste solari, dei miscugli, delle imprevedibili e incontrollabili miscele e misture delle correnti oceaniche e delle conseguenti temperature, del vulcanismo e di tante altre forze, cui comunque siamo costretti a sottometterci.
Come ogni buon masochista che si rispetti, l'incontro con un sadico come me è fonte di piacere;
- «Siamo noi la causa degli sconvolgimenti!», dice presentando le spalle alla frusta.
- «Mica vero: è la natura che c'ha le sue cose, il suo ciclo», rispondo io, negando la nerbata;
e, senza la scudisciata, ognuno gode nel proprio, nell'orgasmo del «Fammi male!», e l'altro nella venuta del «No!»
Giusto in tempo per confermare la regola che vuole uno sia "Grand e ciula", sprovveduto in scala di grandezza, parte il resto delle "celentaneidi", a far imbufalire la cricca del Giuan e me medesimo.
- «Quello che mi allarma tremendamente è l'ultimo obiettivo del governo Berlusconi: la costruzione di otto centrali nucleari [...] la prima "centrale della morte" potrebbe sorgere nel Veneto, nei pressi di Chioggia. Nel Veneto si costruisce l'ordigno mentre le scorie, che sono radioattive, si spediscono al Sud [...] essendo il Nord più ricco, gli spetta il privilegio di una morte istantanea, causata appunto dall'esplosione della Centrale [...] il povero Sud [...] una morte lenta e sofferente come solo il cancro sa dare.»
Ora - io, secondo me - sono a dar parer del mio, e non certo a credere di possedere verità rivelate, ma vorrei - provo - vedere il bicchiere anche mezzo pieno, nel sorseggiare parte del succo dell'Adriano, stemperandolo però nella dura ed esigente realtà d'oggi, che non vive di sola poesia, seppure questa confini la bestia nativa che portiamo in noi, nella rettiliana stratificazione del nostro cervello.
Siamo in un momento della nostra esistenza in cui possiamo solo agire di freno e frizione e acceleratore, ma non invertire la rotta;
miliardi di persone hanno bisogno sempre più di succhiare energia, che è quella che serve a mantenere colture intensive, campi e allevamenti in misura soddisfacente da sfamare e soddisfare tante bocche;
Cina e India, che stanno uscendo dall'anticamera di fame e carestie, mai faranno retromarcia;
paesi arretrati economicamente, per superare la soglia della sopravvivenza, troveranno sfogo nel consumo del meno costoso: il carbone.
La scorciatoia, prima di noi, l'hanno scelta Francia, Svizzera, Germania, Austria e chi più ne ha, ne metta, dove centrali nucleari sono spuntate come funghi, a farci da contorno;
forse che la nostra dabbenaggine ed emotiva, più che motivata rinuncia, ha portato qualcuno ad imitarci?
Comperiamo a caro prezzo l'energia senza che la nostra verginità abbia convinto alcuno, senza spostare di una spanna il pericolo: "centrali della morte", ordigni potenzialmente esplosivi e portatori di cancro ce li portiamo attorcigliati al collo, come una collana, pagando profumatamente questo cappio.
Non ho mai visto Adriano bello nostro andare in quei paesi, a cercare di far smantellare quegli ordigni, ma sicuramente anche in casa sua si accende la lampadina, illuminata da quegli interruttori esteri.
Tacco e punta: freno e frizione e acceleratore, ma la retromarcia ormai è inutilizzabile, come il tornare al carrettino trainato dall'asinello.
Come diceva quella pubblicità: la potenza è nulla, senza il controllo, e certamente dobbiamo trovare modi per mediare, ma non adottando il "solo", invece del "con".
Il voler credere che bastino le pale eoliche e i pannelli solari è come pensare che i biscotti della Barilla escono veramente dal Mulino Bianco.
Non potendo pretendere che i paesi che ne stanno uscendo, tornino a stringere la cinghia, altri sono a dover fare rinunce.
Siamo veramente a volere fare a meno della seconda o terza macchina e o telefonino, viaggi aerei o in nave - cazzo, se inquinano quelli! - per andare a fare la vacanzina da fighettoni a Cuba;
a tornare a fare la scampagnata nella bergamasca, sui lidi ferraresi, sull'Adda e simili amenità.
O, come dice il prete, a rinunciare ai piaceri della carne, quella bisteccona al sangue, la cui filiera ciuccia enormi quantità di acqua, energia elettrica, carburante, cereali e granaglie?
Già si fa fatica a rinunciare a un ponte, non quello di Messina o del dentista, ma a far festa, alla sigaretta, al caffè o a mettersi a dieta, figurarsi la playstation, l'ultimo televisore al plasma o il lettore MP3 touch screen!
Al vederlo, una ispezione a casa e nelle abitudini del Celentano non fanno presagire comportamenti da asceta;
casomai, di uno stile "armiamoci e partite".
La mia ricetta per il tutto?
Non ce l'ho, ma posso dirmi d'accordo con quel sergente dei Marines a cui un ambasciatore, indossando il giubbotto antiproiettile, chiese:
- «E se mi sparano alla testa?»
rispose serafico:
- «Si abbassi, signore!»
Sicuro che, a leggermi fin qui non ce l'ha fatta nessuno e, se sì, qui vi perdo, aggiungo in coda un vecchio mio scritto, di anni fa, che intitolai "Il nido del filosofo", a sottolineare di quanto sia facile parlare di sacrifici e cazzeggi a pancia piena.
Anche io ad essere...un brav fieu, ma un po ciula!
Il nido del filosofo.
Finalmente a casa!
Abbandono la valigetta quasi volessi disfarmene e getto distrattamente le chiavi sul tavolo.
Accaldato, dopo una giornata afosa - dove ogni respiro costava lo sforzo di dover aprire i polmoni ad una zaffata d’aria bollente - mi precipito verso il frigorifero. Gusto il primo momento: all’apertura m’investe una carezzevole frescura rendendo ancora più voluttuoso il prendere la bottiglia d’acqua fresca. Bevo golosamente cercando di annegare quella sensazione di calore, quella continua e fastidiosa percezione d’arsura che ti fa sembrare come una foglia secca accartocciata. Incurante dall’aspetto ormai rilassato ma arruffato, con la camicia aperta e le scarpe abbandonate durante il breve tragitto - a cercare la frescura del nudo pavimento - mi trascino verso la salvezza. Clic! E la magia comincia: un piccolo, quasi impercettibile fischio, alette che si aprono come le ali di un angelo ed ecco, finalmente, un piccolo sibilo ad indicare che sono salvo. Se non fosse cosi in alto quasi lo bacerei. Il mio climatizzatore!
Faccio scorrere l’acqua della doccia e contemporaneamente accendo il televisore a catturare qualcosa: musica, informazioni, anche solo un leggero brusio di sottofondo che renda ancora più confortevole il riconoscere la mia "tana". Il refrigerio dell’acqua, il suo piacevole massaggio mi ritempra. Mi sento più pulito, più presentabile quasi - in quel piccolo momento paradisiaco - più "umano".
Nello stile "informale" - classica uniforme di calzoncini corti e mogliettina - accendo un attimo il mio portatile a dare un piccolo controllo alla E-Mail poi, soddisfatto, scorro il giornale a completarne la lettura dopo averne solo spiato titoli e brevi introduzioni durante le pause caffè, sul lavoro.
Pianifico i miei impegni - il magico momento di organizzare una puntata in pizzeria con gli amici – usando uno dei cellulari che circolano in famiglia. Prendo le chiavi della macchina abbinandone il mazzo al modello ( eh, si: ne abbiamo due ) Ah, già: devo ricordarmi di fare il pieno di benzina.
Durante il tragitto maledico la mia smemoratezza, battendo nervosamente il palmo della mano sulla fronte: dovevo mandare il vaglia a conferma della casa per le vacanze! Domani. Prendo nota sulla mia agenda elettronica. Bella la macchina che incrocio. Dovrei cambiarla: la mia ha ormai quattro anni. Ecco, anche oggi mi sono dimenticato di svuotare i sacchetti della differenziata. Casa sembra diventata un magazzino: scatolette e cartoni, bottigliette, scarti di frutta e verdura, imballaggi degli ultimi acquisti. Accidenti, quanta roba! Ed è passato solo un giorno dall’ultima volta che ho svuotato le pattumiere!
Speriamo che all’approssimarsi della calura e all’avvio dei condizionatori non si finisca come l’altra volta con tutte quelle interruzioni di corrente. Senza la calcolatrice non ricordavo più neppure come facevo prima le divisioni ed ho dovuto aspettare il ripristino della rete elettrica prima di terminare la mia denuncia dei redditi. Dopo, il rassicurante ronzio di tutto ciò che sembrava morto, il riaccendersi di televisione e l’illuminarsi dei locali, l’avvio della lavatrice e il borbottio della calcolatrice. Eureka! Sembrava quasi che anche io mi fossi spento con loro!
Il breve attimo di smarrimento - il protrarsi l’avrei chiamato panico - è passato. L’energia di nuovo scorre.
Così "naturale", così rassicurante: come la paglia nel nido. Mi addormento cullato in quel benessere. Cosa farei senza tutto questo?!
Abbioccato sulla poltroncina ripensavo ai bei tempi delle manifestazioni contro la guerra in Vietnam, alle proteste contro l’inquinamento, la difesa delle foreste pluviali e la contestazione per la difesa delle minoranze.
Tosto quell’articolo sul Forum di Magdi Allam, Noi e gli altri. Come s’intitolava...ecco...si..."Per il Petrolio, per l’Acqua!". Però, quanto è pessimista quel Giuseppe Fontana.
Deve pur capire che a qualche cosa deve rinunciare...per gli altri!


Io, secondo me...12.12.2009

Nessun commento:

Posta un commento