lunedì 14 dicembre 2009

Magister ut

Il prode Belinscuro guardava la distesa sotto di lui: la Piana del Domm mostrava tracce della tribù dei Boi;
infinite volte aveva provato a portarli dalla sua parte, a trattare, a cercare la pace o un accomodamento, una mediazione tra le opposte visioni del mondo.
- «T'amo, pio boi!» disse, avvicinando ognuno dei loro capi, ma invano.
Uno di quelli, anzi, il bellicoso Optiride, minacciò da subito che ci poteva scappare l'azione violenta, il momento di far saltare il banco.
Rosso come un pomodoro, occhi a palla, ad uscire schizzati come l'uovo espulso dal dipietro - ops! - didietro - della gallina, dalle retrovie salta continuamente in lungo e in largo, incitando i suoi, giurando e rivolgendo sguardi torvi al Belinscuro:
- «Io a quello lo sfascio!»
Belinscuro s'arrampicò sulla schiena del suo scudiero, e poi sullo sgabellino, per sedere infine in groppa al fedele destriero.
Dal basso, gli "Urlatores" cominciarono a battere sugli scudi, preludio dell'imminente attacco;
denti digrignati, peli ritti, battevano all'unisono le affilate falci e i poderosi martelli;
a far da sponda, di malavoglia, a far numero e presenza, più che sostanza, stavano i Piddì, guidati da Arsiben, il vecchio guerriero con la rimasta capigliatura ai lati dell'orecchio e la scriminatura nel mezzo, dopo l'ennesima sconfitta che gli è passata come una pialla.
A fianco, compagna di sventura, più bella che intelligente, stava la Birosnidi, dell'estinta tribù degli Insalubri, scomparsi a seguito dell'epidemia che li ha colpiti per non essersi mai pulite le mani.
A rimorchio, il resto dei tanti sopravvissuti a tante batoste, inquadrati nel gruppone dei Galli Scemoni, quelli da mandare avanti per primi, a menar le mani e far la fine del pollo.
Maximus degli Scemoni s'avanza con qualcosa in mano e, siccome Tartaglia, ci mette un poco a dire la sua:
- «A-a-a-anche i-i-io, a-a-a q-q-q-quello l-l-lo s-s-s-s-f-f-f-ascio!»
Optiride disse: Ad un mio segnale, scatenate l'inferno», nel mentre che un bruscolino gli entrò nell'occhio;
Maximus, il tartaglino, capendo Roma per toma, lancia uno strano proietto, squadrato e con la testa frastagliata, a forma di guglia.
Nel frattempo Belinscuro, con il caratteristico sorriso smagliante, i denti che parevano fanali, era andato loro incontro, fiducioso che, seppur massa di Boi, Piddì, Insalubri e Scemoni, tratti d'umana civiltà dovevano comunque avere, e un tentativo...val pure una massa.
Nel mentre che tra i denti di Belinscuro si formò un varco, nell'urto con il bolide tirato addosso, Birosnidi, ricordò quando quel maledetto si era già preso un cavalletto sulla zucca e ora, come allora, imprecò e maledì la fortuna del nanerottolo che, ancora in piedi, pare avere più vite di un gatto.
Optiride subito approfittò per lanciare l'ennesima accusa:
- «Colpa sua: è lui che istiga!»
A lui non la si fa: c'azzecca sempre;
è l'unico che ha visto la dentiera di Belinscuro lanciata verso il prode Maximus, e la di lui pronta risposta, a parare il colpo;
e, rivolto al popolo, quelli al seguito del piccoletto messo a terra, gongolando rincara l'umiliazione:
- «Siete tontoloni: ogni volta che votate vi sbagliate!»
E presa l'erba ne fece un fascio: tutto andava per il verso suo, liscio, liscio come l'olio...di ricino, a prova di quanto sia meglio il bastone della carota!
Optiride, forte di tanto, vede le fila dei suoi Boi ingrassare di numero: nuovi arrivi, vogliosi di menare le mani;
eccolo allora iniziare a fare lista di greggi e armenti:

Optiride, dux;

Boi: mag.ut;
Piddì: mag.ut;
Insalubri: mag.ut;
Scemoni: mag.ut;
...
Mag. ut... a fianco del nome l'abbreviazione , ovvero "maestro come sopra";
ma siamo a Mediolanum dove il "latinorum" diventa maccheronico e, storpiato in "magutt", significa manovale, ovvero maestro di mano, "magutt" dei Boi!

Io, secondo me...14.12.2009

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