mercoledì 22 luglio 2015


Don Formentonto

Mi par di vedere e pure sentire, il portavoce dei transumanti, ordinare:
«Col cazzo a Cagliari… si va a Reggio!»

Certo non da dire a un tedesco, al francese o all'inglese, a spagnolo, greco o a turco, ma al comandante italiano, sì.
 Dai l’indirizzo: lo programmi come il navigatore che si usa in automobile.

Nel paese degli “scodinzolotti”, puoi lanciare il bastoncino, che vanno a raccoglierlo.

«Vogliamo andare in Calabria, non in Sardegna. Sterza capitano!»

ARROGANZA.

La nave ha virato di bordo e si è diretta a Reggio Calabria.
Dico: una nave, mica un tandem, un taxi o il pulmino della Caritas o dei bambini dell’asilo!

Verrebbe da pensare all’imperativo di un Ammiraglio o un dirottatore.

«Manco p'ò cazz!» direbbero a Napoli.

«L'è rivaa el padrun de la melunera» avrebbero detto i nostri nonni, a Milano: il padrone del campo dei cocomeri, per indicare un prepotente.

Leggo:
“[…] 550 immigrati, imbarcati a bordo della nave Bourbon Argos, di Medici Senza Frontiere, hanno inscenato una rivolta […] scoprendo di essere diretti alla volta di Cagliari […] ma ha dovuto invertire la rotta, dopo le proteste dei passeggeri”.

Sempre dal buon dialetto milanese... Padrun cumanda, caval el trota: padrone comanda, cavallo trotta.
Peccato che neppure abbiamo del cavallo, ma più dell’asino!

L’ennesima figura di merda e un rafforzativo, per chi ormai vede nell’iali(di)ota paese quello del Bengodi, dove il masochismo è alla ricerca del sadico.

Se questa è gente che fugge da guerre, persecuzioni, miseria o altro, fanno presto a cambiare pelle e da pecore diventare leoni.
E non sono casi isolati.

“[…] quella struttura, a San Rossore di Pisa, è troppo isolata dalla città e non c’è neppure linea wi-fi. In quell’altra, un hotel a Campiglia Marittima (Livorno), vivono già anche donne sposate e per la religione islamica non si può convivere con loro, inoltre la cucina è in comune e le camere sono un po’ strette”.

Inammissibile questo peggioramento della logistica rispetto alla precedente sistemazione, in Sicilia: non uno spazio dove cucinare autonomamente e il dover alloggiare in camerette d’albergo e non in spazi più ampi, com’erano abituati nel precedente soggiorno.
E senza wi-fi.
Anche qui, calate le braghe, eccoli  accontentati e sistemati in mini appartamenti, solitamente utilizzati per le vacanze.

ARROGANZA.

Questa è la parola che più si adatta a personaggi che tutto hanno, ma non del disperato.

«E io pago!» diceva un comico come Totò, ma ora la frase non fa più ridere, perché oltre al danno c’è restituita la beffa, dalla marmaglia.
E non è questione di razzismo: sono fatti, ben documentati e provati, freschi di questi ultimi mesi.

ARROGANZA.

Spostiamoci nel tempo del mese “marzaiolo”;
Il copione non cambia e continua la ricerca dell’”erba voglio”, quella che si diceva non crescesse neppure nel giardino del re.
Ma in Italia, sì.
“[…] circa 300 immigrati, ospiti del Cara (il centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, hanno inscenato una manifestazione bloccando la statale ionica 106”.

«VOGLIAMO il wifi libero nella struttura, più denaro, in luogo dei pocket money e le lasagne fanno schifo!»

Nel mese di aprile, altro posto stessa storia.

“[…] Borgetto, rivolta nel centro di prima accoglienza […] trasferiti in un hotel tre stelle, rifiutano l'alloggio. Protagonisti alcuni nigeriani richiedenti asilo politico, trasferiti da Geraci Siculo a Corleone […] nonostante la sistemazione fosse più che buona (ex hotel Belvedere di tre stelle, panoramico, immerso nel verde e a soli 600 metri dal paese) […] si sono rifiutati di scendere dal pullman perché ritenevano la sistemazione troppo isolata e hanno PRETESO di essere trasportati a Palermo".
Mentre lo Stato (noi) risparmia per ogni cosa che riguarda la sanità, l'istruzione e la sicurezza in particolare, per i migranti non c’è crisi che tenga e, peggio: l'hanno sempre vinta.

ARROGANZA.

Peschiamo sempre nel torbido.
“[…] quarantasette migranti - giovani e in ottima salute - provenienti da Napoli, giunti in pullman davanti all'albergo Janas di Sadali, un piccolissimo paese della provincia di Nuoro, cui erano destinati, hanno organizzato la rivolta: per tutta la notte hanno bivaccato davanti all'albergo, rifiutandosi di entrare dentro. Non ne vogliono proprio sapere di stare in un paese con meno di mille abitanti, lontanissimo e mal collegato dai grandi centri dell'Isola […] non si stancano di ripetere che VOGLIONO andare in una grande città della penisola o almeno a Cagliari dove ci possiamo muovere agevolmente […] qualcuno ha minacciato di tagliarsi le vene se non fosse stato portato via”.

Ma da dove cazzo sono arrivati questi?
Forse che sono partiti dal paesello con pestilenza, carestia, guerra e persecuzioni per avere il wi-fi, la paghetta e sputare sulle lasagne nel piatto?

Probabilmente, se andiamo a cercare, tanta gente di casa nostra sta peggio, dai pensionati con la minima agli anziani, dai disoccupati a quelli che, in fila per ricevere una casa, si vedono continuamente scavalcati per “motivi umanitari” e tanti vanno a raccattare avanzi dopo che i mercati rionali chiudono e lasciano la roba invenduta e mezza marcia.
Senza contare quelli che dormono in macchina - se ancora non è stata pignorata - perché lavoro e casa sono ricordi di tempi migliori, prima della caduta - loro sì - in disgrazia.

Mazziati e cornuti, quando pure un Alfano qualunque arriva a grattarsi la pelata, con una domanda esistenziale.
«Come mai questi stranieri sono giunti a Sadali contro la loro volontà? L'accoglienza non può essere fatta con questo PRESSAPPOCHISMO!»

Una «Sta minchia!» in risposta ci scappa.

Forse che la sua politica “spannivendola” non puzza di pressapochismo?
L’invasione delle cavallette ce la dobbiamo smazzare noi, che l’”unione” europea si defila, chiudendo frontiere, mettendo paletti, muri e filo spinato: quelli che da noi sono profughi, improvvisamente diventano “clandestini”, da respingere!

I centri di raccolta collassano, gli sbarcati s’incazzano, per il pessimo servizio di alberghi, menù e mancetta e danno di matto.
Urge soluzione: idee poche ma confuse.
L’ideona arriva allora a qualcuno che ha “sniffato” roba tagliata.
Carichiamo, arriviamo all’improvviso e lasciamo il “pacco” in palazzine, residence e comuni, che si trovano da un momento all’altro a maneggiare la patata bollente.
Ti svegli la mattina e ti trovi i nuovi vicini di porta, di casa o di quartiere.
La cosa brucia, quando neppure ti hanno preparato al colpo con una prima spalmata di vaselina.
Affanculo vanno le tue attività, il turismo, dove è d’uso, il valore dei tuoi beni e i servizi che, già carenti nella quotidianità, vanno a puttane nell’emergenza.

E la frase dell’Angelino ha sapore dello sfottò… l'accoglienza non può essere fatta con questo pressappochismo;
ma è come al tempo dell’olio di ricino, quando la purga te lo facevano ingoiare di forza.

Questa non è demagogia, e neppure populismo.
Questi sono FATTI e non c’è pressapochismo nell’esporli… casomai, sintesi, che gli episodi si sprecano.

La ciliegina sulla torta ce la mettono poi quelli alla “franchino” Formenton, il “Don”, parroco di Sant'Angelo in Mercole a Spoleto.
Il Gianfranco appiccica un bel cartello sulla porta della chiesetta sua:

“In questa chiesa è vietato l'ingresso ai razzisti. Tornate a casa vostra”.

La tonaca ha voluto così replicare ai cittadini di Quinto di Treviso, che si erano opposti all'insediamento di un centinaio di clandestini nelle villette adiacenti alle loro.

La nera sottana ha pure lanciato l’anatema della sfiga, in tipico carattere inquisitorio dei bei tempi dei focherelli e dei roghi.

“Ero straniero e non mi avete accolto... lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno".

E già… il fuoco… che nostalgia è, caro Gianfranchino… ti ci vedrei ben ai piedi della pira, con il fiammifero in mano.

Caro “carbonella”, ricorda che quella dove stai è la casa di Dio e tua: ce l'hai in "comodato d'uso".
Se tu, con arroganza, pretendi di far entrare o lasciar fuori qualcuno, vuoi che io no, per casa mia?
Chiami razzista gente esasperata, cui è stato imposto con la forza non di “accogliere”, ma di “raccogliere” quel che tutta Europa rifiuta, ma ci si può guadagnare.

Mafia Capitale ha insegnato che “con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”.

Che dici, li arrostiamo un pochettino oppure hanno la tua benedizione?
Alla fine, sempre accoglienza è stata.

“In questa casa è vietato l'ingresso a preti Formentonti. Tornate a casa vostra”.

Frank, mi presti due chiodini, che lo devo appendere sulla porta di CASA MIA?


Io,  secondo me... 22.07.2015

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