- «L'è un brav fieu, ma l'è un po ciula!»;
tradotto, dal Milanese al dolce stil nuovo, suona così: è un bravo ragazzo, ma un poco sprovveduto.
Questa, l'ultima, diretta all'Adriano, il Celentano, dedito ormai, più che al gorgheggio d'ugola, ai gargarismi del messianesimo, all'annunciazione rivelata, al "In verità, in verità vi dico".
El "Giuan", il Giovanni - che di cognome fa Fumagalli - è parte di quelli che io chiamo "La banda del buco";
beninteso, non sto parlando di un gruppo malavitoso, esperto nel carotaggio nei locali blindati delle banche: sono i "capelli d'argento", non una tribù indiana ma personaggi dal pelo candido, pensionati che ristagnano negli angolini dei piccoli baretti, con gli occhialini sulla punta del naso, a leggere il giornale o a commentare del più e del meno; di come si stava meglio una volta, del rispetto e della religione - che non c'è più - e delle stagioni, che non sono più le stesse.
Nonostante quel loro dialogare, spesso concitato, il mettere a dura prova le coronarie, in un sincopato duellare sulla politica o per il calcio, fanno tenerezza.
Cercano lo sguardo, l'aggancio al loro simile, l'approvazione o meno, pur di scacciare la bestia peggiore: la solitudine.
Hanno tanto da dare, tanto da dire magari, il tutto, un poco datato: un "software" - talvolta anche l'hardware - in cui, l'ultimo aggiornamento risale alle guerre puniche;
Io, con loro, sto facendo pratica, nell'attesa che il tempo mi collochi tra quelle fila, ad essere "Matusa", come si diceva ai miei tempi, in onore del Patriarca biblico Matusalemme, l'annunciatore del Signore Iddio, che ebbe abbuono per tirare a campare quasi di un millennio, come cronache mormoravano;
oggi, che sei detto vecchio dopo i trent'anni, sei "rimba", che sta per rimbambito.
Cominci a parlare da solo e, se non hai l'apparecchio sull'orecchio, neppure riesci a far credere di farlo perché sei al cellulare, con connessione "senza filo";
senza filo io lo sono, ma spesso perché perdo quello del discorso.
Cosa stavo dicendo...i vecchi...il rimba...parlare da soli, ad alta voce, i buchi e i bachi nel cervello...ah, già!
- «Che brutt diventà vegg....ma l'è mei che crepà bagaiott», sentenzia "el Mariett", il Mario:
che brutto invecchiare; ma è peggio morire ragazzotto.
El "Giuan", e gli altri come lui, non sono svaniti perché, in effetti, stanno parlando con...i fantasmi!
- «Ussignur: anca el Giusepp l'è rimbambii, fora de melun!», anche il Giuseppe è rimbambito, uscito di testa, dice el Pierin, il Pierino.
Nossignore.
Gli anziani sono dei sopravvissuti e, quando tanto carichi di lune, hanno visto quelli meno fortunati di loro passare a migliore vita, così come quel mondo che li aveva cresciuti.
Con questa dimensione stanno parlando, quando li si sente bofonchiare da soli: chi sorride, capirà, capiterà lui di vedere il proprio orizzonte avvicinarsi, mentre dietro, il vuoto.
Difficilmente "i grigi" riconoscono e si riconoscono oggi, sentendosi - e lo sono - sopportati, a malapena tollerati, fastidiosi, noiosi, esclusi, in una realtà in cui la saggezza, l'esperienza, frega nulla.
- «l futuro è nei giovani!»;
Vero, ma...il nonnetto, dove lo metto, in quale cassonetto della raccolta differenziata?
Nel realtà del palestrato, del mondo virtuale, della scatola vuota ma ben confezionata, degli urlatori, dei tuttologi, di rintronati "tronisti", scemi ma belli, del "ti spacco la faccia perché sono più grosso", del tanta gente muore, ma basta schiacciare "new game" e ti ritornano in vita, ecco che el Giuan, el Mariett, el Pierin e - prossimamente - el Giusepp, devono rasentare i muri, che altrimenti il mondo che corre gli "rampega", gli si arrampica sulle spalle, per scavalcare.
Dove si va poi...boh!
Tutti corrono, un motivo ci sarà: e nessuno a fermarsi, per comprendere origine di tanta frenesia, di tante falene che ruotano vorticosamente, incantate, attirate dalla luce entro la fiamma.
E allora, la zavorra, eccola, racchiusa nei recinti delle riserve loro assegnate: il bar, la chiesetta, il circolino della canasta e i loculi, più che locali, che i vari Comuni assegnano loro, prima di traslocarli in quelli definitivi, al cimitero.
Allora via, a sparare le ultime cartucce a salve, a parlare tra loro e magari con uno paziente e rassegnato, preso all'amo e non ancora esperto nell'arte dello sgancio, ancora imberbe, ingenuo e implume.
- «L'è un brav fieu, ma l'è un po ciula!»;
Ma cosa ha combinato l'Adriano, per divenire argomento della "banda del buco"?
- «Come, non lo sai? C'ha scritto al giornale, incazzato come una bestia, perché stanno per fottere l'ambiente!»
- «Eh?»
- «Ma si: sporcano, inquinano, vogliono fare le centrali nucleari...sua maestà, la Terra, dilaniata dalle torture, sulla quale ci si affanna a dare l'ultimo colpo di grazia!»
O Madonna: riecco che torna il profeta della penitenziaggine!
- «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno di Dio!», l'ha ripetuto e ammonisce, l'Adriano.
- «La salvezza del mondo potrebbe venire soltanto da un'intesa mondiale dei ricchi [...] ho letta un articolo riguardante la Conferenza sul clima in corso a Copenaghen: si darebbe ai paesi ricchi, e non all'Onu, il controllo della lotta alle emissioni di gas serra.»
Ahi,ahi, ahi!
- «Sancirebbe ai paesi ricchi il diritto di inquinare il doppio dei paesi in via di sviluppo, a non assumersi la responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici [...] giustamente i poveri reclamano pari opportunità all'inquinamento, e quindi ad arricchirsi, come per quelli!»
E qui parte la filippica, peggio del Giovanni dell'Apocalisse, a portare sfiga e menare gramo, che "Il 2009 sia stato l'anno più caldo della storia per l'Africa e l'Asia [...] ondate torride nel Pacifico orientale [...] la peggiore siccità degli ultimi cinquant'anni; precipitazioni inferiori alla media anche in India e in Kenya, crisi alimentare., ondate straordinarie di caldo nelle regioni orientali dell'Oceano Pacifico e scompiglio nel clima mondiale".
Al pari dei Maya, con il loro calendario che si ferma al 2012, lo iettatore s'allinea agli astri, nell'infausta somma del coronino del rosario, nello snocciolare le vie dolorose della nuova via Crucis.
A nulla vale parlare di cicli, di glaciazioni seguite a tempi più caldi, se non bollenti, all'attività o meno delle tempeste solari, dei miscugli, delle imprevedibili e incontrollabili miscele e misture delle correnti oceaniche e delle conseguenti temperature, del vulcanismo e di tante altre forze, cui comunque siamo costretti a sottometterci.
Come ogni buon masochista che si rispetti, l'incontro con un sadico come me è fonte di piacere;
- «Siamo noi la causa degli sconvolgimenti!», dice presentando le spalle alla frusta.
- «Mica vero: è la natura che c'ha le sue cose, il suo ciclo», rispondo io, negando la nerbata;
e, senza la scudisciata, ognuno gode nel proprio, nell'orgasmo del «Fammi male!», e l'altro nella venuta del «No!»
Giusto in tempo per confermare la regola che vuole uno sia "Grand e ciula", sprovveduto in scala di grandezza, parte il resto delle "celentaneidi", a far imbufalire la cricca del Giuan e me medesimo.
- «Quello che mi allarma tremendamente è l'ultimo obiettivo del governo Berlusconi: la costruzione di otto centrali nucleari [...] la prima "centrale della morte" potrebbe sorgere nel Veneto, nei pressi di Chioggia. Nel Veneto si costruisce l'ordigno mentre le scorie, che sono radioattive, si spediscono al Sud [...] essendo il Nord più ricco, gli spetta il privilegio di una morte istantanea, causata appunto dall'esplosione della Centrale [...] il povero Sud [...] una morte lenta e sofferente come solo il cancro sa dare.»
Ora - io, secondo me - sono a dar parer del mio, e non certo a credere di possedere verità rivelate, ma vorrei - provo - vedere il bicchiere anche mezzo pieno, nel sorseggiare parte del succo dell'Adriano, stemperandolo però nella dura ed esigente realtà d'oggi, che non vive di sola poesia, seppure questa confini la bestia nativa che portiamo in noi, nella rettiliana stratificazione del nostro cervello.
Siamo in un momento della nostra esistenza in cui possiamo solo agire di freno e frizione e acceleratore, ma non invertire la rotta;
miliardi di persone hanno bisogno sempre più di succhiare energia, che è quella che serve a mantenere colture intensive, campi e allevamenti in misura soddisfacente da sfamare e soddisfare tante bocche;
Cina e India, che stanno uscendo dall'anticamera di fame e carestie, mai faranno retromarcia;
paesi arretrati economicamente, per superare la soglia della sopravvivenza, troveranno sfogo nel consumo del meno costoso: il carbone.
La scorciatoia, prima di noi, l'hanno scelta Francia, Svizzera, Germania, Austria e chi più ne ha, ne metta, dove centrali nucleari sono spuntate come funghi, a farci da contorno;
forse che la nostra dabbenaggine ed emotiva, più che motivata rinuncia, ha portato qualcuno ad imitarci?
Comperiamo a caro prezzo l'energia senza che la nostra verginità abbia convinto alcuno, senza spostare di una spanna il pericolo: "centrali della morte", ordigni potenzialmente esplosivi e portatori di cancro ce li portiamo attorcigliati al collo, come una collana, pagando profumatamente questo cappio.
Non ho mai visto Adriano bello nostro andare in quei paesi, a cercare di far smantellare quegli ordigni, ma sicuramente anche in casa sua si accende la lampadina, illuminata da quegli interruttori esteri.
Tacco e punta: freno e frizione e acceleratore, ma la retromarcia ormai è inutilizzabile, come il tornare al carrettino trainato dall'asinello.
Come diceva quella pubblicità: la potenza è nulla, senza il controllo, e certamente dobbiamo trovare modi per mediare, ma non adottando il "solo", invece del "con".
Il voler credere che bastino le pale eoliche e i pannelli solari è come pensare che i biscotti della Barilla escono veramente dal Mulino Bianco.
Non potendo pretendere che i paesi che ne stanno uscendo, tornino a stringere la cinghia, altri sono a dover fare rinunce.
Siamo veramente a volere fare a meno della seconda o terza macchina e o telefonino, viaggi aerei o in nave - cazzo, se inquinano quelli! - per andare a fare la vacanzina da fighettoni a Cuba;
a tornare a fare la scampagnata nella bergamasca, sui lidi ferraresi, sull'Adda e simili amenità.
O, come dice il prete, a rinunciare ai piaceri della carne, quella bisteccona al sangue, la cui filiera ciuccia enormi quantità di acqua, energia elettrica, carburante, cereali e granaglie?
Già si fa fatica a rinunciare a un ponte, non quello di Messina o del dentista, ma a far festa, alla sigaretta, al caffè o a mettersi a dieta, figurarsi la playstation, l'ultimo televisore al plasma o il lettore MP3 touch screen!
Al vederlo, una ispezione a casa e nelle abitudini del Celentano non fanno presagire comportamenti da asceta;
casomai, di uno stile "armiamoci e partite".
La mia ricetta per il tutto?
Non ce l'ho, ma posso dirmi d'accordo con quel sergente dei Marines a cui un ambasciatore, indossando il giubbotto antiproiettile, chiese:
- «E se mi sparano alla testa?»
rispose serafico:
- «Si abbassi, signore!»
Sicuro che, a leggermi fin qui non ce l'ha fatta nessuno e, se sì, qui vi perdo, aggiungo in coda un vecchio mio scritto, di anni fa, che intitolai "Il nido del filosofo", a sottolineare di quanto sia facile parlare di sacrifici e cazzeggi a pancia piena.
Anche io ad essere...un brav fieu, ma un po ciula!
Il nido del filosofo.
Finalmente a casa!
Abbandono la valigetta quasi volessi disfarmene e getto distrattamente le chiavi sul tavolo.
Accaldato, dopo una giornata afosa - dove ogni respiro costava lo sforzo di dover aprire i polmoni ad una zaffata d’aria bollente - mi precipito verso il frigorifero. Gusto il primo momento: all’apertura m’investe una carezzevole frescura rendendo ancora più voluttuoso il prendere la bottiglia d’acqua fresca. Bevo golosamente cercando di annegare quella sensazione di calore, quella continua e fastidiosa percezione d’arsura che ti fa sembrare come una foglia secca accartocciata. Incurante dall’aspetto ormai rilassato ma arruffato, con la camicia aperta e le scarpe abbandonate durante il breve tragitto - a cercare la frescura del nudo pavimento - mi trascino verso la salvezza. Clic! E la magia comincia: un piccolo, quasi impercettibile fischio, alette che si aprono come le ali di un angelo ed ecco, finalmente, un piccolo sibilo ad indicare che sono salvo. Se non fosse cosi in alto quasi lo bacerei. Il mio climatizzatore!
Faccio scorrere l’acqua della doccia e contemporaneamente accendo il televisore a catturare qualcosa: musica, informazioni, anche solo un leggero brusio di sottofondo che renda ancora più confortevole il riconoscere la mia "tana". Il refrigerio dell’acqua, il suo piacevole massaggio mi ritempra. Mi sento più pulito, più presentabile quasi - in quel piccolo momento paradisiaco - più "umano".
Nello stile "informale" - classica uniforme di calzoncini corti e mogliettina - accendo un attimo il mio portatile a dare un piccolo controllo alla E-Mail poi, soddisfatto, scorro il giornale a completarne la lettura dopo averne solo spiato titoli e brevi introduzioni durante le pause caffè, sul lavoro.
Pianifico i miei impegni - il magico momento di organizzare una puntata in pizzeria con gli amici – usando uno dei cellulari che circolano in famiglia. Prendo le chiavi della macchina abbinandone il mazzo al modello ( eh, si: ne abbiamo due ) Ah, già: devo ricordarmi di fare il pieno di benzina.
Durante il tragitto maledico la mia smemoratezza, battendo nervosamente il palmo della mano sulla fronte: dovevo mandare il vaglia a conferma della casa per le vacanze! Domani. Prendo nota sulla mia agenda elettronica. Bella la macchina che incrocio. Dovrei cambiarla: la mia ha ormai quattro anni. Ecco, anche oggi mi sono dimenticato di svuotare i sacchetti della differenziata. Casa sembra diventata un magazzino: scatolette e cartoni, bottigliette, scarti di frutta e verdura, imballaggi degli ultimi acquisti. Accidenti, quanta roba! Ed è passato solo un giorno dall’ultima volta che ho svuotato le pattumiere!
Speriamo che all’approssimarsi della calura e all’avvio dei condizionatori non si finisca come l’altra volta con tutte quelle interruzioni di corrente. Senza la calcolatrice non ricordavo più neppure come facevo prima le divisioni ed ho dovuto aspettare il ripristino della rete elettrica prima di terminare la mia denuncia dei redditi. Dopo, il rassicurante ronzio di tutto ciò che sembrava morto, il riaccendersi di televisione e l’illuminarsi dei locali, l’avvio della lavatrice e il borbottio della calcolatrice. Eureka! Sembrava quasi che anche io mi fossi spento con loro!
Il breve attimo di smarrimento - il protrarsi l’avrei chiamato panico - è passato. L’energia di nuovo scorre.
Così "naturale", così rassicurante: come la paglia nel nido. Mi addormento cullato in quel benessere. Cosa farei senza tutto questo?!
Abbioccato sulla poltroncina ripensavo ai bei tempi delle manifestazioni contro la guerra in Vietnam, alle proteste contro l’inquinamento, la difesa delle foreste pluviali e la contestazione per la difesa delle minoranze.
Tosto quell’articolo sul Forum di Magdi Allam, Noi e gli altri. Come s’intitolava...ecco...si..."Per il Petrolio, per l’Acqua!". Però, quanto è pessimista quel Giuseppe Fontana.
Deve pur capire che a qualche cosa deve rinunciare...per gli altri!
Io, secondo me...12.12.2009
sabato 12 dicembre 2009
giovedì 10 dicembre 2009
Carampane a morto
Ci si abitua a tutto, tanto che neppure le stragi ormai fanno più notizie ed effetto, tanto che, il ripetere morti qua e morti...Allah, serve solo a formare ancora più strati sul callo dell'indifferenza e il farne conta è come recitare il ritornello del girotondo, e chi se ne frega se finisce con un bel "Casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra";
davanti a tanta stanchezza e rassegnazione, a continuare a raccogliere e a far l'avvocato delle cause perse, cascano le braccia e si cerca il rimbambimento e il cavalcare chi e quello che non presenta resistenza o pericolo, lasciando e stando alla larga da quelli del "Chi vusa pusè la vacca l'è sua", chi grida di più si prende la vacca.
Bello, l'applicare la regola del "Ti piace vincere facile" e fare il debole con i forti e i forti con il debole.
Accada quel che accada, ma non in casa mia, che degli altri non me ne intrigo.
Un esempio, uno per tutti?
"2012", del regista Roland Emmerich, pellicola che cavalca l'onda e la moda del catastrofismo, prendendo spunto dal calendario Maya che, interrompendosi proprio lì, fa presagire che non ce lo volevano dire - per non spaventarci - ma siamo alla fine del mondo, all'Apocalisse.
Casca il mondo, casca la terra, Notre Dame va in pezzi, così come l'abbazia di Westminster, il Big Ben, si sbriciola il Cristo Redentore, che sovrasta Rio de Janeiro e va in polvere la Casa Bianca, il Congresso di Washington e il Vaticano, con San Pietro e il cupolone;
Ma la Kaaba alla Mecca no, come tanto altro dell'altra sponda.
Miracolo!
Macche: fifa.
- «Far crollare il Vaticano non comporta alcun rischio: i cattolici non mi condanneranno a morte; far sprofondare la Mecca mi avrebbe procurato una fatwa dagli islamici!», ammette il caro Roland Cuor di Coniglio;
e allora, come dicono - disen i milanes vecc - i "meneghitt", i vecchi meneghini - "Gh'è minga de maravejass a pensà che'l faga un puu 'l ganassa", non c'è da meravigliarsi che faccia un pò il bauscia, ma solo dove non rischia la cotica.
Tempo addietro, il custode di un Museo si prese un cazziatone pauroso, solo per aver fatto bene nell'invitare a scantonare una che voleva entrare con il burqa, il telone che copre le donne musulmane, marchiate Taleban.
Dove il divieto, di accedere alle acque pubbliche con il "burkini", burqa-tendone per il bagno, alcune "onorevoli" femmine nostre si sono cosi intabarrate, per protesta, spacciando e dando ad intendere che chi vietava attentava ad una libertà, quasi che le "burkinate" godessero del bene principale d'essere padrone di se e delle proprie scelte.
Femministe da quattro soldi, che il loro fare evidenziava una crudeltà: dove alle une era concesso vivere alla luce, alle altre era imposto la tenebra.
Carampane italiote!
A migliaia invasero i marciapiedi, stendere i pannolini della preghiera e la piazza del Duomo, a Milano, a marcare con la forza il territorio, a far i cazzi propri in casa d'altri, in muscolare pretendere, a mostrare disprezzo e terga per gli altri, imperfetti, miscredenti, infedeli, cani, porci e scimmie.
Queste ed altre manifestazioni, a confermare: "Chi vusa pusè la vacca l'è sua".
E tutti zitti: a chinar la testa, nell'illusione che basti chinare il capo, a che l'uragano si sposti e vada a devastar altrove.
Germania, università di Ratisbona, Benedetto XVI sul rapporto tra fede e ragione:
- «Il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo tocca il tema della jihad, della guerra santa [...] si rivolge al suo interlocutore [...] dicendo: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava".»
Manuele II Paleologo...si rivolge al suo interlocutore dicendo...
Manuele dice, NON Benedetto.
Apriti cielo!
La parte analfabeta, rozza, grossolana e d'infima cultura dell'Islam peggiore, apre le stalle e chiama a raccolta il bestiame, lanciandolo per le piazze di mezzo mondo, a bruciare Chiese imbottite di cristiani, a dar da intendere che quelle erano le parole del massimo esponente della cristianità, in spregio all'unico vero dio; il loro, ovviamente.
E l'Occidente, zitto, tremebondo, a domandar perdono per un peccato che mai ci fu, ad accettar supinamente che missionari e gente nostra fosse accatastata a far fiamma, e addirittura crocefissa!
La parte infame di un mondo aggressivo, soffocante, schiavizzante, fanatico, irrispettoso, megalomane e ignorante vive di "percezioni", come una belva in caccia: elabora segnali, che l'istinto agisce per la ragione, unghie e denti come forza.
La preda è quella che dà la sensazione d'essere l'ultima del branco, la più debole, la più facile da abbattere.
Via i Presepi, i Crocifissi, le immagini, le campane che disturbano, i segni, le tradizioni, l'eredità della Storia nostra, bella o brutta che fosse: una pianta senza radici, magari bella a vedersi, ma a dover cadere con un soffio.
"Novembre, Nova Milanese, alle porte di Milano: una mamma scrive una lettera al dirigente scolastico della scuola dell'istituto elementare di Via Novati chiedendo di cambiare il nome del Natale, per rispetto di chi non è cattolico; si chiami magari Festa della neve, o dell'inverno".
Stiamo parlando di una scuola elementare, dove i bambini ancora non conoscono simili sottigliezze, a vivere ancora d'innocenza e senza barriere: ma ci pensano i genitori, con il proprio livore, rabbia, acredine, odio, a preparare i primi steccati ideologici, a pompare veleno nei dentini, a che la progenie, crescendo, prenda del loro.
Ancora: "[...] genitori della scuola elementare “Jean Piaget” di Roma protestano contro la nuova insegnante d'italiano perché è una suora. Un gruppo di mamme contrarie alla nuova insegnante, suor Annalisa Falasco, ha incontrato la preside: «La nostra è una scuola pubblica, una scuola statale. Qui non è in discussione la persona ma l'istituzione che rappresenta, cioè la Chiesa [...] potrebbe cristianamente lasciare il suo posto ai tanti professori senza lavoro»".
E già: magari quelli usciti con il sei politico, dalle "scuole del poppolo", con la pagella con il timbro falcemartello!
"I bambini sembrano gli unici ad avere le idee chiare: loro non vogliono cambiare maestra, dimostrando il loro affetto con un lungo applauso a favore della suora. Gli alunni hanno applaudito, come risposta alla domanda della preside, che ha chiesto se cambiare maestra".
Penso che i loro genitori, sconfessati, li manderanno a Mosca, nelle vecchie aule dove hanno imparato loro.
Con questo fare ed essere, stiamo morendo;
queste sono le termiti che rosicchiano, a far crollare scuola, famiglia, a minare le fondamenta dell'intera società, a dare percezione che siamo vulnerabili, facile preda e ventre molle.
Sono queste le nostre campane...Carampane a morto.
Io, secondo me...10.12.2009
davanti a tanta stanchezza e rassegnazione, a continuare a raccogliere e a far l'avvocato delle cause perse, cascano le braccia e si cerca il rimbambimento e il cavalcare chi e quello che non presenta resistenza o pericolo, lasciando e stando alla larga da quelli del "Chi vusa pusè la vacca l'è sua", chi grida di più si prende la vacca.
Bello, l'applicare la regola del "Ti piace vincere facile" e fare il debole con i forti e i forti con il debole.
Accada quel che accada, ma non in casa mia, che degli altri non me ne intrigo.
Un esempio, uno per tutti?
"2012", del regista Roland Emmerich, pellicola che cavalca l'onda e la moda del catastrofismo, prendendo spunto dal calendario Maya che, interrompendosi proprio lì, fa presagire che non ce lo volevano dire - per non spaventarci - ma siamo alla fine del mondo, all'Apocalisse.
Casca il mondo, casca la terra, Notre Dame va in pezzi, così come l'abbazia di Westminster, il Big Ben, si sbriciola il Cristo Redentore, che sovrasta Rio de Janeiro e va in polvere la Casa Bianca, il Congresso di Washington e il Vaticano, con San Pietro e il cupolone;
Ma la Kaaba alla Mecca no, come tanto altro dell'altra sponda.
Miracolo!
Macche: fifa.
- «Far crollare il Vaticano non comporta alcun rischio: i cattolici non mi condanneranno a morte; far sprofondare la Mecca mi avrebbe procurato una fatwa dagli islamici!», ammette il caro Roland Cuor di Coniglio;
e allora, come dicono - disen i milanes vecc - i "meneghitt", i vecchi meneghini - "Gh'è minga de maravejass a pensà che'l faga un puu 'l ganassa", non c'è da meravigliarsi che faccia un pò il bauscia, ma solo dove non rischia la cotica.
Tempo addietro, il custode di un Museo si prese un cazziatone pauroso, solo per aver fatto bene nell'invitare a scantonare una che voleva entrare con il burqa, il telone che copre le donne musulmane, marchiate Taleban.
Dove il divieto, di accedere alle acque pubbliche con il "burkini", burqa-tendone per il bagno, alcune "onorevoli" femmine nostre si sono cosi intabarrate, per protesta, spacciando e dando ad intendere che chi vietava attentava ad una libertà, quasi che le "burkinate" godessero del bene principale d'essere padrone di se e delle proprie scelte.
Femministe da quattro soldi, che il loro fare evidenziava una crudeltà: dove alle une era concesso vivere alla luce, alle altre era imposto la tenebra.
Carampane italiote!
A migliaia invasero i marciapiedi, stendere i pannolini della preghiera e la piazza del Duomo, a Milano, a marcare con la forza il territorio, a far i cazzi propri in casa d'altri, in muscolare pretendere, a mostrare disprezzo e terga per gli altri, imperfetti, miscredenti, infedeli, cani, porci e scimmie.
Queste ed altre manifestazioni, a confermare: "Chi vusa pusè la vacca l'è sua".
E tutti zitti: a chinar la testa, nell'illusione che basti chinare il capo, a che l'uragano si sposti e vada a devastar altrove.
Germania, università di Ratisbona, Benedetto XVI sul rapporto tra fede e ragione:
- «Il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo tocca il tema della jihad, della guerra santa [...] si rivolge al suo interlocutore [...] dicendo: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava".»
Manuele II Paleologo...si rivolge al suo interlocutore dicendo...
Manuele dice, NON Benedetto.
Apriti cielo!
La parte analfabeta, rozza, grossolana e d'infima cultura dell'Islam peggiore, apre le stalle e chiama a raccolta il bestiame, lanciandolo per le piazze di mezzo mondo, a bruciare Chiese imbottite di cristiani, a dar da intendere che quelle erano le parole del massimo esponente della cristianità, in spregio all'unico vero dio; il loro, ovviamente.
E l'Occidente, zitto, tremebondo, a domandar perdono per un peccato che mai ci fu, ad accettar supinamente che missionari e gente nostra fosse accatastata a far fiamma, e addirittura crocefissa!
La parte infame di un mondo aggressivo, soffocante, schiavizzante, fanatico, irrispettoso, megalomane e ignorante vive di "percezioni", come una belva in caccia: elabora segnali, che l'istinto agisce per la ragione, unghie e denti come forza.
La preda è quella che dà la sensazione d'essere l'ultima del branco, la più debole, la più facile da abbattere.
Via i Presepi, i Crocifissi, le immagini, le campane che disturbano, i segni, le tradizioni, l'eredità della Storia nostra, bella o brutta che fosse: una pianta senza radici, magari bella a vedersi, ma a dover cadere con un soffio.
"Novembre, Nova Milanese, alle porte di Milano: una mamma scrive una lettera al dirigente scolastico della scuola dell'istituto elementare di Via Novati chiedendo di cambiare il nome del Natale, per rispetto di chi non è cattolico; si chiami magari Festa della neve, o dell'inverno".
Stiamo parlando di una scuola elementare, dove i bambini ancora non conoscono simili sottigliezze, a vivere ancora d'innocenza e senza barriere: ma ci pensano i genitori, con il proprio livore, rabbia, acredine, odio, a preparare i primi steccati ideologici, a pompare veleno nei dentini, a che la progenie, crescendo, prenda del loro.
Ancora: "[...] genitori della scuola elementare “Jean Piaget” di Roma protestano contro la nuova insegnante d'italiano perché è una suora. Un gruppo di mamme contrarie alla nuova insegnante, suor Annalisa Falasco, ha incontrato la preside: «La nostra è una scuola pubblica, una scuola statale. Qui non è in discussione la persona ma l'istituzione che rappresenta, cioè la Chiesa [...] potrebbe cristianamente lasciare il suo posto ai tanti professori senza lavoro»".
E già: magari quelli usciti con il sei politico, dalle "scuole del poppolo", con la pagella con il timbro falcemartello!
"I bambini sembrano gli unici ad avere le idee chiare: loro non vogliono cambiare maestra, dimostrando il loro affetto con un lungo applauso a favore della suora. Gli alunni hanno applaudito, come risposta alla domanda della preside, che ha chiesto se cambiare maestra".
Penso che i loro genitori, sconfessati, li manderanno a Mosca, nelle vecchie aule dove hanno imparato loro.
Con questo fare ed essere, stiamo morendo;
queste sono le termiti che rosicchiano, a far crollare scuola, famiglia, a minare le fondamenta dell'intera società, a dare percezione che siamo vulnerabili, facile preda e ventre molle.
Sono queste le nostre campane...Carampane a morto.
Io, secondo me...10.12.2009
mercoledì 9 dicembre 2009
Diffamafiazione
A vederlo fa quasi tenerezza, con quella faccia da buon pacioccone, pelata, panzetta e aria di bonaccione, alla Gerry Scotti, simpatico e gioviale presentatore televisivo;
e poi, lo sfilare con quella maglietta a righe orizzontali, ancor di più accentua l'abbondanza di larghezza;
la struttura rotondetta, con pannicello adiposo e maniglie dell'amore, ne farebbe un bel partecipante alla trasmissione "La prova del cuoco", spettacolino gustoso, sfida a tempo sincopato tra bravi cuochi, in singolar tenzone, a chi meglio prende per la gola il prossimo...per la gola, appunto, dove il nostro eroe la farebbe da padrone, vista l'esperienza nel campo.
Solo che, non ti porterebbe al peccato di crapula, ma al taglio della giugulare, una delle sue specialità;
perché lui, il Gaspare, di cognome fa Spatuzza, sicario della mala.
Ben quaranta e passa sono le tacche sul manico del coltello, ed altre per l'arte sua sopraffina d'aver pure fatto il bombarolo;
è pure stato maestro di mestolo e pentolone, un Vissani della cucina, solo che, i compagni di merende, lo ricordano con un panino in una mano e un cucchiaione nell'altra, mentre scioglie nell'acido ossa umane:
"U Tignusu", il pelato, così usava disfare - io a quello lo sfascio! - quelli che disobbedivano, rompevano i pendagli o tradivano la mamma sua, la mammasantissima.
Con tanto e questo bestiale"pedigree" e osceno curriculum - non certo...vitae! - si presenta da fulminato, che forse confonde la saetta con cui Dio lo ha mancato con l'illuminazione della stessa.
Duecento e più anni gli hanno dato, ergastoli a gogò, carcere duro e segregazione, che spetta solo ai peggiori;
possibilità di evadere da qel tipo di carcere, è pari a quella di un sepolto vivo sotto due metri di terra, grattando con le unghie.
Gaspare, Gaspare...tu, più che il Paolo, redento sulla via di Damasco, somigli al Pisciotta, non quello che tradì il bandito Giuliano, ma proprio facente atto, del farsela sotto: ora che rischi l'imbalsamazione, nelle segrete delle patrie galere, da topo ti senti in trappola, e non dico che faresti patti con il demonio - che quelli già c'erano – ma con chiunque si, che solo ti darebbe speranza di rivedere il sole.
- «Ordunque parla, confessati a me», dice il buon pastore d'anime «penitenziaggine e a darmi quel che a me serve, e ne avrai pecunia, nuova identità e uscita di gabbia!»
Ciumbia!
Pure il demonio si convertirebbe, se solo una scappatoia dal trappolone gli fosse data.
E lo Gaspare nostro, eccolo a voler strappare anima sua a Satana, per riconsegnarla al Signore, a strapparla dalla schiavitù e dalle tenebre del male per portarla nella terra promessa, dove perenne arde il lampadario divino;
C'avrà bel da grattare il Padre Nostro, quella cotica, per togliere il nero che la spugna ha assorbito, ma forse...con un poco...d'acido...un'energica ribollita.
Ecco lo Spatuzza, che iniziò da imbianchino, a rimestar nella tolla, a cercare candido colore per l'animaccia sua, a raccoglier trenta denari, per accontentare ogni compratore pagante, e diventar nano, come quello di cui cantava il grande Fabrizio De Andrè, al passo in cui stornellava che l'infame piccoletto "...è una carogna di sicuro, perché ha il cuore toppo, troppo vicino al buco del... ", e via così, a magnificar da dove arriva la verità di chi con gli inferi aveva firmato un antico patto.
Ecco ancora usare acido, per barattare la vita sua per la morte d'altri, a cercare di scioglier pure le manette sue e cercare il brillio del sol dell'avvenire sul popol bue, quello ancora disposto a liberar Barabba, basta che la coppa sua d'odio scorra in gola, dolce nettare e rosolio, al sapor di vendetta.
Eccolo a dire che il capo suo, a confidar a cani e porci, confessare lui, semplice tirapiedi, una notizia di cotanto valore: «Mi consenta, Spatuzza, rivolger Lei verità, che c'abbiamo in mano le palle dell'Italica penisola, padroni quasi dell'urbe terracqueo, a dir che signori ora noi siamo, con l'autorità di governare sopra ogni altra creazione, mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra.»
Onnipotenza da giorni spicci: dopo poco, il bauscia capo suo l'hanno acchiappato e infilato in gattabuia, a guardare il mondo a scacchi, attraverso le sbarre che delimitano l'estensione del suo potere, che al massimo va dalla branda al pitale, nello spazio in cui si tiene a dimora l'automobile.
Tanti prima, e dopo lo Gaspare ne hanno presi, volpi rincorse dai tanti cani, aizzati ed eccitati dal suono dei corni dei cacciatori.
La "Diffamafiazione", la diffamazione su azione della mafia, è pari all'uso di pistole, coltelli, bombe e acido, a voler rimuovere chi offende mammasantissima, uscendone magari pure con paga e ringraziamento di chi, per tanto, ne ha ottenuto soddisfazione.
Il nemico del mio nemico è mio amico; di tanto, laviamocene le mani: mani pulite, alla Pilato.
E magari ben ci sta un bel lavacro al B-dè - pronuncia inglese del B-Day – ad aggiungere acido al calderone, da mescolare poi con una bella...Spatuzza.
Io, secondo me...09.12.2009
e poi, lo sfilare con quella maglietta a righe orizzontali, ancor di più accentua l'abbondanza di larghezza;
la struttura rotondetta, con pannicello adiposo e maniglie dell'amore, ne farebbe un bel partecipante alla trasmissione "La prova del cuoco", spettacolino gustoso, sfida a tempo sincopato tra bravi cuochi, in singolar tenzone, a chi meglio prende per la gola il prossimo...per la gola, appunto, dove il nostro eroe la farebbe da padrone, vista l'esperienza nel campo.
Solo che, non ti porterebbe al peccato di crapula, ma al taglio della giugulare, una delle sue specialità;
perché lui, il Gaspare, di cognome fa Spatuzza, sicario della mala.
Ben quaranta e passa sono le tacche sul manico del coltello, ed altre per l'arte sua sopraffina d'aver pure fatto il bombarolo;
è pure stato maestro di mestolo e pentolone, un Vissani della cucina, solo che, i compagni di merende, lo ricordano con un panino in una mano e un cucchiaione nell'altra, mentre scioglie nell'acido ossa umane:
"U Tignusu", il pelato, così usava disfare - io a quello lo sfascio! - quelli che disobbedivano, rompevano i pendagli o tradivano la mamma sua, la mammasantissima.
Con tanto e questo bestiale"pedigree" e osceno curriculum - non certo...vitae! - si presenta da fulminato, che forse confonde la saetta con cui Dio lo ha mancato con l'illuminazione della stessa.
Duecento e più anni gli hanno dato, ergastoli a gogò, carcere duro e segregazione, che spetta solo ai peggiori;
possibilità di evadere da qel tipo di carcere, è pari a quella di un sepolto vivo sotto due metri di terra, grattando con le unghie.
Gaspare, Gaspare...tu, più che il Paolo, redento sulla via di Damasco, somigli al Pisciotta, non quello che tradì il bandito Giuliano, ma proprio facente atto, del farsela sotto: ora che rischi l'imbalsamazione, nelle segrete delle patrie galere, da topo ti senti in trappola, e non dico che faresti patti con il demonio - che quelli già c'erano – ma con chiunque si, che solo ti darebbe speranza di rivedere il sole.
- «Ordunque parla, confessati a me», dice il buon pastore d'anime «penitenziaggine e a darmi quel che a me serve, e ne avrai pecunia, nuova identità e uscita di gabbia!»
Ciumbia!
Pure il demonio si convertirebbe, se solo una scappatoia dal trappolone gli fosse data.
E lo Gaspare nostro, eccolo a voler strappare anima sua a Satana, per riconsegnarla al Signore, a strapparla dalla schiavitù e dalle tenebre del male per portarla nella terra promessa, dove perenne arde il lampadario divino;
C'avrà bel da grattare il Padre Nostro, quella cotica, per togliere il nero che la spugna ha assorbito, ma forse...con un poco...d'acido...un'energica ribollita.
Ecco lo Spatuzza, che iniziò da imbianchino, a rimestar nella tolla, a cercare candido colore per l'animaccia sua, a raccoglier trenta denari, per accontentare ogni compratore pagante, e diventar nano, come quello di cui cantava il grande Fabrizio De Andrè, al passo in cui stornellava che l'infame piccoletto "...è una carogna di sicuro, perché ha il cuore toppo, troppo vicino al buco del... ", e via così, a magnificar da dove arriva la verità di chi con gli inferi aveva firmato un antico patto.
Ecco ancora usare acido, per barattare la vita sua per la morte d'altri, a cercare di scioglier pure le manette sue e cercare il brillio del sol dell'avvenire sul popol bue, quello ancora disposto a liberar Barabba, basta che la coppa sua d'odio scorra in gola, dolce nettare e rosolio, al sapor di vendetta.
Eccolo a dire che il capo suo, a confidar a cani e porci, confessare lui, semplice tirapiedi, una notizia di cotanto valore: «Mi consenta, Spatuzza, rivolger Lei verità, che c'abbiamo in mano le palle dell'Italica penisola, padroni quasi dell'urbe terracqueo, a dir che signori ora noi siamo, con l'autorità di governare sopra ogni altra creazione, mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra.»
Onnipotenza da giorni spicci: dopo poco, il bauscia capo suo l'hanno acchiappato e infilato in gattabuia, a guardare il mondo a scacchi, attraverso le sbarre che delimitano l'estensione del suo potere, che al massimo va dalla branda al pitale, nello spazio in cui si tiene a dimora l'automobile.
Tanti prima, e dopo lo Gaspare ne hanno presi, volpi rincorse dai tanti cani, aizzati ed eccitati dal suono dei corni dei cacciatori.
La "Diffamafiazione", la diffamazione su azione della mafia, è pari all'uso di pistole, coltelli, bombe e acido, a voler rimuovere chi offende mammasantissima, uscendone magari pure con paga e ringraziamento di chi, per tanto, ne ha ottenuto soddisfazione.
Il nemico del mio nemico è mio amico; di tanto, laviamocene le mani: mani pulite, alla Pilato.
E magari ben ci sta un bel lavacro al B-dè - pronuncia inglese del B-Day – ad aggiungere acido al calderone, da mescolare poi con una bella...Spatuzza.
Io, secondo me...09.12.2009
sabato 28 novembre 2009
Golpe di Tonio
"...attacco contro gli ultimi presidi rimasti in piedi...la stampa libera non esiste più...baratro dello stato di diritto...demoliti i pilastri dello Stato...parte di poteri criminali hanno penetrato le istituzioni...una sorta di soluzione finale";
- «'azzarola!»
Comincio a cantare "O bella ciao, ciao, ciao, una mattina mi son svegliato ed ho trovato l'invasor", mentre raccolgo dal ceppo i coltelli dello chef Tony - affilatura garantita a vita - il temperino svizzero multiuso, la bussola, il caschetto da muratore e riempio lo zaino con una tavoletta di cioccolato, bustine di zucchero, biscotti;
a tracolla, l'indispensabile borraccia dell'acqua, senza dimenticare il libretto "Guerriglia urbana: come t'ammazzo il porco", ricettario della famosa macelleria "Centri sociali e affini".
Scendo velocemente nella rimessa - approfittando del favore delle tenebre - rasento il muro, per dare meno bersaglio possibile e maledico la sporgenza della pancetta;
cercando di far cigolare il meno possibile il portellone, entro e m'avvicino al serbatoio dell'auto.
Svit...svit...svit...click!
Allineo le bottigliette: ecco...una estremità del tubicino nella vaschetta della benza...dall'altra parte, ..swwwwwiiissssccccccc...una bella ciucciata e, all'arrivo dell'infiammabile, infilo la prima boccetta e travaso...la seconda, la terza, un'altra...finito!
Se scoperto, dirò che devo andare a un controllo e porto le urine, e dello stoppino che esce dal tappo, che è la nuova formula a strappo.
Ritorno in casa, facendo le scale al buio - la sciura Maria potrebbe già essere dietro lo spioncino! - tenendo la sacca delle Molotov tra i denti e strisciando sui gomiti. Ce l'ho fatta: nessuno ancora si è svegliato.
Tolgo la tutina di Armani e infilo mutandoni ascellari, pantaloni alla zuava, la mimetica, calzettoni di lana grezza e zoccoloni con la suola a carrarmato.
Dove li ho messi...eppure li avevo comperati per corrispondenza, ai tempi del Postalmarket...a, ecco:
reagenti e bustine, per purificare l'acqua - che stana marca: Idrolitina...Frizzina - , coltellaccio modello Rambo, con lama da affettatrice di salumificio e controparte che pare una sega da boscaiolo, con tappo da damigiana, a scoprire una impugnatura piena di filo da cucito, pinzatrice a punti fini e grossi, adesivo scuro, da elettricista e un altro largo, da tappezziere, e un cordone da frate, per fermare le emorragie.
Alla pistola, fedele riproduzione della Glock, tolgo il tappino rosso, a che non si sappia che è una imitazione, e la carico con i piombini in dotazione.
Nel cinturone a borchie, da metallaro, alcune fialette puzzolenti, avanzate dal precedente carnevale.
Apro il sacchetto di carbonella e spalmo viso e mani con quello scurente.
Il tempo di uscire, e ti vedo un ombra minacciosa che scende dal di sopra: sparo piombini a raffica...colpito!
- «Stronzo! Se ti prendo ti faccio un culo così!» urla imbestialito il ragionier Brambilla, con la faccia butterata di pallini rossi.
Ritirata strategica: fuggo urlando «Fuoco amico, fuoco amico! » e mi nascondo nelle cantine; urge stabilire un piano, la tattica dell'immediato e la strategia del domani.
Devo raggiungere gli altri: sicuramente si saranno create sacche di resistenza.
Dalla tasca traggo il foglio sgualcito e appallottolato, che riportava le notizie del golpe; è vitale individuare miei e raggiungerli.
"Noi, di MD, dobbiamo ristabilire un contatto con la parte migliore della società e dell'opinione pubblica, che non c'è più, distrutta dal disegno eversivo, dove trasformata in soggetti sui quali viene riversato il pensiero unico, la verità unica".
- «Sicuro, è vero, c'ha ragione il...il...come si chiama...il compagno Ingroia! Popolo bue, ignorante, credulone, pecoreccio e pecorone...ecco, sì, ci vuole la parte migliore...addavenì er mejo, anzi: il Migliore!»
"...classe politica democraticamente eletta, voluta a maggioranza, emanazione della volontà del popolo, uscita dalle urne e non dalle caserme".
- «Ecchicazz'è stò qua, che dice minchionate? La purga, bisogna dargli, che non si contano le teste, ma la parte più acculturata, che legge, che scrive libri! Gli scemi non hanno diritti, ma devono solo pascolare e dare latte!»
Mitico, l'Ingroia, che richiama alle armi MD, rifacendosi e riproponendo il pensiero del maestro, il fondatore dei "Migliorini", il Marco Ramat;
"Le leggi non sono uguali per tutti: devono tutelare i ceti sottoprotetti. Ai Magistrati e non alla politica il compito di colmare le disuguaglianze, interpretando codici e Costituzione ed emettendo sentenze, non in nome del popolo italiano, ma per la lotta di classe".
MD...Magistratura Democratica, corrente megalomane del corpaccione dell'Associazione Nazionale Magistrati, composta di uomini che si credono illuminati in un mondo di pirla, unici depositari della conoscenza tra cavernicoli abbagliati da specchietti e collanine e con l'osso al naso.
"...attacco contro gli ultimi presidi rimasti in piedi...la stampa libera non esiste più...baratro dello stato di diritto...demoliti i pilastri dello Stato...parte di poteri criminali hanno penetrato le istituzioni...una sorta di soluzione finale";
Dove l'ho già sentita sta manfrina?
Ah, ecco, ne "La fattoria degli animali" dove i maiali, stanchi dell'uomo che li governa, convincono tutti a ribellarsi e scacciano il fattore e poi...
- «Vissero felici e contenti!»
No: il cavallo continuò a tirare l'aratro, il bue a portare il giogo, l'asino a girare la macina le galline a far l'ovo, ma i porcelli...loro no: finalmente, a fare...l'uomo!
Mi tolgo anfibi, mimetica e armamentario, rimetto la benzina nel serbatoio e i coltelli dello chef Tony al loro posto.
Leggo meglio l'articolo di giornale:
"...golpe in Italia!"
Chi l'ha detto?
Antonio Di Pietro!?
'fanculo: tradotto in italiano veniva colpe e non golpe!
"...attacco contro gli ultimi presidi della sintassi...la grammatica in stampa non esiste più...baratro dello stato di diritto scolastico...demoliti i pilastri linguistica...parte di poteri sgrammaticali hanno penetrato le istituzioni lessicali...una sorta di soluzione finale del dolce stil novo";
Ecco: ora sì, che i...tonti tornano!
Io, secondo me...28.11.2009
- «'azzarola!»
Comincio a cantare "O bella ciao, ciao, ciao, una mattina mi son svegliato ed ho trovato l'invasor", mentre raccolgo dal ceppo i coltelli dello chef Tony - affilatura garantita a vita - il temperino svizzero multiuso, la bussola, il caschetto da muratore e riempio lo zaino con una tavoletta di cioccolato, bustine di zucchero, biscotti;
a tracolla, l'indispensabile borraccia dell'acqua, senza dimenticare il libretto "Guerriglia urbana: come t'ammazzo il porco", ricettario della famosa macelleria "Centri sociali e affini".
Scendo velocemente nella rimessa - approfittando del favore delle tenebre - rasento il muro, per dare meno bersaglio possibile e maledico la sporgenza della pancetta;
cercando di far cigolare il meno possibile il portellone, entro e m'avvicino al serbatoio dell'auto.
Svit...svit...svit...click!
Allineo le bottigliette: ecco...una estremità del tubicino nella vaschetta della benza...dall'altra parte, ..swwwwwiiissssccccccc...una bella ciucciata e, all'arrivo dell'infiammabile, infilo la prima boccetta e travaso...la seconda, la terza, un'altra...finito!
Se scoperto, dirò che devo andare a un controllo e porto le urine, e dello stoppino che esce dal tappo, che è la nuova formula a strappo.
Ritorno in casa, facendo le scale al buio - la sciura Maria potrebbe già essere dietro lo spioncino! - tenendo la sacca delle Molotov tra i denti e strisciando sui gomiti. Ce l'ho fatta: nessuno ancora si è svegliato.
Tolgo la tutina di Armani e infilo mutandoni ascellari, pantaloni alla zuava, la mimetica, calzettoni di lana grezza e zoccoloni con la suola a carrarmato.
Dove li ho messi...eppure li avevo comperati per corrispondenza, ai tempi del Postalmarket...a, ecco:
reagenti e bustine, per purificare l'acqua - che stana marca: Idrolitina...Frizzina - , coltellaccio modello Rambo, con lama da affettatrice di salumificio e controparte che pare una sega da boscaiolo, con tappo da damigiana, a scoprire una impugnatura piena di filo da cucito, pinzatrice a punti fini e grossi, adesivo scuro, da elettricista e un altro largo, da tappezziere, e un cordone da frate, per fermare le emorragie.
Alla pistola, fedele riproduzione della Glock, tolgo il tappino rosso, a che non si sappia che è una imitazione, e la carico con i piombini in dotazione.
Nel cinturone a borchie, da metallaro, alcune fialette puzzolenti, avanzate dal precedente carnevale.
Apro il sacchetto di carbonella e spalmo viso e mani con quello scurente.
Il tempo di uscire, e ti vedo un ombra minacciosa che scende dal di sopra: sparo piombini a raffica...colpito!
- «Stronzo! Se ti prendo ti faccio un culo così!» urla imbestialito il ragionier Brambilla, con la faccia butterata di pallini rossi.
Ritirata strategica: fuggo urlando «Fuoco amico, fuoco amico! » e mi nascondo nelle cantine; urge stabilire un piano, la tattica dell'immediato e la strategia del domani.
Devo raggiungere gli altri: sicuramente si saranno create sacche di resistenza.
Dalla tasca traggo il foglio sgualcito e appallottolato, che riportava le notizie del golpe; è vitale individuare miei e raggiungerli.
"Noi, di MD, dobbiamo ristabilire un contatto con la parte migliore della società e dell'opinione pubblica, che non c'è più, distrutta dal disegno eversivo, dove trasformata in soggetti sui quali viene riversato il pensiero unico, la verità unica".
- «Sicuro, è vero, c'ha ragione il...il...come si chiama...il compagno Ingroia! Popolo bue, ignorante, credulone, pecoreccio e pecorone...ecco, sì, ci vuole la parte migliore...addavenì er mejo, anzi: il Migliore!»
"...classe politica democraticamente eletta, voluta a maggioranza, emanazione della volontà del popolo, uscita dalle urne e non dalle caserme".
- «Ecchicazz'è stò qua, che dice minchionate? La purga, bisogna dargli, che non si contano le teste, ma la parte più acculturata, che legge, che scrive libri! Gli scemi non hanno diritti, ma devono solo pascolare e dare latte!»
Mitico, l'Ingroia, che richiama alle armi MD, rifacendosi e riproponendo il pensiero del maestro, il fondatore dei "Migliorini", il Marco Ramat;
"Le leggi non sono uguali per tutti: devono tutelare i ceti sottoprotetti. Ai Magistrati e non alla politica il compito di colmare le disuguaglianze, interpretando codici e Costituzione ed emettendo sentenze, non in nome del popolo italiano, ma per la lotta di classe".
MD...Magistratura Democratica, corrente megalomane del corpaccione dell'Associazione Nazionale Magistrati, composta di uomini che si credono illuminati in un mondo di pirla, unici depositari della conoscenza tra cavernicoli abbagliati da specchietti e collanine e con l'osso al naso.
"...attacco contro gli ultimi presidi rimasti in piedi...la stampa libera non esiste più...baratro dello stato di diritto...demoliti i pilastri dello Stato...parte di poteri criminali hanno penetrato le istituzioni...una sorta di soluzione finale";
Dove l'ho già sentita sta manfrina?
Ah, ecco, ne "La fattoria degli animali" dove i maiali, stanchi dell'uomo che li governa, convincono tutti a ribellarsi e scacciano il fattore e poi...
- «Vissero felici e contenti!»
No: il cavallo continuò a tirare l'aratro, il bue a portare il giogo, l'asino a girare la macina le galline a far l'ovo, ma i porcelli...loro no: finalmente, a fare...l'uomo!
Mi tolgo anfibi, mimetica e armamentario, rimetto la benzina nel serbatoio e i coltelli dello chef Tony al loro posto.
Leggo meglio l'articolo di giornale:
"...golpe in Italia!"
Chi l'ha detto?
Antonio Di Pietro!?
'fanculo: tradotto in italiano veniva colpe e non golpe!
"...attacco contro gli ultimi presidi della sintassi...la grammatica in stampa non esiste più...baratro dello stato di diritto scolastico...demoliti i pilastri linguistica...parte di poteri sgrammaticali hanno penetrato le istituzioni lessicali...una sorta di soluzione finale del dolce stil novo";
Ecco: ora sì, che i...tonti tornano!
Io, secondo me...28.11.2009
sabato 21 novembre 2009
Dietrologia
Gianguarino Cafasso: morto.
Wendell Mendes Paes: morto.
Josè Alexandre Vidal Silva: uomo avvisato, mezzo salvato.
Gianguarino, procacciatore di transessuali e droga, lui stesso dedito allo sniffo, un manzo d'uomo con tutti i problemi degli obesi, lo potevi far passare per un "c'era da aspettarselo": la morte lo corteggiava per i suoi eccessi e la polverina che aggiungeva alla bottiglia non era l'idrolitina, quella per far le bollicine.
Vero è che le Brenda e le Natalie, le Wendell e le Josè, gli servivano per smerciare allucinogeni e accontentare le tante "chiappe d'oro", in cerca di surrogati di donna con il pisello e stimolanti per andar di sballo e toccare il cielo con un dito.
Sicuramente la categoria "chiappa d'oro" non fa parte della classe dei Fantozzi e dei barbonacci, che con le poche disponibilità economiche sono al "seghe e gazzosa", per i pochi spicci disponibili a sollazzar il dolce augello;
al più, questi...sfigati sono a doversi accontentare di mignotte in disarmo, rotte ormai a tutte le esperienze e cariche di cellulite, rughe e protesi.
Perette costose, quelle delle "chiappe d'oro": migliaia di euri a botta, e la coca in aggiunta non era Coca Cola.
Gente dei piani alti, con una altissima opinione di sé, del proprio potere e con palanche. Tante.
Certamente il più pezzente di questi, come minimo, guadagna in un mese quanto i più in uno o più anni.
Sicuramente con doppia vita: l'apparente, del buon padre di famiglia, marito premuroso, fustigatore di costumi e a denunciare che "non c'è più religione", salvo poi girato l'angolo o, con il favore delle tenebre, cercare tutte quelle emozioni forti, altrimenti castrate da una società puritana, nemica del "chissenefrega, si vive una volta sola!" e quindi: "viva il puttan tour!"
Qui in basso, ci si sente in colpa, per aver magari fatto un pensiero lascivo sulla procace e bonona vicina di casa, mazzolati per queste debolezze da tanti pulpiti, ormai più mediatici che al profumo d'incenso, dove tanti Soloni sono a pontificare e dar di lezione ai comuni mortali, come sono - siamo - a dover ancora salire la scala evolutiva del successo e della realizzazione, ancora grezzi, vittime delle proprie bramosie e di istinti bestiali, da uomini della foresta.
Noi Cita; loro, Tarzan.
- «Pentitevi!» è il ritornello d'ogni dì «non sta bene mercificare la donna, pensare sempre "a quella cosa lì", al sesso, all'appagamento animalesco dei sensi, a ragionare con l'attrezzeria al di sotto dell'ombelico; a guardare Il Grande Fratello, l'Isola dei Famosi, La Fattoria, La Talpa, i Simpson, i film a luci rosse e andar a mignotte!»
Te, che ti stavi a sbirciare lo spacco tra le tette della vicina, ti senti avvampare dalla vergogna, un diverso; anzi, a volte pure un perverso, se non pervertito.
Poi senti le Brenda e le Natalie e tante zoccole di lusso, che guardano con irrisione e supponenza, dall'alto in basso e, con misto compatimento e confidenza, affermano:
- «Voi neanche immaginate chi ci viene a trovare!»
A trovare, non so, ma a trombare, immagino, visto il tariffario che certo non è più a buon mercato, da bordello d'antichi tempi: m'aspetto che, davanti o dietro, vi trovate tonache, di tribunale o d'altare, industrialotti, giocatori affermati, attori e tanta gente di spettacolo.
E politici.
Fotti chi vuoi, ma attenzione a questa categoria;
è come a camminare accanto all'alta tensione: occhio, chi tocca i fili muore!
Gianguarino Cafasso: morto.
Wendell Mendes Paes: morto.
Josè Alexandre Vidal Silva: uomo avvisato, mezzo salvato.
Sputtanate chi volete, ma alla larga da noi: le "chiappe d'oro" meritano più rispetto di un Padrino!
- «Prendo i soldi e scappo, perché se rimango qui mi fanno fuori!»
Le ultime parole famose di Gianguarino.
Detto, fatto: ora è ad ingrassare vermi e terra.
L'aver ripreso con il telefonino il governatore della Regione Lazio, Pietro Marrazzo, in mutande, in attesa "Trans-consumoprestazione, ha rotto un tacito equilibrio: Pietro era ancora un pesce piccolo, ma la "Cupola" si è sentita minacciata, terrorizzata che in giro ci fossero altre immagini da troiaio.
Gianguarino non bastava più: occorreva rafforzare il messaggio, l'avvertimento, a che nessuno pensasse a una semplice e tragica fatalità e se ne impipasse delle conseguenze.
Alla lotteria è uscito il numero di Brenda, Wendell Mendes Paes.
Giorni addietro era stato aggredito, gli hanno fregato il telefonino; forse volevano vedere se c'erano nomi compromettenti o, peggio, una altro filmato, magari del fantomatico e ancora sconosciuto "chiappa d'oro", che deve essere un pezzo da novanta e un "prenditore" d'eccezione, visto il soprannome.
La Brendona aveva capito da subito che aria tirava, tanto che stava preparandosi a sloggiare, ma non le hanno dato tempo.
Il suo nome è stato estratto, per farne ammonimento.
L'hanno trovato nudo, il Wendell Mendes Paes, soffocato dal fumo scaturito dalla combustione della valigia che era pronta per la fuga.
Leggiamo i simboli.
l'aggressione e il furto del cellulare: ogni prova compromettente deve sparire - nomi, fotografie e video - con noi non si scherza;
Il Computer portatile nel lavandino, affogato nell'acqua:
acqua in bocca, cancellate ogni traccia; le vergogne devono sprofondare per mai più riemergere.
La valigia, segno di partenza, di un viaggio;
avviso ai naviganti, attenti che a noi non la si fa: ve ne andrete, sì, ma all'inferno!
C'erano tanti modi per creare una situazione simile, ma che proprio dalla borsa da viaggio dovesse scaturire l'origine della fine, è un umiliante sberleffo, uno sfregio, uno sputo in faccia, un segno di disprezzo e, tutto quanto una prova di onnipotenza, dimostrazione di forza e convinzione di impunità. Magari d'intoccabilità.
Nessuno ha nascosto nulla, simulato nulla, tentato di sviare o depistare: si vuole chiarezza, che chi deve capire, capisca.
E taccia.
Prima dell'immersione il Computer era già stato controllato: quel che si troverà sarà fumo negli occhi, quel che si sarà scelto di lasciare, per gli scopi che "chiappa d'oro" e i suoi simili avranno ritenuto convenga loro.
Altrimenti bastava farlo sparire.
Brenda-Wendell Mendes Paes non aveva bisogno di suicidarsi per nulla: bastava andare altrove, come si accingeva a fare.
Potevano eliminarlo in modo classico, veloce e pulito: una pistolettata o scannato.
Il vero pericolo è: quante potenziali altre Brenda-Natalie ci sono in giro?
Uomo avvisato...
Io, secondo me...21.11.2009
Wendell Mendes Paes: morto.
Josè Alexandre Vidal Silva: uomo avvisato, mezzo salvato.
Gianguarino, procacciatore di transessuali e droga, lui stesso dedito allo sniffo, un manzo d'uomo con tutti i problemi degli obesi, lo potevi far passare per un "c'era da aspettarselo": la morte lo corteggiava per i suoi eccessi e la polverina che aggiungeva alla bottiglia non era l'idrolitina, quella per far le bollicine.
Vero è che le Brenda e le Natalie, le Wendell e le Josè, gli servivano per smerciare allucinogeni e accontentare le tante "chiappe d'oro", in cerca di surrogati di donna con il pisello e stimolanti per andar di sballo e toccare il cielo con un dito.
Sicuramente la categoria "chiappa d'oro" non fa parte della classe dei Fantozzi e dei barbonacci, che con le poche disponibilità economiche sono al "seghe e gazzosa", per i pochi spicci disponibili a sollazzar il dolce augello;
al più, questi...sfigati sono a doversi accontentare di mignotte in disarmo, rotte ormai a tutte le esperienze e cariche di cellulite, rughe e protesi.
Perette costose, quelle delle "chiappe d'oro": migliaia di euri a botta, e la coca in aggiunta non era Coca Cola.
Gente dei piani alti, con una altissima opinione di sé, del proprio potere e con palanche. Tante.
Certamente il più pezzente di questi, come minimo, guadagna in un mese quanto i più in uno o più anni.
Sicuramente con doppia vita: l'apparente, del buon padre di famiglia, marito premuroso, fustigatore di costumi e a denunciare che "non c'è più religione", salvo poi girato l'angolo o, con il favore delle tenebre, cercare tutte quelle emozioni forti, altrimenti castrate da una società puritana, nemica del "chissenefrega, si vive una volta sola!" e quindi: "viva il puttan tour!"
Qui in basso, ci si sente in colpa, per aver magari fatto un pensiero lascivo sulla procace e bonona vicina di casa, mazzolati per queste debolezze da tanti pulpiti, ormai più mediatici che al profumo d'incenso, dove tanti Soloni sono a pontificare e dar di lezione ai comuni mortali, come sono - siamo - a dover ancora salire la scala evolutiva del successo e della realizzazione, ancora grezzi, vittime delle proprie bramosie e di istinti bestiali, da uomini della foresta.
Noi Cita; loro, Tarzan.
- «Pentitevi!» è il ritornello d'ogni dì «non sta bene mercificare la donna, pensare sempre "a quella cosa lì", al sesso, all'appagamento animalesco dei sensi, a ragionare con l'attrezzeria al di sotto dell'ombelico; a guardare Il Grande Fratello, l'Isola dei Famosi, La Fattoria, La Talpa, i Simpson, i film a luci rosse e andar a mignotte!»
Te, che ti stavi a sbirciare lo spacco tra le tette della vicina, ti senti avvampare dalla vergogna, un diverso; anzi, a volte pure un perverso, se non pervertito.
Poi senti le Brenda e le Natalie e tante zoccole di lusso, che guardano con irrisione e supponenza, dall'alto in basso e, con misto compatimento e confidenza, affermano:
- «Voi neanche immaginate chi ci viene a trovare!»
A trovare, non so, ma a trombare, immagino, visto il tariffario che certo non è più a buon mercato, da bordello d'antichi tempi: m'aspetto che, davanti o dietro, vi trovate tonache, di tribunale o d'altare, industrialotti, giocatori affermati, attori e tanta gente di spettacolo.
E politici.
Fotti chi vuoi, ma attenzione a questa categoria;
è come a camminare accanto all'alta tensione: occhio, chi tocca i fili muore!
Gianguarino Cafasso: morto.
Wendell Mendes Paes: morto.
Josè Alexandre Vidal Silva: uomo avvisato, mezzo salvato.
Sputtanate chi volete, ma alla larga da noi: le "chiappe d'oro" meritano più rispetto di un Padrino!
- «Prendo i soldi e scappo, perché se rimango qui mi fanno fuori!»
Le ultime parole famose di Gianguarino.
Detto, fatto: ora è ad ingrassare vermi e terra.
L'aver ripreso con il telefonino il governatore della Regione Lazio, Pietro Marrazzo, in mutande, in attesa "Trans-consumoprestazione, ha rotto un tacito equilibrio: Pietro era ancora un pesce piccolo, ma la "Cupola" si è sentita minacciata, terrorizzata che in giro ci fossero altre immagini da troiaio.
Gianguarino non bastava più: occorreva rafforzare il messaggio, l'avvertimento, a che nessuno pensasse a una semplice e tragica fatalità e se ne impipasse delle conseguenze.
Alla lotteria è uscito il numero di Brenda, Wendell Mendes Paes.
Giorni addietro era stato aggredito, gli hanno fregato il telefonino; forse volevano vedere se c'erano nomi compromettenti o, peggio, una altro filmato, magari del fantomatico e ancora sconosciuto "chiappa d'oro", che deve essere un pezzo da novanta e un "prenditore" d'eccezione, visto il soprannome.
La Brendona aveva capito da subito che aria tirava, tanto che stava preparandosi a sloggiare, ma non le hanno dato tempo.
Il suo nome è stato estratto, per farne ammonimento.
L'hanno trovato nudo, il Wendell Mendes Paes, soffocato dal fumo scaturito dalla combustione della valigia che era pronta per la fuga.
Leggiamo i simboli.
l'aggressione e il furto del cellulare: ogni prova compromettente deve sparire - nomi, fotografie e video - con noi non si scherza;
Il Computer portatile nel lavandino, affogato nell'acqua:
acqua in bocca, cancellate ogni traccia; le vergogne devono sprofondare per mai più riemergere.
La valigia, segno di partenza, di un viaggio;
avviso ai naviganti, attenti che a noi non la si fa: ve ne andrete, sì, ma all'inferno!
C'erano tanti modi per creare una situazione simile, ma che proprio dalla borsa da viaggio dovesse scaturire l'origine della fine, è un umiliante sberleffo, uno sfregio, uno sputo in faccia, un segno di disprezzo e, tutto quanto una prova di onnipotenza, dimostrazione di forza e convinzione di impunità. Magari d'intoccabilità.
Nessuno ha nascosto nulla, simulato nulla, tentato di sviare o depistare: si vuole chiarezza, che chi deve capire, capisca.
E taccia.
Prima dell'immersione il Computer era già stato controllato: quel che si troverà sarà fumo negli occhi, quel che si sarà scelto di lasciare, per gli scopi che "chiappa d'oro" e i suoi simili avranno ritenuto convenga loro.
Altrimenti bastava farlo sparire.
Brenda-Wendell Mendes Paes non aveva bisogno di suicidarsi per nulla: bastava andare altrove, come si accingeva a fare.
Potevano eliminarlo in modo classico, veloce e pulito: una pistolettata o scannato.
Il vero pericolo è: quante potenziali altre Brenda-Natalie ci sono in giro?
Uomo avvisato...
Io, secondo me...21.11.2009
sabato 14 novembre 2009
Roland Cuor di Coniglio
Ormai si sente l'odore di nebbie e di neve e l'avvio della vecchia carretta, lasciata per strada, necessita del sacro rito del saluto all'alba e la preparazione all'accensione del catorcio che, ad andar bene, te lo trovi avvolto in una coperta di brina e ghiacci.
Armato di fiamma ossidrica per scongelare la serratura, guantoni da pugile per le mani infreddolite, pastrani pelosi per il corpo, cappellacci con paraorecchie grandi come un lenzuolo, che pari un elefantino, dai di fresa per togliere la spessa coltre di gelo dal finestrino - almeno un rettangolino, quel tanto per vederci - intanto che il motorino del tuo gommato ronfa e fa le fusa come un gatto, insomma, si scalda.
Ormai le partenze a freddo sono un sogno e intanto che passi il tempo ad intiepidire la situazione, non resta che scambiare quattro parole con il vicino di posto - giusto per non dar l'impressione di essere degli orsi - e parlare del tempo, con le conseguenti frasi fatte;
- «Non sono più gli inverni di una volta, che piuttosto che togliere la neve conveniva scavarci delle gallerie e passarci in macchina!»
Giusto per non stare indietro, il dirimpettaio aumenta la posta:
- «E le nebbie...se le ricorda, quelle toste, belle dense, che ti pareva di entrare nella melassa e si affittavano i cani per ciechi, per riportarti a casa.»
Certo che, una tempo la natura faceva le cose per bene, senza mezze misure; oggi invece...
- «Oh, mi scusi. ora che l'ho sbrinata mi sono accorto che questa deve essere la sua - maledetto: sei l'unico nel condominio che l'ha presa uguale e la sera prima hai occupato il posto dove d'abitudine parcheggio! - io ce l'ho nella via dopo!»
E già, più avanti, nell'angolino...l'ultima rimasta in ghiacciaia, che gli altri sono già sgommati via.
Stavolta guardo la targa: si, è la mia vecchia.
Grattugia, accendino, carbonella, scaldino per le mani...la batteria sembra avere la tosse e la cinghia miagola come un gatto che viene spellato, ma ancora per oggi ce la fa, si avvia, borbotta, muggisce, mugola e poi prende ritmo regolare e i pistoni cominciano a dar di gomito;
Nell'attesa, anche le mie celluline grigie cominciano ad ingranare, scoppiettano, si chiamano, cominciano a tracciare le prime elementari reti di connessione; insomma: comincia il cazzeggio mentale.
Sarà per reagire al freddo che penso a qualcosa di caldo, contorcendomi in un gioco di associazioni strane: caldo, secco, siccità, carestia, povertà, decadenza, miseria, fame, scomparsa...i Maya!
- «Beppe, più che spruzzare sul vetro per togliere la parti appannate, dovresti infilare la cannuccia nell'orecchio e togliere la patina dal cervello!»
No, no, un momento, c'ho la faccia ma non sono scemo: l'ho presa da lontano, ma ora c'arrivo, al nocciolo della questione.
Non è colpa mia se la profezia, più che la storia di quelli ce la stanno smarronando un giorno si e l'altro pure.
Prima c'era il famoso "Mille e non più mille!", poi ti ripropongono il Giovanni, quello dell'Apocalisse, che dopo una mangiata di carbonara con le cotiche vede peste e corna a non finire...anzi, no: a finire il mondo, certo che si.
Driiin...driin...driiiiiiiiin
- «Chi è?»
- «Cosa ne pensa della fine del mondo?»
E rieccoli, quelli dei Testimoni di Geova.
- «Aspetti, che guardo se c'ho impegni, per quella data!»
Ora è il momento dei Maya, del loro calendario da sfigati che, non essendoci più, non possono aggiornare.
Durarono una manciata si secoli e, come tutti i grandi imperi, si fecero dal nulla, raggiunsero l'apice della grandezza, cominciarono a perdere colpi per poi arrivare alla rottamazione;
ne più, ne meno che per tutto l'ordine delle cose e del creato: si nasce, si cresce, si invecchia e si muore.
La vita è uno dei film dove il gusto si sente nello scorrere dei fotogrammi, che la fine già la si sa.
Giusto per non rovinare del tutto la festa agli spettatori, qualcuno ha messo in giro la voce che no, ci sarà un secondo tempo e l'essere morti stecchiti è come l'intervallo: giusto il tempo di andare a prendere i pop corn per poi rimettersi seduto e godersi il classico colpo di scena, il finale ad effetto, dove tutto s'aggiusta per il meglio e tutti vissero felici e contenti.
Vabbè, la storia dell'uomo è fatta di migrazioni, anche se questa non troverà il nuovo, ma il trapasso sarà per "l'altro" mondo.
Beh, morale della favola: la vita scorre lesta, tutte le cose passano, noi pure.
Nel nostro corpo, siamo in affitto: prima o dopo c'arriva lo sfratto.
Visto che non possiamo farci nulla, ridiamoci o piangiamoci sopra, secondo la disposizione di ognuno.
Magari esorcizziamo la dipartita, andiamo a vederci un bel filmone catastrofico, con crolli, inondazioni, incendi, eruzioni vulcaniche, terremoti, macerie, morti, appestati e chi più ne ha, ne metta.
Magari - perché no? - proprio "2012", del regista Roland Emmerich.
L'antica popolazione mesoamericana, aveva preparato un calendario complesso, basato su diversi cicli terrestri: il tredicesimo si conclude proprio tra poco, e i nostri amici Maya null'altro avevano proposto dopo.
Qualche Fantozzi dei giorni nostri ha pensato: vuoi vedere che quelli non ce l'hanno voluto dire, ma aggiunte non ne hanno fatte perché siamo arrivati alla canna del gas?
Abituati a vedere il bicchiere mezzo vuoto, neppure questi baciati dalla scalogna arrivano a supporre che, semplicemente, dopo il tredici, magari si ricomincia da uno, e via così, all'infinito;
o magari, quei nostri antenati c'avevano da pensare a siccità e pestilenze, a sopravvivere, e il calendario, chi cazzo ci aveva più voglia di pensarci, che il tempo loro magari era già risicato.
No, no, no, Beppe, dacci retta: lascia tutto, vestiti di stracci, vai nel deserto, mangia miele e cavallette e aspetta la fine.
Giusto per farmi una idea, di che morte devo morire...e dai, Roland: facce ride!
Notre Dame va in pezzi, così come l'abbazia di Westminster, il Big Ben, si sbriciola il Cristo Redentore, che sovrasta Rio de Janeiro e va in polvere la Casa Bianca , il Congresso di Washington e il Vaticano, con San Pietro e il cupolone.
La Kaaba alla Mecca no, come tanto altro dell'altra sponda!
Sarà in ragione della qualità della malta, del cemento del gesso...le fondamenta, le nervature, i pilastri, le colonne, i muraglioni, fatti come...dio comanda?
No: merito del coniglio!
Qui, certamente, anche uno dei pochi che mi legge - e mi regge - arrivato a fatica, getterà la spugna.
- «E no, Beppe ! Sei un caso umano e cerchiamo di accudirti, ma non puoi chiedere l'impossibile!»
A costo di far scappare pure i rimasti, ribadisco: la Kaaba sta in piedi grazie ad un coniglio!
- «Far crollare il Vaticano non comporta alcun rischio: i cattolici non mi condanneranno a morte; far sprofondare la Mecca mi avrebbe procurato una fatwa dagli islamici!»
Ah, Roland...Roland Cuor di Coniglio: su te poggia la Kaaba.
- «Non credo nella religione organizzata.»
E allora, muoia pure il Vaticano con tutti i Filistei!
"2012", la fine del mondo.
- «La fede e la religione non possono aiutarti in momenti così, perché se c'è un terremoto non ti rifugi in una Chiesa: ti può cadere in testa.»
Hai ragione Roland Cuor di Coniglio...e allora vai, con la mia benedizione...vai...
- «Roland: ma và a...kaaba!»
Io, secondo me...14.11.2009
Armato di fiamma ossidrica per scongelare la serratura, guantoni da pugile per le mani infreddolite, pastrani pelosi per il corpo, cappellacci con paraorecchie grandi come un lenzuolo, che pari un elefantino, dai di fresa per togliere la spessa coltre di gelo dal finestrino - almeno un rettangolino, quel tanto per vederci - intanto che il motorino del tuo gommato ronfa e fa le fusa come un gatto, insomma, si scalda.
Ormai le partenze a freddo sono un sogno e intanto che passi il tempo ad intiepidire la situazione, non resta che scambiare quattro parole con il vicino di posto - giusto per non dar l'impressione di essere degli orsi - e parlare del tempo, con le conseguenti frasi fatte;
- «Non sono più gli inverni di una volta, che piuttosto che togliere la neve conveniva scavarci delle gallerie e passarci in macchina!»
Giusto per non stare indietro, il dirimpettaio aumenta la posta:
- «E le nebbie...se le ricorda, quelle toste, belle dense, che ti pareva di entrare nella melassa e si affittavano i cani per ciechi, per riportarti a casa.»
Certo che, una tempo la natura faceva le cose per bene, senza mezze misure; oggi invece...
- «Oh, mi scusi. ora che l'ho sbrinata mi sono accorto che questa deve essere la sua - maledetto: sei l'unico nel condominio che l'ha presa uguale e la sera prima hai occupato il posto dove d'abitudine parcheggio! - io ce l'ho nella via dopo!»
E già, più avanti, nell'angolino...l'ultima rimasta in ghiacciaia, che gli altri sono già sgommati via.
Stavolta guardo la targa: si, è la mia vecchia.
Grattugia, accendino, carbonella, scaldino per le mani...la batteria sembra avere la tosse e la cinghia miagola come un gatto che viene spellato, ma ancora per oggi ce la fa, si avvia, borbotta, muggisce, mugola e poi prende ritmo regolare e i pistoni cominciano a dar di gomito;
Nell'attesa, anche le mie celluline grigie cominciano ad ingranare, scoppiettano, si chiamano, cominciano a tracciare le prime elementari reti di connessione; insomma: comincia il cazzeggio mentale.
Sarà per reagire al freddo che penso a qualcosa di caldo, contorcendomi in un gioco di associazioni strane: caldo, secco, siccità, carestia, povertà, decadenza, miseria, fame, scomparsa...i Maya!
- «Beppe, più che spruzzare sul vetro per togliere la parti appannate, dovresti infilare la cannuccia nell'orecchio e togliere la patina dal cervello!»
No, no, un momento, c'ho la faccia ma non sono scemo: l'ho presa da lontano, ma ora c'arrivo, al nocciolo della questione.
Non è colpa mia se la profezia, più che la storia di quelli ce la stanno smarronando un giorno si e l'altro pure.
Prima c'era il famoso "Mille e non più mille!", poi ti ripropongono il Giovanni, quello dell'Apocalisse, che dopo una mangiata di carbonara con le cotiche vede peste e corna a non finire...anzi, no: a finire il mondo, certo che si.
Driiin...driin...driiiiiiiiin
- «Chi è?»
- «Cosa ne pensa della fine del mondo?»
E rieccoli, quelli dei Testimoni di Geova.
- «Aspetti, che guardo se c'ho impegni, per quella data!»
Ora è il momento dei Maya, del loro calendario da sfigati che, non essendoci più, non possono aggiornare.
Durarono una manciata si secoli e, come tutti i grandi imperi, si fecero dal nulla, raggiunsero l'apice della grandezza, cominciarono a perdere colpi per poi arrivare alla rottamazione;
ne più, ne meno che per tutto l'ordine delle cose e del creato: si nasce, si cresce, si invecchia e si muore.
La vita è uno dei film dove il gusto si sente nello scorrere dei fotogrammi, che la fine già la si sa.
Giusto per non rovinare del tutto la festa agli spettatori, qualcuno ha messo in giro la voce che no, ci sarà un secondo tempo e l'essere morti stecchiti è come l'intervallo: giusto il tempo di andare a prendere i pop corn per poi rimettersi seduto e godersi il classico colpo di scena, il finale ad effetto, dove tutto s'aggiusta per il meglio e tutti vissero felici e contenti.
Vabbè, la storia dell'uomo è fatta di migrazioni, anche se questa non troverà il nuovo, ma il trapasso sarà per "l'altro" mondo.
Beh, morale della favola: la vita scorre lesta, tutte le cose passano, noi pure.
Nel nostro corpo, siamo in affitto: prima o dopo c'arriva lo sfratto.
Visto che non possiamo farci nulla, ridiamoci o piangiamoci sopra, secondo la disposizione di ognuno.
Magari esorcizziamo la dipartita, andiamo a vederci un bel filmone catastrofico, con crolli, inondazioni, incendi, eruzioni vulcaniche, terremoti, macerie, morti, appestati e chi più ne ha, ne metta.
Magari - perché no? - proprio "2012", del regista Roland Emmerich.
L'antica popolazione mesoamericana, aveva preparato un calendario complesso, basato su diversi cicli terrestri: il tredicesimo si conclude proprio tra poco, e i nostri amici Maya null'altro avevano proposto dopo.
Qualche Fantozzi dei giorni nostri ha pensato: vuoi vedere che quelli non ce l'hanno voluto dire, ma aggiunte non ne hanno fatte perché siamo arrivati alla canna del gas?
Abituati a vedere il bicchiere mezzo vuoto, neppure questi baciati dalla scalogna arrivano a supporre che, semplicemente, dopo il tredici, magari si ricomincia da uno, e via così, all'infinito;
o magari, quei nostri antenati c'avevano da pensare a siccità e pestilenze, a sopravvivere, e il calendario, chi cazzo ci aveva più voglia di pensarci, che il tempo loro magari era già risicato.
No, no, no, Beppe, dacci retta: lascia tutto, vestiti di stracci, vai nel deserto, mangia miele e cavallette e aspetta la fine.
Giusto per farmi una idea, di che morte devo morire...e dai, Roland: facce ride!
Notre Dame va in pezzi, così come l'abbazia di Westminster, il Big Ben, si sbriciola il Cristo Redentore, che sovrasta Rio de Janeiro e va in polvere la Casa Bianca , il Congresso di Washington e il Vaticano, con San Pietro e il cupolone.
La Kaaba alla Mecca no, come tanto altro dell'altra sponda!
Sarà in ragione della qualità della malta, del cemento del gesso...le fondamenta, le nervature, i pilastri, le colonne, i muraglioni, fatti come...dio comanda?
No: merito del coniglio!
Qui, certamente, anche uno dei pochi che mi legge - e mi regge - arrivato a fatica, getterà la spugna.
- «E no, Beppe ! Sei un caso umano e cerchiamo di accudirti, ma non puoi chiedere l'impossibile!»
A costo di far scappare pure i rimasti, ribadisco: la Kaaba sta in piedi grazie ad un coniglio!
- «Far crollare il Vaticano non comporta alcun rischio: i cattolici non mi condanneranno a morte; far sprofondare la Mecca mi avrebbe procurato una fatwa dagli islamici!»
Ah, Roland...Roland Cuor di Coniglio: su te poggia la Kaaba.
- «Non credo nella religione organizzata.»
E allora, muoia pure il Vaticano con tutti i Filistei!
"2012", la fine del mondo.
- «La fede e la religione non possono aiutarti in momenti così, perché se c'è un terremoto non ti rifugi in una Chiesa: ti può cadere in testa.»
Hai ragione Roland Cuor di Coniglio...e allora vai, con la mia benedizione...vai...
- «Roland: ma và a...kaaba!»
Io, secondo me...14.11.2009
mercoledì 11 novembre 2009
martedì 10 novembre 2009
Vermi e boccaloni
Il persico trota è chiamato anche Boccalone: ha bocca molto grossa, con una mascella inferiore prominente e rivolta verso l'alto, ed è molto vorace;
Prendi un verme, infilzalo sull'amo e getta l'esca: i Boccaloni sono i primi ad abboccare, data la predisposizione ad ingoiare di tutto;
aggancia il lombrico, fallo agitare e vedi che pesca miracolosa: meglio del cagnotto non c'è nulla!
Il migliore della specie, il bacherozzo d'oro, si chiama Richard Goldstone, quello del rapporto delle Nazioni Unite il giudice che accusa Israele di crimini di guerra al pari, tanto per intendersi, del genocidio degli Hutu, in Ruanda, e delle milizie serbo-bosniache di Karadzic, nell'ex Jugoslavia.
- «Il rapporto Goldstone ha il mio sostegno», gli fa eco il pappagallo sulla spalla, il pavido e tremebondo budino, il segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon, quello che offrì immagine esilarante a Baghdad quando, durante una conferenza stampa, sentendo un'esplosione in lontananza, si rifugiò sotto il tavolo tra risolini e sguardi divertiti dei presenti.
Questo ammasso di gelatina, meglio di altri allora avrebbe dovuto capire chi, sotto le esplosioni, c'è e ci sta da anni:
dodicimila razzi palestinesi sono caduti sulle città di Sderot e Ashkelon, per nove anni mentre, dalla fine dell'operazione israeliana a Gaza, ne sono arrivati altri trecento, con una media di uno al giorno.
Le Forze di Difesa israeliane, con l'Operazione Piombo Fuso, dopo tanto stillicidio, risposero semplicemente alle provocazioni quotidiane di una masnada di coglioni, che giornalmente giocano al tirassegno, sparando razzi sopra le teste d'innocenti, con il sistema 'ndo cojo, cojo, a casaccio: a chi tocca, tocca.
L'azione dell'esercito israeliano a Gaza fu lanciata proprio per fermare i razzi su Sderot.
Inutile: Hamas è un'accozzaglia d'assassini, specializzati in alta macelleria, e altro mestiere non conoscono, per altrimenti trovare di fare, nella vita.
La pace, per questi, equivarrebbe ad una iattura: l'estrema specializzazione, una volta rimosso o variato l'ambiente li porterebbe ad estinzione e quindi, "Mors tua vita mea", la tua morte è la mia vita.
Te li vedi quelli di Hamas, zappare la terra, tosare le pecore, mungere le vacche e pascolare le capre?
Ora, con il fucile a tracolla, con tracotanza sono a fare gli sboroni, i bauscia, i bulli, sollevandosi dai comuni mortali in forza...della forza.
Gaza non è stata una conquista, ma una concessione: l'hanno spianata per farne una caserma e un deposito d'armi, cominciando da subito a stirarla per farne appoggio per i razzi.
La guerra sanno fare, e normale è, per la specie cui appartengono, comportarsi da predatori, anche tra loro quando, in disaccordo sui metodi di caccia, sono venuti alle mani con quelli del branco Al-Fatah.
Botte e morti da orbi, al grido di "Vinca il peggiore"!
I vermetti alla Goldstone o alla Ban ki-Moon li usano per accalappiare i gonzi, i Boccaloni dei paesi nostri, che li ingrassano con palate di palanche, assegni subito girati agli armaioli, che li foraggiano.
Crimini di guerra...Israele?
Andassero a Sderot o Ashkelon, al primo allarme, mentre Ban ki-Moon scava con le mani, Goldstone sarebbe già in buca, meglio di un tarlo nel legno: ma gli stronzetti sono al coperto, nel bel palazzone di vetro, su comode poltroncine imbottite di bambagia e con lauti stipendi!
Per nove anni - e ancora non è finita - sono piovuti missili, sulla gente di Israele, tra l'indifferenza di simili personaggi, nullità assolute, vigliacche rappresentazioni degli strisci da terra, vermi per Boccaloni.
Giochiamo a "Tu dai una cosa a me, io do una cosa a te": un razzo a me, uno a te.
Immagino i cani da riporto razza Ban ki-Moon e Goldstone: chiederebberero di bombardare Israele con la bomba atomica!
Se al posto di Gilad Shalit, il soldato israeliano rapito il 25 giugno del 2006, ci fosse stata una fetenzia di Hamas, sarebbero ancora a piagnucolare per l'inumano trattamento, ma per Gilad no: è solo un ebreo!
Quando gli alleati sbarcarono nel sud Italia, alla fine della seconda Guerra Mondiale, si portarono dietro dei preservativi: avevano la bustina dorata, ed erano appunto chiamati "Gold One", da noi storpiato in "Goldone".
- «Il mio nome è Richard...Richard Goldone!»
Suona bene, non c'è che dire.
Io, secondo me...10.11.2009
Prendi un verme, infilzalo sull'amo e getta l'esca: i Boccaloni sono i primi ad abboccare, data la predisposizione ad ingoiare di tutto;
aggancia il lombrico, fallo agitare e vedi che pesca miracolosa: meglio del cagnotto non c'è nulla!
Il migliore della specie, il bacherozzo d'oro, si chiama Richard Goldstone, quello del rapporto delle Nazioni Unite il giudice che accusa Israele di crimini di guerra al pari, tanto per intendersi, del genocidio degli Hutu, in Ruanda, e delle milizie serbo-bosniache di Karadzic, nell'ex Jugoslavia.
- «Il rapporto Goldstone ha il mio sostegno», gli fa eco il pappagallo sulla spalla, il pavido e tremebondo budino, il segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon, quello che offrì immagine esilarante a Baghdad quando, durante una conferenza stampa, sentendo un'esplosione in lontananza, si rifugiò sotto il tavolo tra risolini e sguardi divertiti dei presenti.
Questo ammasso di gelatina, meglio di altri allora avrebbe dovuto capire chi, sotto le esplosioni, c'è e ci sta da anni:
dodicimila razzi palestinesi sono caduti sulle città di Sderot e Ashkelon, per nove anni mentre, dalla fine dell'operazione israeliana a Gaza, ne sono arrivati altri trecento, con una media di uno al giorno.
Le Forze di Difesa israeliane, con l'Operazione Piombo Fuso, dopo tanto stillicidio, risposero semplicemente alle provocazioni quotidiane di una masnada di coglioni, che giornalmente giocano al tirassegno, sparando razzi sopra le teste d'innocenti, con il sistema 'ndo cojo, cojo, a casaccio: a chi tocca, tocca.
L'azione dell'esercito israeliano a Gaza fu lanciata proprio per fermare i razzi su Sderot.
Inutile: Hamas è un'accozzaglia d'assassini, specializzati in alta macelleria, e altro mestiere non conoscono, per altrimenti trovare di fare, nella vita.
La pace, per questi, equivarrebbe ad una iattura: l'estrema specializzazione, una volta rimosso o variato l'ambiente li porterebbe ad estinzione e quindi, "Mors tua vita mea", la tua morte è la mia vita.
Te li vedi quelli di Hamas, zappare la terra, tosare le pecore, mungere le vacche e pascolare le capre?
Ora, con il fucile a tracolla, con tracotanza sono a fare gli sboroni, i bauscia, i bulli, sollevandosi dai comuni mortali in forza...della forza.
Gaza non è stata una conquista, ma una concessione: l'hanno spianata per farne una caserma e un deposito d'armi, cominciando da subito a stirarla per farne appoggio per i razzi.
La guerra sanno fare, e normale è, per la specie cui appartengono, comportarsi da predatori, anche tra loro quando, in disaccordo sui metodi di caccia, sono venuti alle mani con quelli del branco Al-Fatah.
Botte e morti da orbi, al grido di "Vinca il peggiore"!
I vermetti alla Goldstone o alla Ban ki-Moon li usano per accalappiare i gonzi, i Boccaloni dei paesi nostri, che li ingrassano con palate di palanche, assegni subito girati agli armaioli, che li foraggiano.
Crimini di guerra...Israele?
Andassero a Sderot o Ashkelon, al primo allarme, mentre Ban ki-Moon scava con le mani, Goldstone sarebbe già in buca, meglio di un tarlo nel legno: ma gli stronzetti sono al coperto, nel bel palazzone di vetro, su comode poltroncine imbottite di bambagia e con lauti stipendi!
Per nove anni - e ancora non è finita - sono piovuti missili, sulla gente di Israele, tra l'indifferenza di simili personaggi, nullità assolute, vigliacche rappresentazioni degli strisci da terra, vermi per Boccaloni.
Giochiamo a "Tu dai una cosa a me, io do una cosa a te": un razzo a me, uno a te.
Immagino i cani da riporto razza Ban ki-Moon e Goldstone: chiederebberero di bombardare Israele con la bomba atomica!
Se al posto di Gilad Shalit, il soldato israeliano rapito il 25 giugno del 2006, ci fosse stata una fetenzia di Hamas, sarebbero ancora a piagnucolare per l'inumano trattamento, ma per Gilad no: è solo un ebreo!
Quando gli alleati sbarcarono nel sud Italia, alla fine della seconda Guerra Mondiale, si portarono dietro dei preservativi: avevano la bustina dorata, ed erano appunto chiamati "Gold One", da noi storpiato in "Goldone".
- «Il mio nome è Richard...Richard Goldone!»
Suona bene, non c'è che dire.
Io, secondo me...10.11.2009
mercoledì 4 novembre 2009
Me giren i ball
Cinquemila euro per danni morali...ma di che sono fatti i bambolotti della Soile Lautsi, di gelatina?
Ti vedono il Crocefisso e a schifio finisce: vanno in depressione e se la fanno sotto, come i vampiri con le trecce d'aglio;
Viviamo in una società dell'immagine, dove pure una boccetta di profumo richiama simboli fallici, puttane e puttanieri sono a raccontare la loro e ogni qual cosa voglia trovare mercato troneggia su gigantografie pubblicitarie, stimolanti sott'ombelicali, distribuite in ogni dove;
i tossici si bucano per strada, magari nell'androne della nostra portineria, così che trovare siringhe e profilattici e superiore al rischio di pestare merda di cane;
nelle scuole, tra bulli e zoccolette, che la danno via per una ricarica del telefono o un paio di scarpette nuove, rischi di iscrivere il pargolo a mezzo tra un fight club e un bordello, dove le dai o la dai.
Televisione e carta stampata ormai provocano pruriti e arrapamenti, con abbondanza di notizie ed immagini, tra tettume, chiappe, culi, culattoni e culatelli, zoccolame e mignotteria: partizioni di sesso e carnazza la fanno da maestro, salgono in cattedra e insegnano ai normali che gli anormali ormai sono loro, schiacciati dal numero di tante trombe, trombette, tromboni e trombati.
Sei un pirla, ma di bella presenza?
Sali sullo sgabello, diventi "Tronista" e, da lassù, dispensi specchietti e collanine ai selvaggi, un poco più sotto.
- «Mi sono fatto tua moglie!» dice il vicino di casa al marito cornutazzo;
Quello oggi ti guarda e rispode:
- «Sciocchino: cosa ha lei più di me?»
Bene: in un mondo che gira a rovescio, in un bailamme di fantasmagorie e sirene tutt'attorno, di che cosa si scandalizzano e si preoccupano le Soile Lautsi, per il bene dei propri mostriciattoli?
Ma del Crocifisso, no!
Fa impressione quel coso appesa là, nudo come un verme, inchiodati piedi e mani, un roveto in testa e il costato aperto come una busta;
Magari fa anche un poco schifo, quel sangue che cola.
E poi, con quella faccia da...madonnina infilzata, sofferente, pietosa, quel godere nel farsi male perché "Dio lo vuole", l'aria da reietto e abbandonato ma accusatoria, che ti fa sentire in colpa, una carogna...mette a disagio, che doveva morire in silenzio, senza fare tanta cagnara, non disturbando il sonno e la coscienza del di noi venire.
Soile Lautsi ha somatizzato tutto questo, che gli avrà rallentato la crescita, fatto venire le emorroidi, l'insonnia, la ritenzione di liquidi e il travaso di bile, le zampe di gallina e le smagliature e le sue cose.
- «Ebbene sì», sembra dire «avete fatto di me quel che volevate, ma ai figli no; I figli so' piezz'e core e non si toccano, che il Crocefisso nelle scuole potrebbe bloccarne la pubertà, sballandone gli ormoni, a crescere peli e pisello alla Federica e patatina e zinne al Filippo.»
Danni morali...la Lautsi s'appella alla Corte Europea che, essendo asessuata di suo, neutra più che neutrale, viva come un fiore reciso, le da ragione, catalogando l'incrocio legnoso come "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni, alla libertà di religione degli alunni;
Nella generazione Soile la progenie segue la regola della femminista sessantottina che, unendo i pollici e gli indici delle mani, in forma di fessura bislunga, urlava che: «È mia e la gestisco io!»
Un Crocefisso ha abbattuto i loro muri, i fili spinati, le purghe e tutto un mondo d'utopie, violento e costrittivo:
la vendetta è un piatto che si consuma freddo e il giocattolo rotto reclama rappresaglie, rabbiosa eredità da passare a testimone, rivalsa e rivincita delle proprie brucianti e umilianti sconfitte.
Quanto odio e rancore deve avere masticato la Soile Lautsi, all'ombra dei Crocefissi.
- «Figlio mio: un giorno tutto questo sarà tuo» ed ecco il travaso di bile, l'imbeccata, il verme passato all'implume che, una volta cresciuto, continuerà a portare avanti l'allergia alla Croce, al suo inquilino e a quanti lo usano come esorcismo, per scacciare demoni possessioni maligne.
E quelli, i più, a cui il legno da sicurezza, fede, fiducia, coraggio, non dovrebbero anch'essi ricorrere alla Corte europea il togliere quella scheggia è "una violazione alla libertà di manifestare le proprie convinzioni, una violazione alla libertà di religione dei credenti"?
siamo ad un passo dall'accettare o manifestare rassegnazione a ricevere o subire regole e leggi di pastori, dal burqa alla sharia, dall'infibulazione al dimezzamento del valore della donna, ma si vorrà mica mettere la prevaricazione del Crocefisso, eh?
La Croce non è solo il richiamare una religione, ma anche a ricordare storia e radici, identità e cultura;
Nessuno impedirà alle Soile Lautsi di dir la loro, ma di contare più di quanto rappresentano, si.
E, alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo e alle Soile Lautsi, raccomando:
- «Faciteve 'e cazze vuoste!»
Come quel Crocefisso, che non ha mai obbligato nessuno a prendere tessera di partito e, se proprio non piace, male fa solo se cede il chiodino e ti cade in testa.
Passate oltre, iatevinne, andate, vai... va da via i ciap!
Io, secondo me...04.11.2009
Ti vedono il Crocefisso e a schifio finisce: vanno in depressione e se la fanno sotto, come i vampiri con le trecce d'aglio;
Viviamo in una società dell'immagine, dove pure una boccetta di profumo richiama simboli fallici, puttane e puttanieri sono a raccontare la loro e ogni qual cosa voglia trovare mercato troneggia su gigantografie pubblicitarie, stimolanti sott'ombelicali, distribuite in ogni dove;
i tossici si bucano per strada, magari nell'androne della nostra portineria, così che trovare siringhe e profilattici e superiore al rischio di pestare merda di cane;
nelle scuole, tra bulli e zoccolette, che la danno via per una ricarica del telefono o un paio di scarpette nuove, rischi di iscrivere il pargolo a mezzo tra un fight club e un bordello, dove le dai o la dai.
Televisione e carta stampata ormai provocano pruriti e arrapamenti, con abbondanza di notizie ed immagini, tra tettume, chiappe, culi, culattoni e culatelli, zoccolame e mignotteria: partizioni di sesso e carnazza la fanno da maestro, salgono in cattedra e insegnano ai normali che gli anormali ormai sono loro, schiacciati dal numero di tante trombe, trombette, tromboni e trombati.
Sei un pirla, ma di bella presenza?
Sali sullo sgabello, diventi "Tronista" e, da lassù, dispensi specchietti e collanine ai selvaggi, un poco più sotto.
- «Mi sono fatto tua moglie!» dice il vicino di casa al marito cornutazzo;
Quello oggi ti guarda e rispode:
- «Sciocchino: cosa ha lei più di me?»
Bene: in un mondo che gira a rovescio, in un bailamme di fantasmagorie e sirene tutt'attorno, di che cosa si scandalizzano e si preoccupano le Soile Lautsi, per il bene dei propri mostriciattoli?
Ma del Crocifisso, no!
Fa impressione quel coso appesa là, nudo come un verme, inchiodati piedi e mani, un roveto in testa e il costato aperto come una busta;
Magari fa anche un poco schifo, quel sangue che cola.
E poi, con quella faccia da...madonnina infilzata, sofferente, pietosa, quel godere nel farsi male perché "Dio lo vuole", l'aria da reietto e abbandonato ma accusatoria, che ti fa sentire in colpa, una carogna...mette a disagio, che doveva morire in silenzio, senza fare tanta cagnara, non disturbando il sonno e la coscienza del di noi venire.
Soile Lautsi ha somatizzato tutto questo, che gli avrà rallentato la crescita, fatto venire le emorroidi, l'insonnia, la ritenzione di liquidi e il travaso di bile, le zampe di gallina e le smagliature e le sue cose.
- «Ebbene sì», sembra dire «avete fatto di me quel che volevate, ma ai figli no; I figli so' piezz'e core e non si toccano, che il Crocefisso nelle scuole potrebbe bloccarne la pubertà, sballandone gli ormoni, a crescere peli e pisello alla Federica e patatina e zinne al Filippo.»
Danni morali...la Lautsi s'appella alla Corte Europea che, essendo asessuata di suo, neutra più che neutrale, viva come un fiore reciso, le da ragione, catalogando l'incrocio legnoso come "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni, alla libertà di religione degli alunni;
Nella generazione Soile la progenie segue la regola della femminista sessantottina che, unendo i pollici e gli indici delle mani, in forma di fessura bislunga, urlava che: «È mia e la gestisco io!»
Un Crocefisso ha abbattuto i loro muri, i fili spinati, le purghe e tutto un mondo d'utopie, violento e costrittivo:
la vendetta è un piatto che si consuma freddo e il giocattolo rotto reclama rappresaglie, rabbiosa eredità da passare a testimone, rivalsa e rivincita delle proprie brucianti e umilianti sconfitte.
Quanto odio e rancore deve avere masticato la Soile Lautsi, all'ombra dei Crocefissi.
- «Figlio mio: un giorno tutto questo sarà tuo» ed ecco il travaso di bile, l'imbeccata, il verme passato all'implume che, una volta cresciuto, continuerà a portare avanti l'allergia alla Croce, al suo inquilino e a quanti lo usano come esorcismo, per scacciare demoni possessioni maligne.
E quelli, i più, a cui il legno da sicurezza, fede, fiducia, coraggio, non dovrebbero anch'essi ricorrere alla Corte europea il togliere quella scheggia è "una violazione alla libertà di manifestare le proprie convinzioni, una violazione alla libertà di religione dei credenti"?
siamo ad un passo dall'accettare o manifestare rassegnazione a ricevere o subire regole e leggi di pastori, dal burqa alla sharia, dall'infibulazione al dimezzamento del valore della donna, ma si vorrà mica mettere la prevaricazione del Crocefisso, eh?
La Croce non è solo il richiamare una religione, ma anche a ricordare storia e radici, identità e cultura;
Nessuno impedirà alle Soile Lautsi di dir la loro, ma di contare più di quanto rappresentano, si.
E, alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo e alle Soile Lautsi, raccomando:
- «Faciteve 'e cazze vuoste!»
Come quel Crocefisso, che non ha mai obbligato nessuno a prendere tessera di partito e, se proprio non piace, male fa solo se cede il chiodino e ti cade in testa.
Passate oltre, iatevinne, andate, vai... va da via i ciap!
Io, secondo me...04.11.2009
martedì 3 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
Open space
C'era una volta...
vuoi che fosse una principessa, vuoi un principe;
allora c'avevo le braghette corte e il moccio al naso e leggevo i fumetti de Il Monello, dove c'era anche la bella principessa Fiordistella: sognatrice, romantica, con fattezze per nulla delle indiane dell'India, ma lì stava, attorniata da tigri e incantatori di serpenti, da minareti e poveracci, avvolti in stracci;
una fiera aristocrazia, mai oppressiva e sfruttatrice: nobiltà, di natali e pure nell'animo.
Come gli avrebbe detto Fantozzi, lo sfigato impiegato dei giorni nostri: «Come è umana lei.»
Le prime turbe giovanili, il massimo dell'ardimento e dell'azzardo, era poi il passare oltre, a divenire più grandi, a sfogliare l'Intrepido, giornalino proibito, messo quasi all'indice, con personaggi quasi speculari a quelli del Monello. Al posto di Fiordistella, ecco Chiomadoro, il "Principe del sogno", l'eroe alto, bello, forte e invincibile, cui tutti si vorrebbe somigliare.
Poi, il brutto risveglio: tutto ha subito un'accelerazione, ed eccomi tondo, pelato, rimbambito, rincoglionito e prossimo alla rottamazione, a leggere le avventure di "Chiappe d'Oro", che se principe mai è, sarebbe quello del foro, ma non avvocatizio;
«Aho, c'è uno grosso che lo chiamano chiappe d'oro per come je piace!»
Così c'ha spiegato il povero Gianguarino Cafasso, "Er mejo spacciatore e pappone de Roma", morto da poco per eccessi di drogheria, mentre tentava di vendere i video dello scandalo, quelli che dovrebbero darci uno...spaccato della nuova Repubblica, che dalla nascita alla morte ricorda la storia del fisico Stephen Hawking: "Dal big bang ai buchi neri".
"Sic transit gloria mundi", così passa la gloria del mondo: in questo modo San Paolo definisce la condizione umana, in una delle sue epistole.
Povero Paolino, che oggi sarebbe a dire:
"Sic trans gloria mundi", qui, dalla trans Gloria, il mondo, e non certo ai suoi piedi.
Ebbene sì: l'unica certezza nella vita e che ci si avvizzisce e poi si muore, e allora...diamoci dentro!
"Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia [...] oggi sian, giovani e vecchi, lieti ognun, femmine e maschi [...] facciam festa tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza"; questo andava poetando, cinque secoli fa, Lorenzo il Magnifico.
Una sniffatina di qua, una trombata di là...chi vuol esser lieto, sia.
Poveri i nostri vecchi che, al grido di "Meglio vivere di rimorsi che di rimpianti", consumavano il loro cornetto, e non in latteria.
Qaundo scoperti, eran dolori!
La moglie li randellava per bene, urlando loro: «Vechio porco! Cosa ha quella più di me?»
Oggi no. Non lo dice più. Lo sa, cosa hanno più di lei...la Luana, la Palomina, la Tiffany, la Maira, la Camilla, la Brenda e la Natalì; e, dove manca il pendolo, quelli, meglio di lei, ormai sono a donare i migliori...ani della loro vita.
Chiappe d'oro...dal "punto G" al "lato B", e magari ti trovi pure quello che ti dice «Beato te: sei nato con la camicia; ai miei tempi, invece...»
E già, ti viene proprio da rispondere: «Vero. Pensa che culo che c'ho avuto!»
Ma sono cambiate le regole della strada: una volta, chi tamponava, pagava, e chi si trovava violato il didietro, era risarcito;
ora, non più: i ruoli si sono...come dire...non mi viene la parola...ecco, si: invertiti.
Ti fermi per allacciarti le scarpe e - zac! - alla Brendona gli si rompono i freni...inibitori.
La cosa brucia, ma mi dicono che i tempi sono cambiati e io sono rimasto indietro;
io forse, ma altri sono "in dietro", che se proprio devo leggere la targa di chi mi precede, spero sempre quella di una bella donna, e pure vorrei fosse questa che mi segue, e mai un paracarro, messo di traverso.
C'era una volta...il bel cavaliere che, lancia in resta, salvava la bella principessa.
Oggi c'è la Brenda, con la lancia in resta, e la fiaba scorre liscia, non più però come l'olio, che è meglio la vaselina.
Ma io sono superato, dal nuovo che avanza: i miei schemi mentali sono muffi, così come l'apertura mentale ma, di questi tempi, è meglio avere stretta questa come altre cose.
C'era una volta una bella principessa, con le chiome d'oro, splendenti come il sole.
Principessa l'è morta: oggi, d'oro, son rimaste solo le chiappe.
- «Beppe: son cazzi loro!» mi si dice.
Vero.
Ma io stavo tranquillo, prima che spuntasse la repubblica, quella cartacea, delle banane, che cominciò a smarronarmi gli zebedei riempiendo le giornate delle vacanze con le fotografie del pisello di Topolanek, nudo sul balcone della villa di Berlusconi; e pure la D'Addario, di professione "escort", quella che, sempre in casa d'altri, ci va con il telefonino, per filmare a colori, meglio se con le luci rosse;
Forse sono i provini per un nuovo "L'albero delle zoccole", girato in cinemascopata, più che in cinemascope?
Finiti i tempi del "Non te la do", dell’illibata Maria Teresa Goretti :"No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all'inferno", per essere bucherellata a punteruolo, dal giovane arrapato respinto.
Oggi, ci sono le Patrizie, "escort" ad un tanto a botta, che all'inferno mandano te, usando il telefonino al posto del punteruolo.
Il povero Marrazzo ne sa qualcosa, che in mutande c'è rimasto per colpa della recessione, recedendo, appunto.
- «Se vado avanti seguitemi, se indietreggio uccidetemi!», raccomandava Mussolini.
C'aveva ragione.
Un volta si diceva: «Fatti da parte: questa è una cosa da uomini!»
Sempre attuale, e mai più vera.
Ed ecco perché persino un direttore di giornale cattolico minaccia la moglie del suo "moroso";
quella scostumata!
Forse che non l'aveva avvisata che "tra moglie e marito non mettere il dito", che quello gliel'aveva già messo lui, da allora per tutto il tempo a venire. O Avvenire.
E pensare che volevano pure fare una legge apposta, a tutela degli omosessuali.
Sicuramente poi sarebbe seguita quella per i Trans, le mignotte e compagnia bella.
Già ci sono leggi che tutelano: l'essere umano nella sua interezza, non solo dei quarti d'umanità.
Già ci si sente in imbarazzo, che se un marito tradisce la moglie con un altra donna, la sua s'incazza:
«Che figura mi fai fare con le amiche? Se proprio, scappa con il loro marito!»
Il giovane Albertino (gran bel fisico!) Einstein aveva ragione:
- «Tutto è relativo: dipende dal sistema di riferimento», inteso da dove uno guarda il fenomeno.
Dalla posizione, appunto.
Open space...basta con i confini, i muri, i pregiudizi, le calcificazioni, le chiusure.
Beh, ritorno alle mie letture.
"C'era una volta una bella principessa, dai capelli lunghi e biondi come il sole: si stava depilando, quando sbucò il principe Chiappe d'Oro..."
Non ci resta che stringere, anche i denti, e andare avanti;
mal che vada, in caso d'incidente, rimane la constatazione amichevole: chi SI rompe paga, e i cocci sono suoi.
Io, secondo me...02.11.2009
vuoi che fosse una principessa, vuoi un principe;
allora c'avevo le braghette corte e il moccio al naso e leggevo i fumetti de Il Monello, dove c'era anche la bella principessa Fiordistella: sognatrice, romantica, con fattezze per nulla delle indiane dell'India, ma lì stava, attorniata da tigri e incantatori di serpenti, da minareti e poveracci, avvolti in stracci;
una fiera aristocrazia, mai oppressiva e sfruttatrice: nobiltà, di natali e pure nell'animo.
Come gli avrebbe detto Fantozzi, lo sfigato impiegato dei giorni nostri: «Come è umana lei.»
Le prime turbe giovanili, il massimo dell'ardimento e dell'azzardo, era poi il passare oltre, a divenire più grandi, a sfogliare l'Intrepido, giornalino proibito, messo quasi all'indice, con personaggi quasi speculari a quelli del Monello. Al posto di Fiordistella, ecco Chiomadoro, il "Principe del sogno", l'eroe alto, bello, forte e invincibile, cui tutti si vorrebbe somigliare.
Poi, il brutto risveglio: tutto ha subito un'accelerazione, ed eccomi tondo, pelato, rimbambito, rincoglionito e prossimo alla rottamazione, a leggere le avventure di "Chiappe d'Oro", che se principe mai è, sarebbe quello del foro, ma non avvocatizio;
«Aho, c'è uno grosso che lo chiamano chiappe d'oro per come je piace!»
Così c'ha spiegato il povero Gianguarino Cafasso, "Er mejo spacciatore e pappone de Roma", morto da poco per eccessi di drogheria, mentre tentava di vendere i video dello scandalo, quelli che dovrebbero darci uno...spaccato della nuova Repubblica, che dalla nascita alla morte ricorda la storia del fisico Stephen Hawking: "Dal big bang ai buchi neri".
"Sic transit gloria mundi", così passa la gloria del mondo: in questo modo San Paolo definisce la condizione umana, in una delle sue epistole.
Povero Paolino, che oggi sarebbe a dire:
"Sic trans gloria mundi", qui, dalla trans Gloria, il mondo, e non certo ai suoi piedi.
Ebbene sì: l'unica certezza nella vita e che ci si avvizzisce e poi si muore, e allora...diamoci dentro!
"Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia [...] oggi sian, giovani e vecchi, lieti ognun, femmine e maschi [...] facciam festa tuttavia. Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza"; questo andava poetando, cinque secoli fa, Lorenzo il Magnifico.
Una sniffatina di qua, una trombata di là...chi vuol esser lieto, sia.
Poveri i nostri vecchi che, al grido di "Meglio vivere di rimorsi che di rimpianti", consumavano il loro cornetto, e non in latteria.
Qaundo scoperti, eran dolori!
La moglie li randellava per bene, urlando loro: «Vechio porco! Cosa ha quella più di me?»
Oggi no. Non lo dice più. Lo sa, cosa hanno più di lei...la Luana, la Palomina, la Tiffany, la Maira, la Camilla, la Brenda e la Natalì; e, dove manca il pendolo, quelli, meglio di lei, ormai sono a donare i migliori...ani della loro vita.
Chiappe d'oro...dal "punto G" al "lato B", e magari ti trovi pure quello che ti dice «Beato te: sei nato con la camicia; ai miei tempi, invece...»
E già, ti viene proprio da rispondere: «Vero. Pensa che culo che c'ho avuto!»
Ma sono cambiate le regole della strada: una volta, chi tamponava, pagava, e chi si trovava violato il didietro, era risarcito;
ora, non più: i ruoli si sono...come dire...non mi viene la parola...ecco, si: invertiti.
Ti fermi per allacciarti le scarpe e - zac! - alla Brendona gli si rompono i freni...inibitori.
La cosa brucia, ma mi dicono che i tempi sono cambiati e io sono rimasto indietro;
io forse, ma altri sono "in dietro", che se proprio devo leggere la targa di chi mi precede, spero sempre quella di una bella donna, e pure vorrei fosse questa che mi segue, e mai un paracarro, messo di traverso.
C'era una volta...il bel cavaliere che, lancia in resta, salvava la bella principessa.
Oggi c'è la Brenda, con la lancia in resta, e la fiaba scorre liscia, non più però come l'olio, che è meglio la vaselina.
Ma io sono superato, dal nuovo che avanza: i miei schemi mentali sono muffi, così come l'apertura mentale ma, di questi tempi, è meglio avere stretta questa come altre cose.
C'era una volta una bella principessa, con le chiome d'oro, splendenti come il sole.
Principessa l'è morta: oggi, d'oro, son rimaste solo le chiappe.
- «Beppe: son cazzi loro!» mi si dice.
Vero.
Ma io stavo tranquillo, prima che spuntasse la repubblica, quella cartacea, delle banane, che cominciò a smarronarmi gli zebedei riempiendo le giornate delle vacanze con le fotografie del pisello di Topolanek, nudo sul balcone della villa di Berlusconi; e pure la D'Addario, di professione "escort", quella che, sempre in casa d'altri, ci va con il telefonino, per filmare a colori, meglio se con le luci rosse;
Forse sono i provini per un nuovo "L'albero delle zoccole", girato in cinemascopata, più che in cinemascope?
Finiti i tempi del "Non te la do", dell’illibata Maria Teresa Goretti :"No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all'inferno", per essere bucherellata a punteruolo, dal giovane arrapato respinto.
Oggi, ci sono le Patrizie, "escort" ad un tanto a botta, che all'inferno mandano te, usando il telefonino al posto del punteruolo.
Il povero Marrazzo ne sa qualcosa, che in mutande c'è rimasto per colpa della recessione, recedendo, appunto.
- «Se vado avanti seguitemi, se indietreggio uccidetemi!», raccomandava Mussolini.
C'aveva ragione.
Un volta si diceva: «Fatti da parte: questa è una cosa da uomini!»
Sempre attuale, e mai più vera.
Ed ecco perché persino un direttore di giornale cattolico minaccia la moglie del suo "moroso";
quella scostumata!
Forse che non l'aveva avvisata che "tra moglie e marito non mettere il dito", che quello gliel'aveva già messo lui, da allora per tutto il tempo a venire. O Avvenire.
E pensare che volevano pure fare una legge apposta, a tutela degli omosessuali.
Sicuramente poi sarebbe seguita quella per i Trans, le mignotte e compagnia bella.
Già ci sono leggi che tutelano: l'essere umano nella sua interezza, non solo dei quarti d'umanità.
Già ci si sente in imbarazzo, che se un marito tradisce la moglie con un altra donna, la sua s'incazza:
«Che figura mi fai fare con le amiche? Se proprio, scappa con il loro marito!»
Il giovane Albertino (gran bel fisico!) Einstein aveva ragione:
- «Tutto è relativo: dipende dal sistema di riferimento», inteso da dove uno guarda il fenomeno.
Dalla posizione, appunto.
Open space...basta con i confini, i muri, i pregiudizi, le calcificazioni, le chiusure.
Beh, ritorno alle mie letture.
"C'era una volta una bella principessa, dai capelli lunghi e biondi come il sole: si stava depilando, quando sbucò il principe Chiappe d'Oro..."
Non ci resta che stringere, anche i denti, e andare avanti;
mal che vada, in caso d'incidente, rimane la constatazione amichevole: chi SI rompe paga, e i cocci sono suoi.
Io, secondo me...02.11.2009
lunedì 26 ottobre 2009
giovedì 22 ottobre 2009
Yes we canna
Correva l'anno 2004, in quel del 31 dicembre: Roberto Dal Bosco, muratore di 29 anni, colpì Silvio Berlusconi con un cavalletto per fotografi, il fatidico treppiede;
alla prima affermazione da bullo, "L'ho fatto per togliermi uno sfizio", il Roby passa a fare il bava, con "È stata una bravata, per far colpo su alcune ragazze" per poi cercare di pararsi dalle conseguenze, con una mano davanti e l'altra dietro, alla vigliacca ritirata del "L'ho colpito involontariamente: volevo solo strattonarlo, ma il treppiede dell'apparecchiatura mi è sfuggito dopo aver perso l'equilibrio".
Scusa penosa, ma la zucca era quella del Presidente del Consiglio, Silvio Berluska, e quindi "Visto, si stampi!", sulla pelata dell'odiato.
Già da allora sotto la brace sortì un focherello, come su Indymedia dove, ad uno che diceva "Doveva tirare un mattone...se lo meritava...Dal Bosco, tu sei stato fortunato perché hai potuto realizzare il sogno di milioni d'italiani; hai messo in pratica il pensiero che ha accarezzato le menti di molti", un altro faceva coro con "Dal Bosco è un esempio: speriamo ke st'altra volta qualcuno tiri un colpo di rivoltella al duce Berlusconi".
La Rosy Bindi, quella che se l'è presa quando le hanno detto che "È più bella che intelligente", allora se ne uscì con un perfido "Doveva aspettarselo".
Già, proprio come le quindici vittime del Luca Bianchini, stupratore seriale e coordinatore del circolo del Torrino all'Eur, militanza Partito Democratico.
Dovevano aspettarselo, il cavallone invece che il cavalletto, e non in testa.
Che fortuna per la Rosy, non essere passata da quelle parti!
- «Ma, santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi!»
Matteo Mezzadri, coordinatore di circolo del Pd a Vignola e membro della segreteria provinciale dei Giovani Democratici di Modena, 22 anni, laureando in Ingegneria, ha pubblicato su Facebook questo deja vu, il già visto, anzi: già sentito.
Poco importa che poi le dimissioni siano presentate e accettate: la pancia aveva fatto i suoi venti, dopo il borbottio della pentola di fagioli, da tempi immemori sul fuoco.
Da tempo la sinistra ripete che siamo in un regime, che il Caimano è un pericolo, che l'Egoarca ( tradotto: chi, egoista e presuntuoso, pretende di imporre la propria autorità e la propria morale) è un tiranno;
e pure il Tontino di Pietro ci mette del suo, con forbito linguaggio: il Cavaliere è Mussolini, Hitler, Stalin, Videla, Saddam!
Morale della favola: la dittatura non si riforma, si abbatte!
Se solo una parte di queste angherie fosse stata applicata al e ai loro, i sinistri, da tempo, avrebbero già aperto gli armadi, imbracciato kalashnikov e grappoli di bombe a mano.
Fortuna che questo regime scassato non riesce a turare le falle dell'informazione, a mandare le sue squadracce a distruggere rotative, spaccar zucche e ungere con olio di ricino, che tanti spurghi sono a venirci tra i piedi, e chi dice di non essere libero cazzeggia come gli pare, vende libri, giornali e sputacchia, da radio e televisione, l'acido corrosivo della propria bile.
L'onda arriva da lontano, meticolosamente preparata, partendo dalla pellicola cinematografica.
"Shooting Silvio", prodotto nel 2006 ed uscito nel 2007: il protagonista è un giovane uomo, sempre più deluso dalla società, che identifica nel piccoletto l'incarnazione del male e decide di fermarlo a tutti i costi: prima con un libro-invettiva, poi, progettando addirittura di rapirlo e ucciderlo.
E "Ho ammazzato Berlusconi", del 2008, opera prima di Gianluca Rossi e Daniele Giometto, ispirato dal romanzo "L'omicidio Berlusconì" di Andrea Salieri, dove lo mettiamo?
- «L'abbiamo proposto a vari distributori di nicchia, ma il titolo e il contenuto del film, spaventano», dissero allora i suoi autori.»
Coraggio, Kompagni: la semina oggi promette buon raccolto.
Sulla rete ora spuntano come i funghi siti inneggianti all'impallinatura del Silvio:
a furia di inviare messaggi non più ormai subliminali, un coglione alla fine si trova, a sostituire un treppiede con la P38, come ai vecchi e nostalgici bei tempi.
Finalmente anche la sinistra potrà tornare alle sue feste ma, sotto la brace non ci saranno più costine e salamelle, ma "La gioiosa macchina da guerra" degli amici di merende, gli stellati a cinque punte;
allora apparirà il messia rosso, il condottiero carismatico, a poter dire:
- «Yes, we canna!».
Quella della pistola.
Io, secondo me...22.10.2009
alla prima affermazione da bullo, "L'ho fatto per togliermi uno sfizio", il Roby passa a fare il bava, con "È stata una bravata, per far colpo su alcune ragazze" per poi cercare di pararsi dalle conseguenze, con una mano davanti e l'altra dietro, alla vigliacca ritirata del "L'ho colpito involontariamente: volevo solo strattonarlo, ma il treppiede dell'apparecchiatura mi è sfuggito dopo aver perso l'equilibrio".
Scusa penosa, ma la zucca era quella del Presidente del Consiglio, Silvio Berluska, e quindi "Visto, si stampi!", sulla pelata dell'odiato.
Già da allora sotto la brace sortì un focherello, come su Indymedia dove, ad uno che diceva "Doveva tirare un mattone...se lo meritava...Dal Bosco, tu sei stato fortunato perché hai potuto realizzare il sogno di milioni d'italiani; hai messo in pratica il pensiero che ha accarezzato le menti di molti", un altro faceva coro con "Dal Bosco è un esempio: speriamo ke st'altra volta qualcuno tiri un colpo di rivoltella al duce Berlusconi".
La Rosy Bindi, quella che se l'è presa quando le hanno detto che "È più bella che intelligente", allora se ne uscì con un perfido "Doveva aspettarselo".
Già, proprio come le quindici vittime del Luca Bianchini, stupratore seriale e coordinatore del circolo del Torrino all'Eur, militanza Partito Democratico.
Dovevano aspettarselo, il cavallone invece che il cavalletto, e non in testa.
Che fortuna per la Rosy, non essere passata da quelle parti!
- «Ma, santo cielo, possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi!»
Matteo Mezzadri, coordinatore di circolo del Pd a Vignola e membro della segreteria provinciale dei Giovani Democratici di Modena, 22 anni, laureando in Ingegneria, ha pubblicato su Facebook questo deja vu, il già visto, anzi: già sentito.
Poco importa che poi le dimissioni siano presentate e accettate: la pancia aveva fatto i suoi venti, dopo il borbottio della pentola di fagioli, da tempi immemori sul fuoco.
Da tempo la sinistra ripete che siamo in un regime, che il Caimano è un pericolo, che l'Egoarca ( tradotto: chi, egoista e presuntuoso, pretende di imporre la propria autorità e la propria morale) è un tiranno;
e pure il Tontino di Pietro ci mette del suo, con forbito linguaggio: il Cavaliere è Mussolini, Hitler, Stalin, Videla, Saddam!
Morale della favola: la dittatura non si riforma, si abbatte!
Se solo una parte di queste angherie fosse stata applicata al e ai loro, i sinistri, da tempo, avrebbero già aperto gli armadi, imbracciato kalashnikov e grappoli di bombe a mano.
Fortuna che questo regime scassato non riesce a turare le falle dell'informazione, a mandare le sue squadracce a distruggere rotative, spaccar zucche e ungere con olio di ricino, che tanti spurghi sono a venirci tra i piedi, e chi dice di non essere libero cazzeggia come gli pare, vende libri, giornali e sputacchia, da radio e televisione, l'acido corrosivo della propria bile.
L'onda arriva da lontano, meticolosamente preparata, partendo dalla pellicola cinematografica.
"Shooting Silvio", prodotto nel 2006 ed uscito nel 2007: il protagonista è un giovane uomo, sempre più deluso dalla società, che identifica nel piccoletto l'incarnazione del male e decide di fermarlo a tutti i costi: prima con un libro-invettiva, poi, progettando addirittura di rapirlo e ucciderlo.
E "Ho ammazzato Berlusconi", del 2008, opera prima di Gianluca Rossi e Daniele Giometto, ispirato dal romanzo "L'omicidio Berlusconì" di Andrea Salieri, dove lo mettiamo?
- «L'abbiamo proposto a vari distributori di nicchia, ma il titolo e il contenuto del film, spaventano», dissero allora i suoi autori.»
Coraggio, Kompagni: la semina oggi promette buon raccolto.
Sulla rete ora spuntano come i funghi siti inneggianti all'impallinatura del Silvio:
a furia di inviare messaggi non più ormai subliminali, un coglione alla fine si trova, a sostituire un treppiede con la P38, come ai vecchi e nostalgici bei tempi.
Finalmente anche la sinistra potrà tornare alle sue feste ma, sotto la brace non ci saranno più costine e salamelle, ma "La gioiosa macchina da guerra" degli amici di merende, gli stellati a cinque punte;
allora apparirà il messia rosso, il condottiero carismatico, a poter dire:
- «Yes, we canna!».
Quella della pistola.
Io, secondo me...22.10.2009
martedì 13 ottobre 2009
Game boy
- «Ehi, Mohammed, abbiamo messo su pancetta, eh?»
Chi l'ha visto, nella bruma del primo mattino, così deve averlo apostrofato, mentre si trascinava appresso una cassetta d'attrezzi e qualche chilo d'esplosivo, che quel che nascondeva non era, purtroppo, il pannicolo delle "maniglie dell'amore", come si dice di chi, dopo il matrimonio, mette su uno strato di pancetta, nel giro vita.
Il Game Mohammed era imbottito di polvere da sparo: come per gli emuli per categoria del dottor House o degli sbirri, alla Starsky e Hutch, pure lui si era invaghito dell'immagine idealizzata dell'eroe, magari stronzo, ma perfetto per la missione cui era chiamato.
Non stava più nella pelle...oddio, quasi pure per davvero, nel voler passare di qualità e lasciare segno di un passaggio, in una vita che riteneva altrimenti povera di contenuto, se non addirittura banale;
e allora, una botta e via: cosa c'è di meglio che far saltare in aria il prossimo?
Una famiglia, un grappolo di figli, un lavoro e regolare permesso di soggiorno: quanti, nelle sue condizioni, farebbero...carte false, pur di mettere tanto equilibrio nella propria vita;
magari usciti con le ossa rotte da persecuzioni, guerre, pestilenze, umiliazioni, bastonate, e trasporti, e sbarchi clandestini, dopo la pigiatura e il macero, tra sudore, piscio ed escrementi, sardine in tanta salsa, ma con speranza d'esistenza migliore.
La benevolenza di un Dio misericordioso l'aveva risparmiato di tanto, ma la mamma, quella degli imbecilli, sempre incinta e prolifica, gli aveva dato poppata e latte d'odio, ed altro dio era quello che voleva servire, e per nulla pietoso, ma alla ricerca perenne di tettarelle di sangue.
Mohammed, sei un cretino!
Dove trovare uno scimunito così, che il premio dello scemo più scemo questo se lo prende al volo;
anche il Nobel di Obama, a confronto, perde di smalto.
Mazziato e cornuto, il Mohammed: nessun danno rilevante a cose e persone, tranne lui, che si ritrova senza una mano e cieco.
- «Dio esiste!» mi sento di dire, felice dell'epilogo, e lo dica con nulla spirito cristiano e con tutto il disprezzo per il quarto di bue senza cervello;
e, Mohammed, ascolta me: ti è andata ancora di culo, che se perdevi pure l'altra mano, andavi al cesso con l'accompagnatore, mangiavi dalla ciotola del cane e cambiavi stazioni radio usando la lingua.
Già, dimenticavo, ora non ci vedi più.
Pazienza: la farai fuori della tazza, ti s'infilerà il naso nel piatto della minestra, ma pensa positivo: risparmierai sulle lampadine.
Caserma dell'esercito Santa Barbara di via Perrucchetti a Milano, sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo dell'esercito: che t'avevano fatto?
E Guido La Veneziana, caporale di 20 anni, che avvicinatosi ha rischiato di saltare in aria pure lui: che ti aveva fatto?
E quelli che ti stavano attorno, che centravano?
Pirla cammellato: entri in casa mia, mangi dal mio piatto e ne hai goduto ospitalità;
se ti stavamo sui coglioni, perché non sei tornato al paesello, e se proprio ti stava sul piloro la causa Afghana o di Canicattì, perché non sei andato a combattere dove ci si mena le mani, tra gente armata, e non in mezzo agli innocenti?
Beh, coraggio, che se fino ad ora ti avevamo dato...una mano, adesso ti mettiamo quella di Capitan Uncino.
"Nella notte sono stati fermati a Milano due suoi complici: un libico e un egiziano; il primo gli avrebbe dato il materiale esplosivo mentre l'altro - vicino di casa - lo avrebbe accompagnato davanti alla caserma".
- «Mohammed, t'hanno coglionato!»
Si susseguono le notizie:
"Aveva aperto una ditta individuale: muratore ed elettricista, lui che in Libia aveva studiato da ingegnere elettronico, qualcuno dice addirittura laureato".
Vista la figura barbina e l'epilogo, mi verrebbe di avvalorare solo che è un semplice manovale, apprendista del tubo, più che elettricista, ingegnere del menga, da come ha incartato la polvere pirica, e laureato come un comunista uscito con il sei politico, dall'università degli asini.
Aveva cercato di entrare nella caserma senza dare nell'occhio: non ce l'ha fatta, ma l'occhio l'ha lasciato, anzi, tutti e due!
Imbecille.
Giusto ad inquadrare il tipo, continuo a leggerne qualifica:
"La casa popolare, due locali senza bagno nel casermone di via Civitali, l'aveva occupata [...] forzando la porta-finestra del piccolo balcone [...] all'epoca la sua compagna aveva già due bambini, da una precedente relazione e già incinta del primo di Mohamed: l'avevano chiamato Islam. Tre anni dopo, un altro, di nome Omar. In sei, tutti stipati in quei due locali. Da abusivi. All'Aler, l'azienda milanese di edilizia popolare, la pratica era nota: erano morosi di 11mila euro».
Però, aveva imparato in fretta, il Mohammed, di come si sgomita e ci si piazza passando avanti alla fila, al grido di "Mors tua vita mea", la tua morte è la mia vita;
e questo ha cercato di metterlo in pratica sul serio, cercando di dinamitare la pelle d'altri.
'fanculo, stronzo; hai sputato controvento e c'hai il tuo catarro, di ritorno: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Oh, scusa, dimenticavo: per piangere ci vogliono gli occhi, non quelli di vetro.
Ancora in lettura, intravedo dove, quando e come la noce di cervello ha cominciato a sbiellare:
- «Ultimamente si erano aggravati i problemi di salute di Mohamed: soffriva di cuore e anche alla gola. Era convinto che la morte fosse vicina [...] Era da mesi che si era riavvicinato ad Allah. Era anche tornato a frequentare la moschea di viale Jenner [...] era molto, molto arrabbiato per i soldati che l'Italia ha inviato in Afghanistan», racconta il suo amico Israfil.
Eccola, la palude del fiele, quella moschea putrefatta di viale Jenner, discarica d'ogni pensiero fognario del talebanpensiero, lavanderia per centrifugazione di cervelli in gelatina.
Seppure in sei in una casa occupata, senza bagno - tanto che, per lavarsi dovevano andare da parenti od amici, come spiegava la moglie - riuscendo a mettere assieme un migliaio d'euro al mese, tiravano avanti, che ho conosciuto anziani soli, a raccattare gli avanzi del mercato, vedersela peggio, e senza più davanti la prateria della vita, da cui brucare.
L'Afghanistan, Allah, il profeta, il Jihad, centra nulla: il Mohammed era solo alla ricerca di riscattare e dar valore ad una vita, altrimenti fallimentare e trovare vigliacca e facile via d'uscita, in stile "Muoia Sansone con tutti i filistei", a poter rimarcare che "Mancò la fortuna non il valore".
No, il Mohammed Game non mi fa compassione:
Game boy: game over !
Io, secondo me...13.10.2009
Chi l'ha visto, nella bruma del primo mattino, così deve averlo apostrofato, mentre si trascinava appresso una cassetta d'attrezzi e qualche chilo d'esplosivo, che quel che nascondeva non era, purtroppo, il pannicolo delle "maniglie dell'amore", come si dice di chi, dopo il matrimonio, mette su uno strato di pancetta, nel giro vita.
Il Game Mohammed era imbottito di polvere da sparo: come per gli emuli per categoria del dottor House o degli sbirri, alla Starsky e Hutch, pure lui si era invaghito dell'immagine idealizzata dell'eroe, magari stronzo, ma perfetto per la missione cui era chiamato.
Non stava più nella pelle...oddio, quasi pure per davvero, nel voler passare di qualità e lasciare segno di un passaggio, in una vita che riteneva altrimenti povera di contenuto, se non addirittura banale;
e allora, una botta e via: cosa c'è di meglio che far saltare in aria il prossimo?
Una famiglia, un grappolo di figli, un lavoro e regolare permesso di soggiorno: quanti, nelle sue condizioni, farebbero...carte false, pur di mettere tanto equilibrio nella propria vita;
magari usciti con le ossa rotte da persecuzioni, guerre, pestilenze, umiliazioni, bastonate, e trasporti, e sbarchi clandestini, dopo la pigiatura e il macero, tra sudore, piscio ed escrementi, sardine in tanta salsa, ma con speranza d'esistenza migliore.
La benevolenza di un Dio misericordioso l'aveva risparmiato di tanto, ma la mamma, quella degli imbecilli, sempre incinta e prolifica, gli aveva dato poppata e latte d'odio, ed altro dio era quello che voleva servire, e per nulla pietoso, ma alla ricerca perenne di tettarelle di sangue.
Mohammed, sei un cretino!
Dove trovare uno scimunito così, che il premio dello scemo più scemo questo se lo prende al volo;
anche il Nobel di Obama, a confronto, perde di smalto.
Mazziato e cornuto, il Mohammed: nessun danno rilevante a cose e persone, tranne lui, che si ritrova senza una mano e cieco.
- «Dio esiste!» mi sento di dire, felice dell'epilogo, e lo dica con nulla spirito cristiano e con tutto il disprezzo per il quarto di bue senza cervello;
e, Mohammed, ascolta me: ti è andata ancora di culo, che se perdevi pure l'altra mano, andavi al cesso con l'accompagnatore, mangiavi dalla ciotola del cane e cambiavi stazioni radio usando la lingua.
Già, dimenticavo, ora non ci vedi più.
Pazienza: la farai fuori della tazza, ti s'infilerà il naso nel piatto della minestra, ma pensa positivo: risparmierai sulle lampadine.
Caserma dell'esercito Santa Barbara di via Perrucchetti a Milano, sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo dell'esercito: che t'avevano fatto?
E Guido La Veneziana, caporale di 20 anni, che avvicinatosi ha rischiato di saltare in aria pure lui: che ti aveva fatto?
E quelli che ti stavano attorno, che centravano?
Pirla cammellato: entri in casa mia, mangi dal mio piatto e ne hai goduto ospitalità;
se ti stavamo sui coglioni, perché non sei tornato al paesello, e se proprio ti stava sul piloro la causa Afghana o di Canicattì, perché non sei andato a combattere dove ci si mena le mani, tra gente armata, e non in mezzo agli innocenti?
Beh, coraggio, che se fino ad ora ti avevamo dato...una mano, adesso ti mettiamo quella di Capitan Uncino.
"Nella notte sono stati fermati a Milano due suoi complici: un libico e un egiziano; il primo gli avrebbe dato il materiale esplosivo mentre l'altro - vicino di casa - lo avrebbe accompagnato davanti alla caserma".
- «Mohammed, t'hanno coglionato!»
Si susseguono le notizie:
"Aveva aperto una ditta individuale: muratore ed elettricista, lui che in Libia aveva studiato da ingegnere elettronico, qualcuno dice addirittura laureato".
Vista la figura barbina e l'epilogo, mi verrebbe di avvalorare solo che è un semplice manovale, apprendista del tubo, più che elettricista, ingegnere del menga, da come ha incartato la polvere pirica, e laureato come un comunista uscito con il sei politico, dall'università degli asini.
Aveva cercato di entrare nella caserma senza dare nell'occhio: non ce l'ha fatta, ma l'occhio l'ha lasciato, anzi, tutti e due!
Imbecille.
Giusto ad inquadrare il tipo, continuo a leggerne qualifica:
"La casa popolare, due locali senza bagno nel casermone di via Civitali, l'aveva occupata [...] forzando la porta-finestra del piccolo balcone [...] all'epoca la sua compagna aveva già due bambini, da una precedente relazione e già incinta del primo di Mohamed: l'avevano chiamato Islam. Tre anni dopo, un altro, di nome Omar. In sei, tutti stipati in quei due locali. Da abusivi. All'Aler, l'azienda milanese di edilizia popolare, la pratica era nota: erano morosi di 11mila euro».
Però, aveva imparato in fretta, il Mohammed, di come si sgomita e ci si piazza passando avanti alla fila, al grido di "Mors tua vita mea", la tua morte è la mia vita;
e questo ha cercato di metterlo in pratica sul serio, cercando di dinamitare la pelle d'altri.
'fanculo, stronzo; hai sputato controvento e c'hai il tuo catarro, di ritorno: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
Oh, scusa, dimenticavo: per piangere ci vogliono gli occhi, non quelli di vetro.
Ancora in lettura, intravedo dove, quando e come la noce di cervello ha cominciato a sbiellare:
- «Ultimamente si erano aggravati i problemi di salute di Mohamed: soffriva di cuore e anche alla gola. Era convinto che la morte fosse vicina [...] Era da mesi che si era riavvicinato ad Allah. Era anche tornato a frequentare la moschea di viale Jenner [...] era molto, molto arrabbiato per i soldati che l'Italia ha inviato in Afghanistan», racconta il suo amico Israfil.
Eccola, la palude del fiele, quella moschea putrefatta di viale Jenner, discarica d'ogni pensiero fognario del talebanpensiero, lavanderia per centrifugazione di cervelli in gelatina.
Seppure in sei in una casa occupata, senza bagno - tanto che, per lavarsi dovevano andare da parenti od amici, come spiegava la moglie - riuscendo a mettere assieme un migliaio d'euro al mese, tiravano avanti, che ho conosciuto anziani soli, a raccattare gli avanzi del mercato, vedersela peggio, e senza più davanti la prateria della vita, da cui brucare.
L'Afghanistan, Allah, il profeta, il Jihad, centra nulla: il Mohammed era solo alla ricerca di riscattare e dar valore ad una vita, altrimenti fallimentare e trovare vigliacca e facile via d'uscita, in stile "Muoia Sansone con tutti i filistei", a poter rimarcare che "Mancò la fortuna non il valore".
No, il Mohammed Game non mi fa compassione:
Game boy: game over !
Io, secondo me...13.10.2009
lunedì 12 ottobre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
mercoledì 7 ottobre 2009
Abbondianza
Ma non diciamo cazzate: la storia del "burqa-hard", il tendone con graticcio sugli occhi, o il "light", senza graticola, chiamato nijab, non deve portare a farisaiche ipocrisie, a bizantinismi, a far credere che il non volerlo a casa nostra è solo per colpa di un Regio Decreto del 1931, a cui sembra ci si deve inchinare, con fare piagnone, da cane bastonato, formato "madonnina infilzata" !!
- «Scusate, signori, se c'impicciamo degli affari vostri...sapete, avete tutta la nostra comprensione, che le donne sono come le conserve: stanno meglio sott'olio, sale o spirito; non vorremmo, ma lo impone una legge, approvata quando ancora c'erano le guerre puniche e quindi, almeno scoprite le facce», e si dice mostrando faccia mesta e tremebonda, alla Don Abbondio.
Come il Roby Cota, deputato della Lega Nord: "Non siamo razzisti, non abbiamo niente contro i musulmani, ma la legge deve essere uguale per tutti. La nostra proposta è assolutamente generale, come deve essere una legge".
"Abbondianza", l'arte de vivaista che coltiva l'erba gramigna del vil pensiero.
Quei teloni ambulanti sono segni di sottomissione, per chi li porta, e di dominanza per chi li impone, come quando metto il cane nel trasportino ma almeno, per il quadrupede, la costrizione dura solo il tempo di un viaggio!
"Not in my back yard", non nel mio giardino o dietro casa mia, che se loro hanno una sensibilità, la nostra non è altrettanto da meno e disprezzabile, rassicurati dall'essere ancora padroni nel e del proprio!
"Burqate" e infibulazioni sono forme di castrazione al femminile, umiliazioni e dimostrazioni di possesso, ma non di una cosa, ma di persone, perché le donne, anche se non sembra, un'anima pur'esse l'hanno, cretini!
L'avere - il volere - dimezzato, se non azzerato, la loro importanza, è solo matematica da somari, con somme tirate su carta da salumaio, e certo non di un dio, che altrimenti avrebbe da sè formato, attorno alla "fimmina", una crosta, con griglia oculare e intracosciale vagina "usa e getta"!
Incrostazioni tribali, e non sono io solo a dirlo;
anche Mohammed Said Tantawi, grande imam dell'università al Azhar - mica un semplice bau-bau micio-micio - certifica che:
"[...] burqa e niqab non sono simboli religiosi. Il velo integrale va abolito nelle classi anche in Egitto; è un'abitudine che non ha nulla a che fare con la religione", rimettendosi a posto le maniche, dopo aver sbattuto fuori una che indossava il sudario, rispondendo alle proteste con un "Io m'intendo di religione più di te e dei tuoi genitori", richiamando la sura più citata a questo proposito, la numero 33, versetto 59, che parla genericamente di mantelli (in arabo jilbab), ma per una mazza di mascherate e scafandri.
Tiè; prendi, incassa e porta a casa!
Immediata la levata di scudi dei giuristi radicali, che hanno fatto una cagnara infernale, minacciato di sommergerlo di merda.
- «Disonore, infamia, sacrilegio. Dopo tanto tempo, mettere in discussione la dominanza del pisello!»
E i Bin Nicolin Al Pasqual, neo convertiti o simpatizzanti:
- «ll'uommene nun se mettono scuorno 'e penzà schifezze!», gli uomini non si vergognano di pensare cose sporche.
La capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta:
"Come può una legge parlare d'affiliazione religiosa? Ma stiamo scherzando? Come si può pensare di modificare una cultura con una norma? L'unico effetto sarebbe quello di segregare in casa le donne islamiche; è una legge cattiva contro gli immigrati, ma soprattutto è una legge razzista e una legge contro le donne".
Cultura il burqa? Legge razzista, contro le donne?
Vabbè, lasciamo stare che altrimenti, oltre a metterle sotto tenda, le sigillerebbero pure in casa!
A Doni, statte zitta, che se fossi tu sotto vuoto non saresti così cruda e cinica.
E non si dica che il divieto è anti-costituzionale, che la prigionia e la schiavitù vale peggio e le Ferranti hanno solo da salvare il cadreghino e servire il partito, non la dignità d'essere "libera donna in libero arbitrio", sia per Giustizia della Camera che per eguaglianza dei sessi, a meno che le signore di sinistra sono neutre e, come gli angeli, asessuate!
La Doni, gemella con l'altre:
"[...] esponenti del Pd, la senatrice Magda Negri e la compagna di partito Sara Paladini, per protestare contro la recente ordinanza del sindaco di Varallo Sesia (Vercelli), Gianluca Buonanno (parlamentare della Lega Nord), che vieta l'uso del costume indossato dalle donne musulmane in piscine, fiumi e torrenti della città, si sono immerse con il burqini, nelle acque del fiume Sesia".
Beh, lasciamo tempo al tempo: se queste son donne, fioriranno.
Prima dell'11 Settembre e dell'attentato alle Torri Gemelle, c'avevamo l'Islam che era come i cinesi e i filippini: faceva andare le manine, lavorava e non rompeva.
Facile capire i peggio;
chi sono, cosa vogliono e dove vogliono arrivare:alla sharia per i dhimmi, le regole per i cani!
Eurabia ad Abbondianza: sgabuzzini di zerbini.
Io, secondo me...07.10.2009
- «Scusate, signori, se c'impicciamo degli affari vostri...sapete, avete tutta la nostra comprensione, che le donne sono come le conserve: stanno meglio sott'olio, sale o spirito; non vorremmo, ma lo impone una legge, approvata quando ancora c'erano le guerre puniche e quindi, almeno scoprite le facce», e si dice mostrando faccia mesta e tremebonda, alla Don Abbondio.
Come il Roby Cota, deputato della Lega Nord: "Non siamo razzisti, non abbiamo niente contro i musulmani, ma la legge deve essere uguale per tutti. La nostra proposta è assolutamente generale, come deve essere una legge".
"Abbondianza", l'arte de vivaista che coltiva l'erba gramigna del vil pensiero.
Quei teloni ambulanti sono segni di sottomissione, per chi li porta, e di dominanza per chi li impone, come quando metto il cane nel trasportino ma almeno, per il quadrupede, la costrizione dura solo il tempo di un viaggio!
"Not in my back yard", non nel mio giardino o dietro casa mia, che se loro hanno una sensibilità, la nostra non è altrettanto da meno e disprezzabile, rassicurati dall'essere ancora padroni nel e del proprio!
"Burqate" e infibulazioni sono forme di castrazione al femminile, umiliazioni e dimostrazioni di possesso, ma non di una cosa, ma di persone, perché le donne, anche se non sembra, un'anima pur'esse l'hanno, cretini!
L'avere - il volere - dimezzato, se non azzerato, la loro importanza, è solo matematica da somari, con somme tirate su carta da salumaio, e certo non di un dio, che altrimenti avrebbe da sè formato, attorno alla "fimmina", una crosta, con griglia oculare e intracosciale vagina "usa e getta"!
Incrostazioni tribali, e non sono io solo a dirlo;
anche Mohammed Said Tantawi, grande imam dell'università al Azhar - mica un semplice bau-bau micio-micio - certifica che:
"[...] burqa e niqab non sono simboli religiosi. Il velo integrale va abolito nelle classi anche in Egitto; è un'abitudine che non ha nulla a che fare con la religione", rimettendosi a posto le maniche, dopo aver sbattuto fuori una che indossava il sudario, rispondendo alle proteste con un "Io m'intendo di religione più di te e dei tuoi genitori", richiamando la sura più citata a questo proposito, la numero 33, versetto 59, che parla genericamente di mantelli (in arabo jilbab), ma per una mazza di mascherate e scafandri.
Tiè; prendi, incassa e porta a casa!
Immediata la levata di scudi dei giuristi radicali, che hanno fatto una cagnara infernale, minacciato di sommergerlo di merda.
- «Disonore, infamia, sacrilegio. Dopo tanto tempo, mettere in discussione la dominanza del pisello!»
E i Bin Nicolin Al Pasqual, neo convertiti o simpatizzanti:
- «ll'uommene nun se mettono scuorno 'e penzà schifezze!», gli uomini non si vergognano di pensare cose sporche.
La capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, commenta:
"Come può una legge parlare d'affiliazione religiosa? Ma stiamo scherzando? Come si può pensare di modificare una cultura con una norma? L'unico effetto sarebbe quello di segregare in casa le donne islamiche; è una legge cattiva contro gli immigrati, ma soprattutto è una legge razzista e una legge contro le donne".
Cultura il burqa? Legge razzista, contro le donne?
Vabbè, lasciamo stare che altrimenti, oltre a metterle sotto tenda, le sigillerebbero pure in casa!
A Doni, statte zitta, che se fossi tu sotto vuoto non saresti così cruda e cinica.
E non si dica che il divieto è anti-costituzionale, che la prigionia e la schiavitù vale peggio e le Ferranti hanno solo da salvare il cadreghino e servire il partito, non la dignità d'essere "libera donna in libero arbitrio", sia per Giustizia della Camera che per eguaglianza dei sessi, a meno che le signore di sinistra sono neutre e, come gli angeli, asessuate!
La Doni, gemella con l'altre:
"[...] esponenti del Pd, la senatrice Magda Negri e la compagna di partito Sara Paladini, per protestare contro la recente ordinanza del sindaco di Varallo Sesia (Vercelli), Gianluca Buonanno (parlamentare della Lega Nord), che vieta l'uso del costume indossato dalle donne musulmane in piscine, fiumi e torrenti della città, si sono immerse con il burqini, nelle acque del fiume Sesia".
Beh, lasciamo tempo al tempo: se queste son donne, fioriranno.
Prima dell'11 Settembre e dell'attentato alle Torri Gemelle, c'avevamo l'Islam che era come i cinesi e i filippini: faceva andare le manine, lavorava e non rompeva.
Facile capire i peggio;
chi sono, cosa vogliono e dove vogliono arrivare:alla sharia per i dhimmi, le regole per i cani!
Eurabia ad Abbondianza: sgabuzzini di zerbini.
Io, secondo me...07.10.2009
martedì 6 ottobre 2009
lunedì 5 ottobre 2009
Carta canta
"Carta canta e villan dorme"...
gemella del più raffinato "Verba volant, scripta manent", le parole volano, gli scritti rimangono, insegna:
la carta porta lo scritto e pure il più semplice degli uomini può dormire tranquillo, che l'inchiostro rimane dove non le balle del marinaio.
Carta canta...il mio dire e riferire vuole essere al canto di un certo tipo di foglio, che non è quello bollato, di notabile o di codice, ma che spesso detta più legge, che tanto e tanti sono ad essere stati giudicati da questo piuttosto che da quelli, e non sempre il villan dorme sonni tranquilli perché anche sulla veste più candida, se gli si lancia merda, rimane macchia.
"...è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente. Niente.";
così Humphrey Bogart, nei panni del giornalista Ed Hutchinson, nel film "L'ultima minaccia" sul tema della libertà di stampa, ma lui era il buono, contro i cattivi.
La forza della carta stampata, il suo canto, è tutta in quella frase, ma non sempre sono i criminali a doverne avere paura, che il cattivo uso è come per il coltello da cucina, buono sia per tagliare la bistecca che una pancia!
Da qui c'azzecca, che "Ne uccide più la penna che la spada".
Di tanti crocefissi, inchiodati mani e piedi con i pennini, messi alla gogna seppur innocenti, ce ne sono stati e, quando capita accidentalmente, fa parte della legge dei grandi numeri, ma non se scientemente legati alla ruota del bersaglio per giocarci a freccette nelle rissose osterie Dipietrine o nel tirassegno di botteghe oscure.
Tanta libertà c'è che si è potuto dare del vile o del dormiente al Presidente della Repubblica, lanciar anatemi contro il Papa e lapidare ognuno che passasse a tiro...Di Pietro: dal sacro al profano, da Dio all'ultimo degli uomini, a nessuno è mancato sassi e sagoma.
Ho passato tempo in vacanza e se mutandine, culi e tette son mancati, più facile era in spiaggia che sui giornali.
Tornato, nulla è cambiato, che il tempo mio delle mele, l'acerba gioventù, mi si è trasformato in quello delle mignotte, chiamate oggi a dar lezione a classe loro: quella dei coglioni!
"...è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente. Niente.", mi si risponde.
Ebbene, si stampi: non si dica che la libertà l'è morta.
E invece no: se scaracchio, non rispondere, ma passa la mano, a spandere saliva sulla faccia e non fare gargarismi, a caricare la sputazza tua sulla faccia mia.
- «Ti denuncio, e che sia la legge a giudicar se nel giusto io!»
E no, così non va, o zotico, che noi siamo "senza dubbio la parte più acculturata del paese [...] gli italiani che leggono libri, che leggono i giornali [...] minoranza, ma è una minoranza che rappresenta la classe dirigente del paese, in tutti i campi".
Da tanta lesa maestà sale un urlo di dolore:
- «Questa denuncia è da regime di libertà vigilata, attentato all'informazione, rischio di nuovo fascismo, bavaglio alla stampa. In marcia, compagni, tutti a Roma, a far cagnara!»
Dove ho letto tutto questo, dove ho visto?
Ma dai giornali, dalla televisione, che nessuna purga o manganello ha mai zittito, anche se qualcuno denuncia quanto, scrivendolo in inglese, violentando quella grammatica come uso fare con quella italiana: dalle bestialità che ne sono uscite l'olio di ricino ha avuto ritorno di fiamma, sbagliando uscita di spurgo.
Il poverello si difende:
- «L'ho visdo in zogno: me l'ha bromesso: Du sei Pietro e su quesda piedra fonderò il mio bardido!»
Beh, anche uno così ha il suo spazio ma, più che bavaglio, dovrebbero mettergli il bavaglino e dare pacca sulla schiena, ad assorbire sbavature e ruttini.
- «Io a quello lo sfascio!»
Ecco, è meglio che mi allontani, che la pentola comincia a fischiare.
In televisione siamo passati dal film "L'albero degli zoccoli" all'albero delle zoccole, presentato in prima serata dal regista Santoro, della casa cinematografica Annozero: dalle mele, agli zoccoli, alle prugne;
non siamo caduti tanto in basso, ma un poco sotto l'ombelico si.
A sinistra, nessun giornale ha chiuso, nessuna rotativa è stata sfasciata, nessun giornalista e stato sprangato, nessuna manifestazione è stata dispersa o bandiere rosse bruciate, nessuna tromba, trombetta o trombone è silenziato.
Parlano Santoro, Travaglio, Lerner, Floris, la Bignardi, Fazio.
Non ho mai visto un regime più scassato di questo che dove esistiti o esistenti, si sente sempre e solo la voce del padrone.
E il Giorgio, che con quella Bocca può dire ciò che vuole, chiosa:
- «Come per il delitto Matteotti, arriverà il momento in cui questo governo si troverà nella necessità di sopprimere davvero la libertà di stampa.»
Boccadoro teme dover rimettere firma sul nuovo "Manifesto della Razza" dove, ad "ebrei", oggi si sostituisce "giornalisti".
Gli fa...Eco pure il Don, il Tony Sciortino, di Famiglia Cristiana:
- «La stampa non può essere lo zerbino del potere».
E già, lui lo sa: lui ha visto il diavolo ed ora fa l'esorcismo.
Io l'avevo detto, al buon diavolo:
- «Ascolta me, Lucy», che sta per Lucifero «Antonio non è cattivo, mettiti nei suoi panni...»
Troppo tardi mi sono accorto di aver commesso un errore.
- «Lucy, ti scongiuro, non volevo dire questo: in nome della nostra vecchia amicizia, ascoltami: esci dal Sciortino, che se no ti agiti, sudi, prendi freddo e poi muori.»
Ce l'ho quasi fatta: ora Don Sciortino è migliorato;
c'ha solo un diavolo per capello!
- «Antonio, guardami, io ti esorcizzo: vade retro, Satana!»
E voi, a casa, non provateci a farlo con l'altro Antonio, il Di Pietro: non funziona, perché non esce.
Io, secondo me...05.10.2009
gemella del più raffinato "Verba volant, scripta manent", le parole volano, gli scritti rimangono, insegna:
la carta porta lo scritto e pure il più semplice degli uomini può dormire tranquillo, che l'inchiostro rimane dove non le balle del marinaio.
Carta canta...il mio dire e riferire vuole essere al canto di un certo tipo di foglio, che non è quello bollato, di notabile o di codice, ma che spesso detta più legge, che tanto e tanti sono ad essere stati giudicati da questo piuttosto che da quelli, e non sempre il villan dorme sonni tranquilli perché anche sulla veste più candida, se gli si lancia merda, rimane macchia.
"...è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente. Niente.";
così Humphrey Bogart, nei panni del giornalista Ed Hutchinson, nel film "L'ultima minaccia" sul tema della libertà di stampa, ma lui era il buono, contro i cattivi.
La forza della carta stampata, il suo canto, è tutta in quella frase, ma non sempre sono i criminali a doverne avere paura, che il cattivo uso è come per il coltello da cucina, buono sia per tagliare la bistecca che una pancia!
Da qui c'azzecca, che "Ne uccide più la penna che la spada".
Di tanti crocefissi, inchiodati mani e piedi con i pennini, messi alla gogna seppur innocenti, ce ne sono stati e, quando capita accidentalmente, fa parte della legge dei grandi numeri, ma non se scientemente legati alla ruota del bersaglio per giocarci a freccette nelle rissose osterie Dipietrine o nel tirassegno di botteghe oscure.
Tanta libertà c'è che si è potuto dare del vile o del dormiente al Presidente della Repubblica, lanciar anatemi contro il Papa e lapidare ognuno che passasse a tiro...Di Pietro: dal sacro al profano, da Dio all'ultimo degli uomini, a nessuno è mancato sassi e sagoma.
Ho passato tempo in vacanza e se mutandine, culi e tette son mancati, più facile era in spiaggia che sui giornali.
Tornato, nulla è cambiato, che il tempo mio delle mele, l'acerba gioventù, mi si è trasformato in quello delle mignotte, chiamate oggi a dar lezione a classe loro: quella dei coglioni!
"...è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente. Niente.", mi si risponde.
Ebbene, si stampi: non si dica che la libertà l'è morta.
E invece no: se scaracchio, non rispondere, ma passa la mano, a spandere saliva sulla faccia e non fare gargarismi, a caricare la sputazza tua sulla faccia mia.
- «Ti denuncio, e che sia la legge a giudicar se nel giusto io!»
E no, così non va, o zotico, che noi siamo "senza dubbio la parte più acculturata del paese [...] gli italiani che leggono libri, che leggono i giornali [...] minoranza, ma è una minoranza che rappresenta la classe dirigente del paese, in tutti i campi".
Da tanta lesa maestà sale un urlo di dolore:
- «Questa denuncia è da regime di libertà vigilata, attentato all'informazione, rischio di nuovo fascismo, bavaglio alla stampa. In marcia, compagni, tutti a Roma, a far cagnara!»
Dove ho letto tutto questo, dove ho visto?
Ma dai giornali, dalla televisione, che nessuna purga o manganello ha mai zittito, anche se qualcuno denuncia quanto, scrivendolo in inglese, violentando quella grammatica come uso fare con quella italiana: dalle bestialità che ne sono uscite l'olio di ricino ha avuto ritorno di fiamma, sbagliando uscita di spurgo.
Il poverello si difende:
- «L'ho visdo in zogno: me l'ha bromesso: Du sei Pietro e su quesda piedra fonderò il mio bardido!»
Beh, anche uno così ha il suo spazio ma, più che bavaglio, dovrebbero mettergli il bavaglino e dare pacca sulla schiena, ad assorbire sbavature e ruttini.
- «Io a quello lo sfascio!»
Ecco, è meglio che mi allontani, che la pentola comincia a fischiare.
In televisione siamo passati dal film "L'albero degli zoccoli" all'albero delle zoccole, presentato in prima serata dal regista Santoro, della casa cinematografica Annozero: dalle mele, agli zoccoli, alle prugne;
non siamo caduti tanto in basso, ma un poco sotto l'ombelico si.
A sinistra, nessun giornale ha chiuso, nessuna rotativa è stata sfasciata, nessun giornalista e stato sprangato, nessuna manifestazione è stata dispersa o bandiere rosse bruciate, nessuna tromba, trombetta o trombone è silenziato.
Parlano Santoro, Travaglio, Lerner, Floris, la Bignardi, Fazio.
Non ho mai visto un regime più scassato di questo che dove esistiti o esistenti, si sente sempre e solo la voce del padrone.
E il Giorgio, che con quella Bocca può dire ciò che vuole, chiosa:
- «Come per il delitto Matteotti, arriverà il momento in cui questo governo si troverà nella necessità di sopprimere davvero la libertà di stampa.»
Boccadoro teme dover rimettere firma sul nuovo "Manifesto della Razza" dove, ad "ebrei", oggi si sostituisce "giornalisti".
Gli fa...Eco pure il Don, il Tony Sciortino, di Famiglia Cristiana:
- «La stampa non può essere lo zerbino del potere».
E già, lui lo sa: lui ha visto il diavolo ed ora fa l'esorcismo.
Io l'avevo detto, al buon diavolo:
- «Ascolta me, Lucy», che sta per Lucifero «Antonio non è cattivo, mettiti nei suoi panni...»
Troppo tardi mi sono accorto di aver commesso un errore.
- «Lucy, ti scongiuro, non volevo dire questo: in nome della nostra vecchia amicizia, ascoltami: esci dal Sciortino, che se no ti agiti, sudi, prendi freddo e poi muori.»
Ce l'ho quasi fatta: ora Don Sciortino è migliorato;
c'ha solo un diavolo per capello!
- «Antonio, guardami, io ti esorcizzo: vade retro, Satana!»
E voi, a casa, non provateci a farlo con l'altro Antonio, il Di Pietro: non funziona, perché non esce.
Io, secondo me...05.10.2009
sabato 3 ottobre 2009
Evacuazioni matematiche
- «Il caso Gelmini e il caso Garfagna sono stati un po l'inizio di queste discussioni sulla vita sessuale del premier» ossia, il Berlusca, sentenzia l'uomo di Odi, sulla santificazione della D'Addario delle Grazie, ora soltanto Beata.
Ecco che nel portafoglio, oltre a San Toro, san Travaglio e san Vauro, ci sta pure santa Patrizia.
Oggi c'ho voglia anche io di dare i numeri, di rispolverare i vecchi ricordi di scuola, la rassicurante matematica, che non è una opinione, e le di lei diramazioni, in assunti, teoremi, logiche, equivalenze ed equazioni;
dunque...facciamo due conti a matita:
Garfagna sta a Gelmini come D'Addario sta a X;
...il prodotto dei medi per quello degli estremi...Gelmini per D'Addario diviso Garfagna uguale...mignotte!
Mignotte?
Certo, mignotte, secondo la logica del calzolaio, maestro nel far le scarpe e trattar di zoccole.
Sicuro, come uno più uno fa due: non lo dico io, ma il PierG, dove G non sta per il punto femminile inteso come interruttore della di loro goduria e orgasmo, ma per Giorgio...Piergiorgio Odifreddi, valente e riconosciuto matematico che, dalla lavagna è passato ad applicare e dar di numero pure nel mischiare prugne e pere, arrivando alla frutta partendo dal prodotto degli estremi...dell'ombelico, inteso come pasta di donna alla puttanesca.
E già, perché il nostro eroe ha scoperto che le pere e la prugna della D'Addario sono facente parte della fisiologia femminile e quindi, come insegna il mercato ortofrutticolo, merce da banchetto, un tot al chilo.
Patty D'Addario è frutto dell'albero degli zoccoli e quindi pure il resto del femmineo deriva da stessa pianta.
Il nostro PierG si illumina d'immenso: le donne la danno via e quindi Garfagna sta a Gelmini come D'Addario sta a X...la sciura Maria sta alla vicina come la casalinga sta a X...il prodotto dei medi per quello degli estremi...e rieccoci, che la matematica non mente: mignotte!
Porca miseria, qualcosa non torna;
Garfagna e Gelmini, rispetto alle D'Addario, presentano più variabili: fatte pari pere e prugnetta, il cervello della Patty è grande come...una noce che, si sa, è frutto secco.
Sorge spontaneo un sospetto, ovvero che le Garfagne e le Gelmini e innesti simili, rispettano la legge dei grandi numeri, non solo per taglia di tette, e sono arrivate dove sono grazie ad una quinta dimensione, che il PierG non conosce: lunghezza, larghezza, altezza, tempo e merito.
Se è pur vero che le aspirazioni aiutano a far salire, quelle della Patty nulla hanno a che spartire con chi oltre alle gambe ha di più, preferendo far accrescere muscoli diversi, privilegiando il fare al dire, che per il primo occorre materia grigia mentre al secondo basta la bocca.
PierG, fai il tuo mestiere, che è si il dare i numeri, ma quelli d'equazione e non di evacuazione.
Te, Odi, ti sei frullato il cervello, che ragioni come i progettisti dell'ex Unione Sovietica, dove il bello non si coniuga con il partito perché lo si vedeva come Narciso, che continuamente era attento alla cura della propria bellezza invece che "A fa andà i manitt", a muovere le mani, a lavorare;
la fucina politica falcemartelluta da sempre versa dal crogiolo la forma liquida negli stampi suoi, dove la donna perde ogni femminilità per diventare come i carri armati: squadrata, spigolosa, massiccia, frontale schiacciato e forme gibbose, di ricco abbondante ai fianchi e soda di armamento, pronta per le campagne invernali, che assai di pelo aveva in dote, come per massa e spessore.
Di conseguenza, quelle prodotte dal nemico possono solo essere "Veline".
O Dio: c'è da ammettere comunque che, quando si tratta di darci dentro, pure i compagni preferiscono la Escort alla Zigulì e alle Trabant, come dimostrato in Puglia, nello scandalo sanità rossa, abbracciando carrozzerie D'Addario, piuttosto che scocca e scheletro Bindi-Hack.
La ricchezza distribuita alle masse, "Cchiù ppilu pè tutti!", più pelo per tutti, certo, ma morbido, di visone, non di setola porcina.
Dato per scontato che una forma angelica nasconde il diavolo e, alle donne in gamba, si preferiscono quelle con due, e ariose, ecco che risulta dimostrato la regola, l'equazione e l'evacuazione del PierG:
- «Il caso Gelmini e il caso Garfagna sono stati un po l'inizio di queste discussioni sulla vita sessuale del premier.»
Garfagna sta a Gelmini come D'Addario sta a X;
...il prodotto dei medi per quello degli estremi...Gelmini per D'Addario diviso Garfagna uguale...tutte mignotte!
Maestra, maestra mia adorata, guida alle certezze della mia lontana gioventù, tu così cara, m'hai ingannato:
- «Beppe, Beppe...pasticcione: non si possono sommare le pere alle mele!»
Maestra, mi perdoni, che bastava metterci le prugne alle mele, e l'ammucchiata ci sta, eccome, parola del compagno PierG!
Io, secondo me...03.09.2009
Ecco che nel portafoglio, oltre a San Toro, san Travaglio e san Vauro, ci sta pure santa Patrizia.
Oggi c'ho voglia anche io di dare i numeri, di rispolverare i vecchi ricordi di scuola, la rassicurante matematica, che non è una opinione, e le di lei diramazioni, in assunti, teoremi, logiche, equivalenze ed equazioni;
dunque...facciamo due conti a matita:
Garfagna sta a Gelmini come D'Addario sta a X;
...il prodotto dei medi per quello degli estremi...Gelmini per D'Addario diviso Garfagna uguale...mignotte!
Mignotte?
Certo, mignotte, secondo la logica del calzolaio, maestro nel far le scarpe e trattar di zoccole.
Sicuro, come uno più uno fa due: non lo dico io, ma il PierG, dove G non sta per il punto femminile inteso come interruttore della di loro goduria e orgasmo, ma per Giorgio...Piergiorgio Odifreddi, valente e riconosciuto matematico che, dalla lavagna è passato ad applicare e dar di numero pure nel mischiare prugne e pere, arrivando alla frutta partendo dal prodotto degli estremi...dell'ombelico, inteso come pasta di donna alla puttanesca.
E già, perché il nostro eroe ha scoperto che le pere e la prugna della D'Addario sono facente parte della fisiologia femminile e quindi, come insegna il mercato ortofrutticolo, merce da banchetto, un tot al chilo.
Patty D'Addario è frutto dell'albero degli zoccoli e quindi pure il resto del femmineo deriva da stessa pianta.
Il nostro PierG si illumina d'immenso: le donne la danno via e quindi Garfagna sta a Gelmini come D'Addario sta a X...la sciura Maria sta alla vicina come la casalinga sta a X...il prodotto dei medi per quello degli estremi...e rieccoci, che la matematica non mente: mignotte!
Porca miseria, qualcosa non torna;
Garfagna e Gelmini, rispetto alle D'Addario, presentano più variabili: fatte pari pere e prugnetta, il cervello della Patty è grande come...una noce che, si sa, è frutto secco.
Sorge spontaneo un sospetto, ovvero che le Garfagne e le Gelmini e innesti simili, rispettano la legge dei grandi numeri, non solo per taglia di tette, e sono arrivate dove sono grazie ad una quinta dimensione, che il PierG non conosce: lunghezza, larghezza, altezza, tempo e merito.
Se è pur vero che le aspirazioni aiutano a far salire, quelle della Patty nulla hanno a che spartire con chi oltre alle gambe ha di più, preferendo far accrescere muscoli diversi, privilegiando il fare al dire, che per il primo occorre materia grigia mentre al secondo basta la bocca.
PierG, fai il tuo mestiere, che è si il dare i numeri, ma quelli d'equazione e non di evacuazione.
Te, Odi, ti sei frullato il cervello, che ragioni come i progettisti dell'ex Unione Sovietica, dove il bello non si coniuga con il partito perché lo si vedeva come Narciso, che continuamente era attento alla cura della propria bellezza invece che "A fa andà i manitt", a muovere le mani, a lavorare;
la fucina politica falcemartelluta da sempre versa dal crogiolo la forma liquida negli stampi suoi, dove la donna perde ogni femminilità per diventare come i carri armati: squadrata, spigolosa, massiccia, frontale schiacciato e forme gibbose, di ricco abbondante ai fianchi e soda di armamento, pronta per le campagne invernali, che assai di pelo aveva in dote, come per massa e spessore.
Di conseguenza, quelle prodotte dal nemico possono solo essere "Veline".
O Dio: c'è da ammettere comunque che, quando si tratta di darci dentro, pure i compagni preferiscono la Escort alla Zigulì e alle Trabant, come dimostrato in Puglia, nello scandalo sanità rossa, abbracciando carrozzerie D'Addario, piuttosto che scocca e scheletro Bindi-Hack.
La ricchezza distribuita alle masse, "Cchiù ppilu pè tutti!", più pelo per tutti, certo, ma morbido, di visone, non di setola porcina.
Dato per scontato che una forma angelica nasconde il diavolo e, alle donne in gamba, si preferiscono quelle con due, e ariose, ecco che risulta dimostrato la regola, l'equazione e l'evacuazione del PierG:
- «Il caso Gelmini e il caso Garfagna sono stati un po l'inizio di queste discussioni sulla vita sessuale del premier.»
Garfagna sta a Gelmini come D'Addario sta a X;
...il prodotto dei medi per quello degli estremi...Gelmini per D'Addario diviso Garfagna uguale...tutte mignotte!
Maestra, maestra mia adorata, guida alle certezze della mia lontana gioventù, tu così cara, m'hai ingannato:
- «Beppe, Beppe...pasticcione: non si possono sommare le pere alle mele!»
Maestra, mi perdoni, che bastava metterci le prugne alle mele, e l'ammucchiata ci sta, eccome, parola del compagno PierG!
Io, secondo me...03.09.2009
venerdì 2 ottobre 2009
Uova...di Pasquale
- «Ma chi glielo ha detto?»
Questa la domanda che, nell'anno del Signore 2009, in quel primo d'Ottobre, all'Urban Center Milano, un meravigliato Magdi Cristiano Allam rivolge alla vulcanica Maria Luisa Chiara, alla mostra del di lei figlio, architetto Joseph di Pasquale, brillante e geniale progettista della nuova città di Jingwu, che sorgerà vicino a TianJin, in Cina.
Per un momento mi sono sentito come Gabriele Paolini, noto rompiscatole e disturbatore della tv, che lo trovi presente dietro ad ogni cronista, che cerca di portare a termine il proprio lavoro d'informatore o intervistatore.
Come il prezzemolo, te lo vedi dappertutto, che si agita come una marionetta o fa una delle sue tante battute e battutacce di sottofondo e, già la presenza, basta a farne disturbatore di professione.
- «L'ho invitato io», candidamente risponde la cara "Isichiara";
Il buon Cristiano, di nome e pur ormai di fatto, abbozza e incassa.
"Vabbè, mi tocca", avrà pensato, e rassegnato è tornato ad ascoltare il buon Joseph che, certamente conoscendo la buona ma a volte mal risposta fede della madre, aveva messo in conto un contrattempo e, imperterrito, ha continuato nell'illustrare opera sua.
- «Ho visto che ci ha parlato...lei lo conosce, Magdi?»
Così, tirandomi un poco di manica, mi apostrofa uno dei curiosi della mostra.
- «Di vista...»
Mi guarda un poco dubbioso ma, dato che nelle immediate vicinanze c'erano solo attente e massicce guardie del corpo, s'accontenta del surrogato, e parte con profluvio di domande, salvando i malcapitati dal subire continuazione della mia ingombrante presenza;
a mia volta, dall'improvvisato comizio che mi sono trovato a fare, mi ha salvato la caritatevole Isichiara che, in un momento di lucidità, deve avere compreso l'errore d'aver portato un campagnolo in città e, con i saluti, mi sgancia dall'amplesso oratorio che mi aveva abbottonato a quello che, non potendo avere il caffè, si era appagato con la cicoria.
Al pensiero del "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso", eccola guidare il Beppe-Paolini in un tavolinetto di cantone, a lasciare ai veri protagonisti spazio e respiro.
Ah, le mamme: quanti dolori e disgrazie prendono su di se, pur di evitarli ai figli!
Messo così, all'angolo, come per i pugili suonati, mi sono trovato a fare il Paolini di me stesso, dando via al personale cazzeggio e centrifuga del pensiero, come i vecchi rimbambiti che parlano e si rispondono da soli.
"Quel ramo del lago di Como d'onde esce l'Adda e che giace fra due catene non interrotte di monti da settentrione a mezzogiorno...";
Sono i primi versi de "I Promessi Sposi" del del Lisander Manzon, o don Lisander, coma ch'el ciamen i Milanes, il Manzoni Alessandro, che mi riportano al nido dove sono nati e cresciuti i "pulcini" di Pasquale, covata di tre fratelli, che hanno raggiunto alte vette partendo già dall'alto delle spalle di due giganti: i loro genitori.
Buona schiusa, quelle uova...uova di Pasquale.
Como però è anche l'assurdo, una macchietta, la conferma del "Nessuno è profeta in patria", l'occhio guercio di un'amministrazione che ha cercato lontano quel che aveva sotto il naso: un architetto nato dai propri lombi, cosciente e conoscente di sua terra e gente, adatto alla bisogna e competente in forma e sostanza.
Di questi giorni è la notizia del famoso muro, quello che doveva salvare le case dall'esuberanza del lago suo, quando l'abbondanza d'acqua esce dalla bacinella.
Ma chi l'ha fatto: un muratore in pensione del posto?
Manco quello di Berlino faceva così schifo, nel togliere vista e dar impressione di soffoco.
"Il sindaco cede: via la barriera [...] l'orripilante muraglia costruita chissà perché sul lungolago di Como, che aveva l'unica funzione di privare la città di uno dei panorami più famosi del mondo, sarà abbattuta".
Ma come, mi chiedo: proprio lì c'è un di Pasquale e ci fanno una cacchiata mostruosa, per poi arrivare a sposare affermazione, cara a quel buon toscanaccio che era Bartali: «Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!»
Tornando invece a Jingwu, Joseph raccontava così, della meraviglia per essere stato prescelto:
- «Si partecipava in diversi e accreditati professionisti; mai pensavo di vincere, perché nel gruppo ce n'era anche uno cinese.»
Abituati a casa nostra, si stenta a credere che i giochi di campanile, tessera o convenienza, avrebbero mai favorito l'avvento dello "straniero", per costruire pollaio per propri pennuti.
E già, ma siamo in Cina: forse abbonda il riso, ma non il ridicolo, e vogliono sostanza, assieme alla forma.
- «Mi scusi: ma questa è Milano?»
Il tizio che mi aveva appiccicato alla sua carta moschicida, per un momento aveva avuto anche questa forma di cortocircuito mentale.
In effetti, nel laghetto artificiale, sull'isoletta c'è una ruota che assomiglia a quella delle giostre dell'Idroscalo.
- «Magari!», ho risposto «è il progetto della genialità italiana, ma noi siamo in bolletta, e i cinesi no, e tutto quanto sarà a casa loro, che noi neppure per l'Expò ce la tiriamo fuori!»
Ritorno al Joseph-pensiero;
- «Gli elementi di partenza sono di tipo culturale e simbolico: l'asse verde si sviluppa attraverso tutta la città che, al suo interno, contiene un fiume artificiale.»
Vero: dal plastico si vede questa passatoia che scorre, con contorcimenti flessuosi e sinuosi, facendo da specchio a quel che sta di qua e di là.
- «Una leggenda locale narra di due amanti divisi proprio da quel corso d'acqua. E noi, sulle sponde, abbiamo immaginato due edifici che si abbracciano e danno vita ad un'unica struttura, la Diamond Mansion; questo per interpretare l'identità culturale del luogo, rimodellandola in modo riconoscibile dalla gente che ci vive.»
Una marcia in più il nostro Joseph: oltre a squadra e righello, testa e cervello, pure il cuore, da lanciare oltre la barricata!
Una mondo incantato, con 75 mila respiri. Altro che la murella di Como!
Mi piace immensamente "la Ciambella", quella formella con il buco in centro, a cui si arriva percorrendo il fiume, con le tante torri e torrette sull'attenti che, come soldatini, ci accompagnano e, traguardando in quel foro, si ammira la ruota panoramica sul laghetto...dell'Idroscalo cinese.
Il nostro "Michelangiolo" comasco, novello Leonardo lariano, funambolico ed immaginifico Magister, perdonerà il mio maccheronico approccio all'architettura, che chiama Ciambella una margherita, un diamante di vetri e riflessi, dove mente grezza e ristretta, da villan terricolo decifra l'armonia di forme come sagome a mattoncini, sovrapposti, a sbalzo e in equilibrio: nelle campagne, da cui provengo, tanta grazia non l'avevo mai vista.
L'acqua, la vita, il liquido formare e deformare, l'acqua di casa sua: un poco del suo lago, del suo mondo, il Joseph l'ha trapiantato, in quel di Cina.
Jingwu...eco-town...eco-densità: mica quisquilie, bazzecole, pinzillacchere, sciocchezzuole, reboanti parole per riempirsi la bocca, effetti speciali o concetti sacerdotali, a far soggezione allo zotico, al volgo Beppo-vulgaris.
Eco sta per qualcosa a misura d'uomo, la soffice bambagia e il calore naturale della pelle e dell'amore di una mamma, che da piccolo ti protegge e ti scalda: la natura genitrice di tutto il vivente, dal cui ventre siamo venuti e dalle cui mammelle abbiamo succhiato il latte della vita.
Jingwu vuole essere questo, ma anche raccogliere la quantità, oltre che la qualità, a vedere il numero non come un affollamento caotico, "mandrianesco", raffazzonato, raccogliticcio, compromesso del compresso, alla sardine da scatolame.
- «Densificare un territorio, dal punto di vista abitativo, consente di mitigare l'impatto ambientale: per esempio, preservando altre porzioni dello stesso territorio; ma anche per un risparmio economico ed energetico generale. Pensiamo solo a cosa significa poter fare la spesa a piedi [...] Se tutti sono vicini serve meno energia [...] più funzioni e relazioni, nessun rischio di quartieri-alveare [...] si moltiplicano i rapporti sociali, i valori identitari, come nella città medioevale, povera di verde, ma non disumana, ove il simile cercava e trovava il proprio simile [...] trovo più alienante una periferia rarefatta, divisa per zone stagne - qui si dorme, là si produce - che una densamente abitata ma con una molteplicità di funzioni integrate.»
Oltre al cuore, ecco che Joseph ci ha buttato anche l'anima, di là dal muro...non dalla murella comasca.
- «Signora, il dottore vorrebbe salutarla», avvisa lo spallato angelo custode di Cristiano.
Ciao, Magdi, non ti rompo oltre con la mia presenza, che ormai io mi sento valore aggiunto, ma come i chili di troppo per chi già abbonda di ciccia.
Per un momento mi sono sentito illuminato di luce riflessa e, tra Joseph e lui, mi son detto fortunato, d'aver preso...due piccioni con una fava :-))
Ai di Pasquale e al caro Magdi, il saluto del Beppe...il Beppe-Paolini, con l'augurio che la benevolenza del buon destino continui a poggiare sulla loro fronte il serto d'alloro!
Io, secondo me...02.10.2009
Questa la domanda che, nell'anno del Signore 2009, in quel primo d'Ottobre, all'Urban Center Milano, un meravigliato Magdi Cristiano Allam rivolge alla vulcanica Maria Luisa Chiara, alla mostra del di lei figlio, architetto Joseph di Pasquale, brillante e geniale progettista della nuova città di Jingwu, che sorgerà vicino a TianJin, in Cina.
Per un momento mi sono sentito come Gabriele Paolini, noto rompiscatole e disturbatore della tv, che lo trovi presente dietro ad ogni cronista, che cerca di portare a termine il proprio lavoro d'informatore o intervistatore.
Come il prezzemolo, te lo vedi dappertutto, che si agita come una marionetta o fa una delle sue tante battute e battutacce di sottofondo e, già la presenza, basta a farne disturbatore di professione.
- «L'ho invitato io», candidamente risponde la cara "Isichiara";
Il buon Cristiano, di nome e pur ormai di fatto, abbozza e incassa.
"Vabbè, mi tocca", avrà pensato, e rassegnato è tornato ad ascoltare il buon Joseph che, certamente conoscendo la buona ma a volte mal risposta fede della madre, aveva messo in conto un contrattempo e, imperterrito, ha continuato nell'illustrare opera sua.
- «Ho visto che ci ha parlato...lei lo conosce, Magdi?»
Così, tirandomi un poco di manica, mi apostrofa uno dei curiosi della mostra.
- «Di vista...»
Mi guarda un poco dubbioso ma, dato che nelle immediate vicinanze c'erano solo attente e massicce guardie del corpo, s'accontenta del surrogato, e parte con profluvio di domande, salvando i malcapitati dal subire continuazione della mia ingombrante presenza;
a mia volta, dall'improvvisato comizio che mi sono trovato a fare, mi ha salvato la caritatevole Isichiara che, in un momento di lucidità, deve avere compreso l'errore d'aver portato un campagnolo in città e, con i saluti, mi sgancia dall'amplesso oratorio che mi aveva abbottonato a quello che, non potendo avere il caffè, si era appagato con la cicoria.
Al pensiero del "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso", eccola guidare il Beppe-Paolini in un tavolinetto di cantone, a lasciare ai veri protagonisti spazio e respiro.
Ah, le mamme: quanti dolori e disgrazie prendono su di se, pur di evitarli ai figli!
Messo così, all'angolo, come per i pugili suonati, mi sono trovato a fare il Paolini di me stesso, dando via al personale cazzeggio e centrifuga del pensiero, come i vecchi rimbambiti che parlano e si rispondono da soli.
"Quel ramo del lago di Como d'onde esce l'Adda e che giace fra due catene non interrotte di monti da settentrione a mezzogiorno...";
Sono i primi versi de "I Promessi Sposi" del del Lisander Manzon, o don Lisander, coma ch'el ciamen i Milanes, il Manzoni Alessandro, che mi riportano al nido dove sono nati e cresciuti i "pulcini" di Pasquale, covata di tre fratelli, che hanno raggiunto alte vette partendo già dall'alto delle spalle di due giganti: i loro genitori.
Buona schiusa, quelle uova...uova di Pasquale.
Como però è anche l'assurdo, una macchietta, la conferma del "Nessuno è profeta in patria", l'occhio guercio di un'amministrazione che ha cercato lontano quel che aveva sotto il naso: un architetto nato dai propri lombi, cosciente e conoscente di sua terra e gente, adatto alla bisogna e competente in forma e sostanza.
Di questi giorni è la notizia del famoso muro, quello che doveva salvare le case dall'esuberanza del lago suo, quando l'abbondanza d'acqua esce dalla bacinella.
Ma chi l'ha fatto: un muratore in pensione del posto?
Manco quello di Berlino faceva così schifo, nel togliere vista e dar impressione di soffoco.
"Il sindaco cede: via la barriera [...] l'orripilante muraglia costruita chissà perché sul lungolago di Como, che aveva l'unica funzione di privare la città di uno dei panorami più famosi del mondo, sarà abbattuta".
Ma come, mi chiedo: proprio lì c'è un di Pasquale e ci fanno una cacchiata mostruosa, per poi arrivare a sposare affermazione, cara a quel buon toscanaccio che era Bartali: «Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!»
Tornando invece a Jingwu, Joseph raccontava così, della meraviglia per essere stato prescelto:
- «Si partecipava in diversi e accreditati professionisti; mai pensavo di vincere, perché nel gruppo ce n'era anche uno cinese.»
Abituati a casa nostra, si stenta a credere che i giochi di campanile, tessera o convenienza, avrebbero mai favorito l'avvento dello "straniero", per costruire pollaio per propri pennuti.
E già, ma siamo in Cina: forse abbonda il riso, ma non il ridicolo, e vogliono sostanza, assieme alla forma.
- «Mi scusi: ma questa è Milano?»
Il tizio che mi aveva appiccicato alla sua carta moschicida, per un momento aveva avuto anche questa forma di cortocircuito mentale.
In effetti, nel laghetto artificiale, sull'isoletta c'è una ruota che assomiglia a quella delle giostre dell'Idroscalo.
- «Magari!», ho risposto «è il progetto della genialità italiana, ma noi siamo in bolletta, e i cinesi no, e tutto quanto sarà a casa loro, che noi neppure per l'Expò ce la tiriamo fuori!»
Ritorno al Joseph-pensiero;
- «Gli elementi di partenza sono di tipo culturale e simbolico: l'asse verde si sviluppa attraverso tutta la città che, al suo interno, contiene un fiume artificiale.»
Vero: dal plastico si vede questa passatoia che scorre, con contorcimenti flessuosi e sinuosi, facendo da specchio a quel che sta di qua e di là.
- «Una leggenda locale narra di due amanti divisi proprio da quel corso d'acqua. E noi, sulle sponde, abbiamo immaginato due edifici che si abbracciano e danno vita ad un'unica struttura, la Diamond Mansion; questo per interpretare l'identità culturale del luogo, rimodellandola in modo riconoscibile dalla gente che ci vive.»
Una marcia in più il nostro Joseph: oltre a squadra e righello, testa e cervello, pure il cuore, da lanciare oltre la barricata!
Una mondo incantato, con 75 mila respiri. Altro che la murella di Como!
Mi piace immensamente "la Ciambella", quella formella con il buco in centro, a cui si arriva percorrendo il fiume, con le tante torri e torrette sull'attenti che, come soldatini, ci accompagnano e, traguardando in quel foro, si ammira la ruota panoramica sul laghetto...dell'Idroscalo cinese.
Il nostro "Michelangiolo" comasco, novello Leonardo lariano, funambolico ed immaginifico Magister, perdonerà il mio maccheronico approccio all'architettura, che chiama Ciambella una margherita, un diamante di vetri e riflessi, dove mente grezza e ristretta, da villan terricolo decifra l'armonia di forme come sagome a mattoncini, sovrapposti, a sbalzo e in equilibrio: nelle campagne, da cui provengo, tanta grazia non l'avevo mai vista.
L'acqua, la vita, il liquido formare e deformare, l'acqua di casa sua: un poco del suo lago, del suo mondo, il Joseph l'ha trapiantato, in quel di Cina.
Jingwu...eco-town...eco-densità: mica quisquilie, bazzecole, pinzillacchere, sciocchezzuole, reboanti parole per riempirsi la bocca, effetti speciali o concetti sacerdotali, a far soggezione allo zotico, al volgo Beppo-vulgaris.
Eco sta per qualcosa a misura d'uomo, la soffice bambagia e il calore naturale della pelle e dell'amore di una mamma, che da piccolo ti protegge e ti scalda: la natura genitrice di tutto il vivente, dal cui ventre siamo venuti e dalle cui mammelle abbiamo succhiato il latte della vita.
Jingwu vuole essere questo, ma anche raccogliere la quantità, oltre che la qualità, a vedere il numero non come un affollamento caotico, "mandrianesco", raffazzonato, raccogliticcio, compromesso del compresso, alla sardine da scatolame.
- «Densificare un territorio, dal punto di vista abitativo, consente di mitigare l'impatto ambientale: per esempio, preservando altre porzioni dello stesso territorio; ma anche per un risparmio economico ed energetico generale. Pensiamo solo a cosa significa poter fare la spesa a piedi [...] Se tutti sono vicini serve meno energia [...] più funzioni e relazioni, nessun rischio di quartieri-alveare [...] si moltiplicano i rapporti sociali, i valori identitari, come nella città medioevale, povera di verde, ma non disumana, ove il simile cercava e trovava il proprio simile [...] trovo più alienante una periferia rarefatta, divisa per zone stagne - qui si dorme, là si produce - che una densamente abitata ma con una molteplicità di funzioni integrate.»
Oltre al cuore, ecco che Joseph ci ha buttato anche l'anima, di là dal muro...non dalla murella comasca.
- «Signora, il dottore vorrebbe salutarla», avvisa lo spallato angelo custode di Cristiano.
Ciao, Magdi, non ti rompo oltre con la mia presenza, che ormai io mi sento valore aggiunto, ma come i chili di troppo per chi già abbonda di ciccia.
Per un momento mi sono sentito illuminato di luce riflessa e, tra Joseph e lui, mi son detto fortunato, d'aver preso...due piccioni con una fava :-))
Ai di Pasquale e al caro Magdi, il saluto del Beppe...il Beppe-Paolini, con l'augurio che la benevolenza del buon destino continui a poggiare sulla loro fronte il serto d'alloro!
Io, secondo me...02.10.2009
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