giovedì 26 marzo 2009

Obamenei

- «Volemose bene, semo boni», invita il Barak, porgendo il ramoscello d'ulivo.

La risposta arriva in punta di dita: il terzo, a partire dal pollice;
tradotto, dall'ottimismo degli allocchi: attenzione e interesse "medio" sull'apertura di Obama.
Abbronzato al naturale, mandolino e labbra a ciuccio, sotto il balcone della nuova fiamma il grillo salta e canta, sperando: incanto, convinco, cavalco l'onda e nascerà un bel Obamenei, dal seme Obama col Khamenei.

- «Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce o passato», insiste "Black iuessei".

Ma l'altra sponda non si concede e non gliela da;
dal trespolo, occhialoni scuri, barbetta bianca e turbantone nero a pentolino, gli risponde la cornacchia:
- «L'Iran non può dimenticare l'atteggiamento ostile e aggressivo che gli Stati Uniti hanno avuto in passato. L'amministrazione americana deve riconoscere i suoi errori e porvi riparo: è questo il modo di mettere da parte le divergenze».

Capo cosparso di cenere e camminata sui ceci anzi, meglio, sui chiodi.
Ma non basta, che l'ingenuo moretto a stelle e strisce c'ha speranza di trarne godimento solo ad essere masochista alla presenza di un sadico.
- «Parli di cambiamento, ma nessun cambio è visibile nella pratica. Hai sbloccato le mie palanche, all'estero? E le sanzioni, le hai cancellate? Hai smesso di sputtanare me e i compagni di merende? Soprattutto: quando la smetti di sollazzarti con la sionista, dietro l'angolo?»

Il nocciolo della questione sta tutto qui: Israele, quel sassolino che, se tolto dalla scarpa, permetterebbe di correre verso il sol dell'avvenire, a papparsi indisturbati l'intero scacchiere mediorientale.
Un Iran bellicoso e armato fino ai denti quanto basta, non avrebbe davanti nessun altro antagonista da impensierirlo e rullerebbe l'intera penisola arabica con lo schiacciasassi.
Quel maledetto staterello ebraico, grande come una caccola di mosca, è l'unico ad impensierire: forte, motivato, maledettamente democratico (forma e sostanza in odore d'eresia, per ogni tirannide, politica o religiosa che si voglia), minuscolo ma con una santabarbara di tutto rispetto...ma quando pareggiato con la bombetta atomica, allora sì, conteranno i numeri delle cozze, e le teste faranno differenza, che parlare di milioni di morti per Teheran sono spiccioli, che può permettersi di perdere, in vista comunque della vittoria. Avanzerebbe loro tanti ventri di donna da riempire, mentre dell'ebreo resterebbe la cenere;
è la regola del salmone: abbondanza di uova, abbondanza di semina e la legge dei grandi numeri garantisce che qualcuno se ne salva sempre, e tanto basta.
E poi, la legge di Allah è quella del formicaio, dove i singoli non valgono un soldo.
Khamenei non poteva credere alle proprie orecchie, quando avvertito che una colomba con il ramoscello nel becco stava bussando alla porta di casa: neppure ha lasciato che, ad aprire, andasse il maggiordomo, l'ottavo nano, Ahmadinejad, il Mahmud;

- «Ghe pensi mi», ci penso io, avrà detto, scostando il fido lecchino.

Forse un poco scornacchiato, spennacchiato e spernacchiato ma non vinto, il caro "Obamba", per il momento resta in attesa, meditando se è il caso di scrivere una letterina, al nonnino, Khamenei;
magari sotto Natale, che così prende due piccioni, assieme a quella per "Babbeo Natale".
Intanto che lo sprovveduto nostro offre guancia e prende schiaffi, si temporeggia e si gira il mestolo per stemperare la broda che riempirà la prima testata nucleare.
Dopo, non resterà che aspettarsi la mossa dell'ombrello, al grido di:
- «Teh, babbioni; ve l'abbiamo fatta!»

E le cornacchie di Teheran reciteranno la famosa filastrocca milanese, che fotografa bene la situazione:

"Grand, gross e ciula: mej piscinin ma gandula" ovvero, grande grosso e stupido: meglio piccolo ma sveglio.


Io, secondo me...26.03.2009

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