giovedì 26 aprile 2007

De...riso

Era facile umorismo, una volta, parlare dei piccoli cinesini come dei classici "mangiatoli di liso"!
Avevi paura di "romperli", così piccoli ed esili, così discreti, tanto sembravano camminare in punte di piedi per non fare rumore.
Pensavamo che al massimo ci avrebbero sommerso con il riso...ed è vero: il riso è sulle loro bocche, ma non è quello che attingevano dalle ciotole, con i caratteristici bastoncini; no, purtroppo è quello del "oraiotiprendoperilculo"!
Tra poco arriveranno carichi di monete e compreranno a destra e a manca.
Non fuggiranno più, raccogliendo la loro misera mercanzia, davanti a chi, spesso, se la rideva nel vederli scappare, come a calpestare col piede un formicaio, a creare scompiglio.
Talvolta anche a requisire quelle poche cianfrusaglie che, per quei disperati, era un piccolo capitale - la loro "azienda" - mentre per i "gendarmi", solo ninnoli da spartire; magari continuando a sghignazzare del parapiglia creatosi.
Una piccola forma di potere; il "paria" che, ultimo tra gli uomini si consolava nel poter almeno calpestare un insetto; vile ma pago d’esser "Forte con i deboli anche se debole con i forti!".
Nanerottoli, ingigantiti dalla lente deformante di una divisa.
Non solo loro, certo: Tanti "Vù cumprà" pagano sulla propria pelle l’estremismo di pochi - ma numerosi, per la legge dei grandi numeri - "gallonati" in uniforme che tolgono ad altri la "misera" ricchezza!
Prepotenti ma tronfi, foss’anche con alamari e bottoni lucenti del giaccone e del berretto di portiere d’albergo!
Speriamo che le laboriose "formichine", a differenza degli elefanti, non abbiano buona memoria, ora che, nel mercato, stanno per entrare in giacca e cravatta!
Quanto sbatter di tacchi, allora, dai tanti che, sino a ieri, li scacciavano e li sbeffeggiavano!
Mi ricordo i tempi in cui taluni auspicavano che la Cina venisse a tener lezioni di politica e di diritto dalle nostre parti.
Allora, "(...) alcune "toghe rosse", magistrati comunisti, andavano a studiare le meraviglie dei processi popolari ove, la pena di morte, era comminata a poveri disgraziati condannati in stadi affollati e plaudenti".
Ora, queste toghe svolazzano in altri lidi ma, gli stadi e i condannati a morte restano.
Ancora, cronaca d’altri tempi: "(...) fra gli studenti nostrani si distribuiva "Servire il popolo", organo dell’esercito cinese, tradotto in italiano, in modo che le castronerie fossero più facilmente leggibili".
Adesso arriva una Cina diversa, neo-capitalista, sotto forma di pullover (+ 895%), pantaloni (+ 738%), calze e collant (+ 404%) e così via elencando nel settore tessile.
Alcuni governi, come quello italiano o francese, chiedono di essere protetti da dazi.
Inutile e dannoso: se un’impresa non è competitiva, comunque soccomberà, se non ai cinesi, agli sloveni o agli spagnoli.
Possiamo castigarli per l’assenza di libertà, che è il vero discrimine fra mercato ed oppressione.
Possiamo pretendere di verificare che le merci rispondano alle caratteristiche dichiarate: che, nel tessile, il lino sia lino e la seta sia seta, o, nel caso dell’alimentare, che i pomodori non siano stati coltivati utilizzando sostanze da noi proibite.
In ogni caso...ci faranno le scarpe!
Nulla a che vedere con la qualità dei nostri artigiani e delle industrie ma, provate a guardare questi prezzi: un paio di scarpe importate dalla Cina costa in media 2 euro e 36 centesimi, che salgono a 10 euro e 38 centesimi per i modelli in pelle o in cuoio.
E qui, come per la pizza o il vino, l’olio e tanto altro, sarà una specie di "giustizia divina": la morte commerciale per tanti che specularono equiparando un euro alle mille lire, non "arrotondando" - come si temeva - ma "raddoppiando" i prezzi!
È proprio vero: "Ride bene chi ride ultimo".
Anzi, da oggi si dirà: "Lide bene chi lide ultimo".
Buongiolno e glazie!

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