Grand, gross e ciula.
Il “Bacio Perugina” Obama è proprio questo: grande, grosso e buono a nulla.
Come per il cioccolatino, ti aspetti tanto, quando lo scarti, curioso di leggere il bigliettino che lo accompagna e di gustare, con il goloso bitorzolo, la dolcezza del pensierino rosa.
Quasi sempre disinfettato, asettico, buono per tutte le stagioni, con retrogusto amaro, che non ti lascia nulla se non la delusione di un’aspettativa, dove al sapore si voleva seguisse sostanzioso pensiero.
L’antenna, sullo scacchiere mondiale ha dimostrato di essere un perticone oscillante e imbranato, una piccola pedina, che acquisirebbe valore solo se arrivasse, illesa, sull’ultima casella, della promozione;
ma troppi pezzi da novanta lo surclassano: in pratica, è una scartina, un due di picche nel mazzo di briscola.
Al tavolo del diavolo oggi non ci sono rosei e paffutelli chierichetti, a servire messa, dove si muovono e giocano tipi tosti, come il crudo capo indiscusso di Hezbollah, Hassan Nasrallah;
o i vari capetti di Hamas che, l’un per l’altro, sono come i capelli del cranio: più ne tagli e meglio ne crescono;
senza contare Mahmud Ahmadinejad, che umilia nel confronto, pure in tostatura, il bell’abbronzato “iùessei”, e affonda, nel confronto, la pietosa stanga: “Grand, gross e ciula...mej piscinin ma gandula!”, ovvero, grande grosso e stupido, meglio piccolo ma sveglio.
Pure Osama, il Bin Laden, che, seppure fantasmino, surclassa, anche nell’invisibilità, la secca sagoma stecca della “signorina” Barak...O'bamba!
Insomma, a farla breve: il “Nobel campione”, di politica estera ne capisce ( volendolo dire con le parole di Cetto Laqualunque, spassoso personaggio mafio-corrotto, corruttibile e maneggione di recente pellicola comica ) una beata minchia!
Ondeggia, galleggia per il basso peso, sia specifico che fisico, come quelle barchettine di legno che, da piccoli, lasciavamo in balie delle onde di uno stagno, con la piccola tela sullo stecchino, a fare da vela e abbandonata ai capricci del vento.
Attorniato da tanti, che di pelo sullo stomaco ne hanno da vendere, il nostro eroe pare la donnina nella bettola di porto.
Si è avvicinato a gente piena di cicatrici, reduci da risse e rese di conti al coltello, con un virile:
«Volemose bene!»
L’hanno squadrato dall’alto in basso, si sono fatti una grassa risata e sono andati avanti ad affilare i coltellacci sulla ruota della mola.
Ahmadinejad, continuando a mescolare nei pentoloni dell’uranio, come i nonni nel paiolo della polenta;
Nasrallah, a riempire il giardino di casa piantando missili e la first lady, Michelle, broccoli e insalata nell’orto della Casa Bianca;
i miei vecchi, con sottane o calzoni sporchi di terra e succo di erbe e foglie, rattoppati da una parte, lisi, smunti strappati e bucati dall’altra;
Michelle, come una modella: la palettina immacolata in mano, il secchiello verniciato di nuovo, il grembiulino di Armani, il fazzoletto di Valentino e la pettinatura fresca fresca, di parrucchiera.
A vederla mi sono vergognata dei miei nonni, che per fare pari mestiere si sporcavano e lordavano come maiali.
Poi, ho capito: ho acceso un lumino, ho detto una preghierina, e ho ringraziato gli antenati, che morivano con i calli alle mani e la pelle pieghettata e abbrustolita dal tanto sole preso, nel lavoro quotidiano, quello vero e ho “malbenedetto” Michelle, “la bella formina” in deposizione fotografica:
«Ma va da via i ciapp!»
Ecco, questo è il mondo in cui è cresciuto e si muove “O'bamba”: sotto vuoto, finto, fasullo, cinematografato, lucidato a cera, “sbarluscent”, luccicante ma immobile, come le statue nelle piazze, bullesche, fredde e marmoree.
Medesima espressività e naturalezza di quando si va a fare la foto per la carta d’identità.
Di tanta posa plastica, di tanto culturismo di gonfi bicipiti, tricipiti, deltoidi, glutei e polpacci, bronzi di Riace, muscolosi ma con il pistolino a spillo, gli Ahmadinejad, i Nasrallah, i Bashar al-Assad, gli Osamabinladen, se ne fanno una pippa!
Per una Michelle che pianta una patata e imbottisce un Hamburger, ci sono tanti Muhammed che interrano una mina o si riempiono di tritolo.
O'bamba, modello da sfilata in passerella, mal conosce e capisce cuore e mente di quell'islamismo che da brace ritorna fuoco, a voler rivivere il gran sogno dei bei tempi della conquista;
come sacre Vestali, hanno sempre curato la fiamma, ed ora hanno appiccato l’incendio che, partito dalla Tunisia, ora lambisce l’Egitto, ma le sue faville volano lontano, in Algeria, in Giordania, nello Yemen;
quando intaccheranno l’Arabia Saudita, salterà il Pakistan e l’Afghanistan diventerà una trappola mortale per gli infedeli, così come il Libano per quelle truppe rivolte ad Israele, ad ammonire la colomba mentre dietro il culo loro, la missileria prende la mira del fondello;
la Turchia di Erdogan ha già passato il guado, tagliando la testa ad un esercito, da sempre custode della laicità del grande Ataturk e spianando la strada al fanatismo più spinto;
allora scatterà la tenaglia: Iran, Hezbollah del Libano e Siria attaccheranno Israele da ogni parte e tutto il Medio Oriente diventerà il vero Anticristo;
e dovremo combattere la Bestia, che abbiamo lasciato crescere, da infante a carnefice.
Più che l’ultima rivelazione di Fatima, potrà la terza guerra mondiale, la profetizzata da Michel de Notredame, il veggente, altrimenti noto come Nostradamus.
''E in quel tempo e in quelle contrade, la potenza infernale metterà contro la Chiesa di Gesù Cristo la forza degli avversari della Sua legge e sarà il secondo Anticristo, il quale perseguiterà quella Chiesa e il suo vero Vicario”.
E questo, solo per la chiesa. Per gli “Urbi”, de Roma capoccia.
Per gli “Orbi”: qualche decennio di guerra, di morte, di carestia e di fame, ma alla fine gliela si farà, a ributtare gli infami nell’inferno da cui sono venuti.
Non sarà l’estinzione del mondo, quello no; almeno, per i sopravvissuti.
Il cicalino della sveglia suona: mi sveglio d’improvviso, madido di sudore.
Accidenti, che sogno: devo smetterla di mangiare trippa e cotiche, di sera.
Il notiziatio:
“[...] l'Egitto caduto in mano ai Fratelli Musulmani, lo Yemen a frange di Al Qaeda [...] Hezbollah sempre più minacciosa e Ahmadinejad che esulta, perché ora c’ha la bomba atomica”.
Faccio colazione con la rimanenza della trippa e il resto di cotiche e ritorno a dormire;
l’incubo era meglio della realtà.
Io, secondo me...04.02.2011
venerdì 4 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
Red Power
«I giudici, con la complicità della stampa, hanno costruito un mostro giuridico [...] che ci ha cancellato [...] sono entrati [...] cercando conti bancari inesistenti, ricevute di tangenti mai riscosse. Giornali e fotografi sapevano tutto molte ore prima degli arresti: polizia e guardia di finanza sono venute a prenderci, di notte, come dei ladri, casa per casa, e all’ingresso in carcere ci aspettavano i cameraman e le tv. Le immagini di noi in manette sono finite dappertutto, in America come in Australia.»
Si era ai tempi di “Mani Pulite”, la mitica caccia al ladro, edizione riveduta e corretta de “Dagli all’untore!”, di pestifera e manzoniana memoria.
Lo sfogo era quello di Domenico Tenaglia, 61 anni, assessore all’urbanistica, avvocato, democristiano, più conosciuto come “Mimì”;
luogo: il carcere di San Domenico, all’Aquila, in Abruzzo, in quel 29 settembre del 1992, dove fu arrestata per tangenti l’intera giunta regionale abruzzese.
Di quanto, rimase l’assoluzione che, il 7 novembre 1999, la Corte d’Appello di Roma emise per 13 dei 14 imputati arrestati.
“Il fatto non sussiste”;
quattro parole per cancellare tre gradi di giudizio: il primo di condanna, il secondo che condanna ma riduce la pena, il terzo, la Cassazione, che annulla e rinvia.
Sei anni dove i politici di allora andarono “alla ricerca dell’onore perduto”, tra macerie e devastazioni di un’intera vita sociale messa all’indice, massacrata, sputtanata e sbriciolata da una categoria di cacciatori che sparavano nel mucchio, alla “a chi tuca taca”, a chi tocca tocca, quasi fosse un gioco di roulette russa, dove il rischio è parte del gioco.
Ma chi ricevette il colpo di grazia, in quel gioco si trovò senza saperlo, incolpevole, ma assimilato ai “danni collaterali”, soggetti sacrificabili, una perdita abbondantemente compensata dal guadagno.
Molti non ressero alla vergogna e s’impiccarono, quando l’umiliazione fu più forte dello spirito di sopravvivenza.
Di quell’arte assassina, violenta e violentatrice, vero “stupratore della democrazia”, maestro fu Antonio Di Pietro, allora posto sugli altari da un popolo in cerca d’efficace purgante.
L’uomo adatto: ambizioso, goloso di fama e soldi, terra e palazzi, alla ricerca di incanalare una violenza che gli è propria, che gli nasce dentro, che deve sfogare contro tutto e tutti, pronto a vedere l’avversario come un ostacolo, contro cui urlare «Io a quello lo sfascio!»
Il piacere più sadico, nel colpire l’uomo alle luci dell’alba, quando l’irruzione in casa lo trovava ancora in mutande, insonnolito e indifeso, alla presenza della famiglia;
moglie e figli costretti a vedere un essere a loro caro strattonato, incalzato, ammanettato e portato alla gogna, passando tra le forche Caudine di quelli che, svegliati da tanto clamore, si affacciavano sulle scale, a vedere un essere umiliato, che in strada si vedeva atteso da torme di giornalisti e fotografi, già avvisati che nell’arena c’era cibo pronto per le fiere.
I poveretti si trovavano con i polpacci attanagliati dalle bavose mascelle dello spettacolo mediatico, dove la notizia che fa vendere si trova nei bidoni della spazzatura.
I poveracci che vi passavano erano finiti, comunque fossero, sia colpevoli che innocenti:
il sangue attira il pescecane, e poco importa di chi è.
Di tanto colpire nel mucchio, vittime vi furono - e non poche - assolutamente incolpevoli.
Ma i Di Pietro ragionavano - e ragionano - come Arnaud Amaury quando, nel luglio del 1209, la soldataglia della Francia settentrionale, guidata dall’abate di Citeaux, presero le armi per distruggere gli insediamenti degli eretici Càtari.
La città di Béziers fu presa e distrutta, l'intera popolazione uccisa: molti cittadini furono bruciati nella chiesa della Madeleine.
Ai soldati che gli chiedevano come avrebbero capito la differenza tra i Càtari e i buoni cattolici, Arnaud Amaury disse queste famose parole:
«Uccideteli tutti, Dio li riconoscerà!»
Come Di Pietro:
«Incarcerateli tutti, poi si vedrà!»
Come vero che “l’abito non fa il monaco”, quando chi lo veste talvolta ne fa ornamento e paludamento, per travestire propria nativa cattiveria, profondamente radicata nell’animo.
L’animo e l’abito, ecco: quello può diventare armatura cui nascondersi, macchina da guerra poderosa se cade in mano al lupo, che si traveste con pelle di pecora.
Oggi, tutto di me è con una signora che neppure conoscevo, ma ora mi è diventata cara: Anna Maria Greco.
“Fatta spogliare, hanno eseguito una perquisizione corporale. Sotto la sua biancheria cercavano le fonti di una notizia, quella che la cronista ha pubblicato su 'Il Giornale' [...] che interessava Ilda Boccassini, la PM di Milano”.
La Ilda, con lo scheletro nell’armadio: quella della crociata contro il buoncostume, beccata in lontana gioventù “Sorpresa in atteggiamenti imbarazzanti in luogo pubblico con un giornalista”.
Giocava al dottore, dove l’altro la “visitava” passando da sotto la toga.
Peccato di gioventù, se non fosse per la virulenta messa all’indice del vecchio satiro - il Silvio Berlusca - in caccia di carne “virgianale”, visto il bestiario da bordello che lo attorniava: “Venditrici di patatine”.
«Chi è stato a darti la notizia?» vorrebbero sapere quelli che, di carte da offrire allo sputo ne hanno disseminato a bizzeffe, e nulla gli frega di cercare le “talpe”, che le hanno divulgate a Urbi et Orbi, a cani e porci, perchè ne facessero scempio, umiliazione e processo mediatico e piazzaiolo, e a loro smalto e rilievo.
Lecito, ma quando non tocca del loro, quando le opere ridicolizzano quel che da pulpito mena pomposa predica.
Eppoi eccola, la fustigatrice: scoperta ( nel vero senso della parola) a far tromba sulle scale.
Gli intoccabili, solidali tra loro, reagiscono a sacrilegio e sacrilego, che ne ha ridimensionato tanto gonfiore di palloni.
E con i “potenti mezzi a disposizione”, l’intera armeria di cui hanno chiavi, avviare la classica forma d’intimidazione, di muscolare e geometrica potenza, per nulla gioiosa macchina da guerra, tra i cui ingranaggi stritolare il prossimo.
Umiliare, impaurire, far intravedere velatamente e squarciare il velo del futuro, a far intendere ed immaginare scenari di cancelli e lucchetti cigolanti che ti ingabbiano.
No, questi “Red Power”, questo potere carminio dal cuore nero non può essere l’ avvenire: di questo sole non ne abbiamo bisogno.
L’odio non può essere il motore che fa girare le ruote della legge e questa deve macinare giustizia, non ossa.
Anna Maria Greco, quel che le hanno fatto è stupro: di democrazia e di giustizia;
e se dobbiamo votarci all’intercessione dei santi, non lo facciamo con i...Di Pietro.
Io, secondo me...02.02.2011
Si era ai tempi di “Mani Pulite”, la mitica caccia al ladro, edizione riveduta e corretta de “Dagli all’untore!”, di pestifera e manzoniana memoria.
Lo sfogo era quello di Domenico Tenaglia, 61 anni, assessore all’urbanistica, avvocato, democristiano, più conosciuto come “Mimì”;
luogo: il carcere di San Domenico, all’Aquila, in Abruzzo, in quel 29 settembre del 1992, dove fu arrestata per tangenti l’intera giunta regionale abruzzese.
Di quanto, rimase l’assoluzione che, il 7 novembre 1999, la Corte d’Appello di Roma emise per 13 dei 14 imputati arrestati.
“Il fatto non sussiste”;
quattro parole per cancellare tre gradi di giudizio: il primo di condanna, il secondo che condanna ma riduce la pena, il terzo, la Cassazione, che annulla e rinvia.
Sei anni dove i politici di allora andarono “alla ricerca dell’onore perduto”, tra macerie e devastazioni di un’intera vita sociale messa all’indice, massacrata, sputtanata e sbriciolata da una categoria di cacciatori che sparavano nel mucchio, alla “a chi tuca taca”, a chi tocca tocca, quasi fosse un gioco di roulette russa, dove il rischio è parte del gioco.
Ma chi ricevette il colpo di grazia, in quel gioco si trovò senza saperlo, incolpevole, ma assimilato ai “danni collaterali”, soggetti sacrificabili, una perdita abbondantemente compensata dal guadagno.
Molti non ressero alla vergogna e s’impiccarono, quando l’umiliazione fu più forte dello spirito di sopravvivenza.
Di quell’arte assassina, violenta e violentatrice, vero “stupratore della democrazia”, maestro fu Antonio Di Pietro, allora posto sugli altari da un popolo in cerca d’efficace purgante.
L’uomo adatto: ambizioso, goloso di fama e soldi, terra e palazzi, alla ricerca di incanalare una violenza che gli è propria, che gli nasce dentro, che deve sfogare contro tutto e tutti, pronto a vedere l’avversario come un ostacolo, contro cui urlare «Io a quello lo sfascio!»
Il piacere più sadico, nel colpire l’uomo alle luci dell’alba, quando l’irruzione in casa lo trovava ancora in mutande, insonnolito e indifeso, alla presenza della famiglia;
moglie e figli costretti a vedere un essere a loro caro strattonato, incalzato, ammanettato e portato alla gogna, passando tra le forche Caudine di quelli che, svegliati da tanto clamore, si affacciavano sulle scale, a vedere un essere umiliato, che in strada si vedeva atteso da torme di giornalisti e fotografi, già avvisati che nell’arena c’era cibo pronto per le fiere.
I poveretti si trovavano con i polpacci attanagliati dalle bavose mascelle dello spettacolo mediatico, dove la notizia che fa vendere si trova nei bidoni della spazzatura.
I poveracci che vi passavano erano finiti, comunque fossero, sia colpevoli che innocenti:
il sangue attira il pescecane, e poco importa di chi è.
Di tanto colpire nel mucchio, vittime vi furono - e non poche - assolutamente incolpevoli.
Ma i Di Pietro ragionavano - e ragionano - come Arnaud Amaury quando, nel luglio del 1209, la soldataglia della Francia settentrionale, guidata dall’abate di Citeaux, presero le armi per distruggere gli insediamenti degli eretici Càtari.
La città di Béziers fu presa e distrutta, l'intera popolazione uccisa: molti cittadini furono bruciati nella chiesa della Madeleine.
Ai soldati che gli chiedevano come avrebbero capito la differenza tra i Càtari e i buoni cattolici, Arnaud Amaury disse queste famose parole:
«Uccideteli tutti, Dio li riconoscerà!»
Come Di Pietro:
«Incarcerateli tutti, poi si vedrà!»
Come vero che “l’abito non fa il monaco”, quando chi lo veste talvolta ne fa ornamento e paludamento, per travestire propria nativa cattiveria, profondamente radicata nell’animo.
L’animo e l’abito, ecco: quello può diventare armatura cui nascondersi, macchina da guerra poderosa se cade in mano al lupo, che si traveste con pelle di pecora.
Oggi, tutto di me è con una signora che neppure conoscevo, ma ora mi è diventata cara: Anna Maria Greco.
“Fatta spogliare, hanno eseguito una perquisizione corporale. Sotto la sua biancheria cercavano le fonti di una notizia, quella che la cronista ha pubblicato su 'Il Giornale' [...] che interessava Ilda Boccassini, la PM di Milano”.
La Ilda, con lo scheletro nell’armadio: quella della crociata contro il buoncostume, beccata in lontana gioventù “Sorpresa in atteggiamenti imbarazzanti in luogo pubblico con un giornalista”.
Giocava al dottore, dove l’altro la “visitava” passando da sotto la toga.
Peccato di gioventù, se non fosse per la virulenta messa all’indice del vecchio satiro - il Silvio Berlusca - in caccia di carne “virgianale”, visto il bestiario da bordello che lo attorniava: “Venditrici di patatine”.
«Chi è stato a darti la notizia?» vorrebbero sapere quelli che, di carte da offrire allo sputo ne hanno disseminato a bizzeffe, e nulla gli frega di cercare le “talpe”, che le hanno divulgate a Urbi et Orbi, a cani e porci, perchè ne facessero scempio, umiliazione e processo mediatico e piazzaiolo, e a loro smalto e rilievo.
Lecito, ma quando non tocca del loro, quando le opere ridicolizzano quel che da pulpito mena pomposa predica.
Eppoi eccola, la fustigatrice: scoperta ( nel vero senso della parola) a far tromba sulle scale.
Gli intoccabili, solidali tra loro, reagiscono a sacrilegio e sacrilego, che ne ha ridimensionato tanto gonfiore di palloni.
E con i “potenti mezzi a disposizione”, l’intera armeria di cui hanno chiavi, avviare la classica forma d’intimidazione, di muscolare e geometrica potenza, per nulla gioiosa macchina da guerra, tra i cui ingranaggi stritolare il prossimo.
Umiliare, impaurire, far intravedere velatamente e squarciare il velo del futuro, a far intendere ed immaginare scenari di cancelli e lucchetti cigolanti che ti ingabbiano.
No, questi “Red Power”, questo potere carminio dal cuore nero non può essere l’ avvenire: di questo sole non ne abbiamo bisogno.
L’odio non può essere il motore che fa girare le ruote della legge e questa deve macinare giustizia, non ossa.
Anna Maria Greco, quel che le hanno fatto è stupro: di democrazia e di giustizia;
e se dobbiamo votarci all’intercessione dei santi, non lo facciamo con i...Di Pietro.
Io, secondo me...02.02.2011
martedì 1 febbraio 2011
Sentiammè
Gigetto, Bersanuccio di Peppo tuo, sentiammè: non fare ancora il bischero!
Togli l’abitino liso, smunto e rappezzato da vecchio burocrate, uniforme da "aparatchik" dell'era sovietica;
con quello, getta alle ortiche tutto l’armamentario e la ferramenta di quella rivoluzione che, per nostra fortuna, mai ebbe a venire, i cui nefasti effetti si rivelarono quando calò la famosa cortina, quella di ferro e la granitica convinzione di chi ebbe fede gelò, dietro le recinzioni dei gulag siberiani.
Pierotto mio, prendi la striglia da cavallo e togli pure la crosta, quella che, come il calcare per la lavatrice, ha foderato e intasato il cervello, quello poi dato all’ammasso, come cauzione da banco dei pegni.
Gigi, sei uno degli ultimi, sopravvissuti di una generazione di dinosauri, che hanno regnato per lungo tempo, ma ormai spazzati via dal meteorite della Storia.
Svegliati, perché un altro scontro con la locomotiva dell’evoluzione ti costerebbe cara.
Butta a mare (fatti portare al largo dall’amico Max, il D’Alema, sulla barchetta a vela) i vecchi manuali di muffa scuola moscovita e vedi di cambiarti, nel profondo: anche e soprattutto l’intimo va cambiato, almeno una volta nella vita.
Pier Gigino, svecchiati, usa anche il botulino, comprati alcune botti di minoxidil, per la crescita dei capelli e fatti spedire dall’Olanda qualche lotto di bulbi...non di fiori, ma piliferi.
Smetti quei puzzolenti mozziconi di sigari che ti cacci in bocca e, se proprio vuoi fare lo sborone, fatti mandare qualche decente cubano da quella salma...scusa, sagoma del Fidel.
E non farti più vedere in maniche di camicia, a salire sui tetti per solidarietà verso operai, che colà stavano bivaccando, per protestare contro licenziamento e perdita del lavoro;
non c’hai il “Phisique du role”, forma e portamento per tentare imitazione di virile animale politico.
Hai la fortuna di provenire da un mondo di bastonati, reduci di sonore sconfitte, frattaglie e maceria d’ideologia bocciata, se non nella teoria, in pratica, quando al virtuale si passò al reale, dal bla-bla-bla all’azione.
Di tanto, fanne tesoro.
Da Lenin e Mao, da Fidel e Kim Il-sung ad oggi, la fortuna è nel divorzio: da vecchia megera comunista a consolante capitalista, a tentare di portare la miseria in alto e non il benessere alla povertà.
Da una Russia che arranca in salita, a riprendere la vetta, ad un’isola ancora isola, ma che aspetta di gettare il vecchio e che torni la speranza, alla Sparta Coreana, caserma a cielo aperto, ad una Cina che sale verso le stelle.
Un popolo, che fu bue, sceglie stalla e fattore.
Non sono tutte rose e fiori, tanto è perfettibile, ma esci dal vicolo cieco da dove ti ostini a fare come quei robottini che, davanti al muro, continuano a sbattere, fino a che le pile si scaricano.
Pier Giggi: fai tesoro: per una volta azzarda perché, ricorda: solo chi osa ha possibilità di vincere.
Straccia e lascia le vesti del “Migliore”, che vorrebbe solo mandrie sue quelle più acculturate, alla “pochi ma buoni”;
e illudersi e tacciare la maggioranza come massa di beoti cretini, urne ed elezioni “democratiche” solo quando portano latte alla loro stalla, mentre diventa “tirannia della maggioranza”, quando è il numero, a far differenza.
Cinematografari, guitti e scribacchini sono spesso ad attaccarsi medaglie a vicenda, in gioco autoreferenziale, quasi forma d’autoerotismo, dove anche l’asino premia propria famiglia;
magari alcuni sono veramente eccellenze, in propria materia, ma pure di presunzione, nel credersi cime, per esserlo solo di rapa, quando sconfinano e disattendono il saggio “Ofelé fà el to mesté”, pasticciere, fai il tuo mestiere, nel detto meneghino.
come quei professoroni, specialisti in una branca dello scibile medico, che se hai la sfortuna di ammalarti di qualcosa tra il loro confine e quello dell’altro, in quella terra di nessuno non sanno che fare e ti salvi solo dal buon vecchio medico di famiglia, negletto e sottovalutato da tanto aristocratici luminari.
Ecco: se al posto di pompare aria nei propri gozzi e gonfiare petti capissero la fortuna di scambiare sapere ed esperienza, magari tanti pazienti scamperebbero dai danni cagionati da tanta superbia.
Piergigetto, ripensaci, te la do io la cura miracolosa: accetta la mano di Silvio, il Berlusca.
Sganciati dalla presa di uno che neppure conosce la lingua sua, da quello che vorrebbe essere stato Bruto per Cesare, solo per potergli fregare l’alloro, il giovine con l’orecchino che vorrebbe far lo stesso con te o il “professorino” che ambirebbe farti le scarpe, stanco delle sue, di pregiata vacchetta.
Il Silvio non è un santo; e neppure un eroe. Neanche navigatore.
Eroe, Santo, Navigatore: nulla.
Ma piace, perché mira al sodo (anche femminile) e non nasconde di avere vizi e virtù in cui tanti si riconoscono.
Non vive in torri d’avorio, come tanti di voi, caro Gigi.
Piero, sentiammè: dimostra di non conoscere solo il “Niet!”.
Gli italiani non sanno più come farvela capire, che vogliono solo che impariate a remare tutti a tempo e di piantarla di pensare all’orticello di casa, girando in tondo.
Mignotte - “escort”, se suona meno volgare - un tanto al chilo, devono essere valutate per quel che sono: venditrici di patatine.
Sono un sollazzo, ricreazione e riposo del guerriero.
Come per la mela, ben vengano, se la cura leva il medico di torno.
“Do ut des”, io (la) do affinché tu dia (la grana).
Un contratto, niente di più.
“Oneste” professioniste, come il calciatore, il pugile, il cantante: ognuno pagato per usare muscoli suoi, siano essi polpacci, braccia o ugole.
Giggi, disciulati!
Sentiammè.
Io, secondo me...31.01.2011
Togli l’abitino liso, smunto e rappezzato da vecchio burocrate, uniforme da "aparatchik" dell'era sovietica;
con quello, getta alle ortiche tutto l’armamentario e la ferramenta di quella rivoluzione che, per nostra fortuna, mai ebbe a venire, i cui nefasti effetti si rivelarono quando calò la famosa cortina, quella di ferro e la granitica convinzione di chi ebbe fede gelò, dietro le recinzioni dei gulag siberiani.
Pierotto mio, prendi la striglia da cavallo e togli pure la crosta, quella che, come il calcare per la lavatrice, ha foderato e intasato il cervello, quello poi dato all’ammasso, come cauzione da banco dei pegni.
Gigi, sei uno degli ultimi, sopravvissuti di una generazione di dinosauri, che hanno regnato per lungo tempo, ma ormai spazzati via dal meteorite della Storia.
Svegliati, perché un altro scontro con la locomotiva dell’evoluzione ti costerebbe cara.
Butta a mare (fatti portare al largo dall’amico Max, il D’Alema, sulla barchetta a vela) i vecchi manuali di muffa scuola moscovita e vedi di cambiarti, nel profondo: anche e soprattutto l’intimo va cambiato, almeno una volta nella vita.
Pier Gigino, svecchiati, usa anche il botulino, comprati alcune botti di minoxidil, per la crescita dei capelli e fatti spedire dall’Olanda qualche lotto di bulbi...non di fiori, ma piliferi.
Smetti quei puzzolenti mozziconi di sigari che ti cacci in bocca e, se proprio vuoi fare lo sborone, fatti mandare qualche decente cubano da quella salma...scusa, sagoma del Fidel.
E non farti più vedere in maniche di camicia, a salire sui tetti per solidarietà verso operai, che colà stavano bivaccando, per protestare contro licenziamento e perdita del lavoro;
non c’hai il “Phisique du role”, forma e portamento per tentare imitazione di virile animale politico.
Hai la fortuna di provenire da un mondo di bastonati, reduci di sonore sconfitte, frattaglie e maceria d’ideologia bocciata, se non nella teoria, in pratica, quando al virtuale si passò al reale, dal bla-bla-bla all’azione.
Di tanto, fanne tesoro.
Da Lenin e Mao, da Fidel e Kim Il-sung ad oggi, la fortuna è nel divorzio: da vecchia megera comunista a consolante capitalista, a tentare di portare la miseria in alto e non il benessere alla povertà.
Da una Russia che arranca in salita, a riprendere la vetta, ad un’isola ancora isola, ma che aspetta di gettare il vecchio e che torni la speranza, alla Sparta Coreana, caserma a cielo aperto, ad una Cina che sale verso le stelle.
Un popolo, che fu bue, sceglie stalla e fattore.
Non sono tutte rose e fiori, tanto è perfettibile, ma esci dal vicolo cieco da dove ti ostini a fare come quei robottini che, davanti al muro, continuano a sbattere, fino a che le pile si scaricano.
Pier Giggi: fai tesoro: per una volta azzarda perché, ricorda: solo chi osa ha possibilità di vincere.
Straccia e lascia le vesti del “Migliore”, che vorrebbe solo mandrie sue quelle più acculturate, alla “pochi ma buoni”;
e illudersi e tacciare la maggioranza come massa di beoti cretini, urne ed elezioni “democratiche” solo quando portano latte alla loro stalla, mentre diventa “tirannia della maggioranza”, quando è il numero, a far differenza.
Cinematografari, guitti e scribacchini sono spesso ad attaccarsi medaglie a vicenda, in gioco autoreferenziale, quasi forma d’autoerotismo, dove anche l’asino premia propria famiglia;
magari alcuni sono veramente eccellenze, in propria materia, ma pure di presunzione, nel credersi cime, per esserlo solo di rapa, quando sconfinano e disattendono il saggio “Ofelé fà el to mesté”, pasticciere, fai il tuo mestiere, nel detto meneghino.
come quei professoroni, specialisti in una branca dello scibile medico, che se hai la sfortuna di ammalarti di qualcosa tra il loro confine e quello dell’altro, in quella terra di nessuno non sanno che fare e ti salvi solo dal buon vecchio medico di famiglia, negletto e sottovalutato da tanto aristocratici luminari.
Ecco: se al posto di pompare aria nei propri gozzi e gonfiare petti capissero la fortuna di scambiare sapere ed esperienza, magari tanti pazienti scamperebbero dai danni cagionati da tanta superbia.
Piergigetto, ripensaci, te la do io la cura miracolosa: accetta la mano di Silvio, il Berlusca.
Sganciati dalla presa di uno che neppure conosce la lingua sua, da quello che vorrebbe essere stato Bruto per Cesare, solo per potergli fregare l’alloro, il giovine con l’orecchino che vorrebbe far lo stesso con te o il “professorino” che ambirebbe farti le scarpe, stanco delle sue, di pregiata vacchetta.
Il Silvio non è un santo; e neppure un eroe. Neanche navigatore.
Eroe, Santo, Navigatore: nulla.
Ma piace, perché mira al sodo (anche femminile) e non nasconde di avere vizi e virtù in cui tanti si riconoscono.
Non vive in torri d’avorio, come tanti di voi, caro Gigi.
Piero, sentiammè: dimostra di non conoscere solo il “Niet!”.
Gli italiani non sanno più come farvela capire, che vogliono solo che impariate a remare tutti a tempo e di piantarla di pensare all’orticello di casa, girando in tondo.
Mignotte - “escort”, se suona meno volgare - un tanto al chilo, devono essere valutate per quel che sono: venditrici di patatine.
Sono un sollazzo, ricreazione e riposo del guerriero.
Come per la mela, ben vengano, se la cura leva il medico di torno.
“Do ut des”, io (la) do affinché tu dia (la grana).
Un contratto, niente di più.
“Oneste” professioniste, come il calciatore, il pugile, il cantante: ognuno pagato per usare muscoli suoi, siano essi polpacci, braccia o ugole.
Giggi, disciulati!
Sentiammè.
Io, secondo me...31.01.2011
domenica 30 gennaio 2011
giovedì 27 gennaio 2011
Sput(t)anieri
«Avanti la prossima, avanti la prossima. Una alla volta!»
Tempo d’assemblaggio, cinque minuti, moltiplicato per sei o sette: tanto sarebbero state le carrozzerie da montare.
Ce la facesse Marchionne, con la sua Fiat, a mantenere un simile ritmo, la sua catena sfornerebbe tante auto da saturare l’intero mercato, non dico nazionale, ma addirittura mondiale.
Peccato che, a dover reggere tale cadenza e offerta di prestazioni, non fosse una fredda macchina ma un vispo e arzillo ultrasettantenne.
Che però deve avere il cuore e il pisello di uno stallone;
o essere imbottito di Viagra o Cialis, quelle pasticche tanto miracolose da far rizzare...anche un morto.
Una...due...cinque, sei, sette...Silvio, hai tutta la mia ammirazione e invidia!!
Io, con una ventina d’anni meno di te, finirei con le coronarie sgonfie, dopo le prime...non dico quante.
Bene: per la Nadia Macrì, Silvio Berlusconi non sarebbe un uomo normale, ma un trapano a percussione, con un sistema di pompaggio più efficace di quello per estrarre il petrolio!
Nemmeno il vecchietto all’ospizio riuscirebbe a riempire un pannolone in così poco tempo, e questo poi solo per incontinenza, mentre il Silvio produrrebbe più spermatozoi in pochi minuti che le zanzare in una stagione ovaiola.
Interrogata per cinque ore, dai Pubblici Ministeri di Milano Pietro Forno e Antonio Sangermano, l'ex escort Nadia Macrì racconta:
« [...] andiamo in un posto, una specie di privé dove c'è un palo piccolino, con le luci da discoteca. Abbiamo fatto il bagno in piscina, dove ci raggiunse il presidente. Nudo. Noi eravamo sei, sette ragazze. Siamo stati tutti quanti insieme a ridere, a scherzare, a toccarci. Poi lui dopo un po' si è avvicinato ad un'altra camera dove c'è un lettino in cui fai i massaggi [...] ogni cinque minuti noi aprivamo la porta e consumavamo il rapporto sessuale.»
Cinque minuti, una botta e via...avanti l’altra; che fottitor superbo!
«[...] fui pagata cinquemila euro, dal presidente direttamente.»
Mike Tyson lo remuneravano per usare i pugni, Totti i piedi, un tennista per le braccia: ognuno per il muscolo che più mostra virilità nel turgore.
Le Macrì, come le D’Addario, sono come le vecchie cassette a nastro: con un lato "A" e - soprattutto - uno "B", oltre alla lingua, che non sempre usano per chiudere le buste.
Detto questo, ognuno adopera quel che di meglio la natura ha donato e se ci fai cinquemila euro a botta, ben vengano!
Nessuna delle “signorine a noleggio” aveva verginità da custodire, né ingenuità da educanda, ma concorrenziale rapacità nell’offerta di grazie, in un mercato ingolfato di domanda.
“Nà lavàda, nà sùgàda, la par n'anca duperàda”, una lavata, un'asciugata, non sembra neanche usata e, come i panni, si possono indossare nuovamente per altra festa.
Ed oggi, con ago e filo, un buon chirurgo riesce pure a ricostruire ogni virtù deflorata.
La sessualità è cosa privata, quando non esiste violenza né costrizione.
Con il resto, ognuno può portarsi il raccontato al gabinetto - sia esso di grazia o di giustizia - gettandolo nello sciacquone o facendone materia di piacere, come il pieghevole di Palyboy.
Per raccattare tanta pruriginosa paccottiglia, fior di magistratura ha messo in campo tanti mezzi e forze che è come se usassi un missile Cruise per colpire una zanzara;
di tanto, hanno mercificato lavoro d’indagine, che doveva essere materia al vaglio di uomini di legge e non “spu(t)tanieri”, prodotto catarrale di un vecchio tisico sulla pubblica piazza.
Seppure voluminose, quelle centinaia di pagine, hanno consistenza dell’aria in un palloncino.
Hanno scoperto che, in un luogo privato, ci possono scappare una...due...tre...sette scopate.
Libero mercato in libero Stato e, se si devono riaprire case, siano quelle benemerite e chiuse di una volta, dove le uniche cimici sarebbero quelle da grattare via, non dei guardoni, alla “cinque contro uno”.
Dove vige un rapporto di reciproca soddisfazione tra le parti e nessuna violenza, invito a seguire il detto:
«Pensa ai cassi tò!», segui la tua coscienza senza “talebanizzare” la vita d’altri.
Avanti il prossimo.
Io, secondo me...27.01.2011
Tempo d’assemblaggio, cinque minuti, moltiplicato per sei o sette: tanto sarebbero state le carrozzerie da montare.
Ce la facesse Marchionne, con la sua Fiat, a mantenere un simile ritmo, la sua catena sfornerebbe tante auto da saturare l’intero mercato, non dico nazionale, ma addirittura mondiale.
Peccato che, a dover reggere tale cadenza e offerta di prestazioni, non fosse una fredda macchina ma un vispo e arzillo ultrasettantenne.
Che però deve avere il cuore e il pisello di uno stallone;
o essere imbottito di Viagra o Cialis, quelle pasticche tanto miracolose da far rizzare...anche un morto.
Una...due...cinque, sei, sette...Silvio, hai tutta la mia ammirazione e invidia!!
Io, con una ventina d’anni meno di te, finirei con le coronarie sgonfie, dopo le prime...non dico quante.
Bene: per la Nadia Macrì, Silvio Berlusconi non sarebbe un uomo normale, ma un trapano a percussione, con un sistema di pompaggio più efficace di quello per estrarre il petrolio!
Nemmeno il vecchietto all’ospizio riuscirebbe a riempire un pannolone in così poco tempo, e questo poi solo per incontinenza, mentre il Silvio produrrebbe più spermatozoi in pochi minuti che le zanzare in una stagione ovaiola.
Interrogata per cinque ore, dai Pubblici Ministeri di Milano Pietro Forno e Antonio Sangermano, l'ex escort Nadia Macrì racconta:
« [...] andiamo in un posto, una specie di privé dove c'è un palo piccolino, con le luci da discoteca. Abbiamo fatto il bagno in piscina, dove ci raggiunse il presidente. Nudo. Noi eravamo sei, sette ragazze. Siamo stati tutti quanti insieme a ridere, a scherzare, a toccarci. Poi lui dopo un po' si è avvicinato ad un'altra camera dove c'è un lettino in cui fai i massaggi [...] ogni cinque minuti noi aprivamo la porta e consumavamo il rapporto sessuale.»
Cinque minuti, una botta e via...avanti l’altra; che fottitor superbo!
«[...] fui pagata cinquemila euro, dal presidente direttamente.»
Mike Tyson lo remuneravano per usare i pugni, Totti i piedi, un tennista per le braccia: ognuno per il muscolo che più mostra virilità nel turgore.
Le Macrì, come le D’Addario, sono come le vecchie cassette a nastro: con un lato "A" e - soprattutto - uno "B", oltre alla lingua, che non sempre usano per chiudere le buste.
Detto questo, ognuno adopera quel che di meglio la natura ha donato e se ci fai cinquemila euro a botta, ben vengano!
Nessuna delle “signorine a noleggio” aveva verginità da custodire, né ingenuità da educanda, ma concorrenziale rapacità nell’offerta di grazie, in un mercato ingolfato di domanda.
“Nà lavàda, nà sùgàda, la par n'anca duperàda”, una lavata, un'asciugata, non sembra neanche usata e, come i panni, si possono indossare nuovamente per altra festa.
Ed oggi, con ago e filo, un buon chirurgo riesce pure a ricostruire ogni virtù deflorata.
La sessualità è cosa privata, quando non esiste violenza né costrizione.
Con il resto, ognuno può portarsi il raccontato al gabinetto - sia esso di grazia o di giustizia - gettandolo nello sciacquone o facendone materia di piacere, come il pieghevole di Palyboy.
Per raccattare tanta pruriginosa paccottiglia, fior di magistratura ha messo in campo tanti mezzi e forze che è come se usassi un missile Cruise per colpire una zanzara;
di tanto, hanno mercificato lavoro d’indagine, che doveva essere materia al vaglio di uomini di legge e non “spu(t)tanieri”, prodotto catarrale di un vecchio tisico sulla pubblica piazza.
Seppure voluminose, quelle centinaia di pagine, hanno consistenza dell’aria in un palloncino.
Hanno scoperto che, in un luogo privato, ci possono scappare una...due...tre...sette scopate.
Libero mercato in libero Stato e, se si devono riaprire case, siano quelle benemerite e chiuse di una volta, dove le uniche cimici sarebbero quelle da grattare via, non dei guardoni, alla “cinque contro uno”.
Dove vige un rapporto di reciproca soddisfazione tra le parti e nessuna violenza, invito a seguire il detto:
«Pensa ai cassi tò!», segui la tua coscienza senza “talebanizzare” la vita d’altri.
Avanti il prossimo.
Io, secondo me...27.01.2011
giovedì 20 gennaio 2011
Patatina bollente
Collodi, da un pezzo di legno ne cavò un capolavoro: Pinocchio, con l’indimenticabile inizio dove il falegname Mastro Ciliegia, trovato un tronchetto che rideva e piangeva come un bambino, lo regalò a Geppetto, che ne scolpì burattino per compagnia;
dal legno, anche il regista Ermanno Olmi trovò ispirazione, per un film bello e struggente:
l'albero degli zoccoli.
Oggi prosegue l’arte dell’intaglio ma, ai burattini, s’accoppiano le zoccole.
La migliore di quelle è come la galleria per il treno: ariosa e aperta per tanto passaggio e gli scambi sono altra cosa, che quelli dei binari.
Alla Maria Teresa Goretti, santificata per essersi fatta accoppare, piuttosto che rinunciare alla virtù, ecco sopravvenire le edizioni, rivedute corrette ed aggiornate, di quelle che, mostrando pollice e indice uniti, erano a consacrare esclusivo possesso, da “L’utero è mio e me lo gestisco io!” per finire con l’annunciazione della “Passera al potere!”;
preferito a “Potere al popolo!” dove, a confronto, il sol dell’avvenire era irraggiungibile rispetto al “Cchiú pilu pè tutti”, quello che pare abbia miglior referenze per sovvertire la legge di Archimede, dove si vuole sia la leva a far forza.
Al "Datemi una leva e vi solleverò il mondo" si oppone il "Tira pusse un pel de vaca che un car de boeu", tira di più un pelo di f**a che un carro di buoi!!
La Storia del mondo - quella con la “s” maiuscola - da sempre ha provato che, al vero che dietro un grande uomo c’è sempre una gran donna, spesso pure era gran gnocca!
Mai sapremo abbastanza, di quanto tanto pelo abbia invero mosso buoi e cavalli, e sopra questi eserciti tirati da quel filo, spesso invisibile ma onnipresente.
Senza di quello, Cleopatra non sarebbe riuscita a far litigare il bell’Antonio con Ottaviano, risparmiandogli una manica di botte e Giuseppina a mandare Napoleone suo a far danni in giro per l’Europa, per potersi far tenere caldo il letto dallo stallone di turno, mentre il poveretto era al fronte.
Mai detto fu più azzeccato, nel dire che la verità sta nel mezzo, quel che, giustificato dal fine, ne ha fatto arte più antica e l’etichetta porta secondo a chi ci è attaccata;
da “accompagnatrice” a “escort”, se sei d’alto bordo;
puttana, battona, zoccola, sguangia, baldracca, bagascia, troia, sgualdrina e via dicendo, se la marchetta è con poveracci.
Comunque sia: il mercato delle vacche, dove il capo migliore se lo aggiudica chi ha più da investire.
Con la differenza che le peggio conciate magari sono costrette, dalla necessità piuttosto che dal pappone, mentre quelle che bazzicano con i danarosi lo fanno perché “L’utero è mio e me lo gestisco io, perché la passera vicina al potere porta grana!”.
Qui non siamo alla disperazione, a darla via per il tozzo di pane;
queste lo fanno per la regola della resa in multiproprietà: “Nà lavàda, nà sùgàda, la par n'anca duperàda”, una lavata, un'asciugata, non sembra neanche usata!
A questi livelli non esistono verginelle e una Maria Goretti non si vede manco in fotografia.
Le bustarelle con i quattrini sono per un tanto al chilo, e quelle ci si buttano sopra con la frase d’abbondanza del salumaio quando incarta il prosciutto:
«Papino, fa tremila euro: che faccio lascio?»
Poi ci sono le varianti sul tema: da un Marrazzo, che predilige il brivido del dare-avere, si passa ad un Sircana, che invece si accontentava di un solo lato della cosa.
Senza contare la prestazione da stallone di razza, che fu dell'allora deputato dell'Udc Cosimo Mele, cinquantenne, pugliese, sposato e con moglie incinta, che si fece trovare a fare mucchio con due prostitute e contorno di droga.
E si parla di briciole, croste di pane: non conosceremo mai l’identità di “chiappe d’oro”, l’Onorevole Eccellenza di cui parlarono alcuni Trans del giro-Marrazzo;
un paio di ammazzati del giro, il messaggio ricevuto ed ecco messa a tacere la faccenda: tante altre chiappe d’oro che ora dormono sonni tranquilli, “Onorevoli” od “Eminenze” che magari ora stanno a pontificare e far prediche contro l’uso chi, a par loro, ha avuto solo la sfiga di approvvigionarsi a stesso mercato, ma di non rientrare nel giro della “specie protetta”.
Interesse vuole che oggi può capitare che spesso sia la vacca a salire in cattedra e fissare prezzo di mercato.
Ma così è, dove la legge e la sentenza è comodo portarla fuori dai palazzi di giustizia, sulla piazza e sotto i riflettori, dove è più facile far risaltare il grigiore e allontanare quell’aria di muffa e di stantio che regna negli anfratti e negli angoli bui di una giustizia gelosa del proprio immacolato, ma generosa nel badilare merda nei ventilarori.
«La magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano»;
Il sito di Julian Assange, Wikileaks, accettata incondizionatamente come la bibbia di questo millennio, vorrebbe scritto, su documenti riservati e secretati, da Ronald Spogli, a suo tempo ambasciatore americano a Roma;
Parlato dell’ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema.
Ecco che, d’improvviso, quanto adorato come sorgente di verità rivelata, ora che si ritorce, subito è rinnegata:
«Accanto ad osservazioni ovvie su fughe di notizie e intercettazioni, è riportato un giudizio abnorme sulla magistratura che non ho mai pronunciato, che non corrisponde al mio pensiero e che evidentemente all’epoca è stato frutto di un fraintendimento tra l’ambasciatore Spogli e me.»
Ma Wikileaks non era Vangelo?
A chi allora il separare grano dal loglio, vero dal falso, il giusto dall’ingiusto?
Una bella gatta da pelare: una...patatina bollente!
Io, secondo me...20.01.2011
dal legno, anche il regista Ermanno Olmi trovò ispirazione, per un film bello e struggente:
l'albero degli zoccoli.
Oggi prosegue l’arte dell’intaglio ma, ai burattini, s’accoppiano le zoccole.
La migliore di quelle è come la galleria per il treno: ariosa e aperta per tanto passaggio e gli scambi sono altra cosa, che quelli dei binari.
Alla Maria Teresa Goretti, santificata per essersi fatta accoppare, piuttosto che rinunciare alla virtù, ecco sopravvenire le edizioni, rivedute corrette ed aggiornate, di quelle che, mostrando pollice e indice uniti, erano a consacrare esclusivo possesso, da “L’utero è mio e me lo gestisco io!” per finire con l’annunciazione della “Passera al potere!”;
preferito a “Potere al popolo!” dove, a confronto, il sol dell’avvenire era irraggiungibile rispetto al “Cchiú pilu pè tutti”, quello che pare abbia miglior referenze per sovvertire la legge di Archimede, dove si vuole sia la leva a far forza.
Al "Datemi una leva e vi solleverò il mondo" si oppone il "Tira pusse un pel de vaca che un car de boeu", tira di più un pelo di f**a che un carro di buoi!!
La Storia del mondo - quella con la “s” maiuscola - da sempre ha provato che, al vero che dietro un grande uomo c’è sempre una gran donna, spesso pure era gran gnocca!
Mai sapremo abbastanza, di quanto tanto pelo abbia invero mosso buoi e cavalli, e sopra questi eserciti tirati da quel filo, spesso invisibile ma onnipresente.
Senza di quello, Cleopatra non sarebbe riuscita a far litigare il bell’Antonio con Ottaviano, risparmiandogli una manica di botte e Giuseppina a mandare Napoleone suo a far danni in giro per l’Europa, per potersi far tenere caldo il letto dallo stallone di turno, mentre il poveretto era al fronte.
Mai detto fu più azzeccato, nel dire che la verità sta nel mezzo, quel che, giustificato dal fine, ne ha fatto arte più antica e l’etichetta porta secondo a chi ci è attaccata;
da “accompagnatrice” a “escort”, se sei d’alto bordo;
puttana, battona, zoccola, sguangia, baldracca, bagascia, troia, sgualdrina e via dicendo, se la marchetta è con poveracci.
Comunque sia: il mercato delle vacche, dove il capo migliore se lo aggiudica chi ha più da investire.
Con la differenza che le peggio conciate magari sono costrette, dalla necessità piuttosto che dal pappone, mentre quelle che bazzicano con i danarosi lo fanno perché “L’utero è mio e me lo gestisco io, perché la passera vicina al potere porta grana!”.
Qui non siamo alla disperazione, a darla via per il tozzo di pane;
queste lo fanno per la regola della resa in multiproprietà: “Nà lavàda, nà sùgàda, la par n'anca duperàda”, una lavata, un'asciugata, non sembra neanche usata!
A questi livelli non esistono verginelle e una Maria Goretti non si vede manco in fotografia.
Le bustarelle con i quattrini sono per un tanto al chilo, e quelle ci si buttano sopra con la frase d’abbondanza del salumaio quando incarta il prosciutto:
«Papino, fa tremila euro: che faccio lascio?»
Poi ci sono le varianti sul tema: da un Marrazzo, che predilige il brivido del dare-avere, si passa ad un Sircana, che invece si accontentava di un solo lato della cosa.
Senza contare la prestazione da stallone di razza, che fu dell'allora deputato dell'Udc Cosimo Mele, cinquantenne, pugliese, sposato e con moglie incinta, che si fece trovare a fare mucchio con due prostitute e contorno di droga.
E si parla di briciole, croste di pane: non conosceremo mai l’identità di “chiappe d’oro”, l’Onorevole Eccellenza di cui parlarono alcuni Trans del giro-Marrazzo;
un paio di ammazzati del giro, il messaggio ricevuto ed ecco messa a tacere la faccenda: tante altre chiappe d’oro che ora dormono sonni tranquilli, “Onorevoli” od “Eminenze” che magari ora stanno a pontificare e far prediche contro l’uso chi, a par loro, ha avuto solo la sfiga di approvvigionarsi a stesso mercato, ma di non rientrare nel giro della “specie protetta”.
Interesse vuole che oggi può capitare che spesso sia la vacca a salire in cattedra e fissare prezzo di mercato.
Ma così è, dove la legge e la sentenza è comodo portarla fuori dai palazzi di giustizia, sulla piazza e sotto i riflettori, dove è più facile far risaltare il grigiore e allontanare quell’aria di muffa e di stantio che regna negli anfratti e negli angoli bui di una giustizia gelosa del proprio immacolato, ma generosa nel badilare merda nei ventilarori.
«La magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano»;
Il sito di Julian Assange, Wikileaks, accettata incondizionatamente come la bibbia di questo millennio, vorrebbe scritto, su documenti riservati e secretati, da Ronald Spogli, a suo tempo ambasciatore americano a Roma;
Parlato dell’ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema.
Ecco che, d’improvviso, quanto adorato come sorgente di verità rivelata, ora che si ritorce, subito è rinnegata:
«Accanto ad osservazioni ovvie su fughe di notizie e intercettazioni, è riportato un giudizio abnorme sulla magistratura che non ho mai pronunciato, che non corrisponde al mio pensiero e che evidentemente all’epoca è stato frutto di un fraintendimento tra l’ambasciatore Spogli e me.»
Ma Wikileaks non era Vangelo?
A chi allora il separare grano dal loglio, vero dal falso, il giusto dall’ingiusto?
Una bella gatta da pelare: una...patatina bollente!
Io, secondo me...20.01.2011
lunedì 17 gennaio 2011
sabato 15 gennaio 2011
JEanSUS
Gli sputi, le botte e le nerbate, le spine e i chiodi e fortuna che poi è morto in fretta, altrimenti gli avrebbero spezzato pure le gambe!
Conciato peggio che una bistecca sotto il pestacarne, allora il poveretto avrà pensato d’essere al capolinea: peggio di così...si muore.
Ma ha avuto la cattiva pensata di resuscitare e da lì i guai sono continuati;
se ne fosse stato schiscio schiscio, come si suol dire in Lombardia, ovvero, tranquillo nel suo bel sepolcro, si sarebbe risparmiato il seguito.
Beh, a dir il vero, per un paio di millenni la cosa è durata: chi avesse osato tanto quanto oggi, avrebbe visto la testina rotolare a terra o il culo riscaldato dalle fiamme;
ma i tempi cambiano, ci si evolve, ci si umanizza, si diventa sempre più civili.
Bruciare il corpo per salvare l’anima non è più di moda, almeno, da noi.
Basta stare attenti a non sbagliare bersaglio, magari con qualche vignetta irridente ad altro profeta, e tutto fila liscio come l’olio;
anzi: dimostri d’essere moderno, all’avanguardia, d’ampie vedute, di non puzzare d’incenso e sagrestia.
Ecco allora fare a gara, a riprendere il poveretto, che di croce ne ha portata una ma bella grande e il gioco è fatto.
Lo getti dalla finestra, lo fai diventare verde e lo raffiguri come una rana o lo fai diventare donna, con la schiena rivolta a chi guarda, lo metti nell’urina o gli infili un bel preservativo in testa - et voilà! – il mondo accademico applaude all’artista, al genio, all’intellettuale, all’incompreso, che precorre i tempi e guarda avanti, dove le talpe non arrivano.
Povero Jesus nostro!
Cominciano le danze.
Avendone probabilmente in abbondanza, per il pannolone ed oltre, ecco l’Andres Serrano, fotografo statunitense, che nel 1987 comincia con “Piss Christ”, Cristo di piscio:
la raffigurazione di un piccolo crocefisso di plastica, immerso in un bicchiere di vetro contenente minzione d'autore.
Alla mezza sega - siamo nel 1990 - segue la mezza calzetta.
Martin Kippenberge alla crocetta infilzò una rana e la espose al Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano;
L’anfibio stringe nella mano destra un boccale di birra e nella mano sinistra un uovo.
Vorrebbe rappresentare l’uomo ridotto ad animale, che beve fino all’abbrutimento, che non riesce a liberarsi dalla croce dell’alcool vissuto come piaga;
lo spaccato di una società che appare perfetta, ma che in realtà è ipocrita che, alla fine giornata, si abbrutisce di birra nei bar, si lascia andare alle battutacce sul sesso ed a frasi sconce.
L’uovo rappresenterebbe la perfezione tradita. Sarebbe bastata una frittata;
e il nostro pataccaro vorrebbe convincere ad ingoiare; più che il rospo, la rana.
E poi, il tocco finale: Kippenberger condanna una società che da una parte si dice cristiana e che dall’altra, proprio sotto o davanti al Cristo che dice di venerare, riesce ad esprimere solo il peggio di sé.
C’è riuscito!
A rimorchio della moda, arriva la donna crocifissa, di Maurizio Cattelan: di schiena, all’interno di una cassa di legno, attaccata alla parete esterna di un’ex sinagoga, a circa quattro metri d’altezza dal suolo.
Ad agitare le acque prosegue Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, lanciando dalla finestra il crocifisso della stanza dell'ospedale dove, nel dicembre 2003, era ricoverata la madre.
Forse la vecchia era impressionabile, e lui temeva che gli venisse un accidente.
Visto il preludio, facile immaginare che ogni diga rompe gli argini e qualunque cazzone di passaggio ha mano libera, come gli Unni che, una volta travolto le difese d’ogni presidio, si danno al saccheggio e agli stupri.
Ecco sfilare l’opera “Sacred love”: il cristo coperto da un condom.
Si vorrebbe spacciare per una forma educativa: riflessione sul tema condom e prevenzione dell'Aids;
Beh, l’artista (sic!) poteva infilarci la sua, di testa e, per i simili, mi basta applicare la raccomandazione più calzante: se li conosci, li eviti!
La più vicina a noi, in termini temporali, è il Topolino crocifisso: la statua, esposta in un centro commerciale di Pechino, il Beijing's Luxury Yintai Shopping Mall.
Commento dell’intellettualoide di turno, di quelli che riuscirebbero a vedere l’immensità nel buco fatto in una tela da sacco: “A migliore sintesi della cultura americana”.
Ciumbia, che raffinatezza: si sarebbe dovuto mettere i diritti d’autore, sul legno della croce; sai quanti soldi si sarebbero fatti, affittando lo spazio!
L’ultimissima, fresca di giornata: un gigantesco cartellone di dieci metri per dieci, con un Cristo in croce le cui ultime parole sono state raccolte dall’ennesimo evangelista, il Carlo Chionna, stilista bolognese.
Sotto la croce, avrebbe sentito il delirio dell’agonia:
«Perdona loro perché non sanno quello che indossano.»
Buono è che non ha fatto a tempo ad infilare al buon Gesù un paio di Jeans o di mutandine Cagi.
«Voglio difendere il Made in Italy, dove gli artigiani dell’abbigliamento sarebbero in braghe di tela, nell’indifferenza e nel menefreghismo totale.
Il classico sistema di buttare la vecchina sotto il tram, invece che aiutarla ad attraversare le rotaie, che tutto è buono per emergere dall’omologazione.
Potrei finire qui, che è solo una miseria di raccontato, in rapporto alla gran massa di merda e merdaioli, che si raccolgono attorno al dolore della croce.
Ma voglio andare fino in fondo, in questo letamaio dove tanti scarafaggi razzolano.
Raccogliendo tanta melassa, sono venuto a conoscere che le fogne sono traboccate, dove mercati “on line” offrono “giocattoli sessuali” a forma...vediamo il catalogo:
vibratore Gesù crocifisso;
vibratore Maria vergine...
la Vergine Maria, come ogni donna elegante, sa che c’è una Seconda Venuta. E una terza. E una quarta. Dunque, dai alla Vergine Fortunata quello che vuole! E puoi scommetterci che non sarà una cosa immacolata;
vibratore Gesù bambino:
Quando ti sei svegliata stamattina sapevi che qualcosa mancava nella tua vita. Non era la macchina nuova, il lavoro nuovo o un ragazzo, ma il tappo da [non lo dico, che anche con il mio stomaco trabocco] del Bambin Gesù.
Dell’ultimo pezzo non me ne glorio, ma si deve sapere con chi abbiamo a che fare, dove pure nel bidone delle immondizie c’è chi trova di che sfamarsi.
Sfido questo liquame umano a fare “arte” usando anche materiale tratto dal Corano, estensori ed interpreti.
Sarò felice di vedere le loro teste profondere altrettanto, prima di trovarmele a rotolare tra i piedi!
Io, secondo me...14.01.2011
Conciato peggio che una bistecca sotto il pestacarne, allora il poveretto avrà pensato d’essere al capolinea: peggio di così...si muore.
Ma ha avuto la cattiva pensata di resuscitare e da lì i guai sono continuati;
se ne fosse stato schiscio schiscio, come si suol dire in Lombardia, ovvero, tranquillo nel suo bel sepolcro, si sarebbe risparmiato il seguito.
Beh, a dir il vero, per un paio di millenni la cosa è durata: chi avesse osato tanto quanto oggi, avrebbe visto la testina rotolare a terra o il culo riscaldato dalle fiamme;
ma i tempi cambiano, ci si evolve, ci si umanizza, si diventa sempre più civili.
Bruciare il corpo per salvare l’anima non è più di moda, almeno, da noi.
Basta stare attenti a non sbagliare bersaglio, magari con qualche vignetta irridente ad altro profeta, e tutto fila liscio come l’olio;
anzi: dimostri d’essere moderno, all’avanguardia, d’ampie vedute, di non puzzare d’incenso e sagrestia.
Ecco allora fare a gara, a riprendere il poveretto, che di croce ne ha portata una ma bella grande e il gioco è fatto.
Lo getti dalla finestra, lo fai diventare verde e lo raffiguri come una rana o lo fai diventare donna, con la schiena rivolta a chi guarda, lo metti nell’urina o gli infili un bel preservativo in testa - et voilà! – il mondo accademico applaude all’artista, al genio, all’intellettuale, all’incompreso, che precorre i tempi e guarda avanti, dove le talpe non arrivano.
Povero Jesus nostro!
Cominciano le danze.
Avendone probabilmente in abbondanza, per il pannolone ed oltre, ecco l’Andres Serrano, fotografo statunitense, che nel 1987 comincia con “Piss Christ”, Cristo di piscio:
la raffigurazione di un piccolo crocefisso di plastica, immerso in un bicchiere di vetro contenente minzione d'autore.
Alla mezza sega - siamo nel 1990 - segue la mezza calzetta.
Martin Kippenberge alla crocetta infilzò una rana e la espose al Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano;
L’anfibio stringe nella mano destra un boccale di birra e nella mano sinistra un uovo.
Vorrebbe rappresentare l’uomo ridotto ad animale, che beve fino all’abbrutimento, che non riesce a liberarsi dalla croce dell’alcool vissuto come piaga;
lo spaccato di una società che appare perfetta, ma che in realtà è ipocrita che, alla fine giornata, si abbrutisce di birra nei bar, si lascia andare alle battutacce sul sesso ed a frasi sconce.
L’uovo rappresenterebbe la perfezione tradita. Sarebbe bastata una frittata;
e il nostro pataccaro vorrebbe convincere ad ingoiare; più che il rospo, la rana.
E poi, il tocco finale: Kippenberger condanna una società che da una parte si dice cristiana e che dall’altra, proprio sotto o davanti al Cristo che dice di venerare, riesce ad esprimere solo il peggio di sé.
C’è riuscito!
A rimorchio della moda, arriva la donna crocifissa, di Maurizio Cattelan: di schiena, all’interno di una cassa di legno, attaccata alla parete esterna di un’ex sinagoga, a circa quattro metri d’altezza dal suolo.
Ad agitare le acque prosegue Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, lanciando dalla finestra il crocifisso della stanza dell'ospedale dove, nel dicembre 2003, era ricoverata la madre.
Forse la vecchia era impressionabile, e lui temeva che gli venisse un accidente.
Visto il preludio, facile immaginare che ogni diga rompe gli argini e qualunque cazzone di passaggio ha mano libera, come gli Unni che, una volta travolto le difese d’ogni presidio, si danno al saccheggio e agli stupri.
Ecco sfilare l’opera “Sacred love”: il cristo coperto da un condom.
Si vorrebbe spacciare per una forma educativa: riflessione sul tema condom e prevenzione dell'Aids;
Beh, l’artista (sic!) poteva infilarci la sua, di testa e, per i simili, mi basta applicare la raccomandazione più calzante: se li conosci, li eviti!
La più vicina a noi, in termini temporali, è il Topolino crocifisso: la statua, esposta in un centro commerciale di Pechino, il Beijing's Luxury Yintai Shopping Mall.
Commento dell’intellettualoide di turno, di quelli che riuscirebbero a vedere l’immensità nel buco fatto in una tela da sacco: “A migliore sintesi della cultura americana”.
Ciumbia, che raffinatezza: si sarebbe dovuto mettere i diritti d’autore, sul legno della croce; sai quanti soldi si sarebbero fatti, affittando lo spazio!
L’ultimissima, fresca di giornata: un gigantesco cartellone di dieci metri per dieci, con un Cristo in croce le cui ultime parole sono state raccolte dall’ennesimo evangelista, il Carlo Chionna, stilista bolognese.
Sotto la croce, avrebbe sentito il delirio dell’agonia:
«Perdona loro perché non sanno quello che indossano.»
Buono è che non ha fatto a tempo ad infilare al buon Gesù un paio di Jeans o di mutandine Cagi.
«Voglio difendere il Made in Italy, dove gli artigiani dell’abbigliamento sarebbero in braghe di tela, nell’indifferenza e nel menefreghismo totale.
Il classico sistema di buttare la vecchina sotto il tram, invece che aiutarla ad attraversare le rotaie, che tutto è buono per emergere dall’omologazione.
Potrei finire qui, che è solo una miseria di raccontato, in rapporto alla gran massa di merda e merdaioli, che si raccolgono attorno al dolore della croce.
Ma voglio andare fino in fondo, in questo letamaio dove tanti scarafaggi razzolano.
Raccogliendo tanta melassa, sono venuto a conoscere che le fogne sono traboccate, dove mercati “on line” offrono “giocattoli sessuali” a forma...vediamo il catalogo:
vibratore Gesù crocifisso;
vibratore Maria vergine...
la Vergine Maria, come ogni donna elegante, sa che c’è una Seconda Venuta. E una terza. E una quarta. Dunque, dai alla Vergine Fortunata quello che vuole! E puoi scommetterci che non sarà una cosa immacolata;
vibratore Gesù bambino:
Quando ti sei svegliata stamattina sapevi che qualcosa mancava nella tua vita. Non era la macchina nuova, il lavoro nuovo o un ragazzo, ma il tappo da [non lo dico, che anche con il mio stomaco trabocco] del Bambin Gesù.
Dell’ultimo pezzo non me ne glorio, ma si deve sapere con chi abbiamo a che fare, dove pure nel bidone delle immondizie c’è chi trova di che sfamarsi.
Sfido questo liquame umano a fare “arte” usando anche materiale tratto dal Corano, estensori ed interpreti.
Sarò felice di vedere le loro teste profondere altrettanto, prima di trovarmele a rotolare tra i piedi!
Io, secondo me...14.01.2011
giovedì 13 gennaio 2011
FINIamola
Si, un pochino il fiato mi manca: sarà per la puzza che sale e non è certo di violetta.
« L'Italia è sul punto dell’asfissia e ha bisogno di convergenze.»
Quando la faccia è come il...quello che ha tentato il taglio del tubo dell’ossigeno ora vorrebbe farsi credere soccorritore!
Certo la tolla deve abbondare, su tanto grugno.
Convergenze una beata fava!!!
C’hai provato, ad accoppare il vecchio, il Berlusca, credendo che fosse il flebo che lo teneva in vita, ma è andata male:
nessuno si è preso la responsabilità di soffocarlo con il cuscino e fregargli l’eredità, e il figlioletto frettoloso si è trovato trombato.
Eccolo, il Fini, il Gianfranco: il delfino, ora acciughina, da dare in pasto alle foche del circo.
«Il governo è paralizzato, ma sono magnanimo: superiamo lo scontro dei mesi scorsi...per il bene dell'Italia.»
Il bene dell’Italia?
Ambizioso, permaloso, presuntuoso oltre ogni dire, vendicativo quanto mai: a tutto questo ha anteposto l’Italia, pur di affogare nell’acido della sua bile il bersaglio di turno;
peccato per lui che il vissuto del Silvio gli ha formato spessore e callo alla cotica, tanto da far spezzare i canini al Gianfry.
Come un cecchino, veterano di mille agguati, ben si è guardato di abbandonare la postazione favorevole, da dove poter sparare alla selvaggina, da quella di pelo politico a quella di penna, inteso come giornalistica.
Come un calcolo ben incarognito, si è fermato dove l’ostruire faceva più male: sulla poltrona del Presidente della Camera, supremo direttore dei lavori, come un vigile in un incrocio trafficato;
ad un segnale tutto scorreva, altrimenti l’ingorgo era assicurato.
Poi parla di Governo paralizzato, dove le bastonate sulla spina dorsale le ha date lui!
Per fregare la corona ha buttato il paese nel caos più assoluto, legandolo con lacci e laccioli, proprio mentre da tante parti la stretta al collo di un’economia globale mostrava...la corda.
«Serve un patto per l'emergenza», dice ora.
Perché, prima cosa era: la festa della befana?
Già, dimenticavo: ora che è sdentato e deve masticare il pancotto al posto della carne, il volpone vorrebbe che le galline non se lo mangino, assieme al pastone.
«Il paese è fermo e sfiduciato», ancora insiste.
‘azzarola: certo che tu sul freno a mano e alla fiducia ti ci eri buttato, quando pensavi di avere le palle, per fare lo sborone!
«Rivolgo la proposta a tutti, maggioranza e opposizione», prosegue l’ibrido tra Caino e Bruto;
Visto che ormai per tutti è diventato un osso senza ciccia, ora vorrebbe dare a credere d’essere buono a fare altro e non solo da gettare al cane;
e poi, dopo aver cannato le “idi di marzo”, per l’augusto Cesare-Silvio-Berlusca, vorrebbe evitare le sue: quelle di febbraio.
Per il prossimo 2 di quel mese, infatti, è fissata l’udienza per discutere la richiesta d’archiviazione o meno per truffa aggravata, riguardo alla cessione della casa di Montecarlo;
di proprietà dell’allora Alleanza Nazionale, fu svenduta ad una società off-shore per una frazione del suo valore di mercato, rivenduta ad altra con un margine di nulla e dove una prova documentale porta firma come affittuario e proprietario del cognatino suo: il Tulliani, Gianfranco pure lui.
Famiglia questa che si è appiccicata a lui come un francobollo sulla busta, e la saliva che fa da collante si chiama Elisabetta, sua attuale compagna.
Francesca Frau, mammetta della Eli e Gianfrancuccio Tulliani, si cuccò un lucroso contratto in Rai, grazie alle abbondanti schizzate d’olio lubrificante che il Fini spruzzò sugli ingranaggi.
La società At Media (Absolute Television Media, per un percento del 51 della mammina d’oro, fondata soltanto nel 2009, proprio nella stagione aveva ottenuto un bel contratto: per assicurare in appalto esterno - in una trasmissione che in precedenza era stata interamente prodotta dalla Rai - lo spazio «Per capirti», dedicato al contrasto tra genitori e figli, aveva concordato un compenso di 8.120 euro a puntata che, moltiplicati per le 183 puntate previste, arrivava ad un milione e mezzo d’euro
Niente male, per una che di palinsesti e programmi ne capiva ‘na mazza, che mai neppure aveva fatto da garzone nel raccogliere cartacce nell’ambiente.
Con i soldi, quel che porta all’orgasmo è anche il potere, e il nostro, che si ricicla oggi come salvatore della Patria, portò ad eccitazione e godimento.
«Elezioni: rischiosissime», ammonisce il Fini.
D’accordo. Ma per chi?
Non è come di un perdente, che da una foresta si ritrova a predicare nel deserto.
Se i saloni della politica sono assimilati a mercato delle vacche, dove s’intrecciano le urla di chi offre e chi acquista, pure possiamo pensare ai mercenari: fanno a botte per te solo se li paghi.
Forse se il cognatino vende la casa di Montecarlo e la Ferrari, e la mamma acquisita scuce qualcosa di quanto ramazzato in Rai, forse il Gianfranco riuscirà ancora a pagare qualcuno;
magari, se non Conan, almeno Brancaleone.
Se proprio, gli rimane Bocchino.
Per gli italiani, c’è solo una via di salvezza, ovvero, svuotare il pitale al grido di...FINIamola!
Io, secondo me...12.01.2011
« L'Italia è sul punto dell’asfissia e ha bisogno di convergenze.»
Quando la faccia è come il...quello che ha tentato il taglio del tubo dell’ossigeno ora vorrebbe farsi credere soccorritore!
Certo la tolla deve abbondare, su tanto grugno.
Convergenze una beata fava!!!
C’hai provato, ad accoppare il vecchio, il Berlusca, credendo che fosse il flebo che lo teneva in vita, ma è andata male:
nessuno si è preso la responsabilità di soffocarlo con il cuscino e fregargli l’eredità, e il figlioletto frettoloso si è trovato trombato.
Eccolo, il Fini, il Gianfranco: il delfino, ora acciughina, da dare in pasto alle foche del circo.
«Il governo è paralizzato, ma sono magnanimo: superiamo lo scontro dei mesi scorsi...per il bene dell'Italia.»
Il bene dell’Italia?
Ambizioso, permaloso, presuntuoso oltre ogni dire, vendicativo quanto mai: a tutto questo ha anteposto l’Italia, pur di affogare nell’acido della sua bile il bersaglio di turno;
peccato per lui che il vissuto del Silvio gli ha formato spessore e callo alla cotica, tanto da far spezzare i canini al Gianfry.
Come un cecchino, veterano di mille agguati, ben si è guardato di abbandonare la postazione favorevole, da dove poter sparare alla selvaggina, da quella di pelo politico a quella di penna, inteso come giornalistica.
Come un calcolo ben incarognito, si è fermato dove l’ostruire faceva più male: sulla poltrona del Presidente della Camera, supremo direttore dei lavori, come un vigile in un incrocio trafficato;
ad un segnale tutto scorreva, altrimenti l’ingorgo era assicurato.
Poi parla di Governo paralizzato, dove le bastonate sulla spina dorsale le ha date lui!
Per fregare la corona ha buttato il paese nel caos più assoluto, legandolo con lacci e laccioli, proprio mentre da tante parti la stretta al collo di un’economia globale mostrava...la corda.
«Serve un patto per l'emergenza», dice ora.
Perché, prima cosa era: la festa della befana?
Già, dimenticavo: ora che è sdentato e deve masticare il pancotto al posto della carne, il volpone vorrebbe che le galline non se lo mangino, assieme al pastone.
«Il paese è fermo e sfiduciato», ancora insiste.
‘azzarola: certo che tu sul freno a mano e alla fiducia ti ci eri buttato, quando pensavi di avere le palle, per fare lo sborone!
«Rivolgo la proposta a tutti, maggioranza e opposizione», prosegue l’ibrido tra Caino e Bruto;
Visto che ormai per tutti è diventato un osso senza ciccia, ora vorrebbe dare a credere d’essere buono a fare altro e non solo da gettare al cane;
e poi, dopo aver cannato le “idi di marzo”, per l’augusto Cesare-Silvio-Berlusca, vorrebbe evitare le sue: quelle di febbraio.
Per il prossimo 2 di quel mese, infatti, è fissata l’udienza per discutere la richiesta d’archiviazione o meno per truffa aggravata, riguardo alla cessione della casa di Montecarlo;
di proprietà dell’allora Alleanza Nazionale, fu svenduta ad una società off-shore per una frazione del suo valore di mercato, rivenduta ad altra con un margine di nulla e dove una prova documentale porta firma come affittuario e proprietario del cognatino suo: il Tulliani, Gianfranco pure lui.
Famiglia questa che si è appiccicata a lui come un francobollo sulla busta, e la saliva che fa da collante si chiama Elisabetta, sua attuale compagna.
Francesca Frau, mammetta della Eli e Gianfrancuccio Tulliani, si cuccò un lucroso contratto in Rai, grazie alle abbondanti schizzate d’olio lubrificante che il Fini spruzzò sugli ingranaggi.
La società At Media (Absolute Television Media, per un percento del 51 della mammina d’oro, fondata soltanto nel 2009, proprio nella stagione aveva ottenuto un bel contratto: per assicurare in appalto esterno - in una trasmissione che in precedenza era stata interamente prodotta dalla Rai - lo spazio «Per capirti», dedicato al contrasto tra genitori e figli, aveva concordato un compenso di 8.120 euro a puntata che, moltiplicati per le 183 puntate previste, arrivava ad un milione e mezzo d’euro
Niente male, per una che di palinsesti e programmi ne capiva ‘na mazza, che mai neppure aveva fatto da garzone nel raccogliere cartacce nell’ambiente.
Con i soldi, quel che porta all’orgasmo è anche il potere, e il nostro, che si ricicla oggi come salvatore della Patria, portò ad eccitazione e godimento.
«Elezioni: rischiosissime», ammonisce il Fini.
D’accordo. Ma per chi?
Non è come di un perdente, che da una foresta si ritrova a predicare nel deserto.
Se i saloni della politica sono assimilati a mercato delle vacche, dove s’intrecciano le urla di chi offre e chi acquista, pure possiamo pensare ai mercenari: fanno a botte per te solo se li paghi.
Forse se il cognatino vende la casa di Montecarlo e la Ferrari, e la mamma acquisita scuce qualcosa di quanto ramazzato in Rai, forse il Gianfranco riuscirà ancora a pagare qualcuno;
magari, se non Conan, almeno Brancaleone.
Se proprio, gli rimane Bocchino.
Per gli italiani, c’è solo una via di salvezza, ovvero, svuotare il pitale al grido di...FINIamola!
Io, secondo me...12.01.2011
martedì 11 gennaio 2011
lunedì 10 gennaio 2011
Regolatività
“Tutto è relativo e dipende dal punto di vista dell’osservatore”.
Il buon Einstein, con la sua teoria della relatività, aveva condensato in poche righe quel che l’intuito popolare sapeva da sempre: la verità della mutanda elastica, dove spesso s’infila la morale d’oggi, a cercare di infilare una sgraziata sostanza in una forma che riesca a contenerla, salvandosi la faccia con un alibi costruito a misura, cioè che Il peccato è negli occhi di chi guarda;
ottimo sistema per sgravare del proprio e rigettare la patata bollente nelle mani dell’altro.
Io sono peccatore solo visto dai tuoi occhiali: cambiando lenti, diverso appare il mondo, e quel che era male diventa bene, il nero bianco e il sotto diventa sopra.
...il peccato è negli occhi di chi guarda... dipende dal punto di vista dell’osservatore.
Gli attori sono tre: un vecchio, il bambino e l’asino;
Le combinazioni si alternano: sull’asino ci sale prima il vecchio, poi il bambino, tutti e poi più nessuno, ma nulla cambia;
la mossa mai pare azzeccata.
«Che egoista, con un bambino così piccolo, con le gambe così corte, lui sta sull’asino e il povero bimbo, deve corrergli appresso.»
L’acido commento arriva alle orecchie del canuto personaggio che, vergognoso, scende e mette in groppa il bimbo.
«Che maleducato quel bambino: lui sta sull’asino, mentre il vecchio che ha le gambe stanche, cammina a piedi.»
Tutti in groppa allora.
«Un asinello così piccolo...gli stanno sopra in due: finiranno per sfiancarlo.»
Il terzetto ora cammina affiancato: l’anziano, il bimbo e il somarello;
“Bene, allora pedalare!”, pensa il nonnetto.
«Quelli devono essere proprio stupidi: hanno un asino a disposizione e vanno a piedi!»
Ebbene: la storiella pare voler dire che non esiste una verità, ma tante che, come universi paralleli, viaggiano appaiate senza mai toccarsi; a seconda dello scambio, uno va da una parte e gli altri secondo le diramazioni.
Tutto vero, tutto valido, tutto permesso, tutto rispettabile, tutto giusto...tutto relativo.
Non è vero.
Esiste un semaforo, un qualcosa che dirige il traffico: si chiama regola.
La signora regola è quella sposata con il signor diritto: dove finisce la tua libertà inizia la mia.
L’individuo è una cosa, la società un’altra.
Da solo, il primo sceglie la rotta, ma in branco, di relativo non c’è nulla;
come le sardine, lo spazio da occupare e la direzione da prendere devono essere ben calcolati, altrimenti sai che bello, veder cozzare capocce e carrozzerie.
Nulla impedisce che, un domani, si possa cambiare, ma sempre il corpaccione deve seguire una linea ben dritta, una rotta coerente con la sopravvivenza: regola e non regolatività.
Se la sardina vuole far parte delle acciughe, deve remare secondo regola di questa, e così pure il contrario.
«Va bene così!», dice il leone;
Come dar torto: sai com’è più facile abbattere un bufalo, isolato dal branco.
Ecco, l’Eurabia è tutto ciò: avanti, in ordine sparso, rinuncia a difendere il suo, pensando che poche sarde date allo squalo bastino a saziarne la fame - sempre sperando che la lisca ce la lascino altri - e a far filosofia spicciola, dando a credere che è cosa buona e giusta il sacrificio di pochi figli per risparmiare la pellaccia degli altri.
Ebbene, c’è un piccolo difetto nel ragionamento: lo squalo non si ferma mai perché, non avendo vescica natatoria, che si riempie d’aria e lo fa galleggiare; se si ferma affonda e muore.
Niente pennichella, e l’appetito non deve mancare mai, come la benzina per muovere la macchina.
Il predatore, quello che oggi si muove nel “Mare nostrum”, si chiama integralismo e non ha relatività, ma certezze: quella che il grande mangia il piccolo e il più forte vince.
Infilare la testa nella sabbia porta ad una china pericolosa e non è meno doloroso l'offerta dell'altra...guancia.
La vita agita i dadi;
«Messieurs, faites vos jeux!»
«Sei!» urla uno;
«No, guarda che è un tre» risponde l’altro;
«Siete ciechi: è un due!»
Senza regole, tutto è relativo e tutto giusto: dipende dal punto di vista dell’osservatore.
La morte raccoglie i dadi.
«Rien ne va plus, les jeux sont faits!»
Nulla è più valido, i giochi sono fatti.
E la luce che si spegne non ha nulla di relativo, e pure l’elastico della mutanda cede.
Io, secondo me...10.01.2011
Il buon Einstein, con la sua teoria della relatività, aveva condensato in poche righe quel che l’intuito popolare sapeva da sempre: la verità della mutanda elastica, dove spesso s’infila la morale d’oggi, a cercare di infilare una sgraziata sostanza in una forma che riesca a contenerla, salvandosi la faccia con un alibi costruito a misura, cioè che Il peccato è negli occhi di chi guarda;
ottimo sistema per sgravare del proprio e rigettare la patata bollente nelle mani dell’altro.
Io sono peccatore solo visto dai tuoi occhiali: cambiando lenti, diverso appare il mondo, e quel che era male diventa bene, il nero bianco e il sotto diventa sopra.
...il peccato è negli occhi di chi guarda... dipende dal punto di vista dell’osservatore.
Gli attori sono tre: un vecchio, il bambino e l’asino;
Le combinazioni si alternano: sull’asino ci sale prima il vecchio, poi il bambino, tutti e poi più nessuno, ma nulla cambia;
la mossa mai pare azzeccata.
«Che egoista, con un bambino così piccolo, con le gambe così corte, lui sta sull’asino e il povero bimbo, deve corrergli appresso.»
L’acido commento arriva alle orecchie del canuto personaggio che, vergognoso, scende e mette in groppa il bimbo.
«Che maleducato quel bambino: lui sta sull’asino, mentre il vecchio che ha le gambe stanche, cammina a piedi.»
Tutti in groppa allora.
«Un asinello così piccolo...gli stanno sopra in due: finiranno per sfiancarlo.»
Il terzetto ora cammina affiancato: l’anziano, il bimbo e il somarello;
“Bene, allora pedalare!”, pensa il nonnetto.
«Quelli devono essere proprio stupidi: hanno un asino a disposizione e vanno a piedi!»
Ebbene: la storiella pare voler dire che non esiste una verità, ma tante che, come universi paralleli, viaggiano appaiate senza mai toccarsi; a seconda dello scambio, uno va da una parte e gli altri secondo le diramazioni.
Tutto vero, tutto valido, tutto permesso, tutto rispettabile, tutto giusto...tutto relativo.
Non è vero.
Esiste un semaforo, un qualcosa che dirige il traffico: si chiama regola.
La signora regola è quella sposata con il signor diritto: dove finisce la tua libertà inizia la mia.
L’individuo è una cosa, la società un’altra.
Da solo, il primo sceglie la rotta, ma in branco, di relativo non c’è nulla;
come le sardine, lo spazio da occupare e la direzione da prendere devono essere ben calcolati, altrimenti sai che bello, veder cozzare capocce e carrozzerie.
Nulla impedisce che, un domani, si possa cambiare, ma sempre il corpaccione deve seguire una linea ben dritta, una rotta coerente con la sopravvivenza: regola e non regolatività.
Se la sardina vuole far parte delle acciughe, deve remare secondo regola di questa, e così pure il contrario.
«Va bene così!», dice il leone;
Come dar torto: sai com’è più facile abbattere un bufalo, isolato dal branco.
Ecco, l’Eurabia è tutto ciò: avanti, in ordine sparso, rinuncia a difendere il suo, pensando che poche sarde date allo squalo bastino a saziarne la fame - sempre sperando che la lisca ce la lascino altri - e a far filosofia spicciola, dando a credere che è cosa buona e giusta il sacrificio di pochi figli per risparmiare la pellaccia degli altri.
Ebbene, c’è un piccolo difetto nel ragionamento: lo squalo non si ferma mai perché, non avendo vescica natatoria, che si riempie d’aria e lo fa galleggiare; se si ferma affonda e muore.
Niente pennichella, e l’appetito non deve mancare mai, come la benzina per muovere la macchina.
Il predatore, quello che oggi si muove nel “Mare nostrum”, si chiama integralismo e non ha relatività, ma certezze: quella che il grande mangia il piccolo e il più forte vince.
Infilare la testa nella sabbia porta ad una china pericolosa e non è meno doloroso l'offerta dell'altra...guancia.
La vita agita i dadi;
«Messieurs, faites vos jeux!»
«Sei!» urla uno;
«No, guarda che è un tre» risponde l’altro;
«Siete ciechi: è un due!»
Senza regole, tutto è relativo e tutto giusto: dipende dal punto di vista dell’osservatore.
La morte raccoglie i dadi.
«Rien ne va plus, les jeux sont faits!»
Nulla è più valido, i giochi sono fatti.
E la luce che si spegne non ha nulla di relativo, e pure l’elastico della mutanda cede.
Io, secondo me...10.01.2011
sabato 8 gennaio 2011
la première stupiDAME
E si: a un certo punto, madre natura deve essersi fatto un esame di coscienza;
non sempre è facile, per una mamma, restare imparziale e distribuire equamente grazie e disgrazie.
Qualcuno dei figli, alla fine, si troverà in difetto e l’altro con grasso che cola, secondo la regola del pollo, che statistica vorrebbe di due uno a testa e, nella realtà, spesso c’è chi li spazzola tutti e chi nisba!
Allora, ecco: uno è na’ chiavica, o’ scarafone, bello solo per mamma sua e l’altro, sfolgorante come il sole;
uno con la pancia che brontola d’indigestione e quell’altro di fame.
C’è cascato pure il Padreterno, con Caino e Abele, figuriamoci la natura, che è un gradino sotto.
Il primo, rotto l’uovo e fatta la frittata, ha urlato: «Nessuno la tocchi!»
L’altra, invece, ha giocato di sottrazione, applicando la legge dell’inversamente proporzionale:
tanto hai da una parte, tanto perdi dall’altra.
Beh, non sempre funziona, ma nel caso sì, della Carla Bruni, ora “sciura” Sarkozy, compagna di Monsieur le President de France!
Il far paio, porta a degli automatismi: stai con il gallo e diventi la première dame del pollaio, anche se per meriti di puro accoppiamento.
Da Cenerentola a principessa, solo per grazie ricevute, mentre una racchia in alto così facilmente sale, se solo ne ha di sue, di palle.
Ma ecco che, dopo la fatina, passa la strega cattiva e smonta: tanto un quoziente sale, l’altro precipitevolissimevolmente scende, e si chiama intelligenza.
L’abbondanza è nel tondo dove, alla testa, si contrappone la coda.
E già perché Carletta ha fatto solo passerella, andando su e giù di modella: ha provato a far l’attrice, ma più del guitto non è andata;
e pari è stato nello strimpello di chitarra cui, nel sovrapporre canto, neppure questo è arrivato a pareggiare quello della suorina, che gorgheggia tra i banchi della chiesetta di campagna.
Pazienza: nell’era dell’immagine, dove basta lo smalto a coprire ogni ruggine, tanto basta.
Appollaiata sulla spalla di un mastino, pure una gallinella può spernacchiare la volpe.
Se vogliamo vedere, è ben questo che ha fatto, la damigella nostra che, passeggiando nelle corti dei re, ebbe pure modo di rinnegare la radice sua, nello spregiare origine in un bel dire:
«Spesso sono molto felice di essere diventata francese!»
Pure io ora sono d’accordo, bella mia: nel bene e nel male, lo sputo nel piatto di casa mi schifa, e non vorrei che si attacchi al mio pane, quando passo la mollica per catturare il vile intingolo.
Ochetta giuliva, starnazza e vorrebbe spiccare volo e grida d’aquila:
«Nicolino mio, ascolta ammè: il Cesarino Battisti fallo scappare via, non darlo agli italioti; come abbiamo fatto con la Marinuccia, la Petrella, quella che rapì Moro, ricordi? Meno male che, con Valeriuccia, sorellina mia, ci è riuscito di tirarla fuori, altrimenti andava in depressione diventava anoressica. Il Battistino poi, è così…così…figo! C’ha il profumino dell’intellettuale e, a strusciarsi contro ti senti pure tu una cima…oh, scusa Nicoletto mio: non intendevo dire che tu sei basso.»
Ah, come staremmo, se in giro non ci fossero le Brune, ad impedirci d’essere inumani con gli assassini che, si sa: sono solo compagni.
Compagni che sbagliano.
Come gli gnocchi, anche gli stessi, al femminile, saltano subito a galla perché sono di un leggero che più non si può.
La legge del tondo, dove la faccia è pari all’altro polo: basta poco per diventare grandi dame;
Anzi, la migliore…la première stupiDAME.
Io, secondo me...08.01.2011
non sempre è facile, per una mamma, restare imparziale e distribuire equamente grazie e disgrazie.
Qualcuno dei figli, alla fine, si troverà in difetto e l’altro con grasso che cola, secondo la regola del pollo, che statistica vorrebbe di due uno a testa e, nella realtà, spesso c’è chi li spazzola tutti e chi nisba!
Allora, ecco: uno è na’ chiavica, o’ scarafone, bello solo per mamma sua e l’altro, sfolgorante come il sole;
uno con la pancia che brontola d’indigestione e quell’altro di fame.
C’è cascato pure il Padreterno, con Caino e Abele, figuriamoci la natura, che è un gradino sotto.
Il primo, rotto l’uovo e fatta la frittata, ha urlato: «Nessuno la tocchi!»
L’altra, invece, ha giocato di sottrazione, applicando la legge dell’inversamente proporzionale:
tanto hai da una parte, tanto perdi dall’altra.
Beh, non sempre funziona, ma nel caso sì, della Carla Bruni, ora “sciura” Sarkozy, compagna di Monsieur le President de France!
Il far paio, porta a degli automatismi: stai con il gallo e diventi la première dame del pollaio, anche se per meriti di puro accoppiamento.
Da Cenerentola a principessa, solo per grazie ricevute, mentre una racchia in alto così facilmente sale, se solo ne ha di sue, di palle.
Ma ecco che, dopo la fatina, passa la strega cattiva e smonta: tanto un quoziente sale, l’altro precipitevolissimevolmente scende, e si chiama intelligenza.
L’abbondanza è nel tondo dove, alla testa, si contrappone la coda.
E già perché Carletta ha fatto solo passerella, andando su e giù di modella: ha provato a far l’attrice, ma più del guitto non è andata;
e pari è stato nello strimpello di chitarra cui, nel sovrapporre canto, neppure questo è arrivato a pareggiare quello della suorina, che gorgheggia tra i banchi della chiesetta di campagna.
Pazienza: nell’era dell’immagine, dove basta lo smalto a coprire ogni ruggine, tanto basta.
Appollaiata sulla spalla di un mastino, pure una gallinella può spernacchiare la volpe.
Se vogliamo vedere, è ben questo che ha fatto, la damigella nostra che, passeggiando nelle corti dei re, ebbe pure modo di rinnegare la radice sua, nello spregiare origine in un bel dire:
«Spesso sono molto felice di essere diventata francese!»
Pure io ora sono d’accordo, bella mia: nel bene e nel male, lo sputo nel piatto di casa mi schifa, e non vorrei che si attacchi al mio pane, quando passo la mollica per catturare il vile intingolo.
Ochetta giuliva, starnazza e vorrebbe spiccare volo e grida d’aquila:
«Nicolino mio, ascolta ammè: il Cesarino Battisti fallo scappare via, non darlo agli italioti; come abbiamo fatto con la Marinuccia, la Petrella, quella che rapì Moro, ricordi? Meno male che, con Valeriuccia, sorellina mia, ci è riuscito di tirarla fuori, altrimenti andava in depressione diventava anoressica. Il Battistino poi, è così…così…figo! C’ha il profumino dell’intellettuale e, a strusciarsi contro ti senti pure tu una cima…oh, scusa Nicoletto mio: non intendevo dire che tu sei basso.»
Ah, come staremmo, se in giro non ci fossero le Brune, ad impedirci d’essere inumani con gli assassini che, si sa: sono solo compagni.
Compagni che sbagliano.
Come gli gnocchi, anche gli stessi, al femminile, saltano subito a galla perché sono di un leggero che più non si può.
La legge del tondo, dove la faccia è pari all’altro polo: basta poco per diventare grandi dame;
Anzi, la migliore…la première stupiDAME.
Io, secondo me...08.01.2011
venerdì 7 gennaio 2011
giovedì 6 gennaio 2011
lunedì 3 gennaio 2011
Bananarìa
Ci ruberanno prima la libertà, poi lo spazio e, infine, tardi e se solo si alzerà il capo - zac! - pure il melone e la cotica.
Allora, sotto l’ombra delle nostre chiese ci saranno tante cotenne distese, con scritto a sangue le giaculatorie del profeta.
Il loro, ovviamente: l’ultimo, quello che vorrebbero fosse sigillo, suggello e tappo, dopo aver declassato il buon Gesù nostro, che si vedrebbe divenire zerbinotto del Maometto.
Ultimi arrivati, ecco l’ennesima versione degli "Über Alles" tentare di riscrivere la storia, non dal principio, ma da dove fa comodo: come la foglia che vorrebbe il mondo capovolto, per spacciarsi radice.
C’è chi ha edificato la casa e questi, arrivati quando già c’era chi aveva sgobbato, mettere sulla porta il proprio nome, sottolineato con il filo tagliente delle lame.
Mica sono andati in giro a predicare con carta e penna; mica hanno mollato una pecora, ma una bella volpe da pollaio; mica poi ti salutano con il fazzoletto e le lacrime agli occhi, se pensi d’esser capitato tra bingo-bongo e di voler andare via.
No: imboccato il vicolo cieco dell’evoluzione, ti portano ad estinzione, prima che lo faccia madre natura.
Nel mondo dell’uomo che è stato sulla Luna, e poi chissà, a vedere anche le stelle, ecco che c’è chi ti tira giù per le braghe, a far credere di quanto sia bello vivere tra le foglie e mangiando banane.
Vorrebbero infilarci la “bananarìa”, una serie di “addendum”, aderenze e appendici aggiunte man mano, a tappare i buchi di un libro che si vorrebbe inattaccabile;
Dio che si è fatto uomo, incarnandosi con Gesù, Allah che si è fatto testo incartato nel Corano:
la carne contro carta e inchiostro.
Il primo, a dare la speranza ad ogni uomo, fino al più umile e miserabile: l’altro che seleziona, azionando le lame della falciatrice.
All’”Homo Binallahdensis” Gesù, il suo messaggio, fa paura: ha fatto crollare un impero, quello di Roma, senza la spada e, se non passato a scolorina, pure gli riuscirebbe di arrugginire scimitarre e far impallidire mezzelune.
Tanta forza va zittita, con il fragore delle bombe e il rimbalzare di teste mozze.
Se anche l’ultimo si sentisse pari al primo, se pure la donna all’uomo, dove i tromboni avrebbero posto, nell’orchestra?
Neanche a parlarne, se altri volessero essere depositari di verità, che l’unica è custodita solo dai simili dell'imam del centro teologico Al Azhar, al Cairo: lo sceicco Ahmed Al Tayeb.
Una vita ad imparare a memoria una storia letta con il paraocchi.
Papa Benedetto XVI ha definito l’ultima strage, l'attentato della notte di Capodanno ad Alessandria, con più di venti morti: "Un vile gesto di morte che offende Dio e l’umanità intera" che, alla pari di altre, è “Vera e propria strategia di violenze che ha di mira i cristiani”;
il piano ormai è scoperto, sotto gli occhi di tutti: scacciare gli unici che possono far massa e paragone con loro;
per divenire “padrun de la melunera”, come si dice a Milano: unici proprietari della baracca dei cocomeri.
L’ Ahmed Al Tayeb dice: "No ad ingerenze del Vaticano”.
E già, altrimenti come mettere in atto l’opera meritoria di rendere i “cristiani obiettivi legittimi, e i centri della cristianità, organizzazioni e istituzioni, leader religiosi e i loro seguaci, bersagli legittimi dei mujahidin, ovunque si trovino”;
parole degli accoliti di Al Qaeda, che non possono suonare sgradite alle orecchie di Al Tayeb, che ora può tornare a dormire tra due guanciali di...foglie, dopo essere risalito sulla pianta, con la sua bananarìa.
Io, secondo me...03.01.2011
Allora, sotto l’ombra delle nostre chiese ci saranno tante cotenne distese, con scritto a sangue le giaculatorie del profeta.
Il loro, ovviamente: l’ultimo, quello che vorrebbero fosse sigillo, suggello e tappo, dopo aver declassato il buon Gesù nostro, che si vedrebbe divenire zerbinotto del Maometto.
Ultimi arrivati, ecco l’ennesima versione degli "Über Alles" tentare di riscrivere la storia, non dal principio, ma da dove fa comodo: come la foglia che vorrebbe il mondo capovolto, per spacciarsi radice.
C’è chi ha edificato la casa e questi, arrivati quando già c’era chi aveva sgobbato, mettere sulla porta il proprio nome, sottolineato con il filo tagliente delle lame.
Mica sono andati in giro a predicare con carta e penna; mica hanno mollato una pecora, ma una bella volpe da pollaio; mica poi ti salutano con il fazzoletto e le lacrime agli occhi, se pensi d’esser capitato tra bingo-bongo e di voler andare via.
No: imboccato il vicolo cieco dell’evoluzione, ti portano ad estinzione, prima che lo faccia madre natura.
Nel mondo dell’uomo che è stato sulla Luna, e poi chissà, a vedere anche le stelle, ecco che c’è chi ti tira giù per le braghe, a far credere di quanto sia bello vivere tra le foglie e mangiando banane.
Vorrebbero infilarci la “bananarìa”, una serie di “addendum”, aderenze e appendici aggiunte man mano, a tappare i buchi di un libro che si vorrebbe inattaccabile;
Dio che si è fatto uomo, incarnandosi con Gesù, Allah che si è fatto testo incartato nel Corano:
la carne contro carta e inchiostro.
Il primo, a dare la speranza ad ogni uomo, fino al più umile e miserabile: l’altro che seleziona, azionando le lame della falciatrice.
All’”Homo Binallahdensis” Gesù, il suo messaggio, fa paura: ha fatto crollare un impero, quello di Roma, senza la spada e, se non passato a scolorina, pure gli riuscirebbe di arrugginire scimitarre e far impallidire mezzelune.
Tanta forza va zittita, con il fragore delle bombe e il rimbalzare di teste mozze.
Se anche l’ultimo si sentisse pari al primo, se pure la donna all’uomo, dove i tromboni avrebbero posto, nell’orchestra?
Neanche a parlarne, se altri volessero essere depositari di verità, che l’unica è custodita solo dai simili dell'imam del centro teologico Al Azhar, al Cairo: lo sceicco Ahmed Al Tayeb.
Una vita ad imparare a memoria una storia letta con il paraocchi.
Papa Benedetto XVI ha definito l’ultima strage, l'attentato della notte di Capodanno ad Alessandria, con più di venti morti: "Un vile gesto di morte che offende Dio e l’umanità intera" che, alla pari di altre, è “Vera e propria strategia di violenze che ha di mira i cristiani”;
il piano ormai è scoperto, sotto gli occhi di tutti: scacciare gli unici che possono far massa e paragone con loro;
per divenire “padrun de la melunera”, come si dice a Milano: unici proprietari della baracca dei cocomeri.
L’ Ahmed Al Tayeb dice: "No ad ingerenze del Vaticano”.
E già, altrimenti come mettere in atto l’opera meritoria di rendere i “cristiani obiettivi legittimi, e i centri della cristianità, organizzazioni e istituzioni, leader religiosi e i loro seguaci, bersagli legittimi dei mujahidin, ovunque si trovino”;
parole degli accoliti di Al Qaeda, che non possono suonare sgradite alle orecchie di Al Tayeb, che ora può tornare a dormire tra due guanciali di...foglie, dopo essere risalito sulla pianta, con la sua bananarìa.
Io, secondo me...03.01.2011
sabato 1 gennaio 2011
Allahssassini
Li cercano, li stanano, li rincorrono e li abbattono, inermi e indifesi, innocenti e meravigliati come quaglie, lasciate libere in una riserva di caccia.
Perché questo è diventato il loro destino, ovunque sia il verbo di allah: il dio minore, beninteso, quello piccolo piccolo, che Bin Laden creò a sua immagine e somiglianza; quello che porta i gradi di generale, la fame di sangue e morte, la schiavitù e la mentalità di un mondo fatto di galline ovaiole e vacche da latte, da far divenire bistecche quando non più produttive.
Questo sarà – sarebbe – il mondo di “Bin Allahden”, qualora gli riuscisse di spuntarla.
Glie l’hanno giurata: “Cristiani obiettivi legittimi. Tutti i centri della cristianità, organizzazioni e istituzioni, leader religiosi e i loro seguaci sono bersagli legittimi dei mujahidin, ovunque si trovino”.
Dalle Filippine al Pakistan, dall’Iraq alla Turchia, dalla Somalia fino all’Egitto, solo un grido:
«Macellate, in nome di allahden!»
«E che ci possiamo fare?», direbbe il don Abbondio di manzoniana memoria.
«Il Papa non ha le armi, l'esercito e gli arsenali atomici, per non dire gli appoggi, di Israele né la possibilità di imporre sanzioni come l'America, le sue uniche armi sono il dialogo e la diplomazia, e solo con quelli può difendere i cristiani. E la sua diplomazia ("martirio della pazienza" ricordate?) sta salvando forse molte vite cristiane».
Caro don Abbondio, hai le tue ragioni: il coraggio non si può dare a chi non ce l’ha, ma ancora meno a chi pensa di risparmiare sul pellame con l’economia della prudenza;
diamo le nostre vergini al Minotauro, affinché non ci ingoi tutti quanti.
Peccato però, che l’appetito vien mangiando e, giacché la preda non mostra unghie, perché non affondare le proprie, nell’intera dispensa?
Come un pugile sul ring: comincia con alcuni colpi di assaggio, poi di assestamento e, quando vede che l’avversario è morbido, affonda i colpi e lo finisce.
Con le quaglie è ancora più facile.
«Ma qualora il Papa condannasse l'Islam, tutti i cristiani verrebbero uccisi dal giorno alla notte. il Papa e i sacerdoti del dialogo cercano di non aumentare quella cifra, già abbastanza terrificante», ribatterebbe l’Abbondio nostro.
Se avessimo a che fare con dei parassiti, si: avuta giusta razione, non infierirebbero, sino ad ammazzare la fonte del loro predare;
ma questi non sono parassiti: sono un cancro.
E non cadiamo nelle frescacce: non si condanna l’Islam, ma l’”Isladen”, che è altra cosa.
Pio “ics, i, i” o dodicesimo, applicò il martirio della pazienza, al “meglio Abbondiare che defungere”:
sei milioni di ebrei scomparvero nei forni crematori, contro quelle poche migliaia che gli riuscì di contrabbandare e che pure alla controparte andava bene, che il compromesso salvava la faccia a quelli e la coscienza al XII, il Pio.
Cero che, il pericolo sarebbe stato il vedere un Papa dietro il filo spinato, ma forse che solo ai più umili erano dovuti, in pasto ai leoni? Pure Pietro nostro, buon apostolo, rinnegò Gesù, ma poi non rifuggì il martirio: quello della pellaccia sua, beninteso, non della pazienza.
Tanto poco fa assai: pian piano il massacro sta diventando a due, tre cifre: a quando i grandi numeri?
La strage di Baghdad del 31 ottobre ha tolto la vita a oltre 50 persone nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso.
Egitto: strage di cristiani, capodanno di sangue ad Alessandria d'Egitto, dove un'autobomba, esplosa davanti a una chiesa, alla fine della messa di mezzanotte, ha fatto ventuno morti e 8 feriti.
Napolitano: “Rispetto per le diversità”.
Messaggio forte, che certamente farà tremare Al Qaeda dalle fondamenta.
Il Papa: “Servono azioni concrete”.
Azioni concrete?
Il dialogo, la diplomazia, "martirio della pazienza”, da sole sembrano non bastare.
Alle vergini abbiamo aggiunto le quaglie, ma ancora il MInotauro ha fame.
Meglio Abbondiare che defungere?
Forse l’altro morirà dal mal di pancia: dal ridere, certo, se non per l’indigestione.
Duemila anni di storia, una Bibbia non certo ultima arrivata: basta fare le trombette di allahden e dei suoi allahssassini!
Io, secondo me...01.01.2011
Perché questo è diventato il loro destino, ovunque sia il verbo di allah: il dio minore, beninteso, quello piccolo piccolo, che Bin Laden creò a sua immagine e somiglianza; quello che porta i gradi di generale, la fame di sangue e morte, la schiavitù e la mentalità di un mondo fatto di galline ovaiole e vacche da latte, da far divenire bistecche quando non più produttive.
Questo sarà – sarebbe – il mondo di “Bin Allahden”, qualora gli riuscisse di spuntarla.
Glie l’hanno giurata: “Cristiani obiettivi legittimi. Tutti i centri della cristianità, organizzazioni e istituzioni, leader religiosi e i loro seguaci sono bersagli legittimi dei mujahidin, ovunque si trovino”.
Dalle Filippine al Pakistan, dall’Iraq alla Turchia, dalla Somalia fino all’Egitto, solo un grido:
«Macellate, in nome di allahden!»
«E che ci possiamo fare?», direbbe il don Abbondio di manzoniana memoria.
«Il Papa non ha le armi, l'esercito e gli arsenali atomici, per non dire gli appoggi, di Israele né la possibilità di imporre sanzioni come l'America, le sue uniche armi sono il dialogo e la diplomazia, e solo con quelli può difendere i cristiani. E la sua diplomazia ("martirio della pazienza" ricordate?) sta salvando forse molte vite cristiane».
Caro don Abbondio, hai le tue ragioni: il coraggio non si può dare a chi non ce l’ha, ma ancora meno a chi pensa di risparmiare sul pellame con l’economia della prudenza;
diamo le nostre vergini al Minotauro, affinché non ci ingoi tutti quanti.
Peccato però, che l’appetito vien mangiando e, giacché la preda non mostra unghie, perché non affondare le proprie, nell’intera dispensa?
Come un pugile sul ring: comincia con alcuni colpi di assaggio, poi di assestamento e, quando vede che l’avversario è morbido, affonda i colpi e lo finisce.
Con le quaglie è ancora più facile.
«Ma qualora il Papa condannasse l'Islam, tutti i cristiani verrebbero uccisi dal giorno alla notte. il Papa e i sacerdoti del dialogo cercano di non aumentare quella cifra, già abbastanza terrificante», ribatterebbe l’Abbondio nostro.
Se avessimo a che fare con dei parassiti, si: avuta giusta razione, non infierirebbero, sino ad ammazzare la fonte del loro predare;
ma questi non sono parassiti: sono un cancro.
E non cadiamo nelle frescacce: non si condanna l’Islam, ma l’”Isladen”, che è altra cosa.
Pio “ics, i, i” o dodicesimo, applicò il martirio della pazienza, al “meglio Abbondiare che defungere”:
sei milioni di ebrei scomparvero nei forni crematori, contro quelle poche migliaia che gli riuscì di contrabbandare e che pure alla controparte andava bene, che il compromesso salvava la faccia a quelli e la coscienza al XII, il Pio.
Cero che, il pericolo sarebbe stato il vedere un Papa dietro il filo spinato, ma forse che solo ai più umili erano dovuti, in pasto ai leoni? Pure Pietro nostro, buon apostolo, rinnegò Gesù, ma poi non rifuggì il martirio: quello della pellaccia sua, beninteso, non della pazienza.
Tanto poco fa assai: pian piano il massacro sta diventando a due, tre cifre: a quando i grandi numeri?
La strage di Baghdad del 31 ottobre ha tolto la vita a oltre 50 persone nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso.
Egitto: strage di cristiani, capodanno di sangue ad Alessandria d'Egitto, dove un'autobomba, esplosa davanti a una chiesa, alla fine della messa di mezzanotte, ha fatto ventuno morti e 8 feriti.
Napolitano: “Rispetto per le diversità”.
Messaggio forte, che certamente farà tremare Al Qaeda dalle fondamenta.
Il Papa: “Servono azioni concrete”.
Azioni concrete?
Il dialogo, la diplomazia, "martirio della pazienza”, da sole sembrano non bastare.
Alle vergini abbiamo aggiunto le quaglie, ma ancora il MInotauro ha fame.
Meglio Abbondiare che defungere?
Forse l’altro morirà dal mal di pancia: dal ridere, certo, se non per l’indigestione.
Duemila anni di storia, una Bibbia non certo ultima arrivata: basta fare le trombette di allahden e dei suoi allahssassini!
Io, secondo me...01.01.2011
mercoledì 29 dicembre 2010
Partigiano Reggiano
«Se perdo, vado in Africa e non mi vedrete più!»
Per un momento, l’intero continente nero tremò: pure il bestiario dell’intera savana ebbe un attimo di smarrimento;
zebre e gnu, bufali e leoni, giraffe, elefanti, ippopotami, gazzelle e quanto ebbe respiro, nell’erba, sull’acqua e sotto, si mise in allarme, a fiutar l’aria, come a cercare di capire da dove sarebbe arrivata la disgrazia.
Tamburi di guerra riecheggiarono nei vasti spazi, mentre i guerrieri raccoglievano le loro zagaglie, gli scudi, le cerbottane e le pesanti scuri da guerra.
Tutti, ma proprio tutti si misero sulla difensiva, promettendo di vendere care la pelle.
Poi, così come si era annunciata, la minaccia sparì.
Da buon politico, come la banderuola sul cocuzzolo del tetto, cambiò il vento e pure opinione.
L’Africa tornò alla normalità e la gazzella, come la zebra e la giraffa, ringraziò il cielo di aver da temere, per la giugulare, solo i canini della leonessa.
Peggio andò a noi, che il Veltroni lo dovemmo tenere e, addirittura, voci di portineria lo danno ancora per candidato al timone di quella nave, che già portò ad incaglio sugli scogli.
Beh, non è colpa di nessuno: quando i dinosauri furono a far l’appello con il contagocce, altra scelta non ebbero che pescare nel sacco della miseria.
L’unica speranza, per gli italiani saranno le montagne, sempre che il caro “Uòlter“ della foresta ancora ne senta il richiamo.
«Dobbiamo stare tutti assieme. Siamo in emergenza democratica e dalla storia ci viene un insegnamento!»
‘azzarola: venti di guerra incombono!
Dario Franceschini, capogruppo alla camera, ex democristiano e tanto altro, pure lui rottame da incaglio, sulla barriera corallina berlusconiana, chiama a raccolta i Panda e di quanti hanno imboccato ottusamente il ramo evolutivo cieco, quello che porta all’estinzione del meno adatto e incompetente a rimodellarsi all’ambiente che, nel frattempo, è andato modificando.
Disarma veramente quest’incapacità, tanta ignoranza nel non vedere quanto inutili sono i vecchi modelli, per combattere e sopravvivere nel mondo della savana politica.
«Quando le nostre madri e i nostri padri erano sulle montagne a fare la resistenza, prima di fare le azioni delle brigate partigiane non si chiedevano: Sei liberale? Sei comunista? Sei democristiano? Sei per la repubblica o per la monarchia? Prima liberarono il paese.»
Riecco il Panda, che propone al resto del mondo l’unica dieta che conosce: no, non quella del bambù, ma del macinare Berlusconi;
Bersani, l’altro orsetto, non è stato da meno...l’ultima in ordine di tempo, per un parlato e un’apparizione catodica del cavaliere:
«[...] ha occupato la televisione per due ore e mezzo, come solo Kim il Sung e Lukashenko!»
Porca miseria, ecco il bue che da del cornuto all’asino: due nomi, due comunisti che più non si può, prodotto di quella cultura a cui il nostro Piergiggi ha donato i migliori anni della sua vita!
Dario nostro continua a farsi del male:
«Prima chiudere con il berlusconismo, poi tornare al confronto civile.»
Della serie: meniamo lui, poi torneremo a fare a botte tra noi, come ai vecchi tempi.
No, non credo che il suo accorato appello farà presa sul Uòlter d’Africa e sui tanti che, sputato nel piatto dove mangiavano, ben si guardarono dall'emigrare altrove: né nel continente nero, men che meno in quello rosso, dei Gulag, delle purghe e della fredda Siberia.
«Bisogna trasmettere un messaggio di cambiamento: il verbo principale del centrosinistra non è difendere, ma cambiare.»
Questo diceva il Veltroni, ai tempi delle avvisaglie, delle bastonate che erano presto seguite.
Veltroni, Franceschini, Bersani...il ritorno di Veltroni: i sussurri e le grida lo danno per riemerso dal sepolcro.
Sicuramente, dopo essere stato avvolto nel lenzuolo della bandiera rossa, su questo c’è rimasta traccia del risorto.
Veltroni, Franceschini, Bersani...i Panda si contano e recuperano nell’abbondanza dell’urna, quella cineraria, per scegliere le vecchie ossa da ripescare.
«Bisogna trasmettere un messaggio di cambiamento: il verbo principale del centrosinistra non è difendere, ma cambiare.»
Berlusconi è vecchio d’anagrafe, con quindici anni di politica: i nuovi giovani, di manovalanza vanno dai trenta ai quaranta, di militanza in stessa ditta.
Come ripete l’operosa donna di casa: per quanto si pulisce, la polvere ritorna!
Io, secondo me...29.12.2010
Per un momento, l’intero continente nero tremò: pure il bestiario dell’intera savana ebbe un attimo di smarrimento;
zebre e gnu, bufali e leoni, giraffe, elefanti, ippopotami, gazzelle e quanto ebbe respiro, nell’erba, sull’acqua e sotto, si mise in allarme, a fiutar l’aria, come a cercare di capire da dove sarebbe arrivata la disgrazia.
Tamburi di guerra riecheggiarono nei vasti spazi, mentre i guerrieri raccoglievano le loro zagaglie, gli scudi, le cerbottane e le pesanti scuri da guerra.
Tutti, ma proprio tutti si misero sulla difensiva, promettendo di vendere care la pelle.
Poi, così come si era annunciata, la minaccia sparì.
Da buon politico, come la banderuola sul cocuzzolo del tetto, cambiò il vento e pure opinione.
L’Africa tornò alla normalità e la gazzella, come la zebra e la giraffa, ringraziò il cielo di aver da temere, per la giugulare, solo i canini della leonessa.
Peggio andò a noi, che il Veltroni lo dovemmo tenere e, addirittura, voci di portineria lo danno ancora per candidato al timone di quella nave, che già portò ad incaglio sugli scogli.
Beh, non è colpa di nessuno: quando i dinosauri furono a far l’appello con il contagocce, altra scelta non ebbero che pescare nel sacco della miseria.
L’unica speranza, per gli italiani saranno le montagne, sempre che il caro “Uòlter“ della foresta ancora ne senta il richiamo.
«Dobbiamo stare tutti assieme. Siamo in emergenza democratica e dalla storia ci viene un insegnamento!»
‘azzarola: venti di guerra incombono!
Dario Franceschini, capogruppo alla camera, ex democristiano e tanto altro, pure lui rottame da incaglio, sulla barriera corallina berlusconiana, chiama a raccolta i Panda e di quanti hanno imboccato ottusamente il ramo evolutivo cieco, quello che porta all’estinzione del meno adatto e incompetente a rimodellarsi all’ambiente che, nel frattempo, è andato modificando.
Disarma veramente quest’incapacità, tanta ignoranza nel non vedere quanto inutili sono i vecchi modelli, per combattere e sopravvivere nel mondo della savana politica.
«Quando le nostre madri e i nostri padri erano sulle montagne a fare la resistenza, prima di fare le azioni delle brigate partigiane non si chiedevano: Sei liberale? Sei comunista? Sei democristiano? Sei per la repubblica o per la monarchia? Prima liberarono il paese.»
Riecco il Panda, che propone al resto del mondo l’unica dieta che conosce: no, non quella del bambù, ma del macinare Berlusconi;
Bersani, l’altro orsetto, non è stato da meno...l’ultima in ordine di tempo, per un parlato e un’apparizione catodica del cavaliere:
«[...] ha occupato la televisione per due ore e mezzo, come solo Kim il Sung e Lukashenko!»
Porca miseria, ecco il bue che da del cornuto all’asino: due nomi, due comunisti che più non si può, prodotto di quella cultura a cui il nostro Piergiggi ha donato i migliori anni della sua vita!
Dario nostro continua a farsi del male:
«Prima chiudere con il berlusconismo, poi tornare al confronto civile.»
Della serie: meniamo lui, poi torneremo a fare a botte tra noi, come ai vecchi tempi.
No, non credo che il suo accorato appello farà presa sul Uòlter d’Africa e sui tanti che, sputato nel piatto dove mangiavano, ben si guardarono dall'emigrare altrove: né nel continente nero, men che meno in quello rosso, dei Gulag, delle purghe e della fredda Siberia.
«Bisogna trasmettere un messaggio di cambiamento: il verbo principale del centrosinistra non è difendere, ma cambiare.»
Questo diceva il Veltroni, ai tempi delle avvisaglie, delle bastonate che erano presto seguite.
Veltroni, Franceschini, Bersani...il ritorno di Veltroni: i sussurri e le grida lo danno per riemerso dal sepolcro.
Sicuramente, dopo essere stato avvolto nel lenzuolo della bandiera rossa, su questo c’è rimasta traccia del risorto.
Veltroni, Franceschini, Bersani...i Panda si contano e recuperano nell’abbondanza dell’urna, quella cineraria, per scegliere le vecchie ossa da ripescare.
«Bisogna trasmettere un messaggio di cambiamento: il verbo principale del centrosinistra non è difendere, ma cambiare.»
Berlusconi è vecchio d’anagrafe, con quindici anni di politica: i nuovi giovani, di manovalanza vanno dai trenta ai quaranta, di militanza in stessa ditta.
Come ripete l’operosa donna di casa: per quanto si pulisce, la polvere ritorna!
Io, secondo me...29.12.2010
sabato 25 dicembre 2010
giovedì 23 dicembre 2010
martedì 21 dicembre 2010
lunedì 20 dicembre 2010
Ascoltaammè
Caro Pier Luigi, Bersan contrario, capisci ammè;
ti scrivo questa letterina, a te che sei nato in Bettola, in quel 29 settembre del 1951, sotto una stella...rossa: rispondimi però, che né Babbo Natale, né Gesù Bambino l’hanno fatto, in quest’anno del cavolo, dove sotto la vecchia quercia mi troverò sicuramente del carbone e nessun regalo.
Almeno tu, accendi il mio sol dell’avvenire, che da un bel rosso vivo è passato al rosa e poi ad un colorito cadaverico, slavato e smunto. Fammi un piccolo regalo, non mi deludere.
Ascoltaammè.
Non ti sposare, con quello là: è un bruto, rozzo, volgare, che non conosce l’italiano;
è animalesco e violento, tanto che, del prossimo, usa dire: «Io a quello lo sfascio!»
Quando si arrabbia, smozzica, borbotta, singhiozza e incespica, che la grammatica è come sasso d’inciampo: s’infuria, batte in testa e fa come la macchina, che cammina a sobbalzi e singulti quando c’ha il filtro dell’aria intasato.
Quello ti vuole solo fottere, Pier Luigi mio.
Ascoltaammè.
Appena sfornato, al battesimo, l’avevano già classificato per quel che sarebbe diventato:
«Tu sei Di Pietro, e con questa testa di pietra edificherai tanti appartamenti!»
Il pelo gli è cresciuto dappertutto, in special modo sullo stomaco;
non ha pietà né sentimento: quello tratta il mondo come il contadino, quando accoppa il coniglio, lo attacca per la zampa e lo spella, dal culo alla testa.
Quel che gli difetta in intelligenza, la natura l’ha compensato in furbizia.
Entra in politica, come la faina nel pollaio.
Il volpone fonda un partitello, che gestisce come il mandriano la stalla: lui comanda e foraggia, gli altri pascolano, ma lui poi li munge.
Scarpe grosse, ma cervello fino, traffica meglio e più di altri, ma non è così fesso da farsi prendere con le mani nel sacco: ai tempi di "mani pulite - bei tempi da manettaro, quando aveva diritto di vita e di morte su tutti, che sparando a lupara, con la rosa di pallini qualche colpevole lo prendeva, ma tanti innocenti ha tritato - allora, dicevo, ha imparato il mestiere;
dagli errori degli altri, ha capito il meccanismo di come spennare le galline senza farsi sparare dal fattore.
Forse il ruvido s’è fatto troppi nemici, e le malelingue inseguono il buttero con lingua ingrassata di pasta abrasiva, ma il barcone, è piccolo e la gente mormora.
Leggo di lui che ha comprato appartamenti affittandoli a quelli del suo partito: in pratica si paga il mutuo con quello.
Mica scimunito, vè.
Ancora seguo nella lettura delle gesta dell’eroe, che ti propone - caro Pier Luigi - di andare a letto con lui.
Pierotto, hai presente la presa per i fondelli, quella della sovvenzione ai partiti, che poi hanno aggirato il plebiscito popolare che non lo voleva, cambiandogli d’abito e nome, passandolo per “rimborso elettorale”?
Questa parte la conosci pure tu, visto che ci campi anche con quello.
Beh, sembra che il nostro abbia superato se stesso nel dirottare tanta abbondanza.
Il rischio di tutto è che, se il partito chiude o cambia pelle, iniziano le beghe per spartirsi la ricca pastura.
Ma lui mica è scemo: crea una fondazione, con lo steso nome del partito, e ci dirotta il grano;
sai, Luigino mio, chi tiene la borsa? Bravo, hai indovinato: l’Antonio, la moglie e un’amica.
E sai chi certifica i bilanci: lui!
Dai, Gigino, dimmi: se un domani chiudesse la baracca, o nascesse una serpe in seno che dovesse mandarlo fuori dalle palle, dove resterebbe arenato tanto ben di Dio?
Capisci ammè, Pier: non gliela dare, che quello ti frega tutto il partito, oltre che le mutande!
Quello alla libertà della Magistratura ci tiene come banco di mutuo soccorso: io do una mano a te e tu lavi la mia, che se fosse stato Berlusconi a trafficare così, avrebbero coinvolto anche la Santa Inquisizione!
La legge, si dice, è uguale per tutti, ma chi impasta gli ingredienti, gli dà la forma che vuole, alla torta.
Caro Piergigi, io e te siamo siamo agli antipodi: io alla scuola di Mosca, per fortuna, non ci sono mai andato.
Ma mi fai tenerezza, che con Veltroni e Franceschini, hai la maglia nera dei trombati.
Sei come una rana in una pentola d’acqua con sotto il fuoco: sei contento del calduccio e non senti l’odore dell’arrosto, del fumo e della legna.
Come lo stufato, sei a cotture lenta.
Dai, salta fuori, uno scatto di reni e - oplà! - tonico e pimpante, come quando ti sei fatto due rampe di scale e sei salito sul tetto, dove manifestava gente che c’aveva i suoi calli da curare;
bello come il sol dell’avvenire, con le maniche della camicia tirate all’insù e il “cigarillo” sbuffante, all’angolo della bocca: una via di mezzo tra la caricatura di Obama e il surrogato di Fidel Castro.
Sai cosa ti ha fregato? La piazza!
No, non quella della gente, ma quella della “fronte alta”, altrimenti detta “pelata”;
parevi uno che aveva perso il parrucchino, nella volata sul cocuzzolo della palazzina.
Diciamocelo, papale papale: non c’hai il “Phisique du Role”, ovvero fisico per il ruolo.
Di Obama ti manca l’abbronzatura - è normale: tu sei...rosso - e di Fidel, la statura.
Sei l’immagine dell’eterno perdente, dal sapore pari all’acqua senza sale;
Di Pietro c’ha le palle, Berlusconi la faccia e pure più capelli, anche se riportati, infilzati uno per uno;
Fini c’ha la sua bionda, anche se sul groppone la famiglia di lei, da mantenere e ingrassare;
Casini, beh...nomen omen, il nome è un presagio;
Fassino da del filo da torcere a tutti mentre D’Alema c’ha la barca e belle scarpette di vacchetta;
a te, le scarpette invece, rischia di fartele Rienzi, vigoroso torello di tua stessa mandria e sindaco di Firenze.
Dai, male che va ti aspetta una pensione dorata, il Lambrusco e una bella piadina ripiena di culatello, magari regalato da Vendola.
Occhio alle spalle, che non sarà il Berlusca stavolta a darti una bruciante sconfitta!
Ascoltaammè.
Io, secondo me...20.12.2010
ti scrivo questa letterina, a te che sei nato in Bettola, in quel 29 settembre del 1951, sotto una stella...rossa: rispondimi però, che né Babbo Natale, né Gesù Bambino l’hanno fatto, in quest’anno del cavolo, dove sotto la vecchia quercia mi troverò sicuramente del carbone e nessun regalo.
Almeno tu, accendi il mio sol dell’avvenire, che da un bel rosso vivo è passato al rosa e poi ad un colorito cadaverico, slavato e smunto. Fammi un piccolo regalo, non mi deludere.
Ascoltaammè.
Non ti sposare, con quello là: è un bruto, rozzo, volgare, che non conosce l’italiano;
è animalesco e violento, tanto che, del prossimo, usa dire: «Io a quello lo sfascio!»
Quando si arrabbia, smozzica, borbotta, singhiozza e incespica, che la grammatica è come sasso d’inciampo: s’infuria, batte in testa e fa come la macchina, che cammina a sobbalzi e singulti quando c’ha il filtro dell’aria intasato.
Quello ti vuole solo fottere, Pier Luigi mio.
Ascoltaammè.
Appena sfornato, al battesimo, l’avevano già classificato per quel che sarebbe diventato:
«Tu sei Di Pietro, e con questa testa di pietra edificherai tanti appartamenti!»
Il pelo gli è cresciuto dappertutto, in special modo sullo stomaco;
non ha pietà né sentimento: quello tratta il mondo come il contadino, quando accoppa il coniglio, lo attacca per la zampa e lo spella, dal culo alla testa.
Quel che gli difetta in intelligenza, la natura l’ha compensato in furbizia.
Entra in politica, come la faina nel pollaio.
Il volpone fonda un partitello, che gestisce come il mandriano la stalla: lui comanda e foraggia, gli altri pascolano, ma lui poi li munge.
Scarpe grosse, ma cervello fino, traffica meglio e più di altri, ma non è così fesso da farsi prendere con le mani nel sacco: ai tempi di "mani pulite - bei tempi da manettaro, quando aveva diritto di vita e di morte su tutti, che sparando a lupara, con la rosa di pallini qualche colpevole lo prendeva, ma tanti innocenti ha tritato - allora, dicevo, ha imparato il mestiere;
dagli errori degli altri, ha capito il meccanismo di come spennare le galline senza farsi sparare dal fattore.
Forse il ruvido s’è fatto troppi nemici, e le malelingue inseguono il buttero con lingua ingrassata di pasta abrasiva, ma il barcone, è piccolo e la gente mormora.
Leggo di lui che ha comprato appartamenti affittandoli a quelli del suo partito: in pratica si paga il mutuo con quello.
Mica scimunito, vè.
Ancora seguo nella lettura delle gesta dell’eroe, che ti propone - caro Pier Luigi - di andare a letto con lui.
Pierotto, hai presente la presa per i fondelli, quella della sovvenzione ai partiti, che poi hanno aggirato il plebiscito popolare che non lo voleva, cambiandogli d’abito e nome, passandolo per “rimborso elettorale”?
Questa parte la conosci pure tu, visto che ci campi anche con quello.
Beh, sembra che il nostro abbia superato se stesso nel dirottare tanta abbondanza.
Il rischio di tutto è che, se il partito chiude o cambia pelle, iniziano le beghe per spartirsi la ricca pastura.
Ma lui mica è scemo: crea una fondazione, con lo steso nome del partito, e ci dirotta il grano;
sai, Luigino mio, chi tiene la borsa? Bravo, hai indovinato: l’Antonio, la moglie e un’amica.
E sai chi certifica i bilanci: lui!
Dai, Gigino, dimmi: se un domani chiudesse la baracca, o nascesse una serpe in seno che dovesse mandarlo fuori dalle palle, dove resterebbe arenato tanto ben di Dio?
Capisci ammè, Pier: non gliela dare, che quello ti frega tutto il partito, oltre che le mutande!
Quello alla libertà della Magistratura ci tiene come banco di mutuo soccorso: io do una mano a te e tu lavi la mia, che se fosse stato Berlusconi a trafficare così, avrebbero coinvolto anche la Santa Inquisizione!
La legge, si dice, è uguale per tutti, ma chi impasta gli ingredienti, gli dà la forma che vuole, alla torta.
Caro Piergigi, io e te siamo siamo agli antipodi: io alla scuola di Mosca, per fortuna, non ci sono mai andato.
Ma mi fai tenerezza, che con Veltroni e Franceschini, hai la maglia nera dei trombati.
Sei come una rana in una pentola d’acqua con sotto il fuoco: sei contento del calduccio e non senti l’odore dell’arrosto, del fumo e della legna.
Come lo stufato, sei a cotture lenta.
Dai, salta fuori, uno scatto di reni e - oplà! - tonico e pimpante, come quando ti sei fatto due rampe di scale e sei salito sul tetto, dove manifestava gente che c’aveva i suoi calli da curare;
bello come il sol dell’avvenire, con le maniche della camicia tirate all’insù e il “cigarillo” sbuffante, all’angolo della bocca: una via di mezzo tra la caricatura di Obama e il surrogato di Fidel Castro.
Sai cosa ti ha fregato? La piazza!
No, non quella della gente, ma quella della “fronte alta”, altrimenti detta “pelata”;
parevi uno che aveva perso il parrucchino, nella volata sul cocuzzolo della palazzina.
Diciamocelo, papale papale: non c’hai il “Phisique du Role”, ovvero fisico per il ruolo.
Di Obama ti manca l’abbronzatura - è normale: tu sei...rosso - e di Fidel, la statura.
Sei l’immagine dell’eterno perdente, dal sapore pari all’acqua senza sale;
Di Pietro c’ha le palle, Berlusconi la faccia e pure più capelli, anche se riportati, infilzati uno per uno;
Fini c’ha la sua bionda, anche se sul groppone la famiglia di lei, da mantenere e ingrassare;
Casini, beh...nomen omen, il nome è un presagio;
Fassino da del filo da torcere a tutti mentre D’Alema c’ha la barca e belle scarpette di vacchetta;
a te, le scarpette invece, rischia di fartele Rienzi, vigoroso torello di tua stessa mandria e sindaco di Firenze.
Dai, male che va ti aspetta una pensione dorata, il Lambrusco e una bella piadina ripiena di culatello, magari regalato da Vendola.
Occhio alle spalle, che non sarà il Berlusca stavolta a darti una bruciante sconfitta!
Ascoltaammè.
Io, secondo me...20.12.2010
venerdì 17 dicembre 2010
Rosso di sera
Rosso di sera, bel tempo si spera...
Stavolta però, non ha fatto a tempo ad imbrunire, che già la feccia e il bestiario dei centri sociali comincia la festa: al posto delle fette di panettone, generose razioni di porfido sanpietrino, in tocchetti da un chilo e più al pezzo.
Sembra che siano particolarmente graditi dalle zucche di poliziotti che carabinieri, a cui era dedicato gradito omaggio;
senza lesinare, se una cattiva mira magari intercettava pure la testa di qualche povero, innocente e ignaro passante, convinto di girare per una città e non nel bel mezzo della terra di nessuno, in una guerra di trincea.
Si erano ben preparati, i delicati virgulti, coltivati nei vivai dei sinistri, i cui istruttori saranno pure entrati nei salotti della democrazia, ma rimangono portatori insani d’impronta e riflessi condizionati, assimilati in gioventù da studi di scuola moscovita.
Come avere messo giacca e cravatta alla scimmia di Tarzan; tanto non basta a cambiare sostanza solo pennellandone la forma.
I bracci armati di costoro, brace cui, all’occorrenza, soffiar sopra per farne fiamme da incendio, mandrie di vacche a cui basta solo urlare all’orecchio per farle zoccolare impazzite, contro il nemico, questi, dicevo, non sono stati neppure stavolta sordi alle urla di dolore e rabbia dei loro mandriani.
Roma storica aveva subito la caduta e i saccheggi, per mano di barbari e torme di mercenari in razzia, ma venivano da fuori, mentre questi sono parassiti cresciuti sul suo pelo, ingrassati dal suo sangue, metastasi che radicano e suggono del sudore dell’altrui lavoro, che vogliono, ma non offrono nulla.
La loro civiltà è il manganello, il concetto di purezza deriva dalle purghe, quello di rettitudine, dal bastone, la voce dalle bombe e lo slancio dal lancio di porfidi e graniti e il senso di pulizia, se l'avessero, sarebbero per quella etnica.
Mentre attorno mulinava una serie d’eventi che andavano dai roghi alla frantumazione d’ogni bene, dall’assalto fisico alla ricerca del linciaggio alla divisione cranica, uno di costoro, apostrofato da un giornalista, che diceva che quella era violenza allo stato puro, replicava che “la violenza vera era altrove, non lì”, riferendosi alle votazioni di Camera e Senato, dove chi non la pensava come loro era sopravvissuto al voto di sfiducia, contro ogni previsione che, dalla rosea dei terroristi nella piazza convinti della vittoria, sconfinava ormai nella rossa, di rabbia e di voglia di porporino sangue, dopo l’ennesima mazzolata.
Questi figli del sei politico, inetti, incapaci, inutili, zotici, allo stato brado e con cervello fermo al rettiliano e di reazione pari a quella di un interruttore della luce, hanno dato il meglio nel loro peggio, nel presentare “gioiosa macchina da guerra”.
Bella la reazione di quelli che cascano dal pero, fingendo ignoranza, se non invece possedendola, quando intravedendo, nei filmati, “l’uomo dal giubbotto beige”, con delle manette e prima accanto agli agenti, e poi che si scaglia contro i blindati degli stessi, azzardano:
“Sono infiltrati pagati; tutto un complotto, uno sputtanamento preparato ad arte, degenerazione pilotata dalle forze dell’ordine stesse o, peggio, dal ministro dell’interno in persona”.
Il tizio poi, fermato ed identificato dalla questura, si presenta per quello che è, e matrice di quello che sono questi animali: un noto e conosciuto estremista di sinistra, con una fedina lunga più della carta igienica Scottex!!
Non posso, a questo punto, non ricordare la veemenza di quelli che urlarono quasi al tentativo di colpo di stato, quando si decise di mettere in campo l’esercito, per pattugliare e aiutare le altre forze dell’ordine sul territorio, per contenere uno stato di criminalità e violenza che sempre più tendeva all’iperbole.
Allora spuntarono fuori le menti eccelse, il miglior caravanserraglio dell’intelligenza di sinistra, quella che “legge libri e giornali”, a dar a credere che c’era nell’aria odor di camicia nera e marcia su Roma.
Oggi, la marcia su Roma l’hanno fatta in camicia rossa e le forze che potrebbero minacciare lo Stato sono di quel colore.
Giusto per ricordare i mestatori d’allora, cattivi maestri e i mantici d’oggi, riporto quanto scrissi, che basta cambiare il nero con il rosso e i conti tornano.
...
Era il lontano 13 di agosto dell’anno del Signore 2008, quando mi ritrovai a scrivere “Ritorno di...fiamma”, a prendere per il culo il buon Umberto Eco, cima certo, per quanto riguarda intelletto, ma di rapa quando entra in pascoli non suoi, ed ecco...anzi, eco:
La fiamma risale, dentro la lancia del cannello:
POP !
Un piccolo scoppiettio e si spegne, ad impedire che il continuo del ritorno arrivi al miscelatore e poi, su su, fino alle bombole d'ossigeno e gas combustibile, rendendo la situazione alquanto esplosiva;
senza quel POP ! liberatorio, il Beppe Fontana la penna non sarebbe qui ad usarla, che l'avrebbe avuta bruciata, assieme alla buccia.
Ai tempi, quando cominciai con il lavoro d'officina, usando la saldatura ossiacetilenica, i vecchi c'intimorivano con i racconti di rovinosi botti, di cui erano stati testimoni: un poco per spaventarci, un poco per ammonire, a non prendere sottogamba i rischi che il lavoro comportava.
Oggi, il massimo rischio è che la stilografica mi perda inchiostro nel taschino della camicia immacolata.
Certo, erano i tempi de "Carlo Cudega";
Oh, scusate, anche questo è un termine del mio giurassico, a rispolverare e richiamare ere ancora più lontane, quando gli uomini usavano lisciarsi i capelli utilizzando del grasso di maiale ( ovvero, la cotenna, la "codega" ) sul codino, per mantenerlo compatto e lucido.
Madonna mia, mi sto facendo melanconico che, con il passare degli anni, mi si allunga il dietro e s'accorcia il davanti...
non siate maliziosi: è riferito alle misure del vissuto e dell'aspettativa di vita.
"All'armi! All'armi !
All'armi siam Fascisti !
Noi siam del fascio la falange ardita
[...]
abbiam con noi la forza e l'ardimento,
che ci fa fieri all'ora del cimento".
No, non è un rigurgito, un ritorno di fiamma...tricolore: solo un...Eco di rimbalzo.
- «[...] ci sono fascisti al governo. Rinasco rinasco nel millenovecentoquaranta !»
Mizziga, allora c'è proprio arrivata al collo;
questo non lo dice un qualsiasi bao-bao-micio-micio, ma un Santone, un Guru, un Illuminato, un Maestro, anzi, il Messia: l'Umberto Eco, fior fiore dell'Intellighenzia letteraria e pure comunista, che ha una storia ancora più truculenta di tutto il peggio del passato messo assieme.
- «[...] non più esattamente fascisti, ma che importa, si sa che la storia si dà una prima volta in forma di tragedia e una seconda in forma di farsa».
Dalla piazza...rossa sale l'invocazione all'Eco di Carlo Cudega: "E mò facce ride !!!"
L'Umbertino agita sonagli e campanelli, a far buffone per Sovrano proletario.
- «[...] ricordo con tenerezza le notti passate nel rifugio antiaereo [...] un sotterraneo umido, tutto in cemento armato, illuminato da lampadine fioche [...] mentre sopra le nostre teste esplodevano colpi sordi che non sapevamo se fossero della contraerea o delle bombe».
Io glielo avevo raccomandato al Gianfranco Fini, di Alleanza Nazionale, ora Presidente della Camera, in quel di Montecitorio:
- «'A Frà, batti piano il martelletto, che qualcuno sicuramente n'esce rintronato da quei colpi sordi; fai cambiare le lampadine, che mi sembrano un poco fioche e arieggia la camera, che c'è umidità !»
Intanto la pentola di fagioli continua a sobbollire:
- «[...] siamo disposti ad accettare tutto ciò che ci ricordi gli orribili anni [...] è il tributo che paghiamo alla nostra vecchiaia».
Ussignùr, l'Eco è rimasto come la puntina del grammofono: ferma, incantata sul disco, a ripetere stesso motivetto all'infinito.
- «[...] le città a quell'epoca? Buie di notte».
Ho capito: l'Umby rimpiange il sol dell'avvenire, che era gratis, costava meno che la bolletta dell'Enel.
- «[...] era percorsa da reparti militari [...] nelle metropoli passavano continuamente manipoli e ronde di marò della San Marco o di Brigate Nere [...] armati sino ai denti [...] CITTÀ MILITARIZZATA».
Non ci vuole molto a capire dove vuole andare a parare il tipo:
vuole insinuare un parallelo tra i soldatini del fascio d'allora e i militari d'oggi, che presidiano le città con Polizia e Carabinieri, per la nostra sicurezza;
- «[...] vedo REPARTI DELL'ESERCITO, BENE ARMATI e CON TUTE MIMETICHE, anche sui marciapiedi delle nostre città».
da parte mia ho solo una cosa da dire:
- «Grazie ragazzi, di tutte le armi, che il vedervi assieme mi rassicura ancora di più, in special modo quelli che non sono "soldatini" da esposizione, ma soldati che collaborano a migliorare e preservare la nostra vita e incolumità.
E poi, Umby, non dire pirlate: in Piazza Duomo, a Milano, il soldato aveva la normale divisa e pistola;
forse ti sei confuso con quelli di Putin, che sono andati a trovare gli amici, in Georgia, sempre che non sei rimasto a quelli di Praga, nel '68.
- «[...] andavano a comprare il poco che si trovava nei negozi d'alimentari».
'azzarola, è vero: con il Ferragosto tutti i negozi sono chiusi, e pensionati e gli anziani sono alla ricerca del "poco che si trova", vaganti laceri ed affamati.
- «[...] a notte si dormiva col mattone caldo nel letto e ricordo con tenerezza persino i geloni».
Dai, Ecoberto, che al posto del mattone ci puoi mettere ora una bella ragazza dell'Est, delle tante costrette a far da scaldino per aver creduto alle balle raccontate dai favolisti del Paradiso del "poppolo" proletario: nulla ci hanno avuto, che a prendere non è il sole e dare, sai bene cosa !
- «[...] Ora non posso dire che tutto questo sia tornato, certo non integralmente. Ma comincio a riavvertirne il profumo».
Caro amico, almeno per le mutande e i calzini, spesso bisogna cambiarsi, altrimenti ti voglio vedere, a "riavvertirne il profumo".
- «[...] a quei tempi apparivano [...] manifesti [...] si vedeva un nero americano ributtante (e ubriaco) [...] la mano adunca verso una bianca [...] oggi vedo in televisione volti minacciosi di negri smagriti che stanno invadendo [...] le nostre terre [...] la gente è ancora più spaventata di allora».
La legge dei grandi numeri è quella che fa grande anche una minoranza all'interno di un insieme:
i più saranno bravi ed onesti disperati, ma anche il poco fa tanto, in un formicaio, e ne basta uno, deciso e determinato a buttare il cerino nel fienile.
A meno che il nostro gioca sul calcolo della probabilità, il restane fuori, secondo la filosofia meneghina del:
"A chi tuca tuca", a chi tocca, tocca. Cazzi suoi !
- «[...] il sindaco leghista di Novara ha proibito che di notte, nel parco, si riuniscano più di tre persone. Attendo [...] il ritorno del coprifuoco».
Caro segugio dall'olfatto nostalgico, ti auguro di non dover passare DI NOTTE in un parco cittadino, che "Il nome della rosa", tra i cespugli, si chiama "Uccelli di rovo", e l'odore che sentirai è dello sniffo e il coprifuoco serve a spegnere l'erba, ma non quella medica !
- «[...] odo discorsi assai simili a quelli che leggevo [...] che non solo attaccavano gli ebrei ma anche zingari, marocchini e stranieri in genere. Il pane sta diventando carissimo. Ci stanno avvertendo che dovremo risparmiare sul petrolio, limitare lo spreco d'energia elettrica, spegnere le vetrine di notte. Calano le auto e riappaiono i ladri di biciclette. Come tocco d'originalità, tra un pò sarà razionata l'acqua».
Accidenti: sembra di essere nella culla del comunismo, di ripercorrere novant'anni di vita prospera;
- «[...] Non abbiamo ancora un governo al Sud e uno al Nord, però c'è chi sta lavorando in questa direzione».
Non è che ti confondi con Est e Ovest, con i rispettivi governi, separati da quel che fu il muro di Berlino ?
- « Mi manca un Capo che abbracci e baci castamente sulla guancia prosperose massaie rurali, ma ciascuno ha i suoi gusti».
E già: tu sceglieresti i ruvidi baffi di papà Baffone Stalin o l'ispida barbetta di nonno Lenin ?
... ciascuno ha i suoi gusti.
Io, secondo me...16.12.2010
Stavolta però, non ha fatto a tempo ad imbrunire, che già la feccia e il bestiario dei centri sociali comincia la festa: al posto delle fette di panettone, generose razioni di porfido sanpietrino, in tocchetti da un chilo e più al pezzo.
Sembra che siano particolarmente graditi dalle zucche di poliziotti che carabinieri, a cui era dedicato gradito omaggio;
senza lesinare, se una cattiva mira magari intercettava pure la testa di qualche povero, innocente e ignaro passante, convinto di girare per una città e non nel bel mezzo della terra di nessuno, in una guerra di trincea.
Si erano ben preparati, i delicati virgulti, coltivati nei vivai dei sinistri, i cui istruttori saranno pure entrati nei salotti della democrazia, ma rimangono portatori insani d’impronta e riflessi condizionati, assimilati in gioventù da studi di scuola moscovita.
Come avere messo giacca e cravatta alla scimmia di Tarzan; tanto non basta a cambiare sostanza solo pennellandone la forma.
I bracci armati di costoro, brace cui, all’occorrenza, soffiar sopra per farne fiamme da incendio, mandrie di vacche a cui basta solo urlare all’orecchio per farle zoccolare impazzite, contro il nemico, questi, dicevo, non sono stati neppure stavolta sordi alle urla di dolore e rabbia dei loro mandriani.
Roma storica aveva subito la caduta e i saccheggi, per mano di barbari e torme di mercenari in razzia, ma venivano da fuori, mentre questi sono parassiti cresciuti sul suo pelo, ingrassati dal suo sangue, metastasi che radicano e suggono del sudore dell’altrui lavoro, che vogliono, ma non offrono nulla.
La loro civiltà è il manganello, il concetto di purezza deriva dalle purghe, quello di rettitudine, dal bastone, la voce dalle bombe e lo slancio dal lancio di porfidi e graniti e il senso di pulizia, se l'avessero, sarebbero per quella etnica.
Mentre attorno mulinava una serie d’eventi che andavano dai roghi alla frantumazione d’ogni bene, dall’assalto fisico alla ricerca del linciaggio alla divisione cranica, uno di costoro, apostrofato da un giornalista, che diceva che quella era violenza allo stato puro, replicava che “la violenza vera era altrove, non lì”, riferendosi alle votazioni di Camera e Senato, dove chi non la pensava come loro era sopravvissuto al voto di sfiducia, contro ogni previsione che, dalla rosea dei terroristi nella piazza convinti della vittoria, sconfinava ormai nella rossa, di rabbia e di voglia di porporino sangue, dopo l’ennesima mazzolata.
Questi figli del sei politico, inetti, incapaci, inutili, zotici, allo stato brado e con cervello fermo al rettiliano e di reazione pari a quella di un interruttore della luce, hanno dato il meglio nel loro peggio, nel presentare “gioiosa macchina da guerra”.
Bella la reazione di quelli che cascano dal pero, fingendo ignoranza, se non invece possedendola, quando intravedendo, nei filmati, “l’uomo dal giubbotto beige”, con delle manette e prima accanto agli agenti, e poi che si scaglia contro i blindati degli stessi, azzardano:
“Sono infiltrati pagati; tutto un complotto, uno sputtanamento preparato ad arte, degenerazione pilotata dalle forze dell’ordine stesse o, peggio, dal ministro dell’interno in persona”.
Il tizio poi, fermato ed identificato dalla questura, si presenta per quello che è, e matrice di quello che sono questi animali: un noto e conosciuto estremista di sinistra, con una fedina lunga più della carta igienica Scottex!!
Non posso, a questo punto, non ricordare la veemenza di quelli che urlarono quasi al tentativo di colpo di stato, quando si decise di mettere in campo l’esercito, per pattugliare e aiutare le altre forze dell’ordine sul territorio, per contenere uno stato di criminalità e violenza che sempre più tendeva all’iperbole.
Allora spuntarono fuori le menti eccelse, il miglior caravanserraglio dell’intelligenza di sinistra, quella che “legge libri e giornali”, a dar a credere che c’era nell’aria odor di camicia nera e marcia su Roma.
Oggi, la marcia su Roma l’hanno fatta in camicia rossa e le forze che potrebbero minacciare lo Stato sono di quel colore.
Giusto per ricordare i mestatori d’allora, cattivi maestri e i mantici d’oggi, riporto quanto scrissi, che basta cambiare il nero con il rosso e i conti tornano.
...
Era il lontano 13 di agosto dell’anno del Signore 2008, quando mi ritrovai a scrivere “Ritorno di...fiamma”, a prendere per il culo il buon Umberto Eco, cima certo, per quanto riguarda intelletto, ma di rapa quando entra in pascoli non suoi, ed ecco...anzi, eco:
La fiamma risale, dentro la lancia del cannello:
POP !
Un piccolo scoppiettio e si spegne, ad impedire che il continuo del ritorno arrivi al miscelatore e poi, su su, fino alle bombole d'ossigeno e gas combustibile, rendendo la situazione alquanto esplosiva;
senza quel POP ! liberatorio, il Beppe Fontana la penna non sarebbe qui ad usarla, che l'avrebbe avuta bruciata, assieme alla buccia.
Ai tempi, quando cominciai con il lavoro d'officina, usando la saldatura ossiacetilenica, i vecchi c'intimorivano con i racconti di rovinosi botti, di cui erano stati testimoni: un poco per spaventarci, un poco per ammonire, a non prendere sottogamba i rischi che il lavoro comportava.
Oggi, il massimo rischio è che la stilografica mi perda inchiostro nel taschino della camicia immacolata.
Certo, erano i tempi de "Carlo Cudega";
Oh, scusate, anche questo è un termine del mio giurassico, a rispolverare e richiamare ere ancora più lontane, quando gli uomini usavano lisciarsi i capelli utilizzando del grasso di maiale ( ovvero, la cotenna, la "codega" ) sul codino, per mantenerlo compatto e lucido.
Madonna mia, mi sto facendo melanconico che, con il passare degli anni, mi si allunga il dietro e s'accorcia il davanti...
non siate maliziosi: è riferito alle misure del vissuto e dell'aspettativa di vita.
"All'armi! All'armi !
All'armi siam Fascisti !
Noi siam del fascio la falange ardita
[...]
abbiam con noi la forza e l'ardimento,
che ci fa fieri all'ora del cimento".
No, non è un rigurgito, un ritorno di fiamma...tricolore: solo un...Eco di rimbalzo.
- «[...] ci sono fascisti al governo. Rinasco rinasco nel millenovecentoquaranta !»
Mizziga, allora c'è proprio arrivata al collo;
questo non lo dice un qualsiasi bao-bao-micio-micio, ma un Santone, un Guru, un Illuminato, un Maestro, anzi, il Messia: l'Umberto Eco, fior fiore dell'Intellighenzia letteraria e pure comunista, che ha una storia ancora più truculenta di tutto il peggio del passato messo assieme.
- «[...] non più esattamente fascisti, ma che importa, si sa che la storia si dà una prima volta in forma di tragedia e una seconda in forma di farsa».
Dalla piazza...rossa sale l'invocazione all'Eco di Carlo Cudega: "E mò facce ride !!!"
L'Umbertino agita sonagli e campanelli, a far buffone per Sovrano proletario.
- «[...] ricordo con tenerezza le notti passate nel rifugio antiaereo [...] un sotterraneo umido, tutto in cemento armato, illuminato da lampadine fioche [...] mentre sopra le nostre teste esplodevano colpi sordi che non sapevamo se fossero della contraerea o delle bombe».
Io glielo avevo raccomandato al Gianfranco Fini, di Alleanza Nazionale, ora Presidente della Camera, in quel di Montecitorio:
- «'A Frà, batti piano il martelletto, che qualcuno sicuramente n'esce rintronato da quei colpi sordi; fai cambiare le lampadine, che mi sembrano un poco fioche e arieggia la camera, che c'è umidità !»
Intanto la pentola di fagioli continua a sobbollire:
- «[...] siamo disposti ad accettare tutto ciò che ci ricordi gli orribili anni [...] è il tributo che paghiamo alla nostra vecchiaia».
Ussignùr, l'Eco è rimasto come la puntina del grammofono: ferma, incantata sul disco, a ripetere stesso motivetto all'infinito.
- «[...] le città a quell'epoca? Buie di notte».
Ho capito: l'Umby rimpiange il sol dell'avvenire, che era gratis, costava meno che la bolletta dell'Enel.
- «[...] era percorsa da reparti militari [...] nelle metropoli passavano continuamente manipoli e ronde di marò della San Marco o di Brigate Nere [...] armati sino ai denti [...] CITTÀ MILITARIZZATA».
Non ci vuole molto a capire dove vuole andare a parare il tipo:
vuole insinuare un parallelo tra i soldatini del fascio d'allora e i militari d'oggi, che presidiano le città con Polizia e Carabinieri, per la nostra sicurezza;
- «[...] vedo REPARTI DELL'ESERCITO, BENE ARMATI e CON TUTE MIMETICHE, anche sui marciapiedi delle nostre città».
da parte mia ho solo una cosa da dire:
- «Grazie ragazzi, di tutte le armi, che il vedervi assieme mi rassicura ancora di più, in special modo quelli che non sono "soldatini" da esposizione, ma soldati che collaborano a migliorare e preservare la nostra vita e incolumità.
E poi, Umby, non dire pirlate: in Piazza Duomo, a Milano, il soldato aveva la normale divisa e pistola;
forse ti sei confuso con quelli di Putin, che sono andati a trovare gli amici, in Georgia, sempre che non sei rimasto a quelli di Praga, nel '68.
- «[...] andavano a comprare il poco che si trovava nei negozi d'alimentari».
'azzarola, è vero: con il Ferragosto tutti i negozi sono chiusi, e pensionati e gli anziani sono alla ricerca del "poco che si trova", vaganti laceri ed affamati.
- «[...] a notte si dormiva col mattone caldo nel letto e ricordo con tenerezza persino i geloni».
Dai, Ecoberto, che al posto del mattone ci puoi mettere ora una bella ragazza dell'Est, delle tante costrette a far da scaldino per aver creduto alle balle raccontate dai favolisti del Paradiso del "poppolo" proletario: nulla ci hanno avuto, che a prendere non è il sole e dare, sai bene cosa !
- «[...] Ora non posso dire che tutto questo sia tornato, certo non integralmente. Ma comincio a riavvertirne il profumo».
Caro amico, almeno per le mutande e i calzini, spesso bisogna cambiarsi, altrimenti ti voglio vedere, a "riavvertirne il profumo".
- «[...] a quei tempi apparivano [...] manifesti [...] si vedeva un nero americano ributtante (e ubriaco) [...] la mano adunca verso una bianca [...] oggi vedo in televisione volti minacciosi di negri smagriti che stanno invadendo [...] le nostre terre [...] la gente è ancora più spaventata di allora».
La legge dei grandi numeri è quella che fa grande anche una minoranza all'interno di un insieme:
i più saranno bravi ed onesti disperati, ma anche il poco fa tanto, in un formicaio, e ne basta uno, deciso e determinato a buttare il cerino nel fienile.
A meno che il nostro gioca sul calcolo della probabilità, il restane fuori, secondo la filosofia meneghina del:
"A chi tuca tuca", a chi tocca, tocca. Cazzi suoi !
- «[...] il sindaco leghista di Novara ha proibito che di notte, nel parco, si riuniscano più di tre persone. Attendo [...] il ritorno del coprifuoco».
Caro segugio dall'olfatto nostalgico, ti auguro di non dover passare DI NOTTE in un parco cittadino, che "Il nome della rosa", tra i cespugli, si chiama "Uccelli di rovo", e l'odore che sentirai è dello sniffo e il coprifuoco serve a spegnere l'erba, ma non quella medica !
- «[...] odo discorsi assai simili a quelli che leggevo [...] che non solo attaccavano gli ebrei ma anche zingari, marocchini e stranieri in genere. Il pane sta diventando carissimo. Ci stanno avvertendo che dovremo risparmiare sul petrolio, limitare lo spreco d'energia elettrica, spegnere le vetrine di notte. Calano le auto e riappaiono i ladri di biciclette. Come tocco d'originalità, tra un pò sarà razionata l'acqua».
Accidenti: sembra di essere nella culla del comunismo, di ripercorrere novant'anni di vita prospera;
- «[...] Non abbiamo ancora un governo al Sud e uno al Nord, però c'è chi sta lavorando in questa direzione».
Non è che ti confondi con Est e Ovest, con i rispettivi governi, separati da quel che fu il muro di Berlino ?
- « Mi manca un Capo che abbracci e baci castamente sulla guancia prosperose massaie rurali, ma ciascuno ha i suoi gusti».
E già: tu sceglieresti i ruvidi baffi di papà Baffone Stalin o l'ispida barbetta di nonno Lenin ?
... ciascuno ha i suoi gusti.
Io, secondo me...16.12.2010
martedì 14 dicembre 2010
Il mercato delle vacche
Prima era nell’aria, la supponenza di chi ti guarda e ti misura, quasi fossi lo scemo del villaggio...solo che qui si era esagerato, che il poveretto pareva aver sgravato sull’intera nazione una manica d’imbecilli, mandrie di vacche al pascolo.
Mai dimenticherò il giorno in cui si vide “Baffin D’Alema”, bastonato da un democratico ma sfavorevole voto elettorale, sputare bile, fiele e veleno come non mai, scoprendo l’anima e il convincimento della “razza ariana” rossa, di “Kompagni”, uber alles, sopra tutto:
«[...] è vero che siamo in minoranza, ma siamo in maggioranza nella PARTE PIÙ ACCULTURATA DEL PAESE; siamo il primo partito nelle aree urbane TRA GLI ITALIANI CHE LEGGONO LIBRI E GIORNALI. Siamo una minoranza che rappresenta la classe dirigente del paese in tutti i campi».
Solo quelli sanno leggere; gli altri – i più – guardano solo le figure;
solo loro c’hanno la patente: dirigono.
Fino ad ora ero convinto dell’ereditarietà tra la specie, caratteri rigidamente trasmessi dai cromosomi;
vero in parte: anche la tessera di partito – quella giusta – trasmette matrice, lo stampo del “Migliore”.
L’Italia è diventata un corpo da purgare, dopo che la messe d’ignoranza ha deciso non per il meglio ma per il bauscia, il cavalier Berlusca.
Li capisco, povere gioie: nel lontano ’94, con il loro Occhetto, avevano messo in campo una "gioiosa macchina da guerra " quand'ecco che ti arriva il bulletto di Arcore e te la fa in mille pezzi;
poco avanti, Bossi ribalta il nanerottolo, si ritorna alle urne e l’armata Brancaleone riesce a piazzarsi sul predellino e, con un misero pugno di voti di scarto, fa man bassa di tutte le cariche, fino a che implode, sotto l’impossibile di mettere assieme quella corte dei miracoli, tanti parenti serpenti pronti a mollare quando la pastoia si dimostrò troppo piccola per sfamare la numerosa prole.
Da allora, non ce ne stato più per nessuno: il cavaliere si è messo di traverso, tappando tutti i buchi, come il calcare nella lavatrice.
La gran massa degli asini, che pare non legge libri e giornali, ma fa biomassa, martella le dure zucche dei cocomeri rossi.
Nulla da fare: da quella parte non si passa, le votazioni sono per i compagni alla pari di un grimaldello spuntato.
Fortuna vuole che, dopo sedici anni, quel babbeo di Fini rinsavisce, capisce l’errore e, nel credo del “meglio tardi che mai”, scompagina le carte e toglie il cadreghino al capo; non il suo, che dalla posizione di Presidente della Camera si domina il campo di battaglia, e si bombarda meglio che rasoterra.
«Berlusconi è vecchio: largo al nuovo che avanza!»
L’anagrafica penalizza il vecchietto, l’ultrasettantenne è presentato come Matusalemme in piena fioritura, ma il “nuovo che avanza”, la triade Fini-Casini-Rutelli, si porta in dote più di trent’anni di politica, primo e unico lavoro della loro vita.
Il veterano Fini scalpita, si porta dentro la mortificazione d’essere ancora un due di picche;
nonostante il tirocinio, e quel maledetto nanerottolo non crepa mai, che pare intrecciato con il fil di ferro, tanto coriaceo da scampare anche ad una statuetta di marmo del Duomo, che gli hanno timbrato sulla cozza e sul faccione!
E allora, al grido di «Muoia Fini con il Filisteo!», strapazza le colonne che tengono il trono che vorrebbe suo: come Pietro Maso con i genitori, cerca di farlo fuori per prendersi prima l’eredità.
Mal che va, come il cornuto che perde la donna, l’accoppa urlando: «Se non mia, di nessuno!»
Ma bisogna togliergli l’elisir che gli concede la resurrezione e l’eternità: l’elettorato.
In questo, ha tanti alleati, che si rifanno al caro Paolo Flores D’Arcais che, su “Il Fatto quotidiano” del 4 novembre ammonisce, atterrito: “Un Berlusconi che vincesse le elezioni non farebbe prigionieri: saremmo al FASCISMO per VIA LEGALE!”
Allora ecco che bisogna scavalcare il “fascismo per via legale”, quello dove ancora una manica di beoti andrebbe all’abbeverata.
Ecco allora il comunicato della triade:
“I parlamentari delle forze politiche, che si riconoscono in un’area di responsabilità nazionale, convengono sulla necessità di assicurare al Paese un governo solido e sicuro e di EVITARE UN INUTILE E DANNOSO RICORSO ALLE URNE”.
Ecco fatto: le vacche che non leggono libri e giornali, in stalla.
La seconda gioiosa macchina da guerra sferraglia e avanza, mentre si tenta di fermare l’emorragia d’olio: quello dell’euro, che sembra usato per ungere quelli sensibili a questo tipo di lubrificante:
“La procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale sulla vicenda della presunta compravendita di parlamentari”.
«Avanti, avanti, gente. Siamo qui non per vendere ma per regalare; chi vusa pusè la vaca l'è sua, chi urla di più, si prende la vacca!»
Tutto perfetto; un risultato a tavolino, dove non possa mai vincere il fascismo per vie legali, quello del voto popolare, alle urne.
I maiali di Napoleon, quelli de “La fattoria degli animali”, l’Animal Farm – il romanzo satirico scritto nel 1945 dal britannico George Orwell – dopo aver cacciato il fattore e preso il comando, hanno deciso così.
Per il bene della comunità, s’intende...anche di quella che non legge libri e giornali!
Io, secondo me...13.12.2010
Mai dimenticherò il giorno in cui si vide “Baffin D’Alema”, bastonato da un democratico ma sfavorevole voto elettorale, sputare bile, fiele e veleno come non mai, scoprendo l’anima e il convincimento della “razza ariana” rossa, di “Kompagni”, uber alles, sopra tutto:
«[...] è vero che siamo in minoranza, ma siamo in maggioranza nella PARTE PIÙ ACCULTURATA DEL PAESE; siamo il primo partito nelle aree urbane TRA GLI ITALIANI CHE LEGGONO LIBRI E GIORNALI. Siamo una minoranza che rappresenta la classe dirigente del paese in tutti i campi».
Solo quelli sanno leggere; gli altri – i più – guardano solo le figure;
solo loro c’hanno la patente: dirigono.
Fino ad ora ero convinto dell’ereditarietà tra la specie, caratteri rigidamente trasmessi dai cromosomi;
vero in parte: anche la tessera di partito – quella giusta – trasmette matrice, lo stampo del “Migliore”.
L’Italia è diventata un corpo da purgare, dopo che la messe d’ignoranza ha deciso non per il meglio ma per il bauscia, il cavalier Berlusca.
Li capisco, povere gioie: nel lontano ’94, con il loro Occhetto, avevano messo in campo una "gioiosa macchina da guerra " quand'ecco che ti arriva il bulletto di Arcore e te la fa in mille pezzi;
poco avanti, Bossi ribalta il nanerottolo, si ritorna alle urne e l’armata Brancaleone riesce a piazzarsi sul predellino e, con un misero pugno di voti di scarto, fa man bassa di tutte le cariche, fino a che implode, sotto l’impossibile di mettere assieme quella corte dei miracoli, tanti parenti serpenti pronti a mollare quando la pastoia si dimostrò troppo piccola per sfamare la numerosa prole.
Da allora, non ce ne stato più per nessuno: il cavaliere si è messo di traverso, tappando tutti i buchi, come il calcare nella lavatrice.
La gran massa degli asini, che pare non legge libri e giornali, ma fa biomassa, martella le dure zucche dei cocomeri rossi.
Nulla da fare: da quella parte non si passa, le votazioni sono per i compagni alla pari di un grimaldello spuntato.
Fortuna vuole che, dopo sedici anni, quel babbeo di Fini rinsavisce, capisce l’errore e, nel credo del “meglio tardi che mai”, scompagina le carte e toglie il cadreghino al capo; non il suo, che dalla posizione di Presidente della Camera si domina il campo di battaglia, e si bombarda meglio che rasoterra.
«Berlusconi è vecchio: largo al nuovo che avanza!»
L’anagrafica penalizza il vecchietto, l’ultrasettantenne è presentato come Matusalemme in piena fioritura, ma il “nuovo che avanza”, la triade Fini-Casini-Rutelli, si porta in dote più di trent’anni di politica, primo e unico lavoro della loro vita.
Il veterano Fini scalpita, si porta dentro la mortificazione d’essere ancora un due di picche;
nonostante il tirocinio, e quel maledetto nanerottolo non crepa mai, che pare intrecciato con il fil di ferro, tanto coriaceo da scampare anche ad una statuetta di marmo del Duomo, che gli hanno timbrato sulla cozza e sul faccione!
E allora, al grido di «Muoia Fini con il Filisteo!», strapazza le colonne che tengono il trono che vorrebbe suo: come Pietro Maso con i genitori, cerca di farlo fuori per prendersi prima l’eredità.
Mal che va, come il cornuto che perde la donna, l’accoppa urlando: «Se non mia, di nessuno!»
Ma bisogna togliergli l’elisir che gli concede la resurrezione e l’eternità: l’elettorato.
In questo, ha tanti alleati, che si rifanno al caro Paolo Flores D’Arcais che, su “Il Fatto quotidiano” del 4 novembre ammonisce, atterrito: “Un Berlusconi che vincesse le elezioni non farebbe prigionieri: saremmo al FASCISMO per VIA LEGALE!”
Allora ecco che bisogna scavalcare il “fascismo per via legale”, quello dove ancora una manica di beoti andrebbe all’abbeverata.
Ecco allora il comunicato della triade:
“I parlamentari delle forze politiche, che si riconoscono in un’area di responsabilità nazionale, convengono sulla necessità di assicurare al Paese un governo solido e sicuro e di EVITARE UN INUTILE E DANNOSO RICORSO ALLE URNE”.
Ecco fatto: le vacche che non leggono libri e giornali, in stalla.
La seconda gioiosa macchina da guerra sferraglia e avanza, mentre si tenta di fermare l’emorragia d’olio: quello dell’euro, che sembra usato per ungere quelli sensibili a questo tipo di lubrificante:
“La procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale sulla vicenda della presunta compravendita di parlamentari”.
«Avanti, avanti, gente. Siamo qui non per vendere ma per regalare; chi vusa pusè la vaca l'è sua, chi urla di più, si prende la vacca!»
Tutto perfetto; un risultato a tavolino, dove non possa mai vincere il fascismo per vie legali, quello del voto popolare, alle urne.
I maiali di Napoleon, quelli de “La fattoria degli animali”, l’Animal Farm – il romanzo satirico scritto nel 1945 dal britannico George Orwell – dopo aver cacciato il fattore e preso il comando, hanno deciso così.
Per il bene della comunità, s’intende...anche di quella che non legge libri e giornali!
Io, secondo me...13.12.2010
domenica 12 dicembre 2010
Beppinate
«Ma guarda te: l’hanno appena aperto e già c’hanno imbrattato il muro!»
La lunga linea, di un marroncino sospetto, attraversa una parte dell’ampia parete, di bianco immacolata, quasi a deturpare un bel volto, sfigurato da una rapida e astiosa rasoiata.
«Linea di terra», legge a voce alta, la mia dolce metà, alzando con compatimento gli occhi dagli occhialini, scivolati sulla punta del nasino «è un’opera d’arte moderna».
«Mamma mia…e quando la devono traslocare, che fanno: abbattono l’intera parete?»
La moglie comincia a prendere le distanze.
«Guarda. La donna delle pulizie ha lasciato le spugnette attaccate al muro!»
La compagna abbozza, incassa con rassegnazione il fatto che il suo maritino non capisce nulla di arte e che, ormai trascorso il tempo di legge, non può più invocare il diritto di recesso e se lo deve tenere, così com’è.
«Bisognerebbe avvisare il personale della mostra: c’è una lampada al neon che sta per saltare» dico io, passando accanto ad un treno di luci, che si accendono e spengono, or questa, ora quella.
La moglie ormai ha preso le distanze e guarda un ghirigoro sull’altra parete, quasi con il naso incollato e un rossore in espansione sulle gote.
Facce rabbuiate e preoccupate mi osservano: forse anche loro mi danno ragione, sui quei bulbi in procinto di fulminarsi.
«Cristina, vieni qua: c’è un enorme appendino per gli abiti, che pare lo stenditoio a torre della Foppapedretti!»
La femmina sembra ingobbirsi, rattrappirsi e scomparire, tanto che rapidamente scantona dietro una delle pareti divisorie, mentre uno dei visitatori mi osserva con disappunto.
«Croce», mi apostrofa con voce schioccante come uno schiaffo, indicando, con veemenza e l’indice vibrante, il cartellino alla base dell’incrocio tubolare.
«Madonna benedetta! Sti romani erano geniali proprio: ai tempi crocefiggevano anche a grappolo!»
La mogliettina intanto si infilata nei bagni, e sento che chiude la porta a più mandate, cercando di forzarne altre, oltre alle due classiche.
Bello; bello davvero il nuovo Museo del Novecento, nato sulle ceneri del vecchio e ormai sorpassato Arengario, affacciato sulla bella piazza, sotto le guglie del Duomo della metropoli meneghina.
Ci si entra e si impegna una comoda e funzionale salita, attorcigliata come le volute serpentiformi del condotto uditivo: al vertice, saloni su più piani, ognuno con arte a tema, per tele, marmi e ammennicoli vari.
Me ne stavo beatamente seduto ed eccomi circondare da un certo numero di persone, che guardavano con fare stranito.
«Signore…ehm…scusi: lei si è seduto su una scultura», mi dice una graziosa signorina, con tanto di targhetta e divisa dei curatori di quello scrigno di cultura.
«Si alzi, prego: si è messo sulla statua dell’Assetato».
Solo allora mi accorgo che la leggera inclinazione e la curvatura del sasso non è anatomico schienale di seduta, ma l’abbozzo di un corpo chino su un’immaginaria pozza d’acqua.
Con non poco imbarazzo, cerco di darmi un tono e vedo di confondermi tra i tanti, che menano impressione di essere acculturati, tanto si avvicinano alle opere con cipiglio pensoso e indagatore, rughe profonde e corrugate, proprie dei grandi pensatori intenti a speculare su massimi sistemi.
"Ah, questa volta mi rifaccio", penso, mentre mi rivolgo a una robusta cariatide di mezza età, sprofondata in un’elegante sedia con la curiosa caratteristica di avere una specie di cintura imbottita e appoggini perri gomiti, di soffice gommapiuma.
«Signora, le conviene alzarsi, che qui sono permalosi e cazziano pesantemente quelli che si appoggiano alle sculture!»
Quella allora si drizza e punta il suo con il mio, di naso:
«Ehi, bello, smamma, che questa sedia l’ho vista prima io!»
Sgambetto avvilito e migro in una stanzetta, un pochino più appartata.
Su un piccolo treppiede, un palloncino: "Fiato d’artista"-
L’apoteosi della Musa, l’ascesa al Nirvana, il culmine dell’espressione artistica: riecco, il Pierotto Manzoni, sublime mantice dei suoi"Corpi d’Aria", che il vero colpo da maestro lo fece in quel lontano 12 agosto del lontano 1961;
in occasione di una mostra alla Galleria Pescetto di Albisola Marina, presentò il suo capolavoro: per la prima volta in pubblico, le scatolette di" Merda d’artista", ovvero, novanta barattolini - al modico prezzo pari al corrente, dell’oro - 30 grammi di conserva al naturale - cremosa e inscatolata calda e fumante, nel mese di maggio,quello odoroso di erbe e fiori.
Di quanti allora fecero acquisto, nessuno a oggi ho visto portarne vanto.
Ah, ignoranti e zotici personaggi, incapaci di apprezzare arte moderna, che guarda avanti, al futuro quando, passi per l’aria, anche la cacca, rigorosamente d’autore, sarà poesia, degna delle Muse e sulla tavola della parte più acculturata del paese, quella che il caro Baffin D’Alema vide cadere vittima alle urne del branco Berlusconiano, della quantità che ebbe ragione della qualità.
«Cristina, andiamo via, che io c’ho metà sangue di contadini e l’altra di montanari e tanto, su questo piano, mi pare una gran presa per quello che il Manzoni Piero usò per spennellare linee di terra e materia d’autore!»
Percorriamo i corridoi con la mia femmina che si cala il cappello di lana sugli occhi, la sciarpa alla radice del naso e gli occhiali da sole tolti solo all’aperto, lontano da sguardi accusatori.
Apro la pagina del giornale:
"Bersani Fini e Di Pietro vittime del mercato delle vacche".
Oh, finalmente;
casa, casa mia: per piccina che tu sia, sei sempre casa mia!
Io, secondo me...12.12.2010
La lunga linea, di un marroncino sospetto, attraversa una parte dell’ampia parete, di bianco immacolata, quasi a deturpare un bel volto, sfigurato da una rapida e astiosa rasoiata.
«Linea di terra», legge a voce alta, la mia dolce metà, alzando con compatimento gli occhi dagli occhialini, scivolati sulla punta del nasino «è un’opera d’arte moderna».
«Mamma mia…e quando la devono traslocare, che fanno: abbattono l’intera parete?»
La moglie comincia a prendere le distanze.
«Guarda. La donna delle pulizie ha lasciato le spugnette attaccate al muro!»
La compagna abbozza, incassa con rassegnazione il fatto che il suo maritino non capisce nulla di arte e che, ormai trascorso il tempo di legge, non può più invocare il diritto di recesso e se lo deve tenere, così com’è.
«Bisognerebbe avvisare il personale della mostra: c’è una lampada al neon che sta per saltare» dico io, passando accanto ad un treno di luci, che si accendono e spengono, or questa, ora quella.
La moglie ormai ha preso le distanze e guarda un ghirigoro sull’altra parete, quasi con il naso incollato e un rossore in espansione sulle gote.
Facce rabbuiate e preoccupate mi osservano: forse anche loro mi danno ragione, sui quei bulbi in procinto di fulminarsi.
«Cristina, vieni qua: c’è un enorme appendino per gli abiti, che pare lo stenditoio a torre della Foppapedretti!»
La femmina sembra ingobbirsi, rattrappirsi e scomparire, tanto che rapidamente scantona dietro una delle pareti divisorie, mentre uno dei visitatori mi osserva con disappunto.
«Croce», mi apostrofa con voce schioccante come uno schiaffo, indicando, con veemenza e l’indice vibrante, il cartellino alla base dell’incrocio tubolare.
«Madonna benedetta! Sti romani erano geniali proprio: ai tempi crocefiggevano anche a grappolo!»
La mogliettina intanto si infilata nei bagni, e sento che chiude la porta a più mandate, cercando di forzarne altre, oltre alle due classiche.
Bello; bello davvero il nuovo Museo del Novecento, nato sulle ceneri del vecchio e ormai sorpassato Arengario, affacciato sulla bella piazza, sotto le guglie del Duomo della metropoli meneghina.
Ci si entra e si impegna una comoda e funzionale salita, attorcigliata come le volute serpentiformi del condotto uditivo: al vertice, saloni su più piani, ognuno con arte a tema, per tele, marmi e ammennicoli vari.
Me ne stavo beatamente seduto ed eccomi circondare da un certo numero di persone, che guardavano con fare stranito.
«Signore…ehm…scusi: lei si è seduto su una scultura», mi dice una graziosa signorina, con tanto di targhetta e divisa dei curatori di quello scrigno di cultura.
«Si alzi, prego: si è messo sulla statua dell’Assetato».
Solo allora mi accorgo che la leggera inclinazione e la curvatura del sasso non è anatomico schienale di seduta, ma l’abbozzo di un corpo chino su un’immaginaria pozza d’acqua.
Con non poco imbarazzo, cerco di darmi un tono e vedo di confondermi tra i tanti, che menano impressione di essere acculturati, tanto si avvicinano alle opere con cipiglio pensoso e indagatore, rughe profonde e corrugate, proprie dei grandi pensatori intenti a speculare su massimi sistemi.
"Ah, questa volta mi rifaccio", penso, mentre mi rivolgo a una robusta cariatide di mezza età, sprofondata in un’elegante sedia con la curiosa caratteristica di avere una specie di cintura imbottita e appoggini perri gomiti, di soffice gommapiuma.
«Signora, le conviene alzarsi, che qui sono permalosi e cazziano pesantemente quelli che si appoggiano alle sculture!»
Quella allora si drizza e punta il suo con il mio, di naso:
«Ehi, bello, smamma, che questa sedia l’ho vista prima io!»
Sgambetto avvilito e migro in una stanzetta, un pochino più appartata.
Su un piccolo treppiede, un palloncino: "Fiato d’artista"-
L’apoteosi della Musa, l’ascesa al Nirvana, il culmine dell’espressione artistica: riecco, il Pierotto Manzoni, sublime mantice dei suoi"Corpi d’Aria", che il vero colpo da maestro lo fece in quel lontano 12 agosto del lontano 1961;
in occasione di una mostra alla Galleria Pescetto di Albisola Marina, presentò il suo capolavoro: per la prima volta in pubblico, le scatolette di" Merda d’artista", ovvero, novanta barattolini - al modico prezzo pari al corrente, dell’oro - 30 grammi di conserva al naturale - cremosa e inscatolata calda e fumante, nel mese di maggio,quello odoroso di erbe e fiori.
Di quanti allora fecero acquisto, nessuno a oggi ho visto portarne vanto.
Ah, ignoranti e zotici personaggi, incapaci di apprezzare arte moderna, che guarda avanti, al futuro quando, passi per l’aria, anche la cacca, rigorosamente d’autore, sarà poesia, degna delle Muse e sulla tavola della parte più acculturata del paese, quella che il caro Baffin D’Alema vide cadere vittima alle urne del branco Berlusconiano, della quantità che ebbe ragione della qualità.
«Cristina, andiamo via, che io c’ho metà sangue di contadini e l’altra di montanari e tanto, su questo piano, mi pare una gran presa per quello che il Manzoni Piero usò per spennellare linee di terra e materia d’autore!»
Percorriamo i corridoi con la mia femmina che si cala il cappello di lana sugli occhi, la sciarpa alla radice del naso e gli occhiali da sole tolti solo all’aperto, lontano da sguardi accusatori.
Apro la pagina del giornale:
"Bersani Fini e Di Pietro vittime del mercato delle vacche".
Oh, finalmente;
casa, casa mia: per piccina che tu sia, sei sempre casa mia!
Io, secondo me...12.12.2010
sabato 11 dicembre 2010
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