sabato 13 marzo 2010

Istanbullo

Importante è la scelta di tempo;
colpire duro e più in fretta possibile, intanto che l'avversario ancora dorme.
Se l'altro la pensa come te, sempre sul tempo lo devi fregare, giocando d'anticipo.

Un insegnamento di come si deve gestire la prima soluzione, ci arriva da un lontano venerdì, quello del 13 dell'ottobre 1307, quando tutti i Cavalieri Templari del regno di Francia furono arrestati in un solo colpo e sottoposti ad un processo farsa, con le accuse più varie, dall'aver rinnegato Cristo, sputato sulla Croce, di sodomia e idolatria, estorcendo confessioni sotto tortura e facendo carne arrosto di quella gente.
Filippo IV, detto il Bello e il suo fido leccaculo, il consigliere Guglielmo di Nogaret, coniugò la voglia di delegittimare il Papa per nominarne uno gradito e obbediente, oltre ad azzerare i numerosi debiti che aveva con i cavalieri e con un occhio sul tesoro dei Templari, su cui sperava di mettere mano.
Ce la fece, a gabbare quei coraggiosi guerrieri, giocando appunto sulla sorpresa e sul tempo: colse impreparati e disarmati quei rudi lottatori, usando il fattore sorpresa.

La seconda possibilità, quella di arrivare prima a gabbare l'altro, prima che lo faccia lui, lo troviamo nel Patto Molotov-Ribbentrop - altrimenti chiamato Patto Hitler-Stalin - fra la Germania nazista e l'Unione Sovietica, firmato a Mosca il 23 agosto 1939 tra il Ministro degli Esteri sovietico Vjaceslav Molotov e quello degli Esteri tedesco, Joachim von Ribbentrop.
Era una pagliacciata visto che, da una parte e dall'altra, c'era un solo padrone del vapore, comunque sanguinario e, per selezione naturale, belva, animale da preda, destinato ad uccidere;
arrivò prima il tedesco a sfoderare gli artigli, ma entrambi avevano unghie affilate, sotto i guanti di velluto.
La Storia ce li mostrò per bene: il baffetto ammazzò prima e il baffone poi, ma i morti ognuno li computò a milioni.

Di là dai numeri, uno che potrebbe fare da sintesi tra le due lezioni di Storia - maestra di vita - è certamente Recep Tayyip Erdogan, il leader del partito filoislamico Akp, arrivato al potere nel 2002.
L'operazione "Boyloz" - martello - scatta all'improvviso, come una tagliola, e decima di netto una bella fetta di gallonati delle forze armate turche, presi con le braghe ancora calate, accomunando gente di potere di università, tribunali e caserme.
Un bel taglio d'attributi.
Il vecchio volpone ha mazzolato bene, mettendo in pratica il vecchio adagio che raccomanda di bastonare prima, perché "chi picchia per primo, picchia due volte"!
Recentemente il botolo ha gettato la maschera, mostrando il lato da dove pende;
il Recep ha fatto come Ulisse che, per scappare dal gigante monocolo Polifemo, si mette vello da pecora e con quelle esce dalle grinfie di quello per poi, fuori della portata della sua clava, far pernacchie e il gesto dell'ombrello:
- «Tiè! Ti ho fregato, grullo!»
L'Erdogan ha fatto fessa - ma è come sparare alla Croce Rossa! - l'Eurabia che, affamata di Islam "moderato", è sempre alla ricerca dell'uomo che non c'è, che quello che segue alla lettera il Corano è uguale ai nostri vecchi coglioni, che facevano lo stesso con la Bibbia, urlando "Deus vult", Dio lo vuole, nel mentre accendevano il fuoco sotto la catasta di legna, dove arrostivano le costolette di quelli che dicevano "Parliamone".
Recep Tayyip, l'Erdogan, non è diverso dai tanti dissimulatori: quelli che, dopo aver fatto le fusa, piantano i dentini nella giugulare.
Ora si permette di fare il bauscia, mostrando il pelo sullo stomaco, che non è fatto con fili di lana.
Negli ultimi anni l'esercito turco ha evitato il ricorso ai colpi di Stato e, quando successo, ha sempre poi lasciato il campo, appena la situazione poteva dirsi "normalizzata", ovvero il paese tornava a ritrovare quel volto laico, come voluto dal padre della patria, il grande Kemal Ataturk.
Sicuramente il fiuto, l'istinto animalesco di Erdogan gli ha fatto sentire il pericolo: quello di essere rimesso nel casotto degli atrezzi, per essere sostituito da un altro, non allineato o simpatizzante con i fanatici dell'Islam, quelli che vorrebbero riportare l'uomo alla condizione d'essere servo e schiavo di un dio ormai declassato ad immagine e somiglianza del loro sadismo.
Erdogan ha la pelle del serpente; ora è in muta, e si vede sotto quel che è dal vero: un essere viscido e velenoso.

Importante è la scelta di tempo;
chi picchia per primo, picchia due volte.
Povera Eurabia, che ancora crede nelle favole, e vorrebbe portare in seno una simile serpe, diventare incubatrice e poi pasto per la crescita di vermicelli!


Io, secondo me...11.03.2010