mercoledì 25 luglio 2007

Parolessico

Mio Dio, era solo su una radio locale, a presentare una fabbrichetta di barche, poco più che gusci di noce da far girare in una vasca, ma l’ha menata come fosse il padrone del cantiere che ha fornito l’intera flotta navale all’America !
E non per il contenuto, la qualità del detto, la magnificenza del prodotto, ma per la "crosta", la bella facciata, i termini esotici con cui s’è riempito e sciacquato la bocca, con gargarismi da effetto scenico, parole scoppiettanti come castagnole, quei petardi formati da un piccolo cartoccio di cartone riempito di polvere pirica.
«[..] la location degli ambienti sottocoperta è migliorata: sono stati tolti tutti i divisori tra questi e il living, aumentando le performance, frutto dell’impegno dei knowledge worker e di un know-how che ambisce al raggiungimento di quel target che è il punto d’arrivo della nostra mission, tesa a sbaragliare i tanti competitor».
Mi sono cadute letteralmente le braghe: neppure Bush, nel discorso alla Nazione, arriva a tanto !
Chi più, chi meno, si ha già difficoltà, nel quotidiano, a parlare correttamente "l’itagliano" e, ancora di più, a trovare dei sinonimi, per rendere il discorso meno ripetitivo, ad abbandonare logore parole che tendiamo a replicare, quasi per riflesso condizionato.
A seconda poi degli ambienti, si tende a creare bolle dialettiche, ove si comunica con il gergo della specifica appartenenza, a capirsi solo tra galline dello stesso pollaio.
Ho conosciuto immigrati che, meglio di me, riuscivano ad usare grammatica, sintassi, verbi e tempi, avvantaggiati dall’aver dovuto imparare da zero, senza ancora quella pigrizia che fa perdere per strada l’impegno a pescare e scegliere nell’immenso crogiolo del nostro vocabolario.
Il nostro linguaggio-tipo tende a diventare "Parolessico", ovvero, anoressico della parola.
La cura dimagrante a cui si sottopone il nostro parlato arriva dall’alto, proprio da chi dovrebbe invece fornire la "ciccia" e non solo ridurre all’osso parola e vocabolo, lemma e verbo, il termine e la definizione, usando sempre i soliti, scusandosi di mettere continuamente le medesime scarpe, solo perché comode !
Sorvolo e stendo un velo di pietà sui nostri politici, la cui tendenza allo "sniffo" è stata parificata e persino superata dalla manifestazione d’ignoranza dei tanti, pescati da perfide "iene", battitori di una famosa trasmissione, che li ha stanati e interrogati per strada, presentando un bestiario in generosa parte composto da drogati e asini, analfabeti di ritorno.
Sentire il pronunciato dell’uno è sentirli quasi tutti !
Ma almeno hanno delle attenuanti, che l’essere ambigui nelle forme è come quello che ti frega nel gioco delle tre carte: serve al mestiere...alla mission.
Tolto la giusta quantità d’eccezioni, che forma valore aggiunto, la crisi peggiore è nel "giornalisTImo", appiattito ad un parolessico velinaro, talvolta tanto avaro da sembrare grezzo, talaltra muffo che sa di stantio che, come il pane avanzato, diventa duro, coriaceo come il cuoio invecchiato;
vero è che si sono dovuti addirittura ammassare in duecento, unendo le forze, scribacchini di varie provenienze, per comporre una scomunica pomposamente raccolta in un manifesto, invero striminzita "parolessia", che pure io avrei potuto fare meglio !
Più un ciclostile da "botteghe oscure" che una scrittura creativa, come ci si aspetterebbe da tronfi tacchini, abituati a presentarsi e voler essere ritenuti "intellettuali", che scrivono e intingono verbo nel gesso, ad essere nel contempo farinoso e rigido.
Duecento, per massacrarne un giornalista, reo di non aver seguito il filo parolessico di un ordine di servizio in ...velina !
Duecento knowledge worker e un know-how da parolessia, riuniti nella location di manifesto senza divisioni, a migliorare il living, compagni di merende in una mission, con alte performance, a scacciare dal loro tempio il competitor !
Giustizia è...Fatwa !!

Io, secondo me...24.07.2007

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